<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></title><description><![CDATA[Capire l'attualità con i numeri, gli studi e i dati. I fatti prima delle opinioni.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lbv0!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F240148b9-726e-47ef-a28f-e491b02deac2_856x856.png</url><title>Lorenzo Ruffino</title><link>https://www.lorenzoruffino.it</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Tue, 03 Nov 2026 05:04:46 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://www.lorenzoruffino.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[lorenzoruffino@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[lorenzoruffino@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[lorenzoruffino@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[lorenzoruffino@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Come arrivare preparati alle elezioni di metà mandato americane]]></title><description><![CDATA[Marted&#236; 3 novembre si rinnovano tutta la Camera e 35 seggi del Senato. Il nostro modello d&#224; ai democratici 98 possibilit&#224; su 100 alla Camera e 77 al Senato.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/guida-midterm-2026</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/guida-midterm-2026</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Mon, 02 Nov 2026 09:02:42 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nzpu!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2aa331d-de8b-458b-a36d-999e51bf0b84_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Marted&#236; 3 novembre 2026 si terranno le elezioni di met&#224; mandato (in inglese <em>midterm</em>), due anni dopo le elezioni presidenziali. In gioco ci sono l&#8217;intera Camera dei rappresentanti (435 seggi), 35 seggi su 100 al Senato, 36 governatori e migliaia di cariche a livello locale.</p><p>Donald Trump non &#232; candidato: rimarr&#224; presidente fino a gennaio 2029, qualunque cosa accada. Ma in gioco c&#8217;&#232; il suo potere nei due anni finali del mandato. Con il Congresso in mano ai democratici, le leggi e la maggior parte delle nomine saranno soggette a trattative con l&#8217;opposizione. In questi due anni, con il Congresso a maggioranza repubblicana, il presidente ha avuto pochissime opposizioni. Le sue scelte su dazi e guerre, con conseguenze enormi fuori dagli Stati Uniti, hanno costretto i mercati e i governi alleati ad adattarsi a decisioni spesso annunciate e poi modificate. Il Congresso &#232; il principale contrappeso al presidente: pu&#242; bloccare le leggi, negare i fondi, avviare indagini parlamentari sull&#8217;amministrazione e convocare audizioni sotto giuramento dei funzionari. Questi poteri sono stati poco usati negli ultimi due anni, ma potrebbero riprendere a gennaio, quando si insedier&#224; il nuovo Congresso. &#200; anche questo uno dei motivi per cui &#232; importante seguire il voto anche dall&#8217;Europa.</p><p>Su Focus America, un sito dedicato alla politica statunitense, ho sviluppato un <a href="https://focusamerica.it/midterm-2026/">modello di previsione</a> per capire che cosa potrebbe succedere. Secondo l&#8217;aggiornamento del nostro modello di luned&#236; 2 novembre, i democratici hanno 98 possibilit&#224; su 100 di vincere la Camera e 79 su 100 di vincere il Senato. In altre parole, su cento elezioni in condizioni identiche, il Senato andrebbe ai democratici 79 volte e ai repubblicani 21. C&#8217;&#232; un chiaro vantaggio, ma ai repubblicani resta circa una possibilit&#224; su cinque.</p><p>Vediamo chi potrebbe essere eletto, perch&#233; il partito al governo perde abitualmente le elezioni di met&#224; mandato, quanto sono affidabili i sondaggi e quando arriveranno i risultati.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Che cosa si vota</h2><p>Il Congresso &#232; composto da due camere con regole diverse. La Camera dei rappresentanti &#232; formata da 435 membri eletti in collegi uninominali dove vince il candidato che prende pi&#249; voti, anche per un solo voto. Il mandato dura due anni, quindi a ogni elezione, presidenziale o di met&#224; mandato, c&#8217;&#232; un rinnovo completo. I collegi hanno una popolazione simile, circa 760 mila abitanti. Il numero di collegi per stato &#232; proporzionale al numero di abitanti: la California ne ha 52, mentre stati piccoli come Alaska e Wyoming ne hanno uno solo. Per avere la maggioranza alla Camera servono 218 seggi. Attualmente i repubblicani ne hanno 218, i democratici 214, c&#8217;&#232; un indipendente e due seggi vacanti. Ai democratici serve quindi un guadagno netto di quattro seggi.</p><p>Il Senato &#232; composto da 100 membri, due per stato indipendentemente dal numero di abitanti, con un mandato di sei anni. Le scadenze sono sfalsate: ogni due anni si vota per circa un terzo dei seggi, mentre il Senato non viene mai rinnovato in blocco. Quest&#8217;anno sono in palio 35 seggi: 33 ordinari e due straordinari (Ohio e Florida). In Ohio si completa il mandato di JD Vance, oggi vicepresidente, mentre in Florida quello di Marco Rubio, oggi segretario di Stato. Il Senato ha la competenza esclusiva su alcune materie, come la conferma delle nomine presidenziali, per esempio di ministri e giudici della Corte suprema, oltre alla ratifica dei trattati, mentre le leggi devono essere approvate da entrambe le camere. Attualmente il Senato &#232; composto da 53 repubblicani e 47 democratici, considerando i due indipendenti che votano con loro.</p><p>A seconda dello stato, si eleggono anche 36 governatori, i capi dei governi statali. Si rinnovano 88 delle 99 camere dei parlamenti statali, che hanno competenze su tasse, scuola, sanit&#224; e aborto, oltre che sul disegno dei collegi elettorali. Si votano anche i segretari di Stato in 26 stati, che negli Stati Uniti sono i funzionari che gestiscono le elezioni e certificano i risultati. A livello locale si eleggono sindaci, sceriffi, presidenti delle contee e consigli scolastici. In totale ci sono 145 referendum in 39 stati, con l&#8217;aborto al voto in Missouri, Nevada, Idaho e Virginia, e in Alaska un referendum sull&#8217;abolizione del sistema elettorale usato oggi per eleggere i senatori.</p><p>Con una vittoria ampia, &#232; possibile avere un controllo democratico completo (governatore pi&#249; entrambe le camere statali) in <a href="https://focusamerica.it/come-le-midterm-sono-importanti-anche-oltre-camera-e-senato/">sei stati</a> decisivi per le elezioni presidenziali, come Pennsylvania e Michigan. L&#8217;affluenza alle elezioni di met&#224; mandato &#232; molto pi&#249; bassa rispetto alle presidenziali. Secondo l&#8217;Election Lab dell&#8217;Universit&#224; della Florida, che calcola l&#8217;affluenza sui cittadini maggiorenni con diritto di voto, nel 2022 &#232; stata del 46 per cento, nel 2018, un&#8217;elezione molto partecipata, del 50 per cento, alle presidenziali del 2020 del 66 per cento e alle presidenziali del 2024 del 64 per cento. Per confronto, alle politiche italiane del 2022 &#232; stata del 64 per cento, sebbene con un metodo di calcolo leggermente diverso. Negli Stati Uniti non si presta molta attenzione all&#8217;affluenza come numero: quello che conta &#232; chi vota, perch&#233; i cambiamenti nella composizione dell&#8217;elettorato spostano di pi&#249; i risultati rispetto ai cambiamenti di opinione.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nzpu!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2aa331d-de8b-458b-a36d-999e51bf0b84_2048x1365.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nzpu!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd2aa331d-de8b-458b-a36d-999e51bf0b84_2048x1365.jpeg 424w, 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Ci sono state tre eccezioni: nel 1934, con il New Deal di Franklin Roosevelt; nel 1998, quando i repubblicani furono penalizzati dall&#8217;impeachment di Bill Clinton; e nel 2002, un anno dopo l&#8217;11 settembre. Nel 2018, durante il primo mandato di Trump, i repubblicani persero 41 seggi e la Camera, ma guadagnarono due seggi al Senato grazie a una mappa elettorale favorevole.</p><p>Questo fenomeno si spiega con il cosiddetto modello termostatico, di cui abbiamo gi&#224; parlato in un <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/puo-un-termostato-spiegare-la-politica">articolo</a> dell&#8217;anno scorso. Secondo la teoria del politologo Christopher Wlezien, l&#8217;opinione pubblica funziona come un termostato domestico: se il governo va troppo in una direzione, gli elettori si spostano nella direzione opposta. &#200; come un impianto che si spegne quando la stanza diventa troppo calda e si riaccende quando fa freddo. Le elezioni di met&#224; mandato sono il momento in cui avviene la correzione: arrivano dopo due anni di attuazione del programma presidenziale. Gli elettori del presidente, soddisfatti, sono meno motivati a votare, mentre quelli che hanno subito le sue politiche sono pi&#249; motivati.</p><p>C&#8217;&#232; poi il fatto che il presidente non &#232; presente nella scheda elettorale e che il voto &#232; un giudizio su di lui, senza un avversario concreto. Al 1 novembre, secondo la media di Focus America dei sondaggi, l&#8217;approvazione di Trump era al 37 per cento e la disapprovazione al 60 per cento, con un saldo negativo di quasi 23 punti. A inizio ottobre 2018, un mese prima della perdita della Camera, il saldo era negativo di 11 punti, la met&#224;. Trump &#232; il presidente <a href="https://focusamerica.it/trump-e-il-presidente-piu-impopolare-alla-vigilia-delle-midterm-da-quando-esistono-i-sondaggi/">pi&#249; impopolare</a> alla vigilia di una midterm da quando esistono i sondaggi, lasciando molto spazio all&#8217;effetto termostatico. Le cause principali sono il costo della vita, con l&#8217;inflazione di nuovo in crescita, e la guerra con l&#8217;Iran.</p><h2>La Camera e il generic ballot</h2><p>Non esistono sondaggi a livello nazionale sui candidati alla Camera, perch&#233; ogni collegio ha i propri. Si fa riferimento al cosiddetto generic ballot, che chiede agli elettori per quale partito voteranno alla Camera, senza fare nomi dei candidati. Il generic ballot &#232; comunque utile per capire che cosa sta succedendo a livello nazionale, dal momento che il voto per la Camera dipende sempre di pi&#249; dal partito e sempre meno dal candidato.</p><p>Al 2 novembre, nella media dei sondaggi del nostro modello i democratici sono al 51,1 per cento e i repubblicani al 42,5, con un vantaggio dei democratici di 8,4 punti. Il distacco &#232; rimasto stabile intorno ai 5 punti fino all&#8217;estate, per poi crescere in modo quasi continuo da agosto. Nel 2018, durante l&#8217;ultima grande ondata democratica, la media del giorno del voto era stata del +7,2 per i democratici e il risultato del voto popolare per la Camera del +8,6.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g3WJ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F96ef3ce4-3019-4371-838d-b7f411a7dfd0_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g3WJ!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F96ef3ce4-3019-4371-838d-b7f411a7dfd0_1980x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Trump &#232; oggi molto pi&#249; impopolare rispetto al 2018, ma il vantaggio dei democratici &#232; simile a quello di otto anni fa. Come abbiamo <a href="https://focusamerica.it/i-dati-su/">analizzato</a> a inizio ottobre su Focus America, con la stessa approvazione del presidente, i democratici sarebbero circa tre punti sotto rispetto al 2018. C&#8217;&#232; quindi un forte legame tra il generic ballot e l&#8217;impopolarit&#224; di Trump, ma non &#232; automatico. Una parte di chi disapprova Trump sono elettori conservatori, critici nei sondaggi ma comunque elettori dei candidati repubblicani. Un&#8217;altra parte &#232; delusa anche dal partito democratico, ancora poco popolare. Il voto per la Camera &#232; un giudizio sul presidente mediato dall&#8217;identit&#224; di partito, una delle cose pi&#249; stabili negli Stati Uniti.</p><p>Otto punti di vantaggio nazionale non si traducono automaticamente in seggi per due motivi. Da un lato c&#8217;&#232; la geografia: gli elettori democratici sono concentrati nelle grandi citt&#224;, dove vincono i collegi con margini molto ampi e ci sono molti voti sprecati, mentre gli elettori repubblicani sono distribuiti meglio. Dall&#8217;altro lato c&#8217;&#232; il gerrymandering, ossia la tendenza a tracciare i collegi per avvantaggiare la maggioranza del parlamento statale (una spiegazione pi&#249; dettagliata &#232; <a href="https://newsletter.focusamerica.it/p/come-si-manipolano-legalmente-le">disponibile qui</a>). Di norma il ridisegno dei collegi avviene ogni dieci anni dopo il censimento, ma durante l&#8217;estate del 2025 Trump ha chiesto ai repubblicani texani di tracciare una nuova mappa prima della scadenza decennale, con l&#8217;obiettivo di guadagnare cinque seggi. Questo ha poi dato il via a una corsa al ridisegno in pi&#249; di dieci stati. Le mappe repubblicane sono state ridisegnate in Texas, Florida, Ohio e North Carolina, e dopo la sentenza della Corte suprema di aprile che ha ridotto le tutele per le minoranze della legge sul diritto di voto, anche in Tennessee, Louisiana e Alabama. I democratici hanno reagito con un referendum in California, che vale cinque seggi, e nello Utah la mappa &#232; stata ridisegnata da un tribunale. Le nuove mappe sono state bloccate in Missouri e Virginia.</p><p>Complessivamente, sulla base di queste modifiche, i repubblicani avrebbero teoricamente circa nove seggi in pi&#249;, ma le stime pi&#249; recenti suggeriscono che il vantaggio reale sia di <a href="https://focusamerica.it/la-guerra-dei-collegi-elettorali-potrebbe-valere-ai-repubblicani-solo-due-seggi/">circa due seggi</a>, perch&#233; con un clima nazionale cos&#236; negativo per i repubblicani anche i collegi disegnati come sicuri possono diventare contendibili. Il modello di Focus America stima i collegi uno per uno, tenendo conto di questi fattori. Al momento i democratici avrebbero 228 seggi favoriti, i repubblicani 175 e 32 sarebbero in bilico. Se assegniamo i seggi in bilico a chi &#232; in vantaggio, i democratici avrebbero 243 seggi e i repubblicani 192, con la maggioranza a 218. Nove volte su dieci i democratici sarebbero tra i 224 e i 265 seggi. Per mantenere la Camera ai repubblicani, servirebbe un errore dei sondaggi molto grande e concentrato nei collegi decisivi, con una probabilit&#224; inferiore alle due su cento.</p><h2>Il Senato</h2><p>Al Senato il calcolo &#232; diverso perch&#233; si vota solo in 35 stati e la mappa di partenza &#232; sfavorevole ai democratici. Dei seggi in palio 13 sono dei democratici e 22 dei repubblicani. Per arrivare a 51 senatori, i democratici devono vincere tutti i propri seggi e conquistarne almeno altri quattro, in stati che sono stati quasi tutti vinti da Trump nel 2024. La soglia dei 51 &#232; importante perch&#233; il vicepresidente &#232; il presidente del Senato per Costituzione e vota solo per spezzare i pareggi. In caso di 50-50, JD Vance risolverebbe l&#8217;impasse e la maggioranza rimarrebbe repubblicana.</p><p>Nel modello, i democratici hanno 79 possibilit&#224; su 100 di conquistare il Senato. Se assegniamo le sfide in bilico a chi &#232; pi&#249; avanti, i democratici avrebbero 54 seggi contro i 46 repubblicani. A inizio agosto le probabilit&#224; dei democratici erano a 54 su 100, quasi un testa a testa, ma la crescita si &#232; concentrata tra met&#224; settembre e l&#8217;inizio di novembre, in parallelo alla salita del generic ballot e con l&#8217;arrivo di centinaia di sondaggi negli stati. Gli ultimi sondaggi del New York Times con il Siena College, usciti domenica, danno i democratici avanti in tutti e sette gli stati rilevati, da meno di un punto in Iowa agli 11 punti del Michigan.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6cys!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Faf26f74b-a42b-478d-89b3-d666f9ff833e_1980x1870.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6cys!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Faf26f74b-a42b-478d-89b3-d666f9ff833e_1980x1870.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>I democratici hanno quattro seggi da difendere. In Georgia il senatore uscente Jon Ossoff affronta il deputato repubblicano Mike Collins ed &#232; avanti di 10,6 punti. In New Hampshire la senatrice Jeanne Shaheen non si &#232; ricandidata e il deputato Chris Pappas &#232; avanti di 8,5 punti sull&#8217;avversario John E. Sununu, gi&#224; senatore. In Minnesota il seggio &#232; libero e la vicegovernatrice Peggy Flanagan &#232; avanti di 6,4 punti su Michele Tafoya, in passato giornalista sportiva. Infine in Michigan il progressista Abdul El-Sayed &#232; avanti di 4,8 punti sul repubblicano Mike Rogers, gi&#224; deputato. Tutti e quattro i democratici sono avanti nei sondaggi, ma nessuno &#232; ancora deciso.</p><p>Tra i seggi repubblicani, il North Carolina &#232; quello pi&#249; a rischio: per il seggio lasciato da Thom Tillis che non si ricandida, l&#8217;ex governatore democratico Roy Cooper &#232; avanti di 8,1 punti su Michael Whatley. In Ohio, invece, l&#8217;ex senatore Sherrod Brown, che ha perso le elezioni nel 2024, &#232; avanti di 3,9 punti sul suo avversario Jon Husted, che ha sostituito Vance per nomina.</p><p>Ci sono poi sei sfide che sono praticamente in bilico. In Iowa, dove Joni Ernst non si &#232; ricandidata, il candidato democratico Josh Turek e la repubblicana Ashley Hinson sono separati da meno di un punto. In Kansas il candidato democratico Adam Hamilton &#232; avanti di meno di un punto sul senatore Roger Marshall. In South Carolina la pediatra Annie Andrews &#232; indietro di 2,4 punti rispetto alla senatrice Darline Graham, che ha sostituito a luglio il fratello Lindsey Graham, morto improvvisamente. In Florida la deputata statale Angie Nixon &#232; indietro di 5,3 punti rispetto alla senatrice Ashley Moody.</p><p>In Texas i democratici non vincono un&#8217;elezione statale dal 1994. Nel 2018 il democratico Beto O&#8217;Rourke perse di 2,6 punti contro Ted Cruz. Oggi il deputato statale James Talarico &#232; avanti di 3 punti nella stima del nostro modello rispetto al suo avversario Ken Paxton, il procuratore generale del Texas, che ha molti problemi giudiziari, mentre nel 2018 i sondaggi davano Cruz avanti di circa sei punti. Il motivo principale di questo cambiamento &#232; lo spostamento degli elettori ispanici, che nel 2024 sono stati decisivi per Trump, che ha vinto in tutte e quattro le contee della Rio Grande Valley, la zona di confine con il Messico. Il Wall Street Journal ha rilevato a livello nazionale che l&#8217;approvazione di Trump tra gli ispanici &#232; al 26 per cento, mentre i candidati democratici al Congresso sono avanti di venti punti in questo segmento demografico. I sondaggi di The Argument hanno rilevato che rispetto al 2024 c&#8217;&#232; stato uno spostamento verso i democratici di 17 punti tra gli ispanici e di 23 tra gli under 30, i due gruppi che nel 2024 si erano spostati di pi&#249; verso Trump. Va per&#242; sottolineato che il successo in una midterm con un presidente molto impopolare &#232; poco indicativo di quanto avverr&#224; negli anni successivi. Il Texas sar&#224; stabilmente in bilico solo se lo spostamento degli ispanici resister&#224; anche nel 2028, quando Trump non sar&#224; il candidato in corsa.</p><p>L&#8217;Alaska e il Maine sono gli unici due Stati che usano il voto a preferenze ordinate (ranked choice voting), un sistema che <a href="https://pagellapolitica.it/articoli/cambiare-legge-elettorale-italia">avevo spiegato</a> in passato su Pagella Politica. In sostanza, gli elettori classificano i candidati in ordine di preferenza e, se nessuno ottiene la maggioranza assoluta dei voti, si elimina il candidato con meno voti e si ridistribuiscono le sue schede in base alla seconda preferenza, e cos&#236; via, fino a che qualcuno non ottiene la maggioranza. In Alaska, l&#8217;ex deputata democratica Mary Peltola si contrappone al senatore Dan Sullivan e attualmente &#232; avanti di 2,4 punti. Va comunque considerato che sulla scheda c&#8217;&#232; anche un omonimo del senatore. In Alaska, lo stesso giorno, si terr&#224; anche un referendum per abolire il ranked choice voting: due anni fa un tentativo simile era fallito per 743 voti.</p><p>Nel Maine, l&#8217;unica repubblicana al Senato ad essere eletta da uno Stato dove nel 2024 ha vinto Kamala Harris, Susan Collins si contrappone a Troy Jackson, ex presidente del Senato statale. Jackson &#232; stato nominato a luglio, ma prima di lui c&#8217;era stato il candidato Graham Platner, che si &#232; ritirato per un&#8217;accusa di violenza sessuale. Jackson &#232; avanti di 2,1 punti, mentre Collins &#232; storicamente una candidata che fa meglio dei sondaggi: nel 2020 era stata data per sconfitta, ma alla fine ha vinto con quasi nove punti di margine.</p><p>In Nebraska non c&#8217;&#232; nessun candidato democratico, ma il partito ha deciso di appoggiare il candidato indipendente Dan Osborn, un ex sindacalista, contro il senatore Pete Ricketts. Osborn &#232; indietro di 2,7 punti. Osborn non ha dichiarato con quale gruppo vorrebbe votare, ma con un Senato diviso a met&#224; potrebbe essere decisivo.</p><h2>Cosa dicono i modelli predittivi</h2><p>Ci sono altri modelli di previsione negli Stati Uniti, come quello di Nate Silver sulla sua newsletter <a href="https://www.natesilver.net/">Silver Bulletin</a>, quello dell&#8217;<a href="https://www.economist.com/interactive/us-midterms-2026/forecast">Economist</a>, quello di <a href="https://www.fiftyplusone.news/">50+1</a> (fondato da G. Elliott Morris), quello di <a href="https://votehub.com/">VoteHub</a> e quello di <a href="https://www.theargumentmag.com/p/split-ticket-2026-midterms-model">Split Ticket</a>, pubblicato da The Argument. C&#8217;&#232; anche quello di <a href="https://votes.decisiondeskhq.com/forecast/2026/house">Decision Desk HQ</a>, una societ&#224; che raccoglie i risultati la notte delle elezioni. Tutti questi modelli si basano sui sondaggi e sui risultati delle elezioni precedenti, combinati in modi diversi. Alcuni usano anche i giudizi degli esperti, i fondi raccolti dai candidati o le quote dei mercati delle scommesse.</p><p>Tutti i modelli danno i democratici favoriti in entrambe le camere. Alla Camera, le previsioni vanno da 84 su 100 (Decision Desk HQ) a 99 su 100 (50+1). La media &#232; 92 su 100, senza il nostro modello. I seggi democratici attesi sono simili in tutti i modelli, tra i 236 e i 244. Al Senato la forbice &#232; pi&#249; ampia: Silver Bulletin d&#224; 80 su 100, 50+1 77, Split Ticket 72, Decision Desk HQ 64, VoteHub 63 e l&#8217;Economist 54, ossia quasi parit&#224;. La media dei sei modelli esterni &#232; 68 su 100, undici punti in meno del nostro. Le differenze sono dovute all&#8217;equilibrio tra i sondaggi statali (molto favorevoli ai democratici in Texas e Alaska) e la storia elettorale di quegli stati (dove i democratici non vincono da tempo), e alla fiducia nei mercati delle scommesse, pi&#249; cauti dei sondaggi.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!aq-T!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff0028106-a992-4375-ae91-68a86885b7a4_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!aq-T!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff0028106-a992-4375-ae91-68a86885b7a4_1980x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>I sondaggi possono sbagliare di nuovo?</h2><p>Nelle ultime tre presidenziali i sondaggi hanno sottostimato Trump. Nel 2020 la media nazionale era sbilanciata di circa quattro punti verso i democratici, mentre nel 2024, secondo il rapporto dell&#8217;AAPOR (l&#8217;associazione americana dei ricercatori di opinione pubblica), c&#8217;&#232; stato un errore di circa due punti e mezzo sia a livello nazionale sia negli stati in bilico. &#200; dunque legittimo chiedersi se il vantaggio democratico attuale sia un&#8217;illusione, anche per il forte miglioramento registrato nelle ultime settimane.</p><p>Alle elezioni di met&#224; mandato i sondaggi hanno funzionato molto meglio. Nel 2018 la media dei sondaggi sul voto per la Camera &#232; stata quasi esatta: ha sottostimato i democratici di circa mezzo punto, cio&#232; li dava avanti di poco meno di quanto sono stati davvero. Nel 2022 i sondaggi nei singoli stati sono stati i pi&#249; precisi degli ultimi anni, con un errore medio di 1,7 punti. Quella volta a sbagliare di pi&#249; &#232; stato il sondaggio nazionale per la Camera, che ha sopravvalutato i democratici di circa due punti. A met&#224; ottobre su Focus America ho <a href="https://focusamerica.it/cosa-accadrebbe-se-i-sondaggi-sbagliassero-come-in-passato/">analizzato</a> che cosa sarebbe successo se ci dovessero essere gli stessi errori delle quattro elezioni precedenti. In uno scenario con errori tipo 2018 o 2022, le probabilit&#224; dei democratici sarebbero simili a quelle attuali, mentre con l&#8217;errore del 2020 il Senato sarebbe andato ai repubblicani nove volte su dieci, mentre la Camera sarebbe rimasta ai democratici in tutti gli scenari. Gi&#224; nel modello abbiamo posto un&#8217;ipotesi prudente, spostando il voto nazionale di 2,9 punti verso i repubblicani, pari all&#8217;errore medio dei sondaggi fatti tre settimane prima del voto, dal 2010 in poi.</p><p>Il problema delle elezioni presidenziali si concentra su un gruppo di elettori: quelli che votano raramente, che vivono nelle zone rurali e pi&#249; repubblicane e che sono poco disponibili a rispondere ai sondaggi. Sono stati portati a votare da Trump nel 2016, nel 2020 e nel 2024, ma sono difficili da raggiungere per i sondaggisti. Un&#8217;<a href="https://www.gelliottmorris.com/p/2026-10-28-lab-trump-voters-blue-zip-codes">analisi</a> di G. Elliott Morris uscita la settimana scorsa ha evidenziato come nei campioni ci siano troppi elettori di Trump provenienti dalle zone pi&#249; democratiche e troppo pochi di quelle repubblicane, cosa che fa apparire il vantaggio dei democratici gonfiato di circa un punto. La differenza quest&#8217;anno &#232; che Trump non c&#8217;&#232; sulla scheda, quindi si potrebbe anche leggere questo dato in modo opposto, ossia che quegli elettori potrebbero non votare. Un&#8217;altra <a href="https://www.gelliottmorris.com/p/2026-10-30-low-propensity-voters">analisi</a> di 50+1 ha evidenziato come gli elettori meno coinvolti nella politica abbiano votato Trump con 13 punti di vantaggio nel 2024, mentre ora mostrino una leggera preferenza per i democratici, uno spostamento di 15 punti, mentre l&#8217;altra met&#224; pi&#249; coinvolta dell&#8217;elettorato si sia spostata di soli 4 punti.</p><p>A novembre 2025 ci sono state le elezioni per i governatori di Virginia e New Jersey e in entrambi i casi i democratici sono stati sottostimati. In Virginia Abigail Spanberger era avanti di circa 10 punti nella media e ha vinto di 15, mentre in New Jersey Mikie Sherrill era avanti di 3-5 punti nelle medie e ha vinto di 14. Un&#8217;analisi di Silver Bulletin ha evidenziato come nel 2025 i sondaggi abbiano avuto complessivamente un errore medio di 6 punti a favore dei repubblicani. Non ci sono elementi che indichino la direzione dell&#8217;errore di marted&#236;. L&#8217;idea che ci sia una sottostima sicura dei repubblicani deriva dalle elezioni presidenziali, mentre nelle elezioni senza Trump candidato spesso &#232; andata diversamente.</p><h2>Gli altri segnali: suppletive e voto anticipato</h2><p>Da gennaio 2025 si sono tenute 110 elezioni suppletive per riempire i seggi vacanti per dimissioni o morte, dai parlamenti statali al Congresso. Sono un indicatore utile perch&#233; permettono di vedere quanto si sono spostati gli elettori prima delle elezioni di met&#224; mandato. Come abbiamo <a href="https://focusamerica.it/le-elezioni-suppletive-stanno-andando-benissimo-per-i-democratici/">spiegato</a> ad agosto su Focus America, in queste elezioni i democratici hanno ottenuto in media 12,5 punti in pi&#249; rispetto al margine di Harris nel 2024. I democratici hanno strappato agli avversari 31 seggi statali e non ne hanno perso nessuno. Nel ciclo del 2018 lo scarto medio era stato di 10,6 punti, poco sotto quello attuale. C&#8217;&#232; per&#242; un limite: dal 2018 le suppletive sono sempre state pi&#249; favorevoli ai democratici rispetto al voto di novembre, perch&#233; gli elettori democratici, pi&#249; istruiti e informati, votano in modo pi&#249; regolare anche nelle elezioni minori.</p><p>Un altro indicatore che si pu&#242; guardare dal voto reale &#232; quello del voto anticipato, che &#232; possibile in quasi tutti gli stati, di persona nelle settimane precedenti o per posta, con regole molto diverse tra loro. Otto stati (tra cui California e Colorado) e la capitale Washington inviano la scheda a tutti gli elettori, mentre negli altri la scheda va richiesta e in pochi stati serve una giustificazione. La <a href="https://focusamerica.it/voto-anticipato-2026/">pagina</a> di Focus America con i dati stato per stato mostra che al 1 novembre sono gi&#224; stati espressi 54,3 milioni di voti, oltre i 45,8 milioni dell&#8217;intero voto anticipato delle elezioni di met&#224; mandato del 2022. Una mia <a href="https://focusamerica.it/i-dati-sul-voto-anticipato-sono-molto-positivi-per-i-dem/">analisi</a> su Focus America di fine ottobre mostra che rispetto al 2022 le contee rurali hanno un voto anticipato che &#232; del 12 per cento sotto la crescita del resto dello stato, mentre le grandi citt&#224; e le periferie sono un paio di punti sopra. In North Carolina, uno stato con la registrazione di partito, tra i voti anticipati i democratici registrati sono il 38 per cento e i repubblicani il 26, un distacco quasi doppio rispetto allo stesso momento del 2022 (va per&#242; considerato che non vuol dire che chi &#232; registrato come democratico voti necessariamente democratico). In <a href="https://focusamerica.it/texas-2026-chi-ha-gia-votato-la-mappa-completa-del-voto-anticipato/">Texas</a> sono stati espressi 7,7 milioni di voti anticipati, il 41 per cento in pi&#249; rispetto a quattro anni fa, e le contee a maggioranza ispanica hanno raggiunto il 94 per cento dei voti anticipati totali del 2024, mentre le contee rurali sono al 74 per cento.</p><p>Ricordiamo che i limiti del voto anticipato sono semplici: si sa quanti hanno votato e, dove esiste, il partito in cui si sono registrati, ma il voto resta segreto. Dal 2024 c&#8217;&#232; pi&#249; voto anticipato anche tra i repubblicani, quindi fare confronti con il passato &#232; difficile. Insieme ai sondaggi e alle suppletive, i dati ci dicono che l&#8217;elettorato democratico &#232; pi&#249; motivato di quello repubblicano, in linea con il modello termostatico.</p><h2>Come seguire la notte elettorale</h2><p>Lo spoglio dei voti negli Stati Uniti &#232; pi&#249; complicato di quello in Italia. I seggi chiudono in orari diversi, perch&#233; ci sono pi&#249; fusi orari e gli orari sono decisi da ogni stato. I seggi non chiudono necessariamente alla stessa ora neppure all&#8217;interno dello stesso stato. In alcuni stati viene conteggiato prima il voto anticipato (tendenzialmente pi&#249; democratico), mentre in altri il voto del giorno delle elezioni (pi&#249; repubblicano). Questo fa s&#236; che i risultati parziali possano dare l&#8217;impressione che stia vincendo chi alla fine invece perde. Per capire se uno sta davvero prendendo un vantaggio, bisogna guardare da dove provengono i voti contati e quanti ne mancano altrove.</p><p>Considerando gli orari italiani, a mezzanotte chiudono i seggi in parte dell&#8217;Indiana e del Kentucky; all&#8217;una Georgia, Virginia, South Carolina e Vermont; all&#8217;una e mezza North Carolina e Ohio; alle due quasi tutti gli stati dell&#8217;est e del Midwest (Pennsylvania, Michigan, Maine, Texas quasi per intero); alle tre Iowa, Nebraska, Wisconsin e Arizona; alle quattro Nevada e Montana; alle cinque California e gli altri stati della costa del Pacifico; alle sei del mattino Alaska e Hawaii. Se ci sar&#224; un&#8217;ampia onda democratica, la Camera sar&#224; chiara gi&#224; nella notte, come avvenuto nel 2018. Se invece i risultati saranno molto combattuti, ci vorr&#224; molto pi&#249; tempo. Nel 2022 la maggioranza repubblicana alla Camera &#232; stata assegnata il 16 novembre, a otto giorni dal voto.</p><p>In Pennsylvania e in Wisconsin le schede del voto anticipato possono essere aperte solo a partire dalla mattina del giorno delle elezioni (in altri Stati invece non le contano prima ma possono prepararle in modo da contarle appena chiudono i seggi), mentre in California quelle con il timbro entro il 3 novembre possono essere contate fino a sette giorni dopo. In California il conteggio delle schede richieder&#224; quindi settimane e il motivo principale di questi ritardi &#232; il voto per posta. In Alaska se nessun candidato otterr&#224; il 50% la notte delle elezioni bisogner&#224; attendere fino al 18 novembre perch&#233; vengano contate le seconde e terze preferenze. Con il Senato legato a queste elezioni, &#232; possibile che il controllo si conosca solo a met&#224; novembre.</p><p>Bisogna anche considerare che a differenza d&#8217;Italia non c&#8217;&#232; un ministero dell&#8217;Interno che raccoglie i dati ma ogni Stato raccoglie i dati per s&#233; e poi vengono aggregati da televisioni e giornali che fanno anche le cosiddette chiamate quando sono sicuri che un candidato ha vinto. A differenza d&#8217;Italia anche gli exit poll funzionano in modo diverso in quanto non danno i risultati dei candidati ma si concentrano sulla composizione dell&#8217;elettorato.</p><p>La notte del 3 novembre, dalle ore 23 fino almeno alle 8 di mercoled&#236;, ci sar&#224; la <a href="https://focusamerica.it/la-notte-delle-midterm-in-diretta-con-focus-america-da-martedi-3-novembre-alle-23/">diretta</a> di Focus America su <a href="https://www.youtube.com/watch?v=j01zxO7pAhA">YouTube</a>. Durante la diretta commenteremo i dati in tempo reale e spiegheremo il peso dei risultati parziali. Il nostro vantaggio rispetto alle dirette generaliste &#232; che conosciamo la geografia del voto, ossia quali zone di ogni stato votano per quale partito e quanto pesano, e che proviamo a spiegare le cose il pi&#249; semplicemente possibile, perch&#233; leggere un voto americano richiede attenzione. La pagina dei risultati sul nostro sito sar&#224; aggiornata tutta la notte. Mercoled&#236;, se i risultati saranno abbastanza definiti, arriver&#224; una breve guida in questa newsletter su com&#8217;&#232; andata e cosa cambia per gli ultimi due anni di Trump.</p><div id="youtube2-j01zxO7pAhA" class="youtube-wrap" data-attrs="{&quot;videoId&quot;:&quot;j01zxO7pAhA&quot;,&quot;startTime&quot;:null,&quot;endTime&quot;:null}" data-component-name="Youtube2ToDOM"><div class="youtube-inner"><iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/j01zxO7pAhA?rel=0&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;enablejsapi=0" frameborder="0" loading="lazy" gesture="media" allow="autoplay; fullscreen" allowautoplay="true" allowfullscreen="true" width="728" height="409"></iframe></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Cosa serve per usare bene l’intelligenza artificiale]]></title><description><![CDATA[Nel suo nuovo libro, Co-Existence, Ethan Mollick racconta il passaggio dai chatbot agli agenti e spiega perch&#233; a guadagnare di pi&#249; sono le persone che provano.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/cosa-serve-per-usare-bene-lintelligenza</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/cosa-serve-per-usare-bene-lintelligenza</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Sat, 31 Oct 2026 09:02:54 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!9QEc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10fcc691-0b18-4b7d-8152-024ba9ac464d_993x1500.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2022, qualche mese prima dell&#8217;arrivo di ChatGPT, un gruppo di superprevisori aveva stimato che la probabilit&#224; di un oro di un&#8217;intelligenza artificiale alle Olimpiadi internazionali della matematica entro il 2025 fosse pari al 2,3 per cento. Nel 2025, questo obiettivo &#232; stato raggiunto da Google e OpenAI, con modelli linguistici simili a quelli che poco tempo prima facevano fatica a contare le &#8220;r&#8221; di &#8220;strawberry&#8221;. In meno di tre anni siamo passati dall&#8217;usare i chatbot per scrivere le mail a sistemi che ragionano prima di rispondere e lavorano in autonomia per ore verso un obiettivo.</p><p>Il nuovo libro di Ethan Mollick, <em>Co-Existence: The Next Phase of AI</em>, racconta questa evoluzione e come convivere con questi sistemi. Mollick &#232; un professore alla Wharton School dell&#8217;Universit&#224; della Pennsylvania e direttore del Generative AI Lab. Due anni fa ha scritto <em>Co-Intelligence</em>, uno dei libri pi&#249; letti sull&#8217;intelligenza artificiale. La sua newsletter, <a href="https://www.oneusefulthing.org/">One Useful Thing</a>, &#232; diventata famosa tra chi si occupa di questo tema. La differenza tra i due libri &#232; che nel primo l&#8217;intelligenza artificiale &#232; quasi sempre inferiore a chi la usa, mentre nel secondo si parla di sistemi che sono gi&#224; superiori a noi in alcuni ambiti e con cui sar&#224; necessario collaborare.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Su alcuni punti, come lo scarto tra produttivit&#224; individuale e aziendale, il libro si ricollega a due miei articoli precedenti, uno sul <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-lintelligenza-artificiale">perch&#233; l&#8217;intelligenza artificiale non ci sostituir&#224;</a> e uno sui <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/i-lavori-che-lintelligenza-artificiale">mestieri che resistono all&#8217;intelligenza artificiale</a>. Per chi segue da vicino il mondo dell&#8217;intelligenza artificiale ci sono poche idee davvero originali. Il merito di questo libro &#232; di aver ricostruito in ordine gli ultimi anni e spiegato, con molta ricerca, chi ne sta beneficiando e perch&#233;.</p><h2>Dal chatbot all&#8217;agente</h2><p>Per anni l&#8217;unico modo per migliorare l&#8217;intelligenza artificiale &#232; stato aumentare la dimensione dei modelli, la quantit&#224; di dati e la potenza di calcolo. Questa regolarit&#224; &#232; nota come legge di scala. Il termine viene dalla fisica e dalla biologia e indica una relazione costante tra due grandezze (per esempio, tra la massa corporea di un animale e il suo consumo di energia). Nell&#8217;ambito dell&#8217;intelligenza artificiale, la legge di scala &#232; diventata famosa nel 2020 quando alcuni ricercatori di OpenAI hanno scoperto che l&#8217;errore di un modello &#232; prevedibile e scende all&#8217;aumentare delle dimensioni, dei dati e della potenza di calcolo usata per addestrarlo. Per esempio, Mollick racconta che nel 2023 Bloomberg aveva addestrato un modello sui propri dati finanziari riservati, ma nei compiti finanziari &#232; stato superato da GPT-4, un modello generalista addestrato con circa cento volte il calcolo. Come ha detto Mollick, &#8220;Un modello generale addestrato con pi&#249; calcolo ha battuto un modello specializzato con dati migliori&#8221;.</p><p>Nel 2024 si &#232; iniziato a parlare di un rallentamento della legge di scala, con miglioramenti sotto le attese e l&#8217;esaurimento dei testi pubblici da usare per l&#8217;addestramento. A settembre 2024 OpenAI ha presentato o1, il primo modello di ragionamento (in inglese <em>Reasoners</em>). Prima di rispondere, o1 elabora una bozza interna dove pianifica la risposta, scarta le ipotesi errate e verifica i passaggi. Come ha detto Mollick, &#8220;All&#8217;AI non &#232; stato insegnato esplicitamente a pensare&#8221;. Il metodo consiste nel porre al modello problemi difficili di matematica e programmazione e premiarlo milioni di volte quando arriva a ragionamenti corretti. Questa tecnica si basa sull&#8217;apprendimento per rinforzo e ha portato a una seconda legge di scala: la capacit&#224; del modello aumenta all&#8217;aumentare del tempo di riflessione al momento della domanda. Il costo &#232; di pochi centesimi, a fronte dei mesi e delle centinaia di milioni necessari per l&#8217;addestramento.</p><p>Gli agenti sono sistemi costruiti sui modelli di ragionamento che ricevono un obiettivo e lo completano in autonomia, anche per ore. I fattori decisivi a fine 2025 sono stati i modelli migliori nella pianificazione e nell&#8217;autocorrezione e gli <em>harness</em> (traduzione letterale: finimenti o imbracature, secondo il termine di Mollick).</p><p>Un modello linguistico da solo riceve un testo in entrata e produce un testo in uscita, nient&#8217;altro. Un harness &#232; il software intorno al modello che lo fa lavorare e gli fornisce strumenti come la ricerca web, la lettura e scrittura di file, o l&#8217;esecuzione di codice. Il modello decide quale azione fare, l&#8217;harness la esegue e gli rimanda il risultato e cos&#236; via fino a quando il compito non &#232; finito. L&#8217;harness stabilisce anche i limiti: a quali cartelle pu&#242; accedere, quali comandi pu&#242; eseguire senza autorizzazione e cosa tenere in memoria durante lavori lunghi. Gli esempi principali sono Claude Code (Anthropic) e Codex (OpenAI), nati per la programmazione ma oggi usati per quasi tutto il lavoro al computer. Ci sono anche harness aperti come Hermes (Nous Research) e OpenClaw, installabili da chiunque e collegabili a qualsiasi modello. Lo stesso modello in due harness diversi pu&#242; dare risultati molto diversi, perch&#233; cambia ci&#242; che pu&#242; fare. L&#8217;effetto finale &#232; che tu chiedi direttamente all&#8217;AI il prodotto completo, per esempio un foglio di calcolo o un prototipo funzionante.</p><p>Nella prima fase c&#8217;&#232; stato il <em>prompt engineering</em>, la caccia alla formulazione perfetta della domanda. Ora, secondo Mollick, siamo nel <em>context engineering</em> (traduzione letterale: ingegneria del contesto). Il nome &#232; pomposo, ma il concetto &#232; semplice: bisogna fornire al modello le informazioni e i vincoli necessari per evitare che debba &#8220;improvvisare un mondo finto&#8221;. Quando si danno istruzioni ad un agente, bisogna farlo come si farebbe con un consulente o con un neoassunto capace al primo giorno: si d&#224; il contesto, l&#8217;obiettivo, si spiega cosa pu&#242; modificare e quando il lavoro &#232; finito. &#8220;Congratulazioni, abbiamo reinventato il project management&#8221;, scrive Mollick. Le competenze richieste sono simili a quelle di un buon responsabile. Uno <a href="https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=5207610">studio</a> di Harvard ha mostrato che c&#8217;&#232; una forte correlazione tra la capacit&#224; di dirigere agenti e la capacit&#224; di dirigere persone. In un <a href="https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=5875162">test</a> di trattative condotte da agenti, il 73 per cento della variabilit&#224; degli esiti &#232; spiegabile da come le persone avevano scritto le istruzioni. Siamo, come dice Mollick, passati &#8220;da un mondo di prompt engineering a un mondo di delega&#8221;.</p><h2>Perch&#233; conviene usarla</h2><p>L&#8217;idea pi&#249; famosa di Mollick &#232; quella della cosiddetta &#8220;frontiera frastagliata&#8221; (in inglese <em>jagged frontier</em>). Il confine tra i successi e gli errori dell&#8217;intelligenza artificiale non segue la nostra intuizione: compiti semplici in apparenza vengono falliti, mentre compiti complessi vengono superati. Per esempio, un modello da oro alle Olimpiadi di matematica pu&#242; sbagliare a contare gli oggetti in una foto. Il rischio per chi usa l&#8217;AI fuori dalla frontiera senza saperlo &#232; quello di fidarsi di risposte errate ma credibili e di ottenere risultati peggiori che senza l&#8217;AI. La frontiera &#232; irregolare e cambia a ogni nuovo modello: &#232; impossibile fare una lista affidabile delle capacit&#224; dell&#8217;AI per un dato lavoro. L&#8217;unico modo &#232; sperimentare.</p><p>Il primo errore, secondo Mollick, &#232; fidarsi troppo dell&#8217;AI dopo un risultato sorprendente e convincersi che sappia fare tutto. Il secondo errore &#232; fare una sola prova, spesso con un modello vecchio e gratuito, vedere l&#8217;AI commettere un errore banale e concludere che l&#8217;AI sia una bolla. La soluzione &#232; mettere insieme le due idee: &#8220;l&#8217;AI &#232; davvero potente e davvero inaffidabile&#8221;. Come dice Mollick: &#8220;Perdoniamo agli esseri umani i loro errori, ma consideriamo squalificante l&#8217;errore di una macchina&#8221;.</p><p>Nel 2026 l&#8217;AI generativa ha superato un miliardo di utenti settimanali. Per arrivare a 100 milioni di utenti, il telefono ci ha messo 75 anni, Facebook quattro anni e mezzo e ChatGPT due mesi. Questo confronto &#232; meno significativo di quanto possa sembrare. Quando il telefono &#232; stato inventato, alla fine dell&#8217;Ottocento, la popolazione mondiale era di circa un miliardo e mezzo e per usarlo era necessario un cavo fino a ogni casa. All&#8217;arrivo di ChatGPT la popolazione mondiale era di otto miliardi, oltre cinque miliardi erano gi&#224; su internet e gli strumenti per provare l&#8217;AI erano gi&#224; disponibili.</p><p>Un miliardo di utenti settimanali &#232; comunque un dato rilevante: si tratta di circa un ottavo dell&#8217;umanit&#224;. Spesso l&#8217;uso dell&#8217;AI &#232; nascosto. In un sondaggio tra studenti universitari, circa il 60 per cento ha ammesso di usare l&#8217;AI, stimando che lo faccia il 90 per cento dei compagni. L&#8217;Italia &#232; pi&#249; lenta (come ho scritto <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-in-italia-non-usiamo-lintelligenza">in un articolo precedente</a>): solo il 20 per cento delle persone tra i 16 e i 74 anni ha usato l&#8217;AI generativa negli ultimi tre mesi, contro una media europea del 33 per cento.</p><p>Secondo Mollick, stiamo di fronte a una rivoluzione tecnologica di portata almeno pari a quella dei computer o della macchina a vapore. Come per l&#8217;elettricit&#224; e la ferrovia, &#232; difficile prevedere quali saranno gli effetti, ma la differenza &#232; che qui si misureranno &#8220;in anni invece che in decenni&#8221;. &#200; molto probabile che si tratti della trasformazione pi&#249; grande da internet in poi: &#232; meglio impararla subito, mentre la frontiera si muove, piuttosto che aspettare le descrizioni degli altri.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!9QEc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10fcc691-0b18-4b7d-8152-024ba9ac464d_993x1500.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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Questo si collega alla cosiddetta lezione amara (in inglese <em>bitter lesson</em>) dell&#8217;informatico Richard Sutton del 2019: nella storia dell&#8217;intelligenza artificiale, i programmi basati sulla conoscenza degli esperti sono stati sconfitti da sistemi pi&#249; semplici che imparano da soli grazie a molto calcolo.</p><p>Le quattro capacit&#224; umane complementari all&#8217;intelligenza artificiale sono la conoscenza profonda, la conoscenza ampia, il gusto e l&#8217;iniziativa (o <em>agency</em>, nel termine di Mollick). La conoscenza profonda &#232; quella dello specialista, che ha un&#8217;intuizione veloce e affidabile. Per esempio, un contabile capisce subito se c&#8217;&#232; un&#8217;anomalia in un bilancio. Per Mollick, questo &#232; l&#8217;unico strumento per capire dove passa la frontiera nel proprio settore: solo chi conosce il mestiere pu&#242; giudicare subito la qualit&#224; del lavoro fatto dalla macchina. Se un compito richiede dieci ore a una persona e dieci minuti all&#8217;intelligenza artificiale, un esperto potr&#224; verificarlo in un&#8217;ora. La verifica sar&#224; veloce e il guadagno alto. Per un principiante, invece, la verifica sar&#224; costosa quasi quanto rifare tutto da solo. Per questo l&#8217;esperienza vale di pi&#249; con l&#8217;intelligenza artificiale.</p><p>Avere un&#8217;ampia conoscenza &#232; fondamentale perch&#233; permette di sapere cosa chiedere. I modelli sono stati addestrati su quasi tutto lo scritto umano, ma raramente sono in grado di suggerire un&#8217;idea o un concetto che l&#8217;utente non conosca gi&#224;. Come ha spiegato Mollick, &#232; come avere a disposizione una biblioteca enorme, ma poterne consultare i titoli solo se li si conosce gi&#224;. Se per esempio si conosce il <em>wabi-sabi</em> giapponese, un&#8217;estetica che apprezza l&#8217;imperfezione, si pu&#242; chiedere come applicarlo a un progetto di design. Se si hanno basi di economia comportamentale e di psicologia, si potr&#224; ottenere di pi&#249; rispetto a chi conosce un solo ambito.</p><p>Il gusto &#232; il criterio che permette di scegliere tra le cento alternative che si possono generare in pochi secondi. Con una produzione quasi gratuita, la risorsa rara, secondo Mollick, &#232; &#8220;la capacit&#224; di guardare una montagna di risultati e capire quali sono davvero buoni&#8221;. Senza gusto si finir&#224; per scegliere la risposta pi&#249; banale, problema che si aggrava per la tendenza dei modelli ad assecondare l&#8217;utente e a lodare anche idee deboli.</p><h2>Il vantaggio di chi prova</h2><p>L&#8217;agency &#232; per Mollick la capacit&#224; pi&#249; importante e la pi&#249; sfuggente. In parole semplici, &#232; la capacit&#224; di spingersi oltre e di agire senza istruzioni. Con l&#8217;AI, questo significa esplorare limiti invisibili e mobili. Come dice Mollick: &#8220;La frontiera frastagliata nel tuo campo non &#232; mappata, quindi l&#8217;agency consiste nel fare il cartografo&#8221;. Detto altrimenti, significa scoprire in prima persona le capacit&#224; dell&#8217;AI senza aspettare che qualcuno ci dica cosa fare.</p><p>Uno studio sulla collaborazione tra persone e AI ha evidenziato come i maggiori benefici siano per gli utenti pi&#249; attivi, pi&#249; che per i pi&#249; bravi nel compito senza l&#8217;AI. Per Mollick, l&#8217;agency &#232; un comportamento che si pu&#242; coltivare come un&#8217;abitudine, facendo piccoli tentativi. Per esempio, ogni settimana si pu&#242; provare a usare l&#8217;AI per un compito che non ci &#232; mai stato suggerito da nessuno. Il contesto conta, per&#242;. Uno <a href="https://www.nber.org/papers/w33777">studio</a> su 25 mila lavoratori danesi ha mostrato che l&#8217;adozione dell&#8217;AI &#232; pi&#249; alta nelle aziende che forniscono formazione e regole chiare. Per Mollick, il principale ostacolo all&#8217;agency &#232; la mancanza di sostegno.</p><p>Senza agency, le altre capacit&#224; non vengono sfruttate. L&#8217;esperto che sa riconoscere gli errori non li controlla, mentre chi ha gusto sa qual &#232; la scelta giusta, ma non la sviluppa. Come dice Mollick, l&#8217;agency &#232; &#8220;una sorta di catalizzatore universale&#8221;. &#8220;L&#8217;AI potr&#224; fare molte altre cose&#8221;, dice Mollick, &#8220;ma non prender&#224; l&#8217;iniziativa al posto tuo. Quella parte, per ora e forse per sempre, &#232; tua&#8221;.</p><p>Le ricerche poi non sono d&#8217;accordo su chi guadagni di pi&#249;. Nella scrittura e nella consulenza, per esempio, i meno esperti hanno avuto il maggior miglioramento, mentre in altri ambiti, come la gestione di una piccola impresa, i pi&#249; bravi hanno avuto un vantaggio. Mollick spiega che questo dipende dal compito: se il risultato dell&#8217;AI &#232; direttamente utilizzabile, il divario si riduce; se invece il risultato &#232; un materiale grezzo che va valutato, allora chi &#232; gi&#224; competente ha un vantaggio. In ogni caso, come dice Mollick, &#8220;le persone che ne beneficiano di pi&#249; sono quelle che si prendono davvero la briga di provare&#8221;.</p><p>Non sapendo programmare in Python, Mollick ha fatto costruire centinaia di programmi funzionanti dall&#8217;intelligenza artificiale, dagli strumenti per gli studenti al software di ricerca. Oggi, se hai un&#8217;idea, puoi passare a un prototipo funzionante anche in un solo pomeriggio. La domanda non &#232; pi&#249; &#8220;possiamo costruirlo?&#8221;, ma &#8220;dovremmo costruirlo?&#8221; e qui secondo Mollick servono gusto e agency.</p><p>Un esempio concreto &#232; quanto mi &#232; capitato di fare con <a href="https://doppiacifra.it/">doppiacifra.it</a>, un sito dove ogni notte viene ricalcolata la media delle intenzioni di voto in Italia, con l&#8217;archivio di sondaggi pi&#249; ampio del paese. L&#8217;ho <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/come-seguire-i-sondaggi-da-qui-alle">lanciato</a> a settembre, dopo almeno sette anni che l&#8217;idea mi frullava in testa. Da solo non avrei mai potuto farlo: non avevo le competenze per scaricare e leggere ogni notte i PDF, riconoscere i partiti scritti in decine di varianti, costruire i database e il sito e far funzionare tutto in automatico. Invece, per mesi ho lavorato nel tempo libero con Claude e le successive versioni di Opus, il modello di punta di Anthropic. Io mi sono occupato del metodo statistico, di come dovesse essere strutturato il sito e di valutare se i risultati avessero senso, mentre l&#8217;intelligenza artificiale si &#232; occupata del codice e di tutto quello che non rientrava nelle mie competenze. &#200; un caso quasi esemplare della tesi di Mollick: bisogna conoscere bene il tema per capire quando la macchina sta sbagliando, ma senza la voglia di provare, l&#8217;idea sarebbe rimasta ferma come nei sette anni precedenti.</p><h2>Pi&#249; produttivi da soli, meno in azienda</h2><p>Secondo le <a href="https://www.anthropic.com/research/estimating-productivity-gains">stime</a> di Anthropic sulle conversazioni con Claude, alla fine del 2025 un compito con l&#8217;AI richiedeva in media l&#8217;80 per cento di tempo in meno. I guadagni individuali sono documentati in quasi tutte le professioni studiate, ma le aziende sono simili a quelle del 2022. Gli studi del 2025 non mostrano segnali di crescita della produttivit&#224; dell&#8217;economia. Come ha detto Mollick, &#8220;&#200; cambiato tutto, ma anche non &#232; cambiato niente&#8221;.</p><p>Per spiegare questo fenomeno, Mollick fa riferimento alla teoria O-Ring dell&#8217;economista Michael Kremer, che ho gi&#224; trattato in un mio <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-lintelligenza-artificiale">articolo precedente</a>. Il nome deriva da una guarnizione di gomma che caus&#242; l&#8217;esplosione dello Shuttle Challenger nel 1986, nonostante il veicolo avesse migliaia di componenti funzionanti. L&#8217;idea alla base &#232; che in molti lavori il risultato dipenda dalla riuscita di ogni singolo passaggio: la qualit&#224; non si somma, ma si moltiplica. Nel mio articolo ho spiegato come automatizzare una mansione aumenti il valore delle altre. Mollick usa questa idea per dire che il singolo lavoratore &#232; un anello della catena e che il tempo risparmiato si perde negli anelli che non sono sotto il suo controllo. Accelerare un anello di una catena invariata &#8220;crea un ingorgo da qualche altra parte&#8221;.</p><p>Nel 2025 il 75 per cento degli sviluppatori utilizzava strumenti di AI, ma un rapporto di settore non mostra una correlazione tra l&#8217;adozione dell&#8217;AI e indicatori aziendali reali, come la frequenza di rilascio di nuove versioni. Il motivo &#232; che, sebbene il codice venga scritto pi&#249; velocemente, rimane comunque in attesa di approvazione da parte dei colleghi, che sono occupati, e delle finestre di rilascio stabilite da regole vecchie. Come ha detto Mollick, &#8220;I singoli sviluppatori erano pi&#249; veloci. Lo sprint no&#8221;, dove sprint &#232; il ciclo di lavoro dei gruppi di sviluppo per le consegne.</p><p>Le organizzazioni sono pi&#249; caotiche di quanto pensino i dirigenti. Il modello del bidone della spazzatura (in inglese <em>garbage can model</em>), sviluppato nel 1972 da tre studiosi di organizzazioni, sostiene che problemi, soluzioni e decisori si incontrino quasi per caso, tra regole implicite e processi mai documentati. Delegare a un&#8217;intelligenza artificiale richiede di saper descrivere il compito, ma in organizzazioni di questo tipo met&#224; del lavoro &#232; ignota a tutti.</p><p>Gli strumenti aziendali ufficiali sono usati da una minoranza di dipendenti. Secondo i sondaggi, oltre met&#224; dei lavoratori usa l&#8217;AI in proprio, ottenendo grandi guadagni senza che i capi lo sappiano. Mollick li chiama <em>secret cyborg</em>. Le loro ragioni sono razionali: temono che questi guadagni portino a tagli al personale o che il lavoro extra diventi la norma. Qui c&#8217;entra un po&#8217; il concetto di <em>Messy Jobs</em>, il libro che ho recensito <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/i-lavori-che-lintelligenza-artificiale">a giugno</a>: il lavoro &#232; un insieme di mansioni, alcune vengono sostituite dalla tecnologia, l&#8217;insieme si riorganizza e il mestiere sopravvive, anche se molto cambiato rispetto a dieci anni fa. Come dice Mollick, &#8220;L&#8217;economia &#232; molto pi&#249; brava a inventare lavoro di quanto i futurologi lo siano a prevedere quale sar&#224;&#8221;.</p><p>Il rischio, secondo Mollick, riguarda gli insiemi di mansioni pi&#249; ridotti, ossia quelli dei pi&#249; giovani. Uno sviluppatore esperto si occupa di architettura, di formare i colleghi e di prendere decisioni di business, mentre uno sviluppatore junior si occupa quasi solo di scrivere codice. Se l&#8217;AI scrive il codice, il ruolo junior perde senso. Le prime avvisaglie, prevede Mollick, si avranno con lo svuotamento dei ruoli di ingresso, molto prima di qualsiasi ondata di disoccupazione. Senza posizioni di ingresso, si interrompe la formazione dei futuri esperti.</p><p>L&#8217;elettricit&#224; &#232; arrivata nelle fabbriche negli anni Ottanta dell&#8217;Ottocento, ma la produttivit&#224; ha iniziato a crescere solo negli anni Venti del Novecento, quando le linee di produzione sono state riorganizzate intorno ai motori elettrici. Come dice Mollick, &#8220;Siamo negli anni Novanta dell&#8217;Ottocento dell&#8217;AI&#8221;. Le organizzazioni esistenti, con le loro catene lunghe e il caos, hanno guadagni reali, ma non visibili nelle statistiche, mentre i gruppi costruiti di recente attorno all&#8217;AI, con catene corte, hanno guadagni visibili fino al prodotto finale.</p><h2>Due futuri possibili</h2><p>Nel libro precedente Mollick ha delineato quattro scenari sul futuro dell&#8217;AI. Oggi, tolti i due pi&#249; tranquilli, quello con l&#8217;AI ferma e quello con l&#8217;AI in crescita lenta, rimangono due. Il primo &#232; quello della scala mobile (in inglese <em>Escalator</em>). Il capitolo &#232; intitolato <em>The Elevator and the Eschaton</em> (<em>elevator</em> qui significa ascensore), ma nel testo prevale il termine <em>escalator</em>, che d&#224; una migliore idea di una salita continua.</p><p>In questo scenario, le capacit&#224; dell&#8217;AI crescono ogni anno, senza un unico balzo, e la frontiera rimane frastagliata: l&#8217;AI &#232; molto brava in alcuni ambiti, ma ancora debole in altri. Come dice Mollick, &#8220;Ci sei sopra che tu l&#8217;abbia scelto o no e continua a salire&#8221;. Questo &#232; lo scenario pi&#249; probabile secondo Mollick e porter&#224; a &#8220;un mondo di meraviglie e disastri che si dispiegano&#8221;. La scienza accelerer&#224;, il potere si sposter&#224; e i lavori si trasformeranno. I licenziamenti attribuiti all&#8217;AI saranno all&#8217;inizio soprattutto pretesti, ma poi colpiranno per primi i fornitori esterni e chi si occupa dell&#8217;assistenza clienti. Vinceranno le aziende che si riorganizzano per crescere, mentre perderanno quelle che si limitano a tagliare. Con le politiche adeguate, i benefici saranno condivisi, come nelle precedenti rivoluzioni industriali.</p><p>Il secondo scenario &#232; quello dell&#8217;<em>Eschaton</em>, dal greco &#8220;ultima cosa&#8221;, ossia la fine del mondo come lo conosciamo. &#200; la singolarit&#224; di John von Neumann, ossia la soglia oltre la quale la vita umana nella forma attuale non potrebbe proseguire. Secondo chi lavora nei laboratori di AI, questo scenario &#232; pi&#249; vicino rispetto a quanto stimano gli esterni. L&#8217;AI inizierebbe a migliorarsi da sola a cicli sempre pi&#249; veloci, fino a diventare &#8220;un paese di geni in un data center&#8221;, come descritto da Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic.</p><p>In questo scenario, quasi tutto il lavoro di valore economico verrebbe fatto dall&#8217;AI, rendendo ogni cosa &#8220;straordinariamente, inimmaginabilmente economica&#8221;. Molti lavori sparirebbero, ma il calcolo &#232; comunque limitato: una parte dei lavori rimarrebbe alle persone perch&#233; non &#232; prioritaria per le macchine. Con un accesso equo alla ricchezza, come sostiene Mollick, si avrebbe &#8220;la pi&#249; grande riduzione della sofferenza umana della storia&#8221;, altrimenti si avrebbe una disuguaglianza mai vista dai tempi dei faraoni.</p><p>La questione pi&#249; pressante &#232; quella dell&#8217;allineamento: un sistema con un&#8217;intelligenza nettamente superiore alla nostra perseguirebbe i fini umani o si porrebbe degli scopi propri mai assegnati? Mollick riconosce che c&#8217;&#232; incertezza sulla possibilit&#224; di una superintelligenza o anche di un&#8217;intelligenza artificiale generale e che questo &#232; uno scenario speculativo. Il suo timore principale &#232; che concentrandosi troppo sull&#8217;Eschaton si finisca per cadere nell&#8217;inerzia: di fronte a un&#8217;AI incomprensibilmente pi&#249; intelligente di noi, la pianificazione sembra inutile. &#8220;Tanto varrebbe pianificare per l&#8217;arrivo di un asteroide&#8221;, dice. La seconda trappola &#232; quella della stanchezza da cambiamento continuo, paragonata al tentativo di arredare una casa in costruzione. Si aspetta che gli strumenti si stabilizzino, ma nel frattempo continuano a migliorare e il ritardo aumenta. In entrambi gli scenari, la peggior scelta &#232; l&#8217;inerzia, la seconda peggior scelta &#232; pianificare solo sull&#8217;AI attuale.</p><h2>In conclusione</h2><p>Ricapitolando: l&#8217;AI premia chi la usa e ancora di pi&#249; chi conosce bene il proprio mestiere e ha voglia di sperimentare. Dobbiamo accettare il cambiamento che sta avvenendo nel mondo e adattarci, perch&#233; aspettare che le cose si stabilizzino vuol dire rimanere indietro mentre gli strumenti migliorano. Ogni mese aumenta la distanza tra chi sperimenta e chi aspetta.</p><p>Il titolo del libro &#232; tratto da una frase di Mollick, secondo cui la coesistenza con l&#8217;AI &#8220;&#232; qualcosa che dovremo negoziare fra di noi e con la strana tecnologia che abbiamo creato&#8221;. Se segui questo tema, molte idee le avrai gi&#224; sentite nella newsletter di Mollick o altrove, ma il vantaggio di questo libro &#232; che ti d&#224; un quadro ordinato, con molti studi e pochi slogan, sul passaggio dal chatbot agli agenti.</p><p>Lo consiglio se vuoi capire qual &#232; lo stato attuale delle cose. Per ora &#232; disponibile solo in inglese, ma &#232; un inglese semplice, senza tecnicismi, accessibile anche a chi non legge saggi in lingua originale. Lo trovi <a href="https://www.amazon.it/dp/B0H2GJJVDW">su Amazon</a>.</p><p>A breve scriver&#242; un altro articolo su questo tema, visto il mio grande interesse, le moltissime domande a cui non riesco a rispondere e le letture quotidiane che faccio su questo argomento. Con ogni probabilit&#224;, l&#8217;AI &#232; la pi&#249; grande svolta tecnologica dopo internet. E per riuscire bene in questo, come dice Mollick, serve agency: la voglia di sperimentare e di mettersi alla prova, anche senza che nessuno lo richieda.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[No, non si cresce solo con più spesa pubblica]]></title><description><![CDATA[Dal 2001 le manovre hanno promesso in media un quarto di punto di crescita in pi&#249; all&#8217;anno, ma l&#8217;Italia &#232; cresciuta meno anche del quadro senza manovra. La crescita nasce altrove.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/no-non-si-cresce-solo-con-piu-spesa</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/no-non-si-cresce-solo-con-piu-spesa</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Thu, 29 Oct 2026 09:02:34 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!H6ae!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F59fb49d8-f251-4c27-8354-626679fd86af_1980x1430.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ogni autunno, quando si discute della legge di bilancio, il dibattito italiano sulla crescita si concentra su miliardi di euro destinati a tagli fiscali, bonus e nuove spese. Oggi il caso &#232; la manovra per il 2027 e l&#8217;attenzione si concentra sul fatto che ci saranno poche risorse disponibile. Dietro questo dibattito c&#8217;&#232; l&#8217;implicito presupposto che l&#8217;andamento dell&#8217;economia sia legato alla spesa che si decide di fare. Ma questo presupposto va abbandonato: la crescita dipende quasi sempre da altri fattori e quindi &#232; inutile attendere la manovra per occuparsene.</p><p>Dal 2001 nei documenti di programmazione del governo &#232; stato <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-le-previsioni-di-crescita">attribuito</a> un quarto di punto in media di crescita aggiuntiva per l&#8217;anno successivo alla manovra. La Commissione europea, il Fondo Monetario Internazionale e l&#8217;OCSE conoscono le misure, ma danno un peso quasi nullo a questa crescita aggiuntiva. La prima stima Istat ha poi mostrato che la crescita effettiva &#232; stata in media di mezzo punto inferiore anche al quadro tendenziale, ossia alla previsione del governo senza manovra. Negli anni in cui &#232; stata promessa la crescita pi&#249; alta, la crescita effettiva non &#232; stata pi&#249; alta, ma ogni autunno si continua a illudersi.</p><p>Nel 2025 la spesa delle amministrazioni pubbliche in Italia &#232; stata pari al 51 per cento del PIL secondo <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/gov_10a_main/default/table">Eurostat</a>, mentre la media Ue &#232; al 49 per cento. Il PIL per abitante reale dal 2000 &#232; cresciuto in tutto dell&#8217;8,6 per cento, mentre la media europea del 34 per cento e la Germania del 26 per cento. </p><p>La spesa pubblica ha effetti concreti sull&#8217;economia e in alcune fasi &#232; giusto aumentarla. Il rapporto tra spesa e crescita &#232; per&#242; variabile a seconda dell&#8217;orizzonte temporale e di come si usano le risorse.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Che cosa fa la spesa nel breve periodo</h2><p>Per capire quali sono gli effetti di una spesa pubblica nel breve periodo, gli economisti usano il moltiplicatore fiscale, ossia quanto aumenta il PIL per ogni euro di spesa pubblica aggiuntiva. Per esempio, se lo Stato paga un&#8217;impresa per rifare una strada, questa paga i dipendenti e i fornitori, che a loro volta spendono in negozi e servizi, e cos&#236; l&#8217;euro iniziale si moltiplica. Ma ci sono anche effetti contrari: con la spesa in deficit &#232; possibile che aumentino i tassi e calino gli investimenti privati e che famiglie e imprese risparmino di pi&#249; in attesa di future tasse pi&#249; alte.</p><p>Se il moltiplicatore &#232; uguale a 1, un euro di spesa genera un euro di PIL; se &#232; sotto 1, una parte dell&#8217;effetto si disperde. Valerie Ramey, della Hoover Institution dell&#8217;Universit&#224; di Stanford, &#232; una delle economiste pi&#249; citate su questo tema e nella sua rassegna del 2019 delle stime fatte nel decennio dopo la crisi finanziaria ha evidenziato che per la spesa pubblica le stime sono per lo pi&#249; <a href="https://www.aeaweb.org/articles?id=10.1257/jep.33.2.89">tra 0,6 e 1</a>. In media, quindi, un euro di spesa pubblica genera poco meno di un euro di reddito. Questa media nasconde per&#242; differenze: uno <a href="https://www.nber.org/papers/w16311">studio</a> del 2012 ha mostrato che il moltiplicatore &#232; tra 0 e 0,5 in fasi di espansione e tra 1 e 1,5 in recessione. Un <a href="https://doi.org/10.1086/696277">lavoro</a> successivo di Ramey su pi&#249; di cento anni di dati americani ha mostrato che il moltiplicatore &#232; sotto 1 in ogni fase del ciclo.</p><p>A ottobre 2012, in un&#8217;<a href="https://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2012/02/pdf/c1.pdf">analisi</a> del World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale, il capo economista Olivier Blanchard e Daniel Leigh hanno ammesso che le previsioni usate per impostare l&#8217;austerit&#224; europea si basavano su un moltiplicatore di circa 0,5, mentre il valore effettivo era probabilmente tra 0,9 e 1,7. I danni dei tagli erano quindi superiori alle attese. Uno <a href="https://doi.org/10.1111/ecoj.12332">studio</a> del 2016 ha mostrato che un taglio del deficit di un punto del PIL comporta una perdita di prodotto dopo cinque anni pari al 3,5 per cento se avviene in recessione e all&#8217;1,8 per cento se avviene in espansione. <a href="https://doi.org/10.1016/j.jinteco.2017.11.007">Due economisti</a> di Harvard e dell&#8217;INSEAD hanno mostrato che le perdite del 2010-2011 si sono trasformate in una riduzione duratura del PIL potenziale, ossia della produzione possibile a pieno regime.</p><p>Tra l&#8217;estate e dicembre 2011, con le manovre del governo Berlusconi e poi del governo Monti, la <a href="https://www.bancaditalia.it/media/notizia/audizione-di-ignazio-visco-alla-camera-dei-deputati-su-disposizioni-urgenti-per-la-crescita-l-equit-e-il-consolidamento-dei-conti-pubblici">Banca d&#8217;Italia</a> ha stimato una correzione dei conti del 2013 di 76 miliardi, circa 4,7 punti di PIL, due terzi dei quali dal lato delle entrate. Il PIL &#232; sceso del 3 per cento nel 2012 e dell&#8217;1,6 per cento nel 2013, mentre il debito pubblico, che le manovre avrebbero dovuto rallentare, &#232; passato da 119 a 132 per cento del PIL, con un aumento dovuto anche al calo del PIL al denominatore. Va comunque considerato che lo spread era a 575 punti base, un picco di novembre 2011, e che anche non intervenire avrebbe avuto un costo molto alto.</p><p>C&#8217;&#232; poi un limite aggiuntivo per i paesi con un alto debito. Uno <a href="https://doi.org/10.1016/j.jmoneco.2012.10.011">studio</a> su 44 paesi ha mostrato che per quelli con un debito superiore al 60 per cento del PIL il moltiplicatore di lungo periodo &#232; sotto zero, a causa delle attese di famiglie e mercati su tasse o tassi in aumento. Nel caso italiano, nel 2018, il deficit annunciato dal governo &#232; stato pari al 2,4 per cento del PIL e lo spread &#232; passato in media da 129 punti base ad aprile a 307 a ottobre, con un costo in interessi stimato dalla Banca d&#8217;Italia nell&#8217;ordine di miliardi di euro all&#8217;anno.</p><p>Il Clark Center della Chicago Booth intervista da anni un panel di circa quaranta economisti accademici americani. Un <a href="https://kentclarkcenter.org/surveys/economic-stimulus-revisited/">sondaggio</a> del 2014 ha mostrato che il 97 per cento dei rispondenti era d&#8217;accordo con l&#8217;idea che lo stimolo del governo Obama del 2009 avesse ridotto la disoccupazione, ma solo il 68 per cento era convinto che i benefici fossero maggiori dei costi, incluse le tasse future per ripagarlo. Quasi tutti gli altri erano incerti. Un <a href="https://cfmsurvey.org/copy-of-survey-2015-06-01">sondaggio</a> del 2015 condotto dal Centre for Macroeconomics di Londra ha mostrato che due terzi degli economisti nel Regno Unito erano contrari all&#8217;idea che l&#8217;austerit&#224; del governo Cameron avesse avuto effetti positivi sul PIL e sull&#8217;occupazione.</p><p>Complessivamente, tra gli economisti c&#8217;&#232; un certo consenso sul fatto che in recessione la spesa pubblica sostenga la domanda e che i tagli siano costosi, ma la valutazione cambia quando si passa dal ciclo, ossia dallo scostamento temporaneo dell&#8217;economia dal potenziale, alla crescita del potenziale nel tempo.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!H6ae!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F59fb49d8-f251-4c27-8354-626679fd86af_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!H6ae!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F59fb49d8-f251-4c27-8354-626679fd86af_1980x1430.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!H6ae!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F59fb49d8-f251-4c27-8354-626679fd86af_1980x1430.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!H6ae!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F59fb49d8-f251-4c27-8354-626679fd86af_1980x1430.png 1272w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>La crescita dipende dalla produttivit&#224;</h2><p>Come abbiamo spiegato nella serie <a href="https://www.lorenzoruffino.it/t/crescitazero">CrescitaZero</a> con <span class="mention-wrap" data-attrs="{&quot;name&quot;:&quot;Elia Bidut&quot;,&quot;id&quot;:11224936,&quot;type&quot;:&quot;user&quot;,&quot;url&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/34271320-974c-41d0-979b-3befb29093c2_4284x4284.jpeg&quot;,&quot;uuid&quot;:&quot;91cdd025-0e71-4d38-91cb-1360fd39c167&quot;}" data-component-name="MentionToDOM"></span> , la crescita di lungo periodo &#232; possibile solo se si aumenta la produttivit&#224;, ossia il valore generato da un&#8217;ora di lavoro. Negli ultimi trent&#8217;anni l&#8217;Italia ha registrato una crescita annua della produttivit&#224; del lavoro dello 0,3 per cento, un quinto della media Ue.</p><p>La spesa corrente, come quella per le pensioni e i trasferimenti, redistribuisce reddito e sostiene i consumi, ma non aumenta da sola la produttivit&#224; di un&#8217;ora di lavoro. La spesa che aumenta la produttivit&#224; &#232; quella che lascia opere durature, come una ferrovia o un laboratorio di ricerca. Facciamo un esempio didattico. Due famiglie hanno un prestito di pari importo. La prima famiglia usa il denaro per pagare gli studi universitari di un figlio, la seconda lo usa per coprire per alcuni anni le spese domestiche. Entrambe le scelte sono ragionevoli. Nell&#8217;anno in cui viene speso il denaro, entrambe le famiglie hanno lo stesso effetto sull&#8217;economia. Dopo dieci anni, la prima famiglia ha un reddito aggiuntivo che la aiuta a rimborsare il prestito, mentre la seconda ha il reddito di prima pi&#249; le rate.</p><p>Lo stesso ragionamento vale per lo Stato. Le rate sono sotto forma di interessi e la scelta su come destinare i soldi deve essere ripetuta ogni anno per decenni. Come ho <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/dove-finisco-i-soldi-pubblici">scritto</a> a luglio, la quota di spesa pubblica italiana assorbita da pensioni di vecchiaia, reversibilit&#224; e interessi &#232; pari al 40 per cento, mentre in Germania &#232; al 26 per cento. Per tutte le altre voci, cio&#232; sanit&#224;, istruzione, investimenti e altro, l&#8217;Italia &#232; a circa cinque punti di PIL sotto la media europea. La spesa pubblica italiana del 2025, al netto degli interessi, &#232; quasi uguale alla media Ue, poco oltre il 47 per cento del PIL. Nel 2024 gli interessi sono stati pari a 85 miliardi, quasi quanto la spesa per l&#8217;intera istruzione pubblica.