<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></title><description><![CDATA[Capire l'attualità con i numeri, gli studi e i dati. I fatti prima delle opinioni.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg</url><title>Lorenzo Ruffino</title><link>https://www.lorenzoruffino.it</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Wed, 06 May 2026 09:56:07 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://www.lorenzoruffino.it/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[lorenzoruffino@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[lorenzoruffino@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[lorenzoruffino@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[lorenzoruffino@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Perchè il nucleare ha senso in Italia, ma adottarlo è complicato]]></title><description><![CDATA[I dati danno ragione a chi sostiene il ritorno al nucleare, ma le tempistiche e le condizioni reali sono molto pi&#249; lunghe di quelle promesse]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/adozione-nucleare-italia</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/adozione-nucleare-italia</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 06 May 2026 08:00:59 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KZn!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b3ddcf-f316-43c8-b2d6-e68fc09b3dce_2400x1950.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;attacco di Stati Uniti e Israele contro l&#8217;Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz hanno evidenziato ancora una volta la dipendenza dell&#8217;Europa e dell&#8217;Italia dall&#8217;energia estera. A fine aprile la Commissione Europea ha stimato che l&#8217;Unione aveva speso 24 miliardi in pi&#249; del previsto per far fronte all&#8217;aumento dei prezzi dei combustibili fossili.</p><p>Come a ogni crisi energetica, si torna in parte a parlare di energia nucleare. La stessa Unione europea lo vede come una parte fondamentale dell&#8217;AccelerateEU, un piano in cinque pilastri per ridurre la dipendenza dalle fonti estere. La presidente Ursula von der Leyen ha definito l&#8217;uscita dal nucleare un &#8220;errore strategico&#8221;. Anche in Italia negli ultimi anni, con il governo di centrodestra di Giorgia Meloni, si &#232; tornati a parlare della possibilit&#224; di costruire centrali nucleari.</p><p>Ma ha senso tornare al nucleare? La risposta breve &#232;: s&#236;, ha senso discuterne come scelta industriale di lungo periodo; no, non ha senso presentarlo come soluzione alla prossima crisi energetica.</p><p>Prima di guardare ai dati, per&#242; bisogna partire dal fatto che famiglie e imprese italiane pagano la corrente sensibilmente di pi&#249; degli altri grandi paesi e della media dell&#8217;Unione Europea e che la produzione di energia e di elettricit&#224; per l&#8217;Italia dipende ancora molto da fonti fossili che importiamo in gran parte dall&#8217;estero, tendenzialmente da paesi non particolarmente democratici.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Perch&#233; in Italia non abbiamo il nucleare</h2><p>Nei primi anni Sessanta l&#8217;Italia fu per un breve periodo tra i principali produttori mondiali di elettricit&#224; nucleare: secondo la <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0947/QEF_947_25.pdf">Banca d&#8217;Italia</a>, risult&#242; terza in termini assoluti e seconda per quota di elettricit&#224; prodotta. Poi &#232; arrivato Chornobyl<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>, nell&#8217;aprile del 1986, e con esso il referendum dell&#8217;8 novembre 1987. I tre quesiti non chiedevano formalmente di abolire il nucleare ma di abrogare le compensazioni ai comuni ospitanti, la partecipazione di ENEL ad attivit&#224; nucleari all&#8217;estero e i contributi statali agli impianti. I governi successivi hanno interpretato l&#8217;esito come una bocciatura politica di fatto e hanno chiuso il programma.</p><p>Vent&#8217;anni dopo il governo Berlusconi IV ha provato a invertire la rotta nel 2010. Il rilancio &#232; durato poco pi&#249; di un anno. Il referendum del 12 e 13 giugno 2011, tenuto in piena emergenza Fukushima, ha visto il 94 per cento dei votanti opporsi al nucleare con un&#8217;affluenza al 55 per cento. Da allora SOGIN ha <a href="https://www.renewablematter.eu/rifiuti-radioattivi-aumentano-italia-senza-deposito-nazionale">gestito</a> lo smantellamento delle centrali e l&#8217;Italia ha accumulato circa 33 mila metri cubi di rifiuti radioattivi distribuiti in venti depositi temporanei. La Carta Nazionale delle Aree Idonee per il deposito unico individua 51 aree in sei regioni e l&#8217;unica autocandidatura &#232; arrivata da Trino Vercellese (che l&#8217;ha poi ritirata). Tutto il resto del territorio italiano ha detto no al deposito che dovrebbe contenere le scorie del nucleare gi&#224; prodotto, prima ancora di parlare di reattori nuovi.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;8d5a50bb-966d-44fd-b8da-2879c5743c5b&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Nelle ultime settimane gli attacchi tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno di fatto bloccato il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. I prezzi di petrolio e gas sono saliti fino al 70 per cento e l&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia ha&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Da dove viene l&#8217;energia che usiamo in Italia&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-04-15T08:02:18.350Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Hj2S!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/fonti-energia-elettricita-consumo-italia&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:193871054,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:129,&quot;comment_count&quot;:23,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h2>Chi ce l&#8217;ha nel resto d&#8217;Europa</h2><p>Al primo dicembre 2025 <a href="https://www.euronuclear.org/glossary/nuclear-power-plants-in-europe/">risultano</a> operativi in Europa 165 reattori per circa 148 gigawatt elettrici netti, con nove unit&#224; in costruzione. Il nucleare ha <a href="https://www.euronews.com/my-europe/2026/04/28/from-crisis-to-transition-how-europe-is-rethinking-its-energy-strategy">generato</a> il 24 per cento dell&#8217;elettricit&#224; dell&#8217;Unione nel 2025 e quasi met&#224; di quella a basse emissioni. La Francia con 57 reattori produce il 67 per cento del suo mix elettrico con l&#8217;atomo. La Slovacchia &#232; al 60 per cento, l&#8217;Ungheria al 47, la Finlandia al 42, il Belgio al 41. Anche la Svezia, paese spesso considerato modello ambientale, ha il nucleare al 29 per cento del mix.</p><p>Dopo Fukushima diversi paesi avevano scelto la via dell&#8217;uscita. La Germania ha disconnesso gli ultimi tre reattori il 15 aprile 2023 e la Spagna ha confermato un piano di phase-out tra il 2027 e il 2035 (anche se per ora ha un 20 per cento di elettricit&#224; che viene dal nucleare). Tra il 2022 e il 2025 la rotta si &#232; invertita. Belgio, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania, Slovacchia, Ungheria e Svezia hanno tutti annunciato piani di nuova costruzione o di estensione di vita degli impianti esistenti. La Francia ha ordinato sei nuovi reattori EPR2 con opzione per altri otto. La Polonia, partita da zero come l&#8217;Italia, ha firmato con Westinghouse e Bechtel per tre reattori con inizio della costruzione nel 2028 e produzione tra il 2033 e il 2035.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KZn!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b3ddcf-f316-43c8-b2d6-e68fc09b3dce_2400x1950.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KZn!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b3ddcf-f316-43c8-b2d6-e68fc09b3dce_2400x1950.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KZn!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b3ddcf-f316-43c8-b2d6-e68fc09b3dce_2400x1950.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KZn!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b3ddcf-f316-43c8-b2d6-e68fc09b3dce_2400x1950.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KZn!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b3ddcf-f316-43c8-b2d6-e68fc09b3dce_2400x1950.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KZn!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b3ddcf-f316-43c8-b2d6-e68fc09b3dce_2400x1950.png" width="668" height="542.75" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f7b3ddcf-f316-43c8-b2d6-e68fc09b3dce_2400x1950.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1183,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:668,&quot;bytes&quot;:439434,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/196505865?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b3ddcf-f316-43c8-b2d6-e68fc09b3dce_2400x1950.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KZn!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b3ddcf-f316-43c8-b2d6-e68fc09b3dce_2400x1950.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KZn!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b3ddcf-f316-43c8-b2d6-e68fc09b3dce_2400x1950.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KZn!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b3ddcf-f316-43c8-b2d6-e68fc09b3dce_2400x1950.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0KZn!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff7b3ddcf-f316-43c8-b2d6-e68fc09b3dce_2400x1950.png 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Perch&#233; il nucleare &#232; considerato un&#8217;energia pulita</h2><p>L&#8217;argomento principale a favore del nucleare &#232; di natura climatica. Quando si calcolano le emissioni di anidride carbonica di una fonte energetica si tiene conto dell&#8217;intero ciclo, dall&#8217;estrazione del minerale fino alla costruzione dell&#8217;impianto, all&#8217;esercizio e alla gestione dei rifiuti. Uno <a href="https://pubs.acs.org/doi/pdf/10.1021/acs.est.3c03190?ref=article_openPDF">studio</a> pubblicato su <em>Environmental Science &amp; Technology</em> nel 2023 calcola che il nucleare emetta circa 6 grammi di anidride carbonica per chilowattora prodotto, l&#8217;IPCC nel suo sesto rapporto del 2022 indica un valore mediano di 12 grammi. Il carbone produce tra 820 e 1.200 grammi, il gas tra 380 e 490, l&#8217;eolico circa 11, il fotovoltaico circa 40. Il nucleare &#232; quindi tra le fonti meno inquinanti che esistano, allo stesso livello di sole e vento. Our World in Data <a href="https://ourworldindata.org/nuclear-energy">calcola</a> che dal 1971 al 2023 il nucleare nel mondo abbia evitato 72 miliardi di tonnellate di anidride carbonica.</p><p>Il secondo argomento &#232; il consumo di territorio. Anche qui la direzione del confronto &#232; chiara, ma i numeri dipendono molto da che cosa si misura: area fisicamente occupata, perimetro del sito o, nel caso dell&#8217;eolico, distanza tra turbine. Una centrale nucleare da 1 GW <a href="https://emp.lbl.gov/sites/default/files/emp-files/land_requirements_for_utility-scale_pv.pdf">occupa</a> pochi chilometri quadrati e produce elettricit&#224; quasi tutto l&#8217;anno. Per ottenere la stessa produzione annua con fotovoltaico a terra servono in genere decine di chilometri quadrati, nell&#8217;ordine di 60-80 km&#178;. Per l&#8217;eolico l&#8217;area complessiva del parco pu&#242; essere molto pi&#249; grande, ma gran parte del terreno tra le turbine pu&#242; restare utilizzabile per agricoltura o pascolo. In un paese come l&#8217;Italia, dove i vincoli paesaggistici, agricoli e autorizzativi pesano molto, questa differenza conta.</p><p>C&#8217;&#232; poi il fattore di carico, l&#8217;indice che misura quanto un impianto produce rispetto alla sua capacit&#224; massima teorica. Il nucleare ha valori molto elevati: nel 2024 la media mondiale &#232; <a href="https://world-nuclear.org/our-association/publications/world-nuclear-performance-report/global-nuclear-industry-performance">stata</a> dell&#8217;83 per cento, e in alcuni parchi, come quello nordamericano, si &#232; avvicinata al 90. Fotovoltaico ed eolico hanno valori pi&#249; bassi e variabili: in Italia il fotovoltaico &#232; nell&#8217;ordine del 15 per cento, mentre l&#8217;eolico terrestre &#232; intorno al 20-25 per cento a seconda degli anni e dei siti. Questo non significa che siano fonti poco utili, ma che per produrre la stessa quantit&#224; annua di elettricit&#224; serve installare molta pi&#249; potenza nominale e integrare il sistema con reti, accumuli e fonti programmabili. Su questa caratteristica si fonda l&#8217;argomento pi&#249; forte del nucleare, la capacit&#224; di fornire elettricit&#224; in modo costante 24 ore su 24. &#200; il motivo per cui le grandi aziende tecnologiche americane, da Microsoft ad Amazon, da Google a Meta, hanno <a href="https://theconversation.com/ai-is-consuming-more-power-than-the-grid-can-handle-nuclear-might-be-the-answer-258677">cominciato</a> a firmare contratti pluriennali con operatori nucleari per alimentare i centri dati di intelligenza artificiale.</p><p>L&#8217;ultimo argomento &#232; di sicurezza energetica. Una volta in esercizio il combustibile rappresenta solo il 5-15 per cento dei costi totali del nucleare, contro il 60-80 per cento del gas. Lo stoccaggio in sito <a href="https://www.oecd.org/en/publications/projected-costs-of-generating-electricity-2020_a6002f3b-en.html">copre</a> 18-24 mesi. Secondo l&#8217;Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia, a livello globale il nucleare evita ogni anno circa 1,5 miliardi di tonnellate di emissioni e 180 miliardi di metri cubi di domanda di gas.</p><h2>Quanto &#232; davvero pericoloso</h2><p>Il giudizio dei cittadini sul nucleare &#232; stato segnato per quarant&#8217;anni dalla memoria di Chornobyl e Fukushima. I dati raccolti da <a href="https://ourworldindata.org/what-was-the-death-toll-from-chernobyl-and-fukushima">Our World in Data</a> sulla base delle Nazioni Unite raccontano una storia diversa.</p><p>A Chornobyl morirono direttamente 30 persone, due nell&#8217;esplosione e 28 nelle settimane successive per sindrome acuta da radiazioni. La stima migliore della letteratura scientifica, considerando anche i tumori della tiroide nei bambini esposti al latte contaminato e altri effetti di lungo periodo, colloca il bilancio reale tra 300 e 500 morti. A Fukushima il bilancio diretto &#232; di un solo morto per tumore al polmone tra i lavoratori esposti, mentre i circa 2.300 decessi documentati sono attribuiti allo stress fisico e psicologico dell&#8217;evacuazione di 165 mila persone, non alle radiazioni.</p><p>Calcolando i morti per terawattora prodotto, Our World in Data colloca il nucleare allo stesso livello di sicurezza di solare ed eolico, con 0,03 morti per terawattora, contro i 24,6 del carbone, i 18 del petrolio e i 2,8 del gas. Una citt&#224; di 150 mila abitanti alimentata interamente a carbone <a href="https://ourworldindata.org/nuclear-energy">produrrebbe</a> almeno 25 morti l&#8217;anno per inquinamento dell&#8217;aria, se fosse invece alimentata interamente a nucleare avrebbe in media una vittima ogni 33 anni. I combustibili fossili sono un ordine di grandezza pi&#249; pericolosi del nucleare e delle rinnovabili moderne.</p><p>I reattori di terza generazione e terza generazione avanzata, come AP1000, EPR e Hualong One, integrano sistemi di sicurezza pi&#249; ridondanti e, in alcuni casi, passivi rispetto ai reattori pi&#249; vecchi. Resta una vulnerabilit&#224; nuova, di natura climatica. Il parco francese nel 2022 ha avuto met&#224; dei reattori fermi per fenomeni di corrosione e per la siccit&#224;. La produzione &#232; <a href="https://world-nuclear.org/information-library/country-profiles/countries-a-f/france">scesa</a> a 279 terawattora contro una media decennale di 395. La Cour des Comptes ha avvertito che la frequenza di blocchi estivi per scarsa portata fluviale potrebbe triplicare entro il 2050. La fonte che dovrebbe combattere il cambiamento climatico viene a sua volta complicata dal cambiamento climatico.</p><p>Le scorie ad alta attivit&#224; sono i rifiuti pi&#249; pericolosi del nucleare e restano radiotossici per oltre centomila anni. La soluzione tecnica considerata definitiva dalla comunit&#224; scientifica &#232; il deposito geologico profondo, una rete di gallerie scavata in roccia stabile a centinaia di metri sotto terra, dove i rifiuti vengono sigillati in contenitori a tenuta. Oggi nessun deposito di questo tipo &#232; in operazione al mondo. Il primo, Onkalo in Finlandia, <a href="https://www.pbs.org/newshour/science/this-1-9-billion-year-old-bedrock-will-soon-house-the-worlds-1st-permanent-nuclear-waste-site">dovrebbe</a> attivarsi a breve. Tutti gli altri paesi conservano le scorie in depositi temporanei nei pressi delle vecchie centrali. Non significa che il problema sia irrisolvibile, perch&#233; la roccia stabile esiste e la tecnologia &#232; matura, ma significa che la soluzione di lungo periodo &#232; ancora in fase di costruzione.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!F9eB!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1a4eb901-82f2-4f80-8a7e-dbd517804766_1760x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!F9eB!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1a4eb901-82f2-4f80-8a7e-dbd517804766_1760x1430.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>I piccoli reattori modulari</h2><p>Buona parte del dibattito italiano si concentra sui piccoli reattori modulari, gli SMR. <a href="https://www.dw.com/en/can-small-nuclear-reactors-solve-europes-energy-woes/a-76623404">Sono</a> reattori sotto i 300 megawatt elettrici, circa un terzo della potenza di una centrale tradizionale. La differenza con le centrali classiche &#232; che dovrebbero essere prodotti come moduli prefabbricati in fabbrica e poi assemblati sul sito, mentre i grandi reattori vengono costruiti pezzo per pezzo in cantiere. Per produrre la stessa quantit&#224; di energia di una centrale convenzionale <a href="https://theconversation.com/small-modular-reactors-have-promise-but-we-found-theyre-unlikely-to-help-australia-hit-net-zero-by-2050-235198">servirebbero</a> da tre a venti SMR, ma ogni unit&#224; sarebbe pi&#249; piccola, pi&#249; economica e in teoria pi&#249; adatta a localit&#224; diverse, anche distretti industriali. La promessa &#232; di abbattere tempi e costi grazie alla standardizzazione di fabbrica.</p><p>La realt&#224; del 2026 &#232; diversa dalle promesse. Solo sette degli <a href="https://www.world-nuclear-news.org/articles/there-are-now-127-different-smr-designs-finds-nea-report">oltre</a> 127 design SMR a livello mondiale sono operativi o in costruzione. I pochi SMR oggi effettivamente in esercizio o vicini all&#8217;esercizio commerciale sono concentrati soprattutto in Russia e Cina e hanno richiesto dodici anni di costruzione contro i tre o quattro promessi, con sforamenti di costo del 300-400 per cento. Negli Stati Uniti la societ&#224; NuScale, l&#8217;unica ad aver ottenuto la certificazione di design, ha cancellato a fine 2023 il progetto in Idaho dopo che i costi erano saliti a circa 21.500 dollari per chilowatt.</p><p>C&#8217;&#232; una ragione strutturale che preoccupa anche gli economisti. Le economie di scala funzionano al contrario per i reattori piccoli rispetto a quelli grandi. Una centrale da mille megawatt non costa cinque volte una da duecento, perch&#233; molti costi fissi non scalano con la potenza. Lo studio dell&#8217;Australian Academy of Technological Sciences and Engineering del 2024 <a href="https://theconversation.com/small-modular-reactors-have-promise-but-we-found-theyre-unlikely-to-help-australia-hit-net-zero-by-2050-235198">conclude</a> che gli SMR non saranno pronti per essere installati in Australia prima degli anni Quaranta, troppo tardi per gli obiettivi climatici. Gli SMR oggi sono una promessa industriale, non una tecnologia di mercato.</p><h2>Nucleare e rinnovabili, complementari</h2><p>Una delle domande pi&#249; diffuse &#232; se il nucleare sia un&#8217;alternativa o un complemento alle rinnovabili. La risposta &#232; la seconda. Solare ed eolico sono fonti intermittenti, producono solo quando il sole splende o il vento soffia. Per gestire i loro periodi di assenza un sistema elettrico ha bisogno di accumuli di energia, batterie nel breve periodo e idrogeno o pompaggio idroelettrico nel lungo periodo. Servono inoltre centrali capaci di accendersi quando serve. Oggi quel ruolo &#232; svolto soprattutto dal gas, che &#232; anche il combustibile che fissa il prezzo all&#8217;ingrosso dell&#8217;elettricit&#224; in molte ore della giornata. Il nucleare pu&#242; sostituirlo in larga misura, fornendo elettricit&#224; costante e a basse emissioni.</p><p>Quando il vento non soffia e il sole non splende, ha <a href="https://www.eesc.europa.eu/en/news-media/powering-europe-why-nuclear-needs-enablers-not-bottlenecks">sintetizzato</a> il Comitato Economico e Sociale Europeo, il nucleare tiene le luci accese e i prezzi stabili. Lo stesso ragionamento si applica ai settori industriali difficili da decarbonizzare, come acciaio, cemento e chimica, che possono usare il calore nucleare ad alta temperatura. La Repubblica Ceca ha lanciato un progetto per portare il calore della centrale di Dukovany alla citt&#224; di Brno, che ha pi&#249; di 250 mila abitanti.</p><p>Lo scenario <em>Net Zero Emissions</em> dell&#8217;IEA al 2050 <a href="https://www.iea.org/reports/net-zero-roadmap-a-global-pathway-to-keep-the-15-c-goal-in-reach">prevede</a> che la capacit&#224; nucleare globale pi&#249; che raddoppi, dai 417 gigawatt del 2022 a 916 gigawatt nel 2050, pur scendendo dal 9 all'8 per cento della generazione elettrica complessiva. Le rinnovabili crescono molto pi&#249; velocemente, con la capacit&#224; totale installata che arriva a essere otto volte quella del 2022, e con solare ed eolico che insieme producono il 70 per cento dell'elettricit&#224; globale. Uno studio del <a href="https://energy.mit.edu/research/future-nuclear-energy-carbon-constrained-world/">MIT</a> del 2018 stima che senza nucleare i costi della decarbonizzazione profonda siano da due a quattro volte pi&#249; alti. Il Princeton <em>Net-Zero America</em> del 2021 <a href="https://netzeroamerica.princeton.edu/">mostra</a> invece che la decarbonizzazione &#232; possibile anche con sole rinnovabili, ma allo scenario senza nucleare corrispondono tassi di costruzione di solare ed eolico storicamente senza precedenti. La Germania <a href="https://www.dw.com/en/can-small-nuclear-reactors-solve-europes-energy-woes/a-76623404">genera</a> molta pi&#249; elettricit&#224; da rinnovabili rispetto alla Francia, circa il 59 contro il 28 per cento, ma la sua rete emette oltre 16 volte pi&#249; anidride carbonica per unit&#224; di energia, perch&#233; la generazione non rinnovabile tedesca &#232; dominata da carbone e gas mentre quella francese &#232; quasi totalmente nucleare. </p><h2>Quanto tempo serve all&#8217;Italia</h2><p>L&#8217;Italia parte da zero. Manca un&#8217;autorit&#224; di sicurezza nucleare operativa, manca il know-how industriale di costruzione e manutenzione, non ci sono siti pronti ad accogliere le centrali e l&#8217;opposizione tra la cittadinanza &#232; forte. Come benchmark internazionale la Polonia ha previsto che ci vorranno 8-12 anni dall&#8217;inizio del programma alla prima centrale, gli Emirati Arabi Uniti hanno impiegato 11 anni dalla decisione politica al primo collegamento alla rete. </p><p>Va anche considerato che i costi e tempi dei progetti tendono sempre a essere maggiori di quanto preventivano. Flamanville-3 in Francia ha richiesto 17 anni di lavori e oltre 13 miliardi di euro contro i 3,3 stimati. Olkiluoto-3 in Finlandia &#232; entrato in servizio nel 2023 dopo 18 anni, costando 11 miliardi contro i 3 previsti, e ha portato Areva al fallimento. Hinkley Point C nel Regno Unito dovrebbe essere finito nel 2030 con un costo che a prezzi correnti potrebbe raggiungere 46-48 miliardi di sterline contro i 18 stimati nel 2015. Vogtle 3 e 4 negli Stati Uniti sono costati oltre 34 miliardi di dollari contro i 14 stimati nel 2009. In tutti i casi i costi sono raddoppiati o triplicati e i tempi si sono allungati di sette-dodici anni. Anche la Francia, leader del nucleare europeo, fa fatica. Il primo dei sei nuovi EPR2 ordinati da Macron &#232; gi&#224; <a href="https://phastidio.net/2026/03/10/rinascita-nucleare-esiste-solo-in-cina/">slittato</a> di tre anni al 2038.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Pkyx!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc0361c46-6d4e-45da-aaed-c2fd081d2064_1386x770.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Pkyx!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc0361c46-6d4e-45da-aaed-c2fd081d2064_1386x770.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption"><a href="https://iea.blob.core.windows.net/assets/b6a6fc8c-c62e-411d-a15c-bf211ccc06f3/ThePathtoaNewEraforNuclearEnergy.pdf#page=24">The Path to a New Era for Nuclear Energy </a></figcaption></figure></div><p>La Banca d&#8217;Italia nel suo working paper <em><a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0947/QEF_947_25.pdf">L&#8217;atomo fuggente</a></em> del 2025 calcola che servano circa 2 miliardi di euro di investimento pubblico per la &#171;predisposizione del tessuto nazionale&#187; e almeno 40 miliardi per costruire centrali per 8 gigawatt elettrici. Secondo Banca d&#8217;Italia, l&#8217;elettronucleare potrebbe ridurre la volatilit&#224; dei prezzi, ma difficilmente avrebbe un impatto significativo sul livello dei prezzi finali; sulla dipendenza energetica gli effetti sarebbero ambigui, perch&#233; alla minore importazione di gas si sommerebbe la necessit&#224; di importare combustibile e tecnologia nucleare.</p><p>Al problema dei tempi si somma quello dei siti. La densit&#224; della popolazione italiana, la sismicit&#224; appenninica e il rischio idrogeologico riducono di molto l&#8217;idoneit&#224; geografica del territorio. La Carta delle Aree Idonee per il deposito dei rifiuti gi&#224; esistenti ha suscitato opposizione in tutte le regioni interessate tranne Trino Vercellese. Eolico e fotovoltaico incontrano la stessa sindrome NIMBY, l&#8217;acronimo inglese di &#8220;not in my backyard&#8221;, non nel mio cortile, che ha rallentato lo sviluppo delle rinnovabili negli anni in cui sarebbero costate molto poco. Per costruire centrali nucleari servir&#224; una spinta nazionale coordinata, una procedura di selezione dei siti simile a quella adottata da Polonia o Finlandia e il superamento dei conflitti che, lasciati al solo livello locale, paralizzerebbero qualsiasi progetto.</p><h2>Indipendenza energetica? L&#8217;uranio viene da qualche parte</h2><p>L&#8217;indipendenza energetica &#232; uno degli argomenti centrali di chi sostiene il ritorno al nucleare. &#200; un argomento solido ma da maneggiare con cura. L&#8217;Italia <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/fonti-energia-elettricita-consumo-italia">importa</a> circa il 75 per cento dell&#8217;energia consumata, contro il 57 per cento della media europea. Ma l&#8217;uranio si importa. L&#8217;Unione Europea <a href="https://www.afpc.org/publications/articles/europes-nuclear-energy-and-central-asian-uranium">importa</a> il 97 per cento dell&#8217;uranio naturale, con il 27 per cento dal Kazakistan, il 25 dal Niger, il 22 dal Canada e il 17 dalla Russia. Sull&#8217;arricchimento, la fase tecnicamente pi&#249; sensibile della filiera, la Russia controlla tra il 44 e il 50 per cento della capacit&#224; globale, il consorzio europeo Urenco circa il 30, la francese Orano il 12. L&#8217;indipendenza dal gas che il nucleare pu&#242; offrire &#232; quindi reale, ma viene parzialmente compensata da nuove dipendenze. &#200; un cambio di vulnerabilit&#224; pi&#249; che un&#8217;eliminazione.</p><h2>Cosa succede negli altri paesi</h2><p>La distinzione che emerge guardando l&#8217;estero &#232; tra chi sa costruire e chi no. La Cina in dieci anni &#232; arrivata a 59 reattori operativi e oltre 28 in costruzione, con una capacit&#224; nucleare installata che secondo Bloomberg <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-03-05/a-global-nuclear-power-renaissance-isn-t-living-up-to-the-hype">sorpasser&#224;</a> quella francese nel 2026 e quella statunitense entro il 2032. I tempi medi di costruzione cinesi sono di 6,3 anni e il costo unitario di circa 2.300 dollari per chilowatt. Uno studio pubblicato su Nature del 2025 <a href="https://www.nature.com/articles/d41586-025-02341-z">stima</a> un costo di 2 dollari per watt per gli impianti standardizzati cinesi, contro 4 dollari per i francesi e fino a 15 per gli statunitensi. La Corea del Sud ha consegnato il complesso di Barakah negli Emirati Arabi Uniti, quattro reattori APR-1400 per 5,6 gigawatt complessivi, in dodici anni a circa 24-32 miliardi di dollari.</p><p>Le ragioni del divario sono <a href="https://phastidio.net/2026/03/10/rinascita-nucleare-esiste-solo-in-cina/">strutturali</a>. Lo Stato cinese finanzia il 70 per cento dei costi a tassi intorno all&#8217;1,4 per cento, irraggiungibili dal capitale privato occidentale, e si appoggia a un design standardizzato, l&#8217;Hualong One. Questa continuit&#224; ha permesso al paese di accumulare una curva di apprendimento che in Europa e Stati Uniti &#232; invece andata persa nel lungo silenzio successivo a Chornobyl. La filiera &#232; quasi interamente nazionale, con componenti, manodopera e tecnologie prodotti in casa per circa il 90 per cento, ed elimina i colli di bottiglia che hanno bloccato i cantieri occidentali. I permessi sono centralizzati e prevedibili e il programma ha una scala dichiarata. </p><h2>In conclusione</h2><p>Guardando i dati senza ideologia, il nucleare &#232; una tecnologia a basse emissioni, sicura quanto le rinnovabili moderne e complementare a solare ed eolico in qualsiasi scenario realistico di decarbonizzazione. Per un paese che paga l&#8217;elettricit&#224; il doppio della Francia, importa tre quarti della propria energia ed &#232; esposto come pochi alle crisi geopolitiche, includere il nucleare nella strategia di lungo periodo &#232; una scelta tecnica prima ancora che ideologica.</p><p>Il dibattito italiano tende per&#242; a sottovalutare le difficolt&#224; che sono il cuore della questione. La prima &#232; il tempo, perch&#233; i reattori non saranno operativi prima di un decennio da quando si parte. La seconda &#232; il costo, perch&#233; le cifre richieste competono con investimenti alternativi pi&#249; rapidi e oggi pi&#249; convenienti. La terza &#232; la filiera, perch&#233; senza autorit&#224; di sicurezza, regolamentazione moderna e formazione tecnica si rischia di replicare l&#8217;esperienza occidentale dei cantieri infiniti. La quarta &#232; la dipendenza, dall&#8217;uranio e dall&#8217;arricchimento, che riduce ma non elimina la vulnerabilit&#224; geopolitica.</p><p>Se l&#8217;Italia vuole davvero puntare sul nucleare deve farlo nella consapevolezza che &#232; una scelta di lungo periodo, che impegna risorse e priorit&#224; per decenni e non per una legislatura. Prima ancora dei decreti attuativi e dei siti serve per&#242; qualcosa che oggi non c&#8217;&#232;, un dibattito pubblico serio sull&#8217;argomento. I partiti, sia di maggioranza sia di opposizione, hanno finora alternato annunci e rifiuti ideologici senza mai entrare nel merito dei tempi, dei costi e delle alternative. L&#8217;Italia ha gi&#224; detto no due volte con due referendum. &#200; una circostanza che non si pu&#242; ignorare n&#233; superare con una legge votata in fretta. Il nucleare va trattato per quello che &#232;, una scelta industriale di lungo periodo che richiede di tornare a parlarne davvero con i cittadini.</p><div><hr></div><p><em>Hai idee o proposte su temi per altri articoli? Lascia un commento o mandami un&#8217;email a info@lorenzoruffino.com</em></p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>In questo articolo usiamo la traslitterazione dall'ucraino "Chornobyl" anzich&#233; quella dal russo "Chernobyl", forma pi&#249; nota in Italia perch&#233; entrata in uso al tempo dell'incidente, quando l'Ucraina faceva parte dell'Unione Sovietica</p><p></p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[I dipendenti guadagnano meno di vent'anni fa, i pensionati molto di più]]></title><description><![CDATA[Dal 2001 al 2024 il reddito medio &#232; cresciuto del 6,8 per cento reale, ma i dipendenti hanno perso terreno e i pensionati ne hanno guadagnato.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/reddito-dipendenti-pensionati-2024</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/reddito-dipendenti-pensionati-2024</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:01:21 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1cnI!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F26f1b3cb-b2aa-466b-8fed-da3fa80f3481_1870x1760.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>La settimana scorsa il Ministero dell&#8217;Economia ha pubblicato i nuovi dati sulle dichiarazioni dei redditi del 2025, relative ai guadagni del 2024. Come <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/dichiarazione-redditi-2025">abbiamo visto</a> il reddito medio &#232; migliorato rispetto all&#8217;anno precedente, ma negli ultimi vent&#8217;anni &#232; rimasto sostanzialmente identico. Utilizzando gli open data &#232; possibile ricostruire una serie storica lunga ventitr&#233; anni, dal 2001 al 2024, e vedere come si sono mossi i redditi degli italiani nel tempo<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>.</p><p>Bisogna sempre ricordare che i dati del MEF si riferiscono al reddito imponibile lordo, cio&#232; la base su cui si calcola l&#8217;IRPEF, non alla retribuzione contrattuale che include i contributi sociali.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Cosa vuol dire reddito reale</h2><p>Per confrontare i redditi a vent&#8217;anni di distanza serve tenere in considerazione l&#8217;<a href="https://rivaluta.istat.it/Rivaluta/#">inflazione</a>. Un euro del 2001 valeva molto pi&#249; di un euro del 2024 e prendere i numeri cos&#236; come sono dichiarati porterebbe a conclusioni completamente sbagliate. Il reddito nominale &#232; il numero in dichiarazione, il reddito reale &#232; quel numero corretto per l&#8217;aumento dei prezzi nel frattempo. Per fare la correzione si usa l&#8217;indice dei prezzi al consumo dell&#8217;Istat, che dal 2001 al 2024 &#232; salito del 53 per cento. Significa che 100 euro nel 2001 e 153 euro oggi permettono di comprare lo stesso insieme di beni. </p><p>Il reddito medio dichiarato in Italia &#232; passato da 15.250 euro nel 2001 ai 24.890 di oggi, un aumento nominale del 63 per cento. Sembra molto, ma quasi tutta questa crescita &#232; stata mangiata dall&#8217;inflazione. Una volta riportato tutto agli euro del 2024 il reddito medio del 2001 vale 23.320 euro, mentre quello del 2024 &#232; 24.895. In ventitr&#233; anni la crescita reale &#232; del 6,8 per cento, meno di tre decimi di punto all&#8217;anno. &#200; una delle dinamiche pi&#249; lente tra i grandi paesi avanzati.</p><p>Il picco storico &#232; stato toccato nel 2021, con 25.020 euro ai prezzi del 2024, prima che lo shock inflazionistico del 2022 e del 2023 erodesse il potere d&#8217;acquisto. Il dato del 2024 resta inferiore di circa 120 euro al massimo del 2021.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oR73!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F142acde0-dc5e-4619-aae2-e41f048f310e_1650x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oR73!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F142acde0-dc5e-4619-aae2-e41f048f310e_1650x1430.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oR73!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F142acde0-dc5e-4619-aae2-e41f048f310e_1650x1430.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oR73!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F142acde0-dc5e-4619-aae2-e41f048f310e_1650x1430.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oR73!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F142acde0-dc5e-4619-aae2-e41f048f310e_1650x1430.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oR73!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F142acde0-dc5e-4619-aae2-e41f048f310e_1650x1430.png" width="1456" height="1262" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/142acde0-dc5e-4619-aae2-e41f048f310e_1650x1430.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1262,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:206946,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/195508923?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F142acde0-dc5e-4619-aae2-e41f048f310e_1650x1430.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oR73!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F142acde0-dc5e-4619-aae2-e41f048f310e_1650x1430.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oR73!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F142acde0-dc5e-4619-aae2-e41f048f310e_1650x1430.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oR73!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F142acde0-dc5e-4619-aae2-e41f048f310e_1650x1430.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oR73!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F142acde0-dc5e-4619-aae2-e41f048f310e_1650x1430.png 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Tre paesi dentro la stessa media</h2><p>La media nazionale quasi piatta &#232; il risultato di tre traiettorie che vanno in direzioni diverse. I lavoratori dipendenti hanno dichiarato in media 24.250 euro nel 2024, contro 26.700 euro del 2001 ai prezzi di oggi. La perdita reale &#232; del 9,2 per cento in ventitr&#233; anni. Il dipendente medio italiano ha oggi un potere d&#8217;acquisto inferiore a quello che aveva all&#8217;inizio del secolo. Il recupero degli ultimi due anni, sostenuto dai rinnovi contrattuali e dal taglio del cuneo fiscale, ha attenuato il dato ma non lo ha invertito.</p><p>I pensionati sono andati nella direzione opposta. Il reddito medio &#232; passato da 16.350 euro nel 2001 a 22.390 euro nel 2024, una crescita reale del 37 per cento. Si tratta del prodotto di due dinamiche sovrapposte: l&#8217;adeguamento degli assegni all&#8217;inflazione, che protegge il loro valore reale anno dopo anno, e il ricambio generazionale, perch&#233; chi &#232; andato in pensione negli ultimi vent&#8217;anni ha avuto in media carriere contributive pi&#249; lunghe e regolari rispetto a chi era in pensione nel 2001.</p><p>I lavoratori autonomi hanno dichiarato in media 67.580 euro, in crescita reale del 67 per cento sul 2001. &#200; il dato pi&#249; netto, ma anche quello che richiede pi&#249; cautela. <a href="https://pagellapolitica.it/articoli/evasione-fiscale-economia-sommersa-grafici">Sappiamo</a> infatti che l&#8217;evasione si concentra proprio tra gli autonomi ed &#232; realistico assumere che una parte della crescita rifletta una progressiva emersione pi&#249; che un effettivo miglioramento delle condizioni economiche. La dinamica di lungo periodo va letta con la consapevolezza che la base imponibile dichiarata cambia anche per ragioni che non hanno a che fare con il reddito effettivo.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uMRK!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95139462-fc18-4147-848c-c9d7d4fce68f_1650x1430.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uMRK!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F95139462-fc18-4147-848c-c9d7d4fce68f_1650x1430.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" 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Nel 2001 un pensionato medio dichiarava il 61 per cento di quanto dichiarava un dipendente medio. Nel 2024 questa percentuale &#232; salita al 92 per cento. In ventitr&#233; anni le due figure si sono quasi sovrapposte e oggi un pensionato medio dichiara appena 1.860 euro lordi in meno all&#8217;anno di un lavoratore dipendente medio.</p><p>Si pu&#242; anche guardare al monte aggregato dei redditi dichiarati. Nel 2001 i dipendenti italiani hanno dichiarato complessivamente 450 miliardi di euro di reddito imponibile ai prezzi del 2024, mentre i pensionati 237 miliardi. Nel 2024 i due aggregati sono saliti rispettivamente a 585 e 325 miliardi. In termini reali il monte da lavoro dipendente &#232; cresciuto del 30 per cento, quello delle pensioni del 37. Su ogni cento euro di reddito da lavoro dichiarato le pensioni dichiarate erano 53 euro nel 2001 e sono 56 oggi. &#200; un movimento pi&#249; lento di quello che si vede sulle medie, ma anche su scala aggregata il monte pensioni cresce pi&#249; velocemente del monte salari.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HTPM!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcde09394-bbdc-4901-9e51-e992ca2c731b_1870x1496.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HTPM!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcde09394-bbdc-4901-9e51-e992ca2c731b_1870x1496.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" 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Ma il problema &#232; strutturale e riguarda la sostenibilit&#224; del sistema. Le pensioni italiane funzionano a ripartizione, perci&#242; chi lavora oggi paga i contributi che servono a finanziare le pensioni di chi &#232; in pensione oggi. Perch&#233; il meccanismo regga servono due condizioni. La prima &#232; che i contributi versati siano abbastanza grandi da coprire le pensioni in pagamento, e per questo il reddito di un lavoratore dovrebbe essere sensibilmente pi&#249; alto di quello di un pensionato, dato che solo una parte di quel reddito viene versata come contributo. La seconda &#232; che i lavoratori siano abbastanza numerosi rispetto ai pensionati. In Italia entrambe le condizioni si stanno indebolendo allo stesso tempo.</p><p>Sul fronte <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/crisi-demografica-italiana">demografico</a>, l&#8217;Italia &#232; uno dei paesi pi&#249; vecchi al mondo. L&#8217;indice di vecchiaia, cio&#232; il rapporto tra ultrasessantacinquenni e under 15, ha superato quota 200, contro una media europea sotto i 140. Il rapporto tra contribuenti attivi e pensionati &#232; oggi vicino a 1,4, mentre per garantire l&#8217;equilibrio finanziario del sistema dovrebbe essere pi&#249; vicino a 2. La pressione &#232; destinata ad aumentare ancora, perch&#233; nei prossimi anni andranno in pensione le coorti dei baby boomer, mentre i giovani che entrano nel mercato del lavoro sono molti meno e con redditi mediamente pi&#249; bassi.</p><p>Il risultato &#232; gi&#224; visibile nei conti pubblici. Nel 2024 lo Stato ha trasferito 180 miliardi all&#8217;Inps. Una parte &#232; assistenza vera e propria, un&#8217;altra parte serve a coprire il disavanzo delle gestioni previdenziali, perch&#233; i contributi sociali da soli non bastano a pagare le pensioni in pagamento. &#200; l&#8217;IRPEF di tutti i contribuenti che, di fatto, finanzia una quota crescente del sistema previdenziale. Il lavoratore dipendente medio non sostiene le pensioni soltanto con i contributi sulla busta paga ma anche con le imposte che paga sul proprio reddito, in misura ben superiore a quanto i contributi nominali farebbero pensare.</p><p>C&#8217;&#232; anche una questione di equit&#224; tra generazioni in quanto le pensioni pi&#249; alte oggi in sono in larga parte calcolate con il sistema retributivo, che era molto pi&#249; generoso del contributivo introdotto dalla riforma Dini del 1995 e applicato pienamente alle generazioni pi&#249; giovani. I lavoratori sotto i quarant&#8217;anni stanno pagando contributi pieni per finanziare pensioni costruite con regole pi&#249; favorevoli di quelle che si applicheranno a loro, in un mercato del lavoro che peraltro paga meno in termini reali di quanto pagasse vent&#8217;anni fa. </p><h2>L&#8217;evoluzione regionale</h2><p>Il quadro di lungo periodo conferma anche il divario geografico. Nel 2024 il reddito medio dichiarato &#232; di 27.970 euro nel Nord-Ovest, 26.340 nel Nord-Est, 25.660 nel Centro e 20.390 nel Mezzogiorno. La distanza tra la macroarea pi&#249; ricca e quella pi&#249; povera &#232; di 7.580 euro, il 37 per cento. Per ricalcolare la serie storica per macroarea ho usato l&#8217;indice nazionale dei prezzi, perch&#233; un indice del costo della vita disaggregato a livello regionale e aggiornato annualmente in Italia non esiste. Bisogna inoltre tenere conto che che abitare nelle grandi citt&#224; del Nord oggi costa molto di pi&#249; che vivere in un comune medio del Mezzogiorno e che sul reddito disponibile le differenze sono realisticamente minori. .</p><p>Fatta questa premessa, dal 2001 il Mezzogiorno &#232; la macroarea che ha guadagnato di pi&#249; in percentuale, passando da 18.490 a 20.390 euro reali, una crescita del 10,3 per cento. Il Nord-Est &#232; cresciuto del 6,7 per cento, il Nord-Ovest e il Centro intorno al 5 per cento. Sono dinamiche modeste ovunque e il piccolo recupero relativo del Sud non ha ridotto in modo significativo lo scarto in termini assoluti, perch&#233; il Mezzogiorno partiva da molto pi&#249; in basso.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1cnI!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F26f1b3cb-b2aa-466b-8fed-da3fa80f3481_1870x1760.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1cnI!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F26f1b3cb-b2aa-466b-8fed-da3fa80f3481_1870x1760.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>In conclusione</h2><p>Il dato pi&#249; importante che emerge da questi ventitr&#233; anni non &#232; tanto l'assenza di crescita, su cui siamo tornati molte volte, quanto il modo in cui questa stagnazione si &#232; distribuita. Il reddito da lavoro &#232; arretrato mentre quello da pensione &#232; cresciuto in modo significativo, fino a rendere quasi equivalenti i due redditi medi e a far crescere il monte pensioni pi&#249; rapidamente del monte salari. Ne esce un mercato del lavoro che nel complesso paga meno di quanto pagasse vent'anni fa, un sistema previdenziale che ha protetto bene chi era gi&#224; dentro e un equilibrio finanziario che si regge sempre di pi&#249; sull'IRPEF di tutti. Senza un'inversione su almeno una di queste tre dimensioni, a un certo punto il sistema rischia di saltare.</p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>Il codice e i dati dell&#8217;anali sono disponibili su <a href="https://github.com/lorenzo-ruffino/redditi-italia-evoluzione">Github</a>. </p><p></p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Che cosa dicono i nuovi dati sulle dichiarazioni dei redditi]]></title><description><![CDATA[Nel 2024 il reddito medio sale a 24.890 euro lordi, +2,5 per cento in termini reali. Ma in oltre vent&#8217;anni la crescita &#232; stata quasi asettica.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/dichiarazione-redditi-2025</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/dichiarazione-redditi-2025</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Fri, 24 Apr 2026 07:30:46 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HuV_!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5207156d-9ec5-4697-b9ef-f3a3479d0d42_1220x634.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze ha <a href="https://www1.finanze.gov.it/finanze/analisi_stat/public/index.php?opendata=yes">pubblicato</a> ieri i dati sulle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 e relative ai guadagni del 2024. Sono i numeri pi&#249; aggiornati per capire quanto gli italiani dichiarano al fisco, chi sostiene davvero il peso dell&#8217;IRPEF e come si distribuiscono i redditi tra categorie di lavoratori, genere, fasce d&#8217;et&#224; e territorio<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>I 42,8 milioni di contribuenti hanno dichiarato in media 24.890 euro lordi, circa 940 euro in pi&#249; rispetto all&#8217;anno prima. In termini nominali, cio&#232; senza tener conto dell&#8217;inflazione, l&#8217;aumento &#232; stato del 3,9 per cento. In termini reali, depurando dal rialzo dei prezzi dello 0,8 per cento registrato nel 2024, il reddito medio &#232; cresciuto del 3,1 per cento. &#200; un risultato sensibilmente migliore di quello dell&#8217;anno precedente, quando l&#8217;inflazione altissima del 2023 aveva azzerato l&#8217;aumento nominale e fatto scendere i redditi reali dello 0,4 per cento.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/cwkor/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/027ff180-ef72-4988-be8c-54c461ba4b64_1220x596.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/91bf11d2-8ef0-4a05-b5f4-570e8af2cae7_1220x754.png&quot;,&quot;height&quot;:369,&quot;title&quot;:&quot;Come sono distribuiti i redditi&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Percentuale di contribuenti per reddito lordo medio imponibile dichiarato in Italia nel 2025, anno di imposta 2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/cwkor/1/" width="730" height="369" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Prima di entrare nel dettaglio, va chiarito di cosa stiamo parlando. Il dato a cui ci si riferisce &#232; il reddito imponibile lordo, cio&#232; quello su cui si calcolano le imposte da pagare, e non la retribuzione annua lorda (RAL) negoziata con il datore di lavoro. La RAL include anche i contributi sociali versati all&#8217;INPS, mentre il reddito imponibile li esclude. Per dare un&#8217;idea, un reddito imponibile lordo di 24.890 euro corrisponde a una RAL di circa 27.400 euro, che su 13 mensilit&#224; equivale a un reddito netto di circa 1.660 euro al mese e costa all&#8217;azienda circa 36.800 euro l&#8217;anno.</p><h2>Vent&#8217;anni di redditi fermi</h2><p>Il dato sull&#8217;anno appena passato va letto dentro una cornice pi&#249; lunga. Ricalcolando i dati del passato per tenere conto dell&#8217;inflazione, nel 2001 il reddito medio dichiarato era pari a 23.310 euro, mentre oggi vale 24.890 euro. In 23 anni la crescita reale &#232; stata del 6,8 per cento, una delle pi&#249; basse tra i grandi paesi europei. Nello stesso periodo Germania, Francia e Spagna hanno fatto molto di pi&#249;, mentre l&#8217;Italia ha vissuto due decenni in cui i redditi reali sono rimasti sostanzialmente fermi.</p><p>Il picco storico &#232; stato toccato nel 2021, con 25.010 euro ai prezzi del 2024, prima che lo shock inflazionistico del 2022 e del 2023 erodesse il potere d&#8217;acquisto dei contribuenti. Da allora i redditi reali non sono ancora tornati su quei livelli: il dato del 2024 resta inferiore di circa 120 euro al massimo del 2021. In termini puramente nominali la crescita &#232; stata invece consistente, da 21.780 euro nel 2021 a 24.890 euro nel 2024, ma &#232; stata in larga parte assorbita dall&#8217;aumento dei prezzi.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;df7a853c-0f47-45fb-8545-ae63fad5b442&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In 30 anni i redditi italiani non sono sostanzialmente cresciuti, mentre in tutti gli altri paesi aumentavano. A dimostrare (ancora una volta) l&#8217;eccezionalit&#224; negativa dell&#8217;Italia sono i dati del Luxembourg Income Study rivisti da Our World in Data.&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Italia: trent&#8217;anni di redditi fermi&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-04-15T08:00:41.053Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6W4-!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1f96da50-976b-4db6-9b36-84a9b34b9538_1260x660.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/italia-stipendi-fermi-trentanni&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:161361074,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:5,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>C&#8217;&#232; poi un ulteriore avvertimento da tenere a mente. I numeri pubblicati dal MEF non descrivono il reddito effettivamente percepito dagli italiani, ma quello dichiarato al fisco. Secondo le stime dello stesso Ministero, l&#8217;evasione delle imposte sul reddito &#232; particolarmente concentrata tra i lavoratori autonomi e le partite IVA, dove la base imponibile sfugge pi&#249; facilmente ai controlli. Per i lavoratori dipendenti, invece, la trattenuta alla fonte da parte del datore di lavoro rende l&#8217;evasione molto pi&#249; difficile. Quando si confrontano le medie tra le diverse categorie, quindi, va tenuto presente che il reddito reale di alcune di esse &#232; probabilmente pi&#249; alto di quanto risulti dalle dichiarazioni.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/OraRD/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6bfac07f-ffef-4fa0-b4e6-34f276278ac8_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/73d3ee91-94b5-4cad-ac31-55baf92aee9e_1220x862.png&quot;,&quot;height&quot;:423,&quot;title&quot;:&quot;Com'&#232; cambiato il reddito dichiarato in Italia&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Reddito lordo medio imponibile dichiarato in Italia, a prezzi costanti e correnti (base 2024)&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/OraRD/1/" width="730" height="423" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Chi paga l&#8217;IRPEF</h2><p>La distribuzione dei redditi dichiarati &#232; molto concentrata sulle fasce basse. Il 33 per cento dei contribuenti ha dichiarato meno di 15 mila euro, e un altro 28 per cento si colloca tra i 15 mila e i 26 mila euro. Significa che il 61 per cento degli italiani con un reddito imponibile sta sotto i 26 mila euro lordi. All&#8217;estremo opposto, l&#8217;1,8 per cento ha dichiarato pi&#249; di 120 mila euro, con un reddito medio di 164 mila euro.</p><p>Nel complesso, gli italiani hanno versato 194 miliardi di euro di IRPEF, l&#8217;imposta sulle persone fisiche, su un reddito imponibile di 1.013 miliardi. Il 61 per cento dei contribuenti che dichiara meno di 26 mila euro contribuisce per il 16 per cento del totale dell&#8217;imposta. Chi sta sotto i 15 mila euro paga in media 380 euro l&#8217;anno, un&#8217;aliquota effettiva del 5,3 per cento. L&#8217;1,8 per cento pi&#249; ricco, cio&#232; chi guadagna oltre 120 mila euro, versa da solo il 21 per cento di tutta l&#8217;IRPEF, con un&#8217;imposta media di 54 mila euro a testa.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/UZv6B/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5207156d-9ec5-4697-b9ef-f3a3479d0d42_1220x634.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2809cffc-7263-4c4f-aff9-8556a1c7920a_1220x792.png&quot;,&quot;height&quot;:388,&quot;title&quot;:&quot;Chi paga l'Irpef&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Percentuale di contribuenti e di Irpef netta per reddito lordo medio imponibile dichiarato in Italia nel 2025, anno di imposta 2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/UZv6B/1/" width="730" height="388" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Il dato pu&#242; sembrare squilibrato, ma &#232; la conseguenza naturale di un&#8217;imposta progressiva. L&#8217;IRPEF cresce all&#8217;aumentare del reddito secondo aliquote pi&#249; alte, e questo &#232; il principio su cui si fonda da quando &#232; stata istituita nel 1974. Chi guadagna di pi&#249; paga una percentuale maggiore su una base pi&#249; ampia e contribuisce inevitabilmente a una quota pi&#249; grande del gettito. L&#8217;Italia non &#232; un&#8217;eccezione: in tutti i grandi paesi avanzati, dalla Germania al Regno Unito, dalla Francia agli Stati Uniti, il decimo pi&#249; ricco di contribuenti versa quote del totale dell&#8217;imposta sul reddito che oscillano tra il 50 e il 70 per cento. La concentrazione del gettito sui redditi alti &#232; strutturale a un sistema progressivo.</p><p>Il vero problema italiano, semmai, &#232; che la distribuzione dei redditi &#232; schiacciata verso il basso e ci sono poche persone che guadagnano cifre medio-alte. Solo il 6,6 per cento supera i 55 mila, mentre in Germania e Francia la fascia dei redditi medio-alti, quella tipica dei lavori specializzati e qualificati, &#232; molto pi&#249; ampia. &#200; il <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/produttivita-ferma-salari-bassi-un">riflesso</a> di un'economia poco innovativa, con una produttivit&#224; cresciuta pochissimo negli ultimi vent'anni, una quota di laureati tra le pi&#249; basse d'Europa e una struttura produttiva fatta soprattutto di piccole imprese, dove le posizioni ben retribuite sono poche. Non &#232; tanto l'IRPEF a essere squilibrata, sono i redditi prodotti dal sistema a esserlo.</p><p>Anche dietro la media nazionale di quasi 25 mila euro si nascondono profili molto diversi. I lavoratori dipendenti hanno dichiarato in media 26.940 euro, in crescita del 6,4 per cento reale rispetto all&#8217;anno precedente, beneficiando dei rinnovi contrattuali e dell&#8217;effetto del taglio del cuneo fiscale. I pensionati hanno dichiarato 25.260 euro, +5,6 per cento reale, dopo l&#8217;adeguamento delle pensioni all&#8217;inflazione. I lavoratori autonomi hanno dichiarato in media 72.620 euro, con un calo del 4,8 per cento in termini reali. Va detto che il dato degli autonomi &#232; quasi certamente sottostimato per via dell&#8217;evasione.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/OWBmp/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b36b53e5-6918-47ba-9121-3fa376801535_1220x730.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5383ab95-84d4-4328-b3cc-dfcc29a60429_1220x854.png&quot;,&quot;height&quot;:419,&quot;title&quot;:&quot;Come cambia il reddito per tipologia&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Reddito lordo medio imponibile dichiarato in Italia nel 2025, anno di imposta 2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/OWBmp/1/" width="730" height="419" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Le differenze di reddito</h2><p>Anche nel 2024 gli uomini hanno dichiarato in media redditi nettamente pi&#249; alti delle donne: 29.020 euro contro 20.350 euro. Il divario &#232; di quasi 8.700 euro lordi, pari al 43 per cento. Si &#232; ridotto di poco rispetto all&#8217;anno precedente, perch&#233; i redditi delle donne sono cresciuti del 4,0 per cento reale contro il 2,5 per cento degli uomini. La differenza non riflette soltanto le retribuzioni a parit&#224; di mansione, ma soprattutto la composizione del lavoro femminile: le donne occupano in misura minore le posizioni dirigenziali, ricorrono molto pi&#249; spesso al part-time e sono assenti dal mercato del lavoro per periodi pi&#249; lunghi a causa dei carichi di cura familiare.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/o8YMm/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/65e697ff-e92b-4e7d-a969-e79f61aa5109_1220x730.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/009eec39-a43c-4f27-9b44-0c638e385471_1220x854.png&quot;,&quot;height&quot;:419,&quot;title&quot;:&quot;Come cambia il reddito per genere&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Reddito lordo medio imponibile dichiarato in Italia nel 2025, anno di imposta 2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/o8YMm/1/" width="730" height="419" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Il reddito segue poi il classico andamento a campana lungo l&#8217;arco della vita. Tra i 15 e i 24 anni, fascia in cui pochi hanno un reddito stabile, la media &#232; di 8.560 euro. Tra i 25 e i 44 anni sale a 21.880 euro, ancora sotto la media nazionale: i giovani adulti italiani guadagnano poco anche quando lavorano regolarmente. Il picco &#232; tra i 45 e i 64 anni, con 28.920 euro, e dopo i 64 anni scende a 25.450 euro grazie al peso delle pensioni. Tra i giovanissimi la crescita reale &#232; stata del 6,4 per cento, ma su una base cos&#236; bassa che basta poco a spostare la media.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/Liy06/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1a3c3e22-c351-4b48-a206-3b32458a6ebf_1220x368.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d4df92dc-fbd9-4c92-ad45-ebebe5670482_1220x492.png&quot;,&quot;height&quot;:238,&quot;title&quot;:&quot;Come cambia il reddito per et&#224;&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Reddito lordo medio imponibile dichiarato in Italia nel 2025, anno di imposta 2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/Liy06/1/" width="730" height="238" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>La geografia dei redditi conferma il divario storico tra Nord e Sud. Nel Nord-Ovest il reddito medio dichiarato &#232; di 27.970 euro, nel Nord-Est di 26.340 euro, nel Centro di 25.660 euro, nel Mezzogiorno di 20.390 euro. La distanza tra la macroarea pi&#249; ricca e quella pi&#249; povera &#232; di 7.580 euro, il 37 per cento. Tra le regioni, la Lombardia &#232; in testa con 29.150 euro, seguita dalla Provincia autonoma di Bolzano con 28.220 euro. In coda c&#8217;&#232; la Calabria, con 18.690 euro, meno di due terzi del reddito medio lombardo. Le altre regioni meridionali si collocano tra i 20 mila e i 22 mila euro, con Sicilia, Puglia, Molise, Campania e Basilicata raccolte in una fascia stretta intorno ai 20 mila euro e Sardegna e Abruzzo poco sopra, rispettivamente a 21.420 e 22.120 euro. La crescita reale &#232; stata simile in quasi tutte le regioni, intorno al 3 per cento, segno che il divario territoriale italiano resta strutturale e non si chiude con dinamiche annuali.</p><p>Va per&#242; ricordato che il costo della vita non &#232; uguale ovunque. Vivere a Milano, a Bologna o nelle altre grandi citt&#224; del Nord costa sensibilmente di pi&#249; che in un comune medio del Mezzogiorno: affitti, trasporti e molti servizi pesano di pi&#249; e a parit&#224; di reddito lordo dichiarato il potere d&#8217;acquisto effettivo pu&#242; essere molto diverso. In Italia non esiste un indicatore ufficiale di costo della vita aggiornato e disaggregato a livello territoriale che permetta di correggere in modo semplice questi confronti, come accade invece in altri paesi. Sarebbe utile averne uno, perch&#233; senza di esso i divari tra regioni appaiono pi&#249; ampi di quanto non siano in termini di potere d&#8217;acquisto effettivo.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/EnciA/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/15d0b46f-727a-4a04-9806-554ad63a2ac6_1220x1462.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1f5639e9-456d-4b7d-b565-ad3b68ce2d9d_1220x1586.png&quot;,&quot;height&quot;:786,&quot;title&quot;:&quot;Come cambia il reddito per regione&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Reddito lordo medio imponibile dichiarato in Italia nel 2025, anno di imposta 2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/EnciA/1/" width="730" height="786" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Il sistema &#232; progressivo</h2><p>Spezzando i contribuenti in fasce di reddito da 10 mila euro l&#8217;una si vede bene in che modo l&#8217;IRPEF cresce con il reddito dichiarato. Chi sta sotto i 10 mila euro paga in media circa 130 euro di imposte, un&#8217;aliquota effettiva del 2,8 per cento del reddito imponibile. Tra i 10 e i 20 mila euro l&#8217;imposta media &#232; di 1.180 euro, l&#8217;8,2 per cento. Tra i 20 e i 30 mila sale a 3.150 euro, il 13,3 per cento. Il salto pi&#249; netto si registra superando i 30 mila euro, dove l&#8217;imposta media raddoppia a 6.010 euro e l&#8217;aliquota effettiva arriva al 18,6 per cento.</p><p>Da quel punto in avanti la progressione accelera. Tra i 40 e i 50 mila euro l&#8217;imposta media &#232; di 9.590 euro, il 23,2 per cento del reddito; tra i 50 e i 60 mila di 13.020 euro, il 26 per cento; oltre gli 80 mila supera il 30 per cento. Chi dichiara pi&#249; di 120 mila euro paga in media 66.130 euro di IRPEF, con un&#8217;aliquota effettiva del 33,2 per cento, oltre dieci volte quella dei redditi pi&#249; bassi.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/JoYIa/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7bbdddca-7b63-416f-a092-fbb4a8a91c13_1220x860.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/32ddf7c5-a88d-4561-95b6-2d91f2389b40_1220x984.png&quot;,&quot;height&quot;:484,&quot;title&quot;:&quot;Quante tasse sul reddito si pagano&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Fascia di reddito lordo medio imponibile dichiarato in Italia nel 2025, anno di imposta 2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/JoYIa/1/" width="730" height="484" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Nel complesso, il quadro che emerge dai nuovi dati &#232; quello di un paese in cui i redditi dichiarati tornano a crescere dopo lo shock inflazionistico del 2022 e del 2023, ma restano fermi su un piano di lungo periodo. La distribuzione resta concentrata sulle fasce basse, con la maggioranza dei contribuenti sotto i 26 mila euro lordi, e una minoranza dei redditi pi&#249; alti che sostiene gran parte del gettito IRPEF. Una parte di questa concentrazione &#232; inevitabile in un&#8217;imposta progressiva, in linea con quanto avviene in tutti i paesi avanzati. Una parte, per&#242;, riflette il fatto che l&#8217;Italia produce pochi redditi medio-alti.</p><p>Per cambiare questo quadro serve che i redditi crescano davvero, e che l&#8217;Italia torni ad attirare occupazione qualificata, a formare pi&#249; laureati, a premiare la produttivit&#224;. Non sono ricette nuove. Da oltre vent&#8217;anni Banca d&#8217;Italia, Istat, Ocse, Commissione Europea e la grande maggioranza degli economisti ripetono pi&#249; o meno le stesse cose: investire in ricerca e sviluppo, aumentare la concorrenza nei settori protetti, semplificare la burocrazia, rendere il mercato del lavoro meno duale, far crescere le imprese. Il problema non &#232; la diagnosi.</p><p>Quello che manca &#232; la volont&#224; politica di affrontare scelte difficili, i cui benefici arrivano solo dopo anni e che quindi non rendono nel ciclo elettorale. Pi&#249; di vent&#8217;anni di stagnazione dimostrano che rimandare &#232; la strategia pi&#249; costosa. Tocca alla politica assumersi la responsabilit&#224; di intervenire davvero, non con misure una tantum e bonus a pioggia, ma con riforme strutturali che altrove hanno funzionato. Senza queste scelte, i redditi degli italiani continueranno a muoversi al ritmo lento che conosciamo e il paese rester&#224; intrappolato in una stagnazione da cui, da solo, non &#232; ancora riuscito a uscire.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;3547ea56-5e77-4d70-a654-8bde4f1fc999&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Il forte aumento dei prezzi tra il 2021 e il 2024 ha alimentato la percezione che gli italiani siano diventati pi&#249; poveri. Salari che non tengono il passo con l&#8217;inflazione, il fiscal drag che erode i redditi, la sensazione di riuscire a comprare meno nonostante gli aumenti nominali. Uno studio appena pubblicato dalla Banca d&#8217;Italia mostra che in media i&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Siamo davvero diventati pi&#249; poveri a causa dell'inflazione?&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-02-04T09:00:23.988Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qEEG!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe48f2a41-ce48-4982-87e0-fe76f28f4e17_1764x1332.