</p><p>Una <a href="https://doi.org/10.1111/j.1467-6419.2011.00697.x">rassegna</a> di studi molto citata del 2011, scritta da due economisti svedesi, ha evidenziato come una spesa pubblica pi&#249; alta di 10 punti di PIL sia associata a una crescita annua pi&#249; bassa tra mezzo punto e un punto percentuale. Va per&#242; sottolineato che si tratta di una correlazione e che la causalit&#224; potrebbe anche funzionare nel verso opposto: i paesi pi&#249; ricchi hanno una maggiore domanda di servizi pubblici, come sanit&#224; e pensioni, e quindi il reddito fa aumentare la spesa. Questo fenomeno &#232; noto come legge di Wagner, dal nome dell&#8217;economista tedesco dell&#8217;Ottocento che lo ha proposto. La Svezia e la Danimarca sono due paesi ricchi con una spesa tra il 47 e il 49 per cento del PIL e una crescita molto superiore a quella italiana.</p><p>Il Fondo monetario internazionale ha <a href="https://www.imf.org/-/media/websites/imf/imported-flagship-issues/external/pubs/ft/weo/2014/02/pdf/_c3pdf.pdf">stimato</a> nel 2014 che per le economie avanzate un aumento degli investimenti pubblici di un punto di PIL avrebbe portato a un aumento del prodotto dello 0,4 per cento subito e dell&#8217;1,5 per cento a quattro anni. L&#8217;effetto &#232; crescente perch&#233; l&#8217;opera continua a produrre anche a cantiere chiuso, ma c&#8217;&#232; una forte dipendenza da quanto &#232; buona la spesa. Nei paesi dove gli investimenti sono stati scelti e gestiti bene, l&#8217;aumento dopo quattro anni &#232; stato del 2,6 per cento, mentre in quelli con una gestione scadente &#232; stato dello 0,7 per cento. In un panel del Clark Center, nel 2014, il 95 per cento degli intervistati ha detto di essere <a href="https://kentclarkcenter.org/surveys/infrastructure-revisited/">d&#8217;accordo</a> sul fatto che una maggiore spesa per strade, ferrovie, ponti e aeroporti possa aumentare i redditi medi americani, mentre il 47 per cento, quasi la met&#224;, ha detto di essere convinto che molti progetti avrebbero rendimenti bassi o negativi.</p><p>Uno <a href="https://doi.org/10.1257/aer.20231278">studio</a> del 2025 pubblicato sull&#8217;American Economic Review ha analizzato 125 anni di spesa pubblica americana, suddivisa per categoria. I risultati mostrano che i consumi pubblici hanno un impatto modesto su quasi tutti gli orizzonti temporali, gli investimenti in infrastrutture hanno un effetto di durata minore, mentre la spesa per ricerca e sviluppo ha effetti sulla produttivit&#224; e sul PIL per pi&#249; di un decennio, con un moltiplicatore tra 1,7 e 2 dopo quindici anni. Enrico Moretti, Claudia Steinwender e John Van Reenen hanno <a href="https://doi.org/10.1162/rest_a_01293">stimato</a> che un aumento del 10 per cento della ricerca pubblica avrebbe portato a un aumento del 5-6 per cento della ricerca privata. Ad aprile 2026, pi&#249; di nove membri su dieci del panel del Clark Center <a href="https://kentclarkcenter.org/surveys/science-funding/">hanno detto</a> che il finanziamento federale alla ricerca scientifica si &#232; ripagato con la crescita della produttivit&#224;.</p><h2>La crescita nasce dal basso</h2><p>&#200; impossibile sapere in anticipo da dove arriver&#224; la crescita. Nell&#8217;<a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/come-lo-stato-finisce-per-rallentare">ottavo episodio</a> di CrescitaZero abbiamo visto che le informazioni necessarie sono disperse tra milioni di persone e imprese: per esempio, un ristoratore che conosce bene i propri clienti o un ingegnere che, dopo anni di esperienza, riesce a migliorare un macchinario. La produttivit&#224; aumenta se queste persone possono sperimentare e se il mercato premia le idee vincenti e fa fallire quelle perdenti, riallocando lavoro e capitale verso usi pi&#249; efficienti. Questo meccanismo &#232; stato chiamato distruzione creatrice da Joseph Schumpeter e formalizzato da Philippe Aghion e Peter Howitt, Nobel 2025.</p><p>In Cina circa l&#8217;85 per cento della spesa pubblica &#232; in mano alle province e alle citt&#224;. Un <a href="https://www.worksinprogress.news/p/how-china-became-rich">articolo</a> di ottobre della rivista Works in Progress ha evidenziato come l&#8217;origine del successo industriale cinese sia dovuta pi&#249; ai governi locali che a Pechino. Huawei e BYD sono nate da iniziative private nella zona economica speciale di Shenzhen, dove l&#8217;amministrazione locale poteva darsi regole proprie. Geely inizi&#242; a produrre auto con il sostegno della provincia dello Zhejiang, in un periodo in cui solo le aziende designate dallo Stato potevano produrre auto. Pechino indica quali settori sostenere, ma &#232; indifferente a quali imprese e citt&#224; prevarranno. Migliaia di amministrazioni locali sono in competizione per attrarre imprese e investimenti e i dirigenti sono promossi se l&#8217;economia del loro territorio cresce. Secondo gli autori, tra il 1998 e il 2007 le aziende nuove entrate sono state alla base di quasi i tre quarti dell&#8217;aumento di produttivit&#224; nella manifattura cinese. Questo modello ha per&#242; costi elevati: le fabbriche di auto sono utilizzate a met&#224; della loro capacit&#224; e la resa del capitale investito &#232; circa la met&#224; di quella degli Stati Uniti. Anche in un regime a partito unico, con un forte potere centrale, la scelta su cosa puntare rimane in gran parte una questione di concorrenza.</p><p>Secondo una <a href="https://drodrik.scholar.harvard.edu/sites/scholar.harvard.edu/files/dani-rodrik/files/the_new_economics_of_ip_080123.pdf">rassegna</a> del 2023 sulla nuova politica industriale, che avevo gi&#224; citato nel mio <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/industria-manifattura-italia-crisi">articolo</a> sull&#8217;industria italiana, ci sono due condizioni per avere successo: saper togliere il sostegno alle imprese e ai progetti che non danno risultati e avere un obiettivo chiaro. Uno <a href="https://www.aeaweb.org/articles?id=10.1257/jep.38.4.27">studio</a> del 2024 ha evidenziato come le politiche industriali falliscano soprattutto quando i governi cercano di fare interventi che vanno oltre le capacit&#224; delle loro amministrazioni. In Italia la politica industriale &#232; fatta principalmente di salvataggi di grandi imprese in crisi, l&#8217;opposto di quello che dovrebbe essere: una selezione che genera crescita. Inoltre, &#232; raro che lo Stato sia sufficientemente informato per prevedere quali saranno le tecnologie e i settori vincenti: quando la spesa pubblica sostituisce il mercato nel decidere su quali settori puntare, di solito si ottengono risultati inferiori a quelli promessi.</p><p>Il compito dello Stato &#232; quello di mettere le persone in condizione di fare del loro meglio. Serve che le regole non cambino continuamente e che vengano applicate in tempi prevedibili, che i tribunali siano in grado di far rispettare i contratti, che ci sia un&#8217;autorit&#224; di concorrenza che impedisce a chi ha vinto di tenere fuori i nuovi arrivati, che la scuola e l&#8217;universit&#224; rendano le persone in grado di essere autonomi al lavoro e che ci sia ricerca di base, che le imprese da sole non pagherebbero. Queste cose non si decidono con una legge di bilancio per un singolo anno: i loro effetti si vedono sulla produttivit&#224; nel corso di decenni e non compaiono nei documenti di finanza pubblica. Lo Stato &#232; l&#8217;arbitro che scrive le regole e si assicura che siano rispettate, ma le imprese e le persone sono quelle che devono giocare la partita.</p><p>In Italia c&#8217;&#232; invece la convinzione diffusa che la crescita si faccia con la legge di bilancio, ossia aumentando la spesa pubblica. Nei restanti mesi dell&#8217;anno, di conseguenza, nessuno si concentra sulla crescita.</p><div class="captioned-image-container"><figure><div class="image-link image2" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AKCn!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5dd25033-3b5d-4cfe-b74a-b3ba9be98384_1712x392.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AKCn!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5dd25033-3b5d-4cfe-b74a-b3ba9be98384_1712x392.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AKCn!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5dd25033-3b5d-4cfe-b74a-b3ba9be98384_1712x392.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AKCn!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5dd25033-3b5d-4cfe-b74a-b3ba9be98384_1712x392.png 1456w" sizes="auto, 100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AKCn!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5dd25033-3b5d-4cfe-b74a-b3ba9be98384_1712x392.png" width="1456" height="333" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5dd25033-3b5d-4cfe-b74a-b3ba9be98384_1712x392.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:333,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:82337,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/220825122?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5dd25033-3b5d-4cfe-b74a-b3ba9be98384_1712x392.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AKCn!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5dd25033-3b5d-4cfe-b74a-b3ba9be98384_1712x392.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AKCn!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5dd25033-3b5d-4cfe-b74a-b3ba9be98384_1712x392.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AKCn!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5dd25033-3b5d-4cfe-b74a-b3ba9be98384_1712x392.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!AKCn!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5dd25033-3b5d-4cfe-b74a-b3ba9be98384_1712x392.png 1456w" sizes="auto, 100vw" loading="lazy"></picture><div></div></div></div><figcaption class="image-caption">Un esempio del dibattito sulla manovra italiana. Non conta chi ha scritto l&#8217;articolo o dove &#232; stato pubblicato, perch&#233; sarebbe potuto apparire su qualsiasi giornale italiano. </figcaption></figure></div><p>La crescita &#232; un processo complesso che dipende da molte condizioni diverse che devono verificarsi insieme e mai da una singola misura. Un&#8217;economia che non cresce da venticinque anni non torner&#224; a farlo per via di una manovra economica diversa da quelle precedenti. Servono abitudini, modi di lavorare, capitale umano, imprese e capitali che vanno costruiti insieme. Anche un governo competente e attento avrebbe bisogno di molti anni prima di vedere una crescita economica vera. I risultati ci metterebbero a lungo a vedersi. Abbandonare l&#8217;idea che una manovra possa essere la leva per la crescita &#232; la condizione per poter cambiare mentalit&#224;: senza questo passaggio, il paese continuer&#224; a non muoversi. Da mesi, nella serie CrescitaZero, ci stiamo concentrando sulla crescita un pezzo alla volta: dalla produttivit&#224; ai salari, dalla scuola alla concorrenza. Il tema &#232; davvero complesso, ma il modo in cui oggi se ne parla in Italia lo semplifica molto.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KDS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd0436bd5-5359-4cb8-a504-d0d3b46be944_1980x1650.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KDS!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd0436bd5-5359-4cb8-a504-d0d3b46be944_1980x1650.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KDS!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd0436bd5-5359-4cb8-a504-d0d3b46be944_1980x1650.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Superbonus e PNRR</h2><p>Il Superbonus, con la detrazione del 110 per cento per i lavori di efficienza energetica sulle abitazioni, &#232; stato introdotto nel 2020 ed &#232; stato il principale tentativo degli ultimi anni di generare crescita con la spesa pubblica. Secondo l&#8217;<a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2024/04/Comunicato-Memoria-DL-39.pdf">Ufficio parlamentare di bilancio</a> (UPB), un organismo indipendente che controlla i conti pubblici, il Superbonus &#232; costato circa 170 miliardi tra il 2020 e il 2023, quasi l&#8217;8 per cento del PIL, mentre ci si attendeva un costo inferiore a 2 punti.</p><p>In concreto, gli investimenti nelle abitazioni sono cresciuti del 60 per cento e oltre tra il 2019 e il 2023 e, secondo l&#8217;UPB, nel 2021-2022 l&#8217;incentivo ha portato circa un punto in pi&#249; di PIL. Il problema per&#242; &#232; quanto sono costati questi effetti. La Banca d&#8217;Italia ha stimato che il moltiplicatore del Superbonus &#232; stato <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2024-0860/index.html">leggermente inferiore a uno</a>, ossia che per ogni euro di detrazione si &#232; prodotto meno di un euro di PIL. Secondo la stessa analisi, i lavori che si sarebbero fatti comunque anche senza incentivo sono stati pari a circa un quarto, oltre 45 miliardi (quindi soldi che si sono sprecati). Un <a href="https://www.dt.mef.gov.it/it/news/2025/working_paper.html">paper</a> del ministero dell&#8217;Economia del 2025 ha stimato che il costo complessivo del Superbonus e del bonus facciate &#232; stato di 186 miliardi, di cui circa 70 miliardi di spesa che si sarebbe fatta comunque, con un costo di 1,6 euro pubblici per ogni euro di investimento aggiuntivo. Un&#8217;altra <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2024-0903/QEF_903_24.pdf">analisi</a> della Banca d&#8217;Italia ha evidenziato che il Superbonus ha contribuito a circa la met&#224; dell&#8217;aumento dei costi di costruzione tra settembre 2021 e dicembre 2023, perch&#233; con un rimborso statale superiore al costo dei lavori nessuno aveva interesse a negoziare il prezzo. La <a href="https://www.eca.europa.eu/ECAPublications/SR-2026-20/SR-2026-20_EN.pdf">Corte dei conti europea</a> ha stimato che il Superbonus &#232; costato quasi 10 euro per ogni chilowattora risparmiato, contro i 2,6 del modello nazionale di costo ottimale.</p><p>Secondo l&#8217;<a href="https://www.efficienzaenergetica.enea.it/images/Report_30_09_2026.pdf">ENEA</a>, alla fine di settembre 2026 circa 502 mila edifici erano stati interessati dal Superbonus, quasi la met&#224; dei quali case unifamiliari, con un investimento medio di 117 mila euro. La <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=78dd13e4-7f3e-4e35-8284-dd69d157c8ce">Corte dei conti</a> ha stimato nel 2023 che gli immobili coinvolti fossero meno di 400 mila, a fronte di 57 milioni di unit&#224; immobiliari. In concreto, per accedere al Superbonus, bisognava essere proprietari di una casa e in grado di avviare e seguire un cantiere. La Corte dei conti ha sottolineato come si tratta di una misura a vantaggio dei proprietari con maggiori risorse, non solo &#8220;finanziarie, ma anche tecnico-professionali&#8221;. Rispetto ai precedenti bonus edilizi, l&#8217;UPB ha rilevato che la quota di risorse andata al Mezzogiorno &#232; pi&#249; che raddoppiata. Non &#232; mai stata pubblicata una distribuzione completa dei beneficiari per reddito.</p><p>Per avere un ordine di grandezza, 170 miliardi sono quasi diciannove anni di spesa pubblica per le universit&#224; (nel 2024 sono stati circa 9 miliardi) oppure circa tredici anni di taglio del cuneo fiscale (circa 13 miliardi all&#8217;anno). Gli effetti sui conti sono ancora in corso. Il Documento programmatico di finanza pubblica di ottobre 2026 prevede che il picco del debito sar&#224; nel 2027, quando raggiunger&#224; il 138 per cento del PIL, soprattutto per l&#8217;utilizzo dei crediti edilizi.</p><p>Lo stesso problema riguarda il PNRR, il piano finanziato dall&#8217;Unione europea con 194 miliardi per l&#8217;Italia, tra sovvenzioni e prestiti. Gli investimenti pubblici sono stati pari al 3,6 per cento del PIL nel 2009 e al 2,2 per cento nel 2018. Con il piano, sono tornati al livello della media europea. Secondo l&#8217;<a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/10/UPB-Audizione-DPFP-2026.pdf">UPB</a>, al 5 ottobre 2026 la spesa era pari a 133 miliardi, poco meno del 70 per cento del totale. Il governo ne ha previsti circa 45 miliardi dopo la fine del 2026. La <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=2b9bc21c-14cc-4b1c-9f9d-31991ef804ec">Corte dei conti</a> ha evidenziato a maggio che l&#8217;avanzamento dei progetti &#232; molto diverso a seconda dell&#8217;ente attuatore: l&#8217;85 per cento per i ministeri e il 45 per cento per i comuni.</p><p>Secondo le stime del <a href="https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf">governo</a> fatte nel 2021, nel 2026 il PIL sarebbe pi&#249; alto di 3,6 punti nello scenario con gli investimenti pi&#249; efficienti e di 1,8 punti in quello con bassa efficienza. Il <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/06/UPB-Rapporto-sulla-politica-di-bilancio-2026.pdf">rapporto sulla politica di bilancio</a> dell&#8217;UPB di giugno 2026 ha poi ricalcolato l&#8217;impatto anno per anno e ha stimato che il PIL sarebbe circa un punto pi&#249; alto del livello che si avrebbe senza il piano a fine 2024 e di 1,8 punti nel 2026, anno in cui si ha il massimo effetto. Questo valore &#232; lo stesso dello scenario a bassa efficienza del 2021 e pi&#249; di un punto sotto la stima fatta dall&#8217;UPB nel 2024. Successivamente, con la fine dei cantieri, l&#8217;effetto scenderebbe a 1,1 punti nel 2030.</p><p>L&#8217;UPB ha sottolineato che senza il piano nel 2026 &#8220;la dinamica produttiva sarebbe stata sostanzialmente stagnante&#8221;, mentre la <a href="https://storagehub.homnya.net/cmsimage/2026/10/audizione_documento_programmatico_finanza_pubblica.pdf">Corte dei conti</a>, in un&#8217;audizione di ottobre sul Documento programmatico, ha evidenziato come il forte aumento degli investimenti &#8220;&#232;, al momento, privo di effetti positivi sulla produttivit&#224;&#8221;. Sia il Superbonus che il PNRR hanno quindi in comune che il PIL &#232; aumentato finch&#233; &#232; durata la spesa, ma gli effetti successivi dipendono dalla qualit&#224; dei progetti e dalla capacit&#224; amministrativa di realizzarli. L&#8217;Italia &#232; in svantaggio su entrambi i fronti, come dimostrano i ritardi dei comuni nel PNRR e i lavori del Superbonus che ci sarebbero stati in ogni caso.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!jQyF!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdb32595d-2ec7-4358-ac9b-c9dad9a5f51e_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!jQyF!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdb32595d-2ec7-4358-ac9b-c9dad9a5f51e_1980x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>In conclusione</h2><p>Ricapitolando: la spesa pubblica pu&#242; essere uno strumento utile per sostenere l&#8217;economia nel breve periodo, in particolar modo quando si &#232; in recessione. Ma i tagli alla spesa nel momento sbagliato possono essere molto costosi, come avvenuto in Italia nel 2012 e nel 2013.</p><p>La crescita di lungo periodo &#232; invece legata alla produttivit&#224;. La spesa pubblica &#232; utile solo se serve a costruire qualcosa di duraturo (infrastrutture ben scelte, ricerca, scuola e universit&#224;), ma per il resto la crescita &#232; prodotta dalle persone e dalle imprese che sperimentano in un mercato che premia i migliori.</p><p>Al netto degli interessi, l&#8217;Italia spende quanto la media europea, ma la quota di spesa &#232; molto maggiore per le pensioni e il debito, e minore per l&#8217;istruzione e gli investimenti. Con il Superbonus e il PNRR, l&#8217;Italia ha speso molto in poco tempo, ma il costo per ogni punto di PIL ottenuto &#232; stato alto.</p><p>&#200; quindi inutile aspettare la prossima legge di bilancio per iniziare a discutere di crescita. Le cose che contano sono spostare risorse sull&#8217;istruzione e su investimenti selezionati con valutazioni serie, rendere sostenibile la spesa pensionistica ed eliminare le protezioni che impediscono a chi ha un&#8217;idea di entrare nei mercati e a chi non regge di uscirne. Queste riforme non sono misurabili in miliardi stanziati e per questo motivo sono poco presenti nel dibattito d&#8217;autunno. Ma sono anche quelle che spiegano le differenze di crescita tra i paesi europei, a prescindere dalle dimensioni dello Stato.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il paradosso italiano delle imprese più produttive]]></title><description><![CDATA[Oggi il 5 per cento delle imprese pi&#249; produttive in Italia genera quasi un terzo della crescita della produttivit&#224; e concentra circa il 40 per cento degli investimenti. Ma non riescono a crescere.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/il-paradosso-italiano-delle-imprese</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/il-paradosso-italiano-delle-imprese</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Mon, 26 Oct 2026 09:02:10 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!vjsC!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4dc92cbe-0fb0-44ce-b511-9ea78a404120_1220x350.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo &#232; l&#8217;undicesimo approfondimento di <a href="https://crescitazero.it/">CrescitaZero</a>, la serie di articoli scritti insieme a </em><span class="mention-wrap" data-attrs="{&quot;name&quot;:&quot;Elia Bidut&quot;,&quot;id&quot;:11224936,&quot;type&quot;:&quot;user&quot;,&quot;url&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/34271320-974c-41d0-979b-3befb29093c2_4284x4284.jpeg&quot;,&quot;uuid&quot;:&quot;88ab07b1-c3cc-43d2-94d4-3a2c470f562d&quot;}" data-component-name="MentionToDOM"></span> <em>per capire cos&#8217;&#232; successo alla crescita italiana. Qui trovi il manifesto.</em></p><div><hr></div><p>In Italia, oggi, il 5 per cento delle imprese pi&#249; produttive concentra circa il 40 per cento degli investimenti e contribuisce per quasi il 30 per cento alla crescita della produttivit&#224; del lavoro nel settore privato. Eppure, il loro successo non basta a far crescere allo stesso ritmo il resto dell&#8217;economia. Secondo<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0953/index.html"> un&#8217;analisi di Banca d&#8217;Italia</a>, tra il 2019 e il 2023 queste aziende, pur rappresentando solo un ventesimo delle societ&#224; di capitale, occupavano oltre un quinto dei lavoratori. Gli economisti le definiscono imprese &#8220;alla frontiera&#8221;: realt&#224; capaci di ottenere risultati molto superiori rispetto alle altre del proprio settore. L&#8217;Italia affronta una stagnazione della produttivit&#224; che dura da<a href="https://crescitazero.it/articoli/01-crescitazero.html"> almeno tre decenni</a>, legata anche a fattori strutturali come<a href="https://crescitazero.it/articoli/04-crescitazero.html"> la dimensione delle imprese</a>,<a href="https://crescitazero.it/articoli/09-crescitazero.html"> i sindacati</a>,<a href="https://crescitazero.it/articoli/05-crescitazero.html"> la formazione</a> e<a href="https://crescitazero.it/articoli/07-crescitazero.html"> le competenze di chi guida le aziende</a>. Ma osservare soltanto la media nasconde un aspetto decisivo: una minoranza di imprese in Italia &#232; altamente competitiva e produttiva. Capire che cosa fanno di diverso, perch&#233; non diventano necessariamente pi&#249; grandi e come le loro pratiche possano diffondersi &#232; l&#8217;obiettivo di questa analisi.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/jsozD/2/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4dc92cbe-0fb0-44ce-b511-9ea78a404120_1220x350.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4e4bbd91-0113-44ef-b05f-5ec27e352f4d_1220x524.png&quot;,&quot;height&quot;:255,&quot;title&quot;:&quot;Il 5% delle imprese pi&#249; produttive genera il 40% degli investimenti italiani&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Peso del 5% delle imprese pi&#249; produttive di ciascun settore sull'economia italiana, 2019&#8211;2023.&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/jsozD/2/" width="730" height="255" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Le imprese alla frontiera sono quelle che riescono a ottenere i migliori risultati di produttivit&#224; all&#8217;interno del proprio settore. Non sono necessariamente le pi&#249; grandi, quelle con pi&#249; dipendenti o quelle che fatturano di pi&#249;: sono quelle che riescono a generare pi&#249; valore combinando il lavoro e il capitale a propria disposizione, la misura chiave della produttivit&#224; che stiamo investigando in questa<a href="https://crescitazero.it/articoli/coming.html"> serie</a>. Il concetto &#232; relativo al settore di appartenenza, perch&#233; un&#8217;impresa pu&#242; essere tra le pi&#249; produttive nel proprio mercato senza esserlo necessariamente rispetto alle aziende di altri settori o ai leader internazionali.</p><p>Per comprendere il fenomeno bisogna inquadrarlo nella sua cornice storica: due studi della Banca d&#8217;Italia ci aiutano. Occorre partire da una<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2019-0537/index.html"> ricerca pubblicata nel 2019</a>, che analizza il periodo 1995-2016, e confrontarla con<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0953/index.html"> uno studio pi&#249; recente</a>, dedicato agli anni 2019-2023.</p><h2>Il ruolo delle imprese alla frontiera tra il 1995 e il 2016</h2><p>La<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2019-0537/index.html"> ricerca della Banca d&#8217;Italia</a> mostra che, tra il 1995 e il 2016, il 10 per cento delle imprese pi&#249; produttive di ciascun settore ha contribuito in misura decisiva alla crescita della produttivit&#224; in Italia. Il peso variava sensibilmente tra i settori: nella manifattura, nell&#8217;ospitalit&#224; e nei trasporti queste imprese erano responsabili, in media, di circa il 50-60 per cento della crescita, mentre nel commercio, nei servizi alle imprese e nelle attivit&#224; immobiliari e di costruzione la quota arrivava all&#8217;80-90 per cento. Avevano alcune caratteristiche riconoscibili: disponevano di pi&#249; capitale, investivano maggiormente, ottenevano una redditivit&#224; operativa superiore e presentavano una minore probabilit&#224; di fallimento. Erano inoltre relativamente giovani, con un&#8217;et&#224; media di circa 13-14 anni, pur non essendo necessariamente imprese appena nate. La frontiera non era quindi composta soltanto da grandi aziende storiche o da nuove imprese: comprendeva realt&#224; che avevano sviluppato nel tempo un vantaggio produttivo. Un altro risultato riguarda la stabilit&#224; di questo vantaggio. Le imprese collocate nella fascia pi&#249; alta della produttivit&#224; tendevano a restare tra le migliori nel tempo: oltre il 70 per cento di quelle inizialmente nel 10 per cento pi&#249; produttivo era ancora, cinque anni dopo, almeno nel 30 per cento superiore della distribuzione. Il dato indica persistenza del vantaggio, non che tutte conservassero la posizione esatta di partenza.</p><h2>Investimenti e debito: come si finanziano le imprese migliori?</h2><p>Tra i risultati pi&#249; interessanti dello<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2019-0537/index.html"> studio del 2019</a> c&#8217;&#232; il modo in cui le imprese alla frontiera finanziano la propria attivit&#224;. In media, investivano proporzionalmente di pi&#249; e ottenevano profitti pi&#249; elevati delle aziende meno produttive. La differenza emerge anche osservando i prestiti bancari. Il ricorso a finanziamenti a breve termine, usati soprattutto per sostenere le spese correnti, era abbastanza simile tra imprese pi&#249; e meno produttive. I prestiti a lungo termine, spesso destinati ad acquistare macchinari o finanziare altri investimenti, avevano invece un peso minore nei bilanci delle imprese pi&#249; efficienti. Questo non significa che non ricorressero al credito. La Banca d&#8217;Italia interpreta il risultato come un possibile segnale della loro maggiore capacit&#224; di finanziare gli investimenti con risorse generate internamente, oppure attraverso altri canali come il credito commerciale. Poich&#233; la maggior parte delle imprese considerate non era quotata in Borsa, non si pu&#242; spiegare il dato semplicemente con il ricorso al mercato azionario. La maggiore redditivit&#224; potrebbe quindi renderle meno dipendenti dal debito bancario di lungo periodo.</p><p>Il quadro complessivo &#232; quindi quello di imprese che combinavano maggiore produttivit&#224;, pi&#249; investimenti, redditivit&#224; elevata e minore rischio di fallimento, pur senza essere necessariamente le pi&#249; grandi in termini di occupazione. La loro dimensione economica, misurata attraverso ricavi e valore aggiunto, era superiore, ma in alcuni settori le aziende collocate appena sotto la frontiera avevano pi&#249; dipendenti.</p><p>Se le imprese alla frontiera erano pi&#249; produttive, investivano di pi&#249; e avevano risultati economici migliori, ci si potrebbe aspettare che nel tempo conquistassero una quota sempre maggiore dell&#8217;economia. Lo<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2019-0537/index.html"> studio del 2019</a> non trova per&#242; evidenze di un fenomeno generalizzato di questo tipo. La quota di occupazione delle imprese alla frontiera non aument&#242; sistematicamente e diminu&#236; in alcuni settori importanti, come la manifattura. Anche la loro quota di ricavi manifatturieri, aumentata dopo la Grande recessione del 2008, torn&#242; successivamente verso i livelli precedenti alla crisi. Lo studio non individua una causa unica:<a href="https://www.oecd.org/it/publications/studi-economici-dell-ocse-italia-2026_fea691db-it/full-report/enhancing-business-dynamism-to-raise-productivity_ec8ed53a.html"> l&#8217;OCSE</a> segnala, tra le possibili spiegazioni, ostacoli alla crescita dimensionale, al capitale e alle competenze. I &#8220;grandi freni&#8221; del sistema economico italiano che abbiamo visto nelle precedenti analisi.</p><h2>Che cosa &#232; cambiato negli ultimi anni?</h2><p>La<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0953/index.html"> nuova analisi della Banca d&#8217;Italia</a>, dedicata al periodo 2019-2023, conferma che le imprese alla frontiera occupano una posizione centrale nell&#8217;economia italiana. Il 5 per cento delle imprese pi&#249; produttive di ciascun settore occupava oltre un quinto dei lavoratori e realizzava circa il 40 per cento degli investimenti. Nello stesso periodo contribuivano per quasi il 30 per cento alla crescita della produttivit&#224; del lavoro nel settore privato. La loro presenza &#232; particolarmente rilevante nella manifattura ad alto contenuto tecnologico e nei servizi ad alta intensit&#224; di conoscenza.</p><p>Il dato pi&#249; significativo riguarda la distanza tra le imprese migliori e quelle collocate intorno alla media. Dopo un periodo di relativa stabilit&#224;, dal 2020 il divario si &#232; ampliato, perch&#233; la produttivit&#224; delle imprese alla frontiera &#232; cresciuta pi&#249; rapidamente. La dinamica ha interessato diversi settori, mentre nella manifattura e nei servizi avanzati ha rafforzato una tendenza gi&#224; emersa nella seconda met&#224; del decennio precedente. La pandemia, la crisi energetica e le tensioni internazionali hanno messo alla prova il sistema produttivo, ma una parte delle imprese italiane ha dimostrato di saper reagire e migliorare i propri risultati; il problema &#232; che questa capacit&#224; si &#232; concentrata soprattutto nelle aziende gi&#224; pi&#249; produttive.</p><p>Questo ampliamento del divario non sembra essere accompagnato nuovamente da una maggiore concentrazione delle quote di mercato nelle imprese alla frontiera, n&#233; da una riduzione della concorrenza nei mercati dei beni. La Banca d&#8217;Italia rileva inoltre un lieve aumento del ricambio tra le imprese che occupano le posizioni pi&#249; avanzate. Non emerge quindi una spiegazione semplice in cui poche aziende avrebbero aumentato il proprio vantaggio soltanto perch&#233; hanno conquistato il mercato. La differenza riguarda soprattutto la velocit&#224; con cui le imprese migliorano la propria produttivit&#224;: quelle alla frontiera sono riuscite a crescere pi&#249; rapidamente, mentre le altre non hanno recuperato terreno allo stesso ritmo.</p><p>Questa distanza si osserva anche nei salari, sebbene le imprese pi&#249; produttive e quelle che offrono le retribuzioni migliori non coincidano necessariamente. Secondo la<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0953/index.html"> stessa analisi</a>, nell&#8217;ultimo decennio i salari reali sono diminuiti nella maggioranza delle imprese e sono aumentati soltanto in quelle collocate al vertice della distribuzione per politiche retributive. I servizi tecnologici e professionali hanno mostrato dinamiche salariali migliori, accrescendo il proprio peso tra le imprese che pagano di pi&#249; rispetto ai servizi tradizionali e all&#8217;industria. Ma le imprese pi&#249; produttive non sono necessariamente quelle che pagano di pi&#249;: il rapporto non &#232; automaticamente causale.</p><p>Il problema, quindi, non &#232; soltanto che l&#8217;Italia abbia una produttivit&#224; media bassa, ma che la capacit&#224; di migliorare i risultati sia distribuita in modo diseguale. Una parte delle imprese investe, si adatta agli shock e aumenta la produttivit&#224;; molte altre non riescono a tenere lo stesso passo. Come sottolinea la Banca d&#8217;Italia, se questa vitalit&#224; rimane concentrata in una porzione limitata del sistema produttivo, pu&#242; diventare un freno alla crescita complessiva: per migliorare la produttivit&#224; del Paese, l&#8217;innovazione e la capacit&#224; di adattamento devono estendersi a una quota pi&#249; ampia delle imprese.</p><h2>La frontiera italiana &#232; anche quella mondiale?</h2><p>Essere tra le imprese pi&#249; produttive del proprio Paese non significa necessariamente competere allo stesso livello delle aziende migliori del mondo. La distinzione &#232; centrale nello<a href="https://www.oecd.org/en/publications/frontier-firms-technology-diffusion-and-public-policy_5jrql2q2jj7b-en.html"> studio dell&#8217;OCSE sulla frontiera tecnologica e sulla diffusione dell&#8217;innovazione</a>: la frontiera nazionale comprende le migliori aziende del Paese; quella globale &#232; un riferimento internazionale, costruito per settore, non limitato agli Stati Uniti. Un&#8217;impresa pu&#242; essere molto produttiva rispetto ai concorrenti italiani e conservare comunque una distanza significativa dai leader mondiali.</p><p>Il confronto dell&#8217;OCSE mostra che le imprese italiane alla frontiera della manifattura sono relativamente piccole rispetto a quelle che guidano la produttivit&#224; a livello globale, pur essendo competitive in termini di produttivit&#224;. La dimensione &#232; una parte rilevante della distanza: secondo le stime dello studio, se le imprese italiane alla frontiera nazionale avessero raggiunto sia la produttivit&#224; sia le dimensioni dei leader globali, la produttivit&#224; del lavoro dell&#8217;intero settore manifatturiero sarebbe stata circa il 20 per cento pi&#249; alta. Lo studio stima inoltre che circa tre quarti di questo divario siano riconducibili alla dimensione relativamente ridotta delle imprese italiane alla frontiera nazionale.</p><p>L&#8217;<a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2015/12/the-future-of-productivity_g1g608ab/9789264248533-en.pdf">OCSE</a> trova una situazione diversa negli Stati Uniti, dove le imprese alla frontiera nazionale della manifattura sono gi&#224; pi&#249; grandi di quelle del riferimento globale. Il riferimento globale raccoglie imprese di Paesi diversi. Secondo la stima, la produttivit&#224; del lavoro dell&#8217;intera manifattura statunitense sarebbe circa il 10 per cento pi&#249; alta se quelle aziende raggiungessero la produttivit&#224; dei leader mondiali.</p><p>La dimensione, dunque, non &#232; un obiettivo fine a s&#233; stesso, ma pu&#242; permettere a un&#8217;impresa di sfruttare capacit&#224; che possiede gi&#224; e di sostenere attivit&#224; pi&#249; complesse. Un&#8217;azienda produttiva pu&#242; competere con successo in una nicchia, ma incontrare difficolt&#224; quando deve ampliare la propria presenza commerciale, investire in ricerca, sviluppare nuovi prodotti o coordinare attivit&#224; in pi&#249; mercati. L&#8217;<a href="https://www.oecd.org/it/publications/studi-economici-dell-ocse-italia-2026_fea691db-it/full-report/enhancing-business-dynamism-to-raise-productivity_ec8ed53a.html">OCSE</a> richiama ostacoli regolatori, finanziari e organizzativi alla crescita. Se l&#8217;impresa non riesce a espandersi, parte del suo potenziale rimane inutilizzata.</p><h2>Competenze e tecnologia fanno la differenza</h2><p>La ricerca dell&#8217;OCSE aiuta anche a capire perch&#233; le imprese alla frontiera globale siano cos&#236; difficili da raggiungere. I leader internazionali tendono a essere pi&#249; produttivi, pi&#249; grandi e pi&#249; redditizi; sono mediamente pi&#249; giovani e pi&#249; presenti nell&#8217;attivit&#224; brevettuale e nei mercati internazionali. Il loro vantaggio non dipende quindi da un singolo fattore, ma dalla capacit&#224; di combinare investimenti, competenze, organizzazione e innovazione. Tra le pratiche rilevanti: ricerca, formazione, tecnologie integrate nei processi e management capace di coordinare attivit&#224; complesse. Non sono una ricetta universale, ma fattori ricorrenti nella<a href="https://www.oecd.org/en/publications/frontier-firms-technology-diffusion-and-public-policy_5jrql2q2jj7b-en.html"> letteratura OCSE</a>.</p><p>In questo quadro, il capitale umano e la qualit&#224; del management hanno un ruolo rilevante. Secondo una<a href="https://www.oecd.org/en/publications/the-human-side-of-productivity_5f391ba9-en.html"> ricerca dell&#8217;OCSE sulle competenze</a>, le caratteristiche dei lavoratori e dei manager sono associate a circa un terzo del divario di produttivit&#224; del lavoro tra le imprese alla frontiera e quelle mediane. Il rapporto, tuttavia, pu&#242; funzionare in entrambe le direzioni: le imprese pi&#249; produttive possono attrarre persone qualificate, mentre lavoratori e manager competenti possono contribuire a renderle pi&#249; produttive. Le aziende pi&#249; efficienti, inoltre, sembrano capaci di combinare meglio competenze e organizzazione: una tecnologia avanzata non genera automaticamente un aumento della produttivit&#224; se mancano le persone e i processi per utilizzarla. &#200; un risultato che si collega ai temi affrontati nei precedenti articoli di CrescitaZero sulla<a href="https://crescitazero.it/articoli/05-crescitazero.html"> formazione</a> e sulle<a href="https://crescitazero.it/articoli/07-crescitazero.html"> competenze di chi guida le imprese</a>. Le competenze contribuiscono alla capacit&#224; dell&#8217;impresa di adottare tecnologie, migliorare i processi e organizzare il lavoro; allo stesso modo, una buona gestione pu&#242; rendere pi&#249; produttivi gli investimenti.</p><p>L&#8217;<a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2015/11/frontier-firms-technology-diffusion-and-public-policy_g17a271a/5jrql2q2jj7b-en.pdf">OCSE</a> sottolinea inoltre che la produttivit&#224; delle imprese alla frontiera globale &#232; cresciuta molto pi&#249; rapidamente di quella delle aziende pi&#249; lontane dalla frontiera. Tra il 2003 e il 2020, la produttivit&#224; dei leader globali &#232; aumentata di oltre la met&#224; nella manifattura e di oltre due terzi nei servizi, mentre per le imprese pi&#249; lontane dalla frontiera la crescita &#232; rimasta inferiore al 5 per cento. Il dato riguarda il confronto internazionale e un periodo pi&#249; lungo rispetto all&#8217;analisi recente della Banca d&#8217;Italia, ma il meccanismo &#232; simile: le imprese pi&#249; avanzate migliorano rapidamente, mentre una parte del sistema fatica a recuperare il ritardo.</p><p>La questione non &#232; soltanto quanto siano innovative le imprese migliori, ma quanto il resto dell&#8217;economia riesca ad adottare le tecnologie e le pratiche che esse utilizzano. L&#8217;OCSE descrive un percorso nel quale le innovazioni sviluppate dai leader globali vengono adattate dalle imprese alla frontiera nazionale e possono poi diffondersi alle altre aziende attraverso i rapporti con clienti e fornitori, la circolazione dei lavoratori, le imprese internazionali e l&#8217;imitazione delle soluzioni dei concorrenti. Se questi collegamenti funzionano male, le imprese pi&#249; avanzate possono continuare a crescere senza produrre un beneficio proporzionato per il resto del sistema.</p><h2>Il paradosso italiano</h2><p>Le tre ricerche descrivono aspetti dello stesso problema. Banca d&#8217;Italia mostra che le imprese pi&#249; produttive investono di pi&#249; e ottengono risultati economici migliori senza necessariamente conquistare una quota crescente di occupazione e ricavi; dal 2020, inoltre, il divario rispetto alle imprese mediane si &#232; ampliato. L&#8217;OCSE aggiunge che anche le imprese italiane pi&#249; efficienti restano relativamente piccole rispetto ai leader globali, limitando il contributo che potrebbero offrire all&#8217;economia.</p><p>Il problema italiano si articola quindi in tre passaggi. Il primo &#232; permettere a un numero maggiore di imprese di raggiungere livelli elevati di produttivit&#224;; il secondo &#232; consentire alle imprese che hanno gi&#224; dimostrato di essere efficienti di crescere e raggiungere una scala adeguata; il terzo &#232; fare in modo che le tecnologie, le competenze e le pratiche organizzative delle aziende pi&#249; avanzate si diffondano al resto del sistema. Nessuno di questi passaggi garantisce automaticamente gli altri.</p><p>&#200; qui che il tema delle imprese alla frontiera si collega ai nodi strutturali affrontati in questa serie, dalla<a href="https://crescitazero.it/articoli/04-crescitazero.html"> dimensione aziendale</a> alle<a href="https://crescitazero.it/articoli/07-crescitazero.html"> competenze</a> e alla<a href="https://crescitazero.it/articoli/05-crescitazero.html"> formazione</a>. Questi fattori contribuiscono a determinare non soltanto quanto un&#8217;impresa sia produttiva oggi, ma anche la sua capacit&#224; di investire, crescere e adattarsi ai cambiamenti. Allo stesso tempo, la diffusione delle innovazioni dipende dai collegamenti tra le imprese e dalla possibilit&#224; che le soluzioni sviluppate da quelle pi&#249; avanzate vengano adottate anche altrove.</p><p>Il paradosso italiano &#232; che le imprese capaci di competere esistono, ma il loro successo non basta a trascinare l&#8217;intera economia. Una parte del sistema produttivo investe e migliora, mentre altre imprese restano indietro; persino le aziende pi&#249; produttive non sempre raggiungono la scala dei leader internazionali, e il loro vantaggio non si trasferisce automaticamente al resto del sistema. Finch&#233; questi passaggi rimarranno incompleti, l&#8217;Italia continuer&#224; a dipendere da una minoranza di imprese efficienti senza riuscire a trasformare pienamente il loro successo in una crescita diffusa. La domanda decisiva, quindi, non &#232; soltanto perch&#233; il Paese abbia poche imprese alla frontiera, ma perch&#233; fatichi a farle diventare pi&#249; grandi, a rinnovarle e a trasferire i loro risultati al resto dell&#8217;economia.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come funziona davvero il capitalismo di oggi]]></title><description><![CDATA[Nel loro nuovo libro Giorgio Arfaras e Giuseppe Russo provano a spiegarlo con tre domande: chi comanda, chi possiede e come si misura ci&#242; che accade.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/come-funziona-davvero-il-capitalismo</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/come-funziona-davvero-il-capitalismo</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Sat, 24 Oct 2026 08:01:17 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KJ_l!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7e8b3e78-3323-442a-a93b-d0d583e79d94_966x1500.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>A ottobre &#232; uscito <em>Economics</em>, un libro di Giorgio Arfaras e Giuseppe Russo pubblicato da Paesi Edizioni. Il sottotitolo, &#8220;un filo di Arianna attraverso il capitalismo contemporaneo&#8221;, spiega bene l&#8217;obiettivo: essere una guida per chi vuole capire, tra le tante cose, il debito pubblico, l&#8217;intelligenza artificiale, i regimi autoritari e le tariffe commerciali. Arfaras ha avuto una  carriera nella finanza d&#8217;impresa e nella gestione del risparmio ed &#232; editorialista per diversi quotidiani. Russo invece &#232; un economista e dirige il Centro Einaudi di Torino dal 2014.</p><p>Il libro contiene molte idee interessanti, ma allo stesso tempo &#232; molto disorganizzato. I capitoli trattano argomenti distanti tra loro e ci sono temi che vengono ripetuti. La chiave di lettura del libro, che si trova solo nell&#8217;ultimo capitolo, &#232; che dietro tutte le grandi narrazioni &#8220;ritroviamo sempre lo stesso triangolo: chi comanda, quali diritti di propriet&#224; vigono, come misuriamo ci&#242; che accade&#8221;. Se si usa questo triangolo fin dal primo capitolo, le idee migliori del libro trovano un ordine e aiutano anche a capire meglio l&#8217;Italia.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Perch&#233; l&#8217;Occidente &#232; diventato ricco</h2><p>Il capitolo dedicato al colonialismo si apre con una domanda: che cosa &#232; stato pi&#249; importante nella storia umana, l&#8217;invenzione degli occhiali o l&#8217;importazione del pepe dalle colonie? Secondo gli autori il colonialismo europeo &#232; durato circa cento anni ed &#232; stato possibile solo dove si &#232; scontrato con societ&#224; pi&#249; deboli, mentre non &#232; riuscito a conquistare societ&#224; popolose e ben strutturate, come Cina e Giappone. &#8220;La rivoluzione industriale non nacque certo dal cotone coloniale, ma dall&#8217;invenzione delle ferrovie e dell&#8217;industria meccanizzata&#8221;, scrivono gli autori, criticando il senso di colpa coloniale che &#8220;solo l&#8217;Occidente&#8221; ha sviluppato, &#8220;una forma di protagonismo negativo, come se volessimo rivendicare persino il monopolio della cattiveria&#8221;.</p><p>Questa sezione &#232; molto polemica e meno fondata nella teoria, ma con una logica economica: attribuire la prosperit&#224; dell&#8217;Occidente al saccheggio coloniale vuol dire fare un&#8217;analisi sbagliata. Nel XIX secolo, per esempio, il settore tessile in India pagava gli operai circa un decimo di quello che si pagava in Inghilterra, con macchinari identici e allo stesso costo. Ma l&#8217;industria britannica vinse comunque. Il motivo, secondo gli autori, &#232; che in India non c&#8217;era la cosiddetta &#8220;disciplina di fabbrica&#8221;: servivano molti pi&#249; capireparto e il loro stipendio annullava il vantaggio del basso costo del lavoro.</p><p>La crescita, spiegano gli autori, &#8220;&#232; un fenomeno tremendamente complesso&#8221; e &#8220;non basta avere materie prime o manodopera a basso costo&#8221;. Secondo i due economisti, &#8220;&#232; il politico che spiega l&#8217;economico, e non il contrario&#8221;. Il capitalismo &#232; nato quando i governanti hanno iniziato a poter tassare i sudditi riununciando a prendere tutti i loro beni: in altre parole, c&#8217;&#232; stata una separazione tra sovranit&#224; e propriet&#224;. In Europa questa separazione &#232; arrivata &#8220;quasi per caso&#8221;, nel disordine del sistema feudale e nello scontro tra Chiesa e Impero. Da Friedrich von Hayek gli autori riprendono l&#8217;idea che il sapere sia frammentato tra molte persone: le conoscenze &#8220;sono limitate e disperse, &#232; solo attraverso la cooperazione spontanea che &#232; possibile mobilitarle&#8221;. Il mercato &#232; superiore al piano centralizzato perch&#233; usa dati che nessuna autorit&#224; centrale pu&#242; avere. Il liberalismo dei due autori non &#232; estremo: non c&#8217;&#232; spazio per la &#8220;giustizia sociale&#8221;, ma il welfare &#232; sostenuto &#8220;se quest&#8217;ultimo svolge la funzione di assicurare contro le avversit&#224;&#8221;.</p><p>Gli autori chiamano &#8220;Erodiani&#8221; (da Erode, il sovrano della Giudea attratto dai costumi romani) figure come Pietro il Grande e i modernizzatori del Giappone Meiji. Un ostacolo tipico di queste modernizzazioni &#232;, a detta degli autori, &#8220;il desiderio di acquisire la tecnologia senza adottare i valori che l&#8217;hanno prodotta&#8221;. Per i due autori &#8220;la tecnologia &#232; figlia dei valori&#8221;: &#8220;mandare un ingegnere iracheno a studiare in Germania non produce la Mercedes Benz in Iraq&#8221;. Un controesempio, ammesso nel libro stesso, &#232; Pechino, che ha fatto una copia efficace della scienza e delle scuole occidentali senza la democrazia liberale. Il libro non d&#224; per&#242; una risposta su quali principi siano indispensabili.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KJ_l!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7e8b3e78-3323-442a-a93b-d0d583e79d94_966x1500.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KJ_l!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7e8b3e78-3323-442a-a93b-d0d583e79d94_966x1500.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KJ_l!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7e8b3e78-3323-442a-a93b-d0d583e79d94_966x1500.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KJ_l!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7e8b3e78-3323-442a-a93b-d0d583e79d94_966x1500.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KJ_l!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7e8b3e78-3323-442a-a93b-d0d583e79d94_966x1500.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KJ_l!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7e8b3e78-3323-442a-a93b-d0d583e79d94_966x1500.jpeg" width="392" height="608.695652173913" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7e8b3e78-3323-442a-a93b-d0d583e79d94_966x1500.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1500,&quot;width&quot;:966,&quot;resizeWidth&quot;:392,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KJ_l!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7e8b3e78-3323-442a-a93b-d0d583e79d94_966x1500.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KJ_l!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7e8b3e78-3323-442a-a93b-d0d583e79d94_966x1500.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KJ_l!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7e8b3e78-3323-442a-a93b-d0d583e79d94_966x1500.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KJ_l!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7e8b3e78-3323-442a-a93b-d0d583e79d94_966x1500.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Dal 1945 gli Stati Uniti sono stati i garanti dei beni pubblici globali, dalla sicurezza delle rotte marittime all&#8217;utilizzo del dollaro come moneta di riferimento. Come hanno osservato Arfaras e Russo, questo ruolo &#232; una sorta di assicurazione: gli altri paesi spendono meno per difendersi dall&#8217;incertezza, mentre Washington ottiene in cambio influenza politica e vantaggi economici. Nel suo secondo mandato, Trump &#8220;ha trasformato il ruolo degli Stati Uniti da &#8216;assicuratore globale&#8217; a &#8216;estrattore di profitti&#8217;&#8221;.</p><p>Come per i social e i servizi online, il gestore di una piattaforma &#8220;tende a usarla prima come servizio, poi come clava&#8221;. La differenza tra un&#8217;azienda e uno Stato &#232; che un&#8217;azienda che spreme gli utenti pu&#242; riconvertirsi di fronte a nuovi rivali, mentre uno Stato non ha alternative di mercato. Per gli autori &#8220;prima o poi, le alternative emergono&#8221;. Negli anni Trenta la Gran Bretagna non fu pi&#249; in grado di garantire i beni pubblici globali e gli Stati Uniti non furono disponibili a sostituirla. Quando l&#8217;egemone in declino smette di garantire i beni pubblici globali e la potenza emergente non subentra, il sistema internazionale &#8220;precipita nel caos&#8221;. Il mondo si divide in blocchi e si perdono i guadagni della specializzazione che avevano sostenuto la crescita tra il 1990 e il 2020.</p><h2>Il capitale &#232; globale, il voto &#232; locale</h2><p>Nel Medioevo le citt&#224; potevano crescere solo in base a quanto produceva il contado circostante. Nel Rinascimento, grazie alla divisione del lavoro e al commercio, le citt&#224; potevano crescere molto di pi&#249;. Quando guardiamo le opere d&#8217;arte fiorentine, scrivono gli autori, &#8220;stiamo in realt&#224; guardando il capitale mercantile trasformato in bellezza&#8221;.</p><p>Oggi la dimensione di una citt&#224; &#232; legata al &#8220;portafoglio di funzioni&#8221; che riesce a concentrare e alla capacit&#224; di attrarre persone qualificate. Torino alla fine dell&#8217;Ottocento era una citt&#224; di medie dimensioni, ma fino a poco prima era stata la capitale. L&#8217;arrivo della Fiat nel 1899 la trasform&#242; nella &#8220;Detroit italiana&#8221;. A Mirafiori lavoravano pi&#249; di 50 mila operai e la popolazione pass&#242; da 700 mila nel 1951 a pi&#249; di 1,1 milioni nel 1971. Le decisioni sugli investimenti venivano prese in trattative dirette tra la Fiat e il governo.</p><p>Il modello di citt&#224; industriale descritto dagli autori &#232; quello che cresce grazie all&#8217;accumulo di macchinari e all&#8217;arrivo di lavoratori. Negli anni Ottanta e Novanta le linee di produzione della Fiat furono automatizzate, portando a un forte calo del numero di operai, ma la produzione rimase costante. Intorno agli stabilimenti iniziarono a nascere studi di ingegneria e centri di ricerca. Quando una citt&#224; ha meno addetti, ma il valore prodotto rimane lo stesso, la produttivit&#224; sale e la citt&#224; smette di crescere. Questo &#232; il primo tipo di de-industrializzazione. La crescita di interi quartieri di uffici vicino alle fabbriche &#232; l&#8217;&#8220;evoluzione del sistema produttivo&#8221;.</p><p>Negli anni Duemila si &#232; arrivati a un terzo stadio: la Fiat ha spostato all&#8217;estero la direzione e una quota crescente della produzione. Anche il valore aggiunto, ossia la ricchezza prodotta dall&#8217;industria, &#232; calato. Non si &#232; persa solo occupazione, ma anche ricchezza. Questo &#232; il secondo tipo di de-industrializzazione. I dati del libro mostrano che il peso dell&#8217;area torinese sul valore aggiunto dell&#8217;industria nazionale &#232; passato dal 28 per cento del 1980 al 12 per cento del 2015. Come scrivono gli autori, Torino &#8220;ha perso il quartier generale industriale senza mai avere quello politico&#8221;.</p><p>Il potere politico, come spiega il libro, &#8220;continua ad avere un perimetro collegato agli elettori che lo legittimano&#8221;, mentre quello economico &#8220;si &#232; liquefatto&#8221;. Per realizzare opere come una metropolitana o un distretto dell&#8217;innovazione, che richiedono tempi di decenni, &#232; necessario che ci sia fiducia reciproca tra i due poteri. Un investitore non ha infatti le garanzie che il sindaco che promuove gli incentivi rimanga in carica fino al ritorno dell&#8217;investimento, cos&#236; come un sindaco non ha la certezza che la multinazionale rimanga dopo aver ottenuto i vantaggi pubblici. Questo &#232; il cosiddetto &#8220;rischio di coordinamento&#8221;.</p><p>Il rischio &#232; minore nelle capitali, per quello che gli autori chiamano &#8220;effetto capitale&#8221;, o nei poli equivalenti. Per Torino il polo &#232; Milano. Le amministrazioni locali hanno puntato su &#8220;festival culturali, turismo, food economy&#8221;, un&#8217;opzione sensata per amministratori con &#8220;orizzonti elettorali di cinque anni e nessun accesso a fonti di capitale paziente&#8221;. Secondo gli autori si tratta soprattutto di lavoro temporaneo e queste attivit&#224; &#8220;non alterano le relazioni di potere strutturali&#8221;. </p><div class="poll-embed" data-attrs="{&quot;id&quot;:1586967}" data-component-name="PollToDOM"></div><h2>Il moltiplicatore illusorio</h2><p>Le Olimpiadi e i grandi eventi vengono di solito giustificati con un moltiplicatore: si promette che per ogni euro di spesa pubblica si avranno tre o quattro euro di reddito locale. L&#8217;idea viene da Keynes e si basa sul fatto che, in un contesto di disoccupazione e impianti produttivi fermi, la spesa pubblica diventa il reddito di qualcuno, che ne spende una parte, e cos&#236; via. In un&#8217;economia chiusa, con capacit&#224; produttiva inutilizzata, questo modello &#8220;funziona perfettamente sulla carta&#8221;. Ma in realt&#224; le economie regionali sono aperte e una parte consistente dei soldi esce subito, andando a imprese fornitrici fuori dalla regione e a gruppi alberghieri multinazionali.</p><p>Secondo le ricerche citate nel libro, il moltiplicatore teorico di 2-3 &#8220;si riduce a valori compresi tra 0,8 e 1,2&#8221;: in pratica si ha circa un euro di reddito per ogni euro speso. Inoltre, se gli alberghi e i ristoranti sono gi&#224; pieni, l&#8217;evento far&#224; principalmente aumentare i prezzi e scoraggiare i turisti che sarebbero venuti comunque.</p><p>I modelli di impatto considerano poi tutta la spesa nel perimetro dell&#8217;evento come nuova, come se la capacit&#224; di spesa delle famiglie fosse illimitata. Ma il budget familiare &#232; limitato e ogni euro destinato a un festival &#232; un euro che non viene speso nelle sale cinematografiche o nei locali di altre citt&#224;. Il turismo interno &#232; una partita di giro: &#232; uno spostamento che si compensa. Come scrivono gli autori, &#8220;quello che conta &#232; il reddito disponibile. Se lo spendo ad Alassio non lo spendo a Milano&#8221;. Lo stesso vale per le fiere: i visitatori veronesi spendono a Milano invece che nei ristoranti di Verona e alla fine &#8220;il PIL milanese sale, quello veronese scende, e quello italiano &#232; fermo&#8221;. I turisti stranieri sono un caso diverso, ma anche l&#236; bisogna sottrarre la spesa che fanno gli italiani in vacanza all&#8217;estero.</p><p>I dati degli studi d&#8217;impatto &#8220;non di rado sono forniti da chi organizza materialmente le attivit&#224; finanziate pubblicamente&#8221;. Uno <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2021/2021-1355/index.html">studio</a> della Banca d&#8217;Italia, pubblicato a novembre 2021, ha analizzato la provincia di Torino confrontandola con territori simili che non hanno ospitato le Olimpiadi invernali del 2006. Nei cinque anni successivi, i comuni torinesi hanno registrato un aumento del numero di turisti e del debito, ma nessun effetto statisticamente significativo sul valore aggiunto e sul mercato del lavoro. Gli autori propongono per questo che ogni progetto pubblico oltre i 50 milioni di euro sia valutato da esperti indipendenti, prima e dopo.</p><p>Nell&#8217;Unione europea gli alberghi, i bar e i ristoranti hanno un fatturato annuo di circa 675 miliardi di euro. Il valore aggiunto, al netto di affitti e materie prime, &#232; di circa 280 miliardi, pari all&#8217;1,7 per cento del PIL europeo. Una parte consistente di questo valore va ai proprietari dei locali: in altre parole, &#8220;si arricchiscono di pi&#249; i proprietari delle mura che i baristi dentro quelle mura&#8221;. Scommettere sull&#8217;occupazione turistica per una citt&#224;, quindi, &#8220;comporta consapevolmente abbassare il reddito medio&#8221;. Questo concetto ricorda un <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/no-il-turismo-non-e-il-petrolio-italiano">pezzo</a> che ho scritto nel 2025, dove scrivevo che l&#8217;idea del turismo come grande risorsa italiana, al pari del petrolio, sia un&#8217;illusione. </p><p>Arfaras e Russo citano la teoria della crescita endogena dell&#8217;economista Paul Romer, secondo cui lo sviluppo &#232; generato dalle idee e dalle conoscenze accumulate e diffuse dalle imprese. &#8220;La crescita endogena non si genera con la spesa fiscale&#8221;, scrivono gli autori, &#8220;ma con l&#8217;innovazione che diventa prodotto e servizio commerciabile&#8221;. Il ruolo pubblico dovrebbe essere quello di fornire beni che i privati non offrirebbero, come per esempio &#8220;istruzione di qualit&#224;, ricerca di base&#8221;, i cui ritorni sono lenti e arrivano dopo la fine del mandato di chi li ha decisi. Per gli autori la scadenza elettorale &#232; la principale responsabile, perch&#233; rende &#8220;amabile la retorica facile dei moltiplicatori&#8221;.</p><p>Questo rigore per&#242; non sempre viene applicato dal libro a se stesso. Nel capitolo sulla sanit&#224;, per esempio, viene dato un valore alla salute degli italiani, il cosiddetto &#8220;PIL nascosto&#8221;, pari a circa 440 miliardi all&#8217;anno, con un metodo simile a quello dei moltiplicatori che viene criticato qualche pagina pi&#249; in l&#224;. Il numero attribuisce alla spesa sanitaria anni di vita che sono dovuti anche alla dieta e alla struttura demografica, cosa che gli autori stessi riconoscono.</p><h2>Rendere i lavoratori capitalisti</h2><p>Per Arfaras e Russo una parte della crescita degli ultimi decenni non compare nel PIL perch&#233; si &#232; trasformata in ore libere. In media gli occupati tedeschi lavorano 1.332 ore all&#8217;anno, quelli danesi poco pi&#249; di 1.400 e quelli statunitensi quasi 1.800. Questo divario &#232; dovuto, secondo i due autori, a &#8220;scelte sociali diverse in materia di equilibrio tra lavoro e tempo libero&#8221;. Quando la tecnologia &#8220;funziona bene, ci regala del tempo libero&#8221;. Per esempio, un impiegato che lavora da casa non perde pi&#249; due ore al giorno nei trasporti tra casa e ufficio. Una parte dei guadagni di produttivit&#224; &#232; stata usata per abbassare il costo dell&#8217;intrattenimento invece che per produrre pi&#249; automobili. Come hanno scritto gli autori, &#8220;abbiamo barattato il fatturato con il relax&#8221;. Il limite della contabilit&#224; nazionale &#232; che registra solo gli scambi di mercato: il tempo guadagnato si traduce in un calo dei consumi, anche se in realt&#224; c&#8217;&#232; pi&#249; benessere per le persone.</p><p>Con l&#8217;intelligenza artificiale, il lavoro viene sempre pi&#249; sostituito dalle macchine, ossia dal capitale. Per gli autori, il salario rischia di non essere pi&#249; il canale principale attraverso cui il reddito va alle famiglie, mentre i redditi di chi progetta e supervisiona i sistemi, spesso con stock option, crescono.</p><p>La sfida &#8220;&#232; quindi di natura costituzionale&#8221;, dicono gli autori, perch&#233; bisogna &#8220;ridefinire i diritti di propriet&#224; e i meccanismi distributivi fondamentali&#8221;, salvando le spinte all&#8217;innovazione grazie a cui il capitalismo &#232; stato &#8220;il sistema economico pi&#249; dinamico della storia&#8221;.</p><p>Il libro ipotizza che se le famiglie ricche americane di inizio Novecento avessero avuto i loro patrimoni investiti in borsa, oggi ci sarebbero circa 16 mila ultramiliardari di vecchia data. Nella realt&#224;, per&#242;, ce ne sono meno di mille e quasi tutti sono partiti da zero. I flussi di eredit&#224; nei paesi ricchi sono tornati a crescere e la mobilit&#224; sociale tra genitori e figli, ossia la probabilit&#224; di migliorare la propria posizione relativa, &#8220;&#232; ferma e non si &#232; fermata adesso, bens&#236; mezzo secolo fa&#8221;. Secondo i due economisti, il sistema &#232; sostenibile anche cos&#236;: &#8220;gli basta che il sogno della mobilit&#224; resti credibile per una minoranza significativa&#8221;. Il pericolo &#232; che &#8220;la percezione di un ascensore sociale guasto&#8221; spinga verso i populismi. E questo pericolo si aggrava quando l&#8217;economia &#232; ferma, tema di un mio <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-la-democrazia-si-regge-sulla">articolo precedente</a>.</p><p>L&#8217;opzione pi&#249; ovvia sarebbe quella di tassare di pi&#249; i grandi patrimoni. Le imposte nazionali sul patrimonio sono per&#242; giudicate &#8220;uno strumento spuntato&#8221; e &#8220;costose da amministrare, semplici da aggirare&#8221;. La ricchezza &#232; in gran parte finanziaria e pu&#242; essere trasferita oltre i confini in pochi secondi. Inoltre, se il rendimento del capitale supera la crescita, come nella famosa formula r &gt; g di Thomas Piketty, la ricchezza si concentra sempre di pi&#249;. La soluzione proposta &#232; di cambiare la distribuzione iniziale: &#8220;Non tassare i capitalisti, ma rendere i lavoratori capitalisti&#8221;.</p><p>L&#8217;idea nasce dall&#8217;ordoliberalismo tedesco, la scuola che nel dopoguerra ha ispirato l&#8217;economia sociale di mercato, basata sul principio secondo cui &#8220;la propriet&#224; conta pi&#249; della redistribuzione&#8221;.</p><p>Nel libro gli autori propongono quattro strumenti: l&#8217;azionariato dei dipendenti, che coinvolge circa 25 milioni di lavoratori negli Stati Uniti; la previdenza integrativa con veri investimenti nelle imprese; il reddito minimo come rete di protezione; e i fondi sovrani, come quello dell&#8217;Alaska, che distribuiscono dividendi annuali agli abitanti, pagati con i ricavi del petrolio. In Italia l&#8217;occasione ci fu con le privatizzazioni degli anni Novanta, quando il ministro del Tesoro Piero Barucci parlava di una &#8220;public company con azionariato molto diffuso&#8221;. Tra gli obiettivi dichiarati, solo in parte &#232; stata raggiunta la riduzione del debito, perch&#233; secondo gli autori &#8220;si scelse la via della minor resistenza: vendere in fretta, vendere ai soliti, vendere male&#8221;.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;c62d13b0-a486-4482-affe-8f12fd984c30&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In Italia c&#8217;&#232; questo luogo comune, molto diffuso, secondo cui i politici sono &#8220;tutti dei bugiardi&#8221;. Giovanni Zagni &#232; il direttore di Pagella Politica, una testata che si occupa di verificare le dichiarazioni dei politici ed &#232; attiva dal 2012, e la reazione tipica di chi sente che lavoro fa &#232;: &#8220;Eh, ne avrai di lavoro da fare&#8221;.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Perch&#233; i politici mentono e perch&#233; ci crediamo&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Analizzo dati, studi e ricerca economica per spiegare l'attualit&#224; italiana. Scrivo una newsletter qui su Substack, curo la media dei sondaggi su doppiacifra.it e il sito di politica statunitense focusamerica.it.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-10-17T08:01:40.490Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MYcH!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7f3a8e65-12fa-4941-817d-52af4b2f3f0a_1000x1498.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-i-politici-mentono-e-perche&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:220377909,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:19,&quot;comment_count&quot;:2,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lbv0!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F240148b9-726e-47ef-a28f-e491b02deac2_856x856.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h2>In conclusione</h2><p>In breve, il libro sostiene un liberalismo pragmatico, dove il mercato &#232; lo strumento migliore per innovare e sfruttare le conoscenze disperse, mentre lo Stato deve limitare le rendite e allargare la propriet&#224; del capitale, oltre a tassarlo. Gli autori cercano di lasciare al lettore &#8220;alcune attitudini&#8221;, perch&#233; una ricetta sarebbe &#8220;sospetta&#8221;. La prima &#232; quella di chiedersi, di fronte a una cifra, che cosa stia indicando e su quali ipotesi si basi. Gli autori la chiamano &#8220;igiene civica&#8221; ed &#232; forse l&#8217;insegnamento di maggior valore, visto che ogni anno l&#8217;Italia si riempie di moltiplicatori per i grandi eventi e di retorica sul turismo come petrolio nazionale.</p><p>Il limite &#232; la forma: le idee migliori sono sparse in capitoli che mescolano storia e finanza pubblica e spesso i numeri non hanno una fonte. Merita una lettura, anche perch&#233;, qualunque sia il punto di partenza, a ogni capitolo costringe chi legge a rimettere in discussione qualche convinzione. Lo trovi <a href="https://www.amazon.it/dp/B0H2G9VZV3">qui su Amazon</a>.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Perché serve la concorrenza e perché va difesa]]></title><description><![CDATA[L&#8217;Europa discute se allentare le regole della concorrenza per far nascere campioni continentali. Ma la concorrenza &#232; una politica e l&#8217;Italia sa cosa succede quando arriva e quando manca.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-serve-la-concorrenza-e-perche</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-serve-la-concorrenza-e-perche</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Thu, 22 Oct 2026 08:01:38 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PljH!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5d96e685-a161-4fb2-8d77-da320270c3b3_1980x1320.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;aprile del 2012, quando Italo ha iniziato a far girare i suoi treni sull&#8217;alta velocit&#224; italiana, &#232; stato il primo operatore privato al mondo a entrare in concorrenza con l&#8217;impresa statale su una rete ad alta velocit&#224;. Fino a quel momento, Trenitalia era stata l&#8217;unica a far circolare i treni veloci. Dopo l&#8217;ingresso di Italo, le tariffe medie sulla tratta Milano-Roma sono scese di circa un terzo, le corse sono aumentate e la maggior parte dei viaggiatori ha smesso di prendere l&#8217;aereo preferendo il treno.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>A maggio 2018 &#232; arrivato Iliad nella telefonia italiana. I prezzi dei servizi telefonici sono <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/prc_hicp_aind/default/table?lang=en">calati</a> del 6 per cento nel solo 2019 e del 17 per cento dal 2012, mentre l&#8217;indice generale dei prezzi &#232; aumentato del 26 per cento. Oggi le tariffe di telefonia mobile in Italia sono tra le pi&#249; economiche in Europa. In entrambi i casi, alla base di questi fenomeni c&#8217;&#232; stato un intervento pubblico. L&#8217;ingresso di Iliad &#232; stato reso possibile dalla Commissione europea, l&#8217;autorit&#224; di concorrenza a livello Ue, che nel 2016 ha approvato l&#8217;<a href="https://competition-cases.ec.europa.eu/cases/M.7758">unione</a> di Wind e Tre chiedendo in cambio la cessione di frequenze e antenne a un quarto operatore nuovo. L&#8217;apertura dell&#8217;alta velocit&#224; ai privati &#232; stata possibile grazie al fatto che l&#8217;Italia ha recepito prima degli altri paesi le norme europee sull&#8217;accesso di pi&#249; imprese alla stessa rete ferroviaria.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PljH!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5d96e685-a161-4fb2-8d77-da320270c3b3_1980x1320.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PljH!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5d96e685-a161-4fb2-8d77-da320270c3b3_1980x1320.png 424w, 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data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5d96e685-a161-4fb2-8d77-da320270c3b3_1980x1320.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:971,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:129464,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/211431413?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5d96e685-a161-4fb2-8d77-da320270c3b3_1980x1320.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>I prezzi bassi sembrano una cosa ovvia, ma in realt&#224; sono il risultato dell&#8217;azione dell&#8217;antitrust. Con antitrust si intende l&#8217;insieme di leggi e autorit&#224; che si occupano di tutelare la concorrenza. Tra le loro funzioni ci sono il divieto di formare cartelli sui prezzi, il blocco delle fusioni dannose e la possibilit&#224; di sanzionare le imprese dominanti che abusano del proprio potere. Oggi questo sistema &#232; messo in discussione. Da alcuni anni a Bruxelles si sta, infatti, diffondendo l&#8217;idea che l&#8217;Europa soffra di eccesso di concorrenza e che per competere con Stati Uniti e Cina servano i cosiddetti &#8220;campioni europei&#8221;, grandi gruppi continentali in grado di competere a livello globale, favoriti da regole pi&#249; permissive sulle fusioni e da maggiori aiuti pubblici. Ma l&#8217;Europa soffre davvero di troppa concorrenza? La risposta &#232; no, non proprio.</p><h2>A cosa serve la concorrenza</h2><p>Partiamo dal funzionamento di un mercato in concorrenza. Quando ci sono molte imprese che si rivolgono agli stessi clienti, nessuna di queste pu&#242; mantenere a lungo prezzi molto pi&#249; alti dei costi, perch&#233; altrimenti un concorrente le toglier&#224; clienti con un&#8217;offerta leggermente migliore. Un&#8217;impresa gestita male, con costi pi&#249; alti dei concorrenti, registrer&#224; perdite e poi uscir&#224; dal mercato e i suoi lavoratori e il suo capitale si sposteranno verso imprese pi&#249; efficienti. In questo modo i prezzi si avvicineranno ai costi, i benefici dell&#8217;efficienza ricadranno sui consumatori e le risorse saranno impiegate dove rendono di pi&#249;. Questa selezione &#232; ci&#242; che fa aumentare la produttivit&#224;, ossia il valore prodotto a parit&#224; di ore lavorate.</p><p>In assenza di concorrenza, invece, succede il contrario. Un monopolista, ossia un&#8217;impresa senza rivali, pu&#242; alzare i prezzi perch&#233; i clienti non hanno altra scelta. In questo modo l&#8217;azienda trasferisce denaro dai consumatori ai profitti dell&#8217;impresa. Chi non pu&#242; permettersi il prezzo pi&#249; alto smetter&#224; di comprare e questo comporta una perdita netta di ricchezza, che non va a nessuno. L&#8217;economista Arnold Harberger <a href="https://econdse.org/wp-content/uploads/2011/12/Harberger1954-Monopoly-and-resourse-allocation-AER.pdf">stim&#242;</a> nel 1954 che questa perdita negli Stati Uniti fosse molto piccola, pari allo 0,1 per cento del prodotto nazionale e per alcuni decenni il problema fu considerato di poco conto.</p><p>Il danno maggiore del monopolio &#232; per&#242; nel tempo e riguarda l&#8217;innovazione. Il motivo per cui un&#8217;impresa investe per migliorare se stessa &#232; quello di superare i concorrenti con prodotti migliori o costi minori. Un monopolista non ha questo incentivo, perch&#233; ha gi&#224; tutta la clientela e nessuno gliela contesta. Come scrisse nel 1935 John Hicks, tra i maggiori economisti del Novecento, &#8220;il migliore dei profitti di monopolio &#232; una vita tranquilla&#8221;. Un&#8217;economia fatta di imprese senza pressione competitiva smetter&#224; di migliorare e nel lungo periodo si fermer&#224;, perch&#233; la crescita di lungo periodo &#232; quasi tutta generata dalle imprese obbligate a innovare per restare sul mercato.