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/siamo-davvero-diventati-piu-poveri&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:186708487,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:19,&quot;comment_count&quot;:1,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>I dati e il codice usato sono disponibili su <a href="https://github.com/lorenzo-ruffino/data-viz/tree/main/Dichiarazione%20Redditi%202025">Github</a>. </p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Perché in Italia non usiamo l'intelligenza artificiale]]></title><description><![CDATA[Solo il 20 per cento degli italiani tra i 16 e i 74 anni ha usato strumenti di intelligenza artificiale generativa negli ultimi tre mesi, contro il 33 per cento della media europea.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-in-italia-non-usiamo-lintelligenza</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-in-italia-non-usiamo-lintelligenza</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 22 Apr 2026 08:01:38 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!rgUc!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F58f5cf00-6d7d-4327-99e3-05e9f3ecc77b_1220x808.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nel giro di tre anni l&#8217;intelligenza artificiale generativa &#232; passata dall&#8217;essere una curiosit&#224; a uno strumento che governi e grandi imprese considerano centrale per il futuro. ChatGPT &#232; stato lanciato alla fine del 2022 e in dodici mesi &#232; diventato uno dei prodotti digitali adottati pi&#249; velocemente nella storia. <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/isoc_ai_iaiu/default/table?lang=en&amp;category=isoc.isoc_i.isoc_ai">Eurostat</a> ha iniziato a misurarne l&#8217;uso nel 2025 e questo ci permette di avere numeri armonizzati, confrontabili fra paesi, raccolti con la stessa domanda in tutta Europa.</p><p>Il questionario chiede agli intervistati se, negli ultimi tre mesi, abbiano usato strumenti capaci di generare nuovi contenuti, come testo, immagini, codice o video, a partire da un&#8217;istruzione. Gli esempi citati sono quelli pi&#249; noti, ossia ChatGPT, Copilot, Gemini, LLaMA, Midjourney, DALL-E. Sono modelli addestrati su enormi quantit&#224; di contenuti che funzionano meglio quando chi li usa sa formulare richieste chiare e verificare le risposte, perch&#233; possono produrre risposte plausibili ma inventate, quelle vengono chiamate &#8220;allucinazioni&#8221;. Seppur con delle criticit&#224;, sono strumenti che permettono di risparmiare tempo su una quantit&#224; crescente di compiti d&#8217;ufficio.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Il divario italiano</h2><p>Il 19,9 per cento degli italiani tra i 16 e i 74 anni ha usato intelligenza artificiale generativa nei tre mesi precedenti l&#8217;intervista, contro il 32,7 della media dell&#8217;Unione europea. Siamo quasi tredici punti sotto la media europea e sopra soltanto a Romania, Turchia, Serbia e Bulgaria. Francia e Spagna sono al 37-38 per cento, la Germania al 32, i Paesi Bassi al 45, la Danimarca al 48, la Finlandia e l&#8217;Estonia al 46, la Svizzera al 47, la Norvegia al 56. </p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/aJEic/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b5f591f1-f039-4693-9955-a31fe378ae35_1220x1392.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3495639a-810f-4a31-b58c-63e5c793d57b_1220x1550.png&quot;,&quot;height&quot;:767,&quot;title&quot;:&quot;L'Italia &#232; tra i paesi che meno usa l'intelligenza artificiale&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota di individui tra i 16 e i 74 anni che ha usato strumenti di intelligenza artificiale generativa negli ultimi tre mesi, per paese. Anno 2025.&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/aJEic/1/" width="730" height="767" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Solo l&#8217;8 per cento degli italiani ha usato l&#8217;intelligenza artificiale per lavoro, contro il 15 della media europea, il 18 di Francia e Spagna, il 27 della Danimarca, il 34 della Svizzera. Nell&#8217;uso privato siamo al 13 per cento contro il 25 europeo, per la formazione al 6,4 contro il 9,6. Gli strumenti sono gli stessi in tutta Europa, quello che cambia &#232; la frequenza con cui si usano, soprattutto sul lavoro.</p><p>Gli studi pubblicati negli ultimi due anni concordano che l&#8217;intelligenza artificiale aumenta la produttivit&#224;. Uno degli studi pi&#249; citati, <a href="https://academic.oup.com/qje/article/140/2/889/7990658?login=false">pubblicato</a> sulla <em>Quarterly Journal of Economics</em>, ha seguito oltre cinquemila operatori di customer support e ha rilevato un aumento medio della produttivit&#224; del 15 per cento, con incrementi attorno al 30 per cento tra chi partiva da livelli pi&#249; bassi.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/oTs5x/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/54fc53d7-2105-4720-8b53-7d754138d697_1220x406.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/23362af1-64f0-4690-9532-9014996c1af6_1220x614.png&quot;,&quot;height&quot;:300,&quot;title&quot;:&quot;Sul lavoro il ritardo italiano sull'intelligenza artificiale &#232; ancora pi&#249; grande&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota di individui tra i 16 e i 74 anni che ha usato strumenti di intelligenza artificiale generativa negli ultimi tre mesi, per tipo di uso. Italia e media dell'Unione europea, anno 2025.&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/oTs5x/1/" width="730" height="300" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Il problema non sono solo gli anziani</h2><p>Si potrebbe pensare che il ritardo italiano sia il solito problema di una popolazione anziana che fatica con il digitale, ma i dati smentiscono questa lettura. Gli italiani sopra i 65 anni usano l&#8217;intelligenza artificiale quanto i loro coetanei europei, il 4,5 per cento contro il 6,5 della media dell&#8217;Unione europea, quasi in linea con la Germania. &#200; nelle fasce giovani e centrali che c&#8217;&#232; il vero divario. </p><p>Tra i ragazzi di 16-19 anni il 52 per cento degli italiani ha usato intelligenza artificiale, contro il 78 in Francia, il 75 in Spagna e il 66 della media europea. Tra i 25 e i 35 anni la quota italiana &#232; del 31 per cento, contro il 56 dei francesi, il 57 degli spagnoli e il 51 dei tedeschi. Oltre venti punti di divario proprio nella fascia che &#232; entrata da poco nel mercato del lavoro, un&#8217;et&#224; in cui le abitudini professionali si consolidano e diventano difficili da modificare. Tra i 35-44 anni usa intelligenza artificiale il 22 per cento in Italia contro il 42 per cento in Francia, tra i 45-54 anni il 17 contro il 33 per cento di Spagna e Francia.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/fRLGU/2/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9a201cdf-ec59-4746-b7b0-e3a5c6689861_1220x786.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/344241e7-0944-4f43-9e9f-c36c1c0d4f3c_1220x994.png&quot;,&quot;height&quot;:490,&quot;title&quot;:&quot;Anche i giovani italiani usano meno l'intelligenza artificiale che il resto d'Europa&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota di individui che ha usato strumenti di intelligenza artificiale generativa negli ultimi tre mesi, per fascia d'et&#224;. Italia, Francia, Germania, Spagna, anno 2025.&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/fRLGU/2/" width="730" height="490" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Il 12,5 per cento degli occupati italiani ha usato intelligenza artificiale sul lavoro nei tre mesi precedenti. Tra i lavoratori d'ufficio, cio&#232; la categoria in cui gli studi internazionali rilevano i guadagni di produttivit&#224; pi&#249; alti, ne fa uso sul lavoro il 17 per cento in Italia, contro il 28 della media europea, il 34 della Spagna, il 25 della Germania. Tra chi fa lavori manuali, in Italia siamo al 3 per cento contro il 5,3 della media europea e il 7,7 della Spagna. I professionisti dell'informatica italiani arrivano al 42 per cento di uso lavorativo, ma sono sedici punti sotto la media europea e trentuno sotto la Spagna. Il ritardo italiano non riguarda solo la popolazione in generale ma si riflette dentro ogni categoria professionale, anche quelle pi&#249; qualificate.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/QPR4y/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e61976b8-b377-409b-ac9d-a4c3c10d7d81_1220x330.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6894c109-cbb6-4cbb-a6ed-cb7d690c7ba1_1220x522.png&quot;,&quot;height&quot;:253,&quot;title&quot;:&quot;Il ritardo italiano riguarda tutte le professioni&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota di individui occupati che ha usato strumenti di intelligenza artificiale generativa sul lavoro negli ultimi tre mesi, per categoria professionale. Italia, Germania, Spagna e media dell'Unione europea, anno 2025.&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/QPR4y/1/" width="730" height="253" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Chi ha una laurea usa intelligenza artificiale nel 35 per cento dei casi, chi ha solo la terza media nell&#8217;11. Chi vive in citt&#224; nel 23 per cento, chi vive in aree rurali nel 16. Tra i cittadini italiani la quota &#232; del 20 per cento, tra i non cittadini del 14. &#200; la distribuzione tipica di una tecnologia all&#8217;inizio della curva di adozione, concentrata tra chi ha competenze digitali pregresse, redditi alti e vive nelle grandi citt&#224;. </p><p>Il ritardo italiano si inserisce in una dinamica che gli economisti stanno osservando anche altrove. Uno <a href="https://www.hbs.edu/faculty/Pages/item.aspx?num=65159">studio</a> su 640 piccoli imprenditori in Kenya, a cui era stato dato accesso libero a un assistente basato su GPT-4, ha trovato un effetto medio nullo sulla performance aziendale. Ma dietro quella media si nascondeva una differenza: gli imprenditori gi&#224; pi&#249; capaci hanno visto i ricavi crescere di oltre il 15 per cento, mentre quelli meno capaci hanno perso circa l&#8217;8 per cento. L&#8217;intelligenza artificiale dava a tutti gli stessi consigli, ma i meno esperti tendevano a porle domande pi&#249; vaghe e meno utilizzabili. Un risultato simile <a href="https://adoption.microsoft.com/files/copilot/MCAPS-Copilot-Adoption-Strategy.pdf">emerge</a> dal caso dell&#8217;adozione di Copilot in Microsoft, documentato dall&#8217;azienda stessa: dopo l&#8217;entusiasmo iniziale e un picco di adozione, l&#8217;uso quotidiano &#232; crollato perch&#233; i dipendenti non avevano tempo per imparare davvero a integrare lo strumento nel proprio lavoro. Solo un intervento deliberato del management ha rimesso in moto l&#8217;adozione.</p><p>Questi due esempi illustrano un principio che <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Matthew_effect">viene</a> chiamato &#8220;Matthew effect&#8221;: la tecnologia non livella le differenze preesistenti, ma tende a premiare chi parte avvantaggiato. Dove c&#8217;&#232; formazione, supporto manageriale e tempo per sperimentare, l&#8217;intelligenza artificiale aiuta soprattutto i meno esperti a colmare il gap con i pi&#249; capaci. Dove invece queste componenti mancano, l&#8217;adozione si concentra tra chi &#232; gi&#224; pi&#249; qualificato, ampliando le distanze invece di ridurle. Non basta che gli strumenti siano disponibili, serve un contesto che metta le persone nelle condizioni di usarli bene.</p><h2>Perch&#233; non si usa</h2><p>Eurostat chiede a chi non la usa il motivo. Tra gli italiani che non l&#8217;hanno mai usata, il 61 per cento dichiara di &#8220;non averne bisogno&#8221;, il 20 per cento di &#8220;non saperla usare&#8221;, il 5,4 per cento cita preoccupazioni per privacy e sicurezza, il 4,2 per cento dice di non sapere nemmeno che esistesse. Il profilo delle risposte cambia nettamente con l&#8217;et&#224;. Tra i 16-24 anni che non la usano, il 75 per cento dice &#8220;non mi serve&#8221; e solo l&#8217;8,6 per cento dice &#8220;non so come&#8221;. Tra gli over 65 la mancanza di bisogno scende al 42 per cento, mentre chi non sa come iniziare arriva al 32. Tra gli ultrasettantacinquenni il &#8220;non so come usarla&#8221; tocca il 42 per cento.</p><p>Sono due problemi diversi sovrapposti. Sopra i cinquant'anni chi non la usa spesso non sa da dove cominciare e serve alfabetizzazione informatica di base. Sotto i trent'anni, invece, la questione &#232; pi&#249; sottile di quanto sembri. Quel "non ne ho bisogno" non fotografa un rifiuto consapevole, ma quasi sempre una sottovalutazione. Il valore dell'intelligenza artificiale generativa non emerge al primo tentativo n&#233; da una domanda casuale: dipende da come la si usa, da quanto si &#232; disposti a iterare, correggere, raffinare le richieste. Chi la prova una volta per curiosit&#224; e ottiene una risposta generica conclude che "non serve a granch&#233;", senza rendersi conto che gli strumenti danno il meglio quando vengono integrati in flussi di lavoro strutturati, quando si impara a scomporre un problema, a far criticare all'intelligenza artificiale il proprio output, a combinare il proprio giudizio con le sue capacit&#224;. &#200; una competenza che si costruisce nel tempo. Per questo la fascia giovane-adulta non ha bisogno soltanto di esempi concreti di utilit&#224;: ha bisogno di contesti, scuole, universit&#224;, ambienti di lavoro, in cui si impari davvero a usare questi strumenti, invece di liquidarli dopo una prova superficiale. </p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/yvpNg/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/58f5cf00-6d7d-4327-99e3-05e9f3ecc77b_1220x808.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0a9a735d-df2c-47de-86b1-dd83cea11e88_1220x966.png&quot;,&quot;height&quot;:477,&quot;title&quot;:&quot;Perch&#233; gli italiani non usano l'intelligenza artificiale&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Motivi dichiarati da chi non ha usato strumenti di intelligenza artificiale generativa negli ultimi tre mesi, per fascia d'et&#224;. Quote sul totale dei non utenti. Italia, anno 2025.&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/yvpNg/1/" width="730" height="477" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>In Germania il 49 per cento della popolazione dice &#8220;non ne ho bisogno&#8221;, pi&#249; che in Italia, ma solo il 3,7 per cento dice &#8220;non so usarla&#8221;. In Italia la quota di chi non sa usarla &#232; quasi quadrupla, 14 contro 3,7 per cento sul totale della popolazione. In Spagna solo il 21 per cento dice &#8220;non mi serve&#8221;, cio&#232; la grande maggioranza di chi non la usa ancora pensa che prima o poi lo far&#224;. &#200; il segnale di un deficit di competenze digitali di base, un tema che l&#8217;Italia si trascina da prima dell&#8217;arrivo dell&#8217;intelligenza artificiale.</p><h2>In conclusione</h2><p>L&#8217;intelligenza artificiale <a href="http://static1.squarespace.com/static/635693acf15a3e2a14a56a4a/t/69cbb9d509ada447b6d9013f/1774959061185/forecasting-the-economic-effects-of-ai.pdf">non &#232;</a> una moda passeggera. I modelli migliorano di generazione in generazione, il costo per unit&#224; di capacit&#224; scende, l&#8217;integrazione nei software che usiamo quotidianamente &#232; gi&#224; in corso. Tra gli economisti che studiano il fenomeno c&#8217;&#232; disaccordo su quanto velocemente si diffonder&#224; e su quali effetti avr&#224; sul lavoro, ma quasi nessuno pensa che la tecnologia far&#224; marcia indietro. Il vero dissenso riguarda il contesto, cio&#232; la velocit&#224; con cui le imprese, le scuole e le istituzioni sapranno integrarla, non la tecnologia in s&#233;.</p><p>Negli <a href="https://aleximas.substack.com/p/how-will-ai-driven-automation-actually">studi</a> chi la usa bene nel proprio lavoro diventa pi&#249; veloce, pi&#249; preciso, spesso capace di cose che prima richiedevano competenze specialistiche. Non significa che i lavori spariranno: in molte professioni d&#8217;ufficio la tecnologia automatizza alcuni compiti e libera tempo per quelli restanti, che finiscono per essere svolti meglio. Sulle ricadute occupazionali torneremo in un prossimo articolo.</p><p>Il problema italiano non &#232; la tecnologia ma il contesto che la circonda. Servono scuole che insegnino ai ragazzi a usare questi strumenti in modo critico e aziende che investano sulla formazione dei dipendenti. Quello che succede negli altri paesi dimostra che il divario si colma rapidamente dove c&#8217;&#232; un ambiente organizzativo che sostiene l&#8217;adozione. Senza questo cambio di mentalit&#224; l&#8217;Italia rischia di restare indietro proprio nella fascia, i venticinquenni e quarantenni al lavoro, dove un uso diffuso potrebbe fare pi&#249; differenza. I dati per ora dicono che siamo in ritardo. E se l&#8217;intelligenza artificiale fosse davvero in grado di far aumentare la produttivit&#224; del paese intero, potremmo star perdendo un&#8217;occasione per tornare a crescere.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Da dove viene l’energia che usiamo in Italia]]></title><description><![CDATA[Nelle ultime settimane gli attacchi tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno di fatto bloccato il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/fonti-energia-elettricita-consumo-italia</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/fonti-energia-elettricita-consumo-italia</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 15 Apr 2026 08:02:18 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Hj2S!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane gli attacchi tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno di fatto bloccato il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. I prezzi di petrolio e gas sono saliti fino al 70 per cento e l&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia ha <a href="https://www.ft.com/content/09524a74-db3c-4aef-b4f7-51eda3068320?syn-25a6b1a6=1">parlato</a> della pi&#249; grande interruzione nella storia del mercato petrolifero globale. Per l&#8217;Italia, che importa oltre il 90 per cento dei combustibili fossili che consuma, l&#8217;effetto &#232; stato immediato.</p><p>Era gi&#224; successo con l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina. La dipendenza energetica dell&#8217;Europa &#232; cambiata di poco rispetto ad allora. &#200; solo cambiato da chi prendiamo l&#8217;energia.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Quanto consuma l&#8217;Italia e con cosa</h2><p>L&#8217;Italia nel 2024 ha <a href="https://ourworldindata.org/profile/energy/italy">consumato</a> circa 1.696 terawattora di energia primaria, cio&#232; tutta l&#8217;energia usata dal paese prima di qualsiasi trasformazione: benzina e gasolio per muovere le auto, gas per riscaldare le case, combustibili per far funzionare le fabbriche e per produrre elettricit&#224;. L&#8217;elettricit&#224; &#232; solo una parte di questo totale.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/s4vgM/2/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dacd5444-603d-4be4-8245-7e147e118d5c_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1ae76cff-b235-4a33-934e-6a2a227913f6_1220x862.png&quot;,&quot;height&quot;:423,&quot;title&quot;:&quot;Consumo di energia primaria in Italia&quot;,&quot;description&quot;:&quot;In terawattora, metodo della sostituzione&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/s4vgM/2/" width="730" height="423" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Il consumo &#232; diminuito rispetto al picco di circa 2.225 terawattora raggiunto nel 2005: una riduzione di quasi un quarto in vent&#8217;anni, dovuta sia alla crisi economica del 2008-2013 sia a una maggiore efficienza energetica. Ma la composizione di quel consumo &#232; rimasta sostanzialmente la stessa. Il petrolio rappresenta ancora il 42 per cento del mix energetico, usato soprattutto per i trasporti sotto forma di benzina, gasolio e cherosene. Il gas naturale pesa per il 35 per cento ed &#232; la fonte dominante sia per il riscaldamento che per la produzione di elettricit&#224;. Insieme, petrolio e gas coprono oltre tre quarti del fabbisogno energetico italiano. Le fonti rinnovabili (idroelettrico, solare, eolico, biomasse e geotermico) contribuiscono per circa il 21 per cento, mentre il carbone &#232; sceso all&#8217;1,7 per cento.</p><p>L&#8217;Italia ha chiuso le sue poche centrali nucleari dopo il referendum del 1987 ed &#232; l&#8217;unico grande paese industrializzato europeo a non avere alcuna produzione nucleare. Questo significa che tutto il carico energetico che non viene coperto dalle rinnovabili deve essere soddisfatto dai combustibili fossili. E poich&#233; l&#8217;Italia non ne ha quasi, deve importarli.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/PLtzy/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/62de75ac-16ae-430f-866b-cf4fc71c0d8b_1220x796.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/73a458e3-89c9-4009-ac60-da7177271251_1220x920.png&quot;,&quot;height&quot;:455,&quot;title&quot;:&quot;Le fonti dell'energia consumata in Italia&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota percentuale sul consumo totale di energia primaria&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/PLtzy/1/" width="730" height="455" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>La mappa delle importazioni</h2><p>La dipendenza energetica italiana dall&#8217;estero &#232; circa al 72 per cento, il valore pi&#249; basso di sempre ma ancora molto superiore alla media europea del 58 per cento. Quasi tre quarti dell&#8217;energia consumata in Italia arriva da altri paesi, sotto forma di gas, petrolio e, in misura minore, elettricit&#224; importata tramite gli elettrodotti.</p><p>Per il gas naturale, l&#8217;Italia importa il 95 per cento del fabbisogno. La produzione nazionale copre appena il 4,7 per cento, estratta soprattutto da giacimenti in Basilicata e nel mare Adriatico. Il gas arriva attraverso due canali: i gasdotti, che rappresentano circa il 72 per cento delle importazioni, e le navi metaniere che trasportano gas naturale liquefatto, il cosiddetto GNL, che coprono il restante 23 per cento.</p><p>La mappa dei fornitori &#232; cambiata di molto in pochi anni. Nel 2021 la Russia era il primo fornitore con il 40 per cento del gas importato. Dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, il governo italiano ha diversificato rapidamente le fonti e nel 2024 l&#8217;Algeria &#232; <a href="https://www.arera.it/fileadmin/allegati/relaz_ann/25/VOLUME_1_definitivo.pdf#page=245">diventata</a> il primo fornitore con il 37 per cento del totale, seguita dall&#8217;Azerbaijan con il 17 per cento, dal Qatar con l&#8217;11 per cento attraverso il GNL, dai paesi del Nord Europa con il 10 per cento e dagli Stati Uniti con l&#8217;8 per cento. La Russia era risalita al 9 per cento nel 2024, ma dal primo gennaio 2025, con la scadenza del contratto di transito attraverso l&#8217;Ucraina, i flussi dal gasdotto di Tarvisio si sono quasi azzerati.</p><p>La diversificazione &#232; stata necessaria ma non ha eliminato il problema. L&#8217;Algeria attraversa periodiche instabilit&#224; politiche, l&#8217;Azerbaijan &#232; un regime autoritario con poca capacit&#224; di espansione, e il gas dal Qatar che arriva via nave attraverso lo Stretto di Hormuz &#232; esattamente quello messo a rischio dalla crisi attuale.</p><p>Per il petrolio la situazione &#232; leggermente diversa. L&#8217;Italia importa il 93 per cento del fabbisogno da 28 paesi. Il primo <a href="https://sisen.mase.gov.it/dgsaie/bollettino-petrolifero?anno=2024">fornitore</a> &#232; la Libia con il 21 per cento, seguita da Azerbaijan con il 15 per cento, Kazakhstan con il 14 per cento, Iraq con il 9 per cento, Stati Uniti con l&#8217;8 per cento, Arabia Saudita con il 7 per cento e Nigeria con il 6 per cento. La Russia &#232; completamente assente dalle importazioni di petrolio dal 2022, quando le sanzioni europee sono entrate in vigore. Il petrolio &#232; paradossalmente pi&#249; sicuro dal punto di vista geopolitico rispetto al gas: viaggia via nave e l&#8217;Italia pu&#242; cambiare fornitore con relativa facilit&#224;. Il gas, legato ai gasdotti fisici, &#232; molto pi&#249; rigido.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Hj2S!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Hj2S!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Hj2S!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Hj2S!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Hj2S!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Hj2S!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg" width="1456" height="1135" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1135,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:825589,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/jpeg&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/193871054?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Hj2S!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Hj2S!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Hj2S!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Hj2S!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb3203544-f196-43d4-986d-ba8b2117f55c_3663x2856.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Energia ed elettricit&#224; non sono la stessa cosa</h2><p>&#200; importante chiarire la differenza tra energia consumata ed elettricit&#224; consumata. L&#8217;elettricit&#224; &#232; solo una parte dell&#8217;energia totale: in Italia, la produzione di elettricit&#224; rappresenta circa un terzo del consumo energetico complessivo. Il resto &#232; energia usata direttamente come combustibile, come la benzina nelle auto, il gas nelle caldaie o il gasolio nei camion.</p><p>Questa distinzione &#232; fondamentale perch&#233; i progressi delle rinnovabili si vedono soprattutto nella produzione elettrica, mentre nel settore dei trasporti e del riscaldamento i combustibili fossili restano dominanti. Quando si legge che le rinnovabili in Italia coprono il 50 per cento della produzione, si parla solo di elettricit&#224;. Se si guarda all&#8217;energia primaria complessiva, la quota di fonti a basse emissioni scende al 21 per cento.</p><p>Nel mix elettrico del 2024, il gas naturale ha generato il 44 per cento di tutta l&#8217;elettricit&#224; italiana, un dato che da solo spiega gran parte dei problemi di costo del sistema. L&#8217;idroelettrico ha contribuito per circa il 20 per cento, il solare per il 13 per cento, l&#8217;eolico per l&#8217;8 per cento, le bioenergie per il 6 per cento e il petrolio ancora per il 4 per cento. Il solare &#232; passato da quasi zero nel 2010 a oltre 36 terawattora nel 2024 e l&#8217;idroelettrico ha avuto un&#8217;annata positiva grazie alle piogge abbondanti. Ma la met&#224; dell&#8217;elettricit&#224; italiana viene ancora prodotta bruciando combustibili fossili, e questo ha conseguenze dirette sulle bollette.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/8nYf0/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/474c6df4-dead-491a-94ff-4d7bf23d7def_1220x796.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6908a411-6cee-46b5-b362-4a469b55f129_1220x920.png&quot;,&quot;height&quot;:455,&quot;title&quot;:&quot;Le fonti dell'elettricit&#224; consumata in Italia&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota percentuale sul consumo totale di elettricit&#224;&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/8nYf0/1/" width="730" height="455" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Perch&#233; l&#8217;elettricit&#224; costa cos&#236; tanto in Italia</h2><p>Nel 2024 le imprese italiane hanno <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Electricity_price_statistics#Electricity_prices_for_household_consumers">pagato</a> l&#8217;elettricit&#224; l&#8217;87 per cento in pi&#249; rispetto alla Francia, il 70 per cento in pi&#249; della Spagna e quasi il 40 per cento in pi&#249; della Germania. Secondo i dati Eurostat, nel primo semestre 2025 il prezzo dell&#8217;elettricit&#224; per le famiglie italiane era di 0,33 euro per kilowattora tasse incluse, il quarto pi&#249; alto dell&#8217;Unione Europea. Per le imprese il dato &#232; ancora peggiore: l&#8217;Italia &#232; al secondo posto, preceduta solo dall&#8217;Irlanda.</p><p>Lo squilibrio dipende in larga parte dal meccanismo <em>pay-as-clear</em> del mercato europeo dell&#8217;elettricit&#224;. L&#8217;elettricit&#224; viene venduta partendo dalle fonti pi&#249; economiche, prima le rinnovabili, poi l&#8217;idroelettrico e il nucleare, infine il gas, ma il prezzo finale per tutti &#232; determinato dall&#8217;ultima fonte necessaria a coprire la domanda, che nella maggior parte delle ore &#232; una centrale a gas. Anche l&#8217;elettricit&#224; prodotta dal sole o dal vento viene quindi venduta al prezzo fissato dal gas.</p><p>In Italia, il gas determina il prezzo dell&#8217;elettricit&#224; nell&#8217;89 per cento delle ore, la percentuale pi&#249; alta d&#8217;Europa. In Spagna, che ha investito nelle rinnovabili e usa anche il nucleare, questa quota &#232; scesa al 15 per cento. Quando il prezzo del gas sale, come sta succedendo con la crisi di Hormuz, le bollette italiane salgono proporzionalmente, anche se una parte crescente dell&#8217;elettricit&#224; viene prodotta da fonti che in s&#233; costano molto poco. Il prezzo medio all&#8217;ingrosso in Italia nel 2024 si &#232; attestato attorno ai 108 euro per megawattora: il 38 per cento in pi&#249; della Germania, circa il doppio della Francia, dove la generazione nucleare copre il 65 per cento della produzione elettrica.</p><p>Il prezzo dell&#8217;elettricit&#224; ha diversi <a href="https://www.euractiv.com/news/europes-high-energy-prices-are-hardening-into-a-structural-competitiveness-risk/">impatti</a>. Per le famiglie, un costo dell&#8217;energia pi&#249; basso significa pi&#249; reddito disponibile, soprattutto per i nuclei a reddito medio-basso che spendono una quota proporzionalmente maggiore del proprio bilancio in energia. Per le imprese, la questione &#232; ancora pi&#249; diretta: se due aziende producono lo stesso bene ma una paga l&#8217;energia il doppio dell&#8217;altra, dovr&#224; o accettare margini pi&#249; bassi o alzare i prezzi, perdendo competitivit&#224;. &#200; esattamente la situazione dell&#8217;industria italiana rispetto a quella francese o spagnola.</p><p>C&#8217;&#232; poi un punto che spesso sfugge: abbassare il costo dell&#8217;elettricit&#224; &#232; la chiave per ridurre la dipendenza dal petrolio. L&#8217;elettrificazione dei trasporti, del riscaldamento e di parte dei processi industriali &#232; il modo pi&#249; efficace per sostituire i combustibili fossili con fonti pulite e domestiche. Ma perch&#233; famiglie e imprese investano in auto elettriche, pompe di calore e processi elettrificati, l&#8217;elettricit&#224; deve costare meno delle alternative fossili. Un prezzo dell&#8217;elettricit&#224; strutturalmente alto rallenta questa transizione e tiene l&#8217;Italia ancorata al petrolio e al gas importati.</p><h2>Il confronto europeo</h2><p>Il confronto con gli altri grandi paesi europei rende evidente quanto la scelta italiana di rinunciare al nucleare e di procedere lentamente sulle rinnovabili pesi sulla sicurezza energetica e sui costi.</p><p>La Francia produce circa il 65 per cento della propria elettricit&#224; dal nucleare. La quota di fonti a basse emissioni raggiunge il 95 per cento della produzione elettrica e il 54 per cento dell&#8217;energia primaria. Questo rende la Francia molto meno esposta alle oscillazioni dei prezzi del gas e del petrolio. La Spagna ha scelto una strada diversa, con un investimento consistente nelle rinnovabili. Oggi oltre il 60 per cento dell&#8217;elettricit&#224; spagnola proviene da fonti rinnovabili, a cui si aggiunge un 8 per cento di nucleare. Secondo le stime della Banca di Spagna, all&#8217;inizio del 2024 i prezzi all&#8217;ingrosso erano inferiori di circa il 40 per cento rispetto a quanto sarebbero stati senza l&#8217;espansione delle rinnovabili. La Germania, dopo aver chiuso tutte le centrali nucleari nel 2023, ha investito in eolico e solare, ma la chiusura del nucleare ha aumentato la dipendenza dal gas.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/A08tb/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6ec179e4-1fd0-488a-9643-bb3eb5d37a25_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/050ead8c-bb4b-4dfe-b597-c5aeab97e861_1220x862.png&quot;,&quot;height&quot;:423,&quot;title&quot;:&quot;Quanto conta il nucleare sull'elettricit&#224; consumata&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota percentuale di elettricit&#224; prodotta dal nucleare&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/A08tb/1/" width="730" height="423" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>L&#8217;Italia, con zero nucleare e una quota di rinnovabili sull&#8217;elettricit&#224; del 50 per cento (un dato in s&#233; non disprezzabile ma insufficiente) resta il grande paese europeo pi&#249; esposto ai combustibili fossili. Il 21 per cento di energia primaria da fonti a basse emissioni &#232; il dato pi&#249; basso tra i grandi paesi dell&#8217;Unione, contro il 54 per cento della Francia, il 34 per cento della Spagna e il 32 per cento della media europea.</p><p>Confindustria ha <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/industria-allarme-caro-energia-impatto-oltre-10-miliardi-AG48psQC">stimato</a> che l&#8217;aumento dei prezzi energetici tra fine 2024 e inizio 2025 ha avuto un impatto di oltre 10 miliardi di euro sulla spesa di famiglie e imprese italiane. Il problema &#232; strutturale e crea un circolo vizioso in quanto le imprese pagano di pi&#249; per l&#8217;energia, hanno costi di produzione pi&#249; alti, sono meno competitive e hanno meno risorse da investire proprio nelle tecnologie che ridurrebbero la dipendenza dal gas.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/9UmGu/2/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e6e897ec-2cc9-4e99-9669-7fe412d9670d_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b0eba597-add6-4818-8385-57224dc4d8dc_1220x862.png&quot;,&quot;height&quot;:423,&quot;title&quot;:&quot;Quanto contano le rinnovabili sull'elettricit&#224; consumata&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota percentuale di elettricit&#224; prodotta dal nucleare&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/9UmGu/2/" width="730" height="423" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Cosa si potrebbe fare</h2><p>Le rinnovabili sono la risposta pi&#249; immediata e concreta per ridurre la dipendenza dai fossili. Il solare e l&#8217;eolico hanno costi di produzione ormai inferiori a qualsiasi fonte tradizionale e sono tecnologie mature, disponibili da subito. L&#8217;Italia ha sole e vento in abbondanza e il fotovoltaico in particolare sta crescendo a ritmi importanti. Ma ci sono ostacoli. Il primo &#232; l&#8217;intermittenza: il sole non c&#8217;&#232; di notte e il vento non soffia sempre. Per gestire questa variabilit&#224; servono sistemi di accumulo su larga scala, oggi ancora costosi e in fase di sviluppo per le dimensioni necessarie a un sistema elettrico nazionale. Il secondo ostacolo &#232; tipicamente italiano ed &#232; la burocrazia: le procedure autorizzative per costruire un impianto rinnovabile in Italia richiedono in media dai cinque ai sette anni tra permessi, ricorsi e opposizioni locali.</p><p>In Italia si &#232; anche tornati a parlare di <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c4g8k8vq8gno">nucleare</a>. Ma tra il parlarne e il costruire reattori c&#8217;&#232; una distanza enorme, e la storia recente lo dimostra. Il reattore di Vogtle in Georgia, primo impianto nucleare americano in trent&#8217;anni, &#232; stato completato nel 2024 con sette anni di ritardo e un costo finale di oltre 35 miliardi di dollari, pi&#249; del doppio del preventivo. In Francia, il primo dei sei nuovi reattori annunciati da Macron &#232; gi&#224; slittato di tre anni al 2038. In Regno Unito, Hinkley Point C accumula ritardi e revisioni di costo. I piccoli reattori modulari, gli <em>SMR</em> su cui si concentrano molte speranze, non hanno <a href="https://www.ft.com/content/567a1cbc-5030-4e7f-854f-b7eb9ca6b762?syn-25a6b1a6=1">dimostrato</a> di poter essere costruiti nei tempi e ai costi promessi: l&#8217;unico progetto americano con licenza, quello di NuScale, &#232; stato cancellato nel 2023 dopo che i costi erano pi&#249; che raddoppiati. L&#8217;unico paese che riesce a costruire nucleare nei tempi e a costi contenuti &#232; la <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-03-05/a-global-nuclear-power-renaissance-isn-t-living-up-to-the-hype">Cina</a>, che ha 33 reattori in costruzione e un costo per watt installato circa un quinto di quello occidentale. Per l&#8217;Italia, un paese che parte da zero e che impiega anni per autorizzare un parco eolico, pensare di avere reattori nucleari operativi nel breve-medio periodo &#232; irrealistico.</p><p>Il punto di fondo, per&#242;, va oltre la scelta tra rinnovabili e nucleare. La vera <a href="https://ecfr.eu/article/beyond-the-strait-of-hormuz-how-europe-can-safeguard-its-energy-future/">questione</a> &#232; se l&#8217;Italia sia disposta a investire seriamente per ridurre la propria dipendenza energetica dall&#8217;estero, oppure se si limiter&#224; a cambiare fornitori ogni volta che una crisi rende impraticabile il rapporto con quelli precedenti. &#200; esattamente quello che &#232; successo negli ultimi anni: prima la Russia forniva il 40 per cento del gas, poi l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina ha costretto a diversificare in fretta verso Algeria, Azerbaijan e Qatar. La dipendenza non &#232; diminuita, si &#232; solo spostata. E oggi, con lo Stretto di Hormuz sotto tensione, una parte di quei nuovi fornitori &#232; di nuovo a rischio.</p><p>Senza autonomia energetica, un paese resta esposto alle decisioni degli altri, ai conflitti che non ha scelto, alle crisi che non pu&#242; controllare, alle oscillazioni di prezzo su cui non ha alcuna influenza. L&#8217;Italia importa oltre il 90 per cento del gas e del petrolio che consuma: ogni volta che qualcuno chiude un oleodotto o blocca uno stretto dall&#8217;altra parte del mondo, le conseguenze colpiscono direttamente imprese e famiglie. Non ci sono soluzioni magiche, ma serve uno sforzo coordinato in questa direzione. Altrimenti, l&#8217;Italia continuer&#224; a cambiare il nome del fornitore a ogni crisi, pagando ogni volta il conto.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[In Italia non si trova lavoro su Linkedin]]></title><description><![CDATA[Il 60% degli occupati ha trovato lavoro grazie a un contatto diretto con l'azienda o alla rete informale di amici e parenti]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/in-italia-non-si-trova-lavoro-su</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/in-italia-non-si-trova-lavoro-su</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 08:16:51 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DmdF!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F03766ac0-19ba-4d8c-9589-ee27e551b3a6_1220x512.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>In Italia il modo pi&#249; efficace per trovare un&#8217;occupazione non &#232; rispondere a un annuncio. &#200; conoscere qualcuno. Secondo i microdati Istat del 2025<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>, un occupato su quattro dichiara di aver ottenuto il proprio impiego grazie alla rete informale, cio&#232; attraverso amici, conoscenti, ex colleghi, parenti o familiari. Se a questo si aggiunge chi si &#232; presentato direttamente a un datore di lavoro o ne &#232; stato contattato, il quadro &#232; quello di un mercato dove le relazioni personali contano molto pi&#249; dei canali ufficiali.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Tra i circa 24 milioni di occupati, il 26 per cento ha trovato lavoro presentandosi direttamente all&#8217;azienda, il 16 per cento grazie ad amici e conoscenti, il 9 per cento tramite parenti. Un ulteriore 5,5 per cento &#232; stato contattato dal datore di lavoro. Sommando queste voci, oltre il 57 per cento degli occupati &#232; arrivato al proprio posto attraverso una qualche forma di relazione diretta. All&#8217;estremo opposto, gli annunci su giornali, siti e piattaforme online pesano appena il 4,2 per cento.  Fare un confronto con l&#8217;estero &#232; complicato in quanto non sono disponibili dati comparabili e facilmente accessibili per il resto d&#8217;Europa.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/qAVZt/2/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/03766ac0-19ba-4d8c-9589-ee27e551b3a6_1220x512.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3ac1d717-40e8-4aa3-8af4-3370a940fb54_1220x636.png&quot;,&quot;height&quot;:310,&quot;title&quot;:&quot;Solo il 4% degli italiani ha trovato lavoro con un annuncio&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota percentuale degli occupati per canale attraverso cui hanno trovato il lavoro attuale&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/qAVZt/2/" width="730" height="310" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Il primato della rete informale</h2><p>La rete informale vale complessivamente il 25 per cento, sono circa 6,1 milioni di persone che devono il proprio lavoro a una segnalazione o un passaparola all&#8217;interno della propria cerchia.</p><p>Le differenze tra uomini e donne sulla rete informale sono minime: 26 per cento per gli uomini, 25 per cento per le donne. A cambiare &#232; il peso dei canali istituzionali, cio&#232; concorsi pubblici, centri per l&#8217;impiego e agenzie. Le donne li utilizzano nel 21 per cento dei casi, gli uomini nel 13 per cento, riflesso di una maggiore presenza femminile nel settore pubblico: il 17 per cento delle donne ha ottenuto il lavoro tramite concorso, contro il 10 per cento degli uomini.</p><p>I pi&#249; giovani sono quelli che dipendono di pi&#249; dalla rete informale: tra chi ha meno di venti anni il dato raggiunge il 37 per cento, e nella fascia 20-29 anni si attesta al 30 per cento. In queste fasce d&#8217;et&#224; il contatto diretto con il datore di lavoro &#232; ancora pi&#249; rilevante, arrivando al 43 per cento per i giovanissimi e al 37 per cento tra i ventenni. In pratica, quando si &#232; alle prime esperienze lavorative, ci si presenta o ci si fa presentare. Man mano che l&#8217;et&#224; avanza il peso della rete informale scende gradualmente fino al 21 per cento per gli over 60, mentre crescono i canali istituzionali, che passano dal 7 per cento dei giovanissimi al 21 per cento degli ultrasessantenni, e il lavoro autonomo.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/ZLnp9/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2c602db9-0c25-4704-afaa-5bd12fdc4995_1220x616.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b5953ae7-6c20-44e3-884e-8cecf954da96_1220x740.png&quot;,&quot;height&quot;:366,&quot;title&quot;:&quot;Come si trova lavoro in Italia per et&#224;&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota percentuale degli occupati per canale attraverso cui hanno trovato il lavoro attuale, 2025&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/ZLnp9/1/" width="730" height="366" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Cercare lavoro &#232; diverso da trovarlo</h2><p>I dati Istat permettono di osservare il mercato del lavoro da due prospettive: come gli occupati hanno effettivamente trovato il proprio impiego e quali metodi utilizzano i circa 1,6 milioni di persone attualmente in cerca di occupazione. </p><p>Tra chi cerca lavoro, i canali digitali e gli annunci sono utilizzati dal 75 per cento delle persone: il 57 per cento esamina offerte, il 54 per cento invia il curriculum, il 40 per cento risponde ad annunci (la somma fa pi&#249; di 100 perch&#233; una persona pu&#242; usare pi&#249; modalit&#224; di ricerca lavoro). Eppure, guardando chi il lavoro lo ha effettivamente ottenuto, gli annunci pesano solo il 4,2 per cento. Quasi quattro disoccupati su dieci rispondono ad annunci, ma solo quattro occupati su cento dichiarano che &#232; stato quel canale a far trovare loro il lavoro. La rete informale viene anch&#8217;essa molto utilizzata nella ricerca, il 71 per cento contatta amici e conoscenti e il 61 per cento i parenti, ma qui lo scarto con il risultato effettivo &#232; meno drammatico: il rapporto tra investimento e risultato &#232; assai pi&#249; favorevole rispetto agli annunci.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/BB7Hf/3/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/bb935e54-e775-47ed-b7ef-d74c6dcca78b_1220x796.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/90bc9fba-d00f-408b-9610-59d5666c0bc2_1220x954.png&quot;,&quot;height&quot;:470,&quot;title&quot;:&quot;Come cerca lavoro chi &#232; disoccupato&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota percentuale di persone in cerca di occupazione per metodo di ricerca nelle quattro settimane precedenti l'intervista, 2025&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/BB7Hf/3/" width="730" height="470" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Un aspetto particolarmente interessante emerge osservando come cambiano i metodi di ricerca al crescere della durata della disoccupazione. Chi &#232; senza lavoro da meno di un mese utilizza la rete informale e i canali digitali in misura sostanzialmente paritaria: il 52 per cento contatta amici o parenti e il 50 per cento usa annunci e strumenti online. Ma pi&#249; il tempo passa, pi&#249; la rete personale prende il sopravvento. Dopo uno-cinque mesi la rete informale sale al 68 per cento, dopo sei-undici mesi al 76 per cento, e tra chi &#232; disoccupato da oltre due anni raggiunge l&#8217;86 per cento. I canali digitali seguono un percorso diverso: salgono fino alla fascia sei-undici mesi, dove toccano l&#8217;83 per cento, per poi ridiscendere al 75 per cento tra i disoccupati di lunghissima durata. Pi&#249; la disoccupazione si prolunga, pi&#249; le persone sentono di aver esaurito le possibilit&#224; offerte dagli strumenti formali e si affidano con crescente intensit&#224; alla propria cerchia. Il dato sui parenti &#232; emblematico: dal 43 per cento di chi cerca da meno di un mese si arriva al 73 per cento di chi &#232; senza lavoro da oltre due anni. La rete familiare diventa, in un certo senso, l&#8217;ultimo appiglio.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/Uf9bU/2/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0924b171-f4a2-4fc0-8745-f9707993fe6e_1220x426.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/cfbefe53-9818-4f8a-97f6-f65db610a9ab_1220x584.png&quot;,&quot;height&quot;:284,&quot;title&quot;:&quot;Pi&#249; la disoccupazione &#232; lungam pi&#249; conta la rete informale&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota percentuale di persone in cerca di occupazione per metodo di ricerca nelle quattro settimane precedenti l'intervista, 2025&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/Uf9bU/2/" width="730" height="284" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Nord, Centro, Mezzogiorno</h2><p>Le differenze territoriali rispecchiano tre strutture economiche diverse. Il Mezzogiorno presenta il peso pi&#249; elevato del contatto diretto con il datore di lavoro, al 35 per cento, ma anche la quota pi&#249; bassa di annunci: appena l&#8217;1,9 per cento. Al Nord gli annunci pesano il 5,9 per cento, pi&#249; del triplo. Il dato pi&#249; emblematico riguarda le agenzie private di somministrazione: al Nord valgono il 4,2 per cento, al Mezzogiorno lo 0,7 per cento. Dove c&#8217;&#232; pi&#249; industria e imprese strutturate i canali formali funzionano, dove il mercato &#232; pi&#249; frammentato il contatto diretto e il passaparola restano le vie principali.</p><p>La rete informale vale il 27 per cento al Nord e al Centro, ma scende al 21 per cento nel Mezzogiorno. Il dato potrebbe sembrare controintuitivo, ma si spiega con il peso molto maggiore che al Sud ha il contatto diretto: il 31 per cento si &#232; presentato personalmente all&#8217;azienda. Anche dal lato della ricerca le differenze sono nette: al Nord il 33 per cento dei disoccupati si rivolge a un&#8217;agenzia privata, al Mezzogiorno il 14 per cento.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/8Vq9H/6/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4bd6fd1c-151d-48e8-a31c-71a3d1d2615b_1220x388.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2026a031-1c96-4b83-9049-6b2227d96dbc_1220x512.png&quot;,&quot;height&quot;:252,&quot;title&quot;:&quot;Come si trova lavoro in Italia per macroarea&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota percentuale degli occupati per canale attraverso cui hanno trovato il lavoro attuale, 2025&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/8Vq9H/6/" width="730" height="252" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Anche i settori economici mostrano differenze significative. L&#8217;agricoltura &#232; il comparto dove la rete informale pesa di pi&#249;, il 39 per cento, con i parenti che da soli valgono il 23 per cento. L&#8217;industria &#232; il terreno delle agenzie private al 5,7 per cento e degli amici e conoscenti al 20 per cento. I servizi mostrano il peso maggiore dei concorsi pubblici al 18 per cento, coerente con la presenza della pubblica amministrazione, della sanit&#224; e dell&#8217;istruzione.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/q4jZz/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a4509916-978c-4844-be74-e5a9353fb2b9_1220x388.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c3bc01dd-6aae-4f75-9dea-2748becf173b_1220x512.png&quot;,&quot;height&quot;:252,&quot;title&quot;:&quot;Come si trova lavoro in Italia per settore&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota percentuale degli occupati per canale attraverso cui hanno trovato il lavoro attuale, 2025&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/q4jZz/1/" width="730" height="252" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Istruzione e contratto</h2><p>Il livello di istruzione &#232; una delle variabili che differenzia pi&#249; nettamente i canali di accesso al lavoro, ed &#232; anche un indicatore indiretto del livello di reddito, dato che le due dimensioni sono correlate. Per chi ha al massimo la licenza media la rete informale &#232; il canale dominante: vale il 35 per cento, con amici e conoscenti al 23 per cento e parenti al 13 per cento. I canali istituzionali pesano appena il 7,1 per cento. Il quadro si ribalta completamente per i laureati: la rete informale scende al 12 per cento, mentre i canali istituzionali salgono al 29 per cento, trainati dal concorso pubblico al 27 per cento. Gli annunci valgono il 5,3 per cento per i laureati e il 2,6 per cento per chi ha la licenza media.</p><p>Le stesse differenze si ritrovano tra chi cerca lavoro. I disoccupati con bassa istruzione si affidano alla rete informale nell&#8217;80 per cento dei casi, contro il 62 per cento dei laureati, che usano di pi&#249; i canali digitali (81 per cento contro 67 per cento) e Internet (68 per cento contro 49 per cento). Chi ha meno istruzione e tendenzialmente un reddito pi&#249; basso dipende maggiormente dalle relazioni personali sia per cercare sia per trovare lavoro.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/7W5EQ/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ba5b8b11-63d9-4ac7-9a99-7bac59e49a18_1220x388.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/751c7d9d-c92c-4d11-b7fc-b30aef986418_1220x512.png&quot;,&quot;height&quot;:252,&quot;title&quot;:&quot;Come si trova lavoro in Italia per titolo di studio&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Quota percentuale degli occupati per canale attraverso cui hanno trovato il lavoro attuale, 2025&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/7W5EQ/1/" width="730" height="252" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Il tipo di contratto conferma queste dinamiche. Tra i dipendenti a tempo indeterminato i canali istituzionali valgono il 22 per cento, sostenuti dal concorso pubblico al 18 per cento. Per i lavoratori a tempo determinato la quota scende al 14 per cento, mentre il contatto diretto con il datore sale al 41 per cento e la rete informale al 30 per cento. Chi ha un contratto pi&#249; precario, in sostanza, lo ha ottenuto in gran parte attraverso presentazione diretta o passaparola. Il lavoro autonomo rappresenta un mondo a parte: l&#8217;80 per cento degli imprenditori e dei liberi professionisti ha avviato un&#8217;attivit&#224; in proprio, e la rete familiare pesa l&#8217;11 per cento, probabilmente legata alla trasmissione intergenerazionale delle imprese.</p><h2>In conclusione</h2><p>Questi dati non offrono istruzioni su come trovare lavoro, ma aiutano a capire come funziona il mercato del lavoro italiano nel suo complesso. &#200; importante leggerli con cautela in quanto le medie nazionali nascondono nicchie e settori dove i singoli canali possono avere un peso molto diverso. In ambiti come la tecnologia o la consulenza, ad esempio, gli annunci su piattaforme dedicate hanno probabilmente un ruolo ben pi&#249; rilevante di quel 4,2 per cento complessivo.</p><p>Allo stesso modo, il peso della rete informale non va letto necessariamente come un&#8217;anomalia tutta italiana. Anche nelle aziende pi&#249; strutturate, in Italia e all&#8217;estero, i programmi di referral interni, in cui i dipendenti segnalano candidati dalla propria rete professionale, sono tra gli strumenti di selezione pi&#249; utilizzati e considerati pi&#249; affidabili dai datori di lavoro. Conoscere qualcuno, in altre parole, non significa sempre scavalcare il merito: spesso &#232; il modo in cui domanda e offerta riescono a incontrarsi in un mercato dove le informazioni circolano ancora in modo frammentato.</p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>Per l&#8217;analisi ho considerato i <a href="https://www.istat.it/microdati/rilevazione-sulle-forze-di-lavoro-dati-trasversali-trimestrali/">microdati</a> Istat relativi ai primi tre trimestri del 2025.</p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[In Italia si muore sempre di meno]]></title><description><![CDATA[Il tasso di mortalit&#224; standardizzato ha toccato nel 2025 il minimo storico, con un calo del 12 per cento rispetto al periodo prepandemico.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/italia-riduzione-mortalita-2025</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/italia-riduzione-mortalita-2025</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:01:58 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dccf4a0a-8ab1-449b-9aa1-9eed361cbde7_1134x538.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2025 in Italia sono morte 652 mila persone, praticamente le stesse dell&#8217;anno precedente. A prima vista la notizia sembra modesta. Tra il 2015 e il 2019, prima della pandemia, i morti erano in media 646 mila all&#8217;anno, circa 6 mila in meno di oggi. Significa che le cose sono peggiorate? No, significa che la popolazione italiana &#232; nel frattempo diventata pi&#249; vecchia: i residenti sono scesi da 60,1 a 58,9 milioni e la quota di anziani &#232; cresciuta. In una popolazione pi&#249; anziana ci si aspetta un numero maggiore di decessi semplicemente perch&#233; ci sono pi&#249; persone nelle fasce di et&#224; dove il rischio di morte &#232; elevato. Confrontare la mortalit&#224; tra periodi diversi usando i decessi in valore assoluto pu&#242; infatti portare a conclusioni fuorvianti quando la composizione per et&#224; della popolazione cambia nel tempo, un problema particolarmente rilevante per l&#8217;Europa e il Giappone<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Per fare un confronto corretto si utilizza il tasso di mortalit&#224; standardizzato per et&#224;, lo stesso metodo adottato da Eurostat e dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit&#224; nei confronti internazionali. Il principio &#232; semplice: si sceglie una popolazione di riferimento, in questo caso quella italiana del 2025, e si calcola quanti decessi ci sarebbero stati in ciascun anno passato se la struttura per et&#224; e genere fosse sempre stata quella del 2025. In pratica, si suddivide la popolazione in ventidue fasce di et&#224; per ciascun genere, si calcola il rischio di morte specifico di ogni gruppo, e lo si pesa in proporzione alla quota che quel gruppo rappresenta nella popolazione di riferimento. In questo modo, le differenze tra un anno e l&#8217;altro dipendono esclusivamente dal rischio effettivo di morire a ogni et&#224;, non dall&#8217;invecchiamento della popolazione.</p><p>Applicando questa correzione ai dati Istat sulla mortalit&#224; giornaliera dei comuni otteniamo un quadro molto diverso. Il tasso standardizzato era pari a 1.250 decessi ogni 100 mila abitanti nella media 2015-2019, &#232; salito a 1.355 nel 2020 con la pandemia ed &#232; poi sceso progressivamente fino a 1.106 nel 2025, il valore pi&#249; basso mai registrato: in calo del 2 per cento rispetto al 2024 e dell&#8217;11,5 per cento rispetto al periodo prepandemico. A parit&#224; di struttura demografica, nel 2025 si &#232; morti il 18 per cento in meno rispetto al picco del 2020.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/pMDDW/4/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b34adba9-d9c5-4d80-8bc5-90f0ca4eb873_1220x770.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b0da1045-b3a5-4b16-9ee1-f78009e53d35_1220x928.png&quot;,&quot;height&quot;:458,&quot;title&quot;:&quot;In Italia si muore sempre di meno&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Tasso di mortalit&#224; ogni centomila persone standardizzato per fascia anagrafica e genere usando la popolazione del 2025 come standard, anni 2015-2025&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/pMDDW/4/" width="730" height="458" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Il calo per fasce di et&#224; e per genere</h2><p>La riduzione della mortalit&#224; ha interessato tutte le fasce di et&#224; senza eccezioni, ma con intensit&#224; diverse. I miglioramenti pi&#249; marcati rispetto alla media 2015-2019 si osservano nelle fasce dove la mortalit&#224; pesa di pi&#249; in termini assoluti. Tra i 50 e i 59 anni il tasso di mortalit&#224; &#232; diminuito del 14,1 per cento, e del 14,1 per cento tra i 60 e i 69. Tra gli 80 e gli 89 anni la mortalit&#224; &#232; scesa del 10,8 per cento, tra i 70 e i 79 del 10,3 per cento. Tra gli ultranovantenni la riduzione &#232; stata del 5,7 per cento, un dato comunque rilevante considerate le dimensioni del rischio a quelle et&#224;. Tra i bambini sotto i dieci anni il calo percentuale &#232; il pi&#249; forte in assoluto, pari al 22,8 per cento, ma va letto tenendo conto che la mortalit&#224; infantile e pediatrica riguarda fortunatamente numeri molto piccoli in valore assoluto, il che rende le variazioni percentuali pi&#249; ampie e pi&#249; sensibili a oscillazioni casuali. Lo stesso vale per le fasce giovanili: il calo &#232; del 9,5 per cento tra i ventenni e del 9,7 per cento tra i quarantenni, del 6,8 per cento tra i trentenni, e del 2,2 per cento tra i dieci e i diciannove anni, ma in tutte queste classi di et&#224; i decessi sono una quota marginale del totale.</p><p>Guardando i tassi in termini percentuali sulla popolazione di ciascuna fascia, nel 2025 tra i sessantenni &#232; morto lo 0,7 per cento, tra i settantenni il 2,0 per cento, tra gli ottantenni il 6,6 per cento e tra gli ultranovantenni il 21,1 per cento. In ciascun caso il valore del 2025 &#232; il pi&#249; basso dell&#8217;intera serie considerata.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/416ES/2/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/bee6a57b-1aad-4152-aa27-409c4adc5f1e_1220x558.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ec295931-a283-414c-bfac-9d5b4f7c3a37_1220x682.png&quot;,&quot;height&quot;:333,&quot;title&quot;:&quot;La mortalit&#224; cala in tutte le fasce d'et&#224;&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Variazione del tasso di mortalit&#224; standardizzato tra 2025 e la media 2015-19&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/416ES/2/" width="730" height="333" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Il calo della mortalit&#224; standardizzata ha riguardato entrambi i generi, ma con intensit&#224; diversa. Il tasso standardizzato maschile &#232; passato da 1.261 nella media 2015-2019 a 1.087 decessi per centomila persone nel 2025, con un calo del 14 per cento. Quello femminile &#232; sceso da 1.240 a 1.124, una riduzione del 9,3 per cento. Gli uomini partivano da un livello di mortalit&#224; leggermente pi&#249; alto e hanno recuperato pi&#249; rapidamente, tanto che nel 2025 il tasso maschile risulta inferiore a quello femminile: 1.087 contro 1.124. Rispetto al 2024, il calo &#232; stato del 2,4 per cento per gli uomini e dell&#8217;1,6 per cento per le donne.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/KhjcN/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d670ce30-d577-4a25-aa6a-315e5131dcf5_1220x768.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1c636ba2-0087-41ad-b62a-a0d4cf3b4648_1220x892.png&quot;,&quot;height&quot;:439,&quot;title&quot;:&quot;La mortalit&#224; cala di pi&#249; tra gli uomini&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Variazione del tasso di mortalit&#224; standardizzato tra 2025 e la media 2015-19&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/KhjcN/1/" width="730" height="439" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>La mortalit&#224; scende in tutte le regioni</h2><p>Il calo della mortalit&#224; standardizzata rispetto alla media 2015-2019 &#232; generalizzato a tutte le regioni, ma con intensit&#224; molto diverse. In testa si colloca la Valle d&#8217;Aosta con una riduzione del 19,6 per cento, un dato che risente per&#242; delle piccole dimensioni della regione e della conseguente maggiore volatilit&#224; statistica. Seguono il Friuli-Venezia Giulia con il 13,4 per cento in meno, la Sicilia con il 13,3 e il Lazio con il 13,1.</p><p>Nella parte bassa della classifica si trovano le regioni dove il miglioramento &#232; stato meno pronunciato: la Sardegna registra un calo del 7,4 per cento, la Basilicata dell&#8217;8,9 per cento e il Molise del 9,0 per cento. Si tratta comunque di riduzioni significative, ma inferiori alla media nazionale dell&#8217;11,5 per cento. Tra le grandi regioni, la Lombardia ha registrato un calo dell&#8217;11,1 per cento, l&#8217;Emilia-Romagna del 9,9, il Veneto del 12,2 e il Piemonte del 12,1.</p><p>Il Trentino-Alto Adige si conferma la regione con il tasso di mortalit&#224; standardizzato pi&#249; basso d&#8217;Italia, pari a 916, seguito dalla Campania con 1.011 e dalla Lombardia con 1.041. All&#8217;estremo opposto, la Liguria registra il valore pi&#249; alto con 1.389, seguita dal Molise con 1.307 e dal Piemonte con 1.247. Ovviamente in questi casi pesa molto la struttura demografica delle regioni.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/Gk5UN/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/304572ac-4915-43fe-b566-331673ae1e17_1220x1038.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4824d7ac-e5a2-4dbc-9402-e8041137144a_1220x1162.png&quot;,&quot;height&quot;:573,&quot;title&quot;:&quot;La mortalit&#224; cala in tutte le regioni&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Variazione del tasso di mortalit&#224; standardizzato tra 2025 e la media 2015-19&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/Gk5UN/1/" width="730" height="573" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Il calo non si spiega con l&#8217;effetto harvesting</h2><p>Di fronte a questo calo una delle obiezioni riguarda il cosiddetto effetto harvesting, che in italiano si pu&#242; tradurre come &#8220;mietitura&#8221;: il Covid avrebbe ucciso in anticipo persone gi&#224; molto fragili, lasciando una popolazione residua mediamente pi&#249; sana e quindi meno esposta alla morte negli anni successivi. Se cos&#236; fosse, la riduzione della mortalit&#224; post-pandemica non rappresenterebbe un reale miglioramento ma una semplice compensazione meccanica.</p><p>Per verificare questa ipotesi ho analizzato i dati di mortalit&#224; comunale Istat su circa 6.400 comuni con almeno 500 abitanti, calcolando per ciascuno il tasso di mortalit&#224; standardizzato per et&#224; in tre periodi: la baseline prepandemica 2015-2019, il periodo Covid 2020-2022 e il periodo post-Covid 2023-2025. Se l&#8217;harvesting fosse il meccanismo principale, ci si aspetterebbe che i comuni pi&#249; colpiti durante la pandemia, quelli con il maggiore eccesso di mortalit&#224; rispetto alla baseline, mostrassero nel triennio successivo una mortalit&#224; particolarmente bassa, anche sotto i livelli storici, perch&#233; le persone pi&#249; fragili sarebbero gi&#224; morte. In termini statistici, dovrebbe emergere una correlazione negativa tra l&#8217;eccesso pandemico e la variazione post-pandemica.</p><p>L&#8217;analisi mostra l&#8217;opposto. La correlazione tra eccesso di mortalit&#224; durante il Covid e variazione nel post-Covid rispetto alla baseline &#232; positiva, con un coefficiente di Pearson di 0,40, un beta di 0,38 e un valore statisticamente significativo. I comuni pi&#249; colpiti dalla pandemia hanno ancora oggi una mortalit&#224; sopra la norma storica, non sotto. Questo risultato esclude l&#8217;harvesting come spiegazione principale del calo osservato nel confronto diretto tra i due trienni.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/S7A0A/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/570ced0e-77fd-4c4f-944a-f71d5ba9659b_1220x726.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d7f968ab-0385-4ad7-bf13-6bc0168b9b45_1220x1002.png&quot;,&quot;height&quot;:494,&quot;title&quot;:&quot;I comuni pi&#249; colpiti dal Covid non hanno un maggior calo di mortalit&#224; nel post-pandemia&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Ogni punto &#232; un comune italiano (&#8805;500 abitanti).   Asse X: differenza tra il tasso di mortalit&#224; standardizzato per et&#224; nel 2020-2022 e la media 2015-2019 Asse Y: stessa differenza per il 2023-2025.   Tassi per 100.000 abitanti.&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/S7A0A/1/" width="730" height="494" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>Il codice dell&#8217;analisi &#232; disponibile su <a href="https://github.com/lorenzo-ruffino/Decessi-analisi-Italia">Github</a>. </p><p></p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come il No ha vinto al referendum sulla giustizia]]></title><description><![CDATA[Dati e grafici per capire la vittoria del No al referendum costituzionale sulla giustizia]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/risultati-referendum-giustizia-2026</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/risultati-referendum-giustizia-2026</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Mon, 23 Mar 2026 18:32:52 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0AuO!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8357360b-de69-4f49-9a17-17c5740dd322_2400x2400.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si <a href="https://elezioni.interno.gov.it/risultati/20260322/referendum/scrutini/italia/01">chiude</a> con una vittoria netta del No. Con oltre il 99 per cento delle sezioni scrutinate, i contrari alla riforma hanno ottenuto 14,5 milioni di voti, pari al 53,7 per cento, contro i 12,4 milioni del S&#236;, fermo al 46,3 per cento. La riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati, voluta dal governo Meloni, &#232; stata dunque bocciata dagli elettori chiamati alle urne domenica 22 e luned&#236; 23 marzo.