</p><p>Un esempio attuale &#232; quello dell&#8217;intelligenza artificiale. OpenAI, Anthropic, XAI, Meta e Google rilasciano nuovi modelli a poche settimane di distanza l&#8217;uno dall&#8217;altro, imitando le funzioni che hanno avuto successo e competendo per gli utenti con continui miglioramenti. Per l&#8217;utente di un chatbot, cambiare fornitore &#232; questione di un clic. Per i consumatori, questo &#232; uno dei mercati pi&#249; competitivi al mondo, mentre per le aziende &#232; meno competitivo (un fornitore integrato nei propri sistemi &#232; pi&#249; costoso da sostituire). Questo spiega perch&#233; l&#8217;innovazione in questo settore &#232; cos&#236; veloce: nessuna delle tre aziende pu&#242; godersi la &#8220;vita tranquilla&#8221; di Hicks.</p><p>Nel frattempo, le stime dei reali costi del monopolio sono state ampliate andando oltre l&#8217;effetto sui prezzi. Sono state incluse le risorse che servono per ottenere e mantenere una rendita, ossia un guadagno dovuto alla protezione e non al merito. Si tratta di spese legali, pressioni organizzate sulla politica (lobbying) e cos&#236; via. Uno <a href="https://doi.org/10.1162/qjec.2007.122.4.1351">studio</a> su 732 imprese manifatturiere ha mostrato che una debole concorrenza e il capitalismo familiare spiegano fino a due terzi del divario di qualit&#224; manageriale tra imprese americane ed europee. Il vero costo del monopolio &#232; la produttivit&#224; persa che si accumula nel corso degli anni.</p><p>Va per&#242; sottolineato che il monopolio di per s&#233; non &#232; un danno. Se un&#8217;impresa &#232; dominante grazie alla propria superiorit&#224; e pu&#242; essere ancora sfidata da nuovi concorrenti, sta solo vincendo la competizione. I brevetti sono un esempio di monopoli temporanei garantiti dalla legge come ricompensa per le invenzioni. Il monopolio dannoso &#232; quello protetto, in cui i clienti non hanno scelta e i nuovi concorrenti non possono entrare, per esempio a causa di barriere legali, reti non replicabili o protezione politica. Philippe Aghion, premio Nobel 2025 per la teoria della distruzione creatrice (secondo cui la crescita &#232; dovuta a nuove imprese che sostituiscono le vecchie), ha <a href="https://doi.org/10.1093/qje/120.2.701">mostrato</a> che la concorrenza stimola l&#8217;innovazione soprattutto nelle imprese vicine alla frontiera tecnologica, ossia che usano le tecniche pi&#249; avanzate disponibili. Pu&#242; invece scoraggiare le imprese molto arretrate. Nei paesi avanzati, come quelli europei, prevale l&#8217;effetto positivo.</p><p>Ci sono poi dei mercati dove la selezione non &#232; sufficiente. Le reti elettriche e ferroviarie sono monopoli naturali perch&#233; costruire una seconda rete parallela costerebbe di pi&#249; dei benefici che porterebbe. Per questo le tariffe sono controllate da un regolatore pubblico. Nel digitale c&#8217;&#232; l&#8217;effetto rete: ogni nuovo utente aumenta il valore della piattaforma per gli altri e il mercato tende a &#8220;ribaltarsi&#8221; fino ad avere un unico vincitore. Nel mercato del lavoro il potere pu&#242; essere dalla parte dei datori di lavoro: questo &#232; il monopsonio, di cui <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/salario-minimo-italia">abbiamo gi&#224; parlato</a> in un precedente articolo della newsletter sul salario minimo. Con pochi datori di lavoro i salari rimangono pi&#249; bassi di quanto i lavoratori producono.</p><h2>Quanto costa il potere di mercato</h2><p>Quando c&#8217;&#232; un vero potere di mercato, i costi si vedono. La pi&#249; ampia <a href="https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2400780">rassegna della letteratura</a> sui cartelli che sono stati scoperti, cio&#232; gli accordi segreti tra concorrenti per mantenere alti i prezzi, mostra che ci sono oltre 700 casi. Il sovrapprezzo mediano per i clienti &#232; stato superiore al 23 per cento, ma scende a circa il 16 per cento se si corregge per il fatto che gli studi con risultati eclatanti hanno una maggiore probabilit&#224; di essere pubblicati. Il cartello dei produttori di camion, con quattordici anni di coordinamento dei listini e nove camion su dieci venduti in Europa, ha portato a una <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/IP_16_2582">multa</a> record di quasi 3 miliardi di euro.</p><p>Negli Stati Uniti gli ospedali senza concorrenti nella propria area <a href="https://www.nber.org/papers/w21815">hanno prezzi pi&#249; alti</a> del 12 per cento rispetto a quelli con almeno quattro concorrenti. Nei mercati del lavoro locali con pochi datori di lavoro, i salari offerti <a href="https://www.nber.org/papers/w24147">sono pi&#249; bassi</a> del 17 per cento rispetto ai mercati con molti datori. I grandi gruppi farmaceutici hanno fatto acquisizioni solo per chiudere progetti concorrenti per una quota tra il 5,3 e il 7,4 per cento del totale: le cosiddette &#8220;<a href="https://doi.org/10.1086/712506">acquisizioni killer</a>&#8221;. Queste acquisizioni si concentrano poco sotto la soglia di valore che fa scattare l&#8217;esame delle autorit&#224;.</p><p>Il dato pi&#249; citato nel dibattito, ricavato dai bilanci, mostra che negli Stati Uniti il margine medio tra prezzo e costo di produzione &#232; <a href="https://doi.org/10.1093/qje/qjz041">passato</a> dal 21 per cento nel 1980 al 61 per cento nel 2016<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>. Per un&#8217;impresa mediana il margine &#232; solo cresciuto dal 13 al 22 per cento: l&#8217;aumento &#232; quasi tutto dovuto a poche imprese &#8220;superstar&#8221; molto produttive con quote di mercato enormi. Il decimo delle imprese con i margini pi&#249; alti ha un ricarico che &#232; salito dal 46 al 149 per cento. La concentrazione, ossia la quota di mercato in mano alle imprese pi&#249; grandi, pu&#242; aumentare anche quando il mercato funziona bene. Nel commercio al dettaglio negli Stati Uniti, tra il 1992 e il 2012 la quota delle grandi catene &#232; pi&#249; che triplicata a livello nazionale, ma nei mercati locali, dove i consumatori fanno davvero acquisti, &#232; aumentata solo di un terzo. L&#8217;espansione di Walmart ha portato concorrenza in luoghi dove prima esisteva un solo negozio.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!pepA!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe36a3476-0c9f-4137-bda5-8c9ed1f34652_1980x1232.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!pepA!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe36a3476-0c9f-4137-bda5-8c9ed1f34652_1980x1232.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!pepA!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe36a3476-0c9f-4137-bda5-8c9ed1f34652_1980x1232.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Come si fa a distinguere una concentrazione positiva da una negativa? Secondo un <a href="https://worksinprogress.co/issue/how-to-spot-a-monopoly/">saggio</a> dell&#8217;economista Brian Albrecht, c&#8217;&#232; un solo criterio: bisogna verificare se le imprese pi&#249; efficienti stanno crescendo a scapito delle altre. Negli Stati Uniti, con la liberalizzazione della telefonia negli anni Ottanta, gli impianti pi&#249; produttivi iniziarono a guadagnare quote di produzione. Sotto il monopolio di AT&amp;T non succedeva perch&#233; il gruppo si riforniva quasi tutto da una controllata di sua propriet&#224;, indipendentemente dalla qualit&#224;. Se crescono i migliori, il mercato funziona; se i grandi restano grandi perch&#233; nessuno pu&#242; sfidarli, non funziona.</p><h2>L&#8217;America e l&#8217;Europa si scambiano i ruoli</h2><p>Negli Stati Uniti, nel 1890 venne approvato lo Sherman Act, il primo provvedimento al mondo contro i cartelli e i monopoli, pensato per contrastare i grandi gruppi dell&#8217;epoca. Il caso pi&#249; celebre fu quello della Standard Oil di John D. Rockefeller, che controllava circa il 90 per cento della raffinazione di petrolio negli Stati Uniti, grazie all&#8217;acquisto dei concorrenti e a sconti segreti dalle ferrovie, negati ai rivali. Nel 1911 la Corte Suprema decise di dividere la Standard Oil in 34 societ&#224;, da cui ancora oggi derivano Exxon e Chevron. La stessa sorte fu destinata nel 1984 ad AT&amp;T, quasi monopolista della telefonia. L&#8217;ultimo grande processo di quella fase fu quello contro Microsoft, conclusosi nel 2001.</p><p>A fine anni Settanta l&#8217;approccio cambi&#242; con Robert Bork, un giurista dell&#8217;universit&#224; di Chicago e poi giudice, che nel suo libro <em>The Antitrust Paradox</em> sostenne che l&#8217;unico criterio da considerare fosse il benessere del consumatore, misurato attraverso i prezzi. Se i prezzi non aumentavano, le dimensioni di un&#8217;impresa non erano un problema. Un altro giudice della stessa scuola, Frank Easterbrook, sostenne che gli errori dell&#8217;antitrust fossero asimmetrici: un monopolio, se tollerato, prima o poi sarebbe stato corretto dal mercato, mentre un&#8217;impresa sanzionata ingiustamente avrebbe subito un danno permanente. Negli anni Ottanta questa dottrina divenne prevalente nei tribunali americani e da allora le cause contro i monopoli si sono molto ridotte, mentre interi settori, dalle compagnie aeree alle banche, si sono concentrati.</p><p>Negli anni Dieci si &#232; poi tornati a rivedere questa impostazione, man mano che si sono accumulati gli studi sui margini e sulla concentrazione di cui ho parlato prima. Nel 2019 il libro dell&#8217;economista francese Thomas Philippon, docente a New York, <em><a href="https://www.hup.harvard.edu/books/9780674260320">The Great Reversal</a></em>, ha dato numeri e un nome a questo ripensamento. Philippon ha mostrato come i mercati statunitensi siano oggi meno concorrenziali di quelli europei: fra il 2000 e il 2017 l&#8217;aumento dei prezzi negli Stati Uniti &#232; stato superiore di 15 punti a quello dell&#8217;eurozona e la connessione internet costa circa il doppio rispetto alla Francia. Secondo Philippon, la spiegazione &#232; il lobbying: la spesa delle imprese americane per lobbying e finanziamenti elettorali &#232; molto pi&#249; alta di quella delle europee e le regole sono finite a proteggere le imprese esistenti. L&#8217;Europa, che aveva preso le regole antitrust da Washington, ha superato gli Stati Uniti.</p><p>La reazione della politica statunitense &#232; arrivata con Lina Khan, una giovane giurista diventata il simbolo del nuovo movimento antimonopolio. Nel 2017 un suo <a href="https://www.yalelawjournal.org/note/amazons-antitrust-paradox">articolo</a> &#232; diventato molto celebre sostenendo che il criterio dei prezzi non &#232; in grado di indentificare i problemi delle piattaforme digitali: Amazon ha prezzi bassi, ma controlla l&#8217;infrastruttura su cui devono vendere anche i suoi concorrenti. Nel 2021 Joe Biden ha nominato Khan a capo dell&#8217;autorit&#224; federale per la concorrenza. La stagione dei processi &#232; continuata anche con il cambio di amministrazione: Trump ha proseguito le cause avviate contro Google, Apple, Amazon e Microsoft. Ad agosto 2024 un giudice federale ha stabilito che Google ha monopolizzato la ricerca online e a settembre 2025 &#232; arrivata la decisione sui <a href="https://www.dlapiper.com/en/insights/publications/2025/09/federal-court-orders-remedies-in-google-antitrust-case">rimedi</a> da applicare: Google non potr&#224; pi&#249; stipulare contratti di esclusiva, dovr&#224; condividere i dati con i concorrenti e non le &#232; stato ordinato di vendere il browser Chrome. A novembre 2025 un tribunale ha invece <a href="https://www.techpolicy.press/looking-ahead-on-us-antitrust-enforcement-and-tech-will-2026-deliver-more-of-the-same/">respinto</a> la causa contro Meta perch&#233;, con TikTok e YouTube sul mercato, Meta non &#232; considerata monopolista. Negli anni pi&#249; aggressivi, si era arrivati ad attribuire al potere di mercato persino l&#8217;inflazione successiva alla pandemia, ma gli studi sui margini non confermano questa tesi.</p><p>In Europa si &#232; arrivati alla concorrenza per una strada diversa, quella dell&#8217;integrazione. La scuola tedesca di giuristi ed economisti, che ha ispirato il Trattato di Roma del 1957, atto fondativo della Comunit&#224; europea, sosteneva che il mercato fosse una costruzione giuridica da difendere dai poteri privati. Le regole comuni servivano a evitare che i cartelli e i monopoli nazionali riuscissero a ricostruire le frontiere appena eliminate. Per questo uno strumento a disposizione dell&#8217;Unione, assente in qualsiasi altra giurisdizione, &#232; il controllo sugli aiuti di Stato: &#232; il potere della Commissione di bloccare i sussidi pubblici alle imprese e di obbligarle a restituirli. Nel caso Apple, l&#8217;Irlanda ha <a href="https://www.clearygottlieb.com/news-and-insights/publication-listing/commission-v-ireland-and-others-c46520-p">recuperato</a> 13 miliardi di euro di benefici fiscali dopo la sentenza definitiva di settembre 2024.</p><p>Mentre gli Stati Uniti chiudevano i casi, l&#8217;Unione europea sanzionava. Ha multato Google di 2,4 miliardi di euro nel 2017 per aver favorito il proprio servizio di comparazione dei prezzi e di 4,3 miliardi nel 2018 per Android. Negli ultimi due anni ha sanzionato Apple di 1,8 miliardi per abusi nello streaming musicale, Google di <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_1992">2,95 miliardi</a> per la pubblicit&#224; online e Delivery Hero e Glovo di 329 milioni per essersi divise i mercati e aver concordato di non assumere i rispettivi dipendenti. Come spiega Philippon, il vantaggio europeo &#232; di tipo istituzionale: la Commissione risponde a ventisette governi e non a una singola lobby. Un arbitro distante dalle parti sanziona con pi&#249; facilit&#224;.</p><h2>La svolta dei campioni europei</h2><p>La svolta &#232; arrivata il 6 febbraio 2019, quando la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager ha <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_19_881">bloccato</a> la fusione tra Siemens e Alstom, i due principali produttori europei di treni, sostenendo che la concorrenza cinese temuta sul mercato europeo non fosse imminente. Tredici giorni dopo, Francia e Germania hanno pubblicato un <a href="https://www.bruegel.org/blog-post/alstom-siemens-merger-and-need-european-champions">manifesto</a> comune per modificare le regole sulle fusioni, arrivando a proporre un diritto di veto dei governi sulle decisioni della Commissione. Da quel momento in poi, l&#8217;espressione &#8220;campioni europei&#8221; &#232; passata dai convegni ai vertici tra governi.</p><p>Nel frattempo, gli aiuti di Stato sono stati allentati per la pandemia e non sono mai davvero tornati a essere ristretti. C&#8217;&#232; stata una sequenza di quadri temporanei: quello per l&#8217;emergenza Covid, poi quello per la guerra in Ucraina, poi quello del 2023 in risposta ai sussidi verdi degli Stati Uniti e quello del 2025 per l&#8217;industria pulita. Secondo la <a href="https://www.eca.europa.eu/ECAPublications/SR-2024-21/SR-2024-21_EN.pdf">Corte dei conti europea</a>, con il quadro pandemico la Germania da sola aveva notificato pi&#249; della met&#224; degli aiuti di tutta l&#8217;Unione. Anche sugli aiuti effettivamente erogati, tra il 2020 e il 2024 le imprese tedesche hanno <a href="https://competition-policy.ec.europa.eu/state-aid/scoreboard_en">ricevuto</a> oltre un terzo dei 548 miliardi di aiuti di emergenza erogati in Europa, a fronte di un peso della Germania sul Pil Ue pari a un quarto. La quota tedesca sugli aiuti per l&#8217;industria pulita &#232; del 41 per cento. Con regole pi&#249; lasche, vince il paese con pi&#249; risorse di bilancio e il mercato unico viene distorto esattamente come il controllo degli aiuti doveva evitare.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!yCRn!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2da0cb8f-a08a-4048-9cfc-93e075f1a313_1980x1298.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!yCRn!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2da0cb8f-a08a-4048-9cfc-93e075f1a313_1980x1298.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Due rapporti, richiesti dalle istituzioni europee, forniscono la giustificazione teorica di questa svolta. Enrico Letta ad aprile 2024 ha <a href="https://www.consilium.europa.eu/media/ny3j24sm/much-more-than-a-market-report-by-enrico-letta.pdf">sottolineato</a> come ogni anno circa 300 miliardi di euro di risparmi europei vadano sui mercati americani, mentre Mario Draghi a settembre 2024 ha <a href="https://commission.europa.eu/topics/competitiveness/draghi-report_en">evidenziato</a> come l&#8217;Europa sia indietro sia per dimensioni sia per innovazione rispetto a Stati Uniti e Cina, proponendo di dare pi&#249; peso all&#8217;innovazione e agli investimenti nella valutazione delle fusioni, a partire dalle telecomunicazioni, dove in Europa ci sono decine di operatori mentre negli Stati Uniti pochi. In questi mesi &#232; in corso una revisione dei criteri con cui la Commissione autorizza le fusioni. A fine 2024 l&#8217;autorit&#224; britannica ha autorizzato la fusione tra Vodafone e Three, passando da quattro a tre operatori mobili, con la condizione che le due societ&#224; investano 11 miliardi di sterline sulla rete. Sono argomenti seri, ma il caso italiano di partenza mostra l&#8217;altra faccia della medaglia. L&#8217;Italia, dove gli operatori sono tornati a essere quattro per decisione dell&#8217;antitrust, ha tariffe tra le pi&#249; basse d&#8217;Europa. Prima di approvare il consolidamento, bisogna considerare chi ne sostiene il costo.</p><p>Le sei pi&#249; grandi imprese tecnologiche americane valgono in borsa pi&#249; di tutte le borse europee messe insieme e una parte dei loro margini deriva dalla concentrazione di talenti e fornitori negli stessi distretti. C&#8217;&#232; poi il fenomeno dei rendimenti crescenti di scala: nelle industrie moderne le imprese pi&#249; grandi producono a costi minori. Questo &#232; l&#8217;argomento serio a favore dei campioni. In settori dove c&#8217;&#232; apprendimento dalla produzione, come i lanci spaziali o i semiconduttori, le dimensioni riducono davvero i costi futuri. Un recente studio sulla fusione del 2006 tra le divisioni lanci di Boeing e Lockheed Martin, che ha dato origine a un monopolio dei razzi negli Stati Uniti, ha mostrato che i risparmi dovuti all&#8217;esperienza comune sono stati superiori al danno causato dal potere di mercato. In casi di questo tipo, valutare le fusioni guardando solo ai margini attuali &#232; un errore per eccesso di severit&#224;.</p><p>Ci sono poi i controesempi. Alitalia ha ricevuto circa 13 miliardi di euro di denaro pubblico in cinquant&#8217;anni di salvataggi e non &#232; mai diventata competitiva. Il Concorde, l&#8217;aereo supersonico franco-britannico, &#232; stato un grande risultato ingegneristico, ma non c&#8217;era un mercato su cui venderlo. I precedenti dei campioni scelti dai governi suggeriscono cautela sul metodo. Airbus, il caso preferito dai sostenitori dei campioni, <a href="https://worksinprogress.co/issue/how-airbus-took-off/">ha avuto successo</a> per un motivo preciso: i governi hanno condiviso i suoi costi di partenza, ma Airbus doveva vendere aerei sul mercato mondiale in concorrenza con l&#8217;americana Boeing e ogni errore le costava in ordini persi. La dimensione &#232; utile solo se l&#8217;impresa resta esposta alla concorrenza. Se il campione &#232; protetto dal suo stesso arbitro, rischia di finire come il monopolista descritto da Hicks, quello della &#8220;vita tranquilla&#8221;.</p><h2>Proteggere il mercato o proteggere le imprese</h2><p>C&#8217;&#232; poi la questione di come reagire alle minacce esterne. Nel digitale, per esempio, l&#8217;Europa non aspetta l&#8217;esito dei processi. Con il <em>Digital Markets Act</em>, una legge del 2022, ha imposto obblighi preventivi alle piattaforme che controllano l&#8217;accesso ai mercati. Ad aprile 2025 sono state emesse le prime multe: <a href="https://www.twobirds.com/en/insights/2025/belgium/first-ever-dma-non-compliance-fines">500 milioni</a> di euro ad Apple e 200 milioni a Meta, diventate terreno di scontro nella guerra commerciale con gli Stati Uniti.</p><p>La Cina sta sovvenzionando la produzione su una scala senza paragoni, dalle auto elettriche ai pannelli solari. Un concorrente sussidiato dallo Stato altera la competizione proprio come farebbe un cartello. L&#8217;Ue ha risposto imponendo dazi sulle auto elettriche cinesi, compresi fra il 7,8 e il 35 per cento, <a href="https://trade.ec.europa.eu/access-to-markets/en/news/eu-commission-imposes-countervailing-duties-imports-battery-electric-vehicles-bevs-china">calibrati</a> in base ai sussidi accertati per ogni produttore. Il regolamento Ue sui sussidi esteri ha gi&#224; fatto uscire dalla gara per un appalto in Bulgaria il grande gruppo ferroviario cinese CRRC, che non ha voluto rivelare gli aiuti ricevuti da Pechino.</p><p>I dazi generalizzati hanno per&#242; un costo che ricade su chi li introduce. I dazi imposti dagli Stati Uniti nel 2018 sono stati <a href="https://doi.org/10.1257/jep.33.4.187">trasferiti</a> quasi interamente sui prezzi interni, riducendo a fine 2018 il potere d&#8217;acquisto di 1,4 miliardi di dollari ogni mese. Il dazio sulle lavatrici ha fatto s&#236; che una lavatrice costasse 86 dollari in pi&#249;, anche se era stata fabbricata negli Stati Uniti.</p><p>La protezione &#232; conveniente solo quando la sicurezza giustifica il costo: si pensi alla difesa e alle forniture critiche, dai semiconduttori alle terre rare. Negli altri casi, la nuova <a href="https://doi.org/10.1146/annurev-economics-081023-024638">letteratura</a> sulla politica industriale, ossia gli interventi pubblici per orientare lo sviluppo di specifici settori, ha evidenziato che i sussidi funzionano se costringono i beneficiari a vendere sui mercati internazionali (come in Corea del Sud) e falliscono se li proteggono dalla concorrenza.</p><p>In un&#8217;<a href="https://www.project-syndicate.org/onpoint/europe-economic-malaise-rooted-in-lack-of-dynamism-by-philippe-aghion-and-simon-johnson-2026-06">intervista</a> di giugno, i due premi Nobel Philippe Aghion e Simon Johnson hanno riassunto la loro visione della politica industriale pro-concorrenza: lo Stato deve scegliere le missioni e assumersi una parte dei rischi che i privati non vogliono correre, a condizione che i fondi vadano ai progetti e ai nuovi entranti e non alle imprese storiche e che chi non funziona possa fallire davvero. Nella stessa intervista, Aghion e Johnson hanno sottolineato che l&#8217;Europa soffre anche del problema opposto: c&#8217;&#232; troppa regolamentazione e ogni nuovo obbligo &#232; un costo fisso che i grandi gruppi possono sostenere facilmente, ma che per i nuovi entranti &#232; pesante. Spesso le regole pensate per colpire i grandi finiscono per proteggerli. A livello di complemento sociale, come in Danimarca, si possono avere licenziamenti liberi, ma con un&#8217;indennit&#224; fino al 90 per cento del salario per due anni. In questo modo si tutelano i lavoratori e si lascia competere le imprese.</p><p>In Italia i settori senza concorrenza sono evidenti quanto treni e telefonia, dove la concorrenza &#232; arrivata. La legge annuale per la concorrenza, prevista gi&#224; nel 2009 per aprire ogni anno i settori protetti, &#232; stata approvata per la prima volta solo nel 2017. Da vent&#8217;anni le concessioni balneari resistono alla direttiva europea che ne imporrebbe l&#8217;assegnazione con gara. Le licenze dei taxi valgono decine di migliaia di euro perch&#233; il numero chiuso fa s&#236; che il permesso sia una rendita. Le tariffe tutelate dell&#8217;elettricit&#224; sono terminate solo nel 2024. Il Fondo monetario internazionale ha <a href="https://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2013/wp1322.pdf">stimato</a> che portando le regole italiane a met&#224; strada rispetto a quelle dei paesi pi&#249; aperti, l&#8217;Italia avrebbe un PIL pi&#249; alto di quasi 6 punti dopo cinque anni e di oltre 10 nel lungo periodo. La Banca d&#8217;Italia ha <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2008/2008-0675/">evidenziato</a> come la liberalizzazione dei servizi acceleri anche la manifattura che li acquista. Per un paese senza crescita da trent&#8217;anni, una riforma che non costa nulla al bilancio pubblico &#232; fondamentale.</p><p>Se la concorrenza produce cos&#236; tanti benefici, perch&#233; c&#8217;&#232; sempre bisogno di qualcuno che la difenda? La risposta &#232; che &#232; la politica meno evidente. I benefici della concorrenza sono distribuiti su tutti, ma in quantit&#224; piccole: quasi nessuno associa una bolletta telefonica bassa a una condizione posta a una fusione di dieci anni f o il prezzo dei treni all&#8217;apertura del mercato di quindici anni prima. I costi, invece, sono concentrati e visibili: l&#8217;impresa che chiede protezione, lo stabilimento salvato davanti alle telecamere. Per un politico salvare un&#8217;azienda in crisi porta a una conferenza stampa, difendere la concorrenza quasi nulla. Per questo le regole funzionano solo se c&#8217;&#232; un arbitro indipendente, lontano dalle scadenze elettorali. Senza un arbitro indipendente, il gioco si sposta gradualmente a favore di chi &#232; gi&#224; forte, come negli Stati Uniti degli ultimi quarant&#8217;anni.</p><p>Della svolta europea &#232; giusta la diagnosi: la dimensione &#232; importante e il mercato europeo, troppo diviso, non riesce a generarla. Completare il mercato unico di servizi e capitali, in pratica un mercato europeo unico anche per il credito e il risparmio, aiuterebbe i campioni pi&#249; di qualsiasi fusione approvata dalla politica. La scorciatoia di scegliere i vincitori e proteggerli dalla concorrenza &#232; pericolosa: &#232; il modo pi&#249; sicuro per creare monopolisti dalla &#8220;vita tranquilla&#8221;. I veri campioni nascono dalla competizione, come Airbus contro Boeing o Iliad contro tutti gli altri operatori. Crearli attraverso la protezione significa scambiare la dimensione con la forza.</p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>Le stime dei margini prezzo-costo si basano sui bilanci delle societ&#224; quotate e dipendono dalle ipotesi con cui si ricostruisce il costo di produzione di un&#8217;unit&#224; in pi&#249;, che i bilanci non riportano. La direzione dell&#8217;aumento &#232; considerata solida, la sua entit&#224; esatta &#232; discussa.</p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Perché le previsioni di crescita dei governi non sono affidabili]]></title><description><![CDATA[Dal 1999 il governo italiano ha previsto per l&#8217;anno successivo una crescita media dell&#8217;1,7 per cento, contro l&#8217;1,1 poi registrato, e in 19 casi su 21 pi&#249; di Commissione europea, FMI e OCSE.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-le-previsioni-di-crescita</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-le-previsioni-di-crescita</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Mon, 19 Oct 2026 08:02:35 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!cJyr!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8752e889-384a-4bd5-9864-a58d4c98df30_1760x1430.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il 2 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica, il testo con cui ogni autunno il governo fissa le previsioni sull&#8217;economia da cui parte la legge di bilancio. Il <a href="https://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/doc_prog_fp_2026/DPFP26.pdf">documento</a> prevede che il Pil italiano cresca dell&#8217;1 per cento nel 2026 e dello 0,8 per cento nel 2027. Undici giorni dopo il Fondo monetario internazionale (FMI) ha <a href="https://www.imf.org/-/media/files/publications/weo/2026/october/english/ch1.pdf">pubblicato</a> le sue stime, ferme allo 0,8 per cento per quest&#8217;anno e allo 0,6 per il prossimo, mentre a settembre l&#8217;OCSE, l&#8217;organizzazione che riunisce le economie pi&#249; avanzate, si era <a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2026/09/oecd-economic-outlook-interim-report-september-2026_8312492f/f751d02b-en.pdf">fermata</a> a 0,9 e 0,6.</p><p>Due decimi di punto sembrano poca cosa, ma lo stesso scarto si ripete quasi ogni anno da un quarto di secolo e va quasi sempre nella stessa direzione. Per misurarlo ho raccolto i 74 documenti con cui dal 1998 a oggi i governi hanno presentato le loro previsioni e oltre 300 edizioni delle previsioni di Commissione europea, FMI, OCSE, Banca d&#8217;Italia, Istat e Ufficio parlamentare di bilancio<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>. Ogni previsione l&#8217;ho poi confrontata con la crescita misurata da Istat, escludendo gli anni degli shock che nessuno poteva prevedere con qualche precisione: la crisi finanziaria del 2008-2009, la crisi del debito del 2012-2013 e la pandemia con il rimbalzo del 2020-2021<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-2" href="#footnote-2" target="_self">2</a>.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Il governo presenta le sue previsioni due volte l&#8217;anno, con documenti che nel tempo hanno cambiato nome. Nella prima parte dell&#8217;anno c&#8217;era il Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF), sostituito nel 2011 dal Documento di economia e finanza (DEF) e nel 2025 dal Documento di finanza pubblica (DFP). In autunno, prima della legge di bilancio, c&#8217;era la Relazione previsionale e programmatica (RPP), diventata nel 2011 la Nota di aggiornamento al DEF (NADEF) e nel 2025 il Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP). In tutti e due i casi il governo stima la crescita dell&#8217;anno in corso e dei tre o quattro anni dopo e su quei numeri fissa gli obiettivi di deficit e di debito.</p><p>Sull&#8217;anno in corso il governo sbaglia quanto gli altri, mentre sulla crescita dell&#8217;anno successivo, quella su cui si scrive la manovra, &#232; stato il pi&#249; ottimista quasi ogni anno. L&#8217;arrivo dell&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio nel 2014 non ha cambiato le cose e la crescita in pi&#249; promessa dalle manovre nei dati non si vede.</p><h2>Perch&#233; le previsioni contano</h2><p>In ogni documento d&#8217;autunno il governo fissa gli obiettivi di deficit per l&#8217;anno successivo e per i due o tre anni dopo, cio&#232; il percorso con cui promette di rimettere in ordine i conti. Per l&#8217;anno successivo il deficit effettivo &#232; risultato peggiore dell&#8217;obiettivo in 11 casi su 21, in media di quattro decimi di punto di Pil. Pi&#249; ci si allontana, pi&#249; lo scarto cresce: a due anni l&#8217;obiettivo &#232; stato mancato in 13 casi su 18, in media di 1,1 punti, e a tre anni in tutti i 17 casi confrontabili, in media di 2,3 punti, che ai valori di oggi sono circa 50 miliardi di euro. Il risanamento dei conti &#232; stato quasi sempre collocato due o tre anni pi&#249; in l&#224; e poi rinviato.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!cJyr!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8752e889-384a-4bd5-9864-a58d4c98df30_1760x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!cJyr!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8752e889-384a-4bd5-9864-a58d4c98df30_1760x1430.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!cJyr!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8752e889-384a-4bd5-9864-a58d4c98df30_1760x1430.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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Dietro questi scarti ci sono molte cause, ma tutti i numeri di finanza pubblica di un documento partono dalla stessa ipotesi, la crescita del Pil. Con un Pil pi&#249; alto aumentano le entrate fiscali e calano alcune spese, come i sussidi per chi perde il lavoro, mentre il debito pesa meno perch&#233; si divide per un&#8217;economia pi&#249; grande. Un governo che stima mezzo punto di crescita in pi&#249; pu&#242; quindi annunciare lo stesso deficit con pi&#249; spese o meno tasse. Se la crescita non arriva il conto si presenta negli anni successivi, quando spesso a pagarlo &#232; un altro governo.</p><p>Una <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32011L0085">direttiva</a> europea del 2011 impone che le previsioni ufficiali siano sottoposte a valutazioni regolari e imparziali, anche a posteriori, e un <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32013R0473">regolamento</a> del 2013 chiede che nei paesi dell&#8217;area euro siano prodotte o almeno approvate da un organismo indipendente. In Italia manca per&#242; l&#8217;abitudine politica di fare i conti con le previsioni passate: ogni documento riparte dai dati aggiornati e un governo che ha previsto troppo non ne paga mai il prezzo.</p><p>Uno <a href="https://www.nber.org/papers/w18283">studio</a> di due economisti di Harvard pubblicato nel 2012 ha trovato che le previsioni ufficiali di crescita e di deficit dei governi sono in generale troppo ottimiste, soprattutto nei paesi dell&#8217;area euro e in quelli con i conti pi&#249; in disordine. Nei paesi dell&#8217;euro l&#8217;ottimismo in pi&#249; nasce dalla riluttanza a mettere nero su bianco che si sforer&#224; il limite del 3 per cento del Pil e a frenarlo sono le regole di bilancio nazionali e le istituzioni indipendenti che controllano i conti.</p><h2>Ottimisti tutti, il governo di pi&#249;</h2><p>Negli anni analizzati l&#8217;economia italiana &#232; cresciuta in media dell&#8217;1,1 per cento l&#8217;anno secondo la prima stima di Istat. Su questa scala vanno letti gli errori e nelle previsioni di primavera sull&#8217;anno in corso il governo ha sbagliato in media di 0,38 punti in valore assoluto, cio&#232; contando allo stesso modo gli errori per eccesso e per difetto, contro gli 0,44 punti dell&#8217;OCSE, gli 0,49 dell&#8217;FMI e gli 0,54 della Commissione europea. Sull&#8217;anno in corso il governo &#232; quindi preciso quanto gli altri, anzi un po&#8217; di pi&#249;. In autunno, con buona parte dell&#8217;anno alle spalle e i dati trimestrali di Istat gi&#224; disponibili, tutti scendono fra uno e due decimi.</p><p>Sull&#8217;anno successivo, invece, il governo ha previsto nell&#8217;autunno precedente una crescita media dell&#8217;1,7 per cento, contro l&#8217;1,1 poi registrato, e in 14 casi su 21 l&#8217;Italia &#232; cresciuta meno di quanto indicato. L&#8217;errore medio &#232; stato di 0,6 punti, pi&#249; di met&#224; della crescita effettiva. Negli anni delle crisi, che ho lasciato fuori, gli errori sono stati molto pi&#249; grandi, fino ai 5,5 punti del 2009, ma l&#236; hanno sbagliato di molto anche tutti gli altri. Nei sette anni in cui l&#8217;Italia &#232; cresciuta pi&#249; del previsto, cio&#232; il 2000, il 2006, il 2007, il 2010, il 2015, il 2017 e il 2023, lo scarto &#232; stato fra 0,2 e 0,7 punti, quasi sempre in anni di ripresa.</p><p>Anche Commissione europea, FMI e OCSE hanno sbagliato per eccesso, con un errore medio di quasi 0,4 punti, perch&#233; la crescita italiana di questi decenni ha deluso un po&#8217; tutti. Ma in 19 casi su 21 il governo ha previsto pi&#249; della loro media, in media di 0,25 punti, uno scarto che con questi numeri ha meno di una probabilit&#224; su mille di essere dovuto al caso. Le previsioni di questi enti usano gli stessi dati di Istat e in autunno conoscono gi&#224; le linee della manovra, quindi sono legate a quelle del governo. Rispondono per&#242; a un altro incentivo, perch&#233; nessuno di loro deve far quadrare una legge di bilancio. Se le informazioni condivise li avvicinano al governo, il confronto tende semmai a sottostimare lo scarto.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!489c!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a80c690-910c-4121-8255-6e4df71614ad_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!489c!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a80c690-910c-4121-8255-6e4df71614ad_1980x1430.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!489c!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3a80c690-910c-4121-8255-6e4df71614ad_1980x1430.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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Nel 2015 il governo Renzi indicava l&#8217;1,6 per cento per il 2016, contro una media degli altri di 1,4, e la crescita fu dello 0,9.</p><p>Nel 2018 la <a href="https://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2018/NADEF_2018.pdf">NADEF</a> del primo governo Conte prevedeva l&#8217;1,5 per cento per il 2019, contro l&#8217;1,2 della Commissione e l&#8217;1 dell&#8217;FMI, e la crescita si &#232; fermata allo 0,3. Il governo Meloni ha indicato l&#8217;1,2 per cento sia per il 2024 sia per il 2025, quando gli altri stavano intorno allo 0,8 e allo 0,9, e i due anni si sono chiusi con lo 0,7 e lo 0,5. C&#8217;&#232; anche il caso opposto del 2023, quando la NADEF rivista dallo stesso governo prevedeva lo 0,6 per cento, pi&#249; degli enti internazionali fermi in media allo 0,1, e l&#8217;economia &#232; cresciuta dello 0,9: in quel caso l&#8217;ottimismo ha avuto ragione.</p><p>Nella prima stima di Istat il 2016 era cresciuto dello 0,9 per cento, oggi risulta cresciuto dell&#8217;1,5. Istat pubblica il primo dato a marzo dell&#8217;anno dopo e poi lo rivede pi&#249; volte, quando arrivano i bilanci delle imprese e le dichiarazioni dei redditi o quando cambia i metodi di calcolo, come nel 2014 quando nei conti &#232; entrata anche l&#8217;economia illegale. Negli anni che ho analizzato le revisioni sono andate al rialzo in 17 casi su 21, di tre decimi in media. Nei confronti ho tenuto la prima stima, il dato di marzo che chi faceva le previsioni cercava di indovinare. Rifacendo i conti con i dati rivisti il governo sbaglia in media di 0,3 punti e Commissione, FMI e OCSE di 0,07, lo scarto fra i due resta di 0,25 punti ma con 21 anni la differenza di precisione non passa pi&#249; i test statistici.</p><p>Va comunque considerato che il governo pubblica le sue previsioni d&#8217;autunno qualche settimana prima degli altri e quindi con meno informazioni. Lo scarto per&#242; resta anche nel confronto con l&#8217;FMI, che esce due o tre settimane dopo, e nelle previsioni di primavera. Governo per governo, i pi&#249; ottimisti rispetto agli enti internazionali sono stati Monti, con 0,8 punti in pi&#249; ma un solo documento nel campione, e Draghi con 0,6, seguiti dal primo governo Conte con 0,5 e dal governo Meloni con 0,4, mentre i governi Berlusconi stanno intorno a 0,2, quelli di Renzi e Gentiloni fra 0,1 e 0,2 e solo il secondo governo Prodi e i governi D&#8217;Alema e Amato sono rimasti in linea con gli altri. I documenti per ciascun governo sono pochi e i numeri vanno presi con cautela, per&#242; sopra gli altri ci sono finiti governi di centrodestra e di centrosinistra e anche due governi tecnici, e questo fa pensare a un&#8217;abitudine del ministero pi&#249; che della maggioranza del momento.</p><h2>L&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio non &#232; bastato</h2><p>Dal 2014 l&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio, l&#8217;UPB, valida i quadri macroeconomici del governo prima che arrivino in Parlamento, confrontandoli con le proprie stime e con quelle di tre istituti privati, il CER, Prometeia e REF Ricerche. Se i numeri escono dall&#8217;intervallo considerato plausibile pu&#242; rifiutare la validazione, come &#232; <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2018/10/Lettera-validazione-QMP-2018-con-allegato.pdf">successo</a> con il quadro programmatico della NADEF 2018, ed &#232; il tipo di controllo che secondo lo studio citato dovrebbe frenare l&#8217;ottimismo.</p><p>Nelle previsioni per gli anni dal 1999 al 2014, prima dell&#8217;UPB, il governo stava in media 0,22 punti sopra Commissione europea, FMI e OCSE e li superava in 10 casi su 12. Per gli anni dal 2015 al 2025 lo scarto &#232; di 0,29 punti e il governo &#232; stato sopra gli altri in tutti i nove anni confrontabili. Lo scarto quindi &#232; rimasto lo stesso, anzi &#232; leggermente salito, e nelle previsioni di primavera &#232; passato da 0,13 a 0,33 punti.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!sIWY!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe83b1ced-0d33-4d9d-874f-8679557bdcd2_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!sIWY!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe83b1ced-0d33-4d9d-874f-8679557bdcd2_1980x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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Ma lo stesso &#232; successo agli enti internazionali, il cui errore &#232; sceso da 0,55 a 0,1 punti. Le previsioni sull&#8217;Italia sono migliorate per tutti, mentre la distanza fra il governo e gli altri &#232; rimasta di due o tre decimi.</p><p>Le previsioni dell&#8217;UPB per l&#8217;anno successivo stanno in media appena un decimo di punto sotto quelle del governo e la validazione arriva anche quando i numeri del ministero toccano il limite pi&#249; alto delle stime considerate. Nell&#8217;autunno del 2016 l&#8217;UPB aveva <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2016/10/Audizione-NADEF-20161.pdf">giudicato</a> fuori linea l&#8217;1 per cento di crescita previsto dalla NADEF per il 2017, ma due settimane dopo lo ha validato, quando il governo ha allargato il deficit della manovra e le stime di riferimento sono salite fino a quel livello. L&#8217;UPB fissa un tetto alla plausibilit&#224;, ma lascia al governo la scelta dello scenario pi&#249; favorevole, ed &#232; quello che il governo sceglie quasi sempre.</p><h2>La crescita promessa dalle manovre</h2><p>Dal 2001 molti documenti del governo contengono due quadri, quello tendenziale, che indica quanto crescerebbe l&#8217;economia con le sole leggi gi&#224; in vigore, e quello programmatico, che aggiunge l&#8217;effetto della manovra che il governo si prepara a presentare. Nei 21 documenti in cui li ho entrambi la manovra aggiungeva in media 0,25 punti di crescita all&#8217;anno successivo, con un effetto positivo in 18 casi e punte di 0,9 punti nel DPEF del luglio 2001 e di 0,6 nella NADEF del 2018, quella del reddito di cittadinanza e di Quota 100.</p><p>Le previsioni degli enti internazionali per gli stessi anni coincidono in media con il quadro tendenziale del governo, anche quando escono in autunno e conoscono gi&#224; le linee della manovra. Alla crescita promessa, in pratica, non danno quasi nessun peso. Il tendenziale del governo sta infatti in media appena un decimo sopra le loro previsioni, quindi buona parte dell&#8217;ottimismo visto prima nasce proprio dalla crescita attribuita alla manovra. Secondo la prima stima di Istat la crescita effettiva si &#232; poi fermata in media mezzo punto sotto il tendenziale. Nei documenti in cui il governo prometteva l&#8217;effetto pi&#249; grande la crescita non &#232; stata pi&#249; alta: nel 2019 il governo contava su 1,5 per cento con la manovra e su 0,9 senza, mentre l&#8217;economia &#232; cresciuta dello 0,3. C&#8217;&#232; anche il caso opposto della NADEF 2016, che prevedeva per il 2017 lo 0,6 per cento senza manovra e l&#8217;1 con la manovra, mentre l&#8217;Italia &#232; cresciuta dell&#8217;1,5 per cento, trascinata da una ripresa europea pi&#249; forte del previsto.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KwFR!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F770f892e-740f-435b-ad59-003309d954c8_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!KwFR!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F770f892e-740f-435b-ad59-003309d954c8_1980x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Questo confronto ha un limite, legato alle revisioni di Istat. Se al posto della prima stima si usano i dati rivisti negli anni successivi, che come abbiamo visto sono quasi sempre pi&#249; alti, e si guardano solo i nove documenti d&#8217;autunno, la crescita finale si avvicina in media al quadro programmatico. Il segnale pi&#249; solido resta quindi quello degli enti indipendenti, che alle manovre non attribuiscono quasi nessun effetto, insieme all&#8217;assenza di qualunque relazione fra la crescita promessa e quella arrivata.</p><p>Fra il 2016 e il 2020 buona parte della crescita aggiunta dalle manovre veniva dalla cancellazione degli aumenti dell&#8217;IVA previsti dalle cosiddette clausole di salvaguardia, gli aumenti automatici di imposta che i governi scrivevano in legge per garantire i conti futuri e poi rinviavano ogni anno. Nella NADEF del 2015, per esempio, dei tre decimi di crescita in pi&#249; attribuiti alla manovra per il 2016 due venivano dalla disattivazione di quelle clausole. Nel quadro tendenziale l&#8217;aumento dell&#8217;IVA era dato per certo e quindi evitarlo compariva come crescita aggiuntiva, anche se quasi nessuno si aspettava che scattasse davvero.</p><p>Secondo le stime che l&#8217;UPB ha <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2017/06/Rapporto-sulla-programmazione-20171.pdf">pubblicato</a> nel 2017, un taglio dell&#8217;Irpef pari all&#8217;1 per cento del Pil, finanziato in deficit, fa crescere l&#8217;economia di appena 0,2 punti nel primo anno. Per IVA e contributi l&#8217;effetto va da 0,1 a 0,3 punti e solo gli investimenti pubblici arrivano a 0,6-0,7. Sono i moltiplicatori fiscali, cio&#232; quanto Pil in pi&#249; produce ogni euro di deficit. Un taglio di tasse da 10 miliardi vale circa mezzo punto di Pil e con un moltiplicatore di 0,2 aggiunge alla crescita meno di un decimo, che si riduce ancora se una parte viene pagata con tagli di spesa o altre tasse. Il bonus da 80 euro del 2014 costava 5,9 miliardi e secondo uno <a href="https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/scpwps/ecb.wp2099.en.pdf">studio</a> della Banca d&#8217;Italia ha portato circa 3,5 miliardi di consumi in pi&#249;, perch&#233; le famiglie che lo hanno ricevuto ne hanno speso fra il 50 e il 60 per cento.</p><p>L&#8217;UPB <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2026/06/UPB-Rapporto-sulla-politica-di-bilancio-2026.pdf">stima</a> oggi che il Piano nazionale di ripresa e resilienza, speso al 58 per cento a febbraio secondo la <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=2b9bc21c-14cc-4b1c-9f9d-31991ef804ec">Corte</a> dei conti, porter&#224; il Pil del 2026 l&#8217;1,8 per cento sopra il livello che avrebbe avuto senza, circa un punto in meno di quanto calcolava nel 2024. Nella NADEF 2020 il governo attribuiva al piano fino a 0,8 punti di crescita in pi&#249; all&#8217;anno e gli effetti sono arrivati pi&#249; tardi e pi&#249; piccoli.</p><h2>In conclusione</h2><p>Quello che emerge &#232; che le previsioni del governo sull&#8217;anno in corso sono affidabili quanto quelle degli altri, ma quelle sull&#8217;anno successivo, che sono poi le previsioni su cui si costruisce la legge di bilancio, sono quasi sempre pi&#249; ottimiste. L&#8217;Italia in questi venticinque anni ha deluso tutti i previsori, ma il governo &#232; quello che ha sbagliato di pi&#249; e sempre dalla stessa parte, perch&#233; ogni decimo di crescita in pi&#249; gli permette di promettere qualcosa oggi senza doverlo pagare subito.</p><p>Le manovre poi vanno a promettere ogni anno qualche decimo di crescita in pi&#249; che nei dati non si vede e gli enti indipendenti questo lo sanno gi&#224; quando fanno le loro previsioni, perch&#233; alla manovra non danno quasi nessun peso. Le scelte di bilancio contano, per&#242; misure da pochi decimi di Pil fatte di bonus e sgravi temporanei vanno soprattutto a spostare soldi fra chi ne beneficia e chi paga, mentre la crescita dipende dalla produttivit&#224; e dagli investimenti e una legge di bilancio da sola li cambia poco.</p><p>Quello che si potrebbe fare &#232; togliere al governo la scelta dei numeri da cui partire, come succede nei Paesi Bassi dove le previsioni per il bilancio le fa il CPB, che &#232; un ufficio pubblico indipendente, o nel Regno Unito dove le fa l&#8217;Office for Budget Responsibility. E si potrebbe chiedere che ogni documento di finanza pubblica si apra con un confronto fra quello che il governo aveva previsto negli anni prima e quello che &#232; successo davvero, cos&#236; un governo che deve spiegare ogni volta perch&#233; ha sbagliato ha meno interesse a sbagliare sempre dalla stessa parte e chi legge ha un modo semplice per capire quanto credere alle promesse della manovra successiva.</p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>I documenti del governo sono raccolti nell&#8217;<a href="https://www.dt.mef.gov.it/it/attivita_istituzionali/analisi_programmazione_economico_finanziaria/documenti_programmatici/">archivio</a> del ministero dell&#8217;Economia. Le previsioni dell&#8217;FMI sono nel <a href="https://www.imf.org/-/media/files/publications/weo/weo-database/2025/april/weohistorical.xlsx">file</a> storico del World Economic Outlook, quelle della Commissione europea nella pagina delle <a href="https://economy-finance.ec.europa.eu/economic-forecast-and-surveys/economic-forecasts_en">previsioni</a> e nell&#8217;<a href="https://economy-finance.ec.europa.eu/economic-research-and-databases/economic-databases/ameco-database/ameco-archive_en">archivio</a> della banca dati AMECO, quelle dell&#8217;OCSE nei <a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2026/06/oecd-economic-outlook-volume-2026-issue-1_8be0dba6/2d1956f0-en.pdf">volumi</a> dell&#8217;Economic Outlook, quelle della Banca d&#8217;Italia nella pagina delle <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/proiezioni-macroeconomiche/index.html">proiezioni</a> e quelle dell&#8217;UPB nelle audizioni pubblicate sul suo <a href="https://www.upbilancio.it/">sito</a>. La crescita effettiva viene dai comunicati annuali di Istat e dalla sua banca <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/">dati</a>.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-2" href="#footnote-anchor-2" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">2</a><div class="footnote-content"><p>Il confronto &#232; sempre fra documenti usciti nello stesso periodo: la previsione d&#8217;autunno del governo (RPP, NADEF, Piano strutturale di bilancio o DPFP) contro le edizioni d&#8217;autunno di Commissione, FMI e OCSE. In primavera il confronto &#232; fra DPEF, DEF o DFP e le loro edizioni di primavera, sempre senza gli aggiornamenti intermedi. Del governo ho preso il quadro programmatico, quello con la manovra, quando c&#8217;era. Tenendo dentro anche gli anni delle crisi lo scarto sale a 0,3 punti e gli errori di tutti diventano molto pi&#249; grandi. Per capire se le differenze possono essere dovute al caso ho usato il test dei segni e il test di Diebold e Mariano, che &#232; quello che si usa di solito per confrontare due serie di previsioni.</p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Perché i politici mentono e perché ci crediamo]]></title><description><![CDATA[Nel suo nuovo libro Giovanni Zagni, direttore di Pagella Politica, sostiene che la crisi della verit&#224; &#232; meno nuova di quanto sembri e che il problema riguarda anche chi ascolta.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-i-politici-mentono-e-perche</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-i-politici-mentono-e-perche</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Sat, 17 Oct 2026 08:01:40 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MYcH!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7f3a8e65-12fa-4941-817d-52af4b2f3f0a_1000x1498.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>In Italia c&#8217;&#232; questo luogo comune, molto diffuso, secondo cui i politici sono &#8220;tutti dei bugiardi&#8221;. Giovanni Zagni &#232; il direttore di Pagella Politica, una testata che si occupa di verificare le dichiarazioni dei politici ed &#232; attiva dal 2012, e la reazione tipica di chi sente che lavoro fa &#232;: &#8220;Eh, ne avrai di lavoro da fare&#8221;.</p><p>Proprio da questa reazione &#232; partito il nuovo libro di Zagni, <em>Perch&#233; i politici dicono bugie</em>, pubblicato da Piemme a ottobre 2026. Il libro parte da questa reazione e arriva a due conclusioni inattese, se si guarda solo al titolo: la crisi della verit&#224; (un tema che si sente spesso dal 2016 in poi) &#232; meno recente di come ci viene raccontata e la responsabilit&#224; di chi ascolta &#232; pari a quella di chi parla. Molti contenuti del libro sono gi&#224; noti a chi si occupa di questo tema, ma alcune idee sono quasi del tutto assenti dal dibattito italiano e sono pi&#249; interessanti perch&#233; provengono da un fact-checker di professione. Per la massima trasparenza, io conosco Zagni da anni e in passato ho collaborato con Pagella Politica. Dopo aver letto il libro, gli ho posto alcune domande su alcuni punti lasciati aperti dal libro e le risposte sono qui.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Una crisi meno nuova di quanto sembri</h2><p>Il termine &#8220;post-verit&#224;&#8221; &#232; entrato nell&#8217;uso comune nel 2016. Dopo la Brexit e l&#8217;elezione di Donald Trump, Oxford Dictionaries lo ha scelto come parola dell&#8217;anno. Il 10 settembre 2016, l&#8217;<em>Economist</em> ha pubblicato una copertina con il titolo <em>Art of the lie</em> (l&#8217;arte della bugia). All&#8217;epoca la lettura pi&#249; diffusa era che le bugie dei politici stessero peggiorando il dibattito democratico e che un dibattito peggiore stesse alimentando politici poco attenti ai fatti. Un circolo vizioso. Gi&#224; nel 1967 la filosofa Hannah Arendt considerava la menzogna uno strumento del mestiere di ogni politico, anche dei migliori. Argomentazioni molto simili a quelle dei commentatori di cinquant&#8217;anni dopo.</p><p>&#8220;Pare davvero difficile individuare un&#8217;epoca in cui invece la discussione politica era improntata al rispetto, al confronto civile e al rigoroso rispetto dei dati e della scienza&#8221;, ha scritto Zagni, aggiungendo che nel Novecento, con i totalitarismi, le menzogne sono state molto pi&#249; gravi di quelle attuali. C&#8217;&#232; il rischio che, attribuendo le falsit&#224; a una sola parte politica, si finisca per considerare i suoi elettori incapaci di ragionare. Zagni ha sentito &#8220;pi&#249; volte, con un certo sgomento, avanzare idee di un patentino di idoneit&#224; alle urne&#8221;, una proposta che secondo lui &#232; &#8220;aberrante&#8221;. Secondo Zagni, l&#8217;errore &#232; credere &#8220;che le menzogne siano tutte da un lato&#8221; e che un accordo sui fatti farebbe s&#236; che &#8220;scomparirebbero d&#8217;un tratto sia le controversie politiche sia i successi elettorali dei partiti che non ci piacciono&#8221;. In Italia, dopo ogni vittoria elettorale di un partito populista, torna la spiegazione secondo cui gli elettori che votano male lo fanno per incomprensione. Il libro contesta questa spiegazione e lo fa dalla posizione di chi verifica ogni giorno i numeri dei politici.</p><h2>Perch&#233; i politici mentono</h2><p>Come ha detto Zagni, i politici mentono, ma in un certo senso questo fa parte del gioco. Il lavoro di un politico &#232; quello di convincere il pubblico e di spingere gli elettori a votare per lui o per il suo partito. Spetta al giornalismo rappresentare la realt&#224; nel modo pi&#249; fedele possibile, mentre il politico seleziona i fatti utili e li presenta a proprio vantaggio.</p><p>La menzogna, secondo Zagni, non garantisce da sola la vittoria elettorale, ma &#232; vantaggiosa. Questo perch&#233; c&#8217;&#232; l&#8217;ancoraggio, un meccanismo studiato dagli psicologi secondo cui nelle stime si parte dal primo numero ascoltato e lo si corregge in misura insufficiente. Per esempio, una cifra molto alta su quanti migranti ci sono o sul costo di un provvedimento diventa il punto di riferimento del dibattito, anche dopo che &#232; stata smentita. Un politico scaltro &#8220;ha quindi tutto l&#8217;interesse a esagerare una cifra a suo favore&#8221;.</p><p>Una parte delle dichiarazioni false trovate dai fact-checker non sono bugie intenzionali. Interviste, discorsi e post sui social sono materiali preparati in gran parte dagli staff di comunicazione dei politici e i partiti coordinano i dati da ripetere. Chi parla pu&#242; quindi riferire in buona fede un numero sbagliato che ha ricevuto da altri. Il fact-checking lascia da parte le intenzioni, che non si possono quasi mai conoscere, e guarda al contenuto delle dichiarazioni. Come ha detto Zagni, &#8220;meglio concentrarsi sul peccato e non sul peccatore, insomma&#8221;. </p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MYcH!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7f3a8e65-12fa-4941-817d-52af4b2f3f0a_1000x1498.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MYcH!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7f3a8e65-12fa-4941-817d-52af4b2f3f0a_1000x1498.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MYcH!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7f3a8e65-12fa-4941-817d-52af4b2f3f0a_1000x1498.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MYcH!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7f3a8e65-12fa-4941-817d-52af4b2f3f0a_1000x1498.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MYcH!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7f3a8e65-12fa-4941-817d-52af4b2f3f0a_1000x1498.jpeg 1456w" sizes="auto, 100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MYcH!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7f3a8e65-12fa-4941-817d-52af4b2f3f0a_1000x1498.jpeg" width="406" height="608.188" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7f3a8e65-12fa-4941-817d-52af4b2f3f0a_1000x1498.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1498,&quot;width&quot;:1000,&quot;resizeWidth&quot;:406,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MYcH!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7f3a8e65-12fa-4941-817d-52af4b2f3f0a_1000x1498.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MYcH!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7f3a8e65-12fa-4941-817d-52af4b2f3f0a_1000x1498.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MYcH!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7f3a8e65-12fa-4941-817d-52af4b2f3f0a_1000x1498.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MYcH!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7f3a8e65-12fa-4941-817d-52af4b2f3f0a_1000x1498.jpeg 1456w" sizes="auto, 100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Il reale e il preferibile</h2><p>Se un politico inizia un discorso dicendo &#8220;poich&#233; la criminalit&#224; &#232; in aumento&#8221; e un altro &#8220;poich&#233; io credo nella famiglia tradizionale&#8221;, solo la prima frase &#232; verificabile. Qui c&#8217;&#232; una distinzione che fa Zagni tra le premesse sul &#8220;reale&#8221;, che dovrebbero essere condivise da tutti, e le premesse sul &#8220;preferibile&#8221;, ossia i valori e le priorit&#224; di chi parla. Qui il disaccordo &#232; normale.</p><p>Anche le previsioni e le promesse non rientrano nel campo della verifica, anche se il fact-checking pu&#242; fornire un contesto su di esse. Per esempio, le stime di Pagella Politica mostrano che il 96 per cento delle promesse nei programmi per le politiche 2022 non indicava le coperture. Un altro esempio, tratto dal libro, sono i video generati con l&#8217;intelligenza artificiale con Roberto Vannacci, il fondatore di Futuro Nazionale, che in veste di generale romano condanna gli avversari nell&#8217;arena. Molti commentatori li hanno classificati come disinformazione, ma secondo Zagni si tratta della costruzione di un personaggio, senza che venga trasmessa alcuna informazione. I video sono grossolani e provocatori, ma &#8220;la dimensione del vero e del falso non c&#8217;entra nulla&#8221;.</p><p>Applicare il criterio del vero e del falso a ogni contenuto politico &#232; come usare il martello di Maslow: se hai un martello in mano, tutto ti sembra un chiodo. C&#8217;&#232; il rischio di &#8220;confondere ci&#242; che troviamo sbagliato secondo le nostre convinzioni personali con ci&#242; che &#232; falso&#8221;, un rischio familiare a chi lavora con i dati. Per Zagni la politica &#232; una scelta tra alternative, nessuna delle quali &#232; obbligata. L&#8217;idea che gli esperti possano indicare l&#8217;unica soluzione giusta ai problemi concreti &#232; un&#8217;illusione tecnocratica. I fatti possono descrivere un problema, ma la scelta di quale soluzione adottare &#232; politica, perch&#233; ogni soluzione ha dei vincitori e dei perdenti. &#8220;Nessun problema politico ha un rimedio esclusivo o perfetto&#8221;, sottolinea Zagni. Questo punto vale anche per gli economisti che presentano le proprie proposte come le uniche ragionevoli.</p><h2>Come sbagliano davvero i politici</h2><p>Secondo Zagni &#8220;i casi di totali invenzioni spacciate per vere sono in realt&#224; piuttosto rari nel discorso politico&#8221;. Il problema pi&#249; frequente nelle dichiarazioni verificate &#232; quello dei numeri privi del contesto necessario. Per esempio, il 2 settembre 2024 Giorgia Meloni ha dichiarato che in Italia ci sono 24,2 milioni di occupati, un dato &#8220;pi&#249; alto da quando Giuseppe Garibaldi ha unificato l&#8217;Italia&#8221;. &#200; vero in valore assoluto, ma poco significativo: all&#8217;Unit&#224; la popolazione era di circa 26 milioni. L&#8217;8 luglio 2026 Elly Schlein ha detto che in Italia ci sono &#8220;quattro milioni di lavoratori poveri&#8221;, mentre la stima Istat del 2025 delle persone a rischio di povert&#224; lavorativa &#232; di circa 2,5 milioni.</p><p>I politici quasi mai citano la fonte di queste cifre. In una ricerca del 2019 sui discorsi in Parlamento in Italia in un decennio, la fonte &#232; presente solo nel 10 per cento dei casi. Il 26 marzo 2025 il ministro dell&#8217;Agricoltura Francesco Lollobrigida ha dichiarato che per l&#8217;Italia c&#8217;&#232; stato &#8220;il record di esportazioni di vino a livello mondiale&#8221;. &#200; vero che l&#8217;Italia &#232; prima nelle quantit&#224; (circa 21 milioni di ettolitri di esportazione annua), ma non nel valore economico: la Francia &#232; a circa 12 miliardi di euro, mentre l&#8217;Italia &#232; sotto gli 8. Come ha osservato Zagni, nelle classifiche la posizione dell&#8217;Italia &#232; &#8220;esagerata in meglio, quando il dato serve a dimostrare un successo, o in peggio, se &#232; per alimentare una critica&#8221;. La verit&#224; della frase &#232; quindi decisa dall&#8217;indicatore scelto.</p><p>Il 15 ottobre 2022 il deputato di Fratelli d&#8217;Italia Fabio Rampelli ha dichiarato che &#8220;Giorgia Meloni non ha mai detto di voler uscire dall&#8217;euro&#8221;, mentre nel programma di FdI per le europee 2014 si parlava dello scioglimento concordato dell&#8217;eurozona, cosa che Meloni ha ripetuto pi&#249; volte sui social negli anni seguenti. Il 9 agosto 2022 Matteo Renzi ha accusato Nicola Fratoianni di aver &#8220;votato 55 volte la sfiducia&#8221; all&#8217;esecutivo Draghi, ma Fratoianni sedeva alla Camera, dove le fiducie al governo Draghi furono 27: Fratoianni ha votato contro 19 volte ed era assente 8 volte. La coerenza &#232; rivendicata per s&#233; e contestata agli avversari con uguale disinvoltura. Come ha osservato Zagni, quando si usano formule come &#8220;ho sempre detto&#8221; o &#8220;non ho mai detto&#8221;, &#8220;viene quasi il sospetto che frasi cos&#236; categoriche nascondano il pi&#249; delle volte qualche problema&#8221;.</p><p>Un altro esempio &#232; l&#8217;inflazione: &#232; stata oltre l&#8217;8 per cento nel 2022 ed &#232; scesa nel 2023. Il governo ha pi&#249; volte rivendicato il merito di questo calo, ma nel Documento programmatico di bilancio il ministero dell&#8217;Economia ha spiegato a ottobre 2023 che il calo &#232; stato dovuto all&#8217;energia diventata meno costosa sui mercati e ai tassi della Banca centrale europea.</p><p>Al referendum sulla giustizia di marzo 2026 hanno votato No pi&#249; di 14 milioni di persone ed Elly Schlein ha detto che quei voti dimostravano &#8220;che esiste una maggioranza diversa da quella in carica&#8221;. Ma il nesso &#232; debole: il voto referendario non equivale all&#8217;adesione ai partiti che si sono schierati per il S&#236; o per il No. Come spiega Zagni, i nessi causali sono una categoria di errore pi&#249; complessa da verificare perch&#233; le ricerche in grado di provare una causa sono disponibili solo dopo mesi o anni, mentre le dichiarazioni politiche sono immediate. Ci sono poi l&#8217;italiano come &#8220;quarta lingua pi&#249; studiata del mondo&#8221; o i &#8220;60 miliardi&#8221; che ogni anno la corruzione costa all&#8217;economia. Questi sono i cosiddetti &#8220;numeri zombie&#8221;: cifre che non hanno una base solida e che durano anni nonostante le smentite. Alla mia domanda sul perch&#233; resistano, Zagni ha risposto che &#8220;confermano rappresentazioni di noi stessi a cui siamo molto affezionati, l&#8217;idea che ci siamo fatti di chi siamo e del nostro posto nel mondo&#8221;, come l&#8217;attenzione del mondo verso la nostra cultura o il costo attribuito alla corruzione. Gli ho chiesto anche se ci siano casi di politici che abbandonano un numero dopo un fact-checking. &#8220;S&#236;, &#232; capitato diverse volte&#8221;, ha risposto Zagni. Ma &#232; difficile stabilire, in assenza di ammissioni esplicite, se sia effetto del fact-checking &#8220;o del semplice ricambio delle parole d&#8217;ordine e delle dichiarazioni ricorrenti&#8221;.</p><h2>Il problema siamo anche noi</h2><p>Un rapporto Ipsos del 2023 ha stimato che gli italiani pensano che gli immigrati siano il 21 per cento della popolazione, quando in realt&#224; sono l&#8217;11 per cento, quasi la met&#224;. Esempi di questo tipo sono usati da Zagni nel capitolo sugli elettori, l&#8217;altra met&#224; della risposta al titolo del libro. &#8220;Siamo disposti a votare politici che sappiamo benissimo essere dei bugiardi&#8221;, scrive Zagni.</p><p>Il meccanismo centrale &#232; il ragionamento motivato: quando un dato &#232; sgradito, lo esaminiamo con severit&#224;, mentre quando &#232; favorevole lo accettiamo quasi senza domande. La stessa notizia sar&#224; pesata in modo diverso a seconda che rafforzi o metta a rischio l&#8217;identit&#224; del proprio gruppo. Un risultato sorprendente delle ricerche riportate da Zagni &#232; che &#8220;pi&#249; una persona &#232; istruita e interessata alla politica, pi&#249; ci riflette e si informa in merito, pi&#249; &#232; facile che abbia una posizione netta&#8221;. Maggiore istruzione si traduce in difese pi&#249; elaborate delle proprie opinioni. Anche le persone pi&#249; istruite e informate, dunque, cio&#232; il pubblico abituale del fact-checking, spesso ragionano con la pancia. Gli ho chiesto allora quale utilit&#224; abbia il suo lavoro. &#8220;Non serve a far votare la gente diversamente, n&#233; a convincere chi ha gi&#224; forti preferenze per un leader o un partito&#8221;, ha risposto Zagni. Secondo lui esiste per&#242; un pubblico ampio, attento alla politica pi&#249; che ai partiti, di persone che &#8220;non hanno problemi a riconoscere errori nelle dichiarazioni di leader che pure sarebbero genericamente della loro parte politica&#8221;. Per Zagni la dichiarazione che d&#224; il via alla verifica &#8220;&#232; quasi un pretesto per andare a vedere se un certo fenomeno esiste, se una certa teoria &#232; vera&#8221;.</p><h2>Che cosa resta del fact-checking</h2><p>Come ha spiegato Zagni, prima di tutto il fact-checking &#232; una forma di giornalismo. Il suo ruolo &#232; fornire contesto, senza pretendere di giudicare la verit&#224;. &#200; &#8220;il contrario della censura&#8221;: si entra nel dettaglio di quanto dicono i politici, prendendoli sul serio. Il fact-checking &#8220;aggiunge visibilit&#224;, non la toglie&#8221;. Pagella Politica da tempo ha smesso di usare giudizi del tipo vero o falso. Per esempio, &#232; difficile classificare una dichiarazione di Meloni del 9 aprile 2026, secondo cui il Fondo sanitario nazionale aveva raggiunto 143 miliardi. La cifra &#232; corretta ed &#232; stata la pi&#249; alta in valore assoluto. La spesa sanitaria sul Pil &#232; rimasta stabile intorno al 6 per cento tra il 2022 e il 2025, pi&#249; bassa del 7 per cento circa del 2011.</p><p>Dal 2016 Meta paga i fact-checker per controllare i contenuti che circolano sulle sue piattaforme e Pagella Politica ne fa parte attraverso Facta, una testata gemella che si occupa di disinformazione online. Un&#8217;indagine del 2025 dell&#8217;associazione mondiale dei fact-checker ha evidenziato che per il 38 per cento dei progetti il programma di Meta valeva oltre met&#224; degli incassi e per il 21 per cento oltre tre quarti. A gennaio 2025 Mark Zuckerberg ha annunciato la fine del programma negli Stati Uniti, sostituendolo con un sistema basato su qualcosa di simile alle Community Notes di X (ossia le correzioni scritte dagli utenti), un argomento che non viene trattato nel libro. Zagni, in risposta a me, ha spiegato che la collaborazione con Meta continua in Italia e ovunque tranne che negli Stati Uniti. Le Community Notes sono secondo Zagni &#8220;un esperimento interessante nell&#8217;uso della &#8216;saggezza collettiva&#8217;&#8221;, un concetto che si avvicina al fact-checking, visto che molte note rimandano ad articoli di fact-checking come fonte. Il problema principale delle Community Notes &#232; che su questioni molto divisive (alcuni temi medici o politici) &#232; improbabile che ci sia consenso tra utenti di schieramenti opposti e quindi il sistema &#8220;rimarr&#224; silente&#8221;. Un altro problema &#232; il progressivo calo di interesse degli utenti a scrivere note.</p><p>La ricerca sull&#8217;efficacia del fact-checking &#232; molto vasta e i risultati sono discordanti e il libro lo riconosce. Secondo Zagni &#8220;chi prova a vendere certezze come &#8216;il fact-checking non funziona&#8217; o il suo contrario sta solo facendo una presentazione parziale degli studi in materia&#8221;. La verifica dei fatti lavora sulle basi del ragionamento politico, sui mattoni di un discorso: mostrare quelli difettosi &#8220;forse non ci far&#224; cambiare idea, ma ci aiuter&#224; a costruire un edificio migliore&#8221;.</p><h2>In conclusione</h2><p>Ricapitolando: le bugie dei politici ci sono e vanno controllate, ma quanto circolano dipende anche dal nostro ascolto. Etichettare come disinformazione ogni dichiarazione sgradita danneggia il lavoro di verifica dei fatti.</p><p>Il principale pregio del libro &#232; per&#242; il tono. In un dibattito pubblico che divide i politici in sinceri e bugiardi, Zagni ci ricorda che la politica &#232; in gran parte valori e promesse, su cui il disaccordo &#232; normale. I fatti aiutano a discutere quelle scelte, ma la decisione resta nostra. Chiedere ai politici numeri corretti &#232; giusto, sapendo che i nostri pregiudizi funzionano come i loro. Il fact-checking &#232; utile soprattutto a chi accetta di porsi qualche domanda in pi&#249;.</p><p>Chi segue questa newsletter trover&#224; nel libro diverse cose familiari, ma anche diversi buoni motivi per guardare con pi&#249; sospetto i propri numeri preferiti. Potete trovarlo <a href="https://amzn.eu/d/06Jgnl04">qui su Amazon</a>. &#200; un libro di cui raccomando la lettura. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Perché si vive meglio oggi di cinquant'anni fa]]></title><description><![CDATA[Rispetto al 1976 gli italiani consumano quasi il doppio, vivono dodici anni in pi&#249; e comprano quasi tutto con meno ore di lavoro. Ma un trentenne oggi guadagna meno di quarant&#8217;anni fa.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-si-vive-meglio-oggi-di-cinquantanni</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-si-vive-meglio-oggi-di-cinquantanni</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Thu, 15 Oct 2026 08:00:45 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f0d85366-1ebf-4d2a-837d-dd4047dc8e36_1455x751.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>In Italia c&#8217;&#232; un luogo comune molto diffuso: &#8220;Si stava meglio prima&#8221;, riferito di solito agli anni Settanta-Ottanta. Qui si pensa a una famiglia operaia monoreddito che aveva una casa di propriet&#224; e andava in vacanza ogni estate. Secondo un <a href="https://assets.pewresearch.org/wp-content/uploads/sites/2/2017/12/05112036/Pew-Research-Center_Life-Better-or-Worse-Than-in-the-Past_Report_12-5-17.pdf">sondaggio</a> del Pew Research Center condotto nel 2017, il 50 per cento degli italiani riteneva che la vita delle persone come loro fosse peggiore di quella di cinquant&#8217;anni prima, mentre il 23 per cento pensava che fosse migliore. L&#8217;Italia era uno dei paesi europei pi&#249; pessimisti in questo sondaggio.</p><p>Ma &#232; vero? Fare un confronto non &#232; semplice: in cinquant&#8217;anni sono cambiati i redditi, i prezzi, i beni che si potevano acquistare e il modo in cui si usava il tempo. Anche termini come &#8220;vacanza&#8221; o &#8220;casa&#8221; hanno oggi un significato diverso. Vediamo che cosa si poteva comprare con uno stipendio nel 1976 e che cosa si pu&#242; comprare oggi, guardando a durata e condizioni della vita.</p><p><em>I dati di questo articolo e molti altri, pi&#249; di cinquanta indicatori anno per anno dal 1976 a oggi, sono raccolti in una <a href="https://progetti.lorenzoruffino.it/italia-in-50-anni/">pagina interattiva</a>, dove si possono visualizzare pi&#249; facilmente e in modo completo. </em></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Come si confronta il 1976 con oggi</h2><p>Lo strumento pi&#249; usato per confrontare il 1976 con oggi &#232; quello del reddito reale, ossia il reddito al netto dell&#8217;inflazione. Ma questo strumento non &#232; particolarmente adatto a un confronto su cinquant&#8217;anni. Per calcolarlo si usa l&#8217;inflazione, che misura come cambiano nel tempo i prezzi dei prodotti che le famiglie comprano di solito. Ma nel 1976 non esistevano gli smartphone e i voli low cost e un televisore di allora era molto diverso da uno di oggi: l&#8217;inflazione fatica a tenere conto dei prodotti nuovi e del fatto che quelli vecchi sono migliorati. Negli Stati Uniti una commissione di economisti nominata dal Senato, la <a href="https://www.ssa.gov/history/reports/boskinrpt.html">commissione Boskin</a>, a met&#224; degli anni Novanta ha stimato che l&#8217;inflazione ufficiale fosse sovrastimata per via della qualit&#224; e dei beni nuovi, di circa 0,6 punti all&#8217;anno. Su cinquant&#8217;anni questo si traduce in un reddito reale effettivo pi&#249; alto di circa un terzo di quello misurato. Per l&#8217;Italia non esiste una stima di questo tipo.