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Il dato pi&#249; sorprendente non &#232; tanto il risultato in s&#233; quanto il modo in cui ci si &#232; arrivati. L&#8217;affluenza si &#232; attestata al 58,9 per cento (in Italia, estero escluso), un valore che quasi nessun sondaggio aveva previsto: gli istituti demoscopici stimavano una partecipazione intorno al 50 per cento. Invece gli italiani si sono presentati ai seggi in misura superiore alle europee del 2024, quando vot&#242; il 49,7 per cento degli aventi diritto, e non troppo distante dalle politiche del 2022, che registrarono il 63,9 per cento. A decidere il referendum &#232; stata soprattutto la mobilitazione del Mezzogiorno.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uUWS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6390196-1efa-4be1-99ad-eb8a6a8c026f_2038x814.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uUWS!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6390196-1efa-4be1-99ad-eb8a6a8c026f_2038x814.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uUWS!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6390196-1efa-4be1-99ad-eb8a6a8c026f_2038x814.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uUWS!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6390196-1efa-4be1-99ad-eb8a6a8c026f_2038x814.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uUWS!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6390196-1efa-4be1-99ad-eb8a6a8c026f_2038x814.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uUWS!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6390196-1efa-4be1-99ad-eb8a6a8c026f_2038x814.png" width="1456" height="582" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e6390196-1efa-4be1-99ad-eb8a6a8c026f_2038x814.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:582,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:458568,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/191886697?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6390196-1efa-4be1-99ad-eb8a6a8c026f_2038x814.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uUWS!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6390196-1efa-4be1-99ad-eb8a6a8c026f_2038x814.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uUWS!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6390196-1efa-4be1-99ad-eb8a6a8c026f_2038x814.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uUWS!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6390196-1efa-4be1-99ad-eb8a6a8c026f_2038x814.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!uUWS!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe6390196-1efa-4be1-99ad-eb8a6a8c026f_2038x814.png 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Il Sud e le citt&#224; trainano il No</h2><p>La mappa del voto disegna infatti un&#8217;Italia spaccata lungo una linea che corre pi&#249; o meno all&#8217;altezza dell&#8217;Emilia-Romagna. Al Nord il S&#236; ha prevalso complessivamente con il 50,8 per cento, ma non &#232; bastato a compensare ci&#242; che &#232; accaduto dal Centro in gi&#249;.</p><p>La Campania &#232; la regione che ha segnato il risultato pi&#249; netto: il No ha ottenuto il 65,2 per cento dei voti, con punte notevoli nella provincia di Napoli dove il fronte del No ha raggiunto il 71,5 per cento, il valore pi&#249; alto tra tutte le province italiane. La Sicilia ha seguito uno schema simile, con il No al 61 per cento, la Basilicata ha bocciato la riforma con il 60 per cento, la Sardegna con il 59,4, la Calabria e la Puglia entrambe sopra il 57 per cento. A rendere questo dato ancora pi&#249; significativo &#232; il fatto che il Sud ha votato pi&#249; di quanto ci si aspettasse. La Campania ha registrato un&#8217;affluenza del 49,7 per cento, la Puglia del 51,6, la Calabria del 47,9, la Sicilia del 45,7. Sono valori bassi se confrontati con il Nord, ma decisamente superiori alle previsioni e alle abitudini recenti di queste regioni.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/hm8mz/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a38d1507-e974-43ea-8bce-e58f4cbcca08_1220x1098.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ac6c5d86-7116-45c6-9895-6909366dcff7_1220x1222.png&quot;,&quot;height&quot;:605,&quot;title&quot;:&quot;Il No vince in 17 regioni&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Risultato per regione del referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/hm8mz/1/" width="730" height="605" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Guardando ai dati provinciali, il No ha prevalso nella grande maggioranza delle province italiane con scarti spesso molto ampi. Dopo Napoli, le province con il No pi&#249; alto sono state Firenze con il 65 per cento, Palermo con il 64,9, Nuoro con il 64,2, Bologna con il 63,5 e Cosenza con il 63,7 per cento. In Sicilia lo scarto &#232; stato particolarmente netto a Siracusa con il 62,4 per cento e a Ragusa con il 61,8. Ma il dato non &#232; solo meridionale: a Torino il No ha sfiorato il 60 per cento, a Genova ha superato il 61 per cento, a Reggio Emilia il 61,3 e a Livorno il 62,2.</p><p>Il S&#236; si &#232; concentrato in un blocco compatto tra Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Le province con i margini pi&#249; ampi a favore della riforma sono state Sondrio con il 62,9 per cento, Verona con il 62,1, Treviso con il 60,4, Vicenza con il 59,6, Brescia e Rovigo entrambe al 59,4, Bergamo al 59,2. In questo arco pedemontano e padano il centrodestra ha confermato un radicamento solido, con percentuali che ricordano le elezioni politiche.</p><p>In mezzo, una fascia di province contese racconta una competizione molto pi&#249; serrata di quanto il dato nazionale faccia pensare. Trento ha visto il No prevalere per soli sette decimi di punto, Ferrara e Fermo hanno dato una maggioranza risicata al S&#236;, Bolzano si &#232; divisa quasi a met&#224; con il No avanti di meno di due punti. Anche Macerata, Grosseto e Isernia sono rimaste in bilico, segnalando che la frattura tra le due Italie non &#232; una linea netta ma una zona grigia dove il risultato si &#232; giocato su poche migliaia di voti.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0AuO!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8357360b-de69-4f49-9a17-17c5740dd322_2400x2400.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0AuO!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8357360b-de69-4f49-9a17-17c5740dd322_2400x2400.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0AuO!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8357360b-de69-4f49-9a17-17c5740dd322_2400x2400.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0AuO!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8357360b-de69-4f49-9a17-17c5740dd322_2400x2400.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0AuO!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8357360b-de69-4f49-9a17-17c5740dd322_2400x2400.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0AuO!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8357360b-de69-4f49-9a17-17c5740dd322_2400x2400.jpeg" width="1456" height="1456" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8357360b-de69-4f49-9a17-17c5740dd322_2400x2400.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1456,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;Immagine&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="Immagine" title="Immagine" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0AuO!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8357360b-de69-4f49-9a17-17c5740dd322_2400x2400.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0AuO!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8357360b-de69-4f49-9a17-17c5740dd322_2400x2400.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0AuO!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8357360b-de69-4f49-9a17-17c5740dd322_2400x2400.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0AuO!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8357360b-de69-4f49-9a17-17c5740dd322_2400x2400.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Oltre al Sud, i dati suggeriscono il ritorno di una competitivit&#224; elettorale in regioni che negli ultimi anni sembravano saldamente in mano al centrodestra. Il Piemonte ha votato No al 53,5 per cento, trainato da Torino dove il fronte contrario alla riforma ha sfiorato il 60 per cento. La Liguria ha bocciato la riforma con il 57 per cento dei No, con Genova sopra il 61 per cento. Fino a dieci anni fa, entrambe le regioni erano terreno conteso tra centrodestra e centrosinistra. Poi, con l&#8217;avanzata della Lega e di Fratelli d&#8217;Italia, erano passate nella colonna delle regioni a trazione centrodestra. Il voto referendario sembra riaprire quella partita, indicando che il consenso per il governo in queste aree non &#232; cos&#236; granitico come le ultime tornate elettorali lasciavano pensare.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;757514a6-aaad-459e-96f3-196f1d3b2fc3&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Domenica 22 e luned&#236; 23 marzo saremo chiamati a votare per un referendum sulla riforma della magistratura. Sulla scheda elettorale troveremo un quesito tecnico e piuttosto complicato che chiede se si approva o meno una legge di revisione costituzionale gi&#224; approvata dal Parlamento. Dietro il linguaggio burocratico, c&#8217;&#232; per&#242; una riforma che tocca l&#8217;organ&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Referendum sulla giustizia: tutto quello che serve sapere per votare&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-03-18T09:02:09.898Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!3q5m!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1d848d34-f374-4f41-9578-6c8155bb062e_3000x2244.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/referendum-sulla-giustizia-guida-2026&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:190923183,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:23,&quot;comment_count&quot;:6,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h2>Il voto contro il governo</h2><p>Ma cosa ha spinto quasi sei italiani su dieci a votare su un tema tecnicamente complesso come la separazione delle carriere dei magistrati?</p><p>La risposta pi&#249; onesta &#232; che probabilmente non si &#232; trattato tanto di un voto sul merito della riforma. &#200; ragionevole pensare che una parte significativa degli elettori abbia colto l&#8217;occasione per esprimere un giudizio pi&#249; ampio sull&#8217;operato del governo. Gli exit poll confermano questa lettura. Secondo le stime del Consorzio Opinio per la Rai, il voto si &#232; diviso in modo quasi perfetto lungo le linee politiche: circa il 89 per cento di chi si riconosce in Fratelli d&#8217;Italia ha votato S&#236;, cos&#236; come l&#8217;86 per cento degli elettori della Lega e l&#8217;82 per cento di Forza Italia. Dall&#8217;altra parte, il 90 per cento di chi si riconosce nel Partito Democratico ha votato No, l&#8217;87 per cento del Movimento 5 Stelle e il 93 per cento di Alleanza Verdi-Sinistra. </p><p>Anche il voto per classi di et&#224; racconta qualcosa. Secondo le stime Opinio, tra i giovani di 18-34 anni il No ha raggiunto il 61 per cento, nella fascia 35-54 il 53 per cento, mentre tra gli over 55 il S&#236; ha prevalso di misura con il 51 per cento. I giovani si sono mobilitati e hanno votato in modo compatto contro la riforma.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PeVw!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F79ac13c8-bde2-4aba-ae42-e7502a0b8697_1800x1800.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PeVw!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F79ac13c8-bde2-4aba-ae42-e7502a0b8697_1800x1800.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PeVw!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F79ac13c8-bde2-4aba-ae42-e7502a0b8697_1800x1800.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PeVw!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F79ac13c8-bde2-4aba-ae42-e7502a0b8697_1800x1800.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PeVw!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F79ac13c8-bde2-4aba-ae42-e7502a0b8697_1800x1800.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PeVw!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F79ac13c8-bde2-4aba-ae42-e7502a0b8697_1800x1800.jpeg" width="1456" height="1456" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/79ac13c8-bde2-4aba-ae42-e7502a0b8697_1800x1800.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1456,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;Immagine&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="Immagine" title="Immagine" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PeVw!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F79ac13c8-bde2-4aba-ae42-e7502a0b8697_1800x1800.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PeVw!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F79ac13c8-bde2-4aba-ae42-e7502a0b8697_1800x1800.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PeVw!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F79ac13c8-bde2-4aba-ae42-e7502a0b8697_1800x1800.jpeg 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!PeVw!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F79ac13c8-bde2-4aba-ae42-e7502a0b8697_1800x1800.jpeg 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>La chiave di lettura per il Sud passa in buona parte per il Movimento 5 Stelle. Il partito di Giuseppe Conte ha investito nella campagna per il No, e il suo elettorato, storicamente forte nel Mezzogiorno, ha risposto. Il bacino potenziale del Movimento al Sud comprende anche molti elettori che negli ultimi anni non erano andati a votare e che questa volta si sono rimobilitati. A questo si aggiunge un&#8217;insoddisfazione pi&#249; generale: dopo tre anni e mezzo di governo, la percezione che poco sia cambiato per il Mezzogiorno si &#232; sommata a un contesto internazionale ed economico complicato, creando le condizioni per una partecipazione di protesta che ha trovato nel referendum il suo canale di espressione.</p><p>Il risultato &#232; una sconfitta per il centrodestra e per Giorgia Meloni e una vittoria per il campo largo dell&#8217;opposizione, che su questo tema &#232; riuscito a presentarsi unito. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno fatto un&#8217;efficace campagna elettorale dimostrando che quando si tratta di opporsi al governo la coalizione &#232; in grado di funzionare.</p><p>Questo risultato cambia la sfida in vista delle politiche del 2027. L&#8217;opposizione esce dal referendum con la prova che esiste un elettorato mobilitabile e che il centrodestra non &#232; invincibile. Tuttavia, sarebbe un errore trarre conclusioni troppo lineari. Votare No a un referendum &#232; molto diverso dal costruire un&#8217;alternativa di governo. Le elezioni politiche imporranno scelte ben pi&#249; complesse, dalle primarie del centrosinistra alla convivenza tra le posizioni del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di eventuali alleati come Italia Viva di Matteo Renzi.</p><p>Va anche detto che ottenere il 46 per cento in un referendum che di fatto &#232; diventato un giudizio sull&#8217;operato del governo non &#232; un risultato cos&#236; negativo per una coalizione al potere. Lo storico dei governi italiani insegna che dopo anni di governo la popolarit&#224; tende a calare e il centrodestra ha dimostrato di mantenere una base solida nel Nord-Est, in Lombardia e nelle aree meno urbanizzate. Il referendum lascia un quadro politico pi&#249; aperto di quanto fosse una settimana fa, ma la strada che separa un No referendario dalla vittoria alle prossime elezioni &#232; ancora lunga. Per Meloni e il suo governo, per&#242;, il segnale &#232; chiaro: le scelte da qui alle politiche del 2027 saranno decisive per capire se questa sconfitta rester&#224; un incidente di percorso o segner&#224; l&#8217;inizio di un&#8217;inversione di tendenza.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Referendum sulla giustizia: tutto quello che serve sapere per votare]]></title><description><![CDATA[Una lunga guida al referendum sulla riforma della magistratura per arrivare preparati al voto, con le ragioni di entrambe le parti]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/referendum-sulla-giustizia-guida-2026</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/referendum-sulla-giustizia-guida-2026</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 18 Mar 2026 09:02:09 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!3q5m!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1d848d34-f374-4f41-9578-6c8155bb062e_3000x2244.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 22 e luned&#236; 23 marzo saremo chiamati a votare per un referendum sulla riforma della magistratura. Sulla scheda elettorale troveremo un quesito tecnico e piuttosto complicato che chiede se si approva o meno una legge di revisione costituzionale gi&#224; approvata dal Parlamento. Dietro il linguaggio burocratico, c&#8217;&#232; per&#242; una riforma che tocca l&#8217;organizzazione della magistratura, il modo in cui i magistrati vengono governati e il modo in cui vengono sanzionati quando sbagliano. Votando s&#236; la riforma entra in vigore, votando no resta tutto com&#8217;&#232; oggi.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Prima di entrare nel merito, ci sono alcune cose importanti da sapere su come funziona questo voto. Non si tratta di un referendum abrogativo, quello a cui siamo pi&#249; abituati e che serve a cancellare una legge esistente. Questo &#232; un referendum confermativo, cio&#232; chiede ai cittadini se vogliono confermare una modifica alla Costituzione che il Parlamento ha gi&#224; approvato. La riforma, voluta dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, &#232; stata approvata quattro volte tra Camera e Senato, come prevede la procedura per le leggi costituzionali. Tuttavia, non ha ottenuto la maggioranza dei due terzi dei parlamentari, cio&#232; quella soglia che avrebbe permesso alla riforma di entrare direttamente in vigore senza passare dal voto popolare. Senza quell&#8217;ampio consenso parlamentare, la Costituzione prevede che siano i cittadini ad avere l&#8217;ultima parola.</p><p>C&#8217;&#232; un&#8217;altra differenza fondamentale rispetto ai referendum a cui siamo abituati: non esiste un quorum. Nei referendum abrogativi serve che vada a votare almeno la met&#224; pi&#249; uno degli aventi diritto perch&#233; il risultato sia valido. Qui no, che vadano a votare dieci persone o venti milioni, il risultato conta ugualmente. Questo significa che restare a casa non equivale a votare no: semplicemente, chi non va a votare lascia che a decidere siano gli altri. Nella storia della Repubblica questo &#232; il quinto referendum costituzionale. I precedenti sono stati nel 2001, quando vinse il s&#236; sulla riforma del Titolo V della Costituzione, nel 2006, quando vinse il no sulla riforma del governo Berlusconi, nel 2016, quando vinse il no sulla riforma Renzi, e nel 2020, quando vinse il s&#236; sulla riduzione del numero dei parlamentari.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!3q5m!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1d848d34-f374-4f41-9578-6c8155bb062e_3000x2244.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!3q5m!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1d848d34-f374-4f41-9578-6c8155bb062e_3000x2244.jpeg 424w, 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a><figcaption class="image-caption"><a href="https://www.governo.it/it/media/inaugurazione-dell-anno-giudiziario-2026-della-corte-d-appello-di-napoli-lintervento-del/31000">Governo</a></figcaption></figure></div><h2>Come funziona la magistratura oggi</h2><p>Per capire cosa cambia con questa riforma, bisogna prima capire come funzionano le cose adesso. Quando si parla di magistratura si intende l&#8217;intero corpo dei magistrati italiani, che sono circa 9.400. I magistrati si dividono in due grandi categorie in base alla funzione che svolgono. I giudici, che si chiamano anche magistrati giudicanti, sono quelli che nei processi devono essere terzi e imparziali: ascoltano le parti, valutano le prove e alla fine decidono se una persona &#232; colpevole o innocente, scrivendo la sentenza. I pubblici ministeri, detti anche PM o magistrati requirenti, fanno un mestiere diverso: coordinano le indagini quando c&#8217;&#232; il sospetto che sia stato commesso un reato e poi, se ritengono che ci siano prove sufficienti, portano il caso in tribunale e sostengono l&#8217;accusa durante il processo. In un processo penale, quindi, ci sono tre figure: il PM che accusa, l&#8217;avvocato che difende e il giudice che decide. &#200; fondamentale che queste tre figure siano indipendenti l&#8217;una dall&#8217;altra, e in particolare che il giudice sia davvero al di sopra delle parti.</p><p>Oggi in Italia giudici e pubblici ministeri fanno parte di un unico ordine. Chi vuole diventare magistrato sostiene un concorso unico e solo dopo averlo superato decide se fare il giudice o il PM. Per molto tempo &#232; stato possibile cambiare funzione con relativa facilit&#224;, passando da giudice a PM o viceversa anche pi&#249; volte nel corso della carriera. Negli anni, per&#242;, questo passaggio &#232; stato progressivamente reso pi&#249; difficile. Una riforma del governo Prodi nel 2007 ha limitato i passaggi a quattro, con intervalli di cinque anni. Una riforma pi&#249; recente, approvata nel 2022 dal governo Draghi su iniziativa della Ministra della Giustizia Marta Cartabia, ha introdotto vincoli ancora pi&#249; stretti: oggi un magistrato pu&#242; cambiare funzione una sola volta e solo entro i primi nove anni di carriera. Nella pratica, ogni anno cambiano funzione circa una ventina di magistrati e nella maggioranza dei casi si tratta di PM che decidono di diventare giudici. Chi dice che la separazione delle carriere esiste gi&#224; di fatto si riferisce proprio a questo dato.</p><p>Tutti i magistrati italiani, siano essi giudici o PM, rispondono a un unico organo di autogoverno: il Consiglio Superiore della Magistratura, anche conosciuto semplicemente come CSM. L&#8217;autogoverno &#232; un principio fondamentale del nostro sistema: significa che la magistratura non dipende dal governo per le nomine, i trasferimenti, le promozioni o le sanzioni disciplinari. L&#8217;idea &#232; che se un magistrato dipendesse dal ministro della Giustizia per la propria carriera, potrebbe subire pressioni o sentirsi condizionato nelle proprie decisioni. Per questo la Costituzione ha stabilito che siano i magistrati stessi a gestire queste questioni, attraverso il CSM.</p><p>Il CSM &#232; composto da 33 membri. Tre sono di diritto: il Presidente della Repubblica, che lo presiede, il primo presidente della Corte di Cassazione, che &#232; un giudice, e il procuratore generale della Cassazione, che &#232; un PM. Poi ci sono 30 membri eletti, divisi in due gruppi. Venti sono i cosiddetti membri togati, cio&#232; magistrati eletti dagli stessi magistrati attraverso un sistema di vere e proprie elezioni interne, con candidature e campagne elettorali. Dieci sono i cosiddetti membri laici, cio&#232; non magistrati ma professori universitari di diritto e avvocati con almeno 15 anni di esperienza, eletti dal Parlamento riunito in seduta comune con una maggioranza qualificata, che richiede un accordo tra maggioranza e opposizione. Questo equilibrio, con i magistrati in netta maggioranza ma con una componente esterna e la presidenza del Capo dello Stato, &#232; un compromesso pensato per evitare che l&#8217;autogoverno della magistratura diventasse un sistema chiuso e autoreferenziale.</p><p>Nella pratica, anche la componente che dovrebbe essere estranea alla magistratura &#232; tutt&#8217;altro che apolitica. I dieci membri laici del CSM vengono eletti dal Parlamento in seduta comune e riflettono inevitabilmente gli equilibri politici del momento. Nell&#8217;attuale CSM, per esempio, la maggioranza di centrodestra esprime la netta maggioranza dei laici, con membri riconducibili a Fratelli d&#8217;Italia, Lega e Forza Italia, mentre l&#8217;opposizione &#232; rappresentata da membri vicini al Partito Democratico, al Movimento 5 Stelle e a Italia Viva. Il vicepresidente del CSM, Fabio Pinelli, &#232; espressione della Lega. La maggioranza qualificata richiesta per l&#8217;elezione dovrebbe in teoria garantire un accordo bipartisan, ma nei fatti i nomi che emergono sono il risultato di negoziazioni tra i partiti, non diversamente da quanto accade per altre nomine istituzionali. Sul versante dei togati, le correnti rispecchiano a loro volta orientamenti politici riconoscibili: Magistratura Indipendente &#232; considerata vicina al centrodestra, Area Democratica per la Giustizia e Magistratura Democratica alla sinistra, Unit&#224; per la Costituzione al centro. Solo due degli attuali venti membri togati non sono iscritti ad alcuna corrente. Il risultato &#232; che il CSM, pensato come organo di garanzia dell&#8217;indipendenza della magistratura, &#232; nella pratica un organismo in cui si intrecciano logiche correntizie interne alla magistratura e logiche partitiche esterne, ed &#232; su questa constatazione, condivisa da entrambi gli schieramenti, che si innesta il dibattito sulla riforma.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oREM!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8ecbd950-aca4-4a31-9802-6405966ca5af_1420x652.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" 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I magistrati, nel corso della propria carriera, ricevono periodicamente delle valutazioni di professionalit&#224; che dovrebbero determinare gli avanzamenti: sono vere e proprie pagelle professionali che in teoria servono a premiare i pi&#249; capaci e a sanzionare chi non &#232; all&#8217;altezza. Nella pratica, queste valutazioni risultano positive in circa il 99 per cento dei casi, il che significa che il sistema formale di avanzamento &#232; sostanzialmente automatico e non funziona come reale filtro di merito. Le vere decisioni sulle carriere, chi ottiene un incarico direttivo, chi viene trasferito in una sede prestigiosa, chi viene promosso, passano attraverso altri canali, e questi fattori sono in larga parte le dinamiche correntizie. Le correnti non sono di per s&#233; un'anomalia, in qualsiasi organismo in cui bisogna prendere decisioni collettive &#232; normale che si formino gruppi con sensibilit&#224; comuni. Il problema &#232; che nel tempo queste correnti hanno assunto meccanismi simili a quelli dei partiti politici: fanno campagne elettorali interne, organizzano pacchetti di voti, negoziano spartizioni di nomine e promozioni. Solo il 20 per cento circa dei magistrati &#232; iscritto a una corrente, eppure da decenni quasi tutti i membri togati del CSM provengono da una corrente. Chi ha la benevolenza della propria corrente tende a essere favorito nelle promozioni e nei trasferimenti, chi ne &#232; fuori rischia di essere penalizzato. Le valutazioni di professionalit&#224; positive al 99 per cento rendono questo meccanismo ancora pi&#249; visibile: se quasi tutti i magistrati sono formalmente idonei, &#232; evidente che la differenza tra chi fa carriera e chi no la fanno altri fattori, e questi fattori sono le correnti. </p><p>Il caso che pi&#249; di ogni altro ha reso visibile questo sistema &#232; scoppiato nel 2019 e riguarda l&#8217;ex magistrato Luca Palamara, che era stato membro del CSM e prima ancora presidente dell&#8217;Associazione Nazionale Magistrati, il sindacato dei magistrati. Un&#8217;indagine per corruzione ha fatto emergere un sistema di trattative, scambi di favori e negoziazioni tra correnti della magistratura e politici per l&#8217;assegnazione delle nomine pi&#249; importanti, a partire da quella di procuratore capo di Roma, considerata la procura pi&#249; importante d&#8217;Italia. Dalle intercettazioni &#232; emerso che esponenti politici di rilievo partecipavano attivamente a queste trattative e che le decisioni del CSM venivano spesso prese con logiche di spartizione tra correnti piuttosto che di merito. Lo stesso Palamara, in un&#8217;intervista televisiva, ha ammesso di aver svolto un ruolo di mediatore tra le correnti e ha riconosciuto che il sistema penalizza chi non vi appartiene: &#8220;Negare che le correnti siano una scorciatoia &#232; una bugia&#8221;. Palamara &#232; stato radiato dalla magistratura dal CSM nel 2020, decisione confermata in via definitiva dalla Corte di Cassazione nel 2021. Sul fronte penale, &#232; stato poi assolto dalle accuse di corruzione, ma ha patteggiato una condanna per traffico di influenze illecite.</p><p>Oggi il CSM si occupa anche delle sanzioni disciplinari nei confronti dei magistrati che commettono illeciti professionali, cio&#232; violazioni delle regole deontologiche che non sono necessariamente reati. Di queste violazioni si occupa una sezione disciplinare interna al CSM, composta da sei membri effettivi: il vicepresidente del CSM (laico di nomina parlamentare), che la presiede, un membro laico eletto dal Parlamento, e quattro magistrati, di cui un giudice di Cassazione, due giudici di merito e un pubblico ministero. L&#8217;azione disciplinare pu&#242; essere promossa dal Procuratore Generale della Cassazione, che ha l&#8217;obbligo di esercitarla quando ne ricorrono i presupposti, o dal Ministro della Giustizia, che invece ha la facolt&#224; ma non l&#8217;obbligo di farlo. Le sanzioni possibili vanno dall&#8217;ammonimento alla censura, dalla perdita di anzianit&#224; alla sospensione dalle funzioni fino alla rimozione dalla magistratura. Il magistrato sanzionato pu&#242; ricorrere alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Sul funzionamento concreto di questo sistema le opinioni divergono profondamente. Chi difende il sistema osserva che oltre il 90 per cento delle sentenze di assoluzione non &#232; stato impugnato n&#233; dal Procuratore Generale n&#233; dal Ministro della Giustizia, il che viene letto come una conferma della solidit&#224; delle motivazioni. Chi lo critica ribatte che questi dati riguardano solo i casi che arrivano effettivamente in udienza, mentre la stragrande maggioranza delle segnalazioni viene archiviata prima ancora di diventare un procedimento, e parla di una giustizia disciplinare &#8220;domestica&#8221; in cui i magistrati sono troppo indulgenti con i propri colleghi.</p><h2>Cosa cambia con la riforma</h2><p>La riforma su cui siamo chiamati a votare interviene su tre aspetti principali, modificando sette articoli della Costituzione. Il primo e pi&#249; noto &#232; la separazione delle carriere dei magistrati. Con la riforma, giudici e PM non farebbero pi&#249; parte di un unico ordine ma apparterrebbero a due carriere distinte. Chi vuole diventare giudice sosterr&#224; un concorso diverso da chi vuole diventare PM, frequenter&#224; una scuola di formazione diversa e non potr&#224; pi&#249; passare da una funzione all&#8217;altra. Questa separazione verrebbe scritta nella Costituzione, il che significa che per tornare indietro non basterebbe una legge ordinaria ma servirebbe un&#8217;altra riforma costituzionale.</p><p>Il secondo cambiamento riguarda il CSM. Oggi ne esiste uno solo per tutti i magistrati. Con la riforma ne nascerebbero due: un Consiglio Superiore della Magistratura Giudicante per i giudici e un Consiglio Superiore della Magistratura Requirente per i pubblici ministeri. Entrambi sarebbero presieduti dal Presidente della Repubblica. Ciascuno dei due CSM avrebbe un altro membro di diritto: il primo presidente della Cassazione per quello dei giudici e il procuratore generale della Cassazione per quello dei PM. Gli altri 30 membri di ciascun consiglio manterrebbero il rapporto attuale di due terzi di togati e un terzo di laici.</p><p>Ma la vera novit&#224; &#232; nel metodo di selezione. I membri togati, cio&#232; i magistrati, non verrebbero pi&#249; eletti dai colleghi ma estratti a sorte. Il sorteggio avverrebbe tra tutti i magistrati che rispettano determinati requisiti, anche se al momento non &#232; chiaro quali saranno questi requisiti perch&#233; dovranno essere stabiliti da una legge ordinaria successiva. Per i membri laici, quelli di nomina parlamentare, il meccanismo &#232; diverso: il Parlamento compilerebbe un elenco di professori universitari di diritto e avvocati con almeno 15 anni di esperienza e da quell&#8217;elenco verrebbero poi estratti a sorte i membri effettivi. L&#8217;idea &#232; combinare una prima selezione politica con un&#8217;estrazione casuale.</p><p>Va segnalato che molti dettagli cruciali del nuovo sistema, come i requisiti per i magistrati sorteggiabili, la lunghezza dell&#8217;elenco parlamentare dei sorteggiabili laici e la maggioranza necessaria per compilarlo, non sono scritti nella riforma costituzionale ma verranno stabiliti da leggi ordinarie successive. Chi vota, quindi, non sa ancora con precisione come funzioneranno concretamente alcune parti fondamentali del nuovo sistema. Torneremo su questo punto pi&#249; avanti.</p><p>Il terzo cambiamento &#232; la creazione di un organo completamente nuovo: l&#8217;Alta Corte Disciplinare. Oggi le sanzioni disciplinari nei confronti dei magistrati vengono decise da una sezione interna del CSM. Con la riforma, questa funzione passerebbe all&#8217;Alta Corte, un organo separato e unico per entrambe le magistrature. L&#8217;Alta Corte sarebbe composta da 15 membri: 9 magistrati sorteggiati tra quelli con almeno vent&#8217;anni di servizio e funzioni di legittimit&#224;, quindi generalmente magistrati molto esperti della Cassazione, 3 laici nominati dal Presidente della Repubblica tra professori di diritto e avvocati con almeno vent&#8217;anni di esperienza, e 3 laici sorteggiati da un elenco compilato dal Parlamento con lo stesso meccanismo previsto per i CSM. Il presidente dell&#8217;Alta Corte sarebbe sempre un membro laico, scelto dai 15 componenti tra quelli nominati dal Presidente della Repubblica o estratti dalla lista parlamentare. A differenza del sistema attuale, in cui un magistrato sanzionato pu&#242; ricorrere alla Corte di Cassazione, con il nuovo sistema il ricorso andrebbe presentato alla stessa Alta Corte. </p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5QtX!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa434d8fb-585e-4c4a-afb5-b61b0f999e07_3170x1696.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5QtX!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa434d8fb-585e-4c4a-afb5-b61b0f999e07_3170x1696.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5QtX!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa434d8fb-585e-4c4a-afb5-b61b0f999e07_3170x1696.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5QtX!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa434d8fb-585e-4c4a-afb5-b61b0f999e07_3170x1696.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5QtX!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa434d8fb-585e-4c4a-afb5-b61b0f999e07_3170x1696.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5QtX!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa434d8fb-585e-4c4a-afb5-b61b0f999e07_3170x1696.png" width="1456" height="779" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a434d8fb-585e-4c4a-afb5-b61b0f999e07_3170x1696.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:779,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:3964014,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/190923183?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa434d8fb-585e-4c4a-afb5-b61b0f999e07_3170x1696.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5QtX!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa434d8fb-585e-4c4a-afb5-b61b0f999e07_3170x1696.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5QtX!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa434d8fb-585e-4c4a-afb5-b61b0f999e07_3170x1696.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5QtX!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa434d8fb-585e-4c4a-afb5-b61b0f999e07_3170x1696.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5QtX!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa434d8fb-585e-4c4a-afb5-b61b0f999e07_3170x1696.png 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h2>Le ragioni di chi &#232; favorevole e le ragioni di chi &#232; contrario</h2><p>Lo schieramento politico attorno a questo referendum &#232; piuttosto netto. A sostegno del s&#236; ci sono i partiti della maggioranza di governo: Fratelli d&#8217;Italia, Lega e Forza Italia. Per Forza Italia in particolare la separazione delle carriere &#232; una battaglia storica che risale ai tempi di Silvio Berlusconi. Insieme alla maggioranza, sostengono il s&#236; anche Azione e Pi&#249; Europa. Sul fronte del no sono schierati il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra, oltre all&#8217;Associazione Nazionale Magistrati, che riunisce il 95 per cento circa dei magistrati italiani. Italia Viva di Matteo Renzi ha lasciato libert&#224; di coscienza ai propri elettori.</p><p>Ma al di l&#224; degli schieramenti, che riflettono anche dinamiche politiche che vanno oltre il merito della riforma, &#232; utile guardare gli argomenti di sostanza delle due parti. E va detto subito che la questione &#232; meno netta di quanto la propaganda vorrebbe far credere: costituzionalisti ugualmente autorevoli arrivano a conclusioni opposte analizzando lo stesso testo.</p><p>Chi sostiene il s&#236; parte da un&#8217;idea di fondo: nel processo penale, giudice e PM fanno mestieri completamente diversi. Il giudice deve essere terzo e imparziale, il PM &#232; una delle due parti, quella che sostiene l&#8217;accusa. Se appartengono alla stessa carriera, allo stesso ordine, allo stesso organo di autogoverno, si crea una vicinanza, una colleganza che rischia di compromettere l&#8217;imparzialit&#224; del giudice. &#200; un po&#8217; come se l&#8217;arbitro e una delle due squadre facessero parte della stessa associazione, frequentassero gli stessi ambienti e si ritrovassero a decidere delle rispettive carriere nello stesso organismo. C&#8217;&#232; un dato che viene spesso citato a sostegno di questa tesi: la percentuale di richieste dei PM che vengono accolte dai giudici per le indagini preliminari, quelli che decidono se rinviare a giudizio un imputato, &#232; molto elevata, superiore all&#8217;80 per cento e secondo alcune stime anche al 90 per cento. Secondo i favorevoli alla riforma, questo dato suggerisce un appiattimento del giudice sulle posizioni del PM, favorito dalla comune appartenenza alla stessa carriera. Chi &#232; contrario alla riforma contesta questa interpretazione e osserva che percentuali alte possono semplicemente significare che i PM fanno bene il proprio lavoro e portano in aula solo i casi pi&#249; solidi, scartando quelli deboli prima ancora di arrivare davanti al giudice. Inoltre, i contrari ricordano che i giudici di primo grado assolvono circa il 50 per cento degli imputati nei processi penali, il che dimostrerebbe che i giudici italiani sono tutt&#8217;altro che appiattiti sulle posizioni dell&#8217;accusa.</p><p>Ma il punto centrale, quello che secondo i favorevoli rende questa riforma necessaria al di l&#224; della questione dei passaggi di carriera, riguarda la struttura di governo della magistratura. Il vero problema non &#232; tanto che un giudice possa diventare PM o viceversa, ma che giudici e PM facciano parte dello stesso sistema di potere interno. Con un CSM unico, giudici e pubblici ministeri fanno parte delle stesse correnti, negoziano nomine e promozioni nello stesso organismo, si ritrovano dalla stessa parte quando si tratta di difendere gli interessi corporativi della categoria. Secondo chi vota s&#236;, separare le strutture di governo significa spezzare questi legami e fare in modo che giudici e PM siano davvero indipendenti l&#8217;uno dall&#8217;altro. Due CSM distinti renderebbero impossibile quel sistema di scambi trasversali tra funzione giudicante e requirente che il caso Palamara ha portato alla luce.</p><p>Sul sorteggio dei membri del CSM, i favorevoli sostengono che il sistema elettivo attuale &#232; la causa principale delle degenerazioni correntizie. Le correnti, abbiamo detto, funzionano come partiti interni alla magistratura: organizzano campagne elettorali per il CSM, fanno pacchetti di voti, contrattano spartizioni di nomine. I magistrati che vogliono fare carriera devono avere l&#8217;appoggio di una corrente, e questo crea un sistema di debiti e favori che inquina le scelte dell&#8217;organo di autogoverno. Il sorteggio spazzerebbe via tutto questo. Un membro del CSM estratto a sorte non deve niente a nessuno: non ha fatto campagna elettorale, non ha contratto debiti di riconoscenza, non ha bisogno di ricambiare favori. Sarebbe libero di decidere secondo coscienza e competenza, senza condizionamenti. Quanto all&#8217;obiezione che il sorteggio potrebbe portare al CSM persone inadeguate, i favorevoli rispondono che si tratta pur sempre di magistrati che hanno superato uno dei concorsi pubblici pi&#249; difficili d&#8217;Italia e che ogni giorno prendono decisioni che incidono sulla libert&#224; e sui beni dei cittadini: se sono abbastanza competenti per quello, lo sono anche per governare la propria professione.</p><p>I favorevoli sottolineano anche che la separazione delle carriere &#232; la norma nella maggior parte dei paesi europei. Secondo i dati della Commissione per l&#8217;efficienza della giustizia del Consiglio d&#8217;Europa, circa due terzi dei paesi dell&#8217;Unione adottano modelli in cui le carriere di giudici e PM sono istituzionalmente separate. L&#8217;Italia, con il suo sistema unitario, fa parte di una minoranza insieme a pochi altri paesi. I favorevoli aggiungono: se la separazione delle carriere portasse automaticamente a una magistratura asservita al governo, dovremmo vedere qualcosa di simile in Francia o in Germania e non &#232; cos&#236;. Non si tratta quindi di un&#8217;invenzione del governo Meloni, ma di un allineamento a pratiche diffuse nelle democrazie europee pi&#249; consolidate, anche se poi ogni paese ha regole diverse.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;b6741f42-7cdf-43c1-806d-99039e9b7c32&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Domenica 22 e luned&#236; 23 marzo gli italiani voteranno sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con i sondaggi che danno un equilibrio quasi perfetto tra S&#236; e No. Ma al di l&#224; del quesito specifico, il voto cade in un momento in cui vale la pena chiedersi come funzioni davvero la giustizia italiana: q&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Come funziona davvero la giustizia italiana&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-03-11T09:00:18.654Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!4rzl!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F24d99854-b8a6-4962-ab3d-7e162f3bc669_1220x1412.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/numeri-giustizia-italia-referendum-2026&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:190120525,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:13,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>Sull&#8217;Alta Corte Disciplinare, i favorevoli la considerano un passo avanti fondamentale. Per la prima volta i magistrati che commettono illeciti professionali verrebbero giudicati da un organo terzo e specializzato, non dalla stessa categoria che &#232; chiamata a giudicare se stessa. Non si tratta di essere punitivi con i magistrati, sostengono, ma di garantire che il sistema disciplinare sia credibile agli occhi dei cittadini. L&#8217;idea alla base &#232; che sia ragionevole che i magistrati rispondano a un organo che non sia composto interamente dai loro stessi colleghi di corrente. Secondo i favorevoli, questo aumenterebbe la fiducia dei cittadini nel fatto che anche chi amministra la giustizia risponda delle proprie azioni quando sbaglia.</p><p>Chi sostiene il no ha argomenti altrettanto strutturati. Una delle obiezioni pi&#249; ricorrenti &#232; che la separazione delle funzioni, nei fatti, esiste gi&#224;. Le riforme degli ultimi anni hanno reso i passaggi da giudice a PM praticamente impossibili: ogni anno cambiano funzione una ventina di magistrati su 9.400, quasi sempre PM che diventano giudici. A questo punto, dicono i contrari, perch&#233; modificare la Costituzione per un problema che &#232; gi&#224; stato risolto? Ma questa obiezione, rispondono i favorevoli, manca il punto. Il numero di magistrati che cambiano funzione &#232; irrilevante, perch&#233; la riforma non riguarda i passaggi di carriera: riguarda la struttura complessiva dell&#8217;ordinamento. Una cosa &#232; la separazione delle funzioni, cio&#232; il fatto che nella pratica un giudice non diventa PM e viceversa, e quella effettivamente c&#8217;&#232; gi&#224;. Un&#8217;altra cosa &#232; la separazione delle carriere, cio&#232; il fatto che giudici e PM appartengano a due ordini distinti, con organi di governo distinti, e quella non c&#8217;&#232;. Secondo chi vota s&#236;, &#232; questa differenza a contare. Si pu&#242; essere funzionalmente separati ma continuare a far parte dello stesso sistema di potere. Un giudice pu&#242; essere formalmente indipendente, nessuno gli dice come decidere una causa, e tuttavia non essere davvero terzo, cio&#232; non essere percepito come equidistante tra accusa e difesa, perch&#233; condivide con il PM che gli sta di fronte la stessa appartenenza professionale, lo stesso percorso formativo, lo stesso organo di autogoverno che ne decide la carriera. Indipendenza e terziet&#224;, in altre parole, non sono la stessa cosa: la prima riguarda l&#8217;assenza di ordini dall&#8217;alto, la seconda riguarda la posizione strutturale di chi giudica rispetto alle parti del processo. I contrari, dal canto loro, rispondono che questa distinzione &#232; pi&#249; teorica che reale e che la terziet&#224; del giudice &#232; gi&#224; garantita dalle regole del processo penale, non dalla struttura ordinamentale. La risposta, secondo chi vota no, &#232; che il vero obiettivo della riforma non &#232; la separazione in s&#233;, ma tutto ci&#242; che le sta attorno: lo sdoppiamento del CSM, il sorteggio, l&#8217;Alta Corte. Strumenti che, nella lettura del fronte del no, puntano a indebolire l&#8217;organo che protegge l&#8217;indipendenza della magistratura dalla politica.</p><p>L&#8217;argomento centrale del fronte del no riguarda infatti l&#8217;equilibrio tra i poteri dello Stato. Il CSM esiste per proteggere i magistrati dalle pressioni della politica: se un giudice prende una decisione scomoda per il governo, deve poter contare su un organo autorevole che lo difenda da ritorsioni sulla carriera. I contrari temono che un CSM formato da membri sorteggiati sarebbe pi&#249; debole, meno coeso, meno capace di svolgere questa funzione di scudo. Un membro sorteggiato non ha la legittimazione che viene dall&#8217;essere stato scelto dai colleghi, non ha un mandato politico interno che lo investa della responsabilit&#224; di rappresentare la categoria, e potrebbe sentirsi isolato di fronte a pressioni esterne. Inoltre, i contrari fanno notare un dettaglio che spesso sfugge nel dibattito pubblico: nel CSM attuale, i giudici sono in netta maggioranza rispetto ai PM, con circa 15 membri togati su 20 che sono giudici. Questo significa che sono proprio i giudici a vigilare sull&#8217;operato dei PM all&#8217;interno dell&#8217;organo di autogoverno, non il contrario. L&#8217;idea che i PM possano influenzare la carriera dei giudici attraverso il CSM, secondo i contrari, non corrisponde ai numeri reali della composizione dell&#8217;organo.</p><p>I contrari hanno perplessit&#224; specifiche anche sul sorteggio dei membri laici. L&#8217;elenco da cui verrebbero sorteggiati sarebbe compilato dal Parlamento e la riforma non specifica n&#233; quanti nomi debba contenere quell&#8217;elenco n&#233; con quale maggioranza debbano essere scelti. Oggi i membri laici del CSM vengono eletti con una maggioranza qualificata, il che obbliga maggioranza e opposizione a trovare un accordo e garantisce una certa pluralit&#224;. La riforma lascia alla legge ordinaria, cio&#232; alla maggioranza semplice del governo di turno, la decisione su come compilare queste liste. Se la lista fosse corta e approvata a maggioranza semplice, la maggioranza del momento avrebbe un potere enorme nel determinare la composizione del CSM, contraddicendo proprio l&#8217;obiettivo dichiarato di allontanare la politica dall&#8217;autogoverno della magistratura. In altre parole, si eliminerebbe il potere delle correnti dei magistrati per sostituirlo con il potere dei partiti politici, il che secondo i contrari non rappresenterebbe un progresso ma un peggioramento. </p><p>Va detto, per&#242;, che il rinvio alle leggi ordinarie per i dettagli applicativi &#232; una caratteristica fisiologica di qualsiasi riforma costituzionale: la Costituzione stabilisce i principi generali e l&#8217;architettura dello Stato, non pu&#242; e non deve occuparsi dei singoli meccanismi operativi. Lo stesso CSM previsto dalla Costituzione del 1948 &#232; diventato operativo solo nel 1959, quando il Parlamento ha approvato la legge che ne regolava il funzionamento. Il fatto che una parte della riforma debba ancora essere scritta non &#232; quindi di per s&#233; un&#8217;anomalia. Tuttavia, in questo caso le incognite sono particolarmente rilevanti: non sappiamo ancora come funzioneranno esattamente i nuovi concorsi, come saranno organizzate le due scuole di formazione separate, quanti nomi conterr&#224; la lista parlamentare da cui sorteggiare i membri laici, con quale maggioranza verr&#224; approvata quella lista, quali saranno i requisiti per i magistrati sorteggiabili. Per fare un esempio concreto: se l&#8217;elenco parlamentare dei sorteggiabili laici fosse molto corto, diciamo 20 nomi per 10 posti, il sorteggio sarebbe poco pi&#249; che una formalit&#224; e il peso della politica resterebbe molto forte; se fosse invece molto lungo, il caso avrebbe un ruolo davvero significativo. Chi critica la riforma parla di uno scheletro senza carne: i cittadini sono chiamati a votare su un&#8217;architettura costituzionale senza conoscere i dettagli che ne determineranno il funzionamento reale. &#200; comprensibile che questo susciti preoccupazione, soprattutto quando i dettagli mancanti riguardano aspetti che possono cambiare radicalmente il modo in cui il nuovo sistema funzioner&#224; nella pratica.</p><p>Il discorso sul sorteggio si intreccia con il confronto europeo, dove i contrari fanno notare un paradosso. Il governo usa l&#8217;argomento della separazione delle carriere presente nella maggior parte dei paesi europei per giustificare la riforma, ma il sorteggio per la scelta dei membri del CSM &#232; un meccanismo che in Europa non adotta nessuno, con la sola eccezione della Grecia. Anzi, le istituzioni europee raccomandano l&#8217;esatto contrario: che i membri degli organi di governo della magistratura siano eletti dai magistrati stessi, come garanzia di indipendenza. Secondo i contrari, se da un lato ci si vuole allineare all&#8217;Europa separando le carriere, dall&#8217;altro ci si allontana da qualsiasi modello europeo introducendo il sorteggio. E anche il confronto sulla separazione delle carriere, a guardar bene, &#232; meno lineare di quanto sembri. In Francia esiste una separazione, ma i PM sono sottoposti a una certa influenza del governo, tant&#8217;&#232; che la Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo ha stabilito che i procuratori francesi non possono essere considerati organi giurisdizionali pienamente indipendenti. In paesi come l&#8217;Austria, la Bulgaria, la Croazia o la Danimarca, la separazione delle carriere convive con un PM che dipende direttamente dal ministero della Giustizia. In Germania c&#8217;&#232; una separazione rigida ma accompagnata da una formazione comune e dalla possibilit&#224; di passaggio. Ogni paese ha il proprio modello, figlio della propria storia giuridica, e nessuno &#232; direttamente sovrapponibile all&#8217;Italia. I contrari temono che la separazione possa essere il primo passo verso un modello in cui anche in Italia il PM finisca sotto l&#8217;influenza del governo, come accade in diversi di quei paesi europei che vengono portati a esempio.</p><p>Un altro punto, infatti, che non sta nella riforma costituzionale vera e propria ma che anima il dibattito riguarda l&#8217;azione penale e il rapporto tra PM e potere politico. In Italia vige il principio dell&#8217;obbligatoriet&#224; dell&#8217;azione penale, sancito dall&#8217;articolo 112 della Costituzione: quando un PM viene a conoscenza di una notizia di reato, &#232; obbligato a indagare e, se ritiene che ci siano prove sufficienti, a esercitare l&#8217;azione penale. Questo principio non viene toccato dalla riforma, tuttavia, i contrari temono che la separazione delle carriere possa nel tempo rendere i PM pi&#249; esposti a pressioni esterne. L&#8217;argomento &#232; questo: oggi i pubblici ministeri sono protetti dallo stesso organo di autogoverno che protegge i giudici, un CSM forte e unitario che fa da scudo contro le interferenze della politica. Con due CSM separati, il Consiglio dei PM sarebbe un organo pi&#249; piccolo, potenzialmente pi&#249; debole e pi&#249; permeabile alle influenze esterne. I contrari temono che la separazione italiana possa essere il primo passo che porti al controllo politico e che un Parlamento futuro possa stabilire per legge le priorit&#224; dell&#8217;azione penale, decidendo su quali reati le procure debbano concentrarsi e di fatto orientando l&#8217;attivit&#224; investigativa secondo logiche politiche. Non si tratterebbe di dire a un PM &#8220;quell&#8217;indagine non la fai&#8221;, ma di stabilire che per esempio la corruzione non &#232; una priorit&#224; e che le risorse vanno concentrate altrove. I favorevoli rispondono che queste sono ipotesi speculative e che nulla nel testo della riforma autorizza una subordinazione del PM al governo. L&#8217;obbligatoriet&#224; dell&#8217;azione penale resta in Costituzione, e nessuna legge ordinaria potrebbe aggirarla senza una nuova revisione costituzionale.</p><p>Sull&#8217;Alta Corte Disciplinare, i contrari sollevano diverse obiezioni. La prima &#232; che il rapporto tra magistrati e laici nell&#8217;organo si sposta a favore della componente politica: da un rapporto di due a uno nel CSM attuale, si passa a un rapporto di tre a due nell&#8217;Alta Corte, con 9 magistrati e 6 laici. Di questi 6 laici, 3 sono nominati dal Presidente della Repubblica e 3 sorteggiati dalla lista parlamentare, e il presidente dell&#8217;Alta Corte deve essere per forza un membro laico. Secondo i contrari, questo aumenta il peso della politica proprio nell&#8217;organo che decide le sanzioni disciplinari per i magistrati, creando un potenziale strumento di pressione. C&#8217;&#232; poi la questione dei ricorsi: oggi un magistrato sanzionato pu&#242; rivolgersi alla Corte di Cassazione, domani dovrebbe ricorrere alla stessa Alta Corte che lo ha condannato. I contrari considerano questo un arretramento delle garanzie, perch&#233; nessun altro cittadino italiano &#232; costretto a chiedere il riesame della propria condanna allo stesso organo che l&#8217;ha emessa. Infine, i contrari osservano che il Ministro della Giustizia ha gi&#224; oggi il potere di avviare l&#8217;azione disciplinare nei confronti dei magistrati e di impugnare le sentenze della sezione disciplinare del CSM: se il sistema attuale non funziona, il ministro ha gli strumenti per intervenire e i numeri mostrano che questi strumenti sono stati usati raramente.</p><p>C&#8217;&#232; poi una preoccupazione pi&#249; ampia, quella pi&#249; apertamente politica, che attraversa l&#8217;intero fronte del no. Questa riforma nasce in un contesto di conflitto tra il governo e la magistratura. I casi legati alla gestione dei migranti, il caso Almasri, le tensioni attorno al ponte sullo Stretto hanno creato uno scontro istituzionale, con la Presidente del Consiglio che ha pi&#249; volte accusato i magistrati di ostacolare l&#8217;azione del governo. I contrari leggono la riforma come parte di questo conflitto: non un intervento tecnico per migliorare il funzionamento della giustizia, ma un tentativo di ridimensionare un potere dello Stato che si &#232; messo di traverso rispetto alle scelte dell&#8217;esecutivo. I favorevoli rispondono che la separazione delle carriere &#232; una proposta che precede di decenni questo governo e che nessuna disposizione del testo d&#224; al governo o al Parlamento il potere di controllare singole indagini o singoli magistrati.</p><p>Un&#8217;obiezione trasversale, condivisa anche da alcuni che in linea di principio sono favorevoli alla separazione delle carriere, riguarda il fatto che questa riforma non affronta quelli che molti considerano i problemi reali della giustizia italiana: la lentezza dei processi, l&#8217;arretrato nei tribunali, la carenza cronica di personale e di risorse. Lo stesso Ministro della Giustizia Nordio ha ammesso in pi&#249; occasioni che la riforma non ha nulla a che fare con la velocizzazione dei processi. I contrari considerano questo un punto debole significativo: si modifica la Costituzione, che &#232; la cosa pi&#249; impegnativa e delicata che si possa fare in un ordinamento democratico, senza intervenire sui problemi che i cittadini avvertono quotidianamente quando hanno a che fare con la giustizia. I favorevoli ribattono che i due piani sono distinti: i problemi organizzativi della giustizia si affrontano con leggi ordinarie e investimenti, la struttura costituzionale &#232; un&#8217;altra cosa, e non si possono rinviare le riforme istituzionali con il pretesto che ci sono anche altri problemi da risolvere.</p><p>Va infine notato che la discussione sulla separazione delle carriere ha una lunga storia nella politica italiana e per capirla bisogna fare un passo indietro. Fino al 1989 il processo penale italiano era regolato dal cosiddetto Codice Rocco, un codice di procedura penale ereditato dal fascismo e basato sul modello inquisitorio: le prove venivano raccolte da un giudice istruttore durante un&#8217;indagine con forti limitazioni per la difesa. Anche in quel sistema, giudici e PM facevano parte della stessa carriera: l&#8217;unicit&#224; delle carriere non fu introdotta dalla Costituzione repubblicana, ma era un principio gi&#224; presente nell&#8217;Ordinamento Giudiziario del 1941. Fu la Costituzione del 1948 a garantire l&#8217;autonomia e l&#8217;indipendenza della magistratura da ogni altro potere, sganciando il PM dal controllo del governo, ma senza toccare la struttura unitaria della carriera. Nel 1988 il giurista e politico socialista Giuliano Vassalli, da Ministro della Giustizia, port&#242; a compimento una riforma epocale: l&#8217;abolizione del Codice Rocco e l&#8217;introduzione del modello accusatorio, in cui il processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parit&#224;, davanti a un giudice terzo e imparziale. &#200; lo stesso principio che nel 1999 &#232; stato elevato a norma costituzionale con la riforma del cosiddetto &#8220;giusto processo&#8221;. Lo stesso Vassalli afferm&#242; che per rendere davvero sostanziale il sistema accusatorio sarebbe stata necessaria una netta separazione delle carriere tra giudici e PM. La proposta rimase a lungo patrimonio della sinistra e dei riformisti, in particolare di chi voleva rafforzare i diritti dell&#8217;imputato e garantire la piena imparzialit&#224; del giudice. Lo stesso Partito Democratico, che oggi si schiera per il no, in passato aveva presentato una proposta di legge che prevedeva l&#8217;istituzione di un&#8217;Alta Corte disciplinare per i magistrati, cio&#232; esattamente uno degli elementi centrali di questa riforma. Le posizioni si sono progressivamente invertite a partire dalla met&#224; degli anni Novanta, quando Silvio Berlusconi fece della separazione delle carriere una bandiera della propria battaglia contro la magistratura, spesso mescolandola con le leggi ad personam. Di conseguenza, la sinistra, che si schier&#242; frontalmente contro Berlusconi, fin&#236; per opporsi anche alla separazione delle carriere. Oggi, con Berlusconi scomparso dalla scena, una parte della sinistra storica &#232; tornata a sostenere il s&#236;, ma lo scontro politico attorno alla riforma resta molto polarizzato. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>In conclusione</h2><p>Questo referendum chiede ai cittadini di esprimersi su questioni tecniche e complesse, su cui gli stessi esperti non sono d&#8217;accordo. Non esiste una risposta giusta in assoluto. La stessa riforma pu&#242; essere letta come un rafforzamento delle garanzie nel processo o come un indebolimento dell&#8217;indipendenza della magistratura, a seconda della prospettiva da cui la si guarda e della fiducia che si ripone nelle istituzioni che dovranno attuarla. Quel che &#232; certo &#232; che entrambe le parti hanno contribuito a inquinare un dibattito che avrebbe meritato ben altro.</p><p>Da parte di chi &#232; contrario, si &#232; fatto spesso ricorso a toni apocalittici e a un processo alle intenzioni: la narrazione della fine della democrazia e dello scivolamento verso un sistema illiberale &#232; una posizione estrema che non trova riscontro nel testo della riforma e che in parte risponde pi&#249; al desiderio di infliggere una sconfitta politica al centrodestra dopo tre anni e mezzo di governo che a un&#8217;analisi serena del merito. Allo stesso tempo, il processo alle intenzioni non nasce dal nulla. &#200; stato alimentato da dichiarazioni di esponenti dello stesso governo che hanno trasformato la campagna per il s&#236; in un attacco alla magistratura in quanto tale, anzich&#233; in una difesa dei contenuti della riforma. A febbraio il Ministro della Giustizia Nordio ha definito il sistema delle correnti nel CSM un meccanismo &#8220;paramafioso&#8221; provocando le proteste dell&#8217;Associazione Nazionale Magistrati, a marzo la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi ha detto testualmente di votare s&#236; per togliersi di mezzo la magistratura, definendo i magistrati &#8220;plotoni di esecuzione&#8221;, parole da cui lo stesso ministro ha dovuto prendere le distanze. Il Ministro degli Esteri Tajani ha parlato pubblicamente della possibilit&#224; di togliere la polizia giudiziaria dalla disponibilit&#224; dei PM e la presidente del Consiglio Meloni ha detto che senza questa riforma ci trovremo &#8220;immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libert&#224;&#8221;. Sono dichiarazioni che non riguardano il testo di questo referendum, ma che rendono comprensibile la diffidenza di chi teme che la riforma sia solo un primo passo e soprattutto hanno reso impossibile un confronto sereno sul merito.</p><p>Da parte del governo, invece di rispondere nel merito a queste preoccupazioni e di argomentare la bont&#224; della riforma sui principi, si &#232; scelta una campagna che ha poco a che fare con il referendum: si &#232; puntato a pubblicizzare casi di cronaca in cui i giudici prendono decisioni apparentemente impopolari, si &#232; trasformato il dibattito in uno scontro sull&#8217;immigrazione per contestare le decisioni dei tribunali contro le politiche del governo, si &#232; alimentata una retorica contro la magistratura in quanto tale piuttosto che spiegare perch&#233; questa specifica riforma migliorerebbe il funzionamento della giustizia.</p><p>Il risultato &#232; che si &#232; persa un&#8217;occasione. Un&#8217;occasione per discutere davvero di come organizzare uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, di come bilanciare l&#8217;indipendenza della magistratura con la responsabilit&#224; verso i cittadini, di come riformare un sistema che quasi tutti riconoscono avere dei problemi. Al posto di questo confronto, abbiamo avuto propaganda da entrambe le parti, argomenti fantoccio contrapposti ad altri argomenti fantoccio, e milioni di cittadini chiamati a esprimersi su una materia complessa senza gli strumenti per farlo con piena consapevolezza.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;7f316a33-7354-4d20-967d-0afd90bccf9f&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Ottanta persone si sono tolte la vita nelle carceri italiane nel corso del 2025. A mostrarlo sono i dati raccolti dal Centro Studi di Ristretti Orizzonti, che monitora quotidianamente gli eventi critici negli istituti penitenziari italiani. Il 2024 aveva segnato il picco con novantuno suicidi, il numero pi&#249; alto mai registrato da quando esistono rilevaz&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Un altro anno di suicidi nelle carceri italiane&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-01-14T09:01:46.800Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!hi3P!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc6a6e821-1439-49bf-b4c9-b16bec5bb463_1220x752.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/un-altro-anno-di-suicidi-nelle-carceri&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:184413458,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:7,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come funziona davvero la giustizia italiana]]></title><description><![CDATA[Cosa dicono i dati del Justice Scoreboard, di Eurostat e dell&#8217;Eurobarometro sul sistema giudiziario italiano nel confronto europeo]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/numeri-giustizia-italia-referendum-2026</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/numeri-giustizia-italia-referendum-2026</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 11 Mar 2026 09:00:18 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!4rzl!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F24d99854-b8a6-4962-ab3d-7e162f3bc669_1220x1412.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 22 e luned&#236; 23 marzo gli italiani voteranno sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con i <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/sondaggi-referendum-giustizia-carriere-2026">sondaggi</a> che danno un equilibrio quasi perfetto tra S&#236; e No. Ma al di l&#224; del quesito specifico, il voto cade in un momento in cui vale la pena chiedersi come funzioni davvero la giustizia italiana: quanto costa, quante persone ci lavorano, quanto &#232; lenta e quanto &#232; migliorata.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Un sistema che smaltisce pi&#249; di quanto riceve</h2><p>Il punto di partenza &#232; capire quante cause entrano ogni anno nel sistema giudiziario italiano. Secondo i dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/crim_crt_case22__custom_20413329/default/table?page=time:2023">Eurostat</a> del 2023, nei tribunali di primo grado italiani sono stati presentati circa 1,1 milioni di procedimenti penali, ai quali si aggiungono 3 milioni di cause non penali, che comprendono le vertenze civili e commerciali, oltre 1,27 milioni di quelle pi&#249; strettamente litigiose in ambito civile-commerciale, e 50 mila cause amministrative. Rapportato alla popolazione, l&#8217;Italia registra circa 1.876 procedimenti penali per 100 mila abitanti, un valore nella media europea: per confronto, la Spagna arriva a 1.655, la Francia a 1.421, la Germania a 1.308.