</p><p>Per fare un confronto tra il 1976 e oggi ho usato quattro misure diverse. La prima misura riguarda i consumi in quantit&#224; (cibo, vestiti, viaggi, servizi). Istat ha una serie di dati in volume che risale al 1970, disponibile nel <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2019/03/cap_12.pdf">Sommario di statistiche storiche</a>. La seconda misura riguarda i prezzi in minuti di lavoro. &#200; un metodo usato da Jean Fourasti&#233; in Francia e dall&#8217;<a href="https://www.iwkoeln.de/studien/christoph-schroeder-mit-einer-stunde-arbeit-deutlich-mehr-im-einkaufskorb-als-frueher-399337.html">istituto economico</a> di Colonia in Germania, ma in Italia non &#232; mai stato applicato in modo sistematico, almeno da quanto risulta a me. La terza misura riguarda la qualit&#224; della vita, ossia salute e sicurezza. La quarta misura riguarda i <a href="https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/indagini-famiglie-imprese/bilanci-famiglie/distribuzione-microdati/index.html">microdati</a> della Banca d&#8217;Italia, che ha condotto <a href="https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/indagini-famiglie-imprese/bilanci-famiglie/">un&#8217;indagine</a> sui bilanci delle famiglie, e permette di confrontare i trentenni di oggi con i trentenni di quattro decenni fa. L&#8217;anno di riferimento &#232; il 1976 e poi si passa per il 1986 e i decenni successivi<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>.</p><h2>Si consuma quasi il doppio</h2><p>Secondo l&#8217;<a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2019/03/cap_12.pdf">Istat</a>, i consumi delle famiglie per abitante, misurati al netto dell&#8217;aumento dei prezzi, sono cresciuti dell&#8217;86 per cento tra il 1976 e il 2025. In pratica oggi un italiano compra quasi il doppio dei beni e dei servizi che comprava un italiano nel 1976<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-2" href="#footnote-2" target="_self">2</a>. Circa il 70 per cento di questa crescita &#232; avvenuta entro la met&#224; degli anni Novanta. I consumi pro-capite hanno raggiunto il massimo nel 2007, per poi calare e tornare al livello precedente solo nel 2024.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2QwC!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F402bfb7d-1599-4b7b-af2b-fa0d26edcaea_2090x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2QwC!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F402bfb7d-1599-4b7b-af2b-fa0d26edcaea_2090x1430.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2QwC!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F402bfb7d-1599-4b7b-af2b-fa0d26edcaea_2090x1430.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2QwC!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F402bfb7d-1599-4b7b-af2b-fa0d26edcaea_2090x1430.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2QwC!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F402bfb7d-1599-4b7b-af2b-fa0d26edcaea_2090x1430.png 1456w" sizes="auto, 100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2QwC!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F402bfb7d-1599-4b7b-af2b-fa0d26edcaea_2090x1430.png" width="1456" height="996" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/402bfb7d-1599-4b7b-af2b-fa0d26edcaea_2090x1430.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:996,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:54502,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/219725209?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F402bfb7d-1599-4b7b-af2b-fa0d26edcaea_2090x1430.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2QwC!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F402bfb7d-1599-4b7b-af2b-fa0d26edcaea_2090x1430.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2QwC!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F402bfb7d-1599-4b7b-af2b-fa0d26edcaea_2090x1430.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2QwC!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F402bfb7d-1599-4b7b-af2b-fa0d26edcaea_2090x1430.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2QwC!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F402bfb7d-1599-4b7b-af2b-fa0d26edcaea_2090x1430.png 1456w" sizes="auto, 100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Il consumo di cibo per abitante &#232; cresciuto del 7 per cento, ma la sua quota sulla spesa delle famiglie &#232; passata dal 29 al 15 per cento. &#200; cambiato soprattutto cosa si mangia. Secondo i dati della <a href="https://www.fao.org/faostat/en/#data/FBSH">FAO</a>, l&#8217;agenzia delle Nazioni Unite per l&#8217;alimentazione, la carne disponibile per ogni italiano &#232; passata da 64 chili all&#8217;anno nel 1976 a 85 nel 2013 e il pesce &#232; quasi raddoppiato, da 14 a 26 chili, mentre si consumano un po&#8217; meno pane e pasta e quasi la met&#224; degli alcolici<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-3" href="#footnote-3" target="_self">3</a>. I consumi per ricreazione, cultura, alberghi e ristoranti sono invece cresciuti in volume di quasi 2,5 volte. Le famiglie con una lavastoviglie sono passate dal 12 al 58 per cento, quelle con l&#8217;aria condizionata dall&#8217;1,6 al 55 per cento e quelle con due o pi&#249; auto dall&#8217;11 al 33 per cento.</p><p>Uno degli statistici tedeschi dell&#8217;Ottocento, Ernst Engel, si dedic&#242; allo studio dei bilanci delle famiglie operaie e osserv&#242; che con l&#8217;aumentare dei redditi si riduceva la quota di spesa del bilancio destinata al cibo, mentre quella per il resto aumentava, dunque le spese non essenziali pesavano di pi&#249;. I prezzi sono cambiati in modo diverso tra le varie voci di spesa: gli affitti, la manutenzione e l&#8217;acqua sono aumentati dell&#8217;83 per cento in pi&#249; rispetto all&#8217;aumento medio dal 1976 a oggi, mentre le bollette di luce, gas e riscaldamento dell&#8217;89 per cento in pi&#249;, soprattutto dopo il 2021. Al contrario, i prezzi dei vestiti e delle scarpe sono calati del 21 per cento rispetto alla media, cos&#236; come quelli di mobili ed elettrodomestici, che sono scesi del 20 per cento. In generale i prodotti delle fabbriche sono diventati relativamente pi&#249; economici, mentre la casa e i servizi sono diventati relativamente pi&#249; costosi. Lo stesso schema si vede in buona parte dei dati successivi.</p><h2>Quanto lavoro serve per comprare le cose</h2><p>Un modo per capire quanto valgono le cose &#232; dividere il prezzo di un bene per il salario orario e vedere quanto tempo di lavoro serve per acquistarlo. Per questo calcolo user&#242; come salario lo stipendio orario lordo medio dei lavoratori dipendenti. Secondo i conti nazionali dell&#8217;<a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2019/03/cap_12.pdf">Istat</a>, nel 1976 era di 2.455 lire, mentre nel 2025 di 19,4 euro.</p><p>Nel 1976 servivano 175 ore di lavoro per comprare un televisore a colori, oggi 15 ore; per un frigorifero si &#232; passati da 52 a 16 ore<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-4" href="#footnote-4" target="_self">4</a>. Per un chilo di carne bovina si &#232; passati da 113 a 69 minuti di lavoro, mentre per un litro di benzina da 10 a 5 minuti. Nel senso opposto, per un taglio di capelli da uomo, in base ai prezzi dei barbieri di Torino, si &#232; passati da un valore tra i 39 e i 44 minuti nel 1976 ai 65 minuti di oggi. Per un biglietto dell&#8217;autobus si &#232; passati da poco pi&#249; di 2 a 6 minuti, mentre per le tasse annuali dell'universit&#224; statale da 26 a 49 ore.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2MDx!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6d95155c-a7f4-43b1-8e4d-64a67bec537d_1980x2090.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!2MDx!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6d95155c-a7f4-43b1-8e4d-64a67bec537d_1980x2090.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>La spiegazione &#232; quella che l&#8217;economista americano William Baumol chiam&#242; negli anni Sessanta &#8220;malattia dei costi&#8221;. Nelle fabbriche le macchine e le nuove tecnologie permettono di produrre in un&#8217;ora molti pi&#249; frigoriferi o televisori di cinquant&#8217;anni fa: per questo il loro prezzo scende. In altri lavori invece la tecnologia aiuta poco: un barbiere impiega lo stesso tempo di allora per un taglio di capelli e un cameriere serve pi&#249; o meno lo stesso numero di tavoli. Gli stipendi di barbieri e camerieri per&#242; devono crescere insieme a quelli degli operai, altrimenti nessuno farebbe pi&#249; quei lavori. Cos&#236; i servizi in cui conta soprattutto il lavoro delle persone diventano relativamente pi&#249; cari. In Germania, per un taglio di capelli si &#232; passati da 42 minuti di lavoro (1960) a 76 minuti (2017).</p><p>Ho calcolato quanto costerebbero le funzioni base di uno smartphone nel 1976 (macchina fotografica, registratore, radiosveglia, calcolatrice) e dodici mesi di canone del telefono e interurbane. Nel 1976 avresti dovuto lavorare 91 ore, nel 1986 42 ore e oggi 21 ore con uno smartphone da 270 euro e abbonamento<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-5" href="#footnote-5" target="_self">5</a>. Meno di un quarto. Non ho considerato le mappe, la possibilit&#224; di trovare qualsiasi informazione in pochi secondi, che allora avrebbe richiesto un&#8217;enciclopedia in casa, e le altre funzioni che non si potevano comprare, e ho considerato solo in piccola parte le chiamate all'estero. Una telefonata di dieci minuti tra Italia e Stati Uniti avrebbe richiesto 9 ore di lavoro nel 1976, mentre oggi &#232; inclusa nell'abbonamento.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;34a00194-ad0c-407f-8818-b766138df083&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&#8220;Si stava meglio una volta&#8221;, &#8220;va tutto male&#8221;, &#8220;in passato era meglio&#8221;. Quante volte abbiamo sentito dirlo o lo abbiamo detto anche noi? La tendenza a pensare che il passato sia migliore &#232; un fenomeno ben documentato in psicologia. Rosy retrospection, o retrospezione rosea,&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Perch&#233; pensiamo che il passato sia sempre migliore&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Mi occupo di dati, analizzandoli, cercando di trovarci cose interessanti e visualizzandoli nel miglior modo possibile. &quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-10-09T07:30:21.958Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!vxYY!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F818cc542-30d6-4f6b-bc9d-b1e9bb093a44_1280x1226.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/nostalgia-passato-migliore-italia&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:175637294,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:17,&quot;comment_count&quot;:4,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lbv0!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F240148b9-726e-47ef-a28f-e491b02deac2_856x856.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h2>Le vacanze sono cambiate pi&#249; di quanto sembri</h2><p>Secondo le <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2019/03/cap_18.pdf">indagini</a> di Istat, nel 1975 il 35 per cento degli italiani and&#242; in vacanza e nel 1985 il 46 per cento. Quasi sempre si andava in vacanza una sola volta all&#8217;anno, per una media di 19 giorni, e luglio e agosto valevano l&#8217;84 per cento delle giornate di vacanza. La meta preferita era il mare e solo un quarto delle giornate si trascorreva in albergo, mentre il resto in casa di parenti e amici, in case in affitto, seconde case o campeggi.</p><p>La vacanza era il simbolo del benessere degli anni Settanta, ma era molto diversa da quella che conosciamo oggi. Nel 1975 le giornate di vacanza all&#8217;estero erano il 4,7 per cento sul totale, e fuori dall&#8217;Europa lo 0,6 per cento. Istat nel <a href="https://ebiblio.istat.it/digibib/Note%20e%20Relazioni/TO00076498Note_Relazioni_N2_1988.pdf">1985</a> scriveva che &#8220;i soggiorni oltre confine sono tuttora prerogativa di pochi&#8221;. Nel 2025 un quarto delle vacanze lunghe &#232; all&#8217;estero. I passeggeri negli aeroporti italiani sono passati da 22 milioni nel 1976 ai 229 milioni di oggi. La spesa per abitante nei viaggi all&#8217;estero, calcolata ai prezzi di oggi, &#232; passata da circa 60 euro nel 1976 a quasi 600 euro nel 2025<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-6" href="#footnote-6" target="_self">6</a>.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!489g!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdd26e340-a03f-48a2-bd5c-4af054ce698e_2200x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!489g!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdd26e340-a03f-48a2-bd5c-4af054ce698e_2200x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Secondo un&#8217;<a href="https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/rapporti-estero/turismo-internazionale/">indagine</a> di Banca d&#8217;Italia sul turismo internazionale, nel 1997 gli italiani in vacanza in Giappone erano 6 mila, mentre nel 2025 erano 244 mila. In Islanda si &#232; passati da 6 mila a 52 mila. Va per&#242; considerato che la quota di italiani in vacanza &#232; da tempo ferma: secondo la definizione di Istat, nel 2006 era il 50 per cento e nel 2013 il 42 per cento. Nel 2025 il 36 per cento degli italiani diceva di non potersi permettere una settimana di vacanza. La durata media di una vacanza &#232; di nove notti, circa la met&#224; di quella di allora, ma sono cresciute soprattutto la variet&#224; e la distanza delle mete.</p><h2>Si vive di pi&#249; e si muore di meno</h2><p>Secondo l&#8217;<a href="https://demo.istat.it/">Istat</a>, la speranza di vita alla nascita &#232; passata da 69,6 anni per gli uomini nel 1976 a 81,7 nel 2025 e da 76,1 per le donne a 85,7. In cinquant&#8217;anni gli uomini hanno guadagnato dodici anni in pi&#249;, le donne quasi dieci. La mortalit&#224; infantile &#232; passata da 19,5 per mille nati a 2,5. Il <a href="https://www.who.int/data/data-collection-tools/who-mortality-database">tasso</a> di mortalit&#224; per malattie del cuore e dei vasi, standardizzato per et&#224; per 100 mila abitanti, &#232; sceso da 924 a 245, circa un quarto. Probabilmente questo &#232; il cambiamento maggiore degli ultimi cinquant&#8217;anni, ma il meno percepito nella vita quotidiana.</p><p>Nel 1976 morivano in <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2019/03/cap_17.pdf">incidenti stradali</a> 16 persone ogni 100 mila abitanti, oggi meno di 5, mentre le auto ogni mille abitanti sono passate da 286 a 709. I morti sul lavoro sono scesi da 14,1 a 4,9 per 100 mila occupati, gli omicidi sono un terzo del livello di allora e i sequestri di persona a scopo di estorsione, che negli anni Settanta erano decine all&#8217;anno, oggi sono scomparsi. A Milano il <a href="https://www.dati.lombardia.it/Ambiente/Dati-sensori-aria-2000-2009/cthp-zqrr">biossido di zolfo</a> nell&#8217;aria, uno dei principali inquinanti di allora, &#232; passato da oltre 300 a meno di 3 microgrammi per metro cubo. I reati denunciati sono triplicati, ma in gran parte per la maggiore propensione a denunciare (come abbiamo <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/litalia-e-un-paese-sempre-piu-sicuro">visto</a>, l&#8217;Italia &#232; uno dei paesi pi&#249; sicuri d&#8217;Europa).</p><p>Le ore lavorate in un anno per occupato sono scese da 1.875 a 1.701 e secondo l&#8217;OCSE la durata attesa della pensione per un uomo che smette di lavorare oggi &#232; di circa 21 anni, contro i 15 e mezzo del 1976. Il lavoro occupa una quota minore della vita.</p><h2>La casa costa di pi&#249; nelle citt&#224;</h2><p>Guardando alle <a href="https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/stat-storiche/stat-storiche-economia/index.html">serie storiche</a>, la Banca d'Italia mostra che il prezzo medio al metro quadro a prezzi costanti &#232; cresciuto del 23 per cento rispetto al 1976 ed &#232; sceso del 30 per cento rispetto al massimo del 2006. Per una famiglia monoreddito operaia, per comprare un appartamento di 80 metri quadri servivano 6,5 anni di stipendio nel 1976, 5,1 nel 1986, 9,4 nel 2006 e 6,9 nel 2025.</p><p>Oltre al prezzo, va considerato il costo del mutuo. Nel 1976 i tassi di interesse erano intorno al 12 per cento, mentre oggi sono circa al 3 per cento. Per la stessa famiglia, nel 1976 la prima rata del mutuo valeva il 57 per cento dello stipendio, mentre oggi il 28 per cento. &#200; un valore molto alto perch&#233; allora le banche potevano prestare al massimo met&#224; del valore della casa e i mutui duravano in genere dieci anni, contro i venticinque di oggi: con tassi a due cifre e una durata cos&#236; breve la rata pesava molto, tanto che chi aveva due stipendi spendeva il 28 per cento del reddito, la stessa quota che oggi spende chi ne ha uno<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-7" href="#footnote-7" target="_self">7</a>. Anche per questo nel 1975 solo il 39 per cento dei proprietari aveva comprato la casa in cui viveva, mentre gli altri l&#8217;avevano ereditata o costruita. Nel 1976 l&#8217;inflazione era al 17 per cento e c&#8217;era la <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-linflazione-e-tornata-a-salire">scala mobile</a>, che adeguava automaticamente i salari ai prezzi, anche se alimentava una rincorsa tra prezzi e salari che teneva alta l&#8217;inflazione e per questo fu abolita nel 1992. Il peso della rata &#232; calato in pochi anni, ma i primi anni sono stati molto onerosi. Uno <a href="https://ideas.repec.org/p/imf/imfwpa/2023-247.html">studio</a> del Fondo monetario internazionale sull&#8217;indice di accessibilit&#224; abitativa della famiglia mediana in molti paesi mostra che in Italia &#232; stato pi&#249; difficile acquistare casa rispetto ad oggi fino a met&#224; degli anni Novanta.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PUmZ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F23252910-2944-422f-9d43-defe0f09fbe0_2200x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PUmZ!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F23252910-2944-422f-9d43-defe0f09fbe0_2200x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>L&#8217;anticipo, a parit&#224; di quota finanziata dalla banca, corrisponde oggi a circa due stipendi annui operai, un livello simile a quello del 1976. Il <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/1992/1992-0169/en_tema_0169.pdf">risparmio</a> delle famiglie, anche corretto per l&#8217;inflazione, &#232; passato da circa il 15 per cento del reddito nel 1976 al 2 per cento di oggi. Nelle grandi citt&#224;, secondo i <a href="https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/263076/RI2026_Residenziale20260521.pdf">prezzi</a> rilevati dall&#8217;Agenzia delle Entrate, per una famiglia monoreddito che risparmia il 10 per cento dello stipendio, servirebbero oggi 27 anni per l&#8217;anticipo a Torino, 35 a Roma e 67 a Milano<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-8" href="#footnote-8" target="_self">8</a>. In media in Italia servirebbero circa 19 anni.</p><p>Le famiglie giovani in affitto pagavano un canone pari all&#8217;8 per cento del reddito nel 1977, contro il 24 per cento nel 2022. Secondo i <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2019/03/cap_15.pdf">censimenti</a>, nel 1971 in media si viveva in 22 metri quadri di abitazione a persona e pi&#249; di un&#8217;abitazione su tre non aveva il bagno con vasca o doccia. Nel 2021 si viveva in 44 metri quadri a persona e il bagno &#232; presente in quasi tutte le case. Le case di oggi sono pi&#249; grandi e pi&#249; confortevoli, ma sono care nelle zone dove c&#8217;&#232; pi&#249; lavoro e si possono acquistare soprattutto con l&#8217;aiuto dei genitori. Tra chi &#232; diventato proprietario prima dei quarant&#8217;anni, quelli con una casa ereditata o ricevuta in dono erano circa il 23 per cento fino al 2009 e il 35 per cento negli anni Dieci.</p><h2>Chi si occupa del lavoro domestico</h2><p>Se guardiamo alle <a href="https://www.studiofusco.it/wp-content/uploads/2022/02/Storico-RETRIBUZIONI-e-CONTRIBUTI-Colf-dal-1972.pdf">tabelle</a> storiche del contratto del lavoro domestico, vediamo che una badante convivente per un anziano non autosufficiente, contributi inclusi, corrispondeva a 85 ore di lavoro di un dipendente medio nel 1976, a 47 nel 1986 e a 69 nel 2025<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-9" href="#footnote-9" target="_self">9</a>. Il costo in ore di lavoro di oggi &#232; quindi inferiore a quello di cinquant'anni fa, ma il bisogno di cura &#232; aumentato di molto. Nel 1976 gli over 80 in Italia erano 1,1 milioni, oggi sono 4,6 milioni. Le casalinghe tra le donne tra i 15 e i 64 anni erano il 45 per cento nel 1979, mentre oggi sono il 19 per cento. Il lavoro domestico e di cura svolto dalle donne tra i 25 e i 44 anni era di circa sei ore e venti minuti al giorno alla fine degli anni Ottanta, mentre nel 2023 era di circa quattro ore e venti.</p><p>Avere una famiglia monoreddito era possibile perch&#233; la cura dei figli e degli anziani era fatta gratis da chi restava a casa. Oggi la cura va acquistata, spesso in nero (circa met&#224; del lavoro domestico &#232; irregolare), oppure &#232; divisa tra servizi pubblici e famiglia. La copertura degli asili nido per i bambini tra 0 e 2 anni &#232; passata dal 5 per cento all'inizio degli anni Ottanta al 32 per cento di oggi.</p><h2>Il problema sono i trentenni</h2><p>Fin qui abbiamo visto valori medi, che valgono anche per chi oggi ha trent&#8217;anni: anche lui compra elettrodomestici, vestiti e viaggi con meno ore di lavoro e vivr&#224; pi&#249; a lungo dei suoi genitori. A trent&#8217;anni per&#242; le spese che pesano di pi&#249; sono quelle per la casa e per i figli: l&#236; conta soprattutto quanto si guadagna. Secondo i <a href="https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/indagini-famiglie-imprese/bilanci-famiglie/distribuzione-microdati/index.html">microdati</a> della Banca d'Italia, un dipendente tra i 30 e i 34 anni che lavora a tempo pieno tutto l&#8217;anno guadagnava nel 1986 circa 20.600 euro netti l&#8217;anno ai prezzi del 2022 e nel 2022 circa 17 mila euro, il 18 per cento in meno. Considerando tutti gli occupati di quell&#8217;et&#224;, compresi part-time e autonomi, si passa da circa 20 mila a 16 mila euro<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-10" href="#footnote-10" target="_self">10</a>. La mediana &#232; il valore che divide a met&#224; la distribuzione: oggi solo il 24 per cento dei trentenni guadagna pi&#249; della mediana dei trentenni di tre decenni fa (ossia quanto guadagnavano i loro genitori alla stessa et&#224;).</p><p>Le coppie con un solo reddito da lavoro con un capofamiglia sotto i quarant'anni erano il 61 per cento nel 1977, mentre nel 2022 sono il 34 per cento. Quelle con due redditi sono passate dal 30 al 56 per cento. La compensazione del doppio reddito fa s&#236; che il reddito familiare per persona dei trentenni attuali sia circa lo stesso di quello dei loro genitori. Ma una famiglia che vive con un solo stipendio operaio, come nel modello del 1976, oggi starebbe peggio di allora. Nel 1977 le famiglie con un capofamiglia tra i 31 e i 40 anni avevano un reddito medio quasi doppio rispetto alle famiglie di anziani, mentre oggi la differenza si &#232; ridotta al 16 per cento.</p><p>Nel 1986 il 15 per cento dei trentenni viveva con i genitori, mentre nel 2022 &#232; il 36 per cento, con un picco del 41 per cento nel 2016. La disoccupazione tra i 15 e i 24 anni era del 22 per cento nel 1977, del 31 per cento nel 1986, del 43 per cento nel 2014 ed era del 21 per cento nel 2025. Come abbiamo visto, i <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/italia-stipendi-fermi-trentanni">redditi</a> in Italia sono sostanzialmente fermi da trent'anni e questo comporta un costo maggiore per chi &#232; entrato nel mondo del lavoro in questo periodo.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!yKGk!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8db6884-2fde-483c-97f0-c4ccb65dedaf_2200x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!yKGk!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb8db6884-2fde-483c-97f0-c4ccb65dedaf_2200x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Perch&#233; ci sembra di stare peggio</h2><p>Dal 1973 <a href="https://ourworldindata.org/grapher/share-of-people-who-say-they-are-happy-eurobarometer">Eurobarometro</a> chiede agli italiani se sono soddisfatti della propria vita. Nel 1976 il 56 per cento degli italiani ha risposto di s&#236;, nel 1986 il 70 per cento e nel 2025 l&#8217;82 per cento. Nel 1976, anno di inflazione al 17 per cento e di terrorismo, gli italiani hanno dichiarato di essere meno soddisfatti della propria vita rispetto a oggi: &#232; uno degli anni con i valori pi&#249; bassi in assoluto.</p><p>Secondo il <a href="https://www.pewresearch.org/global/2025/01/09/views-of-childrens-financial-future/">Pew Research Center</a>, nel 2025 il 79 per cento degli italiani si aspetta che i propri figli vivranno in una situazione peggiore di quella vissuta dai genitori. Se si guarda alla soddisfazione degli italiani sulla propria vita, Eurobarometro mostra che a met&#224; degli anni Novanta era all&#8217;80 per cento, &#232; scesa fino a un minimo del 57 per cento nel 2013, gli anni della doppia recessione, ed &#232; tornata a salire solo di recente. Anche il reddito familiare mediano e i consumi per abitante hanno raggiunto il massimo nel 2006-2007 per poi calare. Nel 1976 gli italiani erano pi&#249; poveri, ma avevano redditi in crescita annuale e i loro genitori erano molto pi&#249; poveri di loro. Oggi il benessere &#232; pi&#249; alto, ma i redditi sono fermi da trent&#8217;anni e la crisi 2008-2014 ha fatto perdere parte dei progressi fatti.</p><p>Albert Hirschman, economista tedesco naturalizzato americano e tra i pi&#249; importanti studiosi dello sviluppo economico del Novecento, lo spiegava con l&#8217;immagine di un ingorgo in una galleria a due corsie: se l&#8217;altra corsia si muove chi &#232; fermo spera che anche lui possa muoversi, ma se nessuna delle due si muove per anni, la pazienza si esaurisce. Come abbiamo <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/nostalgia-passato-migliore-italia">visto</a> parlando di nostalgia, spesso &#232; la memoria ad abbellire il passato, ma in questo caso la nostalgia &#232; fondata anche su un dato reale: la sensazione di aver fatto progressi che si sono interrotti.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://progetti.lorenzoruffino.it/italia-in-50-anni/&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Vedi la versione interattiva&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://progetti.lorenzoruffino.it/italia-in-50-anni/"><span>Vedi la versione interattiva</span></a></p><h2>In conclusione</h2><p>Ricapitolando: rispetto al 1976 oggi abbiamo una vita migliore in quasi tutto quello che si pu&#242; misurare. Consumiamo di pi&#249;, facciamo molti pi&#249; viaggi, i beni costano meno ore di lavoro, ma soprattutto viviamo pi&#249; a lungo e in un ambiente pi&#249; sicuro. Nel passato che ricordiamo, per&#242;, si andava in vacanza una volta all&#8217;anno e il lavoro di cura era quasi tutto a carico delle donne, aspetti che la memoria tende a cancellare.</p><p>Se qualcuno sostiene che si stava meglio, in parte ha ragione. La condizione dei giovani con un solo stipendio &#232; peggiorata, soprattutto per chi vive in affitto in una grande citt&#224; e non ha genitori che possono aiutarlo ad acquistare una casa. Rispetto alla generazione precedente, il loro punto di partenza &#232; sfavorevole. Questo &#232; dovuto al fatto che gli stipendi in Italia sono fermi da trent&#8217;anni e che sono state costruite <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/per-abbassare-gli-affitti-bisogna">poche case</a> nelle citt&#224; dove ci sono pi&#249; posti di lavoro.</p><p>La soluzione per&#242; passa dalla crescita, con salari legati alla produttivit&#224; e pi&#249; case costruite dove servono. Solo cos&#236; l&#8217;anticipo per la casa e il costo della cura potranno diventare pi&#249; sostenibili anche per chi ha un solo stipendio. Molti dei guadagni di questi cinquant&#8217;anni sono i meno visibili, come gli anni di vita in pi&#249;.</p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>I dati usati nell&#8217;articolo vengono da Istat, Banca d&#8217;Italia, Eurostat, OCSE, FAO e da altre fonti istituzionali. Per gli anni in cui le statistiche ufficiali non danno prezzi o quantit&#224;, come per alcuni elettrodomestici o per il taglio di capelli, ho usato listini e pubblicit&#224; dell&#8217;archivio storico de La Stampa, quindi prezzi di Torino. Dati, fonti e calcoli sono raccolti in un archivio con oltre cinquecento fonti.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-2" href="#footnote-anchor-2" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">2</a><div class="footnote-content"><p>I consumi a prezzi costanti vengono dalle serie storiche dell&#8217;Istat per il periodo 1970-2009, collegate nel 1995 alla serie attuale dei conti nazionali, e sono divisi per la popolazione di ogni anno. Misurano le quantit&#224; comprate e non la spesa in euro, perch&#233; l&#8217;effetto dell&#8217;aumento dei prezzi &#232; tolto voce per voce.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-3" href="#footnote-anchor-3" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">3</a><div class="footnote-content"><p>I dati della FAO misurano il cibo disponibile per il consumo, compresa la parte che viene sprecata, e non quello effettivamente mangiato. Il confronto si ferma al 2013 perch&#233; dal 2014 la FAO ha cambiato metodo e i valori non sono pi&#249; confrontabili con quelli precedenti.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-4" href="#footnote-anchor-4" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">4</a><div class="footnote-content"><p>Le ore di lavoro sono il prezzo di un prodotto diviso per lo stipendio orario lordo medio dei lavoratori dipendenti, cio&#232; le retribuzioni dei conti nazionali dell&#8217;Istat divise per le ore lavorate: 2.455 lire nel 1976, 11.523 lire nel 1986 e 19,4 euro nel 2025. Le ore lavorate dai dipendenti sono disponibili dal 1980, quindi per il 1976 sono stimate. Per esempio, nel giugno del 1976 un supermercato di Torino vendeva un televisore a colori a 430 mila lire, cio&#232; 175 ore di lavoro, mentre oggi un televisore da 43 pollici costa in media 291 euro, cio&#232; 15 ore. I prezzi di cibo e benzina vengono dalle serie Istat e del ministero delle Imprese, quelli di oggi degli elettrodomestici dalla mediana dei prezzi online.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-5" href="#footnote-anchor-5" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">5</a><div class="footnote-content"><p>Per il 1976 ho sommato i prezzi di una macchina fotografica economica (15.500 lire), di un registratore a cassette (27.900), di una radiosveglia (28 mila) e di una calcolatrice tascabile (19.900), presi da pubblicit&#224; dell&#8217;epoca, pi&#249; il canone annuo del telefono (22 mila lire), 52 telefonate da dieci minuti tra Torino e Roma (2.040 lire l&#8217;una, secondo le tariffe in Gazzetta Ufficiale) e 24 lettere. Per oggi ho considerato uno smartphone da 269 euro e un abbonamento da 9,99 euro al mese con chiamate illimitate. Il numero di telefonate e lettere &#232; un&#8217;ipotesi, che serve solo a dare un ordine di grandezza.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-6" href="#footnote-anchor-6" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">6</a><div class="footnote-content"><p>Per il 1976 la spesa dei viaggiatori italiani all&#8217;estero viene dalla ricostruzione della bilancia dei pagamenti della Banca d&#8217;Italia, dal 1997 dall&#8217;indagine della Banca d&#8217;Italia sul turismo internazionale. &#200; divisa per la popolazione e riportata ai prezzi del 2025 con l&#8217;indice dei prezzi al consumo dell&#8217;Istat.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-7" href="#footnote-anchor-7" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">7</a><div class="footnote-content"><p>Il calcolo riguarda un appartamento di 80 metri quadri al prezzo medio nazionale e il reddito netto mediano di un operaio a tempo pieno secondo l&#8217;indagine della Banca d&#8217;Italia. Per ogni anno usa la quota del valore che le banche potevano finanziare e la durata tipica dei mutui dell&#8217;epoca: met&#224; del valore e dieci anni nel 1976, il 70 per cento e circa venticinque anni oggi. Prima del 1995 non esiste una serie dei tassi sui mutui per la casa e si usa il rendimento delle cartelle fondiarie, i titoli con cui le banche finanziavano questi prestiti, quindi il tasso pagato davvero dalle famiglie era probabilmente un po&#8217; pi&#249; alto.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-8" href="#footnote-anchor-8" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">8</a><div class="footnote-content"><p>Per ogni citt&#224; ho usato il prezzo medio al metro quadro del 2025 dell&#8217;Agenzia delle Entrate per un appartamento di 80 metri quadri, un anticipo pari al 30 per cento del prezzo e il reddito netto di un operaio che mette da parte il 10 per cento dello stipendio ogni anno, senza interessi sui risparmi.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-9" href="#footnote-anchor-9" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">9</a><div class="footnote-content"><p>Il costo &#232; il minimo mensile previsto dal contratto del lavoro domestico per un&#8217;assistente convivente di un anziano non autosufficiente, pi&#249; i contributi Inps a carico della famiglia per 54 ore di lavoro alla settimana, diviso per lo stipendio orario lordo medio dei lavoratori dipendenti. Non comprende tredicesima, ferie e trattamento di fine rapporto.</p></div></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-10" href="#footnote-anchor-10" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">10</a><div class="footnote-content"><p>L&#8217;indagine della Banca d&#8217;Italia tende a sottostimare i redditi rispetto ad altre fonti, come le dichiarazioni dei redditi, quindi i livelli sono pi&#249; bassi di quelli che si trovano altrove. Il confronto nel tempo resta per&#242; valido, perch&#233; dalla met&#224; degli anni Ottanta l&#8217;indagine &#232; costruita allo stesso modo.</p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L’Italia innova, ma per crescere realmente serve sviluppare nuova tecnologia]]></title><description><![CDATA[Le imprese italiane innovano migliorando prodotti e processi, ma investono poco per sviluppare tecnologie completamente nuove]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/litalia-innova-ma-per-crescere-realmente</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/litalia-innova-ma-per-crescere-realmente</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Mon, 12 Oct 2026 08:00:37 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!defQ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5dd7ff5b-a619-4cdf-8d95-c1a9a004c265_1220x738.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Questo &#232; il decimo approfondimento di CrescitaZero, la serie di articoli scritti insieme a <a href="https://lavoroinfatti.substack.com/">Elia Bidut</a> per capire cos&#8217;&#232; successo alla crescita italiana. Qui trovi il <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/capire-trentanni-senza-crescita">manifesto</a>.</em></p><div><hr></div><p style="text-align: justify;">Nell&#8217;immaginario collettivo l&#8217;Italia &#232; patria di grandi innovatori: la Ferrari &#232; un simbolo mondiale del lusso automobilistico, l&#8217;Olivetti &#232; stata ai vertici dell&#8217;informatica, oggi Bending Spoons &#232; una delle societ&#224; tecnologiche di maggior successo. Eppure a guardare i dati la situazione &#232; differente. Il <a href="https://www.wipo.int/web-publications/global-innovation-index-2026/en/gii-2026-at-a-glance.html">Global Innovation Index</a> &#232; una classifica stilata dalla <em>World Intellectual Property Organization</em>, l&#8217;ente che analizza le richieste di brevetto a livello internazionale, pone l&#8217;Italia al 27esimo posto al mondo tra i paesi pi&#249; innovativi nel 2026. L&#8217;indice &#232; costruito mediando i valori di circa 80 indicatori che misurano la performance in termini di istituzioni, capitale umano e ricerca, infrastrutture, per esempio.  Le prime posizioni globali sono ricoperte da Svizzera e Svezia, seguite da Stati Uniti e Corea del Sud. La Germania &#232; posta all&#8217;undicesimo posto, la Francia al tredicesimo, due paesi con cui spesso il nostro paese viene confrontato. Negli ultimi sei anni la posizione italiana invece &#232; sostanzialmente rimasta stabile, un risultato esiguo se consideriamo il fatto che l&#8217;Italia &#232; una delle prime sette economie al mondo per valore di Pil generato e il quarto esportatore al mondo.</p><p style="text-align: justify;">Il quadro si arricchisce ulteriormente considerando i dati sugli investimenti in Ricerca e Sviluppo (R&amp;S). Nel triennio 2022-2024 il 62,9 per cento delle imprese industriali e dei servizi con almeno dieci addetti ha svolto attivit&#224; innovative, 4,3 punti percentuali in pi&#249; rispetto al 2020-2022. Eppure, secondo i<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/SEPDF/cache/1203.pdf"> dati europei aggiornati a settembre 2026</a>, nel 2024 la spesa in R&amp;S &#232; stata pari all&#8217;1,4 per cento del Pil, contro il 2,3 per cento della media dell&#8217;Unione europea e il 3,1 per cento della Germania.</p><p style="text-align: justify;">Innovare per&#242; non significa necessariamente inventare qualcosa. Un&#8217;impresa pu&#242; introdurre un macchinario pi&#249; efficiente, adottare un software, riorganizzare la produzione o modificare un prodotto utilizzando conoscenze o tecnologie inventate e sviluppate altrove. In alcuni comparti manifatturieri l&#8217;Italia ha costruito parte della propria competitivit&#224; proprio su questa capacit&#224; di adattamento, unita a qualit&#224;, design e miglioramenti incrementali. Ma non bisogna confondere questa esperienza con una generale superiorit&#224; nell&#8217;adozione tecnologica.</p><p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto negli episodi sul<a href="https://crescitazero.it/articoli/04-crescitazero.html"> nanismo delle imprese</a>, sulle<a href="https://crescitazero.it/articoli/05-crescitazero.html"> competenze</a> e sulla<a href="https://crescitazero.it/articoli/07-crescitazero.html"> qualit&#224; del management</a>, l&#8217;Italia ha faticato a trasformare la rivoluzione di internet e della successiva digitalizzazione in maggiore produttivit&#224;. La frammentazione produttiva, le competenze insufficienti e pratiche organizzative spesso inadeguate hanno limitato anche la diffusione delle tecnologie gi&#224; disponibili. Il problema non &#232; dunque semplicemente che sappiamo adottare ma non inventare: &#232; che l&#8217;adozione ha funzionato in alcune parti del sistema industriale, mentre la ricerca e la diffusione delle nuove tecnologie sono rimaste entrambe troppo deboli.</p><p style="text-align: justify;">Una recente analisi <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0954/index.html">della Banca d&#8217;Italia</a> descrive bene questa doppia fragilit&#224;: la produzione scientifica italiana, soprattutto nelle discipline scientifiche e tecnologiche, &#232; di elevata qualit&#224;, ma il trasferimento dei suoi risultati alle imprese incontra ostacoli e l&#8217;innovazione in tecnologie di frontiera rimane limitata. &#200; da qui che partiamo: perch&#233; un paese con una storia industriale importante e universit&#224; capaci di produrre conoscenza investe relativamente poco nella creazione di nuove tecnologie?</p><h2 style="text-align: justify;">La spesa in ricerca &#232; cresciuta, ma il divario con l&#8217;estero &#232; aumentato</h2><p style="text-align: justify;">Partiamo dagli investimenti. Rispetto agli anni Sessanta, quando gli investimenti in ricerca e sviluppo (d&#8217;ora in poi abbreviata R&amp;S) valevano all&#8217;incirca lo 0,6 per cento del Pil, la quota &#232; pi&#249; che raddoppiata. Nel 2024 invece la R&amp;S effettuata dalle imprese italiane valeva intorno allo 0,8 per cento del Pil, contro l&#8217;1,50 per cento della media europea e il 2,11 per cento della Germania, secondo la<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/SEPDF/cache/1203.pdf"> serie Eurostat</a>. Il divario esiste anche nella ricerca svolta da universit&#224; e istituzioni pubbliche, ma &#232; quello delle imprese a pesare maggiormente sulla distanza complessiva.</p><p style="text-align: justify;">Nel 2024 infatti le imprese italiane hanno realizzato il 56,6 per cento della spesa nazionale in R&amp;S, le universit&#224; il 26,9 per cento, le istituzioni pubbliche il 14,7 e il non profit l&#8217;1,8. Gli andamenti divergono: la spesa universitaria &#232; cresciuta del 13,4 per cento, quella delle istituzioni pubbliche del 4,7 e quella delle imprese soltanto del 2,4. Le<a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-ricerca-e-sviluppo-in-italia-anni-2024-2026/"> stime preliminari per il 2025</a> indicano perfino un calo del 2,6 per cento della spesa delle imprese.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/EFDNw/2/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5dd7ff5b-a619-4cdf-8d95-c1a9a004c265_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ca1ecc21-da11-4166-8fdb-0faf39fcc3e9_1220x912.png&quot;,&quot;height&quot;:449,&quot;title&quot;:&quot;Sono trent'anni che l'Italia spende meno dell'Europa in Ricerca e Sviluppo&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Spesa totale in ricerca e sviluppo in percentuale del Pil, Italia e altri paesi europei, 1996-2024&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/EFDNw/2/" width="730" height="449" frameborder="0" scrolling="no" loading="lazy"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p style="text-align: justify;">La ricerca pubblica e quella privata, del resto, non sono due voci tra cui scegliere. Universit&#224; e centri di ricerca formano persone, costruiscono infrastrutture e producono conoscenze che le imprese possono utilizzare. La ricerca ha una caratteristica particolare: parte dei suoi benefici sfugge a chi la finanzia. Un risultato scientifico pu&#242; essere ripreso da altre aziende, circolare attraverso i lavoratori o rendere possibili innovazioni in settori lontani da quello in cui &#232; nato. &#200; per questo che il rendimento della ricerca pubblica pu&#242; essere superiore a quello ottenuto dalla singola impresa e che, senza interventi adeguati, il mercato tende a finanziare meno ricerca di quanto sarebbe utile all&#8217;economia. C&#8217;&#232; anche un secondo beneficio. Un paese che investe in ricerca (sia privata che pubblica) non acquisisce soltanto la possibilit&#224; di inventare nuove tecnologie: aumenta la capacit&#224; di comprendere, valutare e modificare quelle prodotte all&#8217;estero. La conoscenza domestica rende pi&#249; efficace persino l&#8217;importazione di innovazione. In altri termini, finanziare ricerca e sviluppare la capacit&#224; di adottare tecnologia non sono obiettivi alternativi; possono rafforzarsi reciprocamente.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/gHdGz/3/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/039fc311-bc68-46bd-a625-c031ab453cb8_1220x702.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/27a97080-a4ed-4b8b-94e4-6a30cc147caf_1220x826.png&quot;,&quot;height&quot;:405,&quot;title&quot;:&quot;Il gap italiano &#232; soprattutto privato&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/gHdGz/3/" width="730" height="405" frameborder="0" scrolling="no" loading="lazy"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2 style="text-align: justify;">Perch&#233; le imprese italiane investono poco</h2><p style="text-align: justify;">Una prima spiegazione &#232; la specializzazione produttiva. Le imprese di un&#8217;economia concentrata su settori ad alta intensit&#224; tecnologia - ossia che richiedono molti investimenti per operare come i semiconduttori, la farmaceutica o l&#8217;aerospazio - spenderanno tendenzialmente pi&#249; in R&amp;S di quelle attive in settori a intensit&#224; tecnologica, dove l&#8217;innovazione avviene spesso con miglioramenti dei processi. L&#8217;Italia quindi potrebbe semplicemente aver sviluppato la propria economia nei settori sbagliati. Le<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0954/index.html"> analisi della Banca d&#8217;Italia</a> mostrano per&#242; che questa motivazione non &#232; sufficiente a spiegare il divario rispetto ad altre economie europee. Per esempio, gli autori mostrano come una parte importante del divario con la Germania dipende dalla minore intensit&#224; di ricerca all&#8217;interno degli stessi settori, non soltanto dal diverso peso che quei settori hanno nelle due economie. Cambiare la composizione produttiva aiuterebbe, ma non ci porterebbe comunque allo stesso livello della Germania.</p><p style="text-align: justify;">La seconda spiegazione &#232; la dimensione delle imprese. L&#8217;impresa italiana media occupa circa quattro persone, come abbiamo visto nell&#8217;<a href="https://crescitazero.it/articoli/04-crescitazero.html">episodio dedicato al nanismo</a> impresariale. Sostenere un laboratorio, assumere ricercatori e finanziare per anni un progetto senza risultati commerciali certi richiede costi fissi e capacit&#224; di assorbire perdite. Secondo <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-ricerca-e-sviluppo-in-italia-anni-2024-2026/">Istat</a>, nel 2024 le grandi imprese italiane hanno concentrato il 76 per cento della R&amp;S realizzata dal settore produttivo. La spesa &#232; cresciuta del 6,4 per cento nelle grandi aziende, ma &#232; diminuita del 5,2 nelle medie e del 13,7 per cento nelle piccole. &#200; difficile costruire una capacit&#224; di ricerca diffusa in un&#8217;economia composta soprattutto da imprese che faticano a raggiungere quella scala. Conta quindi anche l&#8217;appartenenza a un gruppo industriale, meglio se multinazionale, capace di distribuire il costo fisso della ricerca su una struttura pi&#249; ampia, potendo ricavarne benefici maggiori in termini di maggiore fatturato, o minori costi. Secondo <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-ricerca-e-sviluppo-in-italia-anni-2024-2026/">Istat</a>, nel 2024 l&#8217;82,2 per cento della R&amp;S delle imprese &#232; stato realizzato da societ&#224; appartenenti a gruppi multinazionali: il 41,1 per cento a controllo italiano e un altro 41,1 a controllo estero. Gi&#224; oggi in Italia quindi la ricerca privata &#232; fortemente concentrata in organizzazioni capaci di coordinare capitali, mercati e attivit&#224; tecnologiche su scala internazionale. Il problema &#232; che ci sono troppo poche grandi aziende e multinazionali nel nostro Paese rispetto ad altre economie avanzate.</p><p style="text-align: justify;">La dimensione, per&#242;, non spiega tutto. Anche un&#8217;impresa con le risorse necessarie pu&#242; preferire investimenti pi&#249; prevedibili: un nuovo impianto, un ampliamento della capacit&#224; produttiva, l&#8217;acquisto di tecnologia gi&#224; disponibile. La R&amp;S richiede invece di impegnare risorse oggi senza conoscere il risultato n&#233; il momento in cui potr&#224; arrivare. Pesano allora l&#8217;accesso al capitale, l&#8217;orizzonte degli azionisti, l&#8217;effettiva concorrenza del mercato, la capacit&#224; organizzativa e qualit&#224; delle decisioni manageriali. Nell&#8217;<a href="https://crescitazero.it/articoli/07-crescitazero.html">episodio sul management</a> abbiamo visto perch&#233; imprese apparentemente simili ottengano risultati diversi dall&#8217;impiego degli stessi fattori produttivi. La decisione di fare ricerca nasce da quelle stesse differenze.</p><h2 style="text-align: justify;">Innovare non significa creare nuova tecnologia</h2><p style="text-align: justify;">Per capire il paradosso iniziale bisogna guardare a che cosa le imprese chiamano innovazione. Nel<a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/linnovazione-nelle-imprese-anni-2022-2024/"> rapporto Istat sul triennio 2022-2024</a>, il 57,6 per cento delle imprese osservate ha introdotto innovazioni di processo: per esempio nuovi metodi di produzione, cambiamenti nell&#8217;organizzazione del lavoro o nei sistemi informativi. Il 32,7 per cento ha introdotto innovazioni di prodotto, cio&#232; beni o servizi nuovi oppure significativamente migliorati. Soltanto il 15,5 per cento ha presentato prodotti nuovi per il proprio mercato di riferimento, non gi&#224; offerti dai concorrenti. Le percentuali si riferiscono al totale delle imprese dell&#8217;indagine, con almeno dieci addetti, non soltanto a quelle che si dichiarano innovatrici.</p><p style="text-align: justify;">La distinzione non attribuisce meno valore ai miglioramenti incrementali. Un macchinario sviluppato all&#8217;estero pu&#242; aumentare molto la produttivit&#224; di un&#8217;azienda italiana; un&#8217;organizzazione migliore pu&#242; ridurre tempi, sprechi ed errori; un componente modificato pu&#242; diventare il vantaggio competitivo di un fornitore. Sono innovazioni reali. Ma non coincidono sempre con la creazione di una tecnologia che prima non esisteva, cio&#232; con uno spostamento della frontiera delle conoscenze disponibili e la capacit&#224; di difendere maggiormente e monetizzare quella conoscenza proprietaria.</p><p style="text-align: justify;">Per un paese che deve recuperare terreno rispetto alle economie tecnologicamente pi&#249; avanzate, acquistare e adattare soluzioni esistenti pu&#242; essere la scelta razionale: consente di beneficiare di conoscenze gi&#224; disponibili senza sostenere tutti i rischi della loro scoperta. Il limite emerge quando questo diventa l&#8217;unico modello possibile. Man mano che i settori maturano, i vantaggi del semplice recupero tendono a ridursi; per continuare a competere occorre sviluppare competenze e ricerca proprie. Una<a href="https://www.imf.org/en/publications/wp/issues/2024/07/18/from-adoption-to-innovation-state-dependent-technology-policy-in-developing-countries-552105"> ricerca del Fondo monetario internazionale</a> ha analizzato proprio il passaggio dall&#8217;adozione all&#8217;innovazione usando l&#8217;esperienza della Corea del Sud, dove dopo una fase iniziale in cui politiche statali si sono focalizzate nell&#8217;adozione di tecnologie straniere, il focus oggi si &#232; spostato sui sussidi agli investimenti per creare nuova conoscenza e innovazione. Anche la Cina offre un&#8217;altra illustrazione della trasformazione: dopo una fase di crescita alimentata anche da tecnologie importate, ha aumentato la propria capacit&#224; di ricerca, fino a investire nel 2024 il 2,69 per cento del Pil in R&amp;S secondo<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/SEPDF/cache/1203.pdf"> Eurostat</a>. Le traiettorie nazionali non sono identiche, ma il meccanismo economico &#232; chiaro. Adottare o migliorare una tecnologia dell&#8217;esterno, non permette nel lungo termine di mantenere un contributo sostenuto alla crescita. Per quello occorre aver la capacit&#224; di generare nuova conoscenza e tecnologia.</p><p style="text-align: justify;">Anche i brevetti segnalano la diversa capacit&#224; di produrre tecnologie formalizzate. Nel 2024 i richiedenti italiani hanno depositato 4.853 domande all&#8217;Ufficio europeo dei brevetti, contro 10.980 francesi e 25.033 tedeschi. Per milione di abitanti il rapporto era di circa 82 domande in Italia, 161 in Francia e 300 in Germania. Il<a href="https://www.epo.org/en/about-us/statistics/technology-dashboard-2025/statistics-and-indicators/european-patent-applications/per-mio-inhabitants-europe"> confronto pubblicato dall&#8217;Ufficio europeo dei brevetti</a> non misura tuttavia sia l&#8217;innovazione di processo che quella di prodotto: molti processi non vengono infatti brevettati, semplicemente attuati, e il valore dei brevetti varia enormemente. Offre per&#242; un indizio coerente con il minor investimento italiano nello sviluppo sistematico di tecnologie proprietarie.</p><p style="text-align: justify;">I dati settoriali mostrano poi un quadro meno uniforme di quello suggerito dalla media nazionale. Nel 2024 il settore degli autoveicoli e macchinari hanno rappresentato insieme il 35,9 per cento della R&amp;S privata. La farmaceutica ha registrato una crescita della spesa del 18,9 per cento, mentre il settore automobilistico e l&#8217;elettronica hanno segnato una contrazione. Le filiere capaci di sostenere ricerca intensiva esistono, ma restano concentrate in una parte relativamente ristretta del sistema produttivo. Il punto non &#232; quindi l&#8217;assenza di capacit&#224; tecnologica: &#232; la difficolt&#224; a renderla diffusa.</p><h2 style="text-align: justify;">Il capitale umano &#232; anche un problema di domanda</h2><p style="text-align: justify;">La stessa struttura produttiva si riflette nell&#8217;impiego di personale qualificato. Secondo <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-ricerca-e-sviluppo-in-italia-anni-2024-2026/">Istat</a>, nel 2024 in Italia lavoravano in R&amp;S circa 352mila addetti, misurati in equivalenti a tempo pieno; di questi, circa 179mila erano ricercatori. Il dato sui ricercatori include le diverse discipline considerate dalle statistiche sulla ricerca, comprese scienze sociali e studi umanistici: non rappresenta soltanto ingegneri, informatici o scienziati naturali. La<a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-ricerca-e-sviluppo-in-italia-anni-2024-2026/"> rilevazione Istat</a> segnala che i ricercatori sono aumentati del 15,3 per cento nelle universit&#224; e del 7,5 nelle istituzioni pubbliche, ma diminuiti del 4,3 nelle imprese. Nell&#8217;<a href="https://crescitazero.it/articoli/05-crescitazero.html">articolo sulle competenze</a> abbiamo mostrato come l&#8217;Italia ha difficolt&#224; sia a sviluppare capacit&#224; adeguate sia ad allocarle nelle imprese dove potrebbero produrre pi&#249; valore. La R&amp;S aggiunge un altro elemento: non basta aumentare l&#8217;offerta di lavoratori preparati se non cresce anche la domanda di queste figure nelle imprese capaci di assumerle. La debolezza della ricerca &#232;, almeno in parte, un problema di struttura delle imprese e delle opportunit&#224; che esse sono in grado di creare per i lavoratori qualificati che il sistema formativo italiano prepara.</p><h2 style="text-align: justify;">Come siamo arrivati qui</h2><p style="text-align: justify;">La situazione attuale &#232; il risultato di scelte e trasformazioni accumulate nel tempo. Una parte della storia passa dalla perdita di grandi gruppi industriali impegnati nello sviluppo di tecnologie proprie. Luciano Gallino, nel saggio <a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/scienze-sociali/economia/la-scomparsa-dellitalia-industriale-luciano-gallino-9788806166281/">La scomparsa dell&#8217;Italia industriale</a>, ha ricostruito il ridimensionamento di alcune capacit&#224; industriali nazionali, dall&#8217;informatica di Olivetti alla chimica con Montedison. &#200; una lettura storica, non una dimostrazione quantitativa che quei singoli episodi abbiano determinato la spesa in R&amp;S di oggi. Indica per&#242; un meccanismo: quando scompaiono imprese capaci di sostenere grandi programmi tecnologici, si riducono anche le strutture che formano ricercatori e fanno lavorare insieme fornitori, universit&#224; e aziende.</p><p style="text-align: justify;">Un secondo passaggio &#232; la fragilit&#224; della base pubblica. Le restrizioni di bilancio che hanno accompagnato la crisi finanziaria e quella dei debiti sovrani hanno frenato la capacit&#224; di programmazione delle universit&#224; e degli enti di ricerca. La conseguenza economica non consiste soltanto nei fondi mancanti in un singolo anno: i progetti richiedono continuit&#224;, le infrastrutture diventano obsolete e la costruzione di gruppi di ricerca richiede tempi molto pi&#249; lunghi dei cicli di bilancio. Per questo gli stanziamenti pubblici contano non solo per il loro ammontare, ma per la loro stabilit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Il terzo passaggio riguarda gli incentivi alle imprese. Dal 2015 il credito d&#8217;imposta per la R&amp;S ha cambiato pi&#249; volte aliquote e regole: prima calcolato sulla spesa incrementale, poi ampliato e infine ridisegnato su basi differenti. L&#8217;<a href="https://www.upbilancio.it/it/pubblicato-il-focus-n-8-2022-gli-incentivi-fiscali-alla-ricerca-e-sviluppo-in-italia/">Ufficio parlamentare di bilancio</a> ha ricostruito un sistema con molti pi&#249; beneficiari ma anche costi fiscali potenziali superiori alle previsioni: per le misure analizzate nel periodo 2015-2020, circa 17 miliardi di minori entrate potenziali contro 6 miliardi inizialmente stanziati. Il punto decisivo &#232; che il valore della spesa agevolata non coincide automaticamente con la ricerca aggiuntiva. Un&#8217;impresa potrebbe aver sostenuto comunque una parte di quei costi.</p><p style="text-align: justify;">Pi&#249; di recente il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) ha cercato di rafforzare il collegamento fra conoscenza e imprese. La componente &#171;Dalla ricerca all&#8217;impresa&#187; ha una dotazione di 11,44 miliardi di euro, con 1,61 miliardi destinati ai partenariati estesi tra universit&#224;, centri di ricerca e imprese e 1,6 miliardi al potenziamento dei centri nazionali di ricerca, secondo la<a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/dam/sogei-ng/documenti/Sezione%2520I_III%2520Relazione%2520def.pdf"> documentazione ufficiale sul Piano</a>. Sono investimenti progettati per aumentare la massa critica delle strutture di ricerca e la collaborazione con il sistema produttivo.</p><p style="text-align: justify;">La crescita della ricerca universitaria e pubblica nel 2023 e nel 2024 &#232; coerente con l&#8217;arrivo di nuove risorse, ma non basta per attribuirla interamente al PNRR. E non possiamo ancora misurare in modo definitivo quanto delle nuove infrastrutture diventer&#224; capacit&#224; privata di ricerca dopo la conclusione dei finanziamenti straordinari. Il test decisivo sar&#224; la continuit&#224; dei progetti e la domanda di tecnologia che le imprese sapranno generare anche quando terminer&#224; la fase degli investimenti pubblici.</p><h2 style="text-align: justify;">Dove la ricerca in Italia funziona</h2><p style="text-align: justify;">Il ritardo italiano non &#232; distribuito in modo uniforme. Nel 2024 l&#8217;Emilia-Romagna destinava alla R&amp;S il 2,32 per cento del Pil regionale e il Piemonte il 2,20. In entrambe le regioni il contributo delle imprese era particolarmente elevato: rispettivamente l&#8217;1,75 e l&#8217;1,67 per cento del Pil. Seguivano il Friuli-Venezia Giulia con l&#8217;1,65 e la provincia autonoma di Trento con l&#8217;1,58. Lo mostra la<a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-ricerca-e-sviluppo-in-italia-anni-2024-2026/"> distribuzione territoriale della spesa pubblicata da Istat</a>. Sono numeri che si avvicinano, e in alcuni casi superano, la media europea: non descrivono un paese incapace di fare ricerca, ma un paese in cui questa capacit&#224; &#232; concentrata.</p><p style="text-align: justify;">Il confronto con la Lombardia aiuta a interpretare il dato. La regione concentra circa un quinto della spesa italiana in R&amp;S ed &#232; uno dei territori con maggiore valore aggiunto e produttivit&#224;. Non presenta per&#242; la stessa intensit&#224; di ricerca di Emilia-Romagna e Piemonte. Non &#232; una contraddizione: la produttivit&#224; dipende anche da capitale accumulato, specializzazione settoriale, organizzazione delle imprese e utilizzo di tecnologie sviluppate altrove. La R&amp;S pu&#242; accrescere la produttivit&#224; nel tempo, ma i due indicatori non misurano la stessa cosa e non devono necessariamente muoversi insieme in ogni regione.</p><p style="text-align: justify;">I distretti e le filiere dove convivono imprese solide, universit&#224;, fornitori specializzati, capitali e collegamenti con i mercati internazionali mostrano che una ricerca intensiva &#232; possibile anche in Italia. Questo non permette di isolare una sola causa: un&#8217;economia pi&#249; ricca pu&#242; finanziare pi&#249; ricerca, cos&#236; come la ricerca pu&#242; renderla pi&#249; produttiva. Ma indica le condizioni sotto le quali l&#8217;investimento di lungo periodo diventa pi&#249; sostenibile.</p><p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia ha costruito parte della propria forza industriale sulla capacit&#224; di migliorare ci&#242; che altri avevano inventato. &#200; una capacit&#224; da conservare, non da sostituire. Ma non basta, e non ha impedito al paese di perdere una parte della rivoluzione digitale. Il passo successivo &#232; rendere pi&#249; diffusa la capacit&#224; di adottare bene e aggiungervi quella di sviluppare conoscenza nuova. Senza imprese che crescono, capitale umano utilizzato e una ricerca pubblica capace di dialogare con la produzione, nessun aumento isolato della spesa potr&#224; farlo al nostro posto.</p><div><hr></div><p style="text-align: justify;"><em>Nel prossimo episodio di CrescitaZero vedremo perch&#233; alcune aziende italiane sono riuscite a crescere, competere e primeggiare a livello internazionale, e che cosa le loro esperienze possono insegnarci sulla crescita del paese.</em></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Per abbassare gli affitti bisogna costruire case]]></title><description><![CDATA[In dieci anni gli affitti dei nuovi contratti a Milano e Firenze sono cresciuti quasi del 30 per cento oltre l&#8217;inflazione. Ma siamo il paese europeo che autorizza meno case]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/per-abbassare-gli-affitti-bisogna</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/per-abbassare-gli-affitti-bisogna</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Thu, 08 Oct 2026 08:01:49 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!YxgT!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb551703c-e326-4f22-bad8-cd542ea3e8d6_1760x1430.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>In termini reali le abitazioni in Italia valgono quasi il 25 per cento in meno rispetto al 2011, secondo l&#8217;<a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/09/CS-abitazioni-Q22026.pdf">indice</a> Istat dei prezzi delle abitazioni. Questo fa s&#236; che a livello di media nazionale il caro casa non sembri cos&#236; grave come quello descritto dalla stampa. Lo stesso indice a Milano mostra invece un aumento reale del 40 per cento dal 2015. </p><p>Il problema abitativo italiano &#232; concentrato in alcune citt&#224;, quelle dove le persone si trasferiscono. Qui si sommano tre fattori: la concentrazione del lavoro in alcune zone, gli studenti universitari fuori sede e i turisti che occupano le abitazioni nei centri storici. Il miglior modo per risolvere tutti e tre i problemi &#232; aumentare l&#8217;offerta, ossia costruire pi&#249; abitazioni dove c&#8217;&#232; domanda. Nel 2025 l&#8217;Italia ha autorizzato per abitante circa un quarto delle nuove abitazioni della media dell&#8217;Unione europea, l&#8217;ultimo posto fra i 27 paesi. Le proposte pi&#249; frequenti nel dibattito, come il tetto agli affitti, vanno in direzione opposta.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Una media che nasconde le citt&#224;</h2><p>Istat calcola l&#8217;indice dei prezzi delle abitazioni solo per l&#8217;Italia e per tre comuni: Milano, Roma e Torino. Tra il 2015 e il 2025, al netto dell&#8217;inflazione, la media nazionale &#232; scesa del 5,3 per cento, Roma dell&#8217;11 per cento, Torino del 9,5 per cento, mentre Milano &#232; cresciuta del 40 per cento. Per le altre citt&#224;, invece, abbiamo a disposizione solo i prezzi richiesti negli annunci. Secondo Immobiliare, un sito di annunci immobiliari, dal 2018 i prezzi sono cresciuti pi&#249; dell&#8217;inflazione anche a Verona, Padova, Trento e Bologna, mentre sono calati a Genova e nei grandi centri del Sud.</p><p>L&#8217;indice Istat dei prezzi al consumo, invece, tiene conto di tutti gli affitti in essere, anche quelli con contratti stipulati molti anni fa. Tra il 2015 e il 2025 &#232; cresciuto del 13 per cento, un dato sotto l&#8217;inflazione del periodo (23 per cento). Ma chi oggi cerca un&#8217;abitazione paga i canoni dei contratti nuovi. La fonte di questi dati &#232; il <a href="https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/263076/RI2026_Residenziale20260521.pdf/892125df-86a3-c21a-f8a1-86323f45ae93">Rapporto</a> annuale dell&#8217;Osservatorio del mercato immobiliare dell&#8217;Agenzia delle Entrate, che analizza le otto maggiori citt&#224; italiane. A Milano il canone medio annuo dei nuovi contratti &#232; passato da 132 a 206 euro al metro quadro, un aumento reale del 28 per cento. Gli aumenti reali sono stati del 30 per cento a Firenze, del 27 per cento a Bologna, del 18 per cento a Torino e del 12 per cento a Roma. In media in Italia &#232; cresciuto del 13 per cento.</p><p>Per capire quanto pesano questi canoni, ho calcolato quanto pesa l&#8217;affitto di un appartamento da 60 metri quadrati, al canone di un nuovo contratto, sul reddito netto medio dei contribuenti di ogni comune. Per il reddito ho usato i dati delle <a href="https://www1.finanze.gov.it/finanze/analisi_stat/public/index.php?opendata=yes">dichiarazioni</a> dei redditi diffusi dal ministero dell&#8217;Economia<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>. Per convenzione, un affitto &#232; sostenibile se non supera il 30 per cento del reddito. A Milano l&#8217;affitto di un appartamento da 60 metri quadrati pesa per il 40 per cento del reddito netto medio (nel 2015 era al 33 per cento), una percentuale che si raggiunge anche a Firenze e Roma. A Bologna &#232; al 36 per cento, a Torino e Napoli &#232; appena sotto la soglia, mentre a livello nazionale &#232; al 24 per cento. Il reddito medio di Milano &#232; di quasi 42 mila euro lordi, ma &#232; gonfiato dai redditi pi&#249; alti: met&#224; dei contribuenti milanesi dichiara meno di 26 mila euro. Per un giovane al primo lavoro, l&#8217;incidenza dell&#8217;affitto &#232; ancora pi&#249; alta: con i canoni degli annunci attuali, quelli che vede chi cerca casa oggi, oltre la met&#224; del reddito va in affitto.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!YxgT!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb551703c-e326-4f22-bad8-cd542ea3e8d6_1760x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!YxgT!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb551703c-e326-4f22-bad8-cd542ea3e8d6_1760x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Secondo il censimento permanente Istat del 2023, le famiglie italiane che vivono in affitto sono il 20 per cento. Secondo <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_lvho02/default/table">Eurostat</a>, nel 2025 in Italia il 23 per cento delle persone vive in affitto, contro una media del 32 per cento nell&#8217;Ue e del 53 per cento in Germania. Gli inquilini sono per&#242; concentrati nelle citt&#224; e tra i giovani. Nei 19 comuni maggiori il 27 per cento delle famiglie vive in affitto, mentre nel resto del Paese la percentuale scende al 18 per cento. Un&#8217;<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/indagine-famiglie/bil-fam2022/index.html">indagine</a> della Banca d&#8217;Italia sui bilanci delle famiglie ha rilevato che il 30 per cento delle famiglie con un capofamiglia (il membro con il reddito pi&#249; alto) sotto i 35 anni vive in affitto, mentre un ulteriore 18 per cento vive in un&#8217;abitazione in uso gratuito, spesso quella dei genitori. Si tratta di persone che si spostano per studiare o per un nuovo lavoro, una categoria da cui dipende gran parte della crescita economica.</p><h2>Perch&#233; tutti vogliono vivere negli stessi posti</h2><p>L&#8217;Italia ha raggiunto il suo picco demografico nel 2014, quando aveva 60,3 milioni di residenti. Da allora abbiamo perso 1,4 milioni di abitanti. Nello stesso periodo, solo 20 province su 107 sono cresciute, con Milano in testa, che ha guadagnato 90 mila abitanti. Dal 2002 in poi le citt&#224; metropolitane di Roma e Milano hanno contribuito per il 43 per cento all&#8217;aumento della popolazione nazionale, mentre nel frattempo molti capoluoghi meridionali e le aree interne si sono spopolati.</p><p>Le persone si spostano dove ci sono opportunit&#224;, ma queste sono concentrate perch&#233; le imprese traggono vantaggio dalla vicinanza reciproca. Un bar in un posto isolato non avr&#224; clienti, mentre una fabbrica ha bisogno di avere fornitori e manutentori entro pochi chilometri per non fermarsi. Una maggiore densit&#224; di imprese rende pi&#249; semplice per un&#8217;impresa trovare il personale adatto e per un lavoratore cambiare posto di lavoro rimanendo in citt&#224; e permette una circolazione pi&#249; rapida delle idee tra aziende e uffici. Questo &#232; quello che gli economisti chiamano con il nome tecnico di economie di agglomerazione.</p><p>Lo stesso fenomeno accade in Italia quando le fintech, le assicurazioni, le banche d&#8217;affari o le sedi delle multinazionali scelgono quasi sempre Milano. Questo fenomeno &#232; comune a tutti i paesi ricchi: trasferire le imprese fuori dalle citt&#224; porterebbe a perdere i guadagni di produttivit&#224; che le hanno spinte a stabilirsi l&#236;. Il risultato dipende per&#242; da quanti alloggi si possono costruire. Uno <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2020/2020-1267/index.html">studio</a> della Banca d&#8217;Italia sulle citt&#224; italiane tra il 1971 e il 2011 ha mostrato che quando l&#8217;offerta abitativa &#232; rigida, ossia quando il numero di case cresce poco nonostante i prezzi salgano, un aumento della domanda di lavoro porta a un minor numero di occupati e a prezzi delle case pi&#249; alti. Tra le citt&#224; con maggiore rigidit&#224; ci sono Milano, Torino, Genova e Napoli. In pratica, una parte dei guadagni che andrebbero a lavoratori e imprese si trasforma in rendita per i proprietari di casa gi&#224; esistenti.</p><p>Un&#8217;altra spinta alla domanda abitativa arriva dal fatto che le famiglie sono sempre meno numerose. Nel 1971 le famiglie in Italia erano 16 milioni con una media di 3,3 componenti, mentre oggi sono 26,6 milioni con poco pi&#249; di due componenti, con una popolazione cresciuta di circa il 9 per cento nello stesso periodo. Tra il 2011 e il 2019 le famiglie sono aumentate del 5 per cento a fronte di una popolazione quasi invariata e citt&#224; come Torino e Genova hanno registrato un aumento delle famiglie nonostante il calo dei residenti. I nuclei unipersonali sono passati dal rappresentare il 13 per cento sul totale a essere il 37 per cento, e a Milano sono oltre la met&#224;. Secondo le <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/previsioni-della-popolazione-residente-delle-famiglie-e-delle-forze-di-lavoro-base-1-1-2025/">previsioni</a> di Istat di agosto, le famiglie continueranno a crescere fino al 2043 arrivando a 27,9 milioni, mentre la popolazione scender&#224; verso i 55 milioni nel 2050. Il declino demografico di per s&#233; non ridurr&#224; la domanda di case.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!cslL!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe14b9e5d-d940-457d-9735-e9560b32e920_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!cslL!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe14b9e5d-d940-457d-9735-e9560b32e920_1980x1430.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!cslL!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe14b9e5d-d940-457d-9735-e9560b32e920_1980x1430.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Studenti e turisti</h2><p>Secondo l&#8217;<a href="https://dati-ustat.mur.gov.it/dataset/iscritti">Anagrafe</a> nazionale degli studenti, nell&#8217;anno accademico 2024/25 i 393 mila iscritti ad atenei non telematici con residenza in una regione diversa da quella del corso di laurea rappresentano il 24 per cento sul totale, mentre dieci anni fa erano 318 mila. Questa stima dei fuori sede &#232; al ribasso, perch&#233; non tiene conto degli studenti che vivono in una citt&#224; diversa dalla propria pur essendo residenti nella stessa regione. I residenti in un&#8217;altra provincia sono 864 mila, oltre la met&#224; degli iscritti, ma molti di loro sono probabilmente pendolari che tornano a casa in giornata. I numeri assoluti pi&#249; alti si hanno a Milano con 59 mila iscritti e a Roma con 50 mila, ma l&#8217;incidenza sul mercato degli affitti &#232; maggiore nelle citt&#224; medie.</p><p>Per evitare di considerare solo i numeri assoluti, ho calcolato il rapporto tra studenti fuori regione e famiglie in affitto nello stesso comune. Ogni 100 famiglie in affitto a Bologna ci sono 51 studenti fuori regione, a Pisa e Siena circa 95, a Ferrara 103, a Milano 26 e a Roma 16. Includendo i fuori provincia, tra cui i pendolari, a Bologna si arriva a 77 e a Pisa a 259. Ipotizzando che in un alloggio vivano 2-3 studenti, a Bologna gli universitari occupano una quota tra un sesto e un quarto degli alloggi in affitto. Al 1&#176; novembre 2025 c&#8217;erano circa 58.800 posti letto messi a disposizione dagli enti regionali per il diritto allo studio, dagli atenei e dai collegi. L&#8217;<a href="https://www.anvur.it/sites/default/files/2026-04/8-Diritto-allo-studio-Rapporto-ANVUR-2026.pdf">ANVUR</a>, l&#8217;agenzia pubblica di valutazione delle universit&#224; italiane, calcola un posto letto per otto studenti fuori regione, mentre a Bologna uno per 13,6. L&#8217;ultima indagine Eurostudent con la partecipazione italiana ha rilevato che il 5 per cento degli studenti italiani vive in residenza universitaria, contro una media europea del 15 per cento. L&#8217;obiettivo del PNRR &#232; stato dimezzato con la revisione del novembre 2025, passando da 60 a 30 mila posti. A settembre il ministero dell&#8217;Universit&#224; ha <a href="https://www.mur.gov.it/it/news/mercoledi-02092026/universita-housing-mur-superato-il-target-pnrr-oltre-63200-nuovi-posti">annunciato</a> pi&#249; di 63 mila posti &#8220;attivati&#8221;, ma quelli davvero realizzati sono 33 mila, per la maggior parte in strutture private con canoni al prezzo di mercato meno il 15 per cento.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!gU6C!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa44412f8-7f29-4e75-b76d-38b215a30385_1760x1540.