</p><p>Per le cause civili e commerciali litigiose, il dato italiano &#232; di circa 2,15 per 100 abitanti, un livello comparabile a quello di Francia (2,14) e superiore a Germania (1,27), ma inferiore a Spagna (3,13) e Romania (7,85). Il sistema italiano, insomma, non &#232; un outlier per quantit&#224; di cause in entrata: il numero di procedimenti riflette in parte le dimensioni del paese e in parte la cultura del contenzioso.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;a1c55790-c911-4185-88bc-533d8d0ce383&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;A met&#224; gennaio il S&#236; alla separazione delle carriere dei magistrati sembrava avere la vittoria in tasca. I sondaggi gli davano circa il 60 per cento e la probabilit&#224; di vincere era stimata all&#8217;87 per cento. Oggi quel vantaggio si &#232; quasi azzerato: la media delle rilevazioni d&#224; il S&#236; al 51 per cento e il No al 49&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Referendum giustizia, il vantaggio del S&#236; si &#232; quasi azzerato&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-03-04T09:02:14.650Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!mSUr!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F46ca6b18-896f-41a3-9af5-a53949af632c_2400x2100.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/sondaggi-referendum-giustizia-carriere-2026&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:189795905,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:7,&quot;comment_count&quot;:3,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>Il dato pi&#249; interessante, per&#242;, riguarda la capacit&#224; del sistema di smaltire ci&#242; che riceve. Il <em>clearance rate</em> &#232; il rapporto tra le cause risolte e quelle nuove in entrata, quando supera 1, significa che il sistema risolve pi&#249; cause di quante ne arrivino, riducendo cos&#236; l&#8217;arretrato. Nel 2023 l&#8217;Italia ha registrato un tasso di 1,10 per le cause civili e commerciali litigiose: il valore pi&#249; alto tra tutti i paesi dell&#8217;Unione con dati disponibili. Per le cause amministrative il tasso sale addirittura a 1,21, secondo solo alla Grecia tra i paesi con serie storiche complete. Questo significa che l&#8217;Italia sta attivamente erodendo il numero di cause pendenti accumulate nel corso degli anni precedenti.</p><p>I numeri sulle cause pendenti confermano questa tendenza. Le vertenze civili e commerciali ancora aperte a fine 2023 erano 3,3 ogni 100 abitanti, in calo rispetto alle 4,5 del 2014 e alle 3,6 del 2021. Anche le cause non penali complessive sono scese da 7,4 a 5,1 per 100 abitanti nello stesso arco temporale. Il problema dell&#8217;arretrato &#232; reale e ancora molto consistente in termini assoluti, ma la direzione &#232; quella giusta.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/y3ooT/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/24d99854-b8a6-4962-ab3d-7e162f3bc669_1220x1412.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e11f4c2b-33c3-4473-972c-1675be0f9d31_1220x1642.png&quot;,&quot;height&quot;:814,&quot;title&quot;:&quot;L'Italia smaltisce pi&#249; cause di quante ne entrano&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Clearance rate, rapporto tra le cause risolte e quelle nuove in entrata, 2023   L'indicatore &#232; positivo se sopra 1 e negativo sotto 1&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/y3ooT/1/" width="730" height="814" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>I tempi sono ancora lunghi, ma in miglioramento</h2><p>La voce pi&#249; critica del sistema giudiziario italiano rimane la durata dei processi. Il <em>disposition time</em>, ovvero il numero di giorni stimati per chiudere una causa in primo grado, &#232; uno degli indicatori pi&#249; utilizzati per confrontare i sistemi giudiziari europei: il <a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/upholding-rule-law/eu-justice-scoreboard_en#factsheets">Justice Scoreboard 2025</a>, il rapporto annuale della Commissione Europea sulla qualit&#224; e l&#8217;efficienza dei sistemi giudiziari dei ventisette Stati membri, lo calcola per ogni paese e per ogni tipo di procedimento. Per le cause civili e commerciali litigiose, nel 2023 l&#8217;Italia registra un tempo medio di 511 giorni, mentre la media europea &#232; di 292 giorni. Peggio dell&#8217;Italia tra i grandi paesi europei fa solo la Spagna, che raggiunge 444 giorni, mentre la Germania si ferma a 249, la Francia a 354 e la Danimarca a 265. I sistemi pi&#249; veloci sono quelli dell&#8217;Europa centrale e baltica: la Lituania chiude le cause civili in 120 giorni, la Repubblica Ceca in 126, l&#8217;Austria in 141.</p><p>Il dato positivo &#232; che l&#8217;Italia ha migliorato in modo continuativo nel tempo. Nel 2014 i tempi per le cause civili erano di 532 giorni, nel 2021 erano saliti a 560 per poi scendere progressivamente a 540 nel 2022 e a 511 nel 2023. La comparazione con il 2014 mostra una riduzione di circa 21 giorni in quasi dieci anni, mentre il picco post-pandemia &#232; stato assorbito.</p><p>Ancora pi&#249; significativo &#232; il miglioramento nella giustizia amministrativa, che riguarda le controversie tra i cittadini e la pubblica amministrazione. Nel 2014 ci volevano in media 984 giorni per chiudere una causa amministrativa in primo grado: quasi tre anni. Nel 2021 questo valore era sceso a 756 giorni, nel 2022 a 574, e nel 2023 si &#232; attestato a 595. Il miglioramento complessivo rispetto al 2014 &#232; di quasi quattrocento giorni, un cambiamento strutturale notevole. La media europea per la giustizia amministrativa &#232; di 382 giorni, quindi l&#8217;Italia rimane al di sopra, ma la distanza si &#232; accorciata in modo rilevante.</p><p>Per dare un&#8217;idea della variabilit&#224; europea, basta guardare agli estremi. La Lituania risolve le cause amministrative in 64 giorni, la Svezia in 83, la Polonia in 130. All&#8217;altro capo della classifica troviamo la Slovacchia, con 1.040 giorni e Malta con 1.350. L&#8217;Italia, dunque, si colloca in una fascia intermedio-critica, ben lontana dai sistemi pi&#249; efficienti ma anche distante dai casi pi&#249; problematici.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/SJmXT/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4a269165-e074-4f5d-92f2-ddd37ad286ba_1220x1412.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/99ebda60-c583-4347-866f-e7a9d6fc568f_1220x1608.png&quot;,&quot;height&quot;:797,&quot;title&quot;:&quot;L'Italia &#232; tra i paesi dove i processi durano di pi&#249;&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Disposition time, numero di giorni stimati per chiudere una causa in primo grado, 2023&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/SJmXT/1/" width="730" height="797" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Pochi giudici, molti avvocati, spesa nella media</h2><p>Uno degli argomenti pi&#249; ricorrenti nel dibattito sulla giustizia italiana riguarda la carenza di personale. I dati del Justice Scoreboard confermano che l&#8217;Italia ha effettivamente pochi giudici in rapporto alla popolazione: nel 2023 si contavano 12,2 giudici ogni 100 mila abitanti, contro una media europea di 22,2. L&#8217;Italia si posiziona al settimo posto dal basso su ventisette paesi, subito sopra la Svezia (11,8), la Spagna (11,1), la Francia (11,1) e l&#8217;Irlanda (3,7, con un sistema giudiziario strutturalmente diverso). I paesi con pi&#249; giudici pro capite sono la Croazia (42,3), la Slovenia (39,8), la Grecia (38,5) e il Lussemburgo (35,4).</p><p>Il contrasto con il numero di avvocati &#232; considerevole. L&#8217;Italia ha 386 avvocati ogni 100 mila abitanti, il quarto valore pi&#249; alto dell&#8217;intera Unione Europea dopo Lussemburgo, Cipro e Grecia, e quasi il doppio della media europea di 199. Questo squilibrio tra il numero di professionisti che portano cause in tribunale e il numero di giudici che devono definirle &#232; uno dei fattori strutturali che contribuisce all&#8217;allungamento dei tempi. Ogni giudice italiano si trova a gestire un carico di lavoro proporzionalmente molto pi&#249; elevato rispetto ai colleghi europei.</p><p>Sul fronte della spesa, l&#8217;Italia investe nella giustizia una quota di PIL in linea con la media europea. Nel 2023 la spesa pubblica per i tribunali si &#232; attestata allo 0,33 per cento del PIL, contro una media UE dello 0,32 per cento: l&#8217;Italia si colloca quindi al decimo posto su ventisette paesi, praticamente nella media. In termini assoluti per abitante, la spesa &#232; di 118 euro pro capite, analoga a quella della Francia (118 euro) e superiore a quella della Spagna (107 euro) ma inferiore a quella della Germania (183 euro) e del Lussemburgo (297 euro, che per&#242; &#232; un caso atipico per struttura economica). Il problema non &#232; quindi tanto quanto si spende, ma come vengono distribuite le risorse tra giudici, personale amministrativo, infrastrutture e tecnologia.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/08rDY/3/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/896383af-8ddf-4ae4-817f-8ccc141eeaf3_1220x1406.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/7f020a68-b946-4a26-9f98-d9f5d43c47df_1220x1530.png&quot;,&quot;height&quot;:758,&quot;title&quot;:&quot;L'Italia ha meno giudici rispetto al resto d'Europa&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Numero di giudici ogni 100.000 abitanti, 2023&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/08rDY/3/" width="730" height="758" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>La fiducia dei cittadini cresce, ma &#232; ancora fragile</h2><p>La percezione che i cittadini hanno della propria giustizia &#232; uno degli indicatori pi&#249; politicamente rilevanti. L&#8217;<a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3432">Eurobarometro</a> mostra che nel 2025, il 46 per cento degli italiani valuta il sistema giudiziario come &#8220;buono&#8221; in termini di indipendenza dei giudici (la somma di chi risponde &#8220;molto buono&#8221;, il 7 per cento, e &#8220;abbastanza buono&#8221;, il 39 per cento). Si tratta di un aumento considerevole rispetto al 25 per cento registrato nel 2016: in nove anni la quota di italiani con una valutazione positiva della giustizia &#232; quasi raddoppiata, con una crescita di 21 punti percentuali. Per dare la misura di questo cambiamento, in Italia si tratta dell&#8217;aumento pi&#249; netto tra i paesi del Mediterraneo.</p><p>Tuttavia, la media europea nel 2025 &#232; del 54 per cento (13 per cento molto buono, 41 per cento abbastanza buono): l&#8217;Italia rimane quindi otto punti al di sotto. I paesi con le valutazioni pi&#249; alte sono la Finlandia (89 per cento di giudizi positivi), l&#8217;Austria (87 per cento) e la Danimarca (81 per cento). All&#8217;opposto, la Polonia ha visto crollare la fiducia dei propri cittadini al 24 per cento, probabilmente come riflesso delle tensioni istituzionali degli ultimi anni, mentre Bulgaria (27 per cento) e Croazia (28 per cento) chiudono la classifica.</p><p>Tra gli italiani che giudicano il sistema giudiziario in modo negativo, i motivi principali riguardano due categorie distinte di pressioni esterne. Le interferenze o pressioni da parte di interessi economici o specifici sono citate come molto o abbastanza esplicative del proprio giudizio negativo dal 70 per cento degli intervistati italiani insoddisfatti, mentre le interferenze della politica e dei politici riguardano il 64 per cento. Il fatto che lo status dei giudici non garantisca sufficientemente la loro indipendenza &#232; invece segnalato dal 60 per cento degli italiani con valutazione negativa.</p><p>Se si guarda all&#8217;intera popolazione italiana (non solo a chi ha risposto negativamente), il 30 per cento degli italiani ritiene che le interferenze della politica spieghino in tutto o in parte il proprio giudizio sulla giustizia, contro una media europea del 28 per cento. Le pressioni economiche sono percepite dal 33 per cento degli italiani, contro il 26 per cento della media UE. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>In conclusione</h2><p>Il quadro che emerge dall&#8217;analisi dei dati europei mostra un sistema giudiziario italiano che &#232; oggettivamente in miglioramento su quasi tutti i fronti: i tempi si accorciano, il tasso di definizione &#232; il migliore d&#8217;Europa, l&#8217;arretrato si riduce, la digitalizzazione avanza, la fiducia dei cittadini cresce. Allo stesso tempo, continuano a esserci grossi problemi strutturali: il numero di giudici per abitante &#232; tra i pi&#249; bassi d&#8217;Europa, i tempo di risoluzione dei processi civili sono ancora quasi il doppio della media europea e quasi la met&#224; degli italiani continua a giudicare negativamente l&#8217;indipendenza del proprio sistema giudiziario.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Referendum giustizia, il vantaggio del Sì si è quasi azzerato]]></title><description><![CDATA[Il S&#236; &#232; al 51% e il No al 49%, ma in due settimane tutto pu&#242; ancora cambiare.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/sondaggi-referendum-giustizia-carriere-2026</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/sondaggi-referendum-giustizia-carriere-2026</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 04 Mar 2026 09:02:14 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!mSUr!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F46ca6b18-896f-41a3-9af5-a53949af632c_2400x2100.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>A met&#224; gennaio il S&#236; alla separazione delle carriere dei magistrati sembrava avere la vittoria in tasca. I sondaggi gli davano circa il 60 per cento e la probabilit&#224; di vincere era stimata all&#8217;87 per cento. Oggi quel vantaggio si &#232; quasi azzerato: la media delle rilevazioni d&#224; il S&#236; al 51 per cento e il No al 49<a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a>. Uno scarto che, considerati i margini di incertezza, equivale a un pareggio.</p><p>Da sabato 7 marzo non sar&#224; pi&#249; possibile pubblicare sondaggi: in Italia c&#8217;&#232; un divieto che scatta quindici giorni prima del voto. I dati di questo articolo sono aggiornati al 3 marzo. Mancano quasi tre settimane alle urne e i numeri possono cambiare parecchio, come &#232; gi&#224; successo in questi mesi.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Dal vantaggio al testa a testa</h2><p>Per capire quel 51 a 49 bisogna considerare il margine di <a href="https://pagellapolitica.it/articoli/guida-sondaggi-politici">incertezza</a>. Ogni sondaggio &#232; una rilevazione su un campione di persone, non sull&#8217;intera popolazione, e questo porta con s&#233; un&#8217;imprecisione. Nella pratica, il S&#236; potrebbe valere dal 48 al 54 per cento, il No dal 46 al 52. Gli intervalli si sovrappongono, quindi sia una vittoria del S&#236; che una del No sono compatibili con i dati.</p><p>La media aggrega una sessantina di rilevazioni di quindici istituti diversi, da fine ottobre 2025 a fine febbraio 2026. Ogni sondaggio pesa di pi&#249; o di meno a seconda del campione e di quanto &#232; recente. Le variazioni di pochi decimali tra un sondaggio e l&#8217;altro spesso non significano nulla: ricadono dentro il margine di incertezza. Meglio guardare le medie e i trend.</p><p>Il trend racconta una storia chiara. A met&#224; novembre il S&#236; era al 57 per cento. A inizio gennaio ha toccato il 60. Poi &#232; iniziata una discesa costante: 55 a inizio febbraio, 52,5 a met&#224; mese, 51 oggi. Settimana dopo settimana il No ha guadagnato terreno, senza che ci fosse un singolo evento a provocare lo spostamento, ma il consolidamento del fronte del No. Negli ultimi sondaggi di febbraio il No &#232; risultato avanti in diverse rilevazioni.</p><p>&#200; una dinamica che si vede spesso nei referendum: mobilitare gli elettori contro una riforma &#232; pi&#249; facile che mobilitarli a favore. Il messaggio del No &#232; pi&#249; semplice e arriva meglio agli indecisi. A questo si aggiunge che le opposizioni stanno conducendo una campagna elettorale attiva per il No, mentre sul fronte del S&#236; e del centrodestra la mobilitazione &#232; stata finora molto pi&#249; debole e poco centrata.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!mSUr!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F46ca6b18-896f-41a3-9af5-a53949af632c_2400x2100.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!mSUr!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F46ca6b18-896f-41a3-9af5-a53949af632c_2400x2100.png 424w, 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data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/46ca6b18-896f-41a3-9af5-a53949af632c_2400x2100.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1274,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:507529,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/189795905?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F46ca6b18-896f-41a3-9af5-a53949af632c_2400x2100.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" 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class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Per tradurre i sondaggi in probabilit&#224; di vittoria si pu&#242; ricorrere a una simulazione Monte Carlo: un metodo che genera migliaia di scenari possibili a partire dalla media e dal margine di incertezza, tenendo conto anche dell&#8217;errore storico dei sondaggi referendari. Il modello simula 50 mila risultati e conta quante volte vince il S&#236; e quante il No. Al 3 marzo il S&#236; ha il 54,5 per cento di probabilit&#224; di vittoria, il No il 45,5. In pratica: su venti scenari simulati, in undici vince il S&#236; e in nove il No. Non &#232; un pareggio, ma ci si avvicina molto.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GcPG!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6e3261b-d45f-4006-bed1-6be37fd31d82_2400x2100.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GcPG!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6e3261b-d45f-4006-bed1-6be37fd31d82_2400x2100.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GcPG!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6e3261b-d45f-4006-bed1-6be37fd31d82_2400x2100.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GcPG!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6e3261b-d45f-4006-bed1-6be37fd31d82_2400x2100.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GcPG!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6e3261b-d45f-4006-bed1-6be37fd31d82_2400x2100.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GcPG!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6e3261b-d45f-4006-bed1-6be37fd31d82_2400x2100.png" width="1456" height="1274" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f6e3261b-d45f-4006-bed1-6be37fd31d82_2400x2100.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1274,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:318914,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/189795905?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6e3261b-d45f-4006-bed1-6be37fd31d82_2400x2100.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GcPG!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6e3261b-d45f-4006-bed1-6be37fd31d82_2400x2100.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GcPG!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6e3261b-d45f-4006-bed1-6be37fd31d82_2400x2100.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GcPG!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6e3261b-d45f-4006-bed1-6be37fd31d82_2400x2100.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!GcPG!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff6e3261b-d45f-4006-bed1-6be37fd31d82_2400x2100.png 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Una delle ragioni per cui &#232; cos&#236; difficile prevedere l&#8217;esito &#232; l&#8217;affluenza. Nei referendum la partecipazione non &#232; scontata e livelli diversi possono cambiare la composizione dell&#8217;elettorato che si presenta alle urne.</p><p>Alcuni istituti hanno simulato scenari con affluenze differenti. <a href="https://tg24.sky.it/politica/2026/02/27/referendum-giustizia-sondaggio-youtrend">YouTrend</a>, nel sondaggio del 27 febbraio, indica che con un'affluenza bassa intorno al 46 per cento il No sarebbe nettamente avanti con il 53,1 per cento. Se l'affluenza salisse al 55 per cento, si arriverebbe a un 50 e 50: nemmeno nello scenario pi&#249; favorevole il S&#236; risulterebbe in vantaggio. <a href="https://www.youtube.com/live/FbGzZEjiH5Q">BiDiMedia</a>, nella rilevazione del 27 febbraio, d&#224; invece il S&#236; avanti in tutti gli scenari (escludendo gli indecisi): dal 51 per cento con un'affluenza del 44 al 52,5 con un'affluenza del 51. A crescere, per&#242;, sono soprattutto gli indecisi, che per BiDiMedia passano dal 5,5 al 9,3 per cento: con un'affluenza pi&#249; alta arrivano alle urne elettori che non hanno ancora scelto e questo rende il risultato ancora pi&#249; imprevedibile.</p><div class="poll-embed" data-attrs="{&quot;id&quot;:466483}" data-component-name="PollToDOM"></div><h2>Due settimane per decidere</h2><p>L&#8217;ultimo elemento che rende il quadro ancora pi&#249; incerto &#232; la quota di indecisi, su cui i sondaggi divergono in modo notevole. <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/17/referendum-giustizia-sondaggio-swg-parita-notizie/8294428/">SWG</a> dice il 24 per cento, EMG e Piepoli il 16-18, BiDiMedia scende al 4-5 con bassa affluenza e sul 9 con alta affluenza. Sono differenze che dipendono da come viene posta la domanda e da come ogni istituto classifica chi dice di non sapere se andr&#224; a votare.</p><p>C&#8217;&#232; poi un problema pi&#249; generale. I sondaggi sui referendum sono pi&#249; difficili di quelli sulle elezioni politiche. In un&#8217;elezione i partiti hanno un elettorato relativamente stabile e i sondaggisti possono pesare i campioni in base al voto precedente. In un referendum la scelta non segue le linee standard, la mobilitazione &#232; meno prevedibile e molti elettori decidono davvero nelle ultime settimane. In Italia il divieto di pubblicazione rende impossibile capire quanto degli errori di previsione dipenda dai sondaggi e quanto dal fatto che gli elettori cambiano idea proprio in quel periodo.</p><p>L&#8217;ultimo precedente comparabile &#232; il referendum costituzionale del 2016 sulla riforma Renzi-Boschi. In quell&#8217;occasione tutti i sondaggi davano il No avanti, con vantaggi che oscillavano tra il 52 e il 55 per cento: la direzione era chiara, anche se i margini sembravano contenuti. Alla fine il No vinse con il 59 per cento, i sondaggi avevano individuato il vincitore ma ne avevano sottovalutato la forza. L&#8217;affluenza fu del 65 per cento, un livello molto pi&#249; alto di quello previsto oggi. Un precedente che conferma quanto sia difficile sondare i referendum e che suggerisce cautela nel prendere i numeri attuali come definitivi.</p><p>In conclusione, i dati ad oggi dicono che il referendum sulla separazione delle carriere &#232; una competizione apertissima. Il S&#236; &#232; in leggero vantaggio, ma il trend delle ultime settimane &#232; dalla parte del No. Le prossime due settimane, quelle in cui non vedremo pi&#249; sondaggi, saranno quelle in cui si decider&#224; tutto.</p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>La media dei sondaggi &#232; calcolata con un modello che assegna a ogni rilevazione un peso basato su due fattori: la dimensione del campione e la distanza nel tempo. I sondaggi pi&#249; recenti pesano di pi&#249; grazie a un decadimento esponenziale, cio&#232; il peso di ogni rilevazione diminuisce man mano che invecchia. Quando pi&#249; sondaggi escono nello stesso giorno, il peso di ciascuno viene ridotto proporzionalmente per evitare che una singola giornata conti troppo. Il margine di incertezza tiene conto sia dell'errore statistico dei singoli sondaggi sia della dispersione tra istituti diversi. La simulazione Monte Carlo aggiunge a questo un ulteriore margine di errore storico per i sondaggi referendari e genera 50 mila scenari per ogni giorno a partire dalla media e dall'incertezza complessiva.</p><p></p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Perché i politici non sanno comunicare]]></title><description><![CDATA[Uno studio mostra che n&#233; l'esperienza n&#233; l'intuito aiutano a scegliere i messaggi giusti]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-i-politici-non-sanno-comunicare</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-i-politici-non-sanno-comunicare</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 25 Feb 2026 09:00:32 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c4bdc1a2-24dc-4274-b986-c6916e8f7955_2048x1365.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nella politica italiana le scelte comunicative raramente nascono da analisi strutturate. Prevale l&#8217;intuito, il consiglio della cerchia ristretta, l&#8217;imitazione di quello che sembra aver funzionato all&#8217;estero. Ma il problema &#232; pi&#249; profondo della semplice mancanza di metodo: anche quando i professionisti della politica cercano di prevedere razionalmente quali messaggi funzionano, le loro intuizioni si rivelano poco affidabili. </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Una ricerca pubblicata su <a href="https://www.pnas.org/doi/abs/10.1073/pnas.2400076121">PNAS</a> dai politologi David Broockman dell&#8217;universit&#224; di Berkeley e Joshua Kalla di Yale ha coinvolto oltre 1.500 professionisti politici americani, dal consulente alle prime armi al veterano con decenni di esperienza in campagne presidenziali. A tutti &#232; stato chiesto di prevedere l&#8217;efficacia persuasiva di 172 messaggi su 21 temi diversi. In parallelo, gli stessi messaggi sono stati testati su 67 mila persone attraverso esperimenti controllati, misurando quanto ciascuno riuscisse a spostare l&#8217;opinione pubblica. I risultati mostrano che sia i professionisti che le persone comuni hanno performato appena meglio di chi avesse risposto a caso, tirando a indovinare. Una volta tenuto conto del fatto che le persone comuni tendono a sovrastimare di quanto i messaggi possano essere persuasivi in generale, i professionisti non hanno fatto sostanzialmente meglio dei non esperti.</p><p>Questo dato aiuta a capire perch&#233; tanti tentativi di persuasione politica falliscono. Se chi decide quali messaggi usare non sa distinguere quelli efficaci da quelli inefficaci, molte campagne sono destinate a ottenere risultati deludenti, anche quando partono da buone idee di fondo.</p><h2>L&#8217;esperienza non basta</h2><p>I ricercatori hanno suddiviso i professionisti in diversi sottogruppi: chi aveva oltre dieci anni di esperienza contro chi ne aveva meno di cinque, chi aveva ricoperto ruoli dirigenziali in campagne presidenziali contro chi no, gli esperti autodichiarati su specifici temi contro i non esperti. In nessun caso &#232; emersa una differenza sostanziale nell&#8217;accuratezza delle previsioni. Anche chi si dichiarava molto fiducioso nelle proprie capacit&#224; non faceva meglio degli altri.</p><p>&#200; un dato interessante, soprattutto se si considera che il 66 per cento dei professionisti intervistati dichiarava di basarsi sulla propria esperienza per determinare quali messaggi fossero pi&#249; persuasivi. Eppure solo il 15 per cento pensava che in genere fosse facile capire quali messaggi funzionano meglio. In altre parole, la maggior parte riconosce che il compito &#232; difficile, ma continua comunque a fidarsi del proprio giudizio. &#200; un pattern che richiama una scoperta pi&#249; generale del politologo Philip Tetlock: gli esperti tendono a sovrastimare il valore della propria competenza e a formulare previsioni eccessivamente sicure rispetto alla loro effettiva capacit&#224; predittiva.</p><p>Nemmeno le caratteristiche dell&#8217;ambiente informativo fanno la differenza. Non fa meglio degli altri neanche chi parla regolarmente con gli elettori, chi ha una rete sociale politicamente diversificata o chi legge abitualmente ricerche scientifiche. Et&#224;, istruzione, collocazione geografica, appartenenza partitica, niente di tutto questo spiega le differenze nell&#8217;accuratezza. I ricercatori hanno anche cercato eventuali &#8220;superforecaster&#8221;, persone costantemente pi&#249; accurate su temi diversi, ma non ne hanno trovati.</p><p>Questi risultati suggeriscono che il problema non sia una mancanza di esperienza o competenza specifica, ma un limite pi&#249; profondo nella nostra capacit&#224; di prevedere fenomeni complessi come la persuasione. Convincere le persone a cambiare idea dipende da una combinazione di fattori, il contenuto del messaggio, il contesto in cui viene ricevuto, le predisposizioni psicologiche di chi lo ascolta, il panorama comunicativo complessivo e prevedere quale combinazione produrr&#224; l&#8217;effetto maggiore &#232; semplicemente troppo complesso per l&#8217;intuizione umana, anche molto allenata.</p><p>Esiste, inoltre, una crescente letteratura scientifica che mostra quanto gli esseri umani siano scarsi nel prevedere gli effetti di interventi volti a modificare i comportamenti, come l&#8217;aumento dei tassi di vaccinazioni, quali pubblicit&#224; aumentino le vendite o quali interventi migliorino i risultati educativi. I professionisti tendono a scegliere un messaggio basandosi sull&#8217;istinto basandosi su ci&#242; che risulta convincente per loro stessi, un criterio che si rivela inadeguato quando si tratta di prevedere le reazioni di migliaia o milioni di persone.</p><p>C&#8217;&#232; poi un altro elemento importante: i professionisti politici non ricevono quasi mai feedback chiaro sulla qualit&#224; delle loro scelte comunicative. Quando una campagna elettorale va bene, &#232; difficile isolare quanto sia dovuto ai messaggi specifici e quanto ad altri fattori come il contesto economico, gli eventi di cronaca o le risorse disponibili. Senza questa possibilit&#224; di verifica, il miglioramento &#232; fortemente limitato: si pu&#242; continuare a sbagliare per anni senza rendersene conto.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;77d38159-edba-42e0-9b83-10f4a7cb4ebb&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;L&#8217;idea alla base della democrazia prevede che i cittadini si informino, maturino preferenze coerenti, confrontino i programmi e scelgano chi li rappresenta meglio. Ma in realt&#224; si tratta pi&#249; che altro una favola che ci raccontiamo e non della realt&#224;. Questa &#232; la tesi di Christopher Achen e Larry Bartels, due&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Il mito dell'elettore razionale&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-10-22T07:31:19.114Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!aOOu!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fce017f18-f227-4dd4-a4dd-674845b433ef_984x1500.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/il-mito-dellelettore-razionale&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:176808264,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:8,&quot;comment_count&quot;:1,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h1>E in Italia?</h1><p>Non esistono studi analoghi sul panorama italiano (o almeno, non ne ho trovati). Non ci sono per&#242; ragioni per ritenere che i consulenti italiani siano pi&#249; accurati di quelli americani. Anzi, ci sono motivi per ipotizzare che il problema possa essere pi&#249; marcato: la politica italiana &#232; meno professionalizzata di quella americana con un minor ricorso a strumenti quantitativi e sperimentali. Molte decisioni comunicative continuano a essere prese sulla base dell&#8217;intuito politico o dell&#8217;imitazione di strategie che sembrano aver funzionato altrove, senza verifiche empiriche.</p><p>In Italia si guarda poi con una certa diffidenza agli approcci troppo tecnocratici alla comunicazione, visti come manipolatori o privi di autenticit&#224;. Questa diffidenza pu&#242; essere giustificata, ma rischia di tradursi in una minor propensione a verificare cosa funziona davvero.</p><p>Negli Stati Uniti questa consapevolezza sta trasformando le campagne elettorali. Sempre pi&#249; organizzazioni politiche investono massicciamente in sondaggi, analisi socio-demografiche, focus group, test di messaggi su campioni rappresentativi e studi sperimentali. Anzich&#233; affidarsi al giudizio di un consulente su quale messaggio sia migliore, si testano versioni diverse su gruppi di elettori e si misura oggettivamente quale ottiene pi&#249; risposte positive. </p><p>La professionalizzazione della comunicazione politica non implica necessariamente una politica pi&#249; cinica o manipolatoria. Al contrario, pu&#242; rendere la politica pi&#249; efficace nel raggiungere obiettivi legittimi. Un partito che vuole promuovere una giusta battaglia ha bisogno prima di tutto di convincere abbastanza elettori per vincere le elezioni. Senza consenso elettorale, anche le migliori idee rimangono sulla carta. </p><p>C&#8217;&#232; poi un beneficio meno ovvio: una comunicazione basata su evidenze riduce il rischio di scelte controproducenti. Lo studio mostra che alcuni messaggi hanno effetti negativi, allontanano gli elettori invece di avvicinarli. Se i professionisti non sanno distinguerli, rischiano di usarli danneggiando le proprie cause. Un approccio sperimentale permette di identificarli e scartarli prima che facciano danni su larga scala.</p><p>Non bisogna ovviamente ridurre la politica a esperimenti e sondaggi. Il giudizio politico, l&#8217;esperienza, i valori e la visione strategica rimangono essenziali. Gli esperimenti possono dire quale tra diverse formulazioni di un messaggio funziona meglio, ma non possono dire quali battaglie politiche valga la pena combattere o quali compromessi siano accettabili. I politici devono continuare a prendere decisioni basate sui loro valori, ma una volta prese queste decisioni di fondo, quando si tratta di comunicarle efficacemente, affidarsi a metodi scientifici anzich&#233; all&#8217;intuizione pu&#242; produrre risultati migliori.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come l'Italia continua a invecchiare]]></title><description><![CDATA[I nuovi dati Eurostat mostrano un paese con pochi giovani, molti anziani e una pressione crescente su pensioni, sanit&#224; e mercato del lavoro]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/come-litalia-continua-a-invecchiare</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/come-litalia-continua-a-invecchiare</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 18 Feb 2026 09:01:26 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!vs3V!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe504143d-2016-4c3f-82fd-b39a499ff3c6_1220x1392.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>I nuovi dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/cd1a39ed-5f57-4711-ab76-b6f351cecb7a?lang=en&amp;createdAt=2026-02-17T05:33:59Z">Eurostat</a> mostrano che anche nel 2025 l&#8217;Italia &#232; il paese pi&#249; anziano dell&#8217;Unione Europea e il divario con il resto del continente continua ad allargarsi. L&#8217;et&#224; mediana della popolazione, il valore che divide esattamente a met&#224; gli abitanti con la met&#224; pi&#249; giovane da un lato e la met&#224; pi&#249; anziana dall&#8217;altro, ha raggiunto i 49,1 anni, in aumento di quattro decimi rispetto ai 48,7 del 2024. Significa che, tra poco pi&#249; di un anno, l&#8217;Italia potrebbe diventare il primo grande paese europeo a superare la soglia simbolica dei 50.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>L&#8217;invecchiamento della popolazione &#232; uno dei problemi principali che affronta l&#8217;Italia. Un&#8217;et&#224; mediana cos&#236; elevata implica avere una societ&#224; in cui le generazioni pi&#249; anziane pesano sempre di pi&#249; e quelle pi&#249; giovani sono sempre meno numerose, con effetti concreti sulla tenuta del sistema pensionistico, sul numero di ragazzi nelle scuole, sulla domanda di servizi sanitari e sulla vitalit&#224; del mercato del lavoro. La media dell&#8217;Unione Europea si ferma a 44,9 anni, oltre quattro anni in meno.</p><h2>Sempre meno giovani, sempre pi&#249; anziani</h2><p>Quando si parla di demografia ci si rif&#224; normalmente al concetto di piramide demografiche, ma quella italiana (e non solo) ha ormai perso qualsiasi somiglianza con una piramide. Sotto i vent&#8217;anni, in Italia, c&#8217;&#232; appena il 17 per cento della <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/018eac16-bd65-4931-a7fd-a0b871da25a1?lang=en&amp;createdAt=2026-02-17T05:36:53Z">popolazione</a>, il valore pi&#249; basso di tutta l&#8217;Unione dopo Malta, che si ferma al 16 per cento. Nella fascia tra i venti e i trentanove anni, quella che tipicamente entra nel mondo del lavoro, forma famiglie e ha figli, la quota &#232; del 21 per cento, quasi tre punti sotto la media europea del 24 per cento. </p><p>All&#8217;estremo opposto, il 7,8 per cento degli italiani ha pi&#249; di ottant&#8217;anni: &#232; la percentuale pi&#249; alta dell&#8217;intera Unione, dove la media si attesta al 6,2 per cento. Secondo le proiezioni Eurostat questa quota &#232; <a href="https://www.euronews.com/my-europe/2025/02/21/over-65-and-rising-is-the-eu-facing-a-demographic-crisis">destinata</a> a pi&#249; che raddoppiare entro il 2100, con conseguenze dirette sulla domanda di assistenza sanitaria e di cura a lungo termine. Le malattie croniche e le condizioni legate all&#8217;et&#224; colpiscono in modo crescente questa fascia della popolazione e quando una persona anziana convive con pi&#249; patologie contemporaneamente diventa pi&#249; vulnerabile a complicazioni e ricoveri, con costi che si moltiplicano per il sistema sanitario. Il 74 per cento dei decessi nell&#8217;Unione &#232; gi&#224; oggi <a href="https://www.thelancet.com/journals/lanepe/article/PIIS2666-7762(23)00226-0/fulltext">legato</a> a malattie non trasmissibili e la pressione &#232; destinata ad aumentare man mano che la componente pi&#249; anziana della popolazione cresce.</p><p>La fascia pi&#249; corposa &#232; quella tra i quaranta e i cinquantanove anni, che da sola rappresenta quasi il 30 per cento della popolazione, seguita da quella tra i sessanta e i settantanove al 25 per cento. Pi&#249; della met&#224; degli italiani ha tra i quaranta e i settantanove anni, e nei prossimi decenni questo rigonfiamento si sposter&#224; progressivamente verso le fasce pi&#249; anziane, portando con s&#233; un aumento della domanda di pensioni, di cure mediche e di servizi di assistenza domiciliare.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/FHy2b/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/533a70f4-b16c-4bd3-8f6d-0ad08a02eed1_1220x1866.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/66c58ae1-d118-43f6-befd-873fe680b6c8_1220x1990.png&quot;,&quot;height&quot;:989,&quot;title&quot;:&quot;L'Italia &#232; il paese con pi&#249; over 80&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Popolazione per fascia anagrafica, 2025&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/FHy2b/1/" width="730" height="989" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Un indicatore che traduce questo squilibrio in termini economici &#232; il cosiddetto <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/5965ec9c-19cc-48c2-9c47-7fb9d98c8237?lang=en&amp;createdAt=2026-02-17T05:35:18Z">indice di dipendenza degli anziani</a>, che misura quante persone con pi&#249; di sessantacinque anni ci sono ogni cento persone in et&#224; lavorativa, tra i quindici e i sessantaquattro anni. In Italia questo rapporto &#232; arrivato a 39, in aumento di 0,6 punti rispetto al 2024. Significa che per ogni cento italiani potenzialmente attivi nel mercato del lavoro ce ne sono trentanove in et&#224; da pensione. La media europea &#232; pi&#249; bassa, a 34,5, ma cresce anch&#8217;essa di anno in anno. In termini concreti, meno lavoratori devono sostenere attraverso i loro contributi un numero crescente di pensionati. I sistemi pensionistici europei si basano in larga parte sul principio della ripartizione, i contributi dei lavoratori di oggi pagano le pensioni di chi &#232; gi&#224; in pensione, e con un rapporto che si avvicina a due lavoratori per ogni pensionato l&#8217;equilibrio diventa sempre pi&#249; fragile. Secondo le proiezioni della Commissione Europea, questo rapporto nell&#8217;Unione potrebbe quasi raddoppiare entro il 2100.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/EgXYS/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/08224f4d-c878-4005-b7b3-86045a6b8021_1220x1392.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1cc2604c-0239-4fe7-98e3-224e5fe78f57_1220x1600.png&quot;,&quot;height&quot;:794,&quot;title&quot;:&quot;L'Italia &#232; tra i paesi con pi&#249; anziani rispetto alle persone in et&#224; lavorativa&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Indice di dipendenza degli anziani (quante persone con pi&#249; di 65 anni ci sono ogni cento persone tra i 15 e i 64 anni), 2025&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/EgXYS/1/" width="730" height="794" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Sessant&#8217;anni di invecchiamento</h2><p>Nel <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/b0ea4de0-4a39-4774-be34-8641687f58f6?lang=en&amp;createdAt=2026-02-17T05:33:13Z">1960</a> l&#8217;et&#224; mediana dell&#8217;Italia era di 31,2 anni, un paese giovane che stava vivendo il boom economico e dove le famiglie numerose erano ancora la norma. La Germania, all&#8217;epoca, aveva un&#8217;et&#224; mediana di 34,4 anni ed era sensibilmente pi&#249; vecchia. La Spagna si fermava a 29,6, il paese pi&#249; giovane tra le grandi economie del continente.</p><p>L&#8217;Italia ha iniziato a invecchiare a ritmo costante, superando la soglia dei quarant&#8217;anni nel 2000 e quella dei quarantacinque nel 2015. La Germania ha seguito un percorso simile fino alla met&#224; degli anni Duemila, raggiungendo un picco di 46 anni nel 2017 e nel 2018, ma poi qualcosa &#232; cambiato: l&#8217;et&#224; mediana tedesca si &#232; stabilizzata e ha iniziato a scendere lentamente, arrivando a 45,5 nel 2025. &#200; un caso praticamente unico tra i grandi paesi europei e la spiegazione principale sta nell&#8217;immigrazione: la Germania ha accolto nell&#8217;ultimo decennio milioni di persone, in larga parte giovani e in et&#224; lavorativa, che hanno contribuito a ringiovanire la struttura demografica del paese. L&#8217;Italia ha superato la Germania intorno al 2013 e da allora il divario non ha fatto che aumentare, fino agli attuali 3,6 anni di differenza.</p><p>La Spagna ha vissuto un&#8217;accelerazione ancora pi&#249; marcata: &#232; passata dai 29,6 anni del 1960 ai 45,8 del 2025, guadagnando oltre sedici anni. Ma il caso pi&#249; emblematico resta quello della Francia, che nel 1991 aveva un&#8217;et&#224; mediana di 34,7 anni e oggi &#232; a 42,8, quasi sette anni in meno dell&#8217;Italia. Questa differenza non &#232; casuale: la Francia ha <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/come-si-sta-spegnendo-demograficamente">investito</a> per oltre un secolo in politiche familiari strutturate, spendendo tra il 2,9 e il 3,6 per cento del PIL in sostegni alla famiglia contro circa l&#8217;1,4 per cento italiano, ottenendo un tasso di fecondit&#224; stabilmente pi&#249; alto che ha garantito un maggiore ricambio generazionale. Il risultato si vede anche nella composizione della popolazione: i francesi sotto i vent&#8217;anni sono il 23 per cento, contro il 17 per cento degli italiani.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/waql1/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c037784b-d26f-4de8-b2e5-50f28b0a4124_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4f2e4765-621a-4de0-97e6-00a33fbe948d_1220x862.png&quot;,&quot;height&quot;:423,&quot;title&quot;:&quot;L'Italia invecchia molto velocemente&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Et&#224; mediana per i principali paesi europei e l'Unione Europea, 1960-2025&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/waql1/1/" width="730" height="423" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Un continente che invecchia, ma non allo stesso ritmo</h2><p>L&#8217;Italia &#232; un caso estremo, ma non &#232; sola. I dati del 2025 mostrano che la Bulgaria e il Portogallo condividono un&#8217;et&#224; mediana di 47,3 anni, seguite dalla Grecia a 47,2 e dalla Spagna a 45,8. Sono tutti paesi dell&#8217;Europa meridionale e orientale, le aree del continente dove il calo delle nascite si &#232; combinato con l&#8217;emigrazione dei giovani verso i paesi pi&#249; ricchi, creando un circolo vizioso in cui chi parte &#232; in genere in et&#224; riproduttiva e chi resta contribuisce ad alzare l&#8217;et&#224; media. Secondo le proiezioni analizzate da <a href="https://www.bruegel.org/newsletter/how-will-population-ageing-affect-eu">Bruegel</a>, un centro di ricerca di Bruxelles, i paesi dell&#8217;Est Europa <a href="https://www.bruegel.org/policy-brief/demographic-divide-inequalities-ageing-across-european-union">perderanno</a> in media 3,2 abitanti ogni mille residenti all&#8217;anno da qui al 2050, con punte particolarmente gravi in Lettonia e Lituania. </p><p>All&#8217;altro capo della classifica si trovano realt&#224; molto diverse. L&#8217;Irlanda, con un&#8217;et&#224; mediana di 39,6 anni, &#232; il paese pi&#249; giovane dell&#8217;Unione, seguita da Lussemburgo a 39,8 e Malta a 40. Sono paesi dove l&#8217;immigrazione di giovani lavoratori e tassi di fecondit&#224; meno depressi hanno mantenuto un maggiore equilibrio tra generazioni. Anche i paesi nordici mostrano segnali di invecchiamento, la Finlandia &#232; a 43,5 anni e la Svezia a 41,2, ma la loro struttura demografica resta pi&#249; bilanciata di quella mediterranea.</p><p>Il confronto tra gli indici di dipendenza degli anziani conferma questa geografia a due velocit&#224;. L&#8217;Italia &#232; il paese messo peggio con 39, seguita dalla Bulgaria a 38,7, dal Portogallo a 38,6 e dalla Finlandia a 38,1. Molto pi&#249; in basso si trovano Irlanda a 23,8 e Lussemburgo a 22, dove la struttura demografica pi&#249; giovane garantisce una base di lavoratori ancora ampia rispetto alla popolazione anziana. Questo implica che l&#8217;Italia ha quasi il doppio della pressione demografica sul sistema previdenziale e sanitario rispetto all&#8217;Irlanda. </p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/k79kT/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e504143d-2016-4c3f-82fd-b39a499ff3c6_1220x1392.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8b5a7949-f5d1-43c4-ad7b-8356b44e553c_1220x1516.png&quot;,&quot;height&quot;:751,&quot;title&quot;:&quot;L'Italia &#232; il paese pi&#249; anziano d'Europa&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Et&#224; mediana, 2025&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/k79kT/1/" width="730" height="751" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Le prospettive: un equilibrio sempre pi&#249; difficile</h2><p>La popolazione dell&#8217;Unione Europea, oggi a circa 449 milioni di persone, dovrebbe <a href="https://www.euronews.com/my-europe/2025/02/21/over-65-and-rising-is-the-eu-facing-a-demographic-crisis">raggiungere</a> un picco di 453 milioni intorno al 2026 per poi iniziare un declino progressivo fino a circa 420 milioni entro la fine del secolo, con un&#8217;et&#224; mediana che secondo le proiezioni superer&#224; i 50 anni. L&#8217;unico fattore che ha tenuto in positivo la crescita demografica europea negli ultimi anni &#232; l&#8217;immigrazione, dato che il saldo naturale (la differenza tra nati e morti) &#232; negativo dal 2012. Ma affidarsi esclusivamente a flussi migratori per compensare il calo demografico <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/come-litalia-ha-scelto-di-puntare">richiederebbe</a> numeri di entit&#224; difficili da sostenere nel lungo periodo, sia sul piano politico che su quello dei servizi di accoglienza e integrazione.</p><p>Le proiezioni della Commissione Europea <a href="https://www.bruegel.org/policy-brief/demographic-divide-inequalities-ageing-across-european-union">indicano</a> che ventidue dei ventisette paesi dell&#8217;Unione avranno una riduzione della popolazione in et&#224; lavorativa entro il 2050, con cali superiori al venti per cento in paesi come Lettonia, Lituania, Grecia e Bulgaria. L&#8217;Istituto dell&#8217;economia tedesca ha <a href="https://www.ft.com/content/71a515d9-e473-48b6-a6a0-bf839d1bb41e">stimato</a> che la carenza di manodopera &#232; gi&#224; costata alla Germania decine di miliardi di euro in mancata produzione e il Fondo Monetario Internazionale <a href="https://www.ft.com/content/71a515d9-e473-48b6-a6a0-bf839d1bb41e">prevede</a> che le ore lavorate in Europa diminuiranno nel prossimo quinquennio, mentre negli Stati Uniti continueranno ad aumentare. Anche la forza lavoro che resta sta invecchiando: l&#8217;et&#224; media dei lavoratori europei &#232; <a href="https://www.bruegel.org/policy-brief/demographic-divide-inequalities-ageing-across-european-union">cresciuta</a> in tutti i paesi tra il 2016 e il 2022, con aumenti maggiori proprio nel Sud e nell&#8217;Est Europa. I lavoratori pi&#249; anziani <a href="https://psycnet.apa.org/record/2013-05588-010">tendono</a> a essere meno mobili tra settori e occupazioni e pi&#249; esposti all&#8217;obsolescenza delle competenze.</p><p>Per l&#8217;Italia i margini di intervento sono stretti ma non inesistenti. Le esperienze di altri paesi suggeriscono che le misure pi&#249; efficaci non sono i bonus una tantum bens&#236; le politiche strutturali: asili nido accessibili, congedi parentali adeguati, stabilit&#224; lavorativa per i giovani, investimenti nella formazione continua per mantenere produttiva una forza lavoro sempre pi&#249; anziana. Al tempo stesso, serve adattare i sistemi sanitari a una popolazione che invecchia e agire sul sistema pensionistico per far s&#236; che rimanda sostenibile.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quanto ci vuole per raggiungere un ospedale in Italia]]></title><description><![CDATA[Mappe e grafici sulla distanza dagli ospedali in Europa e Italia.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/quanto-ci-vuole-per-raggiungere-un</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/quanto-ci-vuole-per-raggiungere-un</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 11 Feb 2026 09:00:57 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!tL6f!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F05e228ff-49f7-4a5f-abc5-a27f9773a6d4_1220x1428.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Per met&#224; degli italiani raggiungere la struttura sanitaria pi&#249; vicina richiede meno di 8,5 minuti di auto, un dato che potrebbe sembrare rassicurante ma che colloca l&#8217;Italia soltanto quattordicesima su trenta paesi europei, lontano dalla Svezia dove la met&#224; della popolazione &#232; a meno di 4,5 minuti e dalla Francia dove bastano 7,2. E soprattutto un dato che nasconde consistenti divari interni: per met&#224; dei napoletani bastano meno di sei minuti, per met&#224; dei residenti della provincia di Rieti ne servono pi&#249; di ventitr&#232;.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Questi numeri emergono dai <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/gisco/geodata/geographic-accessibility#Accessibility%20to%20healthcare%20services">dati Eurostat</a> sull&#8217;accessibilit&#224; ai servizi sanitari, un dataset che misura per ogni punto del territorio europeo, a 100 metri di risoluzione e sulla base della rete stradale TomTom 2023, il tempo di guida necessario per raggiungere la struttura sanitaria pi&#249; vicina. Per capire l&#8217;impatto sulla popolazione, ho incrociato i tempi di percorrenza con i dati sulla distribuzione degli abitanti del <em><a href="https://human-settlement.emergency.copernicus.eu/download.php">Global Human Settlement Layer</a><a class="footnote-anchor" data-component-name="FootnoteAnchorToDOM" id="footnote-anchor-1" href="#footnote-1" target="_self">1</a></em>.</p><p>Nell&#8217;articolo ci concentriamo sulla mediana che a differenza della media non viene trascinata verso l&#8217;alto dai valori estremi e restituisce cos&#236; un&#8217;immagine pi&#249; fedele dell&#8217;esperienza tipica degli abitanti di un territorio. Lo scarto tra media e mediana &#232; per&#242; a sua volta un indicatore interessante: pi&#249; &#232; ampio, pi&#249; segnala che una minoranza significativa vive in condizioni di accessibilit&#224; molto peggiori della maggioranza.</p><h2>Le differenze in Europa</h2><p>La Svezia ha la mediana pi&#249; bassa del continente con 4,5 minuti, un dato che sembra paradossale per il terzo paese pi&#249; esteso d&#8217;Europa, ma che si spiega con il fatto che la quasi totalit&#224; della popolazione vive concentrata nelle aree urbane meridionali, da Stoccolma a G&#246;teborg a Malm&#246;, e la mediana cattura esattamente questa realt&#224;. Malta arriva subito dopo con una mediana identica di 4,5 minuti, un risultato prevedibile per un territorio grande quanto un capoluogo di provincia italiano, mentre subito dopo si collocano l&#8217;Estonia con 6,8 minuti e la Svizzera, anch&#8217;essa a 6,8, favorita da un territorio compatto e da un sistema ospedaliero capillare. </p><p>Tra i grandi paesi, la Francia si distingue con una mediana di 7,2 minuti e il 99,4 per cento della popolazione entro mezz&#8217;ora dalla struttura pi&#249; vicina, il risultato di una rete ospedaliera distribuita anche nelle aree rurali, mentre la Germania si attesta a 8,1 minuti con il 99,9 per cento entro la mezz&#8217;ora, la copertura pi&#249; alta d&#8217;Europa. In un <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/come-si-sta-spegnendo-demograficamente?utm_source=publication-search">continente</a> dove l&#8217;et&#224; mediana della popolazione ha superato i 44 anni e la quota di over 65 si avvicina al 22 per cento, la capillarit&#224; della rete ospedaliera &#232; una questione che riguarda direttamente la capacit&#224; di rispondere a emergenze cardiache, ictus o fratture, condizioni per le quali ogni minuto di ritardo nell&#8217;intervento incide sugli esiti clinici.</p><p>All&#8217;estremo opposto si trovano i paesi dell&#8217;Europa sud-orientale, dove orografia complessa e maggiore dispersione della popolazione si combinano con reti ospedaliere meno fitte. La Slovenia ha una mediana di 16,6 minuti, la Romania di 16,4 e la Croazia di 14,3: in Romania quasi un quarto della popolazione, circa 4,5 milioni di persone, vive a pi&#249; di mezz&#8217;ora dalla struttura pi&#249; vicina.</p><p>Un caso che illustra bene la scelta della mediana come indicatore &#232; quello della Grecia, che con 7,1 minuti risulta quinta in Europa perch&#233; la grande maggioranza della popolazione si concentra attorno ad Atene e Salonicco, ma la cui media schizza a 14,4 minuti trascinata dalle aree insulari e montane dove oltre l&#8217;11 per cento degli abitanti supera la mezz&#8217;ora dall&#8217;ospedale. Un divario simile caratterizza anche la Norvegia con una mediana di 7,8 ma una media di 13,4 minuti, dove i fiordi e la dispersione costiera allungano drasticamente i tempi per chi vive fuori dalle citt&#224; principali.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/DPThc/2/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/05e228ff-49f7-4a5f-abc5-a27f9773a6d4_1220x1428.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c107cf6b-c4f8-442a-b260-0ba28c216764_1220x1552.png&quot;,&quot;height&quot;:769,&quot;title&quot;:&quot;Quanto tempo ci vuole a raggiungere un ospedale&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Distanza mediana in macchina per raggiungere un ospedale&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/DPThc/2/" width="730" height="769" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Le regioni italiane e il paradosso della densit&#224;</h2><p>La regione con la migliore accessibilit&#224; in Italia &#232; la Campania, con una mediana di 6,8 minuti e l&#8217;88 per cento della popolazione entro un quarto d&#8217;ora dalla struttura pi&#249; vicina, un livello paragonabile a quello della Francia. L&#8217;area metropolitana di Napoli &#232; tra le pi&#249; densamente popolate d&#8217;Europa e la stragrande maggioranza dei campani vive a ridosso di strutture sanitarie. Dopo troviamo il Lazio con 7,5 minuti di mediana, trainato dal peso demografico di Roma, il Piemonte con 7,7, la Lombardia con 7,8 e la Sicilia con 8,1. Il risultato ci mostra come l&#8217;accessibilit&#224; fisica sia determinata dalla densit&#224; abitativa e dalla concentrazione urbana pi&#249; che dalla ricchezza o dalla qualit&#224; del sistema sanitario.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/UldYi/2/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1bf2d064-1781-4ff2-8da7-3a42c208b81a_1220x936.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e9e190b2-6eb1-41cc-959a-204905c6102e_1220x1060.png&quot;,&quot;height&quot;:523,&quot;title&quot;:&quot;Dove si raggiunge pi&#249; velocemente un ospedale&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Distanza in minuti di macchina dal pi&#249; vicino ospedale&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/UldYi/2/" width="730" height="523" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>All&#8217;estremo opposto, la Basilicata registra la mediana pi&#249; alta d&#8217;Italia con 16,1 minuti, seguita dalla Valle d&#8217;Aosta con 15,8, che per&#242; ha la media pi&#249; elevata in assoluto (19,3 minuti): lo scarto evidenzia come una parte significativa della popolazione valdostana, il 20 per cento vive a pi&#249; di mezz&#8217;ora dall&#8217;ospedale, si trovi in condizioni di accessibilit&#224; molto peggiori di quanto la mediana suggerisca, a causa dei fondovalle isolati e dei passi alpini che separano gli insediamenti dalle strutture sanitarie. Anche Calabria (13,0 minuti di mediana), Molise (12,2) e Sardegna (11,9) presentano tempi elevati, mentre le province autonome di Bolzano (11,2) e Trento (12,1) si collocano nella parte bassa della classifica, penalizzate dalla morfologia alpina.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/Lxkxu/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/38248e90-7038-49d9-8745-e58971195f27_1220x1146.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/04b2b7ed-f116-4055-87bd-b206e9d896c9_1220x1270.png&quot;,&quot;height&quot;:629,&quot;title&quot;:&quot;Quali regioni hanno gli ospedali pi&#249; accessibili&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Percentuale di popolazione per distanza in minuti di macchina dal pi&#249; vicino ospedale&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/Lxkxu/1/" width="730" height="629" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Le differenze tra le province</h2><p>A livello provinciale le disuguaglianze si accentuano ulteriormente. La provincia con la mediana pi&#249; bassa d&#8217;Italia &#232; Trieste con 5,6 minuti, seguita da Napoli (6,0), Cagliari (6,0), Milano (6,3), Rimini (6,3) e Torino (6,3). Il caso di Cagliari &#232; particolarmente significativo: la Sardegna nel suo complesso &#232; tra le regioni con i tempi pi&#249; alti, ma il capoluogo garantisce ai suoi abitanti un&#8217;accessibilit&#224; del tutto comparabile a quella delle aree metropolitane del Nord, cosa che evidenza come i dati regionali possano nascondere diversit&#224; al loro interno. Tra le province pi&#249; popolose Roma si attesta a 6,6 minuti, Catania a 6,4, Palermo a 7,4 e Bologna a 7,5.</p><p>Le province pi&#249; critiche sono Rieti con 23 minuti di mediana, il valore pi&#249; alto d&#8217;Italia e un territorio dove il 30 per cento della popolazione supera la mezz&#8217;ora dall&#8217;ospedale, Nuoro con 21,5 minuti e un quarto degli abitanti nella stessa condizione, e Viterbo con 17,2. Per queste aree la distanza non &#232; solo un disagio quotidiano ma un fattore che limita concretamente l&#8217;accesso alle cure: una rete pi&#249; distribuita di strutture sanitarie consentirebbe non solo di accorciare i tempi di percorrenza, ma anche di alleggerire il carico sui pronto soccorso esistenti, che in assenza di alternative finiscono per servire bacini troppo ampi e soffrono di sovraffollamento cronico.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/OYq5v/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/37dfdec8-2ffb-49e0-b53b-82732338d67c_1220x1510.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/51e5c917-2572-4f57-8579-acfa91ae655f_1220x1684.png&quot;,&quot;height&quot;:849,&quot;title&quot;:&quot;In quali province ci vuole meno tempo a raggiungere un ospedale&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Distanza mediana in macchina per raggiungere un ospedale&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/OYq5v/1/" width="730" height="849" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Il caso pi&#249; eloquente resta quello di Foggia, la cui mediana di 6,6 minuti &#232; tra le migliori d&#8217;Italia ma la cui media sale a 13,2, lo scarto pi&#249; ampio fra tutte le province italiane. Il 61 per cento dei foggiani vive entro dieci minuti da una struttura sanitaria, ma l&#8217;11 per cento, oltre 60 mila persone, risiede a pi&#249; di mezz&#8217;ora dall&#8217;ospedale. La mediana racconta la vita della maggioranza, lo scarto con la media rivela quanto sia diversa quella di chi resta ai margini.</p><p>In un paese che invecchia e dove chi abita nelle aree interne &#232; mediamente pi&#249; anziano di chi vive nelle citt&#224;, queste sacche di inaccessibilit&#224; rischiano di tradursi in disuguaglianze sanitarie sempre pi&#249; concrete, legate non alla qualit&#224; delle cure disponibili, ma alla semplice possibilit&#224; di raggiungerle in tempo utile.</p><div class="footnote" data-component-name="FootnoteToDOM"><a id="footnote-1" href="#footnote-anchor-1" class="footnote-number" contenteditable="false" target="_self">1</a><div class="footnote-content"><p>Il codice dell&#8217;analisi &#232; <a href="https://github.com/lorenzo-ruffino/data-viz/tree/main/Ospedali">disponibile qui</a>. &#200; stato scritto con Claude Code e poi rivisto da me. </p><p></p></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Siamo davvero diventati più poveri a causa dell'inflazione?]]></title><description><![CDATA[Uno studio della Banca d'Italia mostra che il potere d'acquisto medio &#232; tornato ai livelli del 2021 grazie a crescita reale e riforme fiscali]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/siamo-davvero-diventati-piu-poveri</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/siamo-davvero-diventati-piu-poveri</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 04 Feb 2026 09:00:23 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qEEG!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe48f2a41-ce48-4982-87e0-fe76f28f4e17_1764x1332.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il forte aumento dei prezzi tra il 2021 e il 2024 ha alimentato la percezione che gli italiani siano diventati pi&#249; poveri. Salari che non tengono il passo con l&#8217;inflazione, il fiscal drag che erode i redditi, la sensazione di riuscire a comprare meno nonostante gli aumenti nominali. Uno studio appena pubblicato dalla Banca d&#8217;Italia mostra che in media il potere d&#8217;acquisto delle famiglie &#232; tornato ai livelli pre-crisi nel 2025: a fronte di un&#8217;inflazione cumulativa del 18,5 per cento, il reddito netto &#232; salito del 18,4 per cento.  </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>La ricerca &#232; firmata da Nicola Curci e Antonella Tomasi della Direzione di Analisi e ricerca economica strutturale della <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2026-0998/QEF_998_26.pdf?language_id=1">Banca d&#8217;Italia.</a> Il documento fa parte della serie &#8220;Questioni di Economia e Finanza&#8221;, studi che presentano analisi su temi istituzionali ma non ancora sottoposti a revisione accademica. Gli autori hanno usato un modello di microsimulazione per comprendere cosa &#232; successo al reddito disponibile delle famiglie tra il 2022 e il 2025.</p><p>Per capire di cosa parliamo in termini concreti: una famiglia a reddito medio in Italia guadagnava circa 27.500 euro netti l&#8217;anno nel 2021. Tra il 2021 e il 2025 i prezzi sono aumentati del 18,5 per cento, quindi servivano 5.100 euro in pi&#249; all&#8217;anno solo per mantenere lo stesso tenore di vita.</p><h3>Come funziona il fiscal drag</h3><p>Il fiscal drag &#232; probabilmente uno dei meccanismi meno compresi, ma pi&#249; importanti quando c&#8217;&#232; inflazione. Prendiamo un lavoratore dipendente che nel 2021 guadagnava 25 mila euro lordi l&#8217;anno. Nel corso del 2022 e 2023, il suo contratto collettivo nazionale di lavoro viene rinnovato e ha un aumento di retribuzione. </p><p>Il risultato &#232; che nel 2024 questo lavoratore guadagna nominalmente 28 mila euro. Apparentemente un aumento del 12 per cento. Ma qui scatta il meccanismo del fiscal drag. Le aliquote e gli scaglioni dell&#8217;IRPEF sono rimasti fissi in termini nominali. Nel 2021 pagava il 23 per cento sui primi 15 mila euro e il 25 per cento sulla parte tra 15 mila e 25 mila. Nel 2024, con 28 mila euro, la porzione tassata al 25 per cento &#232; pi&#249; ampia. L&#8217;aliquota media che paga &#232; quindi aumentata. Lo Stato recupera attraverso il sistema fiscale una fetta dell&#8217;adeguamento che dovrebbe proteggere il potere d&#8217;acquisto.</p><p>Questo spiega perch&#233; molti lavoratori, pur avendo ricevuto aumenti nominali consistenti, hanno la sensazione di non vederne il beneficio nella busta paga. Non &#232; un&#8217;impressione sbagliata: parte di quegli aumenti &#232; stata assorbita dal fisco. Lo studio quantifica questo effetto in quasi 20 miliardi di euro tra il 2022 e il 2025 per l&#8217;intero sistema: 17,9 miliardi di fiscal drag vero e proprio, 1,7 miliardi di erosione dei benefici sociali. Per una famiglia media significa circa 2,5 punti percentuali di reddito disponibile in meno. Su un reddito di 30 mila euro annui, parliamo di 750 euro persi per questo meccanismo automatico.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;1ed37744-3509-4bc0-ad4d-042d818667b8&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;L&#8217;Italia ha un problema storico con gli stipendi. Da oltre vent&#8217;anni i redditi degli italiani sono sostanzialmente stagnanti, quando non in calo in termini reali a causa dell&#8217;inflazione. Le ragioni sono molte: assenza di crescita economica, bassa produttivit&#224;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Gli stipendi netti battono l&#8217;inflazione, ma solo grazie ai tagli fiscali&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-08-05T08:00:42.515Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c1e01a99-fe4c-472a-867e-03038782c79f_1240x710.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/stipendi-netti-lordi-italia-inflazione&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:170103934,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:6,&quot;comment_count&quot;:2,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h3>L&#8217;erosione dei benefici sociali</h3><p>L&#8217;erosione dei benefici &#232; ancora meno visibile ma altrettanto importante. Funziona attraverso l&#8217;ISEE, l&#8217;Indicatore della Situazione Economica Equivalente che determina l&#8217;accesso a molte prestazioni sociali. Il problema &#232; che l&#8217;ISEE si calcola sui redditi e sul