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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L&#8217;Universit&#224; della Calabria, per esempio, &#232; stata istituita con una <a href="https://www.edizionieuropee.it/law/html/31/zn57_11_071.html">legge</a> nel 1968 come ateneo residenziale, con alloggi per almeno il 70 per cento degli iscritti. Oggi il campus di Arcavacata, a 8 km da Cosenza, ha 24.686 iscritti e 2.376 posti letto. Nel 1969 l&#8217;Universit&#224; cattolica di Lovanio in Belgio ha acquistato 920 ettari di terreni agricoli a circa 30 km da Bruxelles e l&#236; &#232; nata Louvain-la-Neuve, una citt&#224; costruita da zero. Oggi a Louvain-la-Neuve ci sono 23.500 studenti e l&#8217;ateneo ha 4.600 alloggi di propriet&#224;, con un canone medio di 370 euro al mese, circa il 20 per cento in meno dei prezzi di mercato. Dal 1975 c&#8217;&#232; una stazione ferroviaria e si arriva a Bruxelles in 35 minuti di treno. I terreni non sono mai stati ceduti dall&#8217;ateneo, ma assegnati in enfiteusi: cos&#236; l&#8217;universit&#224; mantiene il controllo sulle costruzioni.</p><p>A Milano, a luglio 2027, le facolt&#224; scientifiche della Statale traslocheranno nell&#8217;ex area Expo, dove andranno pi&#249; di 23 mila persone tra studenti e dipendenti. La spesa &#232; cresciuta fino ad arrivare a circa 460 milioni e ci saranno 1.152 posti letto, circa uno ogni 20 persone spostate. Il rischio &#232; ripetere quanto successo con il campus di Bicocca, dove gli affitti del quartiere sono saliti del 63 per cento tra il 2015 e il 2023, contro una media milanese del 46 per cento, secondo uno <a href="https://unige.iris.cineca.it/handle/11567/1276198">studio</a> sui dati OMI. A Oxford quasi tutti gli studenti che cercano casa sono sistemati nei college, ma la citt&#224; britannica &#232; quella con il rapporto pi&#249; alto tra il costo delle case e i salari, pari a 12,5 annualit&#224; di stipendio, secondo i dati del <a href="https://www.oxford.gov.uk/downloads/file/4357/econ009---centre-for-cities-annual-report-2026">Centre for Cities</a>. Una delle cause &#232; che dal 2015 le abitazioni di Oxford sono aumentate del 3,2 per cento, mentre quelle di Cambridge dell&#8217;11,3 per cento. La conclusione &#232; che decentrare gli atenei funziona solo se si costruiscono residenze, si potenziano i trasporti e si ha una citt&#224; vicina che continua a costruire. Ma servono tempi lunghi e il primo passo possibile &#232; con i nuovi dipartimenti.</p><p>A giugno gli annunci Airbnb a Roma erano 37 mila, a Milano 26 mila, a Firenze 13.500 e a Venezia quasi 8.800, secondo i dati di <a href="https://insideairbnb.com/get-the-data/">Inside Airbnb</a>, un progetto che raccoglie gli annunci della piattaforma. Questi numeri pesano in modo diverso sul totale delle abitazioni cittadine: di solito ci sono 2-3 ogni 100, ma a Firenze e Venezia si arriva intorno a 6. Nei centri storici la proporzione cambia: nel centro di Firenze ci sono 21 annunci ogni 100 case, un quartiere che ha il 23 per cento delle abitazioni fiorentine e il 73 per cento degli annunci. Nei rioni storici di Roma sono 20,5 ogni 100 abitazioni e nei sestieri di Venezia 16.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!egIu!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdf51b65a-517e-4a7e-ab63-e8c724764658_1760x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!egIu!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdf51b65a-517e-4a7e-ab63-e8c724764658_1760x1430.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!egIu!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdf51b65a-517e-4a7e-ab63-e8c724764658_1760x1430.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>A Barcellona, uno <a href="https://doi.org/10.1016/j.jue.2020.103278">studio</a> pubblicato sul Journal of Urban Economics ha evidenziato come la crescita di Airbnb abbia portato a un aumento dei canoni dell&#8217;1,9 per cento nel quartiere medio e del 7 per cento nel decile di quartieri pi&#249; esposti. In Italia esiste una stima affidabile solo sui prezzi di compravendita: ogni punto in pi&#249; di densit&#224; di annunci si traduce in un aumento dello 0,6 per cento del prezzo al metro quadro. Non ci sono studi solidi sui canoni. Secondo l&#8217;<a href="https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/d/guest/3_q_osservatorio_locazionibrevi">Omi</a>, con i dati del 2023, il rendimento netto degli affitti brevi a Venezia &#232; dell&#8217;8,9 per cento, a Firenze del 6,7 per cento e a Roma del 5,8 per cento, contro il 4-5 per cento delle locazioni tradizionali. Milano ha un rendimento inferiore. Facendo un calcolo approssimativo e concentrandosi sui bilocali interi nei centri storici, si pu&#242; stimare che l&#8217;appartamento mediano incassa quanto una normale locazione, ma il 25 per cento degli alloggi pi&#249; redditizi circa il doppio.</p><p>A New York nel 2023 il divieto di fatto delle locazioni sotto i 30 giorni ha portato a un calo degli annunci interessati dell&#8217;87 per cento, senza effetti misurabili sui canoni, mentre le tariffe alberghiere sono aumentate di 14-19 dollari a notte. Nel 2025 gli hotel di New York hanno avuto un prezzo medio di 334 dollari, il 17 per cento in pi&#249; rispetto al 2019, un aumento non riconducibile solo alla legge. L&#8217;imposta di soggiorno &#232; quasi interamente a carico dei turisti e non ha portato a un passaggio di case alla locazione ordinaria. I risultati migliori si sono ottenuti con norme rivolte agli operatori professionali (Berlino, Los Angeles) e con l&#8217;obbligo per le piattaforme di comunicare al fisco i redditi degli host. In Danimarca, con questo obbligo, la propensione ad affittare ai turisti &#232; calata del 14 per cento. In Italia dal 2026 il regime fiscale agevolato &#232; limitato a due appartamenti. Il problema &#232; rilevante solo nei centri di alcune citt&#224; e l&#236; una tassa pi&#249; alta sui gestori con molti appartamenti pu&#242; riportare alla locazione ordinaria gli immobili con un rendimento di poco superiore. Su mercati cittadini interi come Milano o Roma l&#8217;effetto sar&#224; modesto.</p><h2>Il tetto agli affitti peggiora le cose</h2><p>Quando i canoni salgono, una proposta che si sente spesso &#232; quella di porre un limite per legge agli affitti. Un proprietario affitta se il canone copre le imposte, la manutenzione e il rischio di morosit&#224; meglio di quanto farebbe vendendo, usando la casa per i figli o affittandola per uso turistico. Se il canone imposto &#232; sotto il valore del mercato, una parte dei proprietari passer&#224; a queste opzioni e chi aveva progettato di costruire o comprare case da affittare sposter&#224; il suo investimento altrove. Questo porter&#224; a una riduzione dell&#8217;offerta di affitti e chi ha un contratto a canone bloccato non lo lascer&#224;, anche se la situazione familiare &#232; cambiata o ha trovato un lavoro altrove. Il risultato sar&#224; un mercato diviso: chi &#232; gi&#224; dentro con un canone basso rimarr&#224; l&#236;, mentre chi arriva (giovani o persone che cambiano citt&#224; per lavoro) trover&#224; meno case e prezzi pi&#249; alti nel segmento libero.</p><p>Il <em>Clark Center</em> della <em>Chicago Booth School of Business</em> interroga periodicamente un panel di economisti statunitensi di primo piano. A novembre 2025 l&#8217;87 per cento ha <a href="https://kentclarkcenter.org/surveys/housing-in-new-york/">detto</a> di non essere d&#8217;accordo con l&#8217;idea che congelare gli affitti a New York migliori l&#8217;accesso alla casa e il 98 per cento ha detto di essere d&#8217;accordo con l&#8217;idea che una riduzione dei vincoli urbanistici spinga molto gli investimenti in nuove case. Un anno prima, il 72 per cento ha <a href="https://kentclarkcenter.org/surveys/national-rent-caps/">detto</a> di essere convinto che un tetto nazionale del 5 per cento annuo agli aumenti dei canoni riduca gli appartamenti disponibili. Quando si &#232; chiesto se i tetti agli aumenti applicati da decenni a San Francisco e New York avessero migliorato la quantit&#224; e la qualit&#224; delle case in affitto accessibili, solo un economista su 41 ha <a href="https://kentclarkcenter.org/surveys/rent-control/">risposto</a> di s&#236; (con le risposte pesate per grado di sicurezza, il 95 per cento era in disaccordo). Richard Thaler, vincitore del premio Nobel nel 2017, ha commentato con ironia chiedendo se la domanda successiva riguardasse la rotazione del Sole intorno alla Terra.</p><p>A San Francisco, quando nel 1994 si &#232; esteso il controllo dei canoni, l&#8217;offerta degli edifici interessati in affitto &#232; <a href="https://www.aeaweb.org/articles?id=10.1257/aer.20181289">calata</a> del 15 per cento, perch&#233; i proprietari li hanno venduti o convertiti in appartamenti in propriet&#224;. I canoni nel resto della citt&#224; sono <a href="https://www.nber.org/papers/w24181">cresciuti</a> di circa il 5 per cento. A Berlino, con il blocco dei canoni del 2020, gli annunci di affitto sono <a href="https://www.ifo.de/DocDL/sd-2022-04-arlia-dolls-etal-mietendeckel-update.pdf">calati</a> fino al 60 per cento e l&#8217;offerta non si &#232; ripresa neppure dopo che la legge &#232; stata annullata dalla Corte costituzionale tedesca. Una pi&#249; ampia <a href="https://doi.org/10.1016/j.jhe.2024.101983">rassegna</a> della letteratura pubblicata nel 2024 sul <em>Journal of Housing Economics</em> ha evidenziato che i canoni regolati sono effettivamente pi&#249; bassi, ma che il bilancio complessivo &#232; incerto. Il beneficio &#232; ridotto dalla minore manutenzione, dalla minore mobilit&#224;, dal minor numero di nuove costruzioni e dai canoni pi&#249; alti nel segmento libero.</p><p>In Italia i blocchi degli affitti sono iniziati nel 1915 come provvedimento bellico, poi prorogato per sessant&#8217;anni. Nel 1978 &#232; stata poi approvata la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1978-07-27;392">legge</a> sull&#8217;equo canone. Il canone massimo &#232; stato fissato al 3,85 per cento di un valore basato sul costo di costruzione e l&#8217;adeguamento annuale &#232; stato fissato al 75 per cento dell&#8217;inflazione. I <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2019/03/cap_15.pdf">censimenti</a> Istat tra il 1971 e il 1991 mostrano che le case in affitto sono scese da 6,8 a 5 milioni (dal 44 al 25 per cento sul totale), mentre le abitazioni non occupate da residenti sono salite da 2,1 a 5,3 milioni. Va per&#242; considerato che in quegli anni i redditi sono cresciuti e sono state introdotte politiche per incentivare l&#8217;acquisto di una casa e che molte case non occupate sono in realt&#224; seconde case per vacanza. L&#8217;andamento &#232; in linea con la teoria, ma i censimenti non permettono di attribuire il fenomeno per intero all&#8217;equo canone. Nel 1983 gli sfratti per morosit&#224; erano solo il 13 per cento sul totale, segno che i proprietari usavano la scadenza contrattuale per riprendersi le case. La legge &#232; stata svuotata nel 1992 e poi abrogata nel 1998.</p><p>Sul patrimonio esistente, il problema principale &#232; la rapidit&#224; dei tribunali. Nel 2024 sono stati emessi 40.158 provvedimenti di sfratto, il 75 per cento per morosit&#224;, per circa l&#8217;8 per mille delle famiglie in affitto, secondo il <a href="https://ucs.interno.gov.it/it/le-statistiche/le-indagini/territorio/procedure-di-rilascio-di-immobili-ad-uso-abitativo">ministero dell&#8217;Interno</a>. Se la convalida avviene senza opposizione, servono in media 82 giorni in primo grado, mentre se c&#8217;&#232; opposizione dell&#8217;inquilino si arriva a 422 giorni. In entrambi i casi, il giudice concede fino a sei mesi per liberare l&#8217;immobile prima degli accessi dell&#8217;ufficiale giudiziario. Un vecchio <a href="https://www.kellogg.northwestern.edu/faculty/jones-ben/ftp/ExtraReadings/CourtsQJE2003.pdf">confronto</a> internazionale sui tempi per sfrattare un moroso mostra che in Italia servono 630 giorni, in Spagna 183, in Francia 226 e negli Stati Uniti 49. Oggi in Texas, dalla diffida allo sgombero di solito servono tra le tre e le cinque <a href="https://guides.sll.texas.gov/landlord-tenant-law/eviction-process">settimane</a>. Uno studio pubblicato sul Journal of Law and Economics ha evidenziato come tribunali lenti e formalisti siano associati a mercati dell&#8217;affitto peggiori.</p><p>Non sappiamo quante case rimangono sfitte per paura di non poterle pi&#249; riprendere. Il dato pi&#249; diffuso &#232; che il 30 per cento dei proprietari non affitta per paura della morosit&#224;, secondo sondaggi condotti da associazioni di proprietari o da chi vende garanzie anti-morosit&#224;. I <a href="https://www1.finanze.gov.it/finanze/immobili/public/contenuti/immobili_2023.pdf">dati</a> fiscali mostrano che ci sono 5,7 milioni di case &#8220;a disposizione&#8221; possedute da persone fisiche (ossia non abitate n&#233; affittate), che nelle grandi citt&#224; sono il 7-9 per cento del totale. Qui rientrano anche seconde case, immobili in vendita o affitti in nero. A maggio il governo ha presentato un <a href="https://www.senato.it/leggi-e-documenti/disegni-di-legge/scheda-ddl?did=60131">disegno di legge</a> per ridurre i tempi di rilascio, ora in esame al Senato. Procedure veloci e prevedibili, insieme a un fondo pubblico per gli inquilini incolpevoli, possono permettere di riaffittare una parte di queste case senza dover intervenire sul rendimento delle locazioni.</p><h2>Perch&#233; in Italia non si costruisce</h2><p>Nel 2025 <a href="https://www.istat.it/tavole-di-dati/statistiche-sui-permessi-di-costruire-anno-2025/">Istat</a> ha registrato 51.908 abitazioni autorizzate in nuovi edifici residenziali, 0,88 per mille abitanti. Nel 2005 erano 278.602, oltre cinque volte il livello attuale. L&#8217;Italia &#232; all&#8217;ultimo posto nell&#8217;Ue in tutti gli anni tra il 2019 e il 2025. In media nell&#8217;Ue si autorizzano 3,6 abitazioni per mille abitanti: in Francia sono 4,6, in Spagna 4,1, in Germania 2,2 e in Polonia 7,1. Nelle sei citt&#224; sopra i 500 mila abitanti nel 2025 si sono autorizzate 0,27 abitazioni per mille abitanti, un calo del 64 per cento in dodici mesi (cifra da verificare nei singoli comuni). Il conteggio esclude gli alloggi ottenuti convertendo uffici e capannoni, una parte rilevante dell&#8217;offerta nuova a Milano.</p><p>Secondo lo studio della Banca d&#8217;Italia citato prima, nelle citt&#224; italiane quando i prezzi salgono del 10 per cento in un decennio lo stock abitativo cresce solo dell&#8217;1,2 per cento. Una delle cause parziali sono le norme pensate per favorire l&#8217;espansione urbana verso la periferia. Un <a href="https://www.bosettiegatti.eu/INFO/norme/statali/1968_1444.htm">decreto</a> ministeriale del 1968 regola la densit&#224; e le distanze tra gli edifici: per esempio, sono obbligatori 10 metri tra le pareti finestrate e nelle zone edificate l&#8217;altezza massima degli edifici deve essere quella degli edifici vicini, a meno di piani particolareggiati. La legge urbanistica del 1942 ha poi stabilito che per interventi sopra i 25 metri sia obbligatorio un piano attuativo.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!kGkJ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5e377535-4e78-41f9-8153-054bf92556a2_1760x1760.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!kGkJ!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5e377535-4e78-41f9-8153-054bf92556a2_1760x1760.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!kGkJ!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5e377535-4e78-41f9-8153-054bf92556a2_1760x1760.png 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>In teoria, per ottenere un permesso di costruire servono circa due mesi, ma la <a href="https://www.worldbank.org/content/dam/sites/b-ready/subnational/document/reports/Subnational-B-READY-in-Italy-2025-EXECUTIVE SUMMARY AND OVERVIEW">Banca Mondiale</a> ha calcolato che a Milano e Napoli servono 220 giorni e a Roma 190. A questo si aggiungono le attese per i pareri delle Soprintendenze e le bonifiche delle ex aree industriali. A Milano negli ultimi vent&#8217;anni molti edifici nuovi sono stati fatti passare per ristrutturazioni, con la semplice segnalazione di inizio attivit&#224; e senza un piano attuativo. Dal 2023 la Procura sostiene che fossero nuove costruzioni. Il Consiglio di Stato ha poi dato ragione alla Procura in sede amministrativa. Nel primo processo penale, a giugno, gli imputati sono stati assolti per buona fede, anche se la violazione &#232; stata accertata. Il Ddl &#8220;Salva Milano&#8221; &#232; stato approvato dalla Camera a novembre 2024, ma &#232; poi stato bloccato al Senato da febbraio 2025, dopo che il Comune ha ritirato il proprio appoggio. A fine settembre il Governo ha annunciato l&#8217;introduzione di una nuova norma, ma non &#232; ancora stato depositato alcun testo. Secondo <a href="https://www.ilgiornale.it/news/interni/servono-35mila-alloggi-ma-crollano-i-permessi/">Assimpredil</a>, l&#8217;associazione dei costruttori milanesi, nel 2022 i titoli edilizi del capoluogo hanno dato origine a circa 4.000 alloggi e nel 2024 a circa 1.000.</p><p>La tutela del centro storico &#232; giustificata, ma nelle grandi citt&#224; ci sono molte aree dismesse. Milano ha sette scali ferroviari, a Sesto San Giovanni c&#8217;&#232; l&#8217;ex Falck da 1,4 milioni di metri quadrati appena fuori citt&#224;, e Roma e Torino hanno caserme e zone industriali ferme da anni. Costruire in verticale ha senso in questi posti perch&#233; il terreno &#232; costoso. Ogni piano in pi&#249; aumenta il costo di costruzione per metro quadro, quindi costruire in altezza ha senso solo se il terreno ha un valore elevato. La scelta di fondo &#232;: vogliamo citt&#224; splendide ma accessibili a pochi o qualche torre in pi&#249; e affitti sostenibili per chi ci lavora?</p><p>Le abitazioni nei grattacieli sono care, a Porta Nuova e CityLife a Milano si parla di oltre 10 mila euro per metro quadro e non c&#8217;&#232; stato nessun calo dei prezzi nel quartiere. Ma quando qualcuno entra in una casa nuova, ne libera un&#8217;altra, creando un effetto a catena, come abbiamo visto nell&#8217;articolo sul <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/modello-economico-svezia">modello svedese</a>. A Helsinki 100 abitazioni nuove in centro liberano 66 alloggi nei quartieri della met&#224; pi&#249; povera della citt&#224;. Uno <a href="https://static1.squarespace.com/static/58d44831ebbd1a1fe2ff449d/t/6a5fce623feb9b5fe917d2a7/1784663650922/TrickleDownHousingEconomics.pdf">studio</a> di prossima pubblicazione sul <em>Journal of Urban Economics</em>, scritto dall&#8217;economista Charles Nathanson della <em>Michigan State University</em>, ha simulato che cosa sarebbe successo a Los Angeles tra il 2000 e il 2019 se avesse avuto un ritmo edilizio come quello delle altre aree metropolitane negli Stati Uniti. Quasi due terzi delle nuove case sarebbero state collocate nel segmento pi&#249; costoso, il 30 per cento superiore. Il risultato sarebbe stato un calo dei prezzi in ogni fascia: nel decimo pi&#249; economico il calo sarebbe stato quasi doppio rispetto al decimo pi&#249; caro, nonostante non ci fossero state costruzioni in quel segmento. Le famiglie migliorano la propria sistemazione e lasciano libere abitazioni pi&#249; economiche. Questo studio evidenzia per&#242; che ci sono dei limiti: una parte delle case liberate andrebbe a nuovi arrivati da fuori citt&#224;. Costruire nella fascia bassa ridurrebbe i prezzi di quella fascia cinque volte pi&#249; che costruire nella fascia alta.</p><p>Auckland, in Nuova Zelanda, nel 2016 ha consentito altezze e densit&#224; pi&#249; alte su circa tre quarti delle zone residenziali. Nei cinque anni successivi sono stati autorizzati quasi 22 mila alloggi in pi&#249; rispetto alle previsioni, pari al 4 per cento dello stock. Uno studio ha mostrato che dopo sei anni gli affitti delle case con tre camere erano pi&#249; bassi del 26-33 per cento rispetto a quanto sarebbero stati senza la riforma. Si tratta di una stima meno solida di quella sui permessi. </p><p>Negli Stati Uniti il confronto pi&#249; evidente &#232; tra il Texas e la California. Secondo il <a href="https://www2.census.gov/econ/bps/State/st2025a.txt">Census Bureau</a>, nel 2025 in Texas sono state autorizzate 210 mila abitazioni, pari a 6,6 per mille abitanti, mentre in California 104 mila, pari a 2,6 per mille, nonostante ci siano quasi 8 milioni di residenti in pi&#249;. Il prezzo di una casa tipica &#232; di 418 mila dollari nell&#8217;area di Austin e di oltre un milione e 100 mila nell&#8217;area di San Francisco. L&#8217;affitto tipico mensile &#232; di circa 1.600 dollari contro 3.400. Austin &#232; il caso con pi&#249; studi: tra il 2015 e il 2024 sono state aggiunte 120 mila abitazioni in citt&#224;, un aumento del 30 per cento. Secondo <a href="https://www.pew.org/en/research-and-analysis/articles/2026/03/18/austins-surge-of-new-housing-construction-drove-down-rents">Pew</a>, l&#8217;affitto mediano era di 1.546 dollari alla fine del 2021 ed &#232; sceso a 1.296 dollari all&#8217;inizio del 2026. L&#8217;area di Austin ha registrato un aumento della popolazione del 31 per cento in dieci anni e l&#8217;affitto reale &#232; sotto il livello del 2015. A Los Angeles la popolazione &#232; in calo e l&#8217;affitto reale &#232; cresciuto del 17 per cento. Va per&#242; tenuto conto che Austin ha avuto un forte rincaro durante il Covid, i tassi dei mutui sono pi&#249; che raddoppiati e parte dell&#8217;offerta texana &#232; fatta di villette in periferie sempre pi&#249; distanti. Austin &#232; l&#8217;esempio pi&#249; chiaro degli effetti di molta costruzione, ma non &#232; una prova sufficiente da sola. Un elemento comune a tutti questi casi &#232; che le regole sono cambiate per un&#8217;intera citt&#224; o per un intero paese. In Italia le deroghe sono singole e sono finite in tribunale nel caso di Milano.</p><p>A maggio il governo ha approvato il <a href="https://documenti.camera.it/leg19/dossier/Pdf/D26066.pdf">Piano casa</a>, con 970 milioni di euro fino al 2030, la maggior parte dei quali gi&#224; stanziati in passato. L&#8217;obiettivo &#232; quello di realizzare circa 100 mila alloggi in dieci anni, di cui 60 mila case popolari inagibili che andrebbero recuperate. Il piano riguarda solo l&#8217;edilizia pubblica e non prevede modifiche alle norme che ostacolano i costruttori privati.</p><h2>Vivere fuori citt&#224;</h2><p>Un&#8217;altra possibile soluzione &#232; il vivere fuori dalle citt&#224;. L&#8217;area urbana funzionale di Milano, ossia il capoluogo pi&#249; i comuni con una quota rilevante di occupati che lavorano in citt&#224;, conta 5,1 milioni di residenti distribuiti in 316 comuni e il 73 per cento vive fuori dal capoluogo. La stessa percentuale riguarda Napoli, mentre a Torino &#232; del 52 per cento. Il comune di Torino dal 1971 ha perso 315 mila abitanti, un calo del 27 per cento, mentre il resto della citt&#224; metropolitana ha guadagnato 232 mila. </p><p>Attorno alle grandi citt&#224; ci sono la prima cintura, la seconda cintura e poi le zone industriali. Il problema principale &#232; che un&#8217;ulteriore espansione dell&#8217;area urbana porterebbe a spostamenti pi&#249; lunghi per chi lavora in centro. Secondo il censimento del 2011, l&#8217;ultimo che ha raccolto dati sul mezzo di trasporto e la durata dello spostamento, ogni giorno 475 mila persone entravano a Milano da altri comuni, di cui 368 mila per lavoro. A Roma il 49 per cento dei pendolari per lavoro impiegava oltre un&#8217;ora di viaggio.</p><p>La quota di pendolari che usava l&#8217;auto era del 50 per cento verso Milano, del 60 per cento verso Roma e del 72 per cento verso Torino. In Italia ci sono 709 auto per mille abitanti, il primato europeo, mentre la media Ue &#232; di 584. A Roma sono 646, a Berlino 283 e a Parigi 352. Secondo il rapporto <a href="https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2025/12/Rapporto-Pendolaria-20esima-edizione-1-2.pdf">Pendolaria</a> di Legambiente, le metropolitane in Italia sono 272 km, in Germania 657 e in Spagna 620. La metropolitana di Madrid da sola &#232; pi&#249; lunga del totale italiano. Le ferrovie suburbane in Italia sono 722 km, mentre in Germania sono 2.041. A Milano i treni suburbani passano ogni 30 minuti, ma sono tutti nel Passante, considerato saturo dalla stessa Regione. Un secondo tunnel non &#232; in progetto e non ha fondi. Anche avendo sistemi di treni o metropolitane che permettano di arrivare da fuori nel centro citt&#224;, poi servono soluzioni che permettono di fare l&#8217;ultimo tragetto, come bici e monopattini, che per&#242; vengono demonizzati e il cui utilizzo viene reso pi&#249; complicato. Una ricerca della Banca d&#8217;Italia ha evidenziato come una maggiore congestione del traffico sia associata a un divario pi&#249; ampio tra i prezzi delle case in centro e quelli in periferia. Migliori trasporti riducono la distanza percepita e la pressione sui prezzi centrali.</p><h2>In conclusione</h2><p>La questione abitativa riguarda poche citt&#224; e una minoranza della popolazione, in particolar modo i giovani, ossia coloro che si spostano per studio e lavoro verso le opportunit&#224;. La domanda in crescita in queste citt&#224; &#232; dovuta a cause che non &#232; conveniente n&#233; corretto bloccare: il lavoro &#232; attratto dalle imprese pi&#249; produttive, i nuclei familiari sono sempre pi&#249; piccoli e gli studenti e i turisti sono attratti dalle universit&#224; e dai monumenti, mentre le norme edilizie sono rimaste ferme alla concezione urbana degli anni Sessanta.</p><p>Il tetto agli affitti tutela chi ha gi&#224; un contratto, ma peggiora l&#8217;accesso per gli altri ed &#232; considerato sbagliato da quasi tutti gli economisti. Le proposte reali, tutte sul lato dell&#8217;offerta, prevedono di rivedere le norme su altezze e densit&#224; nelle zone gi&#224; edificate, di utilizzare gli scali e le aree industriali dismesse per costruire edifici alti, di rendere pi&#249; rapidi i permessi e gli sfratti, di realizzare studentati con le nuove sedi universitarie, di garantire treni frequenti tra le citt&#224; e la cintura.</p><p>I centri delle citt&#224; italiane sono belli al mondo e vanno tutelati. Ma prima della bellezza dovremmo pensare a come garantire un&#8217;abitazione a prezzi accessibili a chi ne ha bisogno. Non serve a nulla avere belle citt&#224; dove nessuno pu&#242; vivere. </p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>Il canone &#232; calcolato moltiplicando per 60 metri quadrati il valore medio OMI (Rapporti immobiliari) dei contratti nuovi a canone libero e di lunga durata registrati nel 2015 e nel 2025. Il reddito netto medio &#232; il totale dei redditi dichiarati dai contribuenti di ciascun comune, meno imposta netta e addizionali, diviso 12. La fonte del reddito si basa sulle statistiche del ministero dell&#8217;Economia per gli anni d&#8217;imposta 2015 e 2024 (l&#8217;ultimo disponibile). I redditi sono per persona e non per famiglia, e non includono i contribuenti in regime forfettario. Il rapporto va inteso come un ordine di grandezza, utile per confrontare le citt&#224; e vedere l&#8217;evoluzione nel tempo.</p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Perché l’inflazione è tornata a salire]]></title><description><![CDATA[A settembre i prezzi sono saliti del 4,2 per cento in un anno, il dato pi&#249; alto dal 2023, e i salari italiani sono ancora indietro rispetto al 2021]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-linflazione-e-tornata-a-salire</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-linflazione-e-tornata-a-salire</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Mon, 05 Oct 2026 08:02:46 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!JjHz!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F13e55689-0f89-4994-a5ee-9d3c6841f015_1980x1430.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Secondo la <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/09/CS_Prezzi-al-consumo_Prov_Settembre2026.pdf">stima preliminare</a> rilasciata da Istat la scorsa settimana, a settembre i prezzi al consumo in Italia sono cresciuti del 4,2 per cento rispetto a settembre 2025. Ad agosto la crescita era stata del 3,3 per cento su base annua e a dicembre 2025 era stata dell&#8217;1,2 per cento: in nove mesi il ritmo dell&#8217;inflazione &#232; quindi pi&#249; che triplicato. Questo &#232; il valore pi&#249; alto da settembre 2023, quando si era in piena fase finale dei rincari post-invasione russa dell&#8217;Ucraina.</p><p>Il principale responsabile di questa crescita &#232; l&#8217;energia, che in un anno &#232; aumentata del 22 per cento. Questo aumento &#232; dovuto alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, che ha portato al blocco dello Stretto di Hormuz, dove passa circa un quinto del greggio commerciato a livello globale. Dopo dieci anni di prezzi sostanzialmente stazionari, dalla fine del 2020 si sono registrati rincari di un quarto. Cosa sta succedendo, quali sono le cause di questi rincari, chi li sta pagando e quali rimedi si possono adottare? Ma prima di addentrarci nei numeri, vediamo che cosa misura l&#8217;inflazione e perch&#233; le banche centrali voglio avere un po&#8217; di inflazione. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Che cos&#8217;&#232; l&#8217;inflazione e perch&#233; si punta al 2 per cento</h2><p>L&#8217;inflazione &#232; la velocit&#224; media di crescita dei prezzi di beni e servizi, calcolata su un paniere di prodotti. Non bisogna confondere la velocit&#224; con il livello: se l&#8217;inflazione passa dal 4,2 per cento al 2 per cento a settembre, non vuol dire che i prezzi sono scesi, ma che continuano a salire, solo a un ritmo pi&#249; lento. I prezzi scendono solo quando l&#8217;inflazione &#232; sotto zero, cio&#232; quando c&#8217;&#232; deflazione.</p><p>Il paniere di Istat, <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/02/NOTA_INFORMATIVA_PANIERE_2026-1.pdf">aggiornato</a> a febbraio, comprende 392 segmenti di consumo. Il peso di ogni voce nel paniere corrisponde alla spesa media delle famiglie: gli alimentari pesano per il 17 per cento, i trasporti per il 16 per cento, i ristoranti e gli alberghi per il 12 per cento e la casa e le bollette per il 12 per cento. Ogni mese Istat raccoglie oltre 29 milioni di prezzi: 27 milioni provengono dagli scontrini elettronici dei supermercati, mentre gli altri sono rilevati nei negozi di 80 comuni e online.</p><p>L&#8217;indice per l&#8217;intera collettivit&#224; (NIC) tiene conto delle spese di tutte le famiglie residenti ed &#232; l&#8217;indice che si cita quando si parla dell&#8217;inflazione italiana, come il 4,2 per cento di settembre. L&#8217;IPCA &#232; la versione armonizzata a livello europeo, che non tiene conto per esempio della spesa sanitaria pagata dallo Stato, ed &#232; pari al 4,1 per cento a settembre. &#200; l&#8217;indice di riferimento della Banca centrale europea. Il FOI tiene conto degli stessi prezzi, ma ponderati sulla spesa delle sole famiglie di lavoratori dipendenti, operai e impiegati. La sua versione senza tabacchi &#232; usata per legge per aggiornare gli affitti e gli assegni di mantenimento. L&#8217;IPCA-NEI &#232; l&#8217;indice IPCA senza i beni energetici importati ed &#232; dal 2009 la base di calcolo degli aumenti nei rinnovi contrattuali. Il motivo dell&#8217;esclusione dei beni energetici importati &#232; che un aumento del prezzo del petrolio impoverisce il paese verso i venditori esteri e che recuperare questa perdita nei salari porterebbe a prezzi pi&#249; alti per pagarli, alimentando una rincorsa tra salari e prezzi (argomento che riprenderemo meglio tra poco).</p><p>Se l&#8217;inflazione &#232; al 2 per cento, vuol dire che un carrello che oggi costa 100 euro tra un anno coster&#224; 102 euro e tra dieci anni coster&#224; circa 122 euro. Il 2 per cento &#232; la percentuale che indica stabilit&#224; dei prezzi per la BCE e per la Federal Reserve americana. Ma come &#232; nato questo numero? Quasi per caso. La rivista <em>Works in Progress</em> ha <a href="https://worksinprogress.substack.com/p/how-new-zealand-invented-inflation">ricostruito</a> la sua storia. A marzo 1988 Roger Douglas, il ministro delle Finanze della Nuova Zelanda, annunci&#242; in televisione che l&#8217;obiettivo era un&#8217;inflazione &#8220;circa lo 0 o tra lo 0 e l&#8217;1 per cento&#8221;, a sorpresa anche per i suoi consiglieri. La banca centrale neozelandese aggiunse un punto per la sovrastima dell&#8217;inflazione negli indici dei prezzi. Nel 1990 una nuova legge fiss&#242; l&#8217;obiettivo per la banca centrale tra lo 0 e il 2 per cento. L&#8217;obiettivo fu raggiunto alla fine del 1991 al prezzo di un tasso di disoccupazione passato dal 6 all&#8217;11 per cento. Successivamente, la gran parte delle economie avanzate fiss&#242; obiettivi simili e il 2 per cento divenne lo standard.</p><p>Il motivo principale per cui si &#232; scelto un obiettivo sopra lo zero &#232; legato alle aspettative. Se i prezzi sono attesi in crescita, &#232; conveniente comprare subito, per esempio un&#8217;auto o una lavatrice. Lo stesso ragionamento vale per un&#8217;impresa che deve comprare un macchinario. Se invece i prezzi sono attesi stabili o in calo, &#232; conveniente aspettare. Questo porta a una minore domanda, a minori vendite, a tagli alla produzione e all&#8217;occupazione, che spingono i prezzi ancora pi&#249; in basso. Questo &#232; il rischio della deflazione, ossia un calo generalizzato dei prezzi. Inoltre, i debiti rimangono fissi in euro, mentre prezzi e redditi scendono, pesando di pi&#249;. Il Giappone &#232; rimasto bloccato in questa situazione per gran parte degli anni Novanta e Duemila. In Italia il calo dei prezzi si &#232; registrato nel 2016 (il primo dal 1959) e nel 2020.</p><p>Un&#8217;inflazione moderata pu&#242; essere anche buona notizia per il mercato del lavoro. Fare tagli agli stipendi nominali &#232; infatti difficilissimo e sarebbe percepito come ingiusto. Uno studio del 1996 del premio Nobel George Akerlof ha mostrato che quando i prezzi sono in leggero aumento, un&#8217;azienda in crisi pu&#242; ridurre il costo reale del lavoro semplicemente mantenendo gli stipendi invariati, senza ricorrere a tagli o licenziamenti.</p><p>Un altro motivo per cui l&#8217;inflazione moderata &#232; importante per le banche centrali &#232; che permette loro di avere spazio di manovra. Quando l&#8217;economia rallenta, le banche centrali tagliano i tassi di interesse, ossia il costo del denaro, per incentivare la spesa delle famiglie e delle imprese. Ma quando una persona richiede un prestito, quello che conta &#232; il tasso reale, cio&#232; quello al netto dell&#8217;inflazione. Se l&#8217;inflazione &#232; al 2 per cento e il tasso di interesse &#232; zero, il tasso reale &#232; del -2 per cento. Se i prezzi sono stabili, questo spazio di manovra non c&#8217;&#232; perch&#233; i tassi non possono essere fissati a livelli molto bassi sotto lo zero. Questo &#232; stato il problema che ha dovuto affrontare la BCE negli anni Dieci. In Italia tra il 2013 e il 2020 l&#8217;inflazione &#232; stata in media dello 0,5 per cento all&#8217;anno, mentre tra il 2000 e il 2019 &#232; stata all&#8217;1,7 per cento. L&#8217;area euro &#232; stata per anni sotto l&#8217;obiettivo e la BCE ha dovuto portare i tassi sotto zero. Nel 2021 la banca centrale ha dovuto rivedere la propria <a href="https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/scpops/ecb.op269~3f2619ac7a.en.pdf">strategia</a>, introducendo un obiettivo &#8220;simmetrico&#8221;, ossia che le deviazioni sia sopra che sotto il 2 per cento sono ugualmente indesiderate, per avere un margine di manovra contro la deflazione.</p><p>Quando l&#8217;inflazione &#232; alta, c&#8217;&#232; una perdita per chi ha redditi fissi e risparmi liquidi ed &#232; un effetto che si autoalimenta: le aspettative di rincari portano a chiedere aumenti salariali maggiori e ad alzare i listini. In Italia negli anni Settanta l&#8217;inflazione &#232; stata in media del 12 per cento all&#8217;anno, mentre negli anni Ottanta dell&#8217;11 per cento.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!JjHz!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F13e55689-0f89-4994-a5ee-9d3c6841f015_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!JjHz!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F13e55689-0f89-4994-a5ee-9d3c6841f015_1980x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Ognuno ha la sua inflazione</h2><p>Il 4,2 per cento &#232; l&#8217;inflazione che ha colpito una famiglia che ha le stesse spese del paniere Istat, che nella realt&#224; non esiste. Per vedere quanto cambia l&#8217;inflazione da persona a persona, ho ricostruito due panieri partendo dalle 118 voci del NIC, cambiando i pesi in base allo stile di vita<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>. Il primo paniere rappresenta una persona benestante che ha una casa di propriet&#224;, si sposta in auto, viaggia e spende un quarto del proprio budget in ristoranti e bar. Il secondo paniere rappresenta una famiglia con meno disponibilit&#224; economica, che vive in affitto, cucina quasi sempre a casa, si sposta con i mezzi pubblici e ha il riscaldamento a gas.</p><p>La persona benestante ha avuto un aumento del costo della vita del 3,6 per cento in un anno, mentre la famiglia con meno disponibilit&#224; economica del 3,9 per cento. Eppure la famiglia con meno disponibilit&#224; economica non ha l&#8217;auto e quindi non paga i carburanti, che sono saliti del 27 per cento in un anno. Gas ed elettricit&#224; per&#242; sono saliti del 19 per cento e per la seconda famiglia, che ha una quota di spesa nelle bollette tre volte maggiore, due punti della sua inflazione vengono da l&#236;. Per la persona benestante contano invece la benzina e le cene fuori. I biglietti aerei sono scesi del 6,1 per cento, contribuendo a ridurre un po&#8217; la sua inflazione.</p><p>Nell&#8217;ultimo anno i rincari si sono concentrati su spese non rinviabili, come il riscaldamento e la luce. Istat calcola anche l&#8217;inflazione per cinque gruppi di famiglie, ordinate per livello di spesa. Nel 2022 il 20 per cento pi&#249; povero delle famiglie (che ha la spesa pi&#249; bassa) ha avuto un&#8217;inflazione del 12 per cento, mentre il 20 per cento pi&#249; ricco del 7,2 per cento. Tra la fine del 2020 e la fine del 2025 le famiglie pi&#249; povere hanno avuto un aumento dei prezzi del 25 per cento, mentre le pi&#249; ricche del 19 per cento. Questo &#232; dovuto al fatto che le famiglie con meno disponibilit&#224; economica spendono una quota maggiore per il cibo e le bollette. Nel secondo trimestre 2026 le famiglie povere <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/07/CS_Prezzi-al-consumo_Def_Giu2026.pdf">hanno</a> avuto un&#8217;inflazione del 3,7 per cento, mentre le famiglie ricche del 2,6 per cento.</p><p>Una <a href="https://kunalsangani.com/files/unequal_incidence_live.pdf">ricerca</a> della <em>Northwestern University</em>, basata sui dati di cassa dei supermercati negli Stati Uniti, ha mostrato che quando le materie prime diventano pi&#249; costose, le marche economiche e quelle costose aumentano i prezzi di circa lo stesso importo. Per esempio, un aumento di 30 centesimi corrisponde a un aumento del 10 per cento per un caff&#232; da 3 euro, ma solo del 5 per cento per uno da 6 euro. Di conseguenza, chi acquista i prodotti pi&#249; economici paga un&#8217;inflazione pi&#249; alta, anche sullo stesso scaffale.</p><p>Nel <a href="https://www.ecb.europa.eu/stats/ecb_surveys/consumer_exp_survey/html/index.en.html">sondaggio</a> mensile della BCE sulle attese dei consumatori, ad agosto gli italiani hanno stimato che l&#8217;aumento dei prezzi nell&#8217;ultimo anno era stato del 5 per cento, mentre l&#8217;IPCA misurato era al 3,2 per cento. A dicembre 2023 l&#8217;inflazione percepita era del 10 per cento, mentre quella misurata dello 0,6 per cento. Questo divario &#232; oggetto di <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2008/2008-0655/index.html">studi</a> della Banca d&#8217;Italia a partire dall&#8217;introduzione dell&#8217;euro. La spiegazione pi&#249; ricorrente &#232; che i beni che si acquistano pi&#249; spesso, come la spesa e la benzina, pesano di pi&#249; e che i rincari rimangono pi&#249; dei ribassi nella memoria delle persone. A settembre i prodotti ad alta frequenza d&#8217;acquisto sono aumentati del 5,3 per cento, pi&#249; dell&#8217;indice generale. Va anche considerato il livello: i prezzi sono aumentati del 25 per cento rispetto a dicembre 2020 e non c&#8217;&#232; alcun ritorno indietro quando l&#8217;inflazione scende. Questo tema lo avevo gi&#224; <a href="https://pagellapolitica.it/articoli/aumento-inflazione-italia-2004-2024">affrontato</a> l&#8217;anno scorso in un articolo per Pagella Politica.</p><h2>Perch&#233; i prezzi tornano a salire</h2><p>Tra il 1997 e il 2021 l&#8217;inflazione italiana non &#232; mai stata superiore al 4,1 per cento, un dato raggiunto nell&#8217;estate 2008 quando il petrolio valeva quasi 150 dollari al barile. Nel 2021, con la riapertura post-pandemia, la domanda &#232; ripartita tutta in una volta, ma le catene di fornitura erano ancora bloccate. Ad agosto 2022, con la guerra in Ucraina gi&#224; iniziata, il gas sul mercato europeo di riferimento ha raggiunto il record di 338 euro per megawattora. A ottobre e novembre 2022 l&#8217;inflazione italiana &#232; arrivata a essere vicina al 12 per cento, con una media dell&#8217;8,1 per cento nel 2022, il massimo dal 1985.</p><p>Rispetto a settembre 2020, il gas &#232; aumentato del 108 per cento e l&#8217;elettricit&#224; del 102 per cento. Secondo i <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/prc_hicp_minr/default/table">dati</a> di Eurostat, per&#242;, tra la fine del 2020 e agosto 2026 i prezzi in Italia sono aumentati del 23 per cento, in media del 27 per cento nell&#8217;area euro e del 29 per cento in Germania. Solo quattro paesi dell&#8217;Unione europea hanno avuto aumenti pi&#249; bassi dell&#8217;Italia. Il problema italiano riguarda i salari (ne riparliamo meglio tra poco).</p><p>Il 28 febbraio 2026 gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l&#8217;Iran e pochi giorni dopo Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz. Il Brent, che prima della guerra valeva meno di 70 dollari, &#232; salito a oltre 120 dollari ad aprile. Con il cessate il fuoco ad aprile e l&#8217;accordo di giugno, le quotazioni sono tornate a essere vicine a quelle di inizio anno. A luglio i combattimenti sono ripresi e alla fine di settembre il Brent &#232; tornato intorno ai 100 dollari, mentre il gas ha raggiunto il massimo dalla fine del 2022, seppur a circa un quarto del picco di allora.</p><p>A settembre, rispetto a un anno prima, il gasolio &#232; aumentato del 35 per cento, la benzina del 22 per cento e il gas a prezzo tutelato del 47 per cento. Dal primo ottobre ARERA, l&#8217;autorit&#224; per l&#8217;energia, ha <a href="https://www.arera.it/comunicati-stampa/dettaglio/elettricita-maggior-tutela-373-nel-iv-trimestre-2026-per-i-clienti-vulnerabili">aumentato</a> del 37 per cento il prezzo della luce per i clienti vulnerabili. L&#8217;inflazione di fondo, che esclude energia e alimenti freschi, &#232; all&#8217;1,7 per cento, lo stesso valore del carrello della spesa. Gli ortaggi sono aumentati dell&#8217;8,4 per cento, ma per il resto i rincari non si sono ancora estesi agli altri prezzi. Per ora i rincari sono quasi solo energetici.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!a9XQ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd873be6e-44ee-463d-9d7c-117f768a0cdd_1760x1540.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!a9XQ!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd873be6e-44ee-463d-9d7c-117f768a0cdd_1760x1540.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!a9XQ!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd873be6e-44ee-463d-9d7c-117f768a0cdd_1760x1540.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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L&#8217;effetto diretto di un aumento &#232; un rincaro immediato di carburanti e bollette. Dopo alcuni mesi, i costi pi&#249; alti si trasmettono lungo la catena ad alimentari, trasporti e servizi, con le imprese che aggiornano i listini. &#200; l&#8217;effetto indiretto. Ci sono poi gli effetti di secondo round: gli aumenti salariali per recuperare il potere d&#8217;acquisto, che poi vengono scaricati dalle imprese sui prezzi. Questi sono i pi&#249; temuti dalle banche centrali, perch&#233; rendono persistente un rincaro temporaneo. In Italia siamo soprattutto al primo stadio, ma gli aumenti degli ortaggi, legati al costo di gasolio e fertilizzanti, possono essere il primo segnale del secondo stadio.</p><p>Ad agosto le bollette di luce e gas in Italia sono aumentate del 14 per cento in un anno, in media nell&#8217;area euro del 4,9 per cento mentre in Germania sono scese del 4 per cento. L&#8217;energia pesa per l&#8217;11 per cento del paniere armonizzato in Italia, contro il 9 per cento dell&#8217;area euro. Il prezzo dell&#8217;elettricit&#224; &#232; legato al gas: come avevamo visto in un <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/fonti-energia-elettricita-consumo-italia">altro articolo</a>, infatti in Italia il prezzo &#232; fissato quasi sempre dalle centrali a gas. L&#8217;aumento dei tassi rende i mutui e i prestiti alle imprese pi&#249; costosi, con meno consumi e investimenti e prezzi pi&#249; lenti, ma non ha alcun effetto sulla quantit&#224; di petrolio che arriva dal Golfo.</p><p>L&#8217;aumento dell&#8217;energia &#232; gi&#224; di per s&#233; un impoverimento per famiglie e imprese. Se la banca centrale reagisce in modo eccessivo, c&#8217;&#232; il rischio di avere una recessione in aggiunta allo shock energetico. Se invece aspetta troppo, c&#8217;&#232; il rischio che l&#8217;aumento energetico si trasmetta a salari e altri prezzi, portando a un&#8217;inflazione persistente come negli anni Settanta. Come ha <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2026/20260529-panetta/index.html">detto</a> a fine maggio il governatore della Banca d&#8217;Italia Fabio Panetta, il rischio principale &#232; una spirale tra prezzi e salari, e nello scenario pi&#249; sfavorevole il picco d&#8217;inflazione potrebbe superare il 6 per cento.</p><p>L&#8217;11 giugno la BCE ha deciso di alzare i tassi per la prima volta dal 2023, portando il tasso sui depositi dal 2 al 2,25 per cento. Il 10 settembre il tasso sui depositi &#232; <a href="https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2026/html/ecb.mp260910~314e508016.en.html">arrivato</a> al 2,5 per cento, con le stime della BCE che prevedono un&#8217;inflazione del 3 per cento nel 2026 e del 2,5 per cento nel 2027 nell&#8217;area euro. Nell&#8217;ondata precedente di rialzi, il primo aumento era arrivato solo a luglio 2022, quando l&#8217;inflazione era gi&#224; sopra l&#8217;8 per cento, e la BCE fu molto criticata per il ritardo.</p><p>Questi rialzi dei tassi sono impopolari perch&#233; il beneficio, un&#8217;inflazione pi&#249; bassa tra uno o due anni, &#232; meno visibile rispetto all&#8217;aumento immediato delle rate dei mutui variabili. Il giorno del primo rialzo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha <a href="https://www.fanpage.it/live/governo-meloni-ultime-notizie-11-giugno-2026/">detto</a> che &#8220;l&#8217;aumento non aiuta nessuno&#8221;, mentre il ministro dell&#8217;Economia Giancarlo Giorgetti ha aggiunto che il rialzo &#8220;non risolve il problema alla radice&#8221;. Questo &#232; uno dei motivi per cui le banche centrali sono indipendenti dai governi: chi deve vincere le elezioni ha un interesse a rimandare la cura, cosa che i creditori sanno e per questo chiedono tassi pi&#249; alti per proteggersi. In Italia il &#8220;divorzio&#8221; tra Tesoro e Banca d&#8217;Italia del 1981 aveva posto fine all&#8217;obbligo per la Banca d&#8217;Italia di acquistare i titoli rimasti invenduti nelle aste del Tesoro, ponendo fine al finanziamento del deficit con moneta creata.</p><p>L&#8217;indipendenza delle banche centrali ha comunque dei limiti. L&#8217;obiettivo della BCE &#232; fissato nei trattati europei, quindi dai governi, che sono anche quelli che nominano il consiglio direttivo. La banca centrale decide quali strumenti usare per garantire la stabilit&#224; dei prezzi, ma il peso che la stabilit&#224; dei prezzi ha rispetto alla crescita &#232; una scelta politica.</p><h2>Chi ci guadagna e chi ci perde</h2><p>Uno <a href="https://doi.org/10.1016/j.jmoneco.2024.103671">studio</a> di cinque economisti ha calcolato che lo shock tra il 2021 e il 2023 &#232; costato in media alle famiglie italiane circa il 9 per cento del reddito dei tre anni. Per fare un confronto, in Francia e Spagna si &#232; attestato intorno al 3 per cento e in Germania al 7 per cento. Chi ha un mutuo a tasso fisso ha restituito del denaro di valore minore, mentre chi ha risparmi sul conto o in titoli ha perso potere d&#8217;acquisto.</p><p>Lo studio evidenzia come si tratti di una tassa legata all&#8217;et&#224;: le perdite riguardano soprattutto gli anziani, che hanno pi&#249; risparmi e redditi fissi, mentre il guadagno riguarda circa la met&#224; delle persone tra i 25 e i 44 anni, che tendono ad essere pi&#249; indebitate. Nel 2023 e nel 2024 la rivalutazione delle pensioni oltre quattro volte il minimo &#232; stata limitata dal governo. La minore spesa stimata dall&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio &#232; stata di pi&#249; di 2,1 miliardi nel 2023 e di poco meno di 4,1 miliardi nel 2024.</p><p>Un&#8217;<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2026-0998/QEF_998_26.pdf">analisi</a> della Banca d&#8217;Italia, pubblicata nei primi mesi del 2026, ha evidenziato come tra il 2021 e il 2025 il reddito disponibile delle famiglie di pensionati sia cresciuto del 14 per cento, a fronte di un&#8217;inflazione di quasi il 19 per cento.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ksVA!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fff7a6fb5-6668-44d6-9679-ae66d731c48a_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Tra il 2021 e il 2023 il debito pubblico in valore assoluto &#232; passato da 2.687 miliardi nel 2021 a 2.870 miliardi nel 2023, ma il rapporto con il PIL &#232; sceso dal 146 al 134 per cento. Questo &#232; dovuto al fatto che il PIL nominale, ossia il valore della produzione a prezzi correnti, &#232; cresciuto molto pi&#249; velocemente per effetto dell&#8217;inflazione. Secondo l&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio, lo scarto favorevole tra la crescita del PIL nominale e l&#8217;onere per gli interessi ha <a href="https://www.upbilancio.it/wp-content/uploads/2023/06/Rapporto_2023_pol_bil_per-sito.pdf">contribuito</a> alla discesa del rapporto debito/PIL con pi&#249; di 5 punti nel 2022 e 4,5 punti nel 2023. Il costo medio dei titoli emessi dal Tesoro &#232; passato dallo 0,1 per cento nel 2021 al 3,8 per cento nel 2023. A fine settembre i BTP a dieci anni <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/09/29/spread-btp-bund-oltre-quota-100-per-la-prima-volta-dalla_28d6f012-e908-49b0-a099-7dbbc25ec9de.html">erano</a> al 4,6 per cento, mentre a febbraio erano al 3,4 per cento. Il vantaggio per i conti pubblici dura poco, perch&#233; i creditori dello Stato poi chiedono tassi pi&#249; alti e questa volta la BCE li sta alzando subito.</p><p>Secondo Istat, tra dicembre 2020 e agosto 2026 le retribuzioni dei contratti collettivi sono cresciute del 14 per cento, mentre i prezzi del 24 per cento. Il potere d&#8217;acquisto dei salari contrattuali &#232; quindi ancora pi&#249; basso dell&#8217;8 per cento rispetto alla fine del 2020. Nel 2024 e nel 2025 i salari sono cresciuti pi&#249; dei prezzi, recuperando una parte della perdita. Ma nel secondo trimestre 2026, dopo dieci trimestri consecutivi, Istat <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/07/Retribuzioni-contrattuali-Aprile-Giugno-2026.pdf">registra</a> di nuovo retribuzioni che crescono meno dell&#8217;inflazione. Qui il costo maggiore dell&#8217;inflazione &#232; stato pagato dai lavoratori.</p><p>Secondo Eurostat, nel 2025 la retribuzione media reale per dipendente in Italia &#232; calata del 3,6 per cento rispetto al 2019, il peggior dato dell&#8217;Unione europea. Nell&#8217;area euro &#232; cresciuta dell&#8217;1 per cento, in Germania dell&#8217;1,2 per cento e in Spagna del 3,6 per cento. Lo stesso risultato si ha con i dati OCSE e con l&#8217;indice europeo del costo del lavoro. L&#8217;Italia ha un&#8217;inflazione sotto la media europea, ma i salari reali sono quelli con il recupero pi&#249; debole.</p><p>I contratti collettivi hanno una durata triennale e i rinnovi sono spesso in ritardo di mesi. A giugno 2026, 3,9 milioni di dipendenti avevano un contratto scaduto, di cui 2,8 milioni nella pubblica amministrazione, e in media si attendono 18 mesi per il rinnovo. Gli aumenti sono calcolati sull&#8217;IPCA-NEI, che esclude l&#8217;energia importata. Nel 2022 l&#8217;IPCA-NEI &#232; stato pari al 6,6 per cento, mentre l&#8217;IPCA all&#8217;8,7 per cento. La parte principale dello shock &#232; quindi esclusa dal calcolo. L&#8217;energia importata &#232; una perdita per il paese nel suo insieme e non &#232; recuperabile con gli stipendi. Di conseguenza, la perdita &#232; sostenuta interamente dai lavoratori. Nel 2026 Istat prevede un IPCA-NEI del 2,4 per cento, ma l&#8217;inflazione acquisita, quella con i prezzi fermi fino a dicembre, &#232; gi&#224; al 3,1 per cento.</p><p>Un <a href="https://www.cnel.it/media/docs/default-source/rapporto/rmdlcc2026-sito-27-05.pdf">rapporto</a> del CNEL sul mercato del lavoro, uscito a maggio, ha evidenziato che i metalmeccanici tra il 2021 e il 2025 hanno perso il 3,3 per cento in termini reali, mentre i dipendenti privati nel complesso quasi l&#8217;8 per cento. Il contratto dei metalmeccanici prevede un adeguamento annuale e a posteriori dei minimi all&#8217;inflazione effettiva. Le perdite sono state pi&#249; forti nel settore dei servizi, dove i rinnovi sono pi&#249; lenti.</p><p>I dati INPS tra il 2019 e il 2024, che avevo gi&#224; <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/stipendi-netti-lordi-italia-inflazione">analizzato</a> l&#8217;anno scorso, mostrano che per i dipendenti a tempo pieno a met&#224; della distribuzione lo stipendio lordo &#232; cresciuto del 7,4 per cento e quello netto del 16,9 per cento, a fronte di un&#8217;inflazione del 16,7 per cento. La differenza tra lordo e netto &#232; stata coperta dallo Stato, che &#232; intervenuto per sostenere i redditi di fronte ai contratti in ritardo. Dal 2022, con i governi Draghi e Meloni, sono stati ridotti i contributi a carico dei lavoratori con redditi medio-bassi, arrivando a un massimo di 7 punti nel secondo semestre 2023, ed &#232; stata tagliata l&#8217;IRPEF. Il mantenimento del potere d&#8217;acquisto netto &#232; stato quindi fatto a carico del bilancio pubblico, mentre i salari lordi dei contratti sono rimasti sotto i prezzi.</p><p>Una parte di questi tagli &#232; per&#242; una semplice restituzione di quanto tolto dall&#8217;inflazione con il <em>fiscal drag</em> (drenaggio fiscale). Il meccanismo &#232; semplice: l&#8217;IRPEF &#232; progressiva, con aliquote che aumentano al crescere del reddito, ma gli scaglioni e le detrazioni sono fissi in euro e non vengono aggiornati all&#8217;inflazione. Se uno stipendio aumenta del 10 per cento, in linea con l&#8217;inflazione, il potere d&#8217;acquisto rimane lo stesso, ma il reddito entra di pi&#249; negli scaglioni con aliquota pi&#249; alta, mentre le detrazioni valgono di meno. Si pagano quindi pi&#249; tasse in proporzione, senza alcuna decisione del Parlamento. Un <a href="https://lavoce.info/archives/109524/il-fiscal-drag-e-i-suoi-effetti-qualche-chiarimento-in-piu/">calcolo</a> degli economisti Marco Leonardi e Leonzio Rizzo, ha mostrato che tra il 2019 e il 2023 il fiscal drag &#232; valso oltre 25 miliardi di euro per lo Stato. Per un metalmeccanico, preso come esempio, il 74 per cento dei tagli fiscali successivi &#232; servito solo a compensare questa perdita. Ad agosto, Rizzo e Alberto Zanardi hanno <a href="https://lavoce.info/archives/112141/anche-il-governo-si-accorge-del-fiscal-drag/">evidenziato</a> come nel ddl di assestamento del bilancio il governo stesso ammetta un aumento del prelievo reale dovuto al drenaggio fiscale. Con l&#8217;inflazione tornata oltre il 4 per cento, il meccanismo &#232; di nuovo in funzione: senza un aggiornamento automatico degli scaglioni e delle detrazioni, una parte degli aumenti dei prossimi rinnovi dei contratti andr&#224; di nuovo allo Stato.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ga60!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4bbd53c8-53df-4cbb-8d45-e4fc227d5f68_1760x1650.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ga60!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4bbd53c8-53df-4cbb-8d45-e4fc227d5f68_1760x1650.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Scala mobile e tetti ai prezzi</h2><p>Il 25 settembre il segretario della CGIL Maurizio Landini ha <a href="https://www.cgil.it/la-cgil/aree-politiche/segreteria-generale/contratti-e-inflazione-landini-serve-una-rivalutazione-annuale-dei-salari-nessuno-deve-perdere-potere-dacquisto-hgggndrl">proposto</a> di introdurre un meccanismo di recupero annuale dell&#8217;inflazione nelle buste paga, anche in assenza di un rinnovo dei contratti, precisando che non si tratta di un ritorno alla scala mobile. Alleanza Verdi e Sinistra ha <a href="https://pagellapolitica.it/articoli/adeguare-stipendi-inflazione-avs">proposto</a> una legge per indicizzare tutti i salari ai prezzi. Il governo, in un decreto di fine aprile, ha previsto che per i contratti scaduti da pi&#249; di nove mesi venga anticipato il 50 per cento dell&#8217;IPCA-NEI.</p><p>La scala mobile era un meccanismo di indicizzazione automatica delle retribuzioni all&#8217;aumento del costo della vita ed era in vigore in Italia dal secondo dopoguerra fino al 1992. Nel 1975, in un accordo tra Confindustria (allora presieduta da Gianni Agnelli) e la CGIL (guidata dal segretario Luciano Lama), si decise che una volta superata una certa soglia di aumento dei prezzi scattava un &#8220;punto di contingenza&#8221; e che tutti, operai e impiegati, ricevevano lo stesso aumento in lire. Nel 1980, con l&#8217;inflazione annua sopra il 20 per cento, i punti di contingenza scattavano continuamente.</p><p>Il problema della scala mobile era che si innescava il meccanismo della spirale prezzi-salari: i salari venivano adeguati automaticamente, il costo del lavoro pi&#249; alto veniva scaricato sui prezzi, che a loro volta generavano nuovi punti di contingenza. Uno shock esterno, come quello del petrolio, non veniva assorbito e diventava inflazione stabile. Inoltre, il punto di uguale valore per tutti faceva s&#236; che gli stipendi pi&#249; bassi crescessero in percentuale molto di pi&#249; di quelli pi&#249; alti. Uno <a href="http://eprints.lse.ac.uk/17416/">studio</a> dell&#8217;economista Marco Manacorda ha evidenziato come la scala mobile abbia causato gran parte della compressione delle differenze salariali in Italia fino a met&#224; anni Ottanta, con una minore convenienza economica a qualificarsi.</p><p>L&#8217;altro problema era che i salari inseguivano i prezzi, con la conseguente perdita di competitivit&#224; delle imprese italiane, che i governi cercavano di recuperare con le svalutazioni della lira. Ma questo faceva s&#236; che le importazioni diventassero pi&#249; care e si generasse nuova inflazione. Un <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-vari/int-var-2010/en-rossi-050310.pdf">confronto</a> tra due svalutazioni simili, fatto da Salvatore Rossi, all&#8217;epoca dirigente della Banca d&#8217;Italia, ha evidenziato come tra il 1972 e il 1976, con la scala mobile pienamente attiva, il costo del lavoro per unit&#224; di prodotto nel settore industriale fosse cresciuto del 94 per cento, mentre tra il 1991 e il 1995, con l&#8217;indicizzazione gi&#224; smontata, poco pi&#249; del 2 per cento.</p><p>Nel febbraio del 1984 il governo di Bettino Craxi, con il cosiddetto decreto di San Valentino, fiss&#242; per decreto un limite agli scatti di contingenza. Il Partito comunista promosse un referendum abrogativo e a giugno del 1985 il No vinse con il 54 per cento dei voti. La scala mobile fu definitivamente abolita il 31 luglio 1992, con un&#8217;intesa tra i sindacati e il governo di Giuliano Amato. L&#8217;anno successivo fu siglato un protocollo con il governo Ciampi per legare gli aumenti a un&#8217;inflazione programmata, idea proposta dall&#8217;economista Ezio Tarantelli nei primi anni Ottanta.</p><p>Il Belgio &#232; uno dei pochi paesi europei dove i salari sono ancora indicizzati automaticamente ai prezzi. Per rimanere competitivo rispetto ai paesi vicini, il paese ha <a href="https://www.securex.be/en/lex4you/employer/news/royal-decree-sets-the-pay-standard-for-2025-2026-definitively-at-0">fissato</a> a zero l&#8217;aumento reale dei salari per il 2025 e il 2026 e da giugno l&#8217;indicizzazione riguarda solo la parte di stipendio sotto i 4.000 euro lordi al mese. Clausole come quella dei metalmeccanici hanno in parte lo stesso effetto, seppur senza automatismo, con un adeguamento annuale in base all&#8217;inflazione effettivamente registrata.</p><p>Un&#8217;altra proposta che torna in circolo quando c&#8217;&#232; inflazione &#232; quella di porre un tetto ai prezzi, ossia fissare per legge un prezzo massimo. L&#8217;economista Alex Tabarrok ha definito il prezzo come &#8220;un segnale racchiuso in un incentivo&#8221;. Se un bene &#232; scarso e il suo prezzo &#232; alto, questo comunica che ha un valore maggiore, portando a un minor consumo e a una maggiore offerta. Se il prezzo &#232; bloccato per legge, non c&#8217;&#232; segnale e non c&#8217;&#232; incentivo, e il bene inizia a mancare. Nelle prossime settimane uscir&#224; un articolo per capire meglio che cosa sono i prezzi e come funzionano.</p><p>Nel 2022 il governo ungherese di Viktor Orb&#225;n ha introdotto un prezzo massimo per i carburanti e per alcuni alimenti di base. Il <a href="https://www.elibrary.imf.org/view/journals/002/2023/071/article-A001-en.xml">Fondo monetario internazionale</a> ha rilevato che i distributori hanno iniziato a registrare carenze e il tetto sui carburanti &#232; stato improvvisamente rimosso il 6 dicembre 2022. Subito dopo, i prezzi sono saliti del 27 per cento rispetto a un anno prima. Per quanto riguarda gli alimenti, i negozi hanno compensato alzando i prezzi dei prodotti non soggetti a tetto e a dicembre 2022 l&#8217;inflazione sugli alimenti in Ungheria ha raggiunto il 45 per cento, il livello pi&#249; alto nell&#8217;Unione europea.</p><p>La Francia ha introdotto uno &#8220;scudo tariffario&#8221; sulle bollette, rimborsando i fornitori di energia, che secondo l&#8217;<a href="https://www.insee.fr/fr/statistiques/6524161">INSEE</a>, l&#8217;istituto di statistica francese, ha ridotto l&#8217;inflazione di 3,1 punti tra il 2021 e il 2022. &#200; per&#242; un costo a carico del bilancio pubblico e vale lo stesso discorso per lo sconto sulle accise dei carburanti in Italia da marzo, che &#232; costato circa 2,1 miliardi fino a settembre. Quando si ha uno shock prolungato, un sussidio pu&#242; solo rimandare il momento in cui si ha l&#8217;aumento. Il Fondo monetario internazionale ha <a href="https://www.imf.org/en/Blogs/Articles/2022/08/03/how-europe-can-protect-the-poor-from-surging-energy-prices">raccomandato</a> di lasciare liberi i prezzi, in quanto segnalano la scarsit&#224; di energia, e di fare trasferimenti mirati alle famiglie in difficolt&#224;. Nel 2022 gli aiuti non mirati in Europa sono costati intorno al 2,5 per cento del prodotto interno lordo, mentre la protezione del 40 per cento pi&#249; povero della popolazione sarebbe costata lo 0,9 per cento.</p><h1>In conclusione</h1><p>Ricapitolando: l&#8217;attuale inflazione &#232; causata ancora una volta da un fattore esterno, l&#8217;energia e per ora non &#232; passata al resto dei prezzi. Arriva per&#242; in un paese dove i salari sono ancora sotto il livello che avevano prima della fiammata inflattiva precedente. La BCE sta facendo la sua parte con i rialzi, impopolari, ma non ha alcun potere sul prezzo del petrolio. Il resto dipende dalle scelte italiane e da come si negoziano gli stipendi.</p><p>Le scorciatoie promettono molto ma funzionano poco. La scala mobile in passato ha gi&#224; trasformato uno shock in inflazione stabile, mentre con i tetti ai prezzi il carburante costoso diventa carburante introvabile. Per fare le cose bene, bisognerebbe rinnovare i contratti in tempo e con clausole di recupero a posteriori dell&#8217;inflazione effettiva, come per i metalmeccanici, adeguare gli scaglioni IRPEF ai prezzi, invece di prelevare in silenzio parte degli aumenti, e concentrare i sostegni su chi ha la spesa energetica pi&#249; alta, invece di fare sconti generalizzati.</p><p>Ma il problema di fondo, che accomuna tutte le discussioni sui salari in Italia, &#232; che senza crescita della produttivit&#224; i salari possono solo inseguire i prezzi e ogni shock li porta ancora pi&#249; indietro. </p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>er questa analisi ho usato le variazioni dei prezzi di settembre 2026 per le 118 classi di spesa del NIC e i loro pesi nel paniere 2026, modificandoli in base allo stile di vita. Per una persona benestante ho triplicato il peso di ristoranti, bar e voli, aumentato quello di alberghi e viaggi, ridotto quello di alimentari, gas ed elettricit&#224;, azzerato quello dell&#8217;affitto (ipotesi di casa di propriet&#224;) e lasciato al peso medio quello delle spese per l&#8217;auto. Per una famiglia con meno soldi ho aumentato il peso di alimentari, bollette e affitto, quadruplicato quello dei mezzi pubblici, ridotto quello di ristoranti e viaggi e azzerato quello delle spese per l&#8217;auto. Poi ho calcolato la media ponderata delle variazioni di ciascuna voce con i nuovi pesi. Sono due esempi costruiti per capire l&#8217;ordine di grandezza della differenza.</p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Di cosa parlano i telegiornali della sera]]></title><description><![CDATA[Di cosa parlano i telegiornali della sera Ho trascritto e classificato tutte le edizioni serali di settembre di sette telegiornali. Il TG4 dedica alla criminalit&#224; il 36 per cento del tempo, TG3 e TG L]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/telegiornali-sera-analisi</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/telegiornali-sera-analisi</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Thu, 01 Oct 2026 08:00:53 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!igRK!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb39b595a-484c-4b87-9b90-3e7a4c172bee_2000x1500.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>I sette principali telegiornali serali italiani registrano in media circa <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/news/spettacolo/766922/ascolti-tv-tg-rai-flop-mediaset-cresce-e-si-consolida-con-tg4-e-studio-aperto.html">13,7 milioni di spettatori</a>. Il TG1 delle ore 20 raggiunge 4,4 milioni di spettatori, quasi un quarto dei televisori accesi in quella fascia, il TG5 3,8 milioni, il TG3 1,9 milioni, il TG La7 1,4 milioni, mentre il TG2, il TG4 e Studio Aperto si attestano tra i 650 mila e gli 820 mila. Questa somma va presa con le pinze perch&#233; se una persona guarda sia il TG3 delle 19 sia il TG1 delle 20, sar&#224; contata due volte, ma ci d&#224; comunque un ordine di grandezza. Secondo <a href="https://www.agcom.it/comunicazione/comunicati-stampa/osservatorio-sulle-comunicazioni-n1-2026">Agcom</a>, tra il 2021 e il 2025 il tempo davanti ai tg serali &#232; calato di circa un sesto. Solo due tg non hanno perso spettatori in questo periodo: il TG La7 e il TG4.</p><p>Nelle ultime settimane ho lavorato a un nuovo progetto, attivo da questo mese, che misura ogni giorno gli argomenti dei sette tg. Ogni mattina si aggiorna con le edizioni della sera precedente e ho pubblicato una <a href="https://progetti.lorenzoruffino.it/tg-serali/">pagina</a> con grafici e dati scaricabili. Il meccanismo &#232; lo stesso che gi&#224; usiamo per le citazioni dei politici sui <a href="https://progetti.lorenzoruffino.it/quotidiani-politici/">quotidiani</a>. Quello che emerge, nel primo mese di dati, &#232; che i sette telegiornali raccontano giornate molto differenti tra loro per gli argomenti trattati, per lo spazio dato al governo e per il trattamento della cronaca nera.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2><strong>Come funziona</strong></h2><p>Il conteggio si basa sulle edizioni del TG1 e del TG5 delle ore 20, del TG2 delle ore 20:30, del TG3 e del TG4 delle ore 19, di Studio Aperto delle ore 18:30 e del TG La7 delle ore 20. Ho trascritto automaticamente ogni puntata con Whisper, un modello di riconoscimento vocale che trasforma l&#8217;audio in testo, e poi ho affidato la lettura delle trascrizioni a un sistema di intelligenza artificiale (i modelli Anthropic Sonnet e Opus). Gli agenti hanno diviso la puntata in servizi, delimitandoli con gli annunci del conduttore e hanno classificato ogni singolo servizio. La classificazione segue un insieme di regole scritto da me che stabilisce cosa rientra nella cronaca nera, quando un politico &#232; protagonista e come valutare l&#8217;atteggiamento di un pezzo nei confronti del governo (favorevole o critico). Ho poi introdotto un controllo automatico su ogni classificazione per trovare eventuali incongruenze che vengono rilette manualmente.</p><p>A settembre ho cos&#236; analizzato 193 edizioni, 3.456 servizi e circa 94 ore di contenuti. Per il TG4 le puntate complete sono disponibili solo dal 18 settembre, per cui i suoi dati si basano su tredici edizioni contro le 30 degli altri telegiornali. Vediamo di che cosa parlano effettivamente i telegiornali italiani.</p><h2><strong>Di cosa parlano i telegiornali</strong></h2><p>Il TG di La7 dedica il 37 per cento del tempo agli esteri e il 29 per cento alla politica italiana, due temi che insieme occupano i due terzi del tempo del tg. Anche il TG1 e il TG2 sono vicini al 30 per cento di esteri. A settembre, con i droni su Lipsia attribuiti alla Russia e l&#8217;incontro tra Donald Trump e Xi Jinping a Washington, le notizie dall&#8217;estero hanno avuto un peso importante. Sia il TG5 sia il TG La7 hanno aperto con una notizia estera in 18 sere su 30.</p><p>La politica italiana occupa tra il 22 e il 29 per cento del tempo sul TG2, TG3, TG4 e TG La7, il 13 per cento sul TG1, il 12 per cento sul TG5 e il 7,5 per cento su Studio Aperto, circa un minuto e mezzo per puntata. La cronaca nera, la sicurezza e la cronaca giudiziaria occupano il 42 per cento del tempo sul TG4, circa un quarto su TG1, TG5 e Studio Aperto e tra il 15 e il 16 per cento su TG2, TG3 e TG La7. Il TG1 &#232; il pi&#249; distante dalle altre testate Rai su questo punto, soprattutto per i grandi casi giudiziari: la fine dell&#8217;inchiesta su Garlasco e il femminicidio di Lorena Isceri, a cui ha dato pi&#249; spazio di TG2 e TG3. Studio Aperto apre con la cronaca dieci sere su 30, il pi&#249; frequente, mentre il TG5 non lo fa mai.</p><p>La differenza maggiore riguarda la categoria &#8220;sicurezza e degrado&#8221; che include lo spaccio nei quartieri, le proteste dei residenti, le occupazioni. &#200; qui che si concentra la sensazione di insicurezza di un quartiere. Il TG4 le dedica il 15 per cento del tempo, pi&#249; della somma di esteri ed economia, mentre le altre testate sono sotto il 3 per cento, con TG2 e TG La7 quasi a zero. Tra i casi ci sono il degrado a Tor Sapienza (Roma) e le ronde di cittadini autorizzate a Sesto San Giovanni. Il TG4 &#232; primo anche per societ&#224; e costume, con il 16 per cento, mentre cultura, spettacolo e sport occupano tra il 18 e il 19 per cento su TG5 e Studio Aperto e sono quasi assenti sul TG La7.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!igRK!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb39b595a-484c-4b87-9b90-3e7a4c172bee_2000x1500.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!igRK!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb39b595a-484c-4b87-9b90-3e7a4c172bee_2000x1500.png 424w, 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data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b39b595a-484c-4b87-9b90-3e7a4c172bee_2000x1500.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1092,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:207466,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/218142148?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb39b595a-484c-4b87-9b90-3e7a4c172bee_2000x1500.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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Nel complesso, sui sette telegiornali il governo ha un peso del 55 per cento, l&#8217;opposizione del 18 per cento e i partiti di maggioranza che non sono al governo del 6,2 per cento. Ricordo che i ministri vanno sempre considerati come governo, anche quando parlano come capi di partito. Il fatto che le decisioni del governo siano notizie (per esempio l&#8217;abolizione del bollo auto o il tetto agli studenti stranieri nelle classi) contribuisce in parte a questo divario.</p><p>Lo squilibrio &#232; presente in tutte le testate, con grandi differenze tra l&#8217;una e l&#8217;altra. Per esempio, in Studio Aperto il governo ha un peso del 66 per cento, mentre l&#8217;opposizione del 2,9 per cento. Il TG1 e il TG5 sono circa 57 a 20, mentre il TG La7 &#232; 48 a 19, con una quota dell&#8217;11 per cento per Roberto Vannacci e Futuro Nazionale, il suo partito.</p><p>Un secondo indicatore da guardare sono le prese di parola, ossia il numero di servizi in cui interviene uno schieramento, con un sonoro o frasi riportate. Qui c&#8217;&#232; pi&#249; equilibrio, perch&#233; molti servizi sulle decisioni del governo contengono anche la risposta dell&#8217;opposizione. Nel complesso il governo ha un peso del 47 per cento e l&#8217;opposizione del 21 per cento. Il TG3 (40 a 26) e il TG La7 (37 a 26) sono i due pi&#249; vicini alla parit&#224;, mentre Studio Aperto &#232; 63 a 8,8. Nel TG4, Marco Rizzo, leader di Democrazia sovrana popolare, &#232; un ospite fisso in studio e da solo rappresenta quasi un quinto dei secondi di sonoro dei politici.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!K9Xi!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb78a6d98-a8e8-4110-be68-f3b476f7e61f_2000x1500.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!K9Xi!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb78a6d98-a8e8-4110-be68-f3b476f7e61f_2000x1500.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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Sono favorevoli quando riportano misure del governo con le parole del governo o evidenziano i risultati, sono critici quando danno prevalente spazio alle obiezioni, ai costi e alle contraddizioni e sono equilibrati quando alternano le due cose.</p><p>Il TG4 &#232; favorevole il 71 per cento del tempo politico, mentre Studio Aperto il 56 per cento. Il TG1, il TG2 e il TG5 hanno una prevalenza equilibrata, ma quando pendono lo fanno verso il governo: favorevoli il 35-41 per cento e critici il 9-18 per cento. Il TG3 e il TG La7 sono gli unici con una prevalenza critica, rispettivamente 49 e 41 per cento del tempo, mentre sono favorevoli il 15 e il 13 per cento. Questa misura &#232; la pi&#249; sperimentale del progetto. Per esempio, un servizio sulla manovra con i dati Istat sul deficit pu&#242; essere neutro o critico a seconda dello spazio che si d&#224; alle reazioni. Il confine tra queste categorie &#232; meno netto di quello tra cronaca e politica, ma la distanza tra TG4 e TG3 &#232; comunque abbastanza grande da reggere anche spostando il confine in modo ragionevole.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!aUxo!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8dd455fb-860e-42c7-b6ae-3fc1a40f6aeb_2000x1500.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!aUxo!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8dd455fb-860e-42c7-b6ae-3fc1a40f6aeb_2000x1500.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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Per questo motivo ho segnato a parte tutti i servizi che trattano di reati o sicurezza, indipendentemente dalla categoria. Rappresentano il 19 per cento del notiziario complessivo.</p><p>Sul TG4 sono il 36 per cento, circa 12 minuti per puntata, mentre Studio Aperto, TG1 e TG5 sono tra il 21 e il 23 per cento e TG2, TG3 e TG La7 sono circa tra il 12 e il 13 per cento. In termini di minuti, TG5, il notiziario pi&#249; lungo, ne dedica 8 a sera, mentre TG2 meno di tre. La differenza principale sta nel modo in cui viene raccontata la cronaca nera. La nazionalit&#224; dell&#8217;autore del reato &#232; citata nel 43 per cento dei servizi di TG4, in circa uno su quattro su Studio Aperto e TG5, nel 14 per cento di TG1 e nel 5,5 per cento di TG3. Le nazionalit&#224; pi&#249; citate sono quella bengalese e marocchina. Il collegamento con l&#8217;immigrazione &#232; presente nella met&#224; dei servizi sulla criminalit&#224; di TG4, in un quarto di quelli di Studio Aperto e nel 6,8 per cento di quelli di TG3. Infine, il TG4 adotta un tono enfatico nell&#8217;88 per cento del tempo dedicato alla criminalit&#224;, il TG5 nel 55 per cento, mentre le altre testate sono tra il 32 e il 46 per cento.</p><p>Nell&#8217;insieme di regole, il tono enfatico include parole come &#8220;choc&#8221; o &#8220;orrore&#8221;, l&#8217;allarme per un pericolo e lo spazio dato al dolore dei familiari, al posto di un racconto asciutto. Questo aspetto non riguarda solo la cronaca, ma tutti i temi e la sua diffusione &#232; superiore alle attese. Il TG2 &#232; enfatico per il 47 per cento del tempo, il TG4 per il 66 per cento e le altre cinque testate sono tra il 49 e il 55 per cento.</p><p>Questo si pu&#242; spiegare in parte con gli argomenti trattati nel mese: quasi tutte le testate hanno usato toni carichi quando hanno parlato di guerre e lutti, come per la morte di Emma Bonino o quella dell&#8217;operaio Andrea Moretti al Colosseo. Le differenze tra le testate sono quindi minori sul notiziario nel suo insieme che sulla cronaca, dove invece si distacca il TG4. Questa classificazione &#232; la pi&#249; soggettiva del progetto: &#232; utile per confrontare le testate, ma meno per valutare il livello assoluto.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PTXm!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa308bb96-8357-49d3-a18e-91af213e4420_2000x1500.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PTXm!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa308bb96-8357-49d3-a18e-91af213e4420_2000x1500.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2><strong>Il mondo visto dai telegiornali</strong></h2><p>Gli Stati Uniti sono il primo paese che appare in quasi tutte le testate: su TG1 occupano il 7,8 per cento del tempo, mentre le altre sono tra il 3,9 e il 6,5 per cento, con TG4 sotto l&#8217;1 per cento. Il TG di La7 &#232; quello che si concentra di pi&#249; su Russia e Ucraina: la Russia &#232; protagonista del 7,2 per cento e l&#8217;Ucraina del 5,9 per cento, mentre su TG5 e Studio Aperto l&#8217;Ucraina &#232; tra l&#8217;1,2 e l&#8217;1,5 per cento. La Germania &#232; pi&#249; presente del normale, con i droni su Lipsia e il successo elettorale di Alternative f&#252;r Deutschland in Sassonia-Anhalt.</p><p>Israele arriva al 4,3 per cento su TG La7 e supera di poco il 2 per cento solo su TG1 e TG5, mentre la Palestina &#232; sotto il 2 per cento in tutte le testate, quasi zero su TG5 e Studio Aperto. Su TG4, in tredici puntate, l&#8217;Ucraina non &#232; mai stata protagonista di un servizio. I paesi esteri pi&#249; presenti sono il Regno Unito (con le proteste contro gli sbarchi) e la Spagna (con la crisi migratoria a Ceuta). Anche la parte estera del TG4 &#232; dunque incentrata soprattutto sull&#8217;immigrazione.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tjHG!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8a959594-5a4e-49f3-93a4-07fe3a0c5789_2000x1500.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tjHG!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8a959594-5a4e-49f3-93a4-07fe3a0c5789_2000x1500.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tjHG!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8a959594-5a4e-49f3-93a4-07fe3a0c5789_2000x1500.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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Il TG La7 &#232; pi&#249; vicino al TG3 (45) che al TG5 (33). Studio Aperto ha un indice di circa 27-29 con tutte le altre testate, mentre il TG4 &#232; tra 17 e 23. Il TG4 dedica il 53 per cento del tempo a notizie che quella sera nessuna delle altre sei testate ha dato, Studio Aperto il 39 e il TG5 il 35. Il TG La7 e il TG2 sono invece al 14-15 per cento: le loro scalette sono fatte quasi tutte di notizie del giorno date anche dagli altri.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!A1sw!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F132846b2-f143-4965-8b9b-9515e0a6ed43_2000x1217.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!A1sw!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F132846b2-f143-4965-8b9b-9515e0a6ed43_2000x1217.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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Il TG1 e il TG5, i due pi&#249; seguiti, si collocano in una posizione intermedia su quasi tutti gli indicatori, anche se il TG1 fa pi&#249; cronaca di quello che ci si potrebbe aspettare.</p><p>Da un lato c&#8217;&#232; il TG4, che fa molta cronaca con toni forti e ha un taglio per lo pi&#249; favorevole al governo. Dall&#8217;altro lato ci sono il TG3 e il TG La7, che fanno pi&#249; politica ed esteri e sono pi&#249; critici nei confronti del governo. Il TG4 e il TG La7 sono anche i due tg che negli ultimi anni hanno mantenuto o aumentato il pubblico. Entrambi hanno identit&#224; forti, seppur in direzioni opposte.</p><p>Come dicevo all&#8217;inizio, la pagina verr&#224; aggiornata ogni giorno per i prossimi mesi e questo ci permetter&#224; di capire come cambia il peso relativo dell&#8217;attualit&#224;, l&#8217;eventuale linea editoriale e le direzioni che prenderanno i telegiornali con l&#8217;accendersi della campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 2027.</p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>Il tempo di notizia &#232; il tempo di ogni servizio diviso per gli schieramenti dei politici protagonisti. Per esempio, se un servizio dura due minuti e ci sono un ministro e un leader dell&#8217;opposizione, un minuto va al governo e un minuto all&#8217;opposizione. La somiglianza delle scalette &#232; la quota di tempo che ogni sera due tg dedicano alle stesse notizie, prendendo per ogni notizia il valore minore tra i due. La media &#232; calcolata sulle serate in cui sono andate in onda entrambe le edizioni. I dati di ogni servizio sono scaricabili dalla <a href="https://progetti.lorenzoruffino.it/tg-serali/">pagina del progetto</a>.</p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Perché i sindacati italiani hanno rinunciato a far crescere gli stipendi]]></title><description><![CDATA[Da trent&#8217;anni la contrattazione italiana difende il salario medio di chi ha gi&#224; un posto. La copertura dei contratti resta al 100 per cento mentre gli iscritti ai sindacati scendono e quattro tessere]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-i-sindacati-italiani-hanno</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-i-sindacati-italiani-hanno</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Mon, 28 Sep 2026 08:01:59 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!3MJU!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1efe640e-564f-47c5-aae2-1f4c2775a65f_1220x738.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo &#232; il nono approfondimento di CrescitaZero, la serie di articoli scritti insieme a</em> <a href="https://lavoroinfatti.substack.com/">Elia Bidut</a> <em>per capire cos&#8217;&#232; successo alla crescita italiana. Qui trovi il</em> <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/capire-trentanni-senza-crescita">manifesto</a><em>.</em></p><div><hr></div><p>L&#8217;attuale sistema di determinazione degli stipendi in Italia nasce da un protocollo del 1993 tra il governo dell&#8217;epoca e le parti sociali, che assegnava ai contratti nazionali il compito di difendere il potere d&#8217;acquisto dei lavoratori, mentre gli aumenti legati alla produttivit&#224; dovevano avvenire tramite la contrattazione aziendale. Oggi la contrattazione aziendale<a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2020/01/Audizione-contrattazione-collettiva-29-gen-2020.pdf"> avviene</a> solo nel 23 per cento delle imprese.</p><p style="text-align: justify;">In trent&#8217;anni, i sindacati confederali e le associazioni datoriali hanno mantenuto in piedi un assetto di cui sapevano gi&#224; in partenza i limiti. Questo sistema ha permesso ai sindacati di avere un vantaggio: hanno potuto stipulare contratti collettivi nazionali validi per tutti i dipendenti di un settore, anche in aziende con pochi o nessun iscritto al sindacato, senza alcuna verifica della rappresentativit&#224;. Si tratta di una rendita di posizione, diversa dalla capacit&#224; di far crescere le retribuzioni, che i sindacati italiani hanno perso da tempo. Il calo degli iscritti fra gli occupati, lo spostamento dell&#8217;occupazione verso le piccole aziende e il terziario, dove &#232; pi&#249; difficile organizzarsi, e il maggiore potere delle imprese nella determinazione delle paghe ne sono state le cause. Questa rendita di posizione &#232; stata pagata dai lavoratori pi&#249; produttivi, che avrebbero potuto ottenere stipendi pi&#249; alti, e dai giovani che entrano ora nel mercato del lavoro, su cui &#232; ricaduto l&#8217;intero aggiustamento.</p><p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto nel<a href="https://crescitazero.it/articoli/03-crescitazero.html"> terzo episodio</a> della serie CrescitaZero, i salari aumentano solo quando aumenta la produttivit&#224; e che la forza sindacale e le condizioni contrattuali determinano quanto del valore aggiunto va ai salari. Il modello di contrattazione salariale &#232; l&#8217;altro lato della stessa medaglia: incide anche sulla produttivit&#224; generata, attraverso gli incentivi agli investimenti delle imprese e alla mobilit&#224; dei lavoratori verso impieghi pi&#249; remunerativi.</p><h2 style="text-align: justify;"><strong>Come funzionano oggi sindacati e contratti</strong></h2><p style="text-align: justify;">I principali sindacati italiani sono le tre confederazioni Cgil, Cisl e Uil. Nel 2024, in base ai dati di tesseramento delle stesse, le tessere individuali dei sindacati sono state 11,4 milioni in totale: 5,2 milioni per la<a href="https://www.cgil.it/la-cgil/aree-politiche/organizzazione-e-risorse/tesseramento-cgil-2024-wdwq284j"> Cgil</a>, 4,2 milioni per la<a href="https://www.cisl.it/cose-la-cisl/bilanci-tesseramenti-e-retribuzioni-segretari-confederali/"> Cisl</a> e 2,1 milioni per la<a href="https://www.uil.it/tesseramento_cat.asp"> Uil</a>. Dentro queste tessere, come vedremo meglio dopo, per&#242; ci sono anche i pensionati, non solo i lavoratori. I sindacati sono organizzati in categorie e queste sono il soggetto che negozia i contratti collettivi nazionali con le associazioni datoriali (per esempio Confindustria o Confcommercio).</p><p style="text-align: justify;">La principale fonte di entrata dei sindacati sono le quote associative che vengono prelevate direttamente in busta paga o sulla pensione. Per esempio, un metalmeccanico iscritto alla Cisl paga l&#8217;1 per cento del minimo contrattuale per tredici mensilit&#224;, mentre un pensionato paga lo 0,5 per cento della pensione, che viene trattenuto dall&#8217;Inps e versato al sindacato sulla base di una<a href="https://www.inps.it/content/dam/inps-site/it/scorporati/circolari-e-messaggi/2024/05/Circolare_14558/Allegati/15048_Circolare-numero-60-del-03-05-2024_Allegato-n-1.pdf"> convenzione</a>. L&#8217;altra fonte di entrata sono i servizi, in particolar modo i patronati, che assistono i lavoratori e i pensionati nelle pratiche con l&#8217;Inps. I patronati sono coperti da un fondo pubblico, che a sua volta &#232; finanziato con una quota della contribuzione previdenziale. Nel 2022 il fondo era pari a 487 milioni: 86 milioni sono andati all&#8217;Inca (Cgil), 71 all&#8217;Inas (Cisl) e 46 all&#8217;Ital (Uil), secondo il<a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/normativa/dd-618-del-04112025"> decreto</a> di ripartizione del ministero del Lavoro. Per i Caf, invece, lo Stato paga 16,90 euro per ogni 730 compilato, con un<a href="https://telematici.agenziaentrate.gov.it/Main/Avviso?id=20260521175911"> tetto</a> complessivo di spesa per tutti i Caf pari a 195 milioni. Nel pubblico impiego, lo Stato spende ogni anno 86 milioni per i permessi e i distacchi sindacali.</p><p style="text-align: justify;">Il peso del contratto nazionale sulla retribuzione &#232; maggiore di quello che si potrebbe credere. Il contratto, infatti, stabilisce per ciascun livello di inquadramento il minimo mensile, gli scatti di anzianit&#224;, la tredicesima e la quattordicesima (dove esiste) e le indennit&#224;. L&#8217;impresa pu&#242; aggiungere altri elementi, come un superminimo individuale o un premio aziendale, ma nella maggioranza dei casi non lo fa. Uno<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2017-0416/QEF_416_17.pdf"> studio</a> della Banca d&#8217;Italia del 2017 ha evidenziato che circa il 70 per cento dei dipendenti delle imprese private con almeno 20 addetti percepisce solo i minimi contrattuali.</p><h2 style="text-align: justify;"><strong>Il patto del 1993 e la met&#224; mai costruita</strong></h2><p style="text-align: justify;">Nei primi anni Novanta l&#8217;Italia aveva la necessit&#224; di ridurre rapidamente l&#8217;inflazione, che nel 1992 era al 5,4 per cento. Il Trattato di Maastricht, firmato nel 1992, stabiliva che per l&#8217;ingresso nell&#8217;euro l&#8217;inflazione dovesse essere entro un punto e mezzo della media dei tre paesi con i valori migliori. A settembre del 1992 la lira usc&#236; dal sistema monetario europeo per la pressione dei mercati. La Bce non esisteva ancora (nascer&#224; nel 1998) e il compito fu affidato alla Banca d&#8217;Italia e al governo. Per ridurre i prezzi ed evitare una lunga recessione, era necessario anche contenere le retribuzioni. Il governo decise di farlo d&#8217;intesa con le parti sociali. A luglio 1992 fu raggiunto il primo accordo, con l&#8217;abolizione della scala mobile, che permetteva l&#8217;adeguamento automatico degli stipendi ai prezzi, con un effetto di spinta sull&#8217;inflazione. Nel 1993 fu siglato un protocollo in cui il contratto nazionale veniva agganciato all&#8217;inflazione programmata dal governo, con l&#8217;accettazione dei sindacati. In cambio, gli aumenti legati alla produttivit&#224; furono affidati a un secondo livello di contrattazione, aziendale o territoriale.</p><p style="text-align: justify;">Uno<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/1998/1998-0329/index.html"> studio</a> della Banca d&#8217;Italia del 1998 ha mostrato che senza la politica dei redditi l&#8217;inflazione del 1996 sarebbe stata pi&#249; alta di due o tre punti. C&#8217;era per&#242; un limite: l&#8217;inflazione programmata, il valore fissato annualmente dal governo e usato come riferimento nei contratti, era quasi sempre pi&#249; bassa di quella effettiva. &#200; successo per tredici anni su sedici, tra il 1993 e il 2008. In termini cumulati, il parametro contrattuale &#232; stato il 7,3 per cento pi&#249; basso dei prezzi. Un economista dell&#8217;Istat ha<a href="https://lavoce.info/archives/23083/una-nuova-questione-salariale/"> calcolato</a> gi&#224; nel 2005 che la retribuzione contrattuale media del 2004 in termini reali era inferiore a quella del 1992.</p><p style="text-align: justify;">Tra il 1993 e il 2005, secondo i dati delle<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relazione-annuale/2005/rel05_app.pdf"> Relazioni</a> annuali della Banca d&#8217;Italia, le retribuzioni di fatto sono cresciute del 53 per cento, mentre i minimi contrattuali del 41 per cento. La differenza tra le due percentuali &#232; dunque il ruolo che il secondo livello previsto dal patto ha svolto effettivamente, nonostante l&#8217;assenza di accordi aziendali formali. Tra il 2005 e il 2025, secondo i<a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/"> dati</a> Istat, le retribuzioni di fatto sono invece cresciute meno dei minimi contrattuali: quella spinta non c&#8217;&#232; pi&#249;. Questo &#232; dovuto da due meccanismi principali. Il primo &#232; che, nei momenti in cui gli stipendi sono uguali ovunque, indipendentemente da quanto il lavoratore &#232; bravo, c&#8217;&#232; una spinta ridotta alla negoziazione aziendale. Il secondo &#232; causato dal superminimo assorbibile, che fa s&#236; che quando c&#8217;&#232; un aumento del contratto collettivo questo viene<a href="https://docs.iza.org/dp13542.pdf"> assorbito</a>, e quindi si va a perdere la parte che il lavoratore aveva negoziato in anticipo. Nel momento in cui poi la maggior parte della negoziazione avviene all&#8217;assunzione e non tanto dopo, con carriere medio-lunghe quella cifra maggiore che si potrebbe aver negoziato all&#8217;inizio viene persa negli anni successi. Questa regola pu&#242; essere modificata dai contratti, come confermato dai metalmeccanici nel 2017 e ribaltato dal terziario nel 2024, che ha vietato di assorbire gli aumenti di merito.</p><p style="text-align: justify;">L&#8217;idea del contratto nazionale, nato come una soglia minima degli stipendi, &#232; di fatto diventato anche una soglia massima. Nel 1997, a quattro anni dal protocollo, una commissione di esperti nominata dal governo ha giudicato la contrattazione decentrata insufficiente. A novembre 2008, il direttore generale della Banca d&#8217;Italia Ignazio Visco ha<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-direttorio/int-dir-2008/Visco_25_11_08.pdf"> dichiarato</a> in Parlamento che l&#8217;accordo del 1993 aveva frenato l&#8217;inflazione e contribuito all&#8217;occupazione, ma non aveva portato a nessun guadagno di produttivit&#224;. Gli studi della Banca d&#8217;Italia del<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2014-0221/index.html"> 2014</a> e del<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2017-0416/index.html"> 2017</a> hanno evidenziato come gli sgravi fiscali sui premi di risultato siano stati usati per detassare somme gi&#224; previste dalle imprese, senza alcun cambiamento nell&#8217;organizzazione del lavoro. La stessa diagnosi da ventinove anni: chi poteva riformare il sistema ha sempre coinciso con chi lo ha sottoscritto.</p><p style="text-align: justify;">C&#8217;&#232; poi il problema del rinnovo dei contratti scaduti, in particolar modo nei servizi privati. Secondo<a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/"> Istat</a>, nel 2020 l&#8217;83 per cento dei dipendenti era in attesa di rinnovo, percentuale scesa al 73 per cento nel 2023, con un&#8217;attesa media di quaranta mesi per il rinnovo. Nel settore dell&#8217;industria nel 2023 era solo il 5 per cento, mentre nella pubblica amministrazione &#232; stato il 100 per cento in ogni anno dal 2021. Qui il datore di lavoro inadempiente &#232; lo Stato. Ricapitolando: la contrattazione funziona dove i lavoratori sono gi&#224; forti e si blocca dove le paghe sono pi&#249; basse.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/sl0S0/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e46bfc45-353f-4cd4-903f-9cf4313d60df_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/627fb314-de71-4b8b-a332-d96f228c3200_1220x896.png&quot;,&quot;height&quot;:440,&quot;title&quot;:&quot;Nei servizi il rinnovo del contratto arriva pi&#249; tardi&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Mesi di attesa medi dei dipendenti con il contratto nazionale scaduto, per settore, Italia, 2005-2025&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/sl0S0/1/" width="730" height="440" frameborder="0" scrolling="no" loading="lazy"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2 style="text-align: justify;"><strong>Un salario uguale per lavori diversi</strong></h2><p style="text-align: justify;">Il contratto nazionale stabilisce che una persona che svolge la stessa mansione a Bolzano o a Siracusa debbano ricevere lo stesso salario minimo, sia che lavorino in un&#8217;azienda in crescita esportatrice sia che in una in difficolt&#224;. Ma se la produttivit&#224; &#232; molto diversa tra aziende e territori, il salario sar&#224; troppo basso dove il lavoro rende di pi&#249; e troppo alto dove rende di meno. Nel primo caso, non c&#8217;&#232; alcun obbligo per l&#8217;azienda produttiva di pagare di pi&#249; e in Italia non lo fa, come abbiamo visto sopra. Nel secondo caso, l&#8217;azienda meno produttiva taglier&#224; posti o non assumer&#224;. C&#8217;&#232; un vantaggio per il lavoratore mediano che ha un posto stabile e il suo salario reale &#232; tutelato ovunque, ma c&#8217;&#232; uno svantaggio per gli estremi: chi potrebbe guadagnare di pi&#249; e chi non trova lavoro.</p><p style="text-align: justify;">In una<a href="https://lavoce.info/archives/108705/salari-minimi-e-contrattazione-collettiva-cosa-e-successo-in-quarantanni/"> ricerca</a> pubblicata nel 2025, basata su quattro decenni di dati, si &#232; visto che l&#8217;unica variabile che fa salire i minimi contrattuali &#232; in realt&#224; l&#8217;inflazione. La produttivit&#224; oraria &#232; cresciuta nettamente di pi&#249; nel settore manifatturiero rispetto a quello dei servizi, ma non c&#8217;&#232; stata alcuna differenza tra i settori nei minimi contrattuali. Quattro economisti nel 2019 hanno cercato di<a href="https://lavoce.info/archives/58778/cosi-la-contrattazione-centralizzata-genera-disuguaglianze/"> stimare</a> il costo di questo appiattimento confrontando l&#8217;Italia e la Germania, due paesi con divari di produttivit&#224; simili tra le province. Con un aumento del 10 per cento del valore aggiunto provinciale, in Germania i salari locali sono cresciuti di oltre 7 punti, mentre in Italia di meno di 2 punti. Utilizzando il modello tedesco in Italia, gli autori hanno stimato che l&#8217;occupazione sarebbe cresciuta di quasi 6 punti, il monte salari del 7,5 per cento e i salari nominali al Sud sarebbero calati del 5,9 per cento. In breve: pi&#249; occupati, ma con stipendi pi&#249; bassi nelle aree meno produttive. &#200; un cambio con vincitori e perdenti, ma il divario Nord-Sud si ridurrebbe perch&#233; al Sud i nuovi occupati sarebbero pi&#249; di quanti perderebbero reddito.</p><p style="text-align: justify;">In Italia, in teoria, non c&#8217;&#232; un obbligo di legge di applicare un contratto nazionale. Lo si applica se l&#8217;impresa &#232; iscritta a un&#8217;associazione datoriale firmataria oppure se lo fa volontariamente. Si pu&#242; decidere di non farlo uscendo dall&#8217;associazione o adottando un altro contratto. Uno<a href="https://www.nber.org/papers/w34076"> studio</a> del 2025 sulle imprese italiane uscite dal contratto nazionale ha scoperto che hanno salari pi&#249; bassi ma pi&#249; occupati e pi&#249; imprese rimaste in attivit&#224;. Il saldo per i lavoratori &#232; positivo al Nord e negativo al Sud. La contrattazione aziendale crea vincitori e perdenti, ma il sistema italiano ha scelto di non avere n&#233; gli uni n&#233; gli altri, tutelando la retribuzione media di chi &#232; gi&#224; occupato.</p><h2 style="text-align: justify;"><strong>La copertura senza gli iscritti</strong></h2><p style="text-align: justify;">Una caratteristica italiana, rispetto agli altri paesi europei, &#232; il distacco tra la forza effettiva del sindacato e il suo peso istituzionale. Il<a href="https://www.oecd.org/en/data/datasets/oecdaias-ictwss-database.html"> database</a> dell&#8217;OCSE sulle relazioni industriali mostra infatti che gli iscritti tra i lavoratori italiani sono passati dal 37 per cento nel 1990 al 30 per cento nel 2023, mentre la copertura contrattuale &#232; sempre stata al 100 per cento. Questi dati ufficiali si basano sulle cifre dichiarate dalle confederazioni. Tre economisti<a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/irel.12342"> hanno verificato</a> queste cifre ricostruendo la sindacalizzazione dai sondaggi in Italia dal 1960 in poi e hanno scoperto che le due serie sono allineate fino alla met&#224; degli anni Novanta, per poi divergere. Gli iscritti effettivi oggi sono tra il 18 e il 25 per cento, contro il 33 per cento delle statistiche ufficiali. Ci sono circa dieci punti di scarto, nati negli stessi anni in cui si &#232; definito l&#8217;attuale sistema contrattuale.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/RbCFr/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/837d1d68-ca49-4b6e-87ce-e4f25ae67210_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/57ccbfc5-8ca9-4fce-969c-44fb180fd415_1220x896.png&quot;,&quot;height&quot;:440,&quot;title&quot;:&quot;I  sindacati hanno meno iscritti di quanti ne dichiarano&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota di lavoratori dipendenti iscritti a un sindacato, dato ufficiale e stima da indagini indipendenti, Italia, 1960-2024&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/RbCFr/1/" width="730" height="440" frameborder="0" scrolling="no" loading="lazy"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p style="text-align: justify;">In Germania gli iscritti sono passati dal 29 per cento nel 1990 al 14 per cento nel 2023 e la copertura contrattuale &#232; scesa insieme alla forza sindacale. L&#8217;Istituto tedesco di ricerca sul lavoro ha rilevato che i dipendenti coperti da un contratto collettivo sono passati dal 65 per cento nel 2004 al 49 per cento nel<a href="https://iab.de/daten/daten-zur-tarifbindung-und-betrieblichen-interessenvertetung/"> 2025</a>. In Germania c&#8217;&#232; poi un secondo pilastro: i consigli di fabbrica eletti dai dipendenti, che hanno diritti di informazione e di codecisione sull&#8217;organizzazione del lavoro e sono presenti nelle aziende dove lavora il 35 per cento dei dipendenti privati. Nel 2015 la copertura contrattuale &#232; stata giudicata troppo bassa e il governo ha introdotto un salario minimo legale di 8,50 euro l&#8217;ora, che nel 2026 &#232;<a href="https://www.bmas.de/DE/Arbeit/Arbeitsrecht/Mindestlohn/Glossar/G/Gesetzlicher-Mindestlohn.html"> arrivato</a> a 13,90 euro.</p><p style="text-align: justify;">I contratti collettivi nazionali in realt&#224; poi vanno a riguardare sostanzialmente tutti i lavoratori (anche quelli che non li adottano), perch&#233; sono considerati dai giudici un parametro della retribuzione proporzionata e sufficiente e le imprese devono rispettarli per poter avere gli sgravi e gli appalti pubblici. Va infatti anche considerato che per chi lavora in imprese medio-piccole sono una garanzia in quanto la presenza sindacale &#232; bassa e anche il potere contrattuale, quindi &#232; complicato negoziare.</p><p style="text-align: justify;">Allo stesso tempo, anche se i sindacati sono meno rappresentativi e le tessere sono meno che in passato, il contratto collettivo continua ad applicarsi senza sapere se chi lo contratta rappresenta davvero i lavoratori. L&#8217;articolo 39 della Costituzione prevederebbe la registrazione dei sindacati e la verifica della loro rappresentativit&#224;, ma non &#232; mai stato attuato dal 1948. Nel 2014, il Testo unico firmato da Confindustria e dalle tre confederazioni ha introdotto una soglia del 5 per cento, calcolata in media tra gli iscritti certificati e i voti nelle elezioni aziendali. Nel 2019 questo sistema &#232; stato<a href="https://lavoce.info/archives/61254/rappresentanza-sindacale-il-nodo-difficile-da-sciogliere/"> applicato</a> a 68 contratti su pi&#249; di 800 e i primi dati certificati sono stati<a href="https://www.cnel.it/comunicazione-e-stampa/notizie/news/detail/2026/04/22/approvato-xxvii-rapporto-sul-mercato-del-lavoro-e-la-contrattazione-collettiva"> pubblicati</a> il 31 luglio 2025, undici anni dopo.</p><p style="text-align: justify;">Nel frattempo, i contratti depositati al Cnel sono passati da circa 300 a pi&#249; di mille. La frammentazione &#232; per&#242; limitata: ci sono 28 contratti che coprono l&#8217;80 per cento dei lavoratori e i contratti delle sigle non rappresentative riguardano circa l&#8217;1 per cento dei dipendenti. Il peso di questi contratti &#232; comunque maggiore della loro diffusione, in quanto la possibilit&#224; di sottoscriverli resta sullo sfondo dei rinnovi dei contratti principali come un&#8217;opzione che l&#8217;impresa pu&#242; usare e che il sindacato deve tenere in considerazione. In generale, un sistema che non prevede il conteggio delle tessere e che garantisce una copertura universale favorisce chi &#232; gi&#224; presente, sia tra i sindacati sia tra le imprese.</p><p style="text-align: justify;">In Francia la soluzione &#232; passare per il voto dei lavoratori. Una<a href="https://www.legifrance.gouv.fr/loda/id/JORFTEXT000019347122/"> legge</a> del 2008 permette ai sindacati di firmare contratti di settore se hanno almeno l&#8217;8 per cento dei voti nelle elezioni sui luoghi di lavoro e il 10 per cento per la contrattazione aziendale. La misurazione avviene ogni quattro anni e i risultati sono pubblicati con un decreto ministeriale. L&#8217;ultimo, del luglio 2025, ha dato 5,2 milioni di votanti, con la Cfdt al 27 per cento, la Cgt al 22 per cento e Force ouvri&#232;re al 15 per cento. C&#8217;&#232; anche l&#8217;obbligo di negoziare ogni anno sui salari, a meno di un calendario diverso concordato tra le parti. La sindacalizzazione in Francia riguarda un decimo dei lavoratori, un terzo del livello italiano, ma nonostante questo la rappresentanza &#232; misurata con precisione.</p><h2 style="text-align: justify;"><strong>Chi c&#8217;&#232; dentro e chi resta fuori</strong></h2><p style="text-align: justify;">Partiamo con una premessa: la struttura di un&#8217;organizzazione ne orienta le priorit&#224;. Nel 2024, sugli 11,4 milioni di tessere individuali complessive di<a href="https://www.cgil.it/la-cgil/aree-politiche/organizzazione-e-risorse/tesseramento-cgil-2024-wdwq284j"> Cgil</a>,<a href="https://www.cisl.it/cose-la-cisl/bilanci-tesseramenti-e-retribuzioni-segretari-confederali/"> Cisl</a> e<a href="https://www.uil.it/tesseramento_cat.asp"> Uil</a>, i pensionati ne rappresentano 4,6 milioni, ossia il 40 per cento. A livello di confederazione, la quota di pensionati &#232; del 47 per cento nella Cgil, del 39 per cento nella Cisl e del 28 per cento nella Uil. Nel 1999 quasi la met&#224; dei tesserati erano pensionati: il calo &#232; stato lento e pi&#249; dovuto alla demografia che a una scelta. Nella Cgil il sindacato pensionati &#232; di gran lunga la prima struttura: ha 2,4 milioni di tessere contro i 2,8 milioni di tutti gli attivi messi insieme.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/qZEgn/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/176ef389-39fc-49e5-87d1-a4b1da441a2f_1220x368.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4acfe6e3-a53f-480f-adf8-f59bcad0fef8_1220x492.png&quot;,&quot;height&quot;:238,&quot;title&quot;:&quot;Quattro iscritti ai sindacati su dieci sono pensionati&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota di pensionati sul totale degli iscritti, per confederazione, Italia, 2024&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/qZEgn/1/" width="730" height="238" frameborder="0" scrolling="no" loading="lazy"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p style="text-align: justify;">Un economista della Bocconi ha<a href="https://lavoce.info/archives/13434/chi-paga-per-la-riforma-delle-pensioni/"> calcolato</a> la distribuzione per et&#224; del costo delle riforme previdenziali degli anni Novanta. La riforma Amato del 1992, a lungo contrastata dai sindacati, ha fatto ricadere lo 0,5 per cento del costo sugli over 60 e il 32 per cento sui ventenni e trentenni. La seconda riforma delle pensioni fu quella del governo Dini nel 1995, negoziata con i tre maggiori sindacati e approvata dopo un voto consultivo con gli iscritti, che inizi&#242; ad aggiustare il sistema ma fece ricadere il 55 per cento del costo sui trentenni e niente su chi era gi&#224; pensionato o si stava per pensionare. Trent&#8217;anni dopo abbiamo le pensioni che valgono il<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2025/20250220-panetta/index.html"> 16 per cento</a> del prodotto interno lordo, mentre l&#8217;istruzione solo il 4 per cento, segno di una spesa pubblica che &#232; sbilanciata sulla parte pi&#249; anziana della popolazione.</p><p style="text-align: justify;">Lo stesso schema si &#232; poi visto anche con le riforme del mercato del lavoro, che hanno introdotto flessibilit&#224; attraverso nuove forme contrattuali, che per&#242; valevano esclusivamente per i nuovi assunti. Le tutele per chi era gi&#224; assunto a tempo indeterminato sono quindi rimaste le stesse, mentre a subire la maggiore flessibilit&#224; sono stati principalmente gli under 35. I<a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/"> dati</a> Istat infatti mostrano che tra gli under 35 quelli con un contratto a termine erano il 19 per cento nel 2004, il 37 per cento nel 2018 e poi sono calati al 28 per cento nel 2025, perch&#233; negli ultimi anni si &#232; assistito a un progressivo aumento del peso dei contratti a tempo indeterminato. Tra gli over 50 invece la percentuale &#232; rimasta intorno al 7 per cento, e questo mentre la popolazione degli under 35 al lavoro si &#232; ridotta da 5,9 a 4,5 milioni e gli over 50 sono aumentati da 3 a 7,5 milioni.</p><p style="text-align: justify;">Nel libro <em>La questione salariale</em> (2025) di Andrea Garnero e Roberto Mania, si spiega proprio come i sindacati e le associazioni datoriali tutelano lo status quo e i propri iscritti. Ma come scrive Garnero, non &#232; malafede: organizzare i lavoratori sparsi nei nuovi settori &#232; costoso e poco redditizio. Ma il risultato &#232; lo stesso.</p><h2 style="text-align: justify;"><strong>Un sindacato che fa politica</strong></h2><p style="text-align: justify;">Nello stesso libro Mania sostiene che il sindacato sia &#8220;trino&#8221;, ossia composto da tre organizzazioni in una. La prima &#232; la confederazione, che &#232; diventata un attore politico dopo la fine della Prima Repubblica, coinvolgendosi nel bipolarismo e negli scontri interni alla sinistra. La seconda &#232; quella delle categorie, che si occupa di negoziare con le imprese. La terza &#232; quella dei servizi, come i patronati e i Caf, che &#232; una fonte di entrata importante per tutte le confederazioni. Un sindacato diviso in tre, conclude Mania, non pu&#242; concentrarsi sul salario reale perch&#233; ha troppe altre priorit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Un dato che Garnero ritiene pi&#249; eloquente di molte analisi &#232; che in trent&#8217;anni, ci sono stati molti scioperi generali per una miriade di motivi, ma mai direttamente per i salari. La scelta politica &#232; evidente anche nelle carriere dei leader: ogni leader della Cgil, a partire dal 1970, con l&#8217;eccezione dell&#8217;attuale (almeno per ora), dopo il suo mandato &#232; finito in Parlamento, nel Parlamento europeo o alla guida di un partito, sempre di sinistra. Luciano Lama &#232; andato al Senato con il Pci, Antonio Pizzinato alla Camera con il Pds, Bruno Trentin al Parlamento europeo con i Ds, Sergio Cofferati &#232; stato prima sindaco di Bologna e poi &#232; andato al Parlamento europeo con il Pd, Guglielmo Epifani &#232; andato alla Camera e per poco tempo alla segreteria del Pd, e Susanna Camusso &#232; andata al Senato con il Pd. A giugno 2025 la Cgil &#232; stata promotrice e sostenitrice di cinque referendum abrogativi (quattro sul lavoro e uno sulla cittadinanza), facendo mesi di campagna elettorale come un partito. Un&#8217;organizzazione che punta sulla politica pi&#249; che sui rapporti tra imprese e lavoratori valuta i propri risultati con criteri diversi: il salario passa in secondo piano.</p><p style="text-align: justify;">Quando non si pu&#242; trattare sugli stipendi, di cosa si parla nei contratti? Oggi possiamo quantificarlo. Il ricercatore del Max Planck Joshua Cova ha<a href="https://osf.io/preprints/socarxiv/4hkv8"> digitalizzato</a> 2.512 contratti nazionali (dall&#8217;archivio del Cnel, dal 1946 a oggi) e ha misurato quanto spazio viene dedicato a ciascuna materia. L&#8217;indicizzazione salariale &#232; stata la materia pi&#249; estesa nel dopoguerra, ma &#232; quasi scomparsa dopo l&#8217;abolizione della scala mobile. Al contrario, sono cresciute le voci sui congedi, gli asili e la formazione, e negli ultimi anni anche il welfare aziendale e i buoni pasto. Va comunque sottolineato che si tratta di un lavoro preliminare e che misura le parole, non le norme. Ma ci d&#224; comunque un&#8217;indicazione su quali sono i temi effettivi della contrattazione quando il salario non &#232; pi&#249; negoziabile.</p><p style="text-align: justify;">Lo stesso spostamento si vede anche nelle richieste del sindacato, che si rivolge al governo invece che alle imprese. Il salario minimo legale &#232; infatti oggi il tema centrale del dibattito sul lavoro, dopo vent&#8217;anni in cui le confederazioni lo hanno tenuto fuori dall&#8217;agenda. La Cgil ha<a href="https://www.cgil.it/la-cgil/aree-politiche/contrattazione/memoria-audizione-su-disegni-di-legge-su-salario-minimo-oh2gchns"> cambiato posizione</a> solo nel 2023. Gli aumenti netti degli ultimi anni sono arrivati pi&#249; dai tagli fiscali che dai rinnovi contrattuali. Quando la contrattazione non &#232; sufficiente, la richiesta passa dal datore di lavoro allo Stato e il costo si sposta dalle imprese alla fiscalit&#224; generale.</p><h2 style="text-align: justify;"><strong>Perch&#233; i sindacati sono responsabili di quanto accaduto</strong></h2><p style="text-align: justify;">Un&#8217;obiezione comune &#232; che i sindacati siano pi&#249; vittime che responsabili, perch&#233; in trent&#8217;anni hanno perso iscritti e interi settori. Un importante<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2020/2020-1302/index.html"> studio</a> della Banca d&#8217;Italia del 2020 ha mostrato che il potere negoziale dei lavoratori nell&#8217;eurozona &#232; in calo a partire dalla fine degli anni Ottanta. L&#8217;OCSE ha<a href="https://www.oecd.org/en/publications/oecd-employment-outlook-2022_1bb305a6-en/full-report/component-7.html"> evidenziato</a> che nei mercati del lavoro italiani pi&#249; concentrati, con un aumento della concentrazione dei datori di lavoro del 10 per cento, c&#8217;&#232; una riduzione del 2,5 per cento della probabilit&#224; di stabilizzazione per un assunto a termine. I salari contrattuali tra il 2005 e il 2024 sono cresciuti del 49 per cento nell&#8217;industria (dove c&#8217;&#232; una contrattazione forte), del 33 per cento nei servizi e del 28 per cento nella pubblica amministrazione. In quest&#8217;ultimo caso i mancati rinnovi sono imputabili allo Stato come datore di lavoro e la vacanza contrattuale media &#232; oltre i trenta mesi. Garnero ha sostenuto che la causalit&#224; &#232; al contrario: non c&#8217;&#232; stata nessuna distribuzione della produttivit&#224; dal secondo livello perch&#233; la produttivit&#224; si &#232; fermata. Le cause di questo blocco, secondo Garnero, sono legate alla struttura delle imprese, al capitale umano e alla pubblica amministrazione, temi che abbiamo gi&#224; affrontato nella nostra serie negli episodi sul<a href="https://crescitazero.it/articoli/04-crescitazero.html"> nanismo</a> delle imprese e sullo<a href="https://crescitazero.it/articoli/08-crescitazero.html"> Stato</a>.</p><p style="text-align: justify;">Queste due interpretazioni stanno insieme, cosa che il dibattito pubblico fatica a riconoscere. Il sistema italiano &#232; troppo rigido nella struttura salariale, con il contratto nazionale che schiaccia le differenze territoriali e fra aziende, ma al tempo stesso &#232; troppo debole nel livello, con una quota ridotta del valore creato dalle imprese pi&#249; produttive che va al lavoro. Per alzare i salari, un sindacato avrebbe dovuto negoziare in azienda, dove si crea valore, accettando salari differenziati. La scelta effettiva &#232; stata quella di difendere il livello nazionale, dove il suo ruolo era garantito, e chiedere al fisco di aumentare i netti. La Spagna mostra che esisteva un&#8217;alternativa: con la riforma del 2021, concordata con i sindacati, &#232; stata ripristinata la prevalenza del contratto di settore e limitati i contratti a termine.<a href="https://www.ine.es/dyngs/Prensa/EPA2T26.htm"> Secondo</a> l&#8217;istituto di statistica spagnolo, la quota di lavoro temporaneo &#232; scesa in due anni, dal 25 per cento al 17 per cento, e l&#8217;occupazione &#232; cresciuta di 2,5 milioni di persone fino al 2026. Il salario reale nel 2025 era per&#242; ancora l&#8217;1,2 per cento sotto il 2021. Il rafforzamento del contratto nazionale, di per s&#233;, non ha portato a una perdita di occupati. Un altro modello &#232; quello tedesco: dal 2004 sono state accettate dal sindacato delle clausole per consentire alle aziende in crisi di derogare al contratto di settore, in cambio di investimenti e posti di lavoro. Il risultato &#232; stato una copertura in calo e salari reali in continua crescita.</p><h2 style="text-align: justify;"><strong>Cosa fare</strong></h2><p style="text-align: justify;">Facendo un bilancio di trent&#8217;anni di dati, si potrebbe dire che si &#232; tutelato efficacemente il salario medio degli occupati, rinunciando a tutto il resto. La prima rinuncia &#232; stata quella di collegare gli stipendi alla produttivit&#224;, cosa che avrebbe richiesto contrattazione aziendale e differenze salariali. La seconda &#232; stata quella di misurare la rappresentativit&#224;, perch&#233; la copertura garantita valeva pi&#249; di un conteggio dall&#8217;esito incerto. La terza &#232; stata quella di guardare alla rappresentanza dei nuovi entrati, perch&#233; la base degli iscritti era un&#8217;altra. Ma qui la responsabilit&#224; &#232; condivisa: a firmare i contratti sono anche le imprese, non solo i sindacati. Il risultato &#232; stato una rendita di posizione che resiste al calo degli iscritti.</p><p style="text-align: justify;">Le soluzioni a questo problema sono gi&#224; note e sono gi&#224; state scritte dalle parti sociali, ma non sono mai state applicate. In primo luogo, si potrebbe stabilire una misura della rappresentativit&#224; valida per tutti. In secondo luogo, si potrebbero limitare i contratti nazionali al minimo, affidando la retribuzione della produttivit&#224; al livello aziendale, con clausole di deroga come avviene nel modello tedesco. In terzo luogo, si potrebbe introdurre un&#8217;indicizzazione con clausola di recupero per evitare che uno shock come quello del 2022 lasci un vuoto di tre anni. Infine, si potrebbe concentrare nuovamente il sindacato sul suo ruolo, facendo scioperi sul salario prima che sulle pensioni, e contrattare prima di fare campagna elettorale. Senza contrattazione che premi i pi&#249; produttivi, la produttivit&#224; e i salari rimarranno fermi. I tagli fiscali non possono sostituire il valore non prodotto.</p><div><hr></div><p><em>Nel prossimo episodio di CrescitaZero vedremo perch&#233; la spesa italiana in ricerca e sviluppo &#232; tra le pi&#249; basse d&#8217;Europa e cosa succederebbe se riuscissimo a portarla alla media europea.</em></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come sono messe le pensioni in Europa]]></title><description><![CDATA[La Germania aggancia l&#8217;et&#224; alla speranza di vita e mette un 2 per cento dei contributi a capitalizzazione. L&#8217;Italia, prima nell&#8217;Unione per spesa, non ha una riforma in agenda.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/come-sono-messe-le-pensioni-in-europa</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/come-sono-messe-le-pensioni-in-europa</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Thu, 24 Sep 2026 08:01:01 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y4pS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F997835b8-5ed0-480b-9129-2c7577cf042d_1980x1430.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il 23 giugno la commissione tedesca sulle pensioni, composta da esperti e politici e istituita dal governo a gennaio, ha<a href="https://www.bundesregierung.de/resource/blob/975228/2444780/0fcbf810775351c64007ee6cb2c7cad9/2026-06-24-bericht-alterssicherungskommission-data.pdf"> consegnato</a> al cancelliere Friedrich Merz il suo rapporto. In 76 pagine e con 33 raccomandazioni, la commissione ha delineato le sue proposte, che si possono riassumere in quattro punti principali. La prima raccomandazione &#232; di collegare l&#8217;et&#224; legale di pensionamento alla speranza di vita a partire dal 2031: per ogni anno in pi&#249; di vita, si dovrebbe lavorare otto mesi in pi&#249;. Nel 2041 si arriverebbe a 67 anni e mezzo, nel 2051 a 68 anni e verso il 2091 a 70 anni. La seconda raccomandazione &#232; di abolire la possibilit&#224; di andare in pensione senza penalit&#224; con 45 anni di contributi. La terza raccomandazione &#232; di rendere il fattore di sostenibilit&#224; pi&#249; rigido a partire dal 2032, in modo che un terzo del costo dell&#8217;invecchiamento sia a carico dei pensionati attraverso rivalutazioni pi&#249; basse. La quarta raccomandazione &#232; di introdurre un contributo supplementare del 2 per cento tra il 2028 e il 2031, che dovrebbe essere investito sui mercati in conti individuali. Il 2 luglio la coalizione di governo <a href="https://www.bundesregierung.de/breg-de/aktuelles/reformen-rente-arbeitsmarkt-steuern-2445598">ha annunciato</a> di aver accettato le raccomandazioni della commissione &#8220;nella loro totalit&#224;&#8221; e di voler far passare la legge al Bundestag entro la fine dell&#8217;anno.</p><p>Attualmente l&#8217;aliquota contributiva pensionistica in Germania, ossia la parte del reddito lordo mensile che va alle pensioni, &#232; del 18,6 per cento. Senza interventi, questa percentuale <a href="https://www.zeit.de/politik/deutschland/2026-06/beitragssatz-rentenversicherung-anstieg-2028-gxe">salirebbe</a> verso il 20 per cento nel 2028 e supererebbe il 21 a met&#224; degli anni Trenta. L&#8217;obiettivo della riforma &#232; quello di fermare questo aumento prima che il costo del lavoro diventi insostenibile. I contributi sociali totali in Germania, che comprendono pensioni, sanit&#224; e assistenza, sono cresciuti dal 2019 dal 39,7 al 42,3 per cento della retribuzione e senza riforme sarebbero diretti al 50 per cento, <a href="https://www.sachverstaendigenrat-wirtschaft.de/fruehjahrsgutachten-2026-pressemitteilung/kapitel-2.html">come spiegato</a> nel rapporto di primavera del Consiglio degli esperti economici, composto da cinque economisti consiglieri del governo federale. In Italia l&#8217;aliquota pensionistica &#232; al 33 per cento da trent&#8217;anni, la pi&#249; alta dell&#8217;area OCSE. Su questo livello si regge tutto il nostro sistema pensionistico. Come <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/pensioni-italiane-insostenibili">scrivevo</a> in un articolo a luglio, il sistema italiano, come quasi tutti quelli pubblici europei, funziona a ripartizione. Un lettore, dopo aver letto quell&#8217;articolo, mi ha chiesto qual &#232; la situazione negli altri paesi e se ci sono modelli da imitare. (Leggo tutti i commenti e le email, anche se non sempre riesco a rispondere a tutti).</p><p>In un sistema a ripartizione, i contributi mensili dei lavoratori vengono usati subito per pagare le pensioni in uscita, senza alcun accumulo. In un sistema a capitalizzazione, invece, i contributi vengono versati in un conto personale e investiti e alla fine ognuno riceve il rendimento del proprio risparmio. I paesi che sono in condizioni migliori, per esempio Danimarca e Olanda, hanno affiancato alla pensione pubblica un vero e proprio risparmio accumulato.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Il triste primato italiano</h2><p>La spesa per le pensioni nel 2023, secondo i <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/spr_exp_pens/default/table?lang=en">dati</a> armonizzati di Eurostat&#185;, ha pesato per il 15,5 per cento del PIL in Italia, il dato pi&#249; alto dell&#8217;Unione europea. A seguire ci sono Francia 14,6, Grecia 14, Spagna 13,2 e Germania 11,5, con una media Ue del 12,3.</p><p>Il primato italiano &#232; recente: fino a circa due anni fa prima di noi c&#8217;era la Grecia, che ha ridotto la spesa pensionistica di quasi due punti di PIL rispetto al picco, grazie alle riforme imposte dai creditori. Ma la tendenza conta pi&#249; del dato di un anno: dal 2000 la Spagna ha aumentato la spesa pensionistica di quasi quattro punti di PIL, la crescita pi&#249; rapida tra i grandi paesi, l&#8217;Italia di un punto e mezzo, mentre Germania e Svezia hanno oggi una quota inferiore a quella di allora.</p><p>Il nostro primato non &#232; dovuto a un numero di pensionati fuori dal comune. I dati di Eurostat <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Social_protection_statistics_-_pension_expenditure_and_pension_beneficiaries">mostrano</a> infatti che in Francia il 32 per cento della popolazione (quasi uno su tre) riceve almeno una pensione, in Germania il 28 per cento, in Italia il 27 per cento e in Spagna il 21 per cento, molto sotto. In Italia si ricevono meno pensioni rispetto agli altri paesi, ma di importo pi&#249; alto e per pi&#249; anni. Nel 2021 l&#8217;importo medio per pensionato italiano, a parit&#224; di potere d&#8217;acquisto, era il secondo pi&#249; alto dell&#8217;Ue dopo il Lussemburgo, il 21 per cento sopra la media.</p><p>Un&#8217;altra cosa da tenere in considerazione &#232; la quota di spesa non coperta dai contributi. In Germania nel 2024 i trasferimenti federali alla previdenza <a href="https://rp-online.de/politik/deutschland/drv-bundeszuschuesse-zur-rente-sind-40-milliarden-euro-zu-niedrig_aid-128033857">sono ammontati</a> a 87,8 miliardi di euro, pari al 22 per cento delle uscite del sistema (conti della previdenza pubblica tedesca), la prima voce di spesa del bilancio statale. In Spagna la <a href="https://www.expansion.com/economia/2025/10/04/68e00b27e5fdeac3118b4579.html">quota statale</a> delle risorse previdenziali &#232; pari al 25 per cento, il massimo storico. In Francia le imposte e i trasferimenti <a href="https://economy-finance.ec.europa.eu/document/download/e412927a-ea31-406d-bb6c-c925914123e9_en">pesano</a> per circa il 20 per cento delle entrate del sistema. In Italia circa un quarto della spesa &#232; pagato dalla fiscalit&#224; generale (<a href="https://www.oecd.org/en/publications/pensions-at-a-glance-2025-country-notes_8a53ef12-en/italy_3dd0d4fa-en.html">dati OCSE</a>). In tutti i paesi la ripartizione pura non si autofinanzia pi&#249; da tempo.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y4pS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F997835b8-5ed0-480b-9129-2c7577cf042d_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y4pS!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F997835b8-5ed0-480b-9129-2c7577cf042d_1980x1430.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!y4pS!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F997835b8-5ed0-480b-9129-2c7577cf042d_1980x1430.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Quando si esce e quanto si prende</h2><p>Secondo il <a href="https://www.oecd.org/en/publications/pensions-at-a-glance-2025_e40274c1-en.html">rapporto</a> <em>Pensions at a Glance</em> pubblicato a novembre 2025 dall&#8217;OCSE, l&#8217;et&#224; effettiva in cui gli uomini lasciano il mondo del lavoro &#232; in Francia pari a 61,9 anni, in Spagna a 62,4, in Italia a 64, in Germania a 64,2 e in media OCSE a 64,7. Le differenze tra i paesi sono molto maggiori per quanto riguarda le regole future rispetto a quelle attuali. L&#8217;et&#224; piena di pensionamento, ossia quella in cui si riceve l&#8217;assegno senza riduzioni, per chi inizia a lavorare oggi a 22 anni &#232; pari a 65 anni in Francia e Spagna, le uniche due grandi economie che non prevedono un aumento. Con la stessa misura, in Germania &#232; pari a 67 anni, in Italia, Svezia e Paesi Bassi a 70 anni e in Danimarca a 74 anni. In Danimarca a maggio 2025 il parlamento <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cvg71v533q6o">ha votato</a> (81 s&#236; e 21 no) per portare a 70 anni l&#8217;et&#224; di uscita dal lavoro a partire dal 2040. L&#8217;et&#224; di pensionamento &#232; collegata automaticamente all&#8217;aspettativa di vita in nove paesi dell&#8217;Ue (in Italia dal 2013) e la Germania sar&#224; il <a href="https://www.bruegel.org/first-glance/german-pension-reform-first-steps-along-difficult-path">decimo</a> paese a farlo con una riforma.</p><p>Il reddito degli over 65 in Italia <a href="https://www.oecd.org/en/publications/pensions-at-a-glance-2025_e40274c1-en/full-report/incomes-of-older-people_24a65c56.html">&#232; pari</a> al 99 per cento di quello medio dell&#8217;intera popolazione, il valore pi&#249; alto nell&#8217;Unione (OCSE). Tra i 66 e i 75 anni &#232; pari al 108 per cento, dunque superiore a quello di chi lavora. In Italia questo indicatore &#232; cresciuto di 13,3 punti dal 2000. In Spagna &#232; arrivato al 96,7 per cento con un aumento di 15,7 punti, in Francia &#232; al 94,3 per cento e in Germania all&#8217;86,6 per cento. I pensionati stanno migliorando rispetto ai lavoratori in due terzi dei paesi OCSE, con l&#8217;Italia e la Spagna come casi estremi, mentre in Francia e Germania c&#8217;&#232; un leggero peggioramento. Un altro indicatore da considerare &#232; la pensione mediana della fascia 65-74 anni rispetto alle retribuzioni di fine carriera: in Italia e Spagna &#232; pari all&#8217;80 per cento, mentre in Germania al 48 per cento.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!wizq!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F125d8a8a-a86b-4fd6-8cde-7645d72e984f_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!wizq!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F125d8a8a-a86b-4fd6-8cde-7645d72e984f_1980x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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Secondo la soglia di Eurostat, che considera a rischio povert&#224; chi vive con meno del 60 per cento del reddito mediano (ossia quello che divide a met&#224; la popolazione in due gruppi uguali), nel 2025 il 19,5 per cento degli anziani in Germania era a <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ilc_li02/default/table?lang=en">rischio povert&#224;</a>, il 17,2 per cento in Italia e l&#8217;11,6 per cento in Francia. Se si guarda alla <a href="https://www.oecd.org/en/publications/pensions-at-a-glance-2025_e40274c1-en/full-report/old-age-income-poverty_3cd946d7.html">soglia</a> pi&#249; bassa fissata dall&#8217;OCSE, ossia il 50 per cento del mediano, si vede che Danimarca e Paesi Bassi sono sotto il 5 per cento. Ognuno di questi paesi ha una debolezza diversa. Per l&#8217;Italia &#232; la spesa, per la Francia il pensionamento anticipato, per la Germania la povert&#224; degli anziani (motivo per cui Berlino protegge il livello minimo delle pensioni e riduce il resto) e per la Spagna il costo previsto fra vent&#8217;anni.</p><h2>Promesse contro salvadanai</h2><p>A fine 2024 il <a href="https://www.oecd.org/en/publications/pensions-at-a-glance-2025_e40274c1-en/full-report/assets-earmarked-for-retirement_089c3f13.html">patrimonio</a> dei fondi pensione in Danimarca era pari al 206 per cento del PIL, il doppio della produzione annua del Paese, mentre nei Paesi Bassi era pari al 151 per cento e in Svezia al 116 per cento. Lo stesso indicatore in Francia era pari al 12,9 per cento, in Italia all&#8217;11,7 per cento, in Spagna al 10,8 per cento e in Germania al 6,4 per cento, sotto l&#8217;Italia. Nei Paesi Bassi il 39 per cento del reddito degli over 65 <a href="https://www.oecd.org/en/publications/pensions-at-a-glance-2025_e40274c1-en/full-report/incomes-of-older-people_24a65c56.html">proviene</a> dai fondi pensione, cosa che permette di avere una bassa pensione pubblica. Questa &#232; la vera differenza tra i sistemi europei, pi&#249; del metodo di calcolo degli assegni.</p><p>Eurostat misura anche le pensioni promesse, ossia i diritti gi&#224; maturati da lavoratori e pensionati che nessun risparmio copre e che in futuro dovranno essere pagati con i contributi e le tasse delle generazioni future. In rapporto al PIL i <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/pensions">conti patrimoniali europei</a> del 2021 vedono la Spagna a 496 per cento (quasi cinque volte il prodotto annuo), l&#8217;Italia a 429, la Francia a 397, la Germania a 320, i Paesi Bassi a 210, la Svezia a 192 e la Danimarca a una ventina di punti. Non si tratta di debito in senso giuridico: lo Stato pu&#242; ridurre le promesse con una riforma (e le riforme infatti lo fanno). La classifica del risparmio accumulato e quella delle promesse scoperte sono l&#8217;una l&#8217;inverso dell&#8217;altra: chi ha accumulato di pi&#249; ha meno promesse da coprire.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!wvkO!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa02e50fb-ab81-4a4f-b968-a3c2b70ca262_2090x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!wvkO!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa02e50fb-ab81-4a4f-b968-a3c2b70ca262_2090x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Negli anni Sessanta il meccanismo della ripartizione &#232; stato <a href="https://doi.org/10.1086/258100">descritto</a> da due economisti americani, Paul Samuelson (Premio Nobel nel 1970) e Henry Aaron (per decenni &#232; stato il punto di riferimento sul welfare alla Brookings Institution, un centro di ricerca di Washington). Nella ripartizione non c&#8217;&#232; nessun accantonamento: i contributi passano nello stesso mese dalla busta paga di chi lavora all&#8217;assegno di chi &#232; in pensione. Chi versa, in cambio, ha la promessa che domani gli altri verseranno per lui. Il rendimento di questo scambio dipende da quanti lavoratori ci saranno e da quanto guadagneranno. Con l&#8217;occupazione e gli stipendi in crescita, ogni generazione d&#224; alla precedente pi&#249; di quanto ha ricevuto, ottenendo un rendimento da investimento senza un investimento reale. Nell&#8217;Europa del dopoguerra, la prima generazione ha goduto di pensioni quasi senza aver versato nulla. Oggi, con le poche nascite e i salari fermi, questo meccanismo si &#232; invertito e un euro nella ripartizione rende meno di un euro investito sui mercati.</p><p>Da anni Nicholas Barr della London School of Economics <a href="https://www.imf.org/en/publications/wp/issues/2016/12/30/reforming-pensions-myths-truths-and-policy-choices-3710">ricorda</a> il limite di questo ragionamento. Anche chi va in pensione grazie a un fondo spende i risparmi in beni e servizi che sono prodotti dai lavoratori di domani. Se questi sono pochi, il problema rimane, indipendentemente dalla presenza di fondi o meno. La capitalizzazione ha due vantaggi: i fondi possono investire all&#8217;estero, dove la demografia &#232; migliore, e il costo delle promesse diventa visibile, mentre nella ripartizione non appare in nessun bilancio finch&#233; non va pagato.</p><p><a href="https://www.versicherungsbote.de/id/4937914/Gesetzliche-Rente-So-hoch-ist-die-tatsaechliche-Rendite/">Secondo l&#8217;IMK</a>, un centro di studi economici legato alla fondazione sindacale tedesca, un uomo nato nel 1940 con una carriera media ha versato circa 147 mila euro di contributi e ne ha ricevuti circa 306 mila, pi&#249; del doppio. L&#8217;INSEE, l&#8217;istituto di statistica francese, <a href="https://www.insee.fr/fr/statistiques/fichier/1305193/ES481D.pdf">ha calcolato</a> che il rapporto tra prestazioni ricevute e contributi versati &#232; pari a 1,6 per la generazione del 1950 e a 1,2 per quella del 1980. In Italia, uno <a href="https://www.cambridge.org/core/journals/journal-of-pension-economics-and-finance/article/transition-to-ndc-in-italy-assessing-distributive-and-financial-effects/5427435B6C9F21CCAAA409F67C00EE57">studio</a> del 2023 basato sui dati amministrativi del fondo dei lavoratori dipendenti privati ha rilevato che per quasi tutti i pensionamenti tra il 1996 e il 2019 le prestazioni sono state superiori ai contributi. L&#8217;affermazione &#8220;io la pensione me la sono pagata&#8221; era gi&#224; stata smentita da me a luglio sui dati italiani ed &#232; dunque falsa in quasi tutta Europa.</p><h2>Quello che fanno gli altri</h2><p>Nel 1981 il Cile ha abolito la ripartizione e ha obbligato ogni lavoratore ad avere un conto personale presso fondi privati, con un contributo pari al 10 per cento dello stipendio. Dopo quarant&#8217;anni, per met&#224; dei pensionati tra il 2015 e il 2022 l&#8217;assegno proveniente dal proprio conto <a href="https://www.spensiones.cl/portal/institucional/594/articles-16244_recurso_1.pdf">era inferiore</a> al 17 per cento del loro ultimo stipendio. Questo &#232; dovuto ai bassi versamenti e alle carriere discontinue. Lo Stato &#232; dovuto intervenire con una pensione di base finanziata con le tasse. A gennaio 2025 <a href="https://www.oecd.org/en/publications/pensions-at-a-glance-2025_e40274c1-en/full-report/recent-pension-reforms_146d2687.html">&#232; stato introdotto</a> un nuovo contributo a carico dei datori di lavoro, in crescita fino all&#8217;8,5 per cento nel 2034, che va diviso tra i conti individuali e la nuova pensione di base garantita. In un sistema a capitalizzazione pura, dunque, &#232; tornata una parte di ripartizione.</p><p>In Europa nessun paese sta passando alla capitalizzazione perch&#233; durante la transizione una generazione dovrebbe pagare due volte: le pensioni in essere e il proprio risparmio. Ci sono stati casi opposti, come l&#8217;Ungheria nel 2010 che ha nazionalizzato i fondi obbligatori. In Polonia il costo annuale della transizione &#232; salito a un punto e mezzo del PIL: in un primo momento c&#8217;&#232; stata una deviazione dei versamenti e poi &#232; avvenuto il <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/j.1468-246X.2012.01434.x">trasferimento</a> allo Stato dei titoli pubblici detenuti dai fondi. Il risparmio previdenziale nazionale &#232; un bersaglio facile per un governo in difficolt&#224;. La Svezia, con una riforma tra il 1994 e il 1998, ha trovato una soluzione pi&#249; praticabile. Dalla fine degli anni Novanta il 16 per cento dello stipendio va alla ripartizione e il 2,5 per cento a un conto personale investito sui mercati (<em>premium pension</em>). In questo modo la capitalizzazione &#232; alimentata solo dai nuovi contributi, anno per anno, e non c&#8217;&#232; il doppio pagamento per chi &#232; gi&#224; in pensione. Il <a href="https://www.pensionsmyndigheten.se/statistik/publikationer/orange-report-2020/6-changes-in-the-value-of-the-pension-system.html">rendimento medio</a> di questi conti tra il 2000 e il 2020 &#232; stato del 7,6 per cento all&#8217;anno. Il <a href="https://www.government.se/contentassets/c40b1026b5f64cba929445d37d0b3f12/the-swedish-pension-system-in-brief.pdf">sistema</a> pubblico svedese ha un freno automatico che blocca le rivalutazioni quando gli impegni superano le risorse, senza passare dal parlamento. Il freno si &#232; davvero attivato tra il 2010 e il 2018 e il costo &#232; stato ripartito tra pensionati e lavoratori.</p><p>Dal 2022 in Grecia i nuovi assunti versano i contributi in <a href="http://teka.gov.gr/en">conti</a> individuali per la pensione integrativa. Ora la Germania sta andando nella stessa direzione, citando esplicitamente la Svezia. I lavoratori dovranno versare un contributo aggiuntivo del 2 per cento, di cui met&#224; &#232; pagata dal datore di lavoro, che va a un fondo pubblico sul modello di quello che gestisce le risorse per lo smaltimento delle scorie nucleari (il KENFO). In alternativa si possono usare alcuni fondi privati certificati, con costi massimi dello 0,1 per cento all&#8217;anno. &#200; un inizio, ma non un cambiamento radicale. Secondo il centro di ricerca di Bruxelles <a href="https://www.bruegel.org/first-glance/german-pension-reform-first-steps-along-difficult-path">Bruegel</a>, il valore del contributo del 2 per cento nel 2031 sar&#224; di circa 35 miliardi all&#8217;anno, lo 0,8 per cento del PIL. Per avere un ordine di grandezza, nei fondi danesi e olandesi le aliquote sono tra il 10 e il 18 per cento. Da gennaio 2027 i piani Riester a capitale garantito, dove <a href="https://www.milanofinanza.it/news/la-germania-rivoluziona-le-pensioni-dopo-130-anni-asset-manager-a-gara-per-un-mercato-da-500-202608151527457440">sono depositati</a> 225 miliardi, saranno sostituiti con conti d&#8217;investimento agevolati con commissioni massime dell&#8217;1 per cento.</p><p>Come <a href="https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/26_luglio_28/la-germania-americanizza-le-pensioni-e-una-svolta-storica-80cc773a-9c50-4e9f-a024-7ccd95a0fxlk.shtml">ha raccontato</a> il Corriere della Sera, l&#8217;accordo politico &#232; passato per l&#8217;abbandono da parte della SPD della sua storica opposizione alla capitalizzazione obbligatoria e per l&#8217;accettazione da parte della CDU della pensione pubblica come pilastro principale. A dicembre il pacchetto pi&#249; controverso &#232; stato approvato solo dopo la protesta dei diciotto deputati pi&#249; giovani della maggioranza. Il pacchetto prevede di bloccare fino al 2031 il livello minimo delle pensioni al 48 per cento (il rapporto tra l&#8217;assegno di carriera piena e lo stipendio medio corrente).</p><p>Ora lo scontro si &#232; spostato nella Germania orientale, dove tre persone su quattro <a href="https://www.youtube.com/watch?v=U-R4CqLFK0g">dipendono</a> solo dalla pensione pubblica. Il 6 settembre alle elezioni in Sassonia-Anhalt l&#8217;AfD &#232; stimata sopra il 40 per cento. I presidenti della CDU nei L&#228;nder orientali <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/pmi/2026/07/30/in-germania-lest-si-oppone-a-parte-della-riforma-delle-pensioni_aa287306-d2d0-45c7-87c6-5478cdb30d63.html">hanno chiesto</a> di mantenere la possibilit&#224; di uscire senza penalit&#224; con 45 anni di contributi e oltre due tedeschi su tre sono contrari a modificarla. Nei Paesi Bassi il 1&#176; gennaio 2026 30 fondi <a href="https://www.rijksoverheid.nl/actueel/nieuws/2026/01/22/pensioenen-dankzij-nieuwe-stelsel-flink-omhoog">sono passati</a> al nuovo sistema, con dieci milioni di iscritti, pi&#249; della met&#224; del totale. Si stanno trasformando le pensioni di categoria olandesi, che gi&#224; avevano accumulato un grande risparmio, da assegni fissi promessi a conti individuali il cui valore &#232; legato ai mercati. &#200; la conversione pi&#249; radicale in Europa. Un milione e mezzo di pensionati sono stati coinvolti e il loro assegno &#232; aumentato in media del 14 per cento, perch&#233; il nuovo schema permette di distribuire pi&#249; rendimenti. Va per&#242; sottolineato che i fondi avevano risorse tra il 125 e il 140 per cento degli impegni e che gli aumenti sono stati resi possibili da un patrimonio gi&#224; esistente.</p><p>Tra il 2021 e il 2023 la Spagna ha ri-indicizzato tutte le pensioni all&#8217;inflazione e ha fatto <a href="https://www.boe.es/buscar/doc.php?id=BOE-A-2023-6967">due scommesse</a>: l&#8217;aumento dell&#8217;immigrazione e quello progressivo dei contributi. All&#8217;immigrazione <a href="https://dobetter.esade.edu/en/immigration-economic-growth">si deve</a> pi&#249; del 70 per cento dei nuovi occupati tra il 2019 e il 2024. Ogni tre anni la verifica &#232; affidata all&#8217;autorit&#224; fiscale indipendente e la prima verifica di marzo 2025 <a href="https://efe.com/economia/2025-03-31/reforma-pensiones-pasa-primer-examen-airef-alerta-sostenibilidad/">&#232; stata superata</a>, con l&#8217;avvertimento che &#171;la sostenibilit&#224; del sistema non &#232; migliorata&#187;. I vari incentivi al pensionamento posticipato sembrano funzionare: la quota di nuove pensioni chieste <a href="https://www.idealista.com/news/finanzas/economia/2026/07/28/908070-el-gasto-en-pensiones-alcanza-la-cifra-record-de-14-432-millones-en-julio-un-6-2-mas">in ritardo</a>, con un assegno pi&#249; alto, &#232; passata dal 4,8 per cento nel 2019 al 12 per cento nel 2026. La spesa complessiva &#232; comunque in aumento. La Commissione europea ha alzato le sue <a href="https://economy-finance.ec.europa.eu/document/download/392994f2-c025-4066-bea8-f65cf4bcd411_en?filename=2024-ageing-report-country-fiche-Spain.pdf">proiezioni</a> di 7 punti del PIL &#171;anche per la parziale marcia indietro sulle riforme del 2011 e del 2013&#187;. Il picco della spesa spagnola sar&#224; del 17,3 per cento del PIL intorno al 2050, il pi&#249; alto in Europa. La traiettoria &#232; molto simile a quella gi&#224; prevista per l&#8217;Italia.</p><p>In Francia c&#8217;&#232; addirittura un arretramento. La riforma del 2023, che alzava l&#8217;et&#224; pensionabile da 62 a 64 anni, &#232; stata <a href="https://questions.assemblee-nationale.fr/q17/17-17411QE.htm">congelata</a> fino al 2028 come prezzo per tenere in piedi il governo. L&#8217;et&#224; &#232; stata bloccata a 62 anni e 9 mesi. Il costo dichiarato &#232; di 100 milioni nel 2026 e di 1,4 miliardi nel 2027. Il governo ha coperto la spesa riducendo la rivalutazione delle pensioni in essere: in pratica si sono tagliati gli assegni per evitare di alzare l&#8217;et&#224; pensionabile. Il comitato francese di vigilanza sulle pensioni, nel suo <a href="https://www.cor-retraites.fr/">rapporto</a> annuale di giugno, ha evidenziato che il deficit peggiorer&#224; dal 2045 e ha rimandato le decisioni alle elezioni presidenziali del 2027.</p><p>In Italia la capitalizzazione gi&#224; esiste, seppur in forma ridotta, attraverso la previdenza complementare. La parte pi&#249; efficace &#232; quella dei fondi negoziali, nati dai contratti collettivi e senza fini di lucro. I costi sono molto bassi: secondo la <a href="https://www.covip.it/la-covip-e-la-sua-attivita/pubblicazioni-statistiche/relazioni-annuali/relazione-annuale-2025">Relazione</a> annuale di COVIP sono pari allo 0,47 per cento all&#8217;anno, contro il 2,17 per cento dei piani individuali delle assicurazioni, quasi cinque volte in pi&#249;. Iscrivendosi a un fondo si ha diritto a un contributo in pi&#249; da parte del datore di lavoro, di solito pari all&#8217;1-2 per cento della retribuzione: chi non si iscrive, vi rinuncia. Il problema &#232; che solo il 7 per cento degli iscritti ha scelto linee azionarie, che hanno una maggiore quota di borsa. Negli ultimi dieci anni le linee azionarie hanno infatti reso dal 4,2 al 5,6 per cento all&#8217;anno, mentre le linee garantite e obbligazionarie hanno reso meno dell&#8217;1 per cento, meno di quanto vale la rivalutazione del TFR rimasto in azienda. Per chi avr&#224; il contributivo pieno, ossia un assegno calcolato solo sui contributi versati, con stipendi fermi da trent&#8217;anni, questa integrazione &#232; ci&#242; che decide se avr&#224; una pensione dignitosa o una pensione insufficiente.</p><p>Dal 1&#176; luglio 2026 i nuovi assunti nel settore privato vengono iscritti in automatico al fondo del proprio contratto, con il TFR e il contributo del datore di lavoro. Si pu&#242; rinunciare, ma entro sessanta giorni. La misura, rinviata per vent&#8217;anni, &#232; arrivata con l&#8217;ultima <a href="https://www.lavoro.gov.it/previdenza-complementare/comunicazione/notizie/previdenza-complementare-le-novita-della-legge-di-bilancio-2026-legge-1992025-vigore-dal-1deg-luglio-2026">legge</a> di bilancio, ricevendo pochissima attenzione pubblica.</p><p>Gli over 65 sono un quarto della popolazione e circa il 30 per cento degli elettori, visto che molti tra i residenti pi&#249; giovani non hanno la cittadinanza o l&#8217;et&#224; per votare. Le proiezioni demografiche mostrano che l&#8217;et&#224; mediana degli elettori <a href="https://www.rivistailmulino.it/a/sedici-anni-son-pochi-l-et-al-voto-e-il-deficit-democratico">passer&#224;</a> da 51 anni a circa 57 nel 2040. Ogni anno di rinvio sposta ancora di pi&#249; l&#8217;equilibrio politico.</p><h2>In conclusione</h2><p>In tutti i paesi del mondo si sta vivendo sempre pi&#249; a lungo e nascono meno bambini. In passato si sono promesse pensioni quando i conti tornavano e ora bisogna pagarle con i contributi di lavoratori sempre meno numerosi. Le risposte a questa sfida sono state diverse. Alcuni Paesi hanno affidato la correzione a meccanismi automatici, come la Svezia con il suo freno e la Danimarca con l&#8217;et&#224; fissata per legge, mentre altri l&#8217;hanno nascosta in deroghe e sospensioni, tra cui Italia e Francia. Nessuno per&#242; chiede all&#8217;Italia di abbandonare il sistema di ripartizione, che va difeso perch&#233; &#232; l&#8217;unico patto possibile con chi &#232; gi&#224; in pensione. In Italia gran parte della correzione &#232; gi&#224; stata fatta sulla carta con il contributivo e con un&#8217;et&#224; legale tra le pi&#249; alte. Rimangono due cose da fare: tenere l&#8217;aggancio all&#8217;aspettativa di vita senza sospenderlo a ogni legge di bilancio e costruire il risparmio previdenziale dei giovani, che con i tassi di sostituzione del contributivo ne avranno bisogno per avere un tenore di vita accettabile. Gli strumenti ci sono gi&#224; e costano poco. Bisogna evitare ulteriori rinvii, perch&#233; ogni anno cresce il numero di pensionati e sale il costo della futura correzione.</p><div><hr></div><p>&#185; &#8220;Armonizzati&#8221; vuol dire che gli istituti nazionali di statistica riclassificano la spesa in base a definizioni comuni stabilite da Eurostat nel manuale Esspros. Nel complesso, come pensioni vengono considerate le prestazioni di vecchiaia, anzianit&#224;, invalidit&#224; e superstiti, sia pubbliche che private purch&#233; abbiano una funzione di protezione sociale, al lordo delle imposte, a prescindere da come ogni Paese le definisce o le finanzia. Da qui le possibili differenze con i bilanci nazionali, elaborati su definizioni proprie: per la Ragioneria generale dello Stato la spesa italiana 2025 &#232; pari al 15,2 per cento del PIL.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come seguire i sondaggi da qui alle elezioni]]></title><description><![CDATA[Da oggi su doppiacifra.it c&#8217;&#232; la media dei sondaggi italiani, aggiornata ogni giorno, insieme all&#8217;archivio delle 4.712 rilevazioni nazionali depositate dal 2000 a oggi.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/come-seguire-i-sondaggi-da-qui-alle</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/come-seguire-i-sondaggi-da-qui-alle</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Mon, 21 Sep 2026 08:03:01 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!SJ41!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fc6bbcc-6427-4f73-bc1d-065d2eb69eed_1440x1080.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>La legislatura si concluder&#224; naturalmente il 13 ottobre 2027, ma il centrodestra sta gi&#224; da mesi discutendo la possibilit&#224; di anticipare le elezioni per la primavera, magari insieme alle elezioni comunali nelle grandi citt&#224;. In questo scenario, le elezioni si terrebbero fra poco pi&#249; di sei mesi. La campagna elettorale &#232; gi&#224; iniziata e ogni nuovo sondaggio da adesso al voto sar&#224; letto come una conferma o una smentita, con i soliti titoli sui sorpassi settimanali.</p><p>Per tenere d&#8217;occhio i numeri, senza perdersi dietro a ogni singola rilevazione, ho costruito <a href="https://doppiacifra.it/">doppiacifra.it</a>. Qui si trova la media dei sondaggi politici italiani, aggiornata automaticamente ogni notte, senza bisogno di trascrizioni manuali. Oltre alla media nazionale, si pu&#242; vedere il gradimento del governo, la fiducia nei leader e consultare l&#8217;archivio completo delle rilevazioni depositate, una per una. Con il calendario elettorale, arriveranno anche altre sezioni, a cominciare dalle regionali.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2><span>Come funziona il sito</span></h2><p>La fonte &#232; il sito del governo. Per legge chiunque diffonda sondaggi politici o elettorali &#232; obbligato a depositare la documentazione integrale al Dipartimento per l&#8217;informazione e l&#8217;editoria, che la rende disponibile online in formato PDF. Tra gli altri contenuti, nei depositi ci sono la metodologia usata, il committente, le domande e le tabelle con i risultati. &#200; la raccolta pi&#249; completa in Italia, pi&#249; di qualsiasi rassegna stampa, ma &#232; anche la pi&#249; difficile da usare. Ogni istituto usa un formato diverso, ci sono nomi diversi per le liste, formati che cambiano nel tempo e spesso ci sono immagini al posto delle tabelle.</p><p>Ogni notte, in automatico, scarico i nuovi depositi, li leggo, riconosco le liste nonostante le tante varianti di nome (anche venti), ricalcolo la media e la ripubblico sul sito. Tra la chiusura di una rilevazione e il deposito passano tre giorni nel caso mediano: la media di oggi contiene quindi in genere i sondaggi usciti sui giornali nei giorni precedenti. Nel 2026 ci sono stati 242 sondaggi nazionali condotti da 17 istituti, circa sei a settimana. &#200; un numero sufficiente per fare una media, ma eccessivo per essere seguito a mano da un lettore.</p><h2><span>Come si calcola la media</span></h2><p>Fare la semplice media aritmetica di tutti i sondaggi &#232; la strada pi&#249; semplice, ma anche la pi&#249; sbagliata. Gli istituti hanno infatti frequenze di pubblicazione diverse, livelli di precisione diversi e soprattutto distorsioni sistematiche proprie (alcuni partiti sono stimati sistematicamente pi&#249; alti, altri pi&#249; bassi rispetto alla concorrenza). In letteratura questo fenomeno &#232; conosciuto con il nome di <em>house effect</em> e in Italia &#232; spesso superiore a un punto percentuale, pi&#249; del distacco tra due partiti vicini in classifica.</p><p>La media di <a href="https://doppiacifra.it/">doppiacifra.it</a> &#232; una <a href="https://doppiacifra.it/metodologia">stima statistica giornaliera</a>. L&#8217;idea alla base &#232; che ogni giorno esista un reale consenso dei partiti, anche se non osservabile, e che i sondaggi siano misurazioni imperfette di questo consenso. &#200; come se avessimo a disposizione diversi termometri, ognuno con una taratura leggermente diversa. Il modello si basa su due ipotesi: la variazione del consenso da un giorno all&#8217;altro &#232; piccola e l&#8217;errore di ogni rilevazione &#232; stimabile. Il risultato &#232; la linea che meglio si adatta, giorno per giorno, all&#8217;insieme dei sondaggi disponibili in quella data.</p><p>Le rilevazioni hanno pesi diversi: un campione di 2.000 persone ha un peso maggiore di uno da 800 e un sondaggio concluso ieri ha un peso maggiore di uno di un mese prima. Per ogni istituto, sottraggo il suo effetto casa (lo scostamento abituale sopra o sotto il resto del mercato su quel partito). A quel punto, applico un peso legato agli errori effettivi dell&#8217;istituto nelle elezioni precedenti. Il risultato &#232; una serie continua per ogni partito dal 20 ottobre 2000 a oggi, con 151.851 punti complessivi.</p><p>Ci sono due scelte di metodo pi&#249; importanti delle altre. La prima &#232; che nel giorno delle elezioni la serie viene reimpostata sul risultato reale: prima del voto la media sintetizza i sondaggi, ma dal luned&#236; seguente parte dal voto effettivo. Il salto che si vede nel grafico dopo il voto &#232; dovuto alla correzione degli istituti e non a uno spostamento di elettori. La seconda &#232; che in Italia c&#8217;&#232; il silenzio elettorale: &#232; vietato pubblicare sondaggi nei quindici giorni precedenti il voto. Alcuni sondaggi fatti durante il divieto vengono poi depositati dopo la chiusura dei seggi, quando il risultato &#232; gi&#224; conosciuto. Ovviamente questi sondaggi sono i pi&#249; precisi, ma li escludo dalla media. Per esempio nel 2018 con solo tre sondaggi di questo tipo il M5S sarebbe risultato in crescita di quasi cinque punti nel periodo di divieto. Sarebbe stata una rimonta che all&#8217;epoca nessuno poteva vedere.</p><p>Per capire quanto &#232; affidabile la media, ho guardato alle ultime undici elezioni nazionali, tra il 2001 e il 2024, e ho confrontato la stima della vigilia con il risultato effettivo di ogni lista oltre l&#8217;1 per cento. Ne esce un errore medio di 1,56 punti percentuali e un errore mediano di 0,89. In parole semplici, met&#224; delle liste &#232; stata stimata con uno scarto inferiore a nove decimi di punto, mentre in altri casi gli errori sono stati molto pi&#249; grandi. Nei grafici sul sito ho inserito due bande attorno alla linea: quella pi&#249; stretta indica la precisione della media, mentre quella pi&#249; larga indica l&#8217;oscillazione normale di un singolo sondaggio attorno alla linea. Se un dato &#232; fuori da questa banda, allora &#232; una sorpresa.</p><h2><span>Quali istituti sono pi&#249; affidabili</span></h2><p>Nell&#8217;archivio ci sono 74 istituti, ma ne ho valutati 49 perch&#233; hanno una storia sufficiente (qui <a href="https://doppiacifra.it/sondaggisti">la pagina dei sondaggisti</a>). La base della valutazione sono 485 confronti tra stima della vigilia e risultato, di cui 139 politiche ed europee, 281 regionali e 65 referendum. Ho dato pi&#249; peso agli errori recenti rispetto a quelli pi&#249; vecchi, con un&#8217;emivita di tre anni e mezzo, circa una legislatura. Questo perch&#233; un istituto che ha avuto errori nel 2006 ma poi &#232; migliorato deve poter risalire.</p><p>In questo modo, i due istituti nella fascia dei &#8220;molto affidabili&#8221; sono SWG e Ipsos, che hanno anche la serie pi&#249; lunga, con oltre 480 e oltre 270 rilevazioni nazionali dal 2000. Nella fascia degli &#8220;affidabili&#8221; ci sono Bidimedia, EMG e Euromedia Research. La gran parte degli istituti attivi si trova nella fascia intermedia, considerata la posizione normale, mentre sette sono sotto la soglia bassa.</p><p>In una pagina dedicata del sito puoi vedere il punteggio di ogni singolo istituto, il numero di confronti che ho usato e gli scarti medi per blocco politico. Il giudizio tiene conto degli errori reali che ogni istituto ha commesso nelle elezioni su cui ho potuto misurarli. Il peso nella media usa la stessa misura resa prudente: meno prove ci sono su un istituto, pi&#249; il suo peso viene portato verso la media di tutti gli istituti. In questo modo, anche un istituto che ha solo due confronti e che pu&#242; avere un giudizio severo peser&#224; quasi come gli altri: due elezioni non bastano a dimostrare nulla.</p><p>Un basso giudizio non vuol dire necessariamente che oggi l&#8217;istituto faccia un lavoro scadente. Gli istituti con poche prove sono stati etichettati come provvisori e non possono andare oltre la fascia intermedia. Per trasparenza, in passato ho scritto articoli su Bidimedia e per alcuni anni ho collaborato con Quorum/YouTrend, ma solo lato redazionale e non sui sondaggi. Il punteggio &#232; stato calcolato con una formula unica sulla distanza tra stime della vigilia e risultati, uguale per tutti. E infatti i due istituti si trovano in posizioni diverse della classifica.</p><h2><span>Che cosa dicono i numeri oggi</span></h2><p>Il 15 settembre il Senato ha approvato in seconda lettura la nuova legge elettorale, che ora deve essere nuovamente approvata dalla Camera per l&#8217;ok finale. Il nuovo sistema elettorale &#232; un proporzionale con un premio di maggioranza: se una lista o coalizione supera il 42 per cento dei voti, ottiene un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, con un tetto di 220 e 113 seggi. Se nessuno supera il 42 per cento, la ripartizione dei seggi &#232; solo proporzionale e la maggioranza va formata in Parlamento dopo il voto. Gli sbarramenti restano gli stessi: il 3 per cento per le liste e il 10 per cento per le coalizioni. Il Senato ha poi eliminato l&#8217;esclusione, nel calcolo del premio, dei voti delle liste alleate sotto lo sbarramento del 3 per cento: ora anche i partiti minori contribuiscono con i propri decimali.</p><p>Alla luce della soglia del 42 per cento, guardiamo la <a href="https://doppiacifra.it/">media</a>. Attualmente il perimetro del centrosinistra &#232; formato dal Partito Democratico (21,3 per cento), dal Movimento 5 Stelle (12,5), da Alleanza Verdi e Sinistra (6,4), da Italia Viva (2,4) e da Pi&#249; Europa (1,5), per un totale del 44,1 per cento. Il centrodestra di governo &#232; formato da Fratelli d&#8217;Italia (26,5), Forza Italia (7,6), Lega (5,4) e Noi Moderati (1,1), per un totale del 40,5 per cento. Con questi dati, il premio andrebbe al centrosinistra.</p><p>Va considerato che la coalizione di centrosinistra alle elezioni politiche del 2022 non esisteva. In quell&#8217;anno il centrodestra ottenne il 43,8 per cento dei voti, una vittoria netta, mentre il fronte opposto era diviso in tre: la coalizione guidata dal PD (25,5), il Movimento 5 Stelle (15,4) e la lista Azione-Italia Viva (7,8). Fratelli d&#8217;Italia oggi &#232; al 26,4 per cento, quasi identico al 26 del voto del 2022: il partito della presidente del Consiglio &#232; rimasto quasi senza perdite dopo quattro anni di governo. Il PD &#232; passato dal 19 al 21,3 per cento, AVS dal 3,6 al 6,4 e il M5S &#232; sceso dal 15,4 al 12,5. I motivi di questo spostamento tra i due schieramenti sono la riunificazione del centrosinistra e il forte calo della Lega (8,8 nel 2022, oggi 5,5).</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!SJ41!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fc6bbcc-6427-4f73-bc1d-065d2eb69eed_1440x1080.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!SJ41!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5fc6bbcc-6427-4f73-bc1d-065d2eb69eed_1440x1080.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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Ad oggi &#232; al 7,4 per cento, fuori dalla coalizione di governo, ed &#232; davanti sia alla Lega, il partito da cui viene Vannacci, sia ad Alleanza Verdi e Sinistra. Se restasse fuori dalla coalizione, il centrodestra sarebbe sotto la soglia del premio, mentre se entrasse sarebbe al 47,9 per cento, vincendo il premio. La legge elettorale che vuole la maggioranza spinge di fatto il centrodestra ad allearsi con il partito nato dalla scissione della Lega, il suo alleato pi&#249; debole, e a dargli seggi. Va per&#242; sottolineato che i perimetri delle coalizioni sono solo ipotetici, perch&#233; nessuno dei due schieramenti ha deciso: i numeri possono aiutarci a capire quali sono gli incentivi, non a fare previsioni.</p><p>Nell&#8217;area centrale, che ha ottenuto il 7,8 per cento con una lista unica nel 2022, oggi ci sono quattro partiti. Azione di Carlo Calenda &#232; al 3 per cento, il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin all&#8217;1,2 per cento, Ora! di Michele Boldrin allo 0,8 per cento e Italia Viva al 2,4 per cento, conteggiata nel centrosinistra. Insieme fanno poco pi&#249; di sette punti, circa il valore del solo partito di Vannacci. Ma essendo separati e con lo sbarramento al 3 per cento, tre partiti su quattro non avrebbero parlamentari.</p><p>Con l&#8217;entrata in vigore della nuova legge, dopo la cancellazione della norma anti-frammentazione al Senato, una lista all&#8217;1 per cento in coalizione non avrebbe seggi propri, ma i suoi voti sarebbero utili per arrivare al 42 per cento e vincere il premio. C&#8217;&#232; quindi un incentivo molto forte ad allearsi, perch&#233; per l&#8217;autonomia bisognerebbe raddoppiare i voti in pochi mesi. Il problema del centro italiano, irrisolto da dieci anni, continua.</p><h2><span>Il governo ai minimi, Meloni davanti a tutti</span></h2><p>Il <a href="https://doppiacifra.it/governo">gradimento del governo</a> Meloni ha raggiunto il punto pi&#249; basso da quando &#232; in carica. Oggi lo approva il 35,3 per cento e lo disapprova il 61,6 per cento, ossia quasi due persone su tre tra quelle che rispondono al sondaggio. A ottobre 2022 era invece al 48,4 per cento. In quattro anni il governo ha perso tredici punti nel giudizio dei cittadini, con una discesa lenta e abbastanza costante. In media, su tutto il periodo di governo, il gradimento &#232; pari al 40,2 per cento. Nella serie storica dal 2002 &#232; pi&#249; basso di quello del governo Draghi (intorno al 55 per cento) e pi&#249; alto di quello della seconda met&#224; dei governi Berlusconi.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ElcE!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef2598d9-59a9-4896-ae4d-46db3965c5b6_1440x1080.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ElcE!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fef2598d9-59a9-4896-ae4d-46db3965c5b6_1440x1080.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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Giorgia Meloni &#232; al 38,6 per cento, Giuseppe Conte al 34,2 per cento, Antonio Tajani al 26,9 per cento ed Elly Schlein al 25,4 per cento. La fiducia nella presidente del Consiglio &#232; quindi di poco pi&#249; di tre punti sopra il gradimento del suo governo, uno scarto piccolo e abbastanza costante. Sembra dunque che la fiducia personale nei leader vada meglio del giudizio sulle politiche.</p><p>All&#8217;interno del centrodestra, Roberto Vannacci &#232; al 21,4 per cento e Matteo Salvini al 19,5 per cento. Il sorpasso di Vannacci su Salvini &#232; arrivato prima nella fiducia che nelle intenzioni di voto.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MLWY!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F06299e6c-9dfc-403b-9878-54706603b0f6_1440x1080.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MLWY!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F06299e6c-9dfc-403b-9878-54706603b0f6_1440x1080.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MLWY!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F06299e6c-9dfc-403b-9878-54706603b0f6_1440x1080.jpeg 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2><strong><span>Ventisei anni di sondaggi</span></strong></h2><p>Nell&#8217;<a href="https://doppiacifra.it/storico">archivio del sito</a> ci sono, dal 20 ottobre 2000 a oggi, 4.712 rilevazioni a livello nazionale, 442 a livello regionale e 110 referendarie. In media, per ventisei anni, &#232; stato pubblicato ogni due giorni un sondaggio nazionale, con 87 partiti che sono comparsi e scomparsi nelle varie serie. Per quanto ne so, questo &#232; il maggiore archivio di sondaggi italiani liberamente consultabile online: non ne ho trovati altri.</p><p>Costruirlo &#232; stata la parte pi&#249; lunga del lavoro. Tra il 2000 e il 2012 non c&#8217;erano le tabelle, ma 11.955 immagini, spesso inclinate e talvolta illeggibili, in 3.326 depositi. Ho digitalizzato tutto con un sistema di intelligenza artificiale, facendo una nuova lettura nei casi in cui la trascrizione automatica non ha funzionato. Ho tenuto un registro di quasi novanta finestre temporali per collegare i partiti nel tempo: per esempio, i Democratici di Sinistra e la Margherita sono confluiti nel Partito Democratico, mentre Forza Italia &#232; diventata Popolo della Libert&#224; per poi tornare a essere Forza Italia.</p><p>Ho controllato prima a campione e poi, uno per uno, i casi dubbi. Ho trovato colonne scambiate, lo stesso sondaggio in doppio deposito con due date diverse, valori stimati a vista dal lettore automatico da grafici senza numeri. Ogni correzione manuale &#232; stata annotata in un file a parte, cos&#236; da avere un risultato riproducibile, indipendente dalla memoria di chi ha corretto. I <a href="https://doppiacifra.it/dati">dati della media</a> si possono scaricare e sono sotto licenza Creative Commons non commerciale. Per un uso commerciale, puoi scrivermi via email.</p><h2><span>In conclusione</span></h2><p>Nelle prossime settimane i sondaggi saranno uno dei temi pi&#249; ricorrenti di questa newsletter. Sono uno strumento che va compreso meglio rispetto al solito dibattito, hanno limiti seri, ma allo stesso tempo sono l&#8217;unico modo che abbiamo per sapere che cosa sta succedendo nel nostro Paese tra un&#8217;elezione e l&#8217;altra.</p><p>Un esempio &#232; Futuro Nazionale, nato a febbraio e diventato pi&#249; grande della Lega in pochi mesi, che ad oggi non &#232; mai stato sottoposto a verifica elettorale ed esiste solo nei sondaggi. Senza i sondaggi, la principale ricomposizione in corso nel centrodestra verrebbe scoperta solo dopo il voto. Con un sistema elettorale con un premio sopra il 42 per cento, con una coalizione poco sopra e l&#8217;altra poco sotto, il ruolo dei sondaggi diventa ancora pi&#249; importante per capire che cosa avverr&#224; in futuro.</p><p>Il sito si sta espandendo seguendo il calendario elettorale, ma se preferisci <a href="https://www.instagram.com/doppiacifra.it/">Instagram</a>, <a href="https://x.com/doppiacifra_it">Twitter/X</a> o <a href="https://t.me/doppiacifra">Telegram</a>, escono tre post a settimana con i dati aggiornati. Se hai richieste o proposte su quali temi trattare in merito ai sondaggi, puoi commentare, rispondere a questa email o scrivere a info@lorenzoruffino.com.</p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come è messa la scuola italiana]]></title><description><![CDATA[L&#8217;Italia destina all&#8217;istruzione la quota pi&#249; bassa di spesa pubblica dell&#8217;Unione europea, eppure per un alunno delle elementari spende pi&#249; di Francia e Germania]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/come-messa-la-scuola-italiana</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/come-messa-la-scuola-italiana</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Thu, 17 Sep 2026 08:01:29 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZG2A!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a282d1a-c8c2-46a2-8116-a656ad09d3d6_2200x1496.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia destina all&#8217;istruzione l&#8217;8 per cento della spesa pubblica, l&#8217;ultimo posto fra i 27 paesi Ue (<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Government_expenditure_on_education">dati Eurostat</a>). In media l&#8217;Ue spende il 9,7 per cento e la Svezia il 14 per cento. A parit&#224; di potere d&#8217;acquisto, la <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Educational_expenditure_statistics">spesa</a> per un alunno della primaria in Italia &#232; di circa 9 mila euro, contro i 7.400 della Francia e gli 8.100 della Germania.</p><p>Entrambi i dati sono corretti e la loro coesistenza spiega gran parte dei problemi della scuola italiana. Con l&#8217;inizio del nuovo anno scolastico in questi giorni, c&#8217;&#232; l&#8217;occasione di fare un po&#8217; di ordine e guardare al sistema nel suo insieme. Il quadro complessivo &#232; caratterizzato da quattro elementi: la spesa totale &#232; bassa e concentrata quasi solo sugli stipendi; ci sono molti insegnanti, le classi sono piccole e gli stipendi individuali sono bassi; le risorse per gli edifici e i servizi sono minime o nulle; e le riforme degli ultimi trent&#8217;anni si sono concentrate quasi esclusivamente sull&#8217;esame di fine ciclo.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Poco in totale, molto per alunno</h2><p>Secondo <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Government_expenditure_on_education">Eurostat</a>, nel corso del 2024 la spesa pubblica per l&#8217;istruzione in rapporto al PIL in Italia &#232; stata pari al 4 per cento (l&#8217;8 per cento di prima &#232; invece il peso dell&#8217;istruzione sul bilancio pubblico). Rispetto al PIL, la media europea &#232; del 4,8 per cento, la Francia &#232; al 5,1 per cento, la Germania al 4,5 per cento e la Spagna al 4,1 per cento. Nel 2010 la spesa italiana era pari al 4,4 per cento del PIL. In rapporto alla spesa pubblica totale, tra il 2010 e il 2024 la quota italiana &#232; passata dall&#8217;8,8 per cento all&#8217;8,0 per cento, mentre la media europea &#232; scesa dal 9,9 per cento al 9,7 per cento. In quattordici anni l&#8217;Italia ha quindi tolto alla scuola, a favore di altre voci di spesa, pi&#249; del resto d&#8217;Europa. &#200; il fondo di verit&#224; del luogo comune sul sottofinanziamento scolastico.</p><p>La spesa per studente &#232; diversa a seconda del livello scolastico. Nella scuola primaria l&#8217;Italia spende di pi&#249; di Francia e Germania (come visto sopra). Nella scuola secondaria superiore l&#8217;Italia spende 8.500 euro per studente a parit&#224; di potere d&#8217;acquisto, contro una media europea di 9.000 euro, la Francia di 10.600 euro e la Germania di 12.100 euro. A livello universitario, la spesa pubblica per studente in dollari a parit&#224; di potere d&#8217;acquisto &#232; di 9 mila in Italia, contro una media OCSE di 15 mila (<a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/it/publications/reports/2025/09/education-at-a-glance-2025-country-notes_9749f4ff/italy_3f45a89b/4ffdb23f-it.pdf">Education at a Glance 2025</a>). L&#8217;OCSE, l&#8217;Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, comprende 38 paesi ad alto reddito ed &#232; la fonte della maggior parte dei confronti internazionali sull&#8217;istruzione. L&#8217;Italia &#232; l&#8217;unico grande paese avanzato dove la spesa per studente diminuisce al crescere del livello scolastico. A livello universitario il sottofinanziamento &#232; particolarmente grave.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZG2A!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a282d1a-c8c2-46a2-8116-a656ad09d3d6_2200x1496.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZG2A!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a282d1a-c8c2-46a2-8116-a656ad09d3d6_2200x1496.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZG2A!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a282d1a-c8c2-46a2-8116-a656ad09d3d6_2200x1496.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZG2A!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a282d1a-c8c2-46a2-8116-a656ad09d3d6_2200x1496.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZG2A!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a282d1a-c8c2-46a2-8116-a656ad09d3d6_2200x1496.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZG2A!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a282d1a-c8c2-46a2-8116-a656ad09d3d6_2200x1496.png" width="1456" height="990" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9a282d1a-c8c2-46a2-8116-a656ad09d3d6_2200x1496.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:990,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:145838,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/215950234?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a282d1a-c8c2-46a2-8116-a656ad09d3d6_2200x1496.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZG2A!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a282d1a-c8c2-46a2-8116-a656ad09d3d6_2200x1496.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZG2A!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a282d1a-c8c2-46a2-8116-a656ad09d3d6_2200x1496.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZG2A!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a282d1a-c8c2-46a2-8116-a656ad09d3d6_2200x1496.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZG2A!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a282d1a-c8c2-46a2-8116-a656ad09d3d6_2200x1496.png 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Il motivo principale per cui la spesa per alunno nella scuola primaria &#232; cos&#236; alta &#232; la diminuzione del numero di studenti. Gli iscritti alle scuole statali e paritarie, escludendo la scuola dell&#8217;infanzia, sono passati da 7,06 milioni nove anni fa a 6,52 milioni oggi, un calo superiore a 540 mila alunni. La denatalit&#224;, iniziata dopo il 2008, ha avuto inizialmente un impatto sugli asili e sulle elementari, ma ora si sta facendo sentire sulle medie e nei prossimi anni sulle superiori, per un semplice scorrimento delle et&#224;. Nella scuola dell&#8217;infanzia, tra il 2015 e il 2022 la spesa totale &#232; calata dell&#8217;8,6 per cento, ma i bambini iscritti sono calati del 19 per cento, facendo s&#236; che la spesa per bambino sia aumentata senza alcuna decisione di investimento. Nel complesso, nel periodo 2015-2022 la spesa reale per studente in Italia &#232; cresciuta del 6,5 per cento, contro una media del 10,5 per cento dei paesi OCSE, ma il calo degli studenti italiani &#232; stato molto pi&#249; forte. Il &#8220;miglioramento&#8221; per alunno &#232; dunque dovuto al fatto che il denominatore cala pi&#249; velocemente del numeratore.</p><p>Secondo le <a href="https://demo.istat.it/app/?i=PPR">previsioni demografiche</a> di Istat, nello scenario mediano la popolazione tra i 6 e i 18 anni passer&#224; da 6,94 milioni nel 2025 a 5,19 milioni nel 2040, una riduzione di un quarto in quindici anni. Il denominatore continuer&#224; a calare e, a parit&#224; di spesa, la scuola avr&#224; un terzo di risorse in pi&#249; per alunno rispetto a oggi. L&#8217;utilizzo di queste risorse sar&#224; la scelta centrale della politica scolastica dei prossimi anni. Ma prima di vedere quali saranno le scelte, &#232; necessario capire come vengono destinate attualmente le risorse.</p><h2>La spesa in istruzione &#232; fatta da tre quarti in stipendi</h2><p>Dalla scuola primaria alla secondaria, in Italia il 75 per cento della spesa per l&#8217;istruzione va agli stipendi del personale scolastico, contro il 72 per cento della Francia, il 71,5 per cento della Germania e il 54 per cento della Finlandia. Nei paesi OCSE con questo dato disponibile, la media &#232; del 70 per cento. Nella scuola secondaria di primo grado la quota sale all&#8217;84 per cento, il massimo del gruppo, lasciando poco residuo per il resto.</p><p>La spesa in conto capitale, che secondo la definizione OCSE comprende la costruzione e ristrutturazione di edifici e l&#8217;acquisto di attrezzature durevoli, nel 2013 era stata pari al 3,7 per cento della spesa scolastica italiana, nel 2017 all&#8217;1,1 per cento (un sesto del dato medio OCSE), nel 2019 al 3 per cento e nel 2023 al 5,4 per cento grazie al PNRR, sempre sotto la media OCSE. Nell&#8217;intero periodo la media OCSE &#232; stata tra il 7 e il 9 per cento. In termini di edifici e attrezzature, l&#8217;Italia ha speso 106 dollari per studente a parit&#224; di potere d&#8217;acquisto nel 2017 e 800 nel 2023, contro una media OCSE di 1.200, la Germania di 1.700 e i Paesi Bassi di 1.950.</p><p>Nel <a href="https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/formazione_e_gestione_del_bilancio/bilancio_di_previsione/note_integrative/2026-2028/ni_dlb/DLBNOT1C_070.pdf">bilancio 2026</a> del Ministero dell&#8217;istruzione, gli oneri per redditi da lavoro dipendente sono pari all&#8217;87 per cento del totale, mentre il funzionamento ordinario delle scuole, ossia le spese quotidiane al netto degli stipendi, &#232; pari a 596 milioni, l&#8217;1 per cento. Nella scuola primaria in Italia ci sono 10,7 alunni per docente, contro una media europea di 13,4 e 18,1 in Francia. Gli alunni medi per classe sono 17,9, contro i 20 dell&#8217;area OCSE, i 21,6 della Francia e i 21,1 della Germania.</p><p>Il peso degli stipendi &#232; dovuto al numero elevato di insegnanti. Un dato aggiuntivo, forse meno conosciuto, &#232; che nella scuola primaria gli studenti italiani fanno 917 ore di lezione all&#8217;anno contro una media di 804, mentre gli insegnanti ne fanno 752 contro 784. L&#8217;effetto combinato di pi&#249; ore, classi pi&#249; piccole e meno ore per docente fa s&#236; che a parit&#224; di alunni ci siano molti pi&#249; insegnanti.</p><p>Secondo la <a href="https://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-Insegnanti.pdf">serie storica</a> dell&#8217;Osservatorio sui conti pubblici, nel 1960 i docenti della scuola statale erano 335 mila e nel 1985 erano 793 mila, quando gli alunni erano al massimo storico, quasi 10 milioni. Dopo il 1985, con il calo degli alunni, i docenti sono rimasti tra gli 800 e gli 870 mila. La riforma Gelmini ha poi tagliato 85 mila cattedre, ma il numero &#232; stato recuperato con la Buona Scuola del 2015. Dal 2015 a oggi i docenti sono aumentati di 142 mila, mentre gli alunni sono calati dell&#8217;8 per cento.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Vuv9!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F245ba686-9bc3-42af-bed8-a3006754d186_2090x1760.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Vuv9!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F245ba686-9bc3-42af-bed8-a3006754d186_2090x1760.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Vuv9!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F245ba686-9bc3-42af-bed8-a3006754d186_2090x1760.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Di questi 142 mila docenti in pi&#249;, 124 mila sono docenti di sostegno. Nel 2015/16 i docenti di sostegno nella scuola statale erano 126 mila, nel 2024/25 erano 250 mila: oggi rappresentano un quarto dei docenti. Gli alunni con disabilit&#224; certificata sono <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/linclusione-scolastica-degli-alunni-con-disabilita-anno-scolastico-2024-2025/">377 mila</a>, il 4,8 per cento sugli iscritti, mentre dieci anni fa erano quasi la met&#224;. Il costo del sostegno &#232; pari a 8,8 miliardi, il 15 per cento del bilancio del ministero. Il 56 per cento dei docenti di sostegno &#232; precario perch&#233; la crescita &#232; avvenuta quasi solo con posti &#8220;in deroga&#8221;, autorizzati di anno in anno oltre l&#8217;organico. L&#8217;Italia ha scelto l&#8217;inclusione nella forma pi&#249; radicale: il <a href="https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-Gli%20insegnanti%20di%20sostegno%20in%20Italia.pdf">97 per cento</a> degli alunni con disabilit&#224; passa almeno l&#8217;80 per cento del tempo nella classe ordinaria. In Germania &#232; il 44 per cento, con oltre met&#224; degli alunni con disabilit&#224; in scuole speciali, mentre in Francia &#232; il 37 per cento, con il supporto di accompagnatori non docenti a tempo parziale. In Portogallo l&#8217;inclusione in classe &#232; all&#8217;87 per cento, con un rapporto di un docente di sostegno per 13 alunni disabili. In Italia &#232; di un docente di sostegno ogni 1,4 alunni con disabilit&#224;.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QZZb!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc973073d-6b0d-44fe-a71d-6180ff908d21_2200x1496.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QZZb!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc973073d-6b0d-44fe-a71d-6180ff908d21_2200x1496.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!QZZb!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc973073d-6b0d-44fe-a71d-6180ff908d21_2200x1496.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Edifici piccoli, vecchi e senza mensa</h2><p>Secondo l&#8217;<a href="https://dati.istruzione.it/opendata/opendata/catalogo/elements1/?area=Edilizia%20Scolastica">anagrafe dell&#8217;edilizia scolastica</a> del ministero, in Italia ci sono 39 mila edifici statali e 7.900 istituti autonomi, con cinque edifici per istituto e 178 alunni per edificio. Il 44 per cento degli edifici scolastici ha al massimo cinque classi. Fuori dai capoluoghi di provincia, dove ci sono tre edifici su quattro, la quota di edifici con al massimo cinque classi sale a uno su due e il numero di alunni per edificio scende a 151, mentre nelle citt&#224; &#232; pari a 268.</p><p>L&#8217;unico confronto internazionale a disposizione &#232; quello del questionario PISA 2015, un test triennale su lettura, matematica e scienze che viene somministrato ai ragazzi di quindici anni in pi&#249; di ottanta paesi del mondo. In Italia una scuola secondaria ha in media 874 studenti, mentre la media OCSE &#232; di 921. Per la scuola media la media italiana &#232; di 506 studenti contro i 668 della media OCSE. Questa frammentazione degli edifici scolastici fa s&#236; che i costi per alunno per il riscaldamento, il personale non docente e la manutenzione siano pi&#249; alti.</p><p>Il 37 per cento degli edifici scolastici ha il certificato di agibilit&#224;, il 34 per cento quello di prevenzione incendi e il 14 per cento &#232; stato progettato con criteri antisismici. Quasi la met&#224; degli edifici scolastici &#232; stata costruita prima del 1976. Quattro edifici su dieci non hanno la mensa e la palestra. Nel Nord-Ovest il 51 per cento degli edifici scolastici ha la mensa, mentre nelle Isole &#232; il 22 per cento. Il 44 per cento degli alunni fa il tempo pieno alla primaria, con il Lazio al 64 per cento e la Sicilia al 14 per cento. Lo chiede il 53 per cento delle famiglie. La competenza sulle mense e sul trasporto scolastico &#232; comunale e la spesa in Italia &#232; pari allo 0,2 per cento del PIL, contro una media europea dello 0,3 e una francese dello 0,7. I comuni del Sud spendono per abitante un terzo di quello dei comuni del Centro.</p><p>I dati dei presidi scolastici nell&#8217;<a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2025/Indagini_Internazionali/RAPPORTI/TALIS_Nota_Paese_OCSE.pdf">indagine TALIS 2024</a> dell&#8217;OCSE, un sondaggio che ogni sei anni viene fatto tra insegnanti e dirigenti scolastici sulle condizioni di lavoro, confermano che in Italia gli edifici scolastici sono problematici. I presidi scolastici italiani che segnalano infrastrutture inadeguate sono il 47 per cento, il dato peggiore dell&#8217;Ue, mentre la media &#232; del 25 per cento. Le lamentele sul materiale didattico sono invece del 7 per cento, sotto la media. Con il PNRR il piano Scuola 4.0 da 2,1 miliardi di euro aveva l&#8217;obiettivo di ridurre parte di questo ritardo, puntando inizialmente a trasformare 100 mila aule in ambienti innovativi, obiettivo poi <a href="https://temi.camera.it/leg19/pnrr/politiche/OCD54-10/istruzione.html">eliminato</a> con la revisione del piano di novembre 2025. Il 5 settembre 2026 il ministro Giuseppe Valditara ha <a href="https://www.mim.gov.it/-/pnrr-istruzione-ministro-valditara-superati-tutti-i-target-e-gli-obiettivi-pnrr-per-la-scuola-asili-un-risultato-molto-importante-">dichiarato</a> che sono state trasformate 156 mila aule, ma non ci sono dati pubblici per verificarlo. Il <a href="https://www.fondazioneagnelli.it/wp-content/uploads/2026/06/PNRR_istruzione_2026.pdf">monitoraggio</a> ufficiale di giugno ha rilevato che sono stati conclusi 1.200 progetti su 8.213.</p><h2>Insegnanti pagati poco e sempre meno</h2><p>Una maestra di scuola primaria in Italia ha uno stipendio statutario (ossia quello fissato dal contratto per un orario pieno) di circa 33 mila dollari PPA all&#8217;ingresso e dopo 35 anni di servizio pu&#242; arrivare a un tetto di 48 mila. Con &#8220;dollari PPA&#8221; si intende il valore dei dollari convertiti con un cambio che tiene conto del costo della vita: in questo modo cento dollari hanno lo stesso potere d&#8217;acquisto in tutti i paesi. Secondo i <a href="https://www.oecd.org/en/publications/2025/09/education-at-a-glance-2025_c58fc9ae/full-report/how-much-are-teachers-and-school-heads-paid_5daf5678.html">dati OCSE</a> relativi al 2022, l&#8217;ultimo anno per cui &#232; disponibile la media internazionale, la media OCSE &#232; tra i 36.600 e i 60.500 dollari, la Francia tra i 34.600 e i 58.800, la Spagna tra i 44.700 e i 63.900 e la Germania tra i 70.400 e i 91.700. In euro, secondo i dati di <a href="https://eurydice.eacea.ec.europa.eu/data-and-visuals/teachers-heads-salaries">Eurydice</a> relativi all&#8217;anno scolastico 2024/25, una maestra italiana guadagna 25.200 euro lordi all&#8217;inizio e fino a 36.700 al massimo, mentre gli insegnanti di scuola superiore partono da 27.200 e arrivano a 42.100. Queste cifre corrispondono a quelle del contratto 2019-2021 (vedi <a href="https://www.flcgil.it/files/pdf/20240118/ccnl-comparto-istruzione-e-ricerca-2019-2021-del-18-gennaio-2024.pdf">tabelle</a>), che includono anche la tredicesima e l&#8217;indennit&#224; fissa.</p><p>Un modo abituale con cui l&#8217;OCSE confronta i dati &#232; quello di rapportarli agli stipendi degli altri lavoratori laureati. Una maestra italiana guadagna il 65 per cento di quello che guadagna un laureato a tempo pieno, mentre la media OCSE &#232; all&#8217;87 per cento, la Francia al 74 per cento e la Germania al 97 per cento. Si potrebbe obiettare che questo confronto sia distorto dal fatto che in Italia ci sono pochi laureati, che quindi sono ben pagati. Ma i dati mostrano che il premio salariale della laurea in Italia &#232; tra gli ultimi nell&#8217;OCSE: &#232; pari a 133, mentre la media &#232; 156 (se si prende 100 come stipendio di un diplomato). I laureati italiani sono pochi e anche mal pagati. Un altro modo di valutare i dati &#232; guardare alla retribuzione media annua di tutti i dipendenti e il quadro non cambia molto. Una maestra con 15 anni di carriera guadagna il 91 per cento del salario medio nazionale, mentre la media dei 35 paesi con dati completi &#232; del 106 per cento, la Germania del 144 per cento, la Spagna del 119 per cento e la Francia dell&#8217;82 per cento. L&#8217;Italia &#232; ventunesima su 35 e con questo metro lo svantaggio si dimezza, ma non scompare.</p><p>Nel 2005 lo stipendio di una maestra con 15 anni di anzianit&#224; era pari a 1,00 volta il salario medio e nel 2020 era ancora pari a 1,00 volta il salario medio. Per quindici anni, dunque, una maestra ha guadagnato quanto il dipendente medio italiano. Poi nel 2022 il rapporto &#232; sceso a 0,91 e nel 2025 a 0,87. Questo &#232; dovuto al fatto che tra il 2020 e il 2025 il salario medio italiano &#232; cresciuto di quasi il 20 per cento nominale, mentre lo stipendio statutario dei docenti &#232; cresciuto solo del 3,8 per cento. In termini reali, se si pone a 100 lo stipendio statutario del 2015, nel 2024 in Italia &#232; pari a 89,4, mentre nella media OCSE a 103,6, in Francia a 99,5, in Germania a 96,9 e in Spagna a 97,3. Nessun altro grande paese ha avuto un taglio cos&#236; forte del potere d&#8217;acquisto degli insegnanti.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!C8oY!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7fdde7e5-2811-48a8-a41a-f0f28994dcea_2090x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!C8oY!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7fdde7e5-2811-48a8-a41a-f0f28994dcea_2090x1430.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!C8oY!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7fdde7e5-2811-48a8-a41a-f0f28994dcea_2090x1430.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Dal 2010 in poi, se si guardano le <a href="https://www.istat.it/it/archivio/retribuzioni">retribuzioni contrattuali</a> Istat deflazionate, si vede che nel settore della scuola c&#8217;&#232; stato un calo del 14 per cento, mentre nell&#8217;intera pubblica amministrazione del 12 per cento, nell&#8217;economia complessiva del 5,7 per cento e nell&#8217;industria c&#8217;&#232; stato invece un aumento dello 0,5 per cento. Il comparto scuola &#232; all&#8217;ultimo posto nel pubblico impiego per paga media: nel 2024 lo stipendio medio nella scuola &#232; stato di 31.700 euro lordi, mentre nella media del pubblico impiego &#232; stato di 39.800 euro (<a href="https://contoannuale.rgs.mef.gov.it/">Conto annuale</a> della Ragioneria dello Stato).</p><p>L&#8217;et&#224; media degli insegnanti italiani &#232; di 48 anni (indagine TALIS), la pi&#249; alta dell&#8217;OCSE. Nella scuola primaria il 58 per cento dei docenti ha pi&#249; di 50 anni, contro una media OCSE del 34 per cento, Francia 27 per cento, Germania 37 per cento e Spagna 30 per cento. I docenti sotto i 30 anni sono solo il 3 per cento. Un insegnante su quattro non &#232; di ruolo, mentre nel 2015 era uno su otto. Secondo TALIS, il 96 per cento degli insegnanti italiani &#232; soddisfatto del proprio lavoro, ma solo il 23 per cento &#232; soddisfatto dello stipendio.</p><h2>Una carriera senza gradini</h2><p>In Italia lo stipendio dei docenti &#232; legato solo all&#8217;anzianit&#224; di servizio. In trentacinque anni si hanno sei scatti e lo stipendio a fine carriera &#232; 1,46 volte quello d&#8217;ingresso, mentre in media nei Paesi OCSE &#232; 1,65 in ventisei anni. Il rapporto italiano &#232; rimasto lo stesso tra il 2022 e il 2025. In Portogallo ci sono dieci scaglioni e quote per accedere ai livelli pi&#249; alti, con un rapporto tra fine e inizio carriera pari a 2,16. Nei Paesi Bassi le singole scuole assegnano tre funzioni distinte e il massimo si raggiunge in dodici anni, con un rapporto di 2,04. In Inghilterra c&#8217;&#232; una domanda motivata per passare dalla fascia base a quella superiore.</p><p>Le evidenze sull&#8217;efficacia di questi sistemi non sono univoche. I bonus una tantum legati ai punteggi, sperimentati a New York e Nashville (con premi massimi di 15 mila dollari), non hanno avuto effetti. In Portogallo le graduatorie a quote del 2007 hanno portato a risultati peggiori agli esami e a voti interni gonfiati (uno <a href="https://www.iza.org/publications/dp/4051/individual-teacher-incentives-student-achievement-and-grade-inflation">studio</a> dell&#8217;economista Pedro Martins). Un esempio positivo &#232; l&#8217;Inghilterra, dove dal 2000 il passaggio a una fascia di stipendio superiore avviene su richiesta dell&#8217;insegnante, con l&#8217;obbligo di dimostrare i progressi degli alunni. Uno <a href="https://ideas.repec.org/a/eee/labeco/v16y2009i3p251-261.html">studio</a> di economisti di Bristol ha confrontato i risultati degli stessi alunni prima e dopo il passaggio dei loro insegnanti a una fascia di stipendio superiore e ha trovato un miglioramento di quasi mezzo voto all&#8217;esame di fine ciclo. Pesa di pi&#249; la struttura della carriera che il premio annuale. L&#8217;Italia ha tentato due volte di introdurre un premio senza riuscirci: il concorsone del 2000 finito con uno sciopero e il bonus merito della Buona Scuola del 2015, svuotato nel 2019 con il trasferimento delle risorse al fondo per il salario accessorio di ciascuna scuola e la distribuzione a tutti. In breve: trentacinque anni con uno stipendio piatto, nessuna selezione all&#8217;ingresso e nessuna capacit&#224; di trattenere i migliori. Con l&#8217;attuale rapporto tra docenti e studenti, la stessa spesa ripartita su meno persone sarebbe sufficiente per avere stipendi a livello europeo.</p><h2>Risultati sopra la media, grazie al calo degli altri</h2><p>Nel 2025, nei test PISA, i quindicenni italiani hanno ottenuto 468 punti in matematica, 474 in lettura e 483 in scienze, mentre le medie OCSE sono rispettivamente 463, 461 e 482. Nella scala PISA 500 punti corrispondevano alla media OCSE nella prima edizione del 2000, mentre circa venti punti corrispondono a un anno di scuola (stima OCSE). &#200; la prima volta che l&#8217;Italia &#232; sopra la media in lettura e matematica, ma il sorpasso &#232; quasi solo dovuto al calo generale che stanno registrando i paesi occidentali. La media OCSE in lettura &#232; scesa di 14 punti in tre anni, un calo record, mentre in matematica dal 2015 c&#8217;&#232; stato un calo di 24 punti sia per l&#8217;Italia sia per la media OCSE. Nell&#8217;ultima edizione, rispetto al 2022, l&#8217;Italia ha perso 7 punti in lettura e 4 in matematica, la Francia 18 punti in lettura e la Spagna 23. Il risultato italiano va quindi letto come una tenuta all&#8217;interno di un calo generale.</p><p>I flussi sembrano invece migliorare. La dispersione implicita INVALSI, ossia la quota di diplomati che hanno competenze da terza media, &#232; passata dall&#8217;8,7 al 6,3 per cento nel <a href="https://www.invalsi.it/wp-content/uploads/2026/07/Presentazione-Risultati-Prove-INVALSI-2026.pdf">2026</a>. Gli <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Early_leavers_from_education_and_training">abbandoni precoci</a>, tra i 18 e i 24 anni, sono all&#8217;8,2 per cento, contro il 18,6 del 2010 e per la prima volta sono inferiori alla media Ue (9,1). I laureati tra i 25 e i 34 anni sono il 31 per cento, contro una media europea del 45 e l&#8217;Italia &#232; al penultimo posto nell&#8217;Ue. Il 37 per cento degli adulti tra i 25 e i 64 anni ha competenze di lettura al livello minimo o inferiore, contro una media OCSE del 27 (<a href="https://www.oecd.org/it/publications/indagine-sulle-competenze-degli-adulti-2023_e014fcfb-it/italia_859a992c-it.html">indagine PIAAC</a> 2023, che valuta con test equivalenti a quelli PISA le competenze degli adulti). C&#8217;&#232; quindi uno stock fermo, ma i flussi migliorano. I risultati scolastici sono nella media fino ai quindici anni, poi si disperdono. La distribuzione &#232; molto disuguale: in matematica i quindicenni del Nord-Ovest hanno ottenuto 492 punti, mentre quelli del Sud 437, con una distanza di 55 punti. In lettura i liceali hanno ottenuto 516 punti, mentre gli studenti degli istituti professionali 388, con una distanza di 130 punti, equivalente a diversi anni di scuola sulla scala del test.</p><h2>Tredici riforme dell&#8217;esame di maturit&#224; in trent&#8217;anni</h2><p>Dal 1996 in poi l&#8217;Esame di Stato &#232; stato modificato tredici volte, di cui sette a livello strutturale. In media ogni quattro anni e mezzo &#232; cambiato qualcosa all&#8217;esame di Stato. Nel 1997 si pass&#242; a tre prove e a cento punti, mentre nel 2025 &#232; tornato il nome di &#8220;maturit&#224;&#8221;, &#232; diventato obbligatorio il colloquio e l&#8217;orale &#232; limitato a quattro discipline. Nel frattempo si &#232; passati dalle commissioni interne alle commissioni miste, dalle buste agli esami solo orali, per poi tornare agli scritti. Se uno studente &#232; entrato alle superiori nel 2013 e si &#232; diplomato nel 2023, ha studiato gli stessi programmi, mentre nel frattempo si sono succeduti cinque regimi d&#8217;esame.</p><p>Anche la formazione iniziale dei docenti &#232; stata rifatta cinque volte in venticinque anni. I programmi scolastici sono stati modificati pi&#249; di quanto si creda comunemente. Le Indicazioni nazionali sono state riscritte nel 2007, nel 2012, nel 2025 per il primo ciclo e nel 2026 per i licei. Nel 2010 c&#8217;&#232; stato il riordino delle superiori con il taglio delle ore e degli indirizzi. Ogni tredici-sedici anni &#232; stata fatta una revisione organica del curricolo per ciascun segmento scolastico, mentre il monte ore &#232; rimasto lo stesso. (Secondo Eurydice, tra il 2022 e il 2025 l&#8217;unico cambiamento in Italia &#232; stata l&#8217;aggiunta di 66 ore di educazione motoria nella scuola primaria).</p><p>Non &#232; mai stata fatta una valutazione delle riforme, n&#233; dell&#8217;esame n&#233; dei programmi. Il Consiglio di Stato ha sospeso il proprio parere sulle Indicazioni 2025 perch&#233; non &#232; stata fatta un&#8217;analisi d&#8217;impatto. Il liceo quadriennale &#232; stato <a href="https://lavoce.info/archives/91766/torna-di-moda-il-liceo-in-quattro-anni/">esteso</a> a mille scuole prima di valutare qualsiasi cosa della fase sperimentale iniziale. In Germania gli standard nazionali sono nati nel 2003, insieme a un istituto che ne valuta annualmente gli effetti. Se la politica preferisce riformare l&#8217;esame, &#232; perch&#233; &#232; qualcosa di visibile, con effetti immediati e a costo zero. Orari, organici e stipendi sono invece pi&#249; difficili da cambiare. Questo &#232; un emblema del modo di governare italiano.</p><h2>In conclusione</h2><p>Ricapitolando: la spesa totale &#232; pi&#249; bassa degli altri paesi e quella per alunno della primaria &#232; pi&#249; alta. Questo perch&#233; ci sono molti pi&#249; insegnanti, classi pi&#249; piccole, edifici pi&#249; piccoli e pi&#249; ore di lezione per gli studenti. Lo stipendio di ciascun insegnante &#232; pi&#249; basso di quello di ogni altro grande paese europeo e in termini reali scende ogni anno. Il risultato &#232; una scuola discreta alle elementari e una tenuta alle superiori grazie al peggioramento generale dei paesi ricchi, ma che non riesce a portare abbastanza giovani alla laurea e a competenze adeguate da adulti.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come lo Stato finisce per rallentare la crescita]]></title><description><![CDATA[In Italia met&#224; del Pil passa dallo Stato. La crescita nasce dalla selezione tra imprese, ma chi governa ha interesse a proteggere chi c&#8217;&#232; gi&#224; e a bloccare la concorrenza]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/come-lo-stato-finisce-per-rallentare</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/come-lo-stato-finisce-per-rallentare</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Mon, 14 Sep 2026 08:03:02 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0IBl!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F86244e4e-f546-4ca9-b222-65cf121ceda4_1220x738.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><span>Questo &#232; l&#8217;ottavo approfondimento di</span></em><a href="https://crescitazero.it/"><span> CrescitaZero</span></a><em><span>, la serie di articoli scritti insieme a</span></em><a href="https://lavoroinfatti.substack.com/"><span> Elia Bidut</span></a><span> </span><em><span>per capire cos&#8217;&#232; successo alla crescita italiana. Qui trovi</span></em><a href="https://www.lorenzoruffino.it/t/crescitazero"><span> gli altri articoli</span></a><em><span>.</span></em></p><div><hr></div><p style="text-align: justify;"><span>Nel 2024 la spesa pubblica italiana &#232; stata pari al</span><a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/gov_10a_main/default/table"><span> 50,4 per cento</span></a><span> del Pil, contro il 49,1 della media dell&#8217;Unione europea. Met&#224; del Pil passa dallo Stato, come accade in quasi tutta Europa, e attraverso tasse e trasferimenti &#232; la politica a decidere dove va quella met&#224;. Questo episodio spiega perch&#233;, in alcuni contesti, uno Stato cos&#236; esteso finisce per rallentare la crescita, anche quando ogni sua singola decisione sembra ragionevole. La questione, come si vedr&#224;, riguarda ci&#242; che lo Stato fa pi&#249; che la sua taglia. Ci sono Stati grandi che convivono con una crescita robusta e Stati che si ritirano senza che la crescita ne soffra; a fare la differenza &#232; se la politica lascia lavorare la selezione oppure protegge chi c&#8217;&#232; gi&#224;.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Il punto di partenza &#232; stato presentato nel</span><a href="https://crescitazero.it/articoli/01-crescitazero.html"><span> primo approfondimento</span></a><span> della serie: nel lungo periodo un paese cresce solo se cresce la sua produttivit&#224;, ed &#232; l&#236; che l&#8217;Italia &#232; ferma, con una produttivit&#224; del lavoro salita dello 0,3 per cento all&#8217;anno per trent&#8217;anni, un quinto della media europea. La produttivit&#224; inoltre cresce dal basso. Nasce da milioni di persone e imprese che cercano di innovare per migliorare i propri prodotti, servizi ed essere pi&#249; competitivi e da un mercato che seleziona quelle giuste, spostando lavoro e capitale verso chi li usa meglio. La crescita prevede un meccanismo di eliminazione: se anche le idee, prodotti e imprese meno competitive venissero sempre protette, non ci potrebbe essere un premio per i migliori. Chi governa ha per&#242; tutto l&#8217;interesse a proteggere ci&#242; che esiste gi&#224;, perch&#233; chi esiste gi&#224; vota e si fa sentire.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Quasi un terzo della spesa nazionale in Italia va in pensioni, un tema che merita un episodio a parte; qui ci occupiamo dello Stato che regola, sussidia, salva e promuove.</span></p><h2 style="text-align: justify;"><strong><span>La crescita nasce dal basso</span></strong></h2><p style="text-align: justify;"><span>Nessuno sa in anticipo dove si nasconde la crescita. Le informazioni che servirebbero per deciderlo esistono solo frammentate in milioni di teste, fatte di dettagli locali che cambiano di continuo, come il ristoratore che conosce la sua clientela e inventa un nuovo piatto o l&#8217;ingegnere che migliora un macchinario per renderlo pi&#249; efficiente dopo anni di esperienza. Un&#8217;economia di mercato mette insieme questi frammenti di informazione attraverso i prezzi, che funzionano da segnale e insieme da incentivo: quando un bene scarseggia il suo prezzo sale, chi lo consuma ne compra meno e chi lo produce ne offre di pi&#249;, senza che nessuno debba ordinarlo. Se per il nuovo piatto serve un ingrediente molto costoso - come il caviale - sar&#224; il prezzo della materia prima e il prezzo pagato dai clienti per il nuovo piatto a determinare se l&#8217;innovazione avr&#224; successo. Se il piatto non vende, verr&#224; rimosso dal men&#249;. Se vende, il ristoratore ordiner&#224; ai suoi fornitori pi&#249; caviale, e la maggiore domanda di caviale dar&#224; ai fornitori un segnale per capire che quell&#8217;ingrediente ha pi&#249; mercato. I prezzi veicolano immediatamente queste informazioni. A chi governa quella conoscenza arriva invece tardi, aggregata in statistiche e filtrata da chi ha interesse a presentarla in un certo modo. Questo argomento ha una data precisa, il 1945, quando Friedrich Hayek lo fiss&#242; in un</span><a href="https://oll.libertyfund.org/titles/hayek-the-use-of-knowledge-in-society-1945"><span> articolo</span></a><span> sull&#8217;uso della conoscenza nella societ&#224; diventato uno dei pi&#249; citati della disciplina.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Il secondo ingrediente &#232; la selezione. La produttivit&#224; di un paese sale soprattutto quando lavoro e capitale si spostano dalle imprese che li usano male verso quelle che li usano bene, il che richiede che le prime possano contrarsi e chiudere mentre le seconde prosperare e crescere. &#200; un processo costoso e a tratti doloroso, perch&#233; dietro ogni chiusura ci sono persone, ma &#232; anche il modo in cui le risorse smettono di restare intrappolate negli usi sbagliati. Joseph Schumpeter lo battezz&#242; distruzione creatrice, mentre Philippe Aghion e Peter Howitt, premiati con il</span><a href="https://www.nobelprize.org/prizes/economic-sciences/2025/press-release/"><span> Nobel</span></a><span> nel 2025, ne costruirono la formalizzazione moderna mostrando che l&#8217;uscita delle imprese meno produttive conta per la crescita quanto l&#8217;ingresso delle nuove.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>L&#8217;Italia questa lezione l&#8217;ha vissuta prima di studiarla, perch&#233; il miracolo economico del dopoguerra fu l&#8217;opera di milioni di piccoli imprenditori che aprivano officine e cercavano clienti, mentre lo Stato garantiva infrastrutture e stabilit&#224;. Da qui viene anche il criterio per giudicare ogni intervento pubblico a favore dell&#8217;allocazione delle risorse: tiene aperto il processo di selezione oppure lo inibisce? Tutto ci&#242; che facilita l&#8217;ingresso di nuovi concorrenti e l&#8217;uscita di chi non regge la competizione aiuta la crescita, tutto ci&#242; che protegge le posizioni esistenti la frena.</span></p><h2 style="text-align: justify;"><strong><span>Quanto conta la dimensione dello Stato per la crescita</span></strong></h2><p style="text-align: justify;"><span>Una</span><a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/j.1467-6419.2011.00697.x"><span> rassegna</span></a><span> pubblicata nel 2011 sul Journal of Economic Surveys riordin&#242; decenni di studi sul legame tra dimensione dello Stato e crescita, trovando che nei paesi ricchi un aumento della spesa pubblica di dieci punti di Pil si associa a una crescita annua pi&#249; bassa tra mezzo punto e un punto percentuale. Gli stessi autori misero in guardia dal leggere il numero come una legge causale, perch&#233; i paesi crescono e spendono per ragioni intrecciate, oppure in base al ciclo economico. Nei paesi poveri la relazione si rovescia, perch&#233; dove mancano tribunali e strade ogni punto di Stato in pi&#249; costruisce le fondamenta della crescita. La formulazione pi&#249; bilanciata &#232; quella del rendimento decrescente: in un paese dove met&#224; del reddito passa gi&#224; dallo Stato, l&#8217;ultimo punto di spesa rende poco e costa molto in distorsioni.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>La stessa rassegna not&#242; poi che i paesi ad alta tassazione con tassi di crescita dell&#8217;economia sostenuti, come quelli nordici, compensano il peso dello Stato sull&#8217;economia nazionalecon mercati tra i pi&#249; liberi e concorrenziali del mondo per aprire un&#8217;impresa, assumere, licenziare e commerciare. A discriminare, pi&#249; di quanto lo Stato preleva, &#232; quanto lasci operare la selezione e come corregge i conti quando deve. Su questo secondo punto la ricerca pi&#249; sistematica sta in </span><em><a href="https://www.rizzolilibri.it/libri/austerita/"><span>Austerit&#224;</span></a></em><span>, il libro in cui Alberto Alesina, Carlo Favero e Francesco Giavazzi ricostruirono circa 170 piani di risanamento in sedici paesi OCSE tra il 1981 e il 2014, trovando che una correzione dell&#8217;1 per cento del Pil fatta con le tasse riduce il Pil di circa 2 punti in modo duraturo, mentre la stessa correzione fatta con tagli di spesa costa al massimo mezzo punto e l&#8217;effetto svanisce entro due anni, perch&#233; le imprese vi leggono tasse future pi&#249; basse e tornano a investire, contribuendo a riattivare la crescita. Gli autori avvertono che i loro numeri non dicono nulla sulla dimensione giusta dello Stato; dicono invece come si corregge una spesa eccessiva dello Stato, che &#232; la domanda giusta. L&#8217;Italia e l&#8217;Irlanda lo hanno mostrato nello stesso quinquennio. Tra il 2010 e il 2014 l&#8217;Irlanda fece una correzione da 15 punti , quasi tutta di spesa, ed ebbe una recessione che gli autori definiscono lieve nonostante il crollo delle sue banche, mentre l&#8217;Italia ne fece una da 6 punti, per il 55 per cento di tasse, ed ebbe tre anni di recessione.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>La Svezia &#232; il caso che contiene tutte le lezioni, ricostruito in un lungo</span><a href="https://www.wsj.com/world/europe/the-worlds-most-surprising-capitalist-makeover-is-under-way-in-sweden-a7830619"><span> reportage</span></a><span> del Wall Street Journal di maggio. Divenne il terzo paese pi&#249; ricco d&#8217;Europa in un secolo, fino al 1970, con uno Stato leggero; poi i governi socialdemocratici alzarono bruscamente tasse e spesa, il perimetro pubblico sfior&#242; il 70 per cento del Pil e arrivarono due decenni di crescita debole e redditi fermi, chiusi dalla crisi bancaria dei primi anni Novanta. Da l&#236; partirono le riforme, con tagli ai sussidi e la privatizzazione della gestione dei servizi. Oggi la spesa sociale svedese vale il 24 per cento del Pil come negli Stati Uniti, contro l&#8217;oltre 30 di Francia e Italia, e l&#8217;economia cresce attorno al 2 per cento l&#8217;anno, il doppio di Francia e Italia..</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Il tratto pi&#249; istruttivo &#232; dove lo Stato svedese &#232; rimasto grande e dove si &#232; fatto leggero. L&#8217;Economist ha</span><a href="https://www.economist.com/europe/2026/08/20/how-sweden-became-a-country-of-big-state-libertarians"><span> descritto</span></a><span> ad agosto il paese come  </span><em><span>big-state libertarians</span></em><span>, con l&#8217;aliquota fiscale massima al 52 per cento, spesa pubblica vicina a met&#224; del Pil, 480 giorni di congedo parentale e i controlli sugli affitti pi&#249; estesi del mondo ricco, ma anche datori di lavoro liberi di assumere e licenziare come in quasi nessun altro paese europeo, nessuna imposta di successione, nessun salario minimo per legge e un terzo dei diplomati usciti da scuole non statali. Il risultato &#232; un paese con il 50 per cento di miliardari per abitante in pi&#249; degli Stati Uniti. Lo Stato ha smesso di gestire e ha continuato a finanziare: quasi met&#224; delle cliniche di base e una scuola superiore su tre sono affidate a privati, con i soldi pubblici che seguono il paziente e lo studente, mentre la spesa sanitaria pro capite cresce dell&#8217;1 per cento l&#8217;anno in termini reali, met&#224; del ritmo britannico e un terzo di quello americano secondo l&#8217;OCSE. Nel campione di </span><em><span>Austerit&#224;</span></em><span> la Svezia &#232; l&#8217;unico paese che i conti non li ha mai corretti con le tasse. Non significa che l&#8217;Italia debba copiare la Svezia, ma ci indica quali leve sono state azionate o inibite pur mostrando tassi di crescita elevati, il problema che invece attanaglia l&#8217;Italia da trent&#8217;anni.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>L&#8217;Irlanda &#232; il caso pi&#249; discusso dalla letteratura economica e insegna a diffidare delle versioni semplici. Nel 1980 lo Stato irlandese</span><a href="https://ourworldindata.org/grapher/historical-gov-spending-gdp"><span> spendeva</span></a><span> il 54 per cento del Pil, tredici punti pi&#249; dell&#8217;Italia. La prima correzione, tra il 1982 e il 1986, fu fatta quasi tutta con le tasse e fu recessiva, con una crescita pro capite allo 0,7 per cento l&#8217;anno contro il 2 della media europea e il debito salito dal 74 al 107 per cento del Pil. Dal 1987 il governo cambi&#242; strada e tagli&#242; la spesa dal 53 al 42 per cento del Pil in tre anni e il disavanzo da 10,5 a 2,6 punti; la crescita ripart&#236; subito. Il caso divenne il manifesto dell&#8217;austerit&#224; che espande. Trent&#8217;anni di studi lo hanno per&#242; in parte</span><a href="https://www.nber.org/papers/w17571"><span> ridimensionato</span></a><span>: nel 1987-88 consumi e investimenti privati non esplosero, la ripresa fu trainata dall&#8217;export dopo la svalutazione del 1986 e dal boom britannico, l&#8217;occupazione rest&#242; ferma e la disoccupazione scese soprattutto perch&#233; 44 mila persone emigrarono nel solo 1989. Resta il punto su cui quasi tutti concordano, cio&#232; che il risanamento fu la condizione necessaria della ripresa, che poi arriv&#242; per altre vie.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Quelle vie dicono di pi&#249; sul ruolo dello Stato. Tra il 1982 e il 2000 la spesa pubblica irlandese pass&#242; dal 57 al 31 per cento del Pil; alla fine del secolo l&#8217;Irlanda spendeva quindici punti meno dell&#8217;Italia. Nessuna delle fonti che hanno studiato la Tigre celtica attribuisce per&#242; il boom al taglio in s&#233;. L&#8217;OCSE</span><a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/1999/06/oecd-economic-surveys-ireland-1999_g1ghg5bf/eco_surveys-irl-1999-en.pdf"><span> scrisse</span></a><span> nel 1999 che il consolidamento &#8220;pu&#242; non essere stato potente quanto alcuni hanno sostenuto&#8221; e indic&#242; come causa principale la strategia di attrazione delle multinazionali, con la tassa al 10 per cento sul manifatturiero e un&#8217;agenzia pubblica che sceglieva i settori da far entrare, farmaceutica e informatica in testa; lo studio di</span><a href="https://www.brookings.edu/wp-content/uploads/2002/01/2002a_bpea_honohan.pdf"><span> riferimento</span></a><span> di Brookings - un noto think tank conservatore - concluse nel 2002 che non ci fu alcun ingrediente magico, solo molte pi&#249; persone al lavoro. Lo Stato irlandese si ritir&#242; dalla spesa e rest&#242; attivissimo nello scegliere i settori su cui puntare e li scelse ad alta produttivit&#224;. Con due avvertenze. Il Pil irlandese &#232; gonfiato dai profitti delle multinazionali, tanto che nel 2000 il reddito nazionale valeva l&#8217;86 per cento del Pil; e un vantaggio fiscale funziona proprio perch&#233; l&#8217;Irlanda pesa l&#8217;1 per cento dell&#8217;economia dell&#8217;euro. La dimensione, insomma, conta come moltiplicatore di occasioni, perch&#233; pi&#249; risorse passano dalla politica e pi&#249; occasioni ha la politica di usarle per proteggere qualcuno. Cosa ne faccia dipende dai suoi incentivi.</span></p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/VaH8O/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/86244e4e-f546-4ca9-b222-65cf121ceda4_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/129e4ade-659a-4dc5-ab8b-be7fc774ee5c_1220x896.png&quot;,&quot;height&quot;:440,&quot;title&quot;:&quot;Come l'Irlanda ha tagliato la spesa pubblica&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Spesa delle amministrazioni pubbliche in percentuale del Pil in Irlanda, Italia e Spagna, 1980-2025&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/VaH8O/1/" width="730" height="440" frameborder="0" scrolling="no" loading="lazy"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2 style="text-align: justify;"><strong><span>Chi governa protegge chi c&#8217;&#232; gi&#224;</span></strong></h2><p style="text-align: justify;"><span>Abbiamo visto finora che gli Stati possono influenzare pesantemente le possibilit&#224; di crescita di una nazione. Ora ci focalizzeremo per&#242; sulle modalit&#224; con le quali decisioni e policy promosse dagli Stati possono rappresentare un freno alla crescita, soprattutto in Italia. In questo spazio, ci focalizzeremo su tre leve prevalenti: la protezione di chi &#232; gi&#224; presente nel mercato; l&#8217;impedimento all&#8217;ingresso o all&#8217;uscita da un mercato; o fornendo incentivi o supporto deliberato alterando le dinamiche di mercato.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Partiamo dal primo: la protezione. Nel 2018 gli Stati Uniti imposero dazi sull&#8217;acciaio per difendere le acciaierie dalla concorrenza estera. Funzion&#242;, nel senso pi&#249; stretto della parola, perch&#233; la siderurgia cre&#242; circa 8.700 posti di lavoro. Il Peterson Institute</span><a href="https://www.piie.com/blogs/trade-and-investment-policy-watch/steel-profits-gain-steel-users-pay-under-trumps"><span> calcol&#242;</span></a><span> per&#242; che i prezzi pi&#249; alti sarebbero costati alle imprese americane che l&#8217;acciaio lo comprano circa 5,6 miliardi di dollari l&#8217;anno, cio&#232; 650 mila dollari per ogni posto creato, molte volte lo stipendio di chi quel posto lo occupava. Nei settori a valle, trov&#242; poi uno </span><a href="https://www.federalreserve.gov/econres/feds/disentangling-the-effects-of-the-2018-2019-tariffs-on-a-globally-connected-us-manufacturing-sector.htm"><span>studio</span></a><span> della Federal Reserve, i posti persi superarono quelli guadagnati. Un intervento che distrugge pi&#249; di quanto crea resta in piedi per una ragione precisa. Gli 8.700 assunti sanno chi ringraziare e abitano in citt&#224; precise, mentre i milioni che pagano il conto, spalmato in piccoli rincari su ogni automobile e ogni lavatrice, non se ne accorgono nemmeno; chi poi avrebbe aperto un&#8217;impresa senza quella protezione, o ci sarebbe entrato a lavorare, non sa neppure di essere stato danneggiato.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Questa asimmetria rende la protezione un ottimo investimento per chi la riceve: le imprese che fecero pressione per ottenere uno sgravio fiscale americano del 2004</span><a href="https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1375082"><span> ricavarono</span></a><span> 220 dollari di tasse risparmiate per ogni dollaro speso in attivit&#224; di lobbying. Con rendimenti simili, per un&#8217;impresa matura difendere la propria rendita rende pi&#249; che innovare, finch&#233; la protezione regge. I fallimenti privati restano temporanei perch&#233; la concorrenza li espelle, mentre i programmi pubblici che falliscono restano in piedi, difesi dal gruppo che ne beneficia con pi&#249; energia di quanta ne abbia chiunque altro per smontarli. Su questi meccanismi James Buchanan costru&#236; la scuola della </span><em><span>public choice</span></em><span>, che gli valse il Nobel nel 1986, e Mancur Olson spieg&#242; perch&#233; i gruppi piccoli e organizzati battono quelli grandi e dispersi.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>La paura elettorale dei tagli, che tiene in piedi tutto questo, &#232; in gran parte infondata. Gli autori di </span><em><span>Austerit&#224;</span></em><span> contarono le diciannove elezioni cadute dentro i dieci risanamenti pi&#249; grandi del loro campione e trovarono che il governo cambi&#242; in sette casi, il 37 per cento, contro il 40 per cento di tutte le elezioni dello stesso periodo. Chi taglia viene punito quanto chiunque altro. Il problema sta dentro il governo, dove un aumento di tasse costa politicamente a tutto l&#8217;esecutivo mentre un taglio costa a un solo ministero, che lo combatte con le informazioni che controlla. Cos&#236; si finisce per tassare o per rinviare. Chi rinvia fino alla crisi scopre che un taglio ben disegnato richiede mesi mentre l&#8217;Iva si alza con un voto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>L&#8217;Italia ne conserva un archivio completo, di cui lo stesso libro ricostruisce la genesi. Negli anni Settanta lo Stato accomod&#242; le richieste salariali con stipendi pubblici alti che tirarono quelli privati, poi, per evitare la disoccupazione, sussidi&#242; le imprese e le protesse dalla concorrenza, con le quote sulle auto giapponesi e i contratti pubblici, mentre il peso delle aziende pubbliche nell&#8217;economia raddoppiava dal 12 al 20 per cento tra il 1963 e il 1979. Ugo La Malfa chiam&#242; la spesa pubblica &#8220;cemento a presa rapida del consenso&#8221;. Alitalia &#232; costata ai contribuenti tra i 7,4 miliardi di euro calcolati da </span><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/salvataggi-alitalia-lo-stato-conto-86-miliardi-AExE4KMG"><span>Mediobanca</span></a><span> per il periodo 1974-2014 e i 13,4 miliardi delle stime che includono gli ultimi interventi. Ogni intervento fu annunciato come un ponte verso il rilancio; il ponte &#232; diventato la destinazione.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>La cassa integrazione mostra la stessa deriva da assicurazione a protezione permanente. Nel 2025 l&#8217;hanno usata 49 mila imprese e</span><a href="https://www.inps.it/it/it/dati-e-bilanci/rapporti-annuali/xxv-rapporto-annuale.html"><span> 1.460</span></a><span> di loro l&#8217;hanno usata in tutti e dodici i mesi dell&#8217;anno. La regola prevede un massimo di 24 mesi in cinque anni, ma le deroghe per le aree di crisi vengono rifinanziate ogni anno dal 2016 senza una scadenza; in Germania la durata ordinaria &#232; di 12 mesi e la deroga eccezionale, con la data di fine scritta nella legge, arriva al livello che da noi &#232; la regola. Uno</span><a href="https://academic.oup.com/restud/article/90/4/1963/6767833"><span> studio</span></a><span> pubblicato nel 2023 sulla Review of Economic Studies, costruito sui microdati dell&#8217;INPS, misur&#242; l&#8217;effetto: finch&#233; il sussidio dura l&#8217;occupazione dei lavoratori protetti regge, mentre nei due anni successivi alla fine del trattamento la loro probabilit&#224; di avere un lavoro crolla di circa 20 punti percentuali. Lo stesso studio trov&#242; che ogni punto in pi&#249; di lavoratori in cassa in un mercato locale toglie quasi un punto di occupazione alle imprese sane della stessa zona. La protezione dura quanto dura il sussidio e il conto lo pagano anche le imprese che non la usano.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Lo Stato seleziona male anche quando le imprese le possiede. Uno</span><a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2017-0408/QEF_408.pdf"><span> studio</span></a><span> della Banca d&#8217;Italia sui bilanci di oltre un milione di imprese confront&#242; le societ&#224; pubbliche locali con private simili per settore e caratteristiche, trovandole meno produttive di circa l&#8217;8 per cento, un divario che sale al 15 per cento quando la propriet&#224; pubblica &#232; totale. Il</span><a href="https://www.de.mef.gov.it/export/sites/sitode/modules/documenti_it/programmi_cartolarizzazione/patrimonio_pa/Rapporto_Partecipazioni_Dati_2023.pdf"><span> censimento</span></a><span> del MEF sui dati 2023 conta 196 societ&#224; partecipate in perdita per almeno quattro degli ultimi cinque esercizi; per tre partecipazioni su quattro in queste societ&#224; le amministrazioni hanno dichiarato di voler mantenere senza alcun intervento. Nel 2014 un programma del governo propose di ridurre le partecipate locali da 8.000 a 1.000 in tre anni; tra il 2012 e il 2022 il loro numero &#232;</span><a href="https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-Le%20partecipate%20locali%20rimangono%20un%20labirinto.pdf"><span> sceso</span></a><span> del 2 per cento.</span></p><h2 style="text-align: justify;"><strong><span>Chi pu&#242; entrare e chi no</span></strong></h2><p style="text-align: justify;"><span>L&#8217;altra faccia della protezione &#232; impedire l&#8217;ingresso ai nuovi concorrenti. In Italia succede soprattutto nei servizi, dove gli</span><a href="https://www.oecd.org/en/topics/product-market-regulation.html"><span> indicatori</span></a><span> OCSE sulla regolazione dei mercati collocano il paese trentaquattresimo su 38 economie analizzate per barriere all&#8217;ingresso, mentre per leggerezza degli oneri amministrativi &#232; sesto. Ci&#242; significa che le regole presenti oggi per chi produce sono leggere, mentre quelle che influenzano le decisioni di apertura o ingresso  in un mercato sono pesanti. Nel dibattito si sente spesso che l&#8217;Italia sarebbe il paese con pi&#249; leggi d&#8217;Europa; quel conteggio in realt&#224; non esiste, in nessun paese, e quello che si misura &#232; il peso delle regole sulle decisioni delle imprese. Su questo la ricerca &#232; netta. Uno</span><a href="https://www.nber.org/papers/w28381"><span> studio</span></a><span> su quarant&#8217;anni di dati francesi trov&#242; che le tutele che scattano alla soglia dei 50 dipendenti riducono l&#8217;innovazione aggregata del 5,4 per cento, con le imprese che smettono di crescere appena sotto la soglia per evitarle. C&#8217;&#232; inoltre un secondo aspetto da considerare: la presenza diretta di imprese pubbliche in settori chiave. Dove c&#8217;era un monopolio pubblico oggi spesso c&#8217;&#232; ancora un campione nazionale. Nel 2023, le imprese a controllo pubblico erano 3.546, con 600 mila addetti, met&#224; dei quali in societ&#224; controllate dal ministero dell&#8217;Economia, e producevano il 69 per cento del valore aggiunto nell&#8217;energia elettrica e nel gas e il 57 per cento in acqua e rifiuti, secondo l&#8217;</span><a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/02/REPORT_PARTECIPATE_PUBBLICHE_2023.pdf"><span>Istat.</span></a></p><p style="text-align: justify;"><span>Nei servizi pubblici locali la protezione ha la forma dell&#8217;affidamento diretto e della proroga. Nel trasporto pubblico locale la gara &#232; usata in meno di un caso su cinque e oltre l&#8217;80 per cento delle gestioni &#232; in proroga, secondo uno</span><a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2021-0615/QEF_615_21.pdf"><span> studio</span></a><span> della Banca d&#8217;Italia che trova societ&#224; in perdita nel 13 per cento dei casi in Italia, nel 3 al Nord e nel 26 al Sud. Dove invece si fa la gara la produttivit&#224; &#232; pi&#249; alta, come mostra un</span><a href="https://hal.science/hal-00768582/document"><span> confronto</span></a><span> su 77 imprese di trasporto locale in nove paesi europei. Lo</span><a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2017-0408/QEF_408.pdf"><span> studio</span></a><span> della Banca d&#8217;Italia sulle partecipate trova che nei settori esposti alla concorrenza il divario di efficienza tra imprese pubbliche e private si annulla, finch&#233; la quota pubblica resta sotto il 30 per cento. La protezione, qui, &#232; la rendita di chi gestisce un servizio senza che nessuno possa chiedere di farlo al suo posto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Dove la concorrenza &#232; stata lasciata entrare i risultati si sono visti in fretta. Sull&#8217;alta velocit&#224; l&#8217;arrivo di Italo nel 2012 ha abbassato il prezzo medio dei biglietti del 41 per cento e fatto crescere i passeggeri del 78 per cento in cinque anni, secondo un&#8217;</span><a href="https://italospa.italotreno.it/static/upload/i-b/i-benefici-della-concorrenza-nel-settore-ferroviario.pdf"><span>analisi</span></a><span> commissionata dallo stesso operatore ma in linea con gli</span><a href="https://ideas.repec.org/a/eee/trapol/v39y2015icp77-86.html"><span> studi</span></a><span> accademici, che trovano i due operatori a competere su prezzi e frequenze e le compagnie aeree costrette ad abbassare le tariffe dove incontrano il treno; sulla Milano-Roma il treno &#232; passato dal 36 al 70 per cento degli spostamenti. Nelle telecomunicazioni, il primo grande mercato liberalizzato, l&#8217;ex monopolista ha perso terreno anno dopo anno fino a vendere la rete nel 2024, mentre i prezzi dei servizi di comunicazione sono</span><a href="https://www.agcom.it/sites/default/files/documenti/relazione_annuale/RELAZIONE%20ANNUALE%202025_0.pdf"><span> scesi</span></a><span> del 30 per cento in dieci anni, pi&#249; che nel resto d&#8217;Europa, secondo l&#8217;Agcom. Sono gli stessi settori dove lo Stato aveva un campione da proteggere; la differenza &#232; che l&#236; ha smesso di proteggerlo.</span></p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/8C2rp/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c13ce086-e4b4-4bc8-8e45-437ff4391da2_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/41d82c23-f7fe-4aef-9574-428afa1507d0_1220x912.png&quot;,&quot;height&quot;:449,&quot;title&quot;:&quot;Come sono cambiati i prezi dove c'&#232; concorrenza e dove non c'&#232;&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Prezzi al consumo di alcuni servizi in Italia, numeri indice con base 2012 = 100&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/8C2rp/1/" width="730" height="449" frameborder="0" scrolling="no" loading="lazy"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p style="text-align: justify;"><span>Il caso che tocca pi&#249; persone resta la casa. &#200; anche il pi&#249; scivoloso, perch&#233; sui prezzi delle abitazioni pesano molte cose insieme, ma il meccanismo di base &#232; semplice: una casa nuova aiuta anche chi non la comprer&#224; mai, perch&#233; chi ci si trasferisce libera un alloggio meno caro e la catena arriva fino ai quartieri pi&#249; poveri. Uno</span><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0094119021000656"><span> studio</span></a><span> americano trov&#242; che ogni cento alloggi nuovi ne liberano tra 45 e 70 nei quartieri sotto la mediana dei redditi; attorno ai palazzi appena costruiti gli affitti</span><a href="https://direct.mit.edu/rest/article-abstract/105/2/359/100977"><span> scendono</span></a><span> di circa il 6 per cento; ad Auckland, otto anni dopo aver permesso di costruire pi&#249; denso, gli affitti erano</span><a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/ecin.70075"><span> pi&#249; bassi</span></a><span> del 23 per cento rispetto alle citt&#224; rimaste ferme. Bloccare le costruzioni &#232; quindi una protezione in piena regola, la pi&#249; popolare di tutte, perch&#233; in Italia</span><a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/indagine-famiglie/bil-fam2022/index.html"><span> tre famiglie su quattro</span></a><span> possiedono la casa in cui vivono e un palazzo nuovo abbassa il valore della loro; chi resta fuori sono i giovani, la cui quota della ricchezza nazionale &#232; scesa dal 13 al 4 per cento in trent&#8217;anni, e le famiglie povere, in affitto in un caso su tre. Il conto per la crescita arriva quando le persone non possono pi&#249; trasferirsi dove sarebbero pi&#249; produttive. Due economisti americani</span><a href="https://www.nber.org/system/files/working_papers/w23833/w23833.pdf"><span> stimarono</span></a><span> che l&#8217;eccesso di regole edilizie costi agli Stati Uniti circa il 2 per cento di Pil l&#8217;anno.</span></p><h2 style="text-align: justify;"><strong><span>Il settore sbagliato</span></strong></h2><p style="text-align: justify;"><span>Infine, gli stessi incentivi orientano lo Stato anche quando promuove deliberatamente invece di proteggere, alterando la normale situazione di mercato.. Il turismo &#232; il settore che la politica italiana celebra di pi&#249;, il petrolio d&#8217;Italia del dibattito pubblico, e il conto satellite dell&#8217;Istat dice cosa si sta celebrando: un contributo diretto del</span><a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/conto-satellite-del-turismo-per-litalia-anno-2023/"><span> 5 per cento</span></a><span> del Pil, che sale al 9,6 contando anche gli effetti indiretti, il 14 per cento delle posizioni lavorative, un valore aggiunto per addetto di 99 mila euro contro i 142 mila della media nazionale e redditi pi&#249; bassi di un terzo. Negli ultimi vent&#8217;anni il valore aggiunto del settore &#232;</span><a href="https://www.fipe.it/2025/07/24/valore-aggiunto-occupazione-produttivita-e-redditi-da-lavoro-una-visione-dinsieme/"><span> cresciuto</span></a><span> dello 0,8 per cento l&#8217;anno con ore lavorate cresciute del doppio, il profilo di un settore che si espande aggiungendo lavoro mentre la produttivit&#224; ristagna.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Le scelte pubbliche seguono la celebrazione. Nel 2023 il ministero del Turismo spese circa</span><a href="https://www.ilpost.it/2023/08/31/instagram-open-to-meraviglia-attivo/"><span> 9 milioni</span></a><span> di euro nella campagna Open to Meraviglia, con la Venere di Botticelli trasformata in influencer; una campagna pubblica paragonabile per la chimica o la farmaceutica non si &#232; mai vista. Eppure &#232; la farmaceutica a trainare l&#8217;export italiano, con 69,2 miliardi di euro nel 2025, in crescita di oltre un quarto in un anno, e un peso sul manifatturiero salito dal 5 all&#8217;11 per cento in dieci anni (una parte del balzo &#232; corsa alle scorte prima dei dazi americani, ammette la stessa associazione di settore). La ragione della sproporzione &#232; associabile a interessi elettorali. Le spiagge e i borghi italiani stanno in ogni collegio elettorale e ogni sindaco ha una sagra da inaugurare, mentre i poli farmaceutici sono pochi, concentrati in qualche provincia, e i voti che muovono non si vedono. L&#8217;Irlanda, che negli anni Ottanta aveva uno Stato pi&#249; grande del nostro, scelse di attirare farmaceutica e informatica; &#232; la differenza tra orientare l&#8217;attenzione pubblica verso i settori dove la produttivit&#224; sale e verso quelli dove ristagna.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Il turismo resta un vantaggio vero, che porta un</span><a href="https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/rapporti-estero/turismo-internazionale/"><span> surplus</span></a><span> da 20 miliardi di euro l&#8217;anno, l&#8217;1 per cento del Pil, e lavoro dove le alternative scarseggiano. Pu&#242; accompagnare la crescita di un paese ricco; a guidarla sono i settori dove la produttivit&#224; sale, che sono anche quelli a cui l&#8217;attenzione pubblica arriva per ultima, e dove la politica e la sua espressione governativa  non ha un incentivo esplicito alla promozione e racconto.</span></p><h2 style="text-align: justify;"><strong><span>Quello che lo Stato pu&#242; fare</span></strong></h2><p style="text-align: justify;"><span>Il processo che genera la crescita ha bisogno di fondamenta pubbliche. Servono regole stabili applicate in tempi certi, contratti che un tribunale fa rispettare, un&#8217;autorit&#224; che impedisca ai vincitori di chiudere il mercato dietro di s&#233;, scuole che preparino le persone a cambiare. Uno Stato grande pu&#242; convivere con la crescita, come mostrano i nordici, finch&#233; fa le sue cose e lascia alla selezione le sue. Sono esattamente i compiti su cui uno Stato occupato a gestire societ&#224;, sussidi, proroghe e campagne promozionali investe meno attenzione.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Questo programma l&#8217;Italia lo ha gi&#224; scritto, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, che tra le sue 63 riforme aveva la legge annuale sulla concorrenza, i tempi della giustizia civile, gli appalti e la semplificazione delle autorizzazioni. La</span><a href="https://www.corteconti.it/Home/Organizzazione/UfficiCentraliRegionali/UffSezRiuniteSedeControllo/RelstatoPNRR"><span> Corte dei conti</span></a><span> registra che nel primo semestre del 2025 tutti i 32 obiettivi concordati con la Commissione sono stati raggiunti. &#200; nel contenuto che si vede la differenza tra scrivere una riforma e farla. Le gare per le concessioni balneari, previste dalla prima legge sulla concorrenza, sono state</span><a href="https://www.ilpost.it/2024/09/04/concessioni-balneari-gara-2027/"><span> rinviate</span></a><span> per legge al 2027 e le licenze dei taxi possono crescere al massimo del 20 per cento. Le riforme che costano a qualcuno di preciso arrivano al traguardo svuotate, come prevede il meccanismo raccontato in queste pagine.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>C&#8217;&#232; poi una condizione che questo episodio ha dato finora per scontata, cio&#232; uno Stato capace di eseguire. Due economisti che passarono in rassegna le politiche industriali</span><a href="https://www.aeaweb.org/articles?id=10.1257/jep.38.4.27"><span> avvertirono</span></a><span> nel 2024 che queste falliscono soprattutto quando i governi tentano politiche superiori alle capacit&#224; delle loro amministrazioni e la macchina italiana parte indietro. Il 53 per cento dei dipendenti pubblici ha pi&#249; di 50 anni, contro il 40 della media europea, e chi ha un&#8217;istruzione post-secondaria &#232; il 38 per cento contro il 54; le disparit&#224; di capacit&#224; amministrativa tra le regioni sono le pi&#249; ampie dell&#8217;Unione, secondo il</span><a href="https://economy-finance.ec.europa.eu/economic-surveillance-eu-member-states/country-pages-including-country-reports/country-report-italy_en"><span> Country Report</span></a><span> della Commissione europea. Anche scegliere i settori giusti, richiede prima di tutto un&#8217;amministrazione in grado di scegliere.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>La strada per restringere il perimetro senza lasciare macerie &#232; nota e passa dal compensare chi perde. La Danimarca paga a chi perde il lavoro fino al 90 per cento dello stipendio per due anni e in cambio lascia alle imprese piena libert&#224; di assumere e licenziare: protegge il reddito della persona mentre il posto resta contendibile. &#200; l&#8217;alternativa esatta alla cassa integrazione decennale, che protegge il posto e abbandona la persona quando il sussidio finisce.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Quando met&#224; del Pil passa dallo Stato, met&#224; delle decisioni economiche finisce per rispondere anche alla logica del consenso. Lo Stato pu&#242; per&#242; coltivare la crescita, lasciando che chi ha un&#8217;idea entri in un mercato, ci provi, sbagli e, se non funziona, chiuda e ricominci. Ogni dazio, ogni salvataggio, ogni proroga e ogni regola che blocca le costruzioni dove c&#8217;&#232; domanda sottrae invece un pezzo di quella met&#224; alla selezione e lo mette al servizio della protezione. Il compito dello Stato somiglia a quello di un arbitro, che scrive regole chiare e le fa rispettare, mentre la partita da cui nasce la crescita la giocano le imprese e le persone.</span></p><div><hr></div><p style="text-align: justify;"><em><span>Nel prossimo episodio di CrescitaZero vedremo che ruolo hanno avuto i sindacati nella mancata crescita degli ultimi trent&#8217;anni. </span></em></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Non capiamo perché facciamo meno figli]]></title><description><![CDATA[Il numero di figli per donna scende quasi ovunque e nessuna delle spiegazioni pi&#249; diffuse regge ai dati. Per l&#8217;Italia il problema &#232; un sistema di welfare pensato per una popolazione che cresceva.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/non-capiamo-perche-facciamo-meno</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/non-capiamo-perche-facciamo-meno</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Thu, 10 Sep 2026 08:02:05 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Qym_!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F268da0dc-d06f-4337-8197-afb74f44fd12_1980x1430.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ad agosto &#232; uscito un nuovo <a href="https://www.sas.upenn.edu/~jesusfv/Demographics.pdf">studio</a> di Jes&#250;s Fern&#225;ndez-Villaverde (economista dell&#8217;Universit&#224; della Pennsylvania tra i pi&#249; citati in demografia) e Patrick Norrick. Lo studio si intitola <em>Terra Incognita: The Economics of a Shrinking World</em>, che in italiano si pu&#242; rendere con &#8220;Terra sconosciuta: l&#8217;economia di un mondo che si restringe&#8221;. Il titolo &#232; voluto perch&#233; in apertura gli autori scrivono che nel 2026 la popolazione mondiale &#232; con ogni probabilit&#224; sotto la soglia di sostituzione (2,1 figli per donna, il livello che permette di mantenere stabile la popolazione). &#200; la prima volta nella storia umana. Qualche pagina pi&#249; in l&#224;, gli autori ammettono che &#8220;non comprendiamo i meccanismi&#8221; che stanno causando questo calo.</p><p>Questo &#232; il passaggio centrale dello studio. La transizione demografica, che ha portato a passare da sei a due figli per donna con il calo della mortalit&#224; infantile e l&#8217;aumento del rendimento dell&#8217;istruzione, ha dato luogo a una serie di modelli economici che hanno funzionato per la prima ondata di calo della fecondit&#224; (nei paesi ricchi, tra il XIX e il XX secolo), ma secondo lo studio non sono adeguati per l&#8217;attuale ondata. Va comunque sottolineato che bisogna essere cauti: la Banca Mondiale e le Nazioni Unite stimano che nel 2024 la fecondit&#224; mondiale fosse di 2,2 figli per donna, sopra la soglia. Il dato sotto la soglia &#232; una stima dello studio, che considera sovrastimati i dati delle Nazioni Unite. Ma la tesi di questo pezzo vale anche con quel decimale di differenza.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Anche nei paesi a reddito medio scende il numero di figli</h2><p>Una novit&#224; storica &#232; che i paesi a reddito medio hanno una fecondit&#224; inferiore a quella dei paesi ricchi. Nel 2025 il Messico ha avuto un tasso di fecondit&#224; (figli medi per donna) pari a 1,51, ma ha un reddito pro capite pari al 28 per cento di quello degli Stati Uniti. La Tunisia ha una fecondit&#224; di 1,45 e un reddito al 18 per cento. Messico e Tunisia sono i due esempi con cui si apre lo studio, ma ci sono altri casi come la Thailandia con una fecondit&#224; di 0,87, la Colombia intorno a 1 e il Brasile a 1,52.</p><p>La <a href="https://data.worldbank.org/indicator/SP.DYN.TFRT.IN">Banca Mondiale</a> divide i paesi in quattro fasce in base al reddito pro capite e fornisce il tasso di fecondit&#224; per ciascuna fascia. Nel 2024 i paesi ad alto reddito hanno una fecondit&#224; di 1,42, i paesi a medio-alto reddito (Cina, Brasile, Messico, Turchia) di 1,52, due valori ormai molto vicini. I paesi a medio-basso reddito hanno una fecondit&#224; di 2,62 e quelli a basso reddito di 4,46. Dal 2017 in poi il calo &#232; avvenuto soprattutto nella fascia medio-alta: in sette anni ha perso 0,45 figli per donna, mentre i paesi ricchi hanno perso 0,21. Il calo della fecondit&#224; non &#232; pi&#249; un fenomeno che riguarda solo i paesi ricchi: la fascia medio-alta ci &#232; gi&#224; passata.</p><p>La Turchia &#232; il caso pi&#249; leggibile perch&#233; ha un registro civile completo delle nascite (altrove le nascite sono in parte stimate). La Turchia aveva una fecondit&#224; di 2,11 nel 2016 e nel 2025 &#232; a 1,42. Le nascite sono calate del 32 per cento in nove anni e 76 province su 81 sono sotto la soglia di sostituzione. In Colombia, secondo il <a href="https://www.dane.gov.co/files/operaciones/EEVV/2024/19-dic-2024/bol-EEVV-Nacimientos-2024pr.pdf">registro nazionale</a>, nel 2015 sono nati 661 mila bambini e nel 2025 434 mila, un calo del 34 per cento in dieci anni. La fecondit&#224; &#232; passata da 1,7 a 1,0. Le stime della Banca Mondiale e dell&#8217;ONU per la Colombia danno una fecondit&#224; di 1,63. Nei paesi dove il calo &#232; pi&#249; rapido, le fonti internazionali sbagliano di circa mezzo figlio: la velocit&#224; del calo rimane incerta mentre avviene. Il calo non &#232; omogeneo: in India la fecondit&#224; &#232; stabile a 2,0 figli per donna tra le ultime due indagini nazionali sulla salute delle famiglie (2019-21 e 2023-24), nel Bihar &#232; a 2,7 e in alcuni stati meridionali &#232; sotto 1,5. Nella fascia a basso reddito il calo &#232; di circa 0,07 figli all&#8217;anno, senza accelerazioni.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Qym_!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F268da0dc-d06f-4337-8197-afb74f44fd12_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Qym_!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F268da0dc-d06f-4337-8197-afb74f44fd12_1980x1430.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Qym_!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F268da0dc-d06f-4337-8197-afb74f44fd12_1980x1430.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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Gli autori usano un modello statistico che permette di distinguere per ogni paese la componente mondiale comune e la componente nazionale del calo. La componente mondiale ha avuto un picco nel 1978 e poi si &#232; indebolita, mentre negli ultimi quindici anni &#232; stata quasi immobile. La componente nazionale &#232; invece attiva: 219 paesi su 236 hanno un andamento negativo, con una media di -0,062 figli per donna all&#8217;anno, oltre mezzo figlio in un decennio per il paese medio. Non ci sono indizi di una stabilizzazione nel campione. I cali pi&#249; veloci si sono registrati nei paesi intermedi (tra i 3 e i 4,5 figli per donna a met&#224; del periodo): Thailandia, Mongolia, Tunisia e Cina, con cali tra -0,14 e -0,15 figli annui.</p><p>Per valutare le spiegazioni del calo della fecondit&#224;, lo studio ha adottato un criterio: la causa deve essere quasi universale e presentarsi in momenti diversi, visto che i cali pi&#249; rapidi sono separati da decenni. Facciamo un esempio numerico (lo studio usa 100 donne, noi ne usiamo 400): 60 donne non hanno figli, 40 ne hanno uno, 240 ne hanno due, 40 ne hanno tre e 20 ne hanno quattro. In totale abbiamo 720 figli, 1,8 per donna, un valore medio delle economie avanzate fino agli anni Novanta. Se spostiamo un quarto delle donne, avremo 104 donne senza figli, 92 con uno, 184 con due, 20 con tre e nessuna con quattro. In totale avremo 520 figli, 1,3 per donna, un livello che i demografi definiscono come fecondit&#224; bassissima. I tre quarti delle donne hanno mantenuto lo stesso comportamento. Per passare da 1,8 a 1,3 bastano piccole variazioni di costi e convenienze: i figli sono in numeri interi e passare da due a uno &#232; semplice. La stessa aritmetica vale anche per la risalita: &#232; difficile e le stesse piccole spinte verso l&#8217;alto valgono meno.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZGY6!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F354fb2b7-6a01-4ac0-b003-910aedf0a676_1980x1320.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!ZGY6!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F354fb2b7-6a01-4ac0-b003-910aedf0a676_1980x1320.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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L&#8217;Italia &#232; su entrambi i binari: le donne che non hanno figli alla fine dell&#8217;et&#224; fertile sono il 13 per cento tra quelle nate nel 1958 e Istat stima che saranno il 26 per cento tra quelle nate nel 1983, con un picco nel Mezzogiorno vicino al 30 per cento. La discendenza finale, ossia il numero di figli totali alla fine dell&#8217;et&#224; fertile, delle nate nel 1983 &#232; pari a 1,44. In America Latina invece si va nella direzione opposta: uno <a href="https://www.nber.org/papers/w34749">studio</a> di quattro economisti uscito a gennaio sul calo della fecondit&#224; finale ha evidenziato come l&#8217;87-99 per cento del calo sia dovuto a un minor numero di figli tra le madri, mentre l&#8217;aumento delle donne senza figli &#232; inferiore al 10 per cento. C&#8217;&#232; poi il terzo schema, rappresentato dalla Corea del Sud, dove le donne senza figli sono il 13 per cento contro il 28 del Giappone, ma la fecondit&#224; &#232; molto pi&#249; bassa perch&#233; le madri si fermano prima. Questi tre paesi mostrano che ci sono dinamiche aritmetiche diverse nel calo della fecondit&#224; e che non esiste una spiegazione unica valida per tutti.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;24cf7727-435a-4b23-ad25-9bc8d11c90e0&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;L&#8217;Italia si trova in una profonda crisi demografica destinata ad avere effetti su tutti gli aspetti, dalla crescita economica alla sostenibilit&#224; del sistema pensionistico passando per le scuole. I dati recentemente pubblicati da Eurostat sul tasso di fecondit&#224; a livello regionale confermano che il nostro paese presenta alcuni dei valori pi&#249; critici dell&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Come si sta spegnendo demograficamente l'Italia&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Mi occupo di dati, analizzandoli, cercando di trovarci cose interessanti e visualizzandoli nel miglior modo possibile. &quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-12-04T09:01:51.564Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dec3cf34-49e7-4bf4-8645-8e12c688e160_1280x1382.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/come-si-sta-spegnendo-demograficamente&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:180483756,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:17,&quot;comment_count&quot;:3,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lbv0!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F240148b9-726e-47ef-a28f-e491b02deac2_856x856.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h2>Le spiegazioni che non reggono</h2><p>La spiegazione classica viene da Gary Becker, negli anni Sessanta. L&#8217;economista dell&#8217;Universit&#224; di Chicago, vincitore del Nobel nel 1992 per l&#8217;economia applicata alla famiglia, sosteneva che con la modernizzazione aumentava il rendimento dell&#8217;istruzione e che i genitori, quindi, scambiavano quantit&#224; con qualit&#224; dei figli: ne avevano meno, ma investivano di pi&#249; su ciascuno. Questo modello &#232; coerente con i paesi ricchi che hanno una bassa fecondit&#224;.</p><p>Il 21 agosto Fern&#225;ndez-Villaverde ha <a href="https://x.com/JesusFerna7026/status/2090868776556482655">ricalcolato</a> su trenta paesi OCSE (organizzazione delle economie avanzate) la correlazione annuale tra fecondit&#224; e reddito pro capite. La correlazione &#232; un indice che va da -1 a +1: se &#232; negativa vuol dire che i paesi pi&#249; ricchi hanno meno figli, se &#232; positiva che ne hanno di pi&#249;. Con i dati della Banca Mondiale, la correlazione era pari a -0,45 nel 1960, &#232; arrivata a essere negativa al massimo nel 1978 (-0,77), poi &#232; costantemente risalita, diventando positiva nel 2009. Oggi i paesi con un reddito pi&#249; alto hanno pi&#249; figli. La correlazione ha quindi avuto un&#8217;inversione di tendenza alla fine degli anni Settanta, &#8220;molto prima che chiunque avesse sentito parlare di smartphone, social media o degli altri soliti sospetti&#8221;, ha scritto Fern&#225;ndez-Villaverde. Se la causa fosse stata il costo dei figli, che cresce con il reddito, la correlazione sarebbe rimasta negativa. La stessa inversione si vede per l&#8217;occupazione femminile: per decenni la maggiore fecondit&#224; era associata a un minor numero di donne occupate, mentre oggi nell&#8217;OCSE &#232; associata a un maggior numero di donne occupate.</p><p>La spiegazione pi&#249; diffusa in Italia &#232; che i prezzi alti delle case ritardino la formazione di una famiglia. I proprietari di casa, resi pi&#249; ricchi dai prezzi alti, potrebbero avere un figlio in pi&#249;, mentre gli affittuari, pi&#249; poveri, rimandano figli. L&#8217;Italia &#232; il caso pi&#249; scomodo per questa spiegazione: solo il 5 per cento della popolazione italiana spende pi&#249; del 40 per cento del proprio reddito in abitazione, contro una media Ue del 7,7 per cento; i proprietari di casa sono il 77 per cento, contro una media Ue del 68 per cento. Eppure la fecondit&#224; italiana &#232; tra le pi&#249; basse d&#8217;Europa. Il costo della casa pu&#242; essere valido come ostacolo all&#8217;uscita di casa a trent&#8217;anni, ma non nel confronto tra paesi.</p><p>Nei 72 paesi a reddito medio e basso l&#8217;espansione dell&#8217;istruzione femminile in media <a href="https://doi.org/10.1111/sifp.70055">spiega</a> circa il 30 per cento del calo della fecondit&#224; (26 in Asia e Nord Africa). La parte maggiore del calo si verifica all&#8217;interno dei singoli livelli di istruzione, tra cui le donne che non sono mai andate a scuola.</p><p>Lo smartphone &#232; stato oggetto di uno studio americano che si basa sull&#8217;esclusiva dell&#8217;iPhone con un solo operatore negli Stati Uniti tra il 2007 e il 2011. Le zone servite da quell&#8217;operatore hanno avuto un accesso anticipato allo smartphone. Secondo lo studio, la diffusione dell&#8217;iPhone &#232; stata responsabile di una quota fra un terzo e la met&#224; del calo della fecondit&#224; americana successivo. Ma con un solo dato, Fern&#225;ndez-Villaverde replica: l&#8217;Italia aveva 1,19 figli per donna nel 1995 e ne ha 1,14 nel 2025. Sono passati trent&#8217;anni e l&#8217;intera diffusione dei telefoni per avere cinque centesimi in meno. Secondo gli autori, i telefoni accelerano la diffusione delle norme sociali, da venticinque a dieci anni. Negli Stati Uniti le nascite per mille donne tra i 15 e i 44 anni erano 118 nel 1920 e 89 nel 1929. L&#8217;economista americano Scott Sumner usa quel decennio per contrastare l&#8217;obiezione principale alla tesi dei telefoni, ossia che il calo della fecondit&#224; &#232; in corso da due secoli. <a href="https://scottsumner.substack.com/p/its-the-fun">Secondo Sumner</a>, lo smartphone &#232; un dispositivo di intrattenimento portatile, l&#8217;ultimo di una serie di innovazioni che hanno reso la vita pi&#249; divertente e meno sociale. Tra queste innovazioni ci sono l&#8217;urbanizzazione tra il 1800 e il 1920, il cinema e la radio negli anni Venti, la televisione tra il 1955 e il 1975 e i telefoni dal 2010. Dopo la televisione, la fecondit&#224; americana &#232; rimasta stabile per oltre trent&#8217;anni, ma poi dopo il 2010 &#232; iniziato un nuovo calo, simultaneo in tutto il mondo. Secondo Sumner, dire telefoni vuol dire dire divertimento: il piacere della vita familiare non &#232; cambiato, ma le alternative sono diventate sempre pi&#249; attraenti.</p><p>L&#8217;impianto di Sumner &#232; identico a quello di Becker: il figlio costa in rinunce e con pi&#249; rinunce si hanno meno figli. La differenza &#232; solo nel tipo di rinuncia: per Becker &#232; il salario e la carriera, per Sumner &#232; lo svago. La conseguenza &#232; la stessa obiezione: se con pi&#249; reddito si hanno pi&#249; opzioni di svago al di fuori della famiglia, allora secondo la tesi dello svago i pi&#249; ricchi dovrebbero avere meno figli degli altri. Ma i dati dicono il contrario: la relazione tra reddito e figli &#232; di nuovo positiva nei paesi ricchi e negli Stati Uniti le famiglie dei miliardari sono pi&#249; numerose di quelle del ceto medio (osservazione dello stesso Sumner). Un secondo dato arriva da Lyman Stone, dell&#8217;Institute for Family Studies (un centro studi americano favorevole all&#8217;aumento delle nascite), responsabile del suo programma sulla natalit&#224;. La perdita di reddito di una donna americana dopo un figlio &#232; oggi al minimo di sempre. Il costo in termini di salario &#232; in discesa, ma i figli continuano a calare: il costo non &#232; sufficiente come spiegazione.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!a3H3!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa556966b-62a9-4361-a3b9-9a87ba251693_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!a3H3!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa556966b-62a9-4361-a3b9-9a87ba251693_1980x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Le politiche per la natalit&#224; funzionano poco</h2><p>In Cina si &#232; passati alla politica del figlio unico nel 1979, quando la fecondit&#224; era a 2,80. A Taiwan, con una cultura e norme simili alla Cina ma senza coercizione, la fecondit&#224; era a 2,67 nello stesso anno. Nel 2015, quando la Cina ha abolito la politica del figlio unico, la fecondit&#224; era a 1,57, mentre a Taiwan era a 1,18. Il calo &#232; stato maggiore a Taiwan, nonostante non avesse la politica del figlio unico.</p><p>Lo stesso andamento si &#232; visto anche con regimi opposti. In Colombia si &#232; passati da 6,4 nel 1950 a 1,6 nel 2023, con la stessa inclinazione della curva cinese, ma senza coercizione. In Thailandia in vent&#8217;anni si &#232; passati da 5,5 a 2 figli con la pianificazione familiare volontaria, con un reddito pro-capite di 6.800 dollari. La Malaysia ha raggiunto questa soglia solo nel 2015, con 23 mila dollari.</p><p>L&#8217;unica valutazione rigorosa di una politica natalista &#232; stata fatta in Qu&#233;bec, dove tra il 1988 e il 1997 &#232; stato introdotto un bonus per ogni nascita, assente nel resto del Canada. Uno studio di confronto <a href="https://www.nber.org/papers/w8845">ha stimato</a> che ci sono state 93 mila nascite in pi&#249;, quasi il 15 per cento, con un costo di 1,4 miliardi di dollari canadesi, ossia 15 mila dollari per figlio aggiuntivo.</p><p>In Polonia dal 2016 sono stati erogati circa 94 miliardi di euro in assegni familiari, dall&#8217;1 all&#8217;1,8 per cento annuo del PIL. La fecondit&#224; polacca &#232; passata da 1,32 a un massimo di 1,47, per poi scendere a circa 1,1 nel 2025. Il costo stimato &#232; di 389 mila dollari per nascita in pi&#249;, ma in una relazione al parlamento il governo ha scritto che c&#8217;&#232; stato un &#8220;impatto molto limitato&#8221;.</p><p>In Corea del Sud si sente spesso parlare di una cifra di oltre 200 miliardi di dollari spesi per contrastare la denatalit&#224; dal 2006 (tra cui edilizia e occupazione giovanile). Ma secondo l&#8217;OCSE, usando gli stessi criteri per tutti i paesi, la Corea del Sud <a href="https://www.oecd.org/en/publications/korea-s-unborn-future_005ce8f7-en.html">spendeva</a> solo l&#8217;1,5 per cento del PIL per la famiglia nel 2021, contro una media del 2,3 per cento. La fecondit&#224; coreana era a 1,13 nel 2006 e nel 2023 &#232; arrivata a 0,72.</p><p>Nel 2021 tre ricercatori norvegesi hanno <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/padr.12431">messo insieme</a> una rassegna dei 35 studi pi&#249; rigorosi sulle politiche familiari, che confrontano i beneficiari e i non beneficiari. Hanno concluso che queste politiche hanno un&#8217;efficacia reale ma ridotta e che funziona solo se le misure sono di grande dimensione. Gli asili nido hanno un effetto positivo e persistente sul numero finale di figli, i trasferimenti monetari portano a nascite anticipate ma non cambiano il numero finale di figli e le grandi estensioni del congedo parentale sono efficaci. Per spiegare perch&#233; non si vedono effetti nei confronti internazionali, gli autori sostengono che molte misure siano troppo piccole per essere rilevate e che un effetto dell&#8217;1-2 per cento su una fecondit&#224; di 1,3 corrisponda a 0,01-0,03 figli per donna. A dicembre avevo <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/come-si-sta-spegnendo-demograficamente">scritto</a> che servivano pacchetti integrati di politiche strutturali. Ma la mia posizione attuale, dopo aver letto questo studio e questa letteratura, &#232; che il problema sia pi&#249; a monte. Le politiche familiari sono poco efficaci, sono efficaci solo se sono grandi e nessuna &#232; in grado di riportare la fecondit&#224; a 2,1. Non sappiamo perch&#233; sono cos&#236; poco efficaci.</p><h2>L&#8217;idea di avere figli piace meno che in passato</h2><p>Tra ventidue economie avanzate, tra il 2012 e il 2022 il numero ideale di figli dichiarato &#232; passato da 2,42 a 2,31 e la percentuale di persone che intendeva avere un figlio entro tre anni &#232; scesa dal 28 al 21 per cento. Le autrici di un lavoro di agosto, Raquel Fern&#225;ndez della New York University, In&#233;s Berniell e Milagros Onofri, hanno <a href="https://www.nber.org/papers/w35651">analizzato</a> i dati di indagini ripetute dopo un decennio per capire quanto pesano i vari atteggiamenti sul calo delle nascite. Il fattore principale &#232; il calo della convinzione che i figli siano necessari per una vita piena, che contribuisce per il 70 per cento al calo delle intenzioni delle donne. La divisione del lavoro domestico e il conflitto tra lavoro e famiglia hanno un contributo quasi nullo. L&#8217;ipotesi che si tratti di un semplice rinvio &#232; smentita dal fatto che, se fosse cos&#236;, le intenzioni di avere figli risalirebbero alle et&#224; in cui si recuperano le nascite, ma non c&#8217;&#232; nessuna et&#224; in cui le intenzioni sono in aumento.</p><p>In Italia il numero ideale di figli dichiarato dalle donne tra i 25 e i 39 anni &#232; passato da 2,11 nel 2001 a 1,95 nel 2011. Tra i 18 e i 49 anni, chi intendeva avere figli ha dichiarato di volerne due nel 46 per cento dei casi nel 2016 e nel 42 per cento nel 2024, tre o pi&#249; nel 22 per cento e nel 14 per cento, mentre chi non ha indicato un numero &#232; passato dal 25 al 36 per cento. La distanza tra intenzioni e realt&#224; &#232; ancora ampia: le intenzioni delle donne di avere un figlio entro tre anni nel 2024 corrisponderebbero a circa 760 mila nascite l&#8217;anno, ma nel 2025 ne sono nate 355 mila. Le donne che nel 2016 hanno risposto &#8220;certamente s&#236;&#8221; all&#8217;idea di avere un figlio nei tre anni successivi hanno avuto un figlio nel 43 per cento dei casi.</p><p>Gli italiani hanno un desiderio di figli molto pi&#249; alto rispetto ai figli effettivi, ma pi&#249; basso rispetto a vent&#8217;anni fa. Gli adulti tra i 25 e i 64 anni senza partner sono passati dall&#8217;11 per cento nel 2002-03 al 22 per cento nel 2022-23, raddoppiando in vent&#8217;anni. Le famiglie unipersonali sono passate dal 26 al 37 per cento e questo fa parte del calo. Il calo dei matrimoni non &#232; molto indicativo perch&#233; in parte &#232; stato sostituito dalla convivenza (le coppie conviventi non sposate sono passate da 440 mila a 1,7 milioni). Il raddoppio di chi vive senza partner &#232; una misura pi&#249; efficace delle coppie mancanti. In Italia ci sono meno coppie e le coppie hanno meno figli, due fenomeni di portata simile.</p><p>In Cina il 5 per cento delle giovani donne nel 2012 non aveva alcun desiderio di avere figli, percentuale salita al 47 per cento nel 2023. &#200; l&#8217;unico paese dove si &#232; misurata la trasmissione di una norma tra generazioni. Uno studio sui nati poco prima e poco dopo l&#8217;introduzione del figlio unico ha mostrato che per i figli unici la dimensione ideale della famiglia &#232; stata inferiore di 0,6-0,7 figli. La famiglia piccola &#232; diventata una norma anche dopo la fine del vincolo per chi ci &#232; cresciuto. Per Corea del Sud e Thailandia, dove ci sono state campagne per ridurre le nascite tra gli anni Sessanta e Novanta, una stima simile non &#232; disponibile.</p><h2>Perch&#233; la fecondit&#224; non risale da sola</h2><p>Fern&#225;ndez-Villaverde propone una spiegazione, di tipo speculativo, che chiama &#8220;modernit&#224;&#8221;. In una societ&#224; basata su grandi organizzazioni e titoli di studio, avere un terzo figlio &#232; costoso perch&#233; ogni figlio va preparato per anni a un mondo di credenziali. Allo stesso tempo, in questa societ&#224; non avere figli costa poco perch&#233; pensioni e sanit&#224; sostituiscono il ruolo dei figli. Questa congettura rispetta i due criteri dello studio: la &#8220;modernit&#224;&#8221; &#232; universale e arriva in momenti diversi. Il problema &#232; che spiega qualsiasi esito, dallo 0,7 della Corea all&#8217;1,7 degli Stati Uniti, a seconda degli elementi che si aggiungono. I minimi dell&#8217;Asia orientale sono attribuiti dagli autori allo squilibrio tra opportunit&#224; femminili e attese sugli uomini. Ma nel World Values Survey, un&#8217;indagine internazionale sui valori, la Corea ha atteggiamenti di genere in linea con i paesi con reddito simile.</p><p>Nei mercati esiste un meccanismo di autoregolazione: se c&#8217;&#232; scarsit&#224;, il prezzo sale, la domanda cala ed entrano in gioco nuovi produttori. Un meccanismo simile per la fecondit&#224; non esiste. Per gli autori questo &#232; il punto pi&#249; rilevante per gli economisti. Non c&#8217;&#232; alcuna garanzia che gli effetti positivi di una popolazione in calo (come case meno care) compensino quelli negativi (come una crescita pi&#249; bassa e tasse pi&#249; alte per le pensioni). Esistono tre possibili forze di risalita: politiche, selezione dei gruppi pi&#249; fecondi e prezzi relativi indotti dal calo della popolazione. Ma sono tutte lente o deboli. Malthus parlava di adattamento della popolazione alle risorse: &#232; reale, ma avviene su scala di secoli, mentre gli effetti su pensioni e debito si vedono su scala di decenni.</p><p>Le previsioni dell&#8217;ONU mostrano che ogni revisione riduce e anticipa il picco della popolazione mondiale. Nelle revisioni del 2015-2019 la popolazione era ancora in aumento nel 2100, ma nella revisione del 2022 il picco era di 10,4 miliardi nel 2086, mentre nella revisione del 2024 di 10,3 miliardi nel 2084. L&#8217;ONU ha sovrastimato la popolazione nei paesi dove il calo &#232; pi&#249; rapido: in Corea del Sud, ad esempio, le nascite previste dall&#8217;ONU nel 2023 erano 350 mila, mentre quelle effettive 230 mila. Il modello dell&#8217;ONU continua infatti ad aspettarsi una ripresa che in Asia orientale non arriva, mentre nelle stesse revisioni ha sottostimato la popolazione di Mali e Nepal. Fern&#225;ndez-Villaverde utilizza i registri di nascite e decessi dei singoli istituti statistici nazionali. Sull&#8217;Africa subsahariana ha <a href="https://x.com/JesusFerna7026/status/2085334419523469402">scritto</a> una risposta onesta: nessuno lo sa.</p><h2>Meno lavoratori, meno crescita</h2><p>La crescita del PIL &#232; data dalla crescita della produttivit&#224; del lavoro (ossia il prodotto per ora lavorata) e dalla crescita delle ore lavorate. Intorno al 2000 negli Stati Uniti, con cifre arrotondate, una crescita del 3 per cento era data da un aumento della produttivit&#224; del 2 per cento e di quello del lavoro dell&#8217;1 per cento. Intorno al 2050, con la produttivit&#224; invariata e senza immigrazione, la crescita sar&#224; dell&#8217;1,5 per cento e quella del lavoro sar&#224; negativa, pari a -0,5 per cento. La forza lavoro in calo fa s&#236; che il potenziale di crescita sia pi&#249; basso e che le banche centrali non possano fare nulla perch&#233; il problema &#232; la mancanza di lavoratori.</p><p>Tra il 1991 e il 2023 il PIL del Giappone &#232; cresciuto in media dello 0,79 per cento all&#8217;anno, mentre quello degli Stati Uniti del 2,60 per cento. Questa differenza &#232; alla base del cosiddetto &#8220;trentennio perduto&#8221;. Per adulto in et&#224; lavorativa il Giappone &#232; cresciuto dell&#8217;1,33 per cento, mentre gli Stati Uniti dell&#8217;1,73 per cento. Se si scambiano le demografie e si assume che la produttivit&#224; rimanga invariata, il Giappone crescerebbe del 2,20 per cento e gli Stati Uniti dell&#8217;1,19 per cento. La stagnazione giapponese &#232; dunque in gran parte dovuta all&#8217;et&#224; della popolazione. Le ore lavorate in Giappone sono diminuite in media dello 0,43 per cento all&#8217;anno, mentre negli Stati Uniti sono aumentate dello 0,98 per cento. Nella stessa tabella, senza commento dello studio, l&#8217;Italia ha una crescita del PIL pari allo 0,79 per cento all&#8217;anno come il Giappone, ma per adulto in et&#224; lavorativa &#232; allo 0,92 contro l&#8217;1,33 e per ora lavorata allo 0,67 contro l&#8217;1,22. Il Giappone ha solo un problema demografico, mentre l&#8217;Italia ha sia un problema demografico sia un problema di produttivit&#224;. &#200; l&#8217;unico paese del G7 ad avere entrambi i problemi.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Fqp1!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6bb52c77-6cd1-42fe-b7e0-b82d19561aa6_1980x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Fqp1!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6bb52c77-6cd1-42fe-b7e0-b82d19561aa6_1980x1430.png 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Daron Acemoglu (Nobel per l&#8217;economia 2024) e David Autor (MIT), insieme a due coautori, hanno condotto uno studio quest&#8217;anno secondo cui una minore natalit&#224; &#232; associata a una maggiore crescita per adulto in et&#224; lavorativa, perch&#233; la tecnologia compensa la mancanza di giovani con maggiore automazione. Lo studio &#232; stato criticato e la risposta di <em>Terra Incognita</em> &#232; che il problema sono i dati. La fecondit&#224; minima nel loro campione &#232; pari a 1,56: dopo un secolo, con 1,56 rimarrebbe il 40 per cento della popolazione, mentre con 0,75 il 3,5 per cento. Situazioni diverse sono trattate come equivalenti da una regressione. Come ha <a href="https://x.com/JesusFerna7026/status/2083171942626914723">scritto</a> a fine luglio Fern&#225;ndez-Villaverde, &#8220;le regressioni non possono vedere ci&#242; che non &#232; accaduto&#8221;.</p><p>Inoltre, una produttivit&#224; al 2 per cento &#232; improbabile perch&#233; una popolazione pi&#249; piccola significa meno ricercatori, mentre ne servono sempre di pi&#249; per ottenere lo stesso avanzamento. Il problema principale dell&#8217;invecchiamento &#232; la distribuzione del reddito tra lavoratori e pensionati. In una frase insolita per la macroeconomia, lo studio afferma che la crescita del prodotto &#232; la questione meno rilevante. Se il numero di pensionati &#232; uguale al numero di lavoratori, il prodotto di ogni lavoratore &#232; diviso in due, indipendentemente dal sistema (tassare i lavoratori attuali come in Italia o fare affidamento sul risparmio individuale accumulato). Nel 2004 il Giappone ha riformato il sistema pensionistico introducendo una riduzione automatica degli assegni in base all&#8217;invecchiamento, stabilizzando il debito. In un&#8217;intervista di novembre Fern&#225;ndez-Villaverde ha detto che il Giappone &#232; il caso migliore: &#8220;moltiplicate per dieci i problemi del Giappone e chiamatelo Messico, e buona fortuna a ottenere il consenso che i giapponesi hanno ottenuto nel 2004&#8221;. Sull&#8217;Italia e la Spagna &#232; molto meno ottimista.</p><p>In Italia la spesa pensionistica pesa poco pi&#249; del 15 per cento sul PIL, il dato pi&#249; alto dell&#8217;Unione. I contributi pesano per il 33 per cento della retribuzione lorda, il massimo OCSE, mentre in media in Europa sono il 21,5 per cento. Gli over 65 hanno un reddito disponibile pari al 99 per cento della media della popolazione, il valore pi&#249; alto dell&#8217;Unione, mentre tra i 66 e i 75 anni &#232; pari al 108 per cento, pi&#249; di quello dei lavoratori. Dal 2001 i dipendenti hanno perso il 9,2 per cento di reddito reale, mentre i pensionati ne hanno guadagnato il 37 per cento. Oggi un pensionato medio ha il 92 per cento del reddito dichiarato di un dipendente medio, mentre allora era il 61 per cento. Nel 2024 i trasferimenti dello Stato all&#8217;Inps sono stati pari a 180 miliardi.</p><p>Ad <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/reddito-dipendenti-pensionati-2024">aprile</a> e ad agosto ho gi&#224; parlato di alcuni di questi temi, ma qui contano solo come impegni che andranno ridiscussi. Gli over 65 sono un quarto dei residenti e circa il 30 per cento degli elettori (molti giovani non hanno la cittadinanza o non sono ancora in et&#224; di voto). L&#8217;et&#224; mediana dell&#8217;elettorato, ossia l&#8217;et&#224; che divide a met&#224; gli aventi diritto di voto, era pari a 50 anni nel 2010, a 55 nel 2023 e sar&#224; pari a 61 nel 2040. Gli aventi diritto tra i 18 e i 35 anni erano il 30 per cento nel 2002, oggi sono il 22 per cento. La ridiscussione dei temi di cui sopra ricade quindi su un elettorato che sta invecchiando pi&#249; velocemente della popolazione. Uno studio pubblicato quest&#8217;anno sull&#8217;<em>European Journal of Political Economy</em> ha mostrato che in vent&#8217;anni gli under 50 sono diventati una minoranza tra i votanti europei e che i programmi elettorali si sono spostati su temi che riguardano gli anziani.</p><p>In Francia la riforma delle pensioni del 2023 &#232; stata sospesa nell&#8217;ottobre 2025 fino a dopo le elezioni presidenziali, mentre in Germania i giovani deputati della CDU si sono opposti al pacchetto pensionistico del proprio governo in nome della giustizia tra le generazioni. Attenzione per&#242;: la lettura delle &#8220;riforme bloccate dagli anziani&#8221; &#232; troppo semplice. In Francia i pensionati attuali sono stati esclusi dalla riforma e l&#8217;opposizione &#232; arrivata dai lavoratori di mezza et&#224;. Una serie di studi su trenta paesi OCSE ha mostrato che un elettore mediano pi&#249; anziano &#232; associato a una spesa pensionistica totale pi&#249; alta e a prestazioni individuali pi&#249; basse. Il vero meccanismo in gioco &#232; che i governi non hanno alcun incentivo ad agire ora: il costo sarebbe immediato, ma il beneficio arriverebbe fra vent&#8217;anni, quando l&#8217;elettore mediano avr&#224; sessant&#8217;anni.</p><h2>In conclusione</h2><p>Non siamo davvero in grado di capire le cause del calo delle nascite. Ci sono molte spiegazioni parziali, ma nessuna copre tutto e nessuna vale per tutti i paesi.</p><p>Le conseguenze di questo fenomeno si stanno gi&#224; vedendo in Italia, con una spesa pensionistica molto alta e un numero di lavoratori in calo. Questi effetti sono destinati ad aumentare perch&#233; i sistemi economici e in particolar modo quelli di welfare sono stati progettati negli anni Cinquanta e Sessanta, nel dopoguerra, sulla base dell&#8217;ipotesi di una popolazione in crescita e di molti giovani che sostengono gli anziani. Quando questa ipotesi viene meno, il welfare va ripensato. Ma c&#8217;&#232; un problema: la popolazione &#232; molto anziana, i giovani sono sempre meno e le misure che riguardano gli anziani sono difficili e molto impopolari per i governi. Questo spinge i governi all&#8217;inazione, aggravando il problema. Ma alla fine le decisioni saranno inevitabili quando il sistema diventer&#224; insostenibile e l&#8217;Italia potrebbe essere uno dei primi paesi a dover fare delle scelte.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L’estate più calda di sempre]]></title><description><![CDATA[Con 24,4 gradi di media tra giugno e agosto, l&#8217;estate 2026 supera il 2003 di tre quarti di grado e il 2022 di quasi uno, mentre le notti tropicali per abitante sono passate da 25 a 58]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/lestate-piu-calda-di-sempre</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/lestate-piu-calda-di-sempre</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Mon, 07 Sep 2026 08:01:29 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Rs_o!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff2c5a037-36c3-428d-be25-ec64b2e02ef3_2700x2700.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>In Italia l&#8217;estate 2026 (1 giugno-31 agosto) ha registrato una temperatura media di 24,4 gradi, il valore pi&#249; alto mai registrato nella serie storica di Copernicus, il programma europeo di osservazione della Terra, che parte dal 1961. Dietro al 2026, al secondo posto c&#8217;&#232; il 2003 con 23,7 gradi e al terzo il 2022 con 23,5 gradi, seguiti da 2024 e 2017. Tre delle cinque estati pi&#249; calde sono quindi cadute negli ultimi cinque anni. L&#8217;anomalia di quest&#8217;estate &#232; stata di +3,2 gradi rispetto al trentennio 1991-2020 e di +4,7 rispetto al 1961-1990. Le medie sono calcolate su una griglia di celle da 9 chilometri<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>. Le temperature massime stagionali sono state di 29,5 gradi (+3,5 sulla norma 1991-2020), mentre le minime di 19,0 gradi (+2,9). Il margine sul 2003 &#232; di 0,9 gradi sulle minime e di 0,7 gradi sulle massime, quindi pi&#249; ampio di notte. Il margine sul 2022 &#232; di circa un grado sia sulle minime sia sulle massime. Nel 2003 il caldo era soprattutto pomeridiano e le notti erano relativamente pi&#249; fresche, mentre nel 2026 il sollievo notturno non c&#8217;&#232; stato.</p><p>Dal 1961 in poi la temperatura media in Italia &#232; aumentata di 0,52 gradi ogni decennio, per un totale di circa 3,4 gradi in 65 anni. Dal 1991 in poi l&#8217;aumento &#232; stato di 0,70 gradi a decennio. Nella serie completa, le temperature massime sono aumentate di 0,55 gradi a decennio e le minime di 0,47 (gi&#224; emerso nell&#8217;analisi su giugno). Negli ultimi 35 anni le minime si sono ormai allineate alle massime, con lo stesso ritmo di aumento. A livello mensile, giugno &#232; il mese che si sta scaldando pi&#249; velocemente con un aumento di 0,56 gradi a decennio, mentre agosto e luglio sono intorno a +0,5 e maggio a +0,29. Il riscaldamento estivo pesa quindi in particolar modo sul primo mese della stagione calda.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qQYX!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F907c263f-4d99-4adb-a909-620b5378c401_2400x1950.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qQYX!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F907c263f-4d99-4adb-a909-620b5378c401_2400x1950.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qQYX!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F907c263f-4d99-4adb-a909-620b5378c401_2400x1950.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qQYX!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F907c263f-4d99-4adb-a909-620b5378c401_2400x1950.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qQYX!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F907c263f-4d99-4adb-a909-620b5378c401_2400x1950.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qQYX!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F907c263f-4d99-4adb-a909-620b5378c401_2400x1950.png" width="1456" height="1183" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/907c263f-4d99-4adb-a909-620b5378c401_2400x1950.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1183,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:257118,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/214383540?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F907c263f-4d99-4adb-a909-620b5378c401_2400x1950.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qQYX!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F907c263f-4d99-4adb-a909-620b5378c401_2400x1950.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qQYX!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F907c263f-4d99-4adb-a909-620b5378c401_2400x1950.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qQYX!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F907c263f-4d99-4adb-a909-620b5378c401_2400x1950.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qQYX!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F907c263f-4d99-4adb-a909-620b5378c401_2400x1950.png 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>A luglio 2026 la temperatura media &#232; stata di 24,9 gradi, il valore pi&#249; alto mai registrato dal 1961 in poi per ogni indicatore. &#200; stato un mese con +1,4 gradi rispetto al 2003 e +0,2 rispetto al 2022. Ad agosto 2026 la temperatura media &#232; stata di 25,7 gradi, il valore pi&#249; alto di tutta la stagione e di tutta la serie storica. &#200; stato un mese con +3,5 gradi sulla norma 1991-2020 e +5,1 sulla norma 1961-1990. &#200; stato anche un mese con +1 grado rispetto al 2003 e +2,7 rispetto al 2022. A giugno 2026 la temperatura media &#232; stata di 22,6 gradi, al quarto posto, 0,1 gradi sotto il 2003 (argomento gi&#224; <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/temeperature-caldo-giugno-italia-2026">raccontato in questa newsletter a luglio</a>).</p><p>In 91 giorni su 92 la temperatura media nazionale &#232; stata superiore alla media dello stesso giorno tra il 1991 e il 2020, con un&#8217;anomalia media giornaliera di 3,2 gradi. L&#8217;unico giorno sotto la norma &#232; stato il 24 luglio. Insieme agli ultimi giorni di maggio, si sono registrati 65 giorni consecutivi sopra la norma, dal 20 maggio al 23 luglio. In 30 giorni su 92 &#232; stato poi registrato il record assoluto per quel giorno dell&#8217;anno. I record giornalieri sono arrivati a giugno (11, dal 19 al 30), a met&#224; luglio, nel passaggio tra luglio e agosto, dal 6 al 12 agosto e negli ultimi 5 giorni di agosto. A fine stagione ci sono stati 5 record di fila. L&#8217;anomalia pi&#249; alta &#232; stata registrata il 28 agosto, con +5,8 gradi sulla norma del giorno, valore raggiunto anche il 28 giugno. Ci sono stati tre picchi di caldo: uno a fine giugno, uno a met&#224; luglio e uno nella prima decade di agosto. In tutti e tre i casi la media nazionale &#232; stata sopra i 26 gradi. Da giugno in poi non ci sono stati periodi di 10 giorni con un&#8217;anomalia inferiore a 1,9 gradi.</p><p>Nel 2022 c&#8217;era stato un calo del caldo ad agosto: gli ultimi 20 giorni di agosto 2022 sono stati pi&#249; freschi del 2026 di 2,6-3,2 gradi. Nel 2026 il caldo &#232; invece durato fino all&#8217;ultimo giorno. Confrontando i dati giorno per giorno, il 2026 &#232; stato pi&#249; caldo del 2003 in 63 giorni su 92 e pi&#249; caldo del 2022 in 67 giorni. Negli ultimi 20 giorni il 2026 &#232; stato anche uguale o superiore al 2003.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!jMzp!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa70cf74d-02cf-4f3d-9846-8988e1f412c2_2400x1950.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!jMzp!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa70cf74d-02cf-4f3d-9846-8988e1f412c2_2400x1950.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!jMzp!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa70cf74d-02cf-4f3d-9846-8988e1f412c2_2400x1950.png 848w, 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pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" 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Nel 2026 ci sono state 4 ondate di calore, per 46 giorni su 92, il massimo della serie. La prima &#232; durata 12 giorni (19-30 giugno), la seconda 11 (11-21 luglio), la terza 19 (29 luglio-16 agosto) e la quarta 4 (27-30 agosto). Il 28 agosto &#232; stato il giorno con la massima nazionale pi&#249; alta di tutta l&#8217;estate, pari a 33,2 gradi. L&#8217;ondata di 19 giorni &#232; la pi&#249; lunga dal 1961 e supera i 17 giorni dell&#8217;agosto 2003, mentre l&#8217;ondata di giugno di 12 giorni &#232; pari al record del 2022. In totale, due delle cinque ondate pi&#249; lunghe della serie sono arrivate nella stessa estate.</p><p>I giorni di ondata di calore per l&#8217;estate sono passati in media da 1,1 tra il 1961 e il 1990 a 7,1 tra il 1991 e il 2020, fino ad arrivare a 20,2 tra il 2021 e il 2025. Nel 2003 si erano registrati 33 giorni in 6 ondate di calore, mentre nel 2022 23 giorni in 4 ondate. Nel 2026 si sono registrati 46 giorni, circa 6,5 volte la media tra il 1991 e il 2020 e 13 in pi&#249; del 2003. In parole semplici, per l&#8217;italiano medio met&#224; dell&#8217;estate &#232; trascorsa in un&#8217;ondata di calore.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!wsWm!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb330f003-1330-4506-8fd9-fb069adc4146_2400x1950.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!wsWm!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb330f003-1330-4506-8fd9-fb069adc4146_2400x1950.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!wsWm!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb330f003-1330-4506-8fd9-fb069adc4146_2400x1950.png 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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A giugno questo fenomeno non era avvenuto in tutte le regioni. Come gi&#224; a giugno, il Piemonte &#232; di nuovo la regione con la maggiore anomalia, con +3,6 gradi sulla media 1991-2020, insieme a Toscana, Umbria e Sardegna. La Sicilia &#232; a +2,7 gradi e come a giugno &#232; la regione con la minore anomalia. Le prime 12 aree d&#8217;Italia per anomalia sono tutte in Piemonte (Torinese, Canavese e Vercellese) e arrivano a un massimo di +4,7 gradi. Il margine del 2026 sul 2003 varia da regione a regione, da 1,8 gradi in Basilicata a 0,1 in Veneto. Il Nord-Est &#232; l&#8217;unica area dove il 2003 riesce a tenere il passo del 2026. Rispetto al 2022, ogni regione &#232; sopra di almeno 0,1 gradi.</p><p>Le temperature medie pi&#249; alte in assoluto sono state nel Tavoliere delle Puglie (29,6 gradi), nella piana di Catania e nella piana di Sibari (29,5 gradi) e nel Campidano (29,2 gradi). La regione pi&#249; calda &#232; stata la Puglia (27,4 gradi), seguita da Sardegna e Sicilia. Le zone pi&#249; calde in assoluto sono diverse da quelle con la maggiore anomalia. I residenti nelle celle con dati validi sono 54 milioni e il 73 per cento (39 milioni) ha vissuto un&#8217;estate con temperature oltre 3 gradi superiori alla norma 1991-2020. Il 40 per cento (21,5 milioni) ha superato i 3,5 gradi e la mediana delle celle &#232; a 3,2 gradi. L&#8217;anomalia pi&#249; forte si &#232; quindi concentrata nelle zone dove ci sono pi&#249; abitanti.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c2qg!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa27a7b18-f40e-4996-a30e-7aaa2131e46c_2400x2790.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c2qg!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa27a7b18-f40e-4996-a30e-7aaa2131e46c_2400x2790.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c2qg!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa27a7b18-f40e-4996-a30e-7aaa2131e46c_2400x2790.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c2qg!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa27a7b18-f40e-4996-a30e-7aaa2131e46c_2400x2790.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c2qg!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa27a7b18-f40e-4996-a30e-7aaa2131e46c_2400x2790.png 1456w" sizes="auto, 100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c2qg!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa27a7b18-f40e-4996-a30e-7aaa2131e46c_2400x2790.png" width="1456" height="1693" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a27a7b18-f40e-4996-a30e-7aaa2131e46c_2400x2790.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1693,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:477033,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/214383540?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa27a7b18-f40e-4996-a30e-7aaa2131e46c_2400x2790.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c2qg!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa27a7b18-f40e-4996-a30e-7aaa2131e46c_2400x2790.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c2qg!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa27a7b18-f40e-4996-a30e-7aaa2131e46c_2400x2790.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c2qg!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa27a7b18-f40e-4996-a30e-7aaa2131e46c_2400x2790.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!c2qg!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa27a7b18-f40e-4996-a30e-7aaa2131e46c_2400x2790.png 1456w" sizes="auto, 100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>L&#8217;estate dell&#8217;italiano medio &#232; stata di 26,0 gradi, 1,5 in pi&#249; della media per superficie. Per abitante, questa &#232; un&#8217;anomalia di +3,3 sulla norma 1991-2020 e di +4,9 sulla norma 1961-1990. Tra le 7 e le 19 la temperatura media &#232; stata di 28,6 gradi, mentre di notte di 23,4 gradi. Entrambi sono record della serie e sono oltre 3 gradi sopra la norma 1991-2020.</p><p>I giorni con temperatura massima sopra i 30 gradi per abitante sono stati 57,6 su 92, contro una norma di 23,9 per il periodo 1991-2020 e di 11,9 per il 1961-1990. Sono +5 rispetto al 2003 e +13 rispetto al 2022. I giorni sopra i 35 gradi per abitante sono stati 13,4, contro una norma di 2,1 per il 1991-2020 e di 0,6 per il 1961-1990. Nel 2003, il precedente record, erano stati 8,4. Si tratta di 6 volte la norma 1991-2020 e di pi&#249; di 20 volte la norma 1961-1990, ossia le estati della generazione dei nonni. Il 76 per cento degli italiani ha avuto almeno un giorno sopra i 35 gradi, il 49 per cento almeno 10 (la norma 1991-2020 &#232; del 5 per cento e nel 2003 era del 35 per cento), mentre 3 su 10 almeno 20. A livello di citt&#224;, i giorni sopra i 35 gradi sono stati 41 a Cagliari (29 nel 2003), 30 a Bologna, 28 a Milano (norma 1991-2020: 1,4), 26 a Roma e Firenze (10 volte la norma di Roma e 16 volte quella di Firenze).</p><p>L&#8217;italiano medio ha vissuto 57,7 notti tropicali su 92, ossia con una temperatura minima sopra i 20 gradi. &#200; oltre il doppio della norma 1991-2020 (24,6) e 4,5 volte la norma 1961-1990 (12,8). A giugno sono state 11,2, a luglio 21,8 e ad agosto 24,6, cio&#232; quasi 25 notti su 31. Nell&#8217;intera estate, le notti tropicali sono state 49,5 nel 2003 e 46 nel 2022. Le notti sopra i 25 gradi sono state quasi zero tra il 1961 e il 1990, 0,4 per abitante tra il 1991 e il 2020 e 6,9 nel 2026. Due terzi di queste sono state ad agosto e nel totale del 2026 sono quasi 5 volte l&#8217;1,4 del 2003.</p><p>L&#8217;89 per cento della popolazione ha registrato almeno una notte tropicale, l&#8217;83 per cento almeno 30 e il 51 per cento almeno 60, cio&#232; i due terzi delle notti della stagione. Nel passato solo il 2 per cento degli italiani tra il 1961 e il 1990 e il 7 per cento tra il 1991 e il 2020 raggiungevano le 60 notti, mentre nel 2003 fu il 39 per cento. Le notti sopra i 25 gradi non sono pi&#249; un fenomeno limitato alle sole coste: il 62 per cento degli abitanti ne ha registrata almeno una e il 41 per cento almeno 5, contro una norma di 12 e 2 per cento tra il 1991 e il 2020. A livello di citt&#224; Bari ha registrato 82 notti tropicali su 92, Palermo 81 e Napoli 79. Qui il 2026 non &#232; molto diverso dal 2003 e dal 2022, quando si erano registrati valori simili.</p><p>Nel centro-nord si vede invece un forte distacco rispetto al passato. Roma ha registrato 76 notti, un record dal 1961, contro le 62 del 2003 e una norma di 32 tra il 1991 e il 2020. Firenze 60 (47 nel 2003, norma 14,6), Genova 51 (norma 8,3) e Torino 48 (norma 6,6). Tra il 1961 e il 1990 Torino registrava solo 1,2 notti tropicali a estate, Genova 1,9 e Milano 4,5. Nel 2026 Milano &#232; arrivata a 58. Le notti sopra i 25 gradi sono state 31 a Palermo, 30 a Bari e 11 a Milano (nel 2003 non ce n&#8217;era stata nessuna).</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!NEQa!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4fb5abe9-8c66-4d07-bb4d-694843029031_2400x1950.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!NEQa!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4fb5abe9-8c66-4d07-bb4d-694843029031_2400x1950.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!NEQa!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4fb5abe9-8c66-4d07-bb4d-694843029031_2400x1950.png 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" 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A seguire ci sono Svizzera (+3,6) e Lussemburgo (+3,5). L&#8217;Italia &#232; al quarto posto con +3,2, davanti al Liechtenstein (a giugno era settima). Giugno e luglio hanno avuto un&#8217;anomalia concentrata sulle Alpi occidentali, con la Francia al centro. Ad agosto l&#8217;anomalia si &#232; invece spostata sui Balcani e sulla pianura ungherese: la Bosnia ha registrato +4,3 sulla norma del mese, la Croazia e l&#8217;Ungheria +4,1 e la Slovenia +3,9. Tutti questi paesi hanno superato Francia e Svizzera, entrambe a +3,6. Spagna e Portogallo, tra i pi&#249; caldi a giugno, ad agosto sono scesi rispettivamente a +1,8 e +0,3. Nessuno dei 37 paesi analizzati &#232; sotto la propria norma sull&#8217;estate.</p><p>Gli ultimi posti della classifica europea sono tutti nel nord-est: la Lituania ha registrato un aumento di 0,2 gradi e Lettonia ed Estonia di 0,3. I Paesi baltici e scandinavi hanno avuto un mese di giugno caldo (da +1,5 a +2,3 gradi), ma luglio e agosto sono stati nella norma o poco sotto. Tra i grandi Paesi, la Germania ha registrato un aumento di 2,4 e il Regno Unito di 2,1, mentre Polonia e Grecia di 1,0. Quella della Grecia &#232; l&#8217;anomalia pi&#249; bassa del Mediterraneo dopo Cipro.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Rs_o!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff2c5a037-36c3-428d-be25-ec64b2e02ef3_2700x2700.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Rs_o!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff2c5a037-36c3-428d-be25-ec64b2e02ef3_2700x2700.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Rs_o!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff2c5a037-36c3-428d-be25-ec64b2e02ef3_2700x2700.png 848w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image buttonBase-GK1x3M"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" class="icon-noB79L"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image buttonBase-GK1x3M"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2 icon-noB79L"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>In Italia, nonostante il caldo record, l&#8217;aumento della mortalit&#224; &#232; stato piccolo. Il <a href="https://www.salute.gov.it/new/sites/default/files/SISMG_sintesi_2026w34.pdf">Sistema di sorveglianza</a> del Ministero della Salute, che monitora la mortalit&#224; giornaliera in 54 citt&#224;, confronta settimanalmente i decessi osservati con quelli attesi, calcolati sul decennio 2015-2024. Durante l&#8217;estate 2026 si sono registrati tre aumenti, in corrispondenza delle tre ondate di calore, ma tutti rientrano nella normale variabilit&#224; estiva della mortalit&#224;. Il primo aumento, a fine giugno, si &#232; concentrato nelle citt&#224; del Nord, mentre quelli di luglio e agosto si sono spostati nel Centro-Sud, in particolar modo tra gli over 85. Per questa fascia di et&#224;, nelle settimane di luglio si &#232; registrato un aumento dell&#8217;8 per cento dei decessi. Tra i 65 e i 74 anni, invece, i decessi sono stati sotto l&#8217;atteso per tutta l&#8217;estate. Nell&#8217;ultima settimana di agosto la mortalit&#224; &#232; tornata a essere nella norma in tutte le fasce di et&#224;.</p><p>Nel 2003 i morti in pi&#249; per il caldo in Italia furono circa 20 mila, mentre nel 2022 si &#232; attestata una stima di 18 mila, come <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/quanto-e-pericoloso-il-caldo-estivo">scrivevo</a> in un mio articolo un anno fa. Il 2026 &#232; stato pi&#249; caldo di entrambi, ma l&#8217;impatto &#232; stato minore. Oggi, a parit&#224; di temperature, la mortalit&#224; &#232; pi&#249; bassa di vent&#8217;anni fa grazie alla prevenzione, alle allerte e alla sorveglianza introdotte proprio dopo il 2003 e alla maggiore diffusione dell&#8217;aria condizionata (l&#8217;Italia &#232; uno dei Paesi con la diffusione maggiore). Va per&#242; considerato che la sorveglianza riguarda solo le citt&#224; e gli anziani, mentre le stime nazionali, come quelle usate per il 2022, sono attese solo nei prossimi mesi.</p><p>In Francia l&#8217;agenzia <a href="https://www.santepubliquefrance.fr/en/climate/extreme-heat-heat-wave/national-bulletin/heat-waves-and-health-excess-mortality-during-heat-wave-july-3-22-2026">Sant&#233; publique France</a> ha registrato 7.300 morti in eccesso tra fine maggio e il 22 luglio. Di questi 5.764 sono avvenuti durante l&#8217;ondata tra il 17 giugno e il 2 luglio, un aumento del 36 per cento, pi&#249; forte, secondo l&#8217;agenzia, di quello di agosto 2003. In Germania il <a href="https://www.rki.de/DE/Themen/Gesundheit-und-Gesellschaft/Gesundheitliche-Einflussfaktoren-A-Z/H/Hitze/Bericht_Hitzemortalitaet.html">Robert Koch Institut</a> stima che i decessi legati al caldo siano stati 16.300 tra aprile e fine agosto. Nella sola settimana di fine giugno, quella dei 40 gradi, sono stati 9.600, un record che supera il precedente di 8.900 in un anno intero. In Spagna il sistema <a href="https://cne.isciii.es/servicios/enfermedades-transmisibles/vigilancia-mortalidad-momo">MoMo</a> ha attribuito 5.232 morti alle temperature tra maggio e agosto, il dato pi&#249; alto dal 2015, contro i 4.789 del 2022. A met&#224; agosto l&#8217;agenzia France-Presse ha conteggiato 33 mila decessi in eccesso o attribuiti al caldo in otto paesi, tra cui non c&#8217;era l&#8217;Italia.</p><p>In breve: questa estate &#232; stata diversa per l&#8217;Italia nel suo complesso, dal primo all&#8217;ultimo giorno. Il caldo &#232; iniziato a fine maggio, &#232; durato fino a fine agosto, ha avuto una breve pausa e poi &#232; tornato a inizio settembre. Anche nelle citt&#224; del Nord non c&#8217;&#232; stato sollievo notturno. I 35 gradi, che un tempo erano un&#8217;eccezione, ora sono frequenti in met&#224; del paese. Bisogna prendere atto di questo cambiamento climatico, considerare questa estate come un anticipo di quelle future e prepararsi.</p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>Ho calcolato i dati usando ERA5-Land, una rianalisi del Copernicus Climate Change Service che fornisce la temperatura a 2 metri da terra, ogni ora, in celle di circa 9 chilometri di lato. Per ogni cella e per ogni giorno ho calcolato la media, la minima e la massima sul giorno solare italiano. Poi ho aggregato i dati sui 92 giorni che vanno dal 1 giugno al 31 agosto, considerando 66 estati, dal 1961 al 2026. Per la media nazionale ho pesato le celle per la superficie in Italia. Per la variante per abitante ho pesato le celle per i residenti del censimento 2021. Una notte tropicale &#232; una notte con una minima di almeno 20 gradi, un giorno caldo &#232; un giorno con una massima di almeno 30 gradi e un&#8217;ondata di calore &#232; un periodo di almeno 3 giorni con una massima media nazionale superiore a 29,7 gradi, soglia superata nel 10 per cento dei giorni estivi tra il 1991 e il 2020. Per i riferimenti ho usato le medie trentennali 1961-1990 e 1991-2020 e per il confronto del 2003 e del 2022 ho usato gli stessi 92 giorni. Per i 37 paesi europei ho considerato come anomalia la media delle celle del paese. I dati giornalieri europei di agosto sono disponibili fino al 30, quindi ci possono essere alcune variazioni di qualche centesimo sui valori europei di agosto e dell&#8217;estate. I dati del 2026 sono la versione provvisoria di ERA5T; il consolidamento da parte del Copernicus avviene entro circa 3 mesi e gli scarti sono solitamente inferiori a 0,1 gradi.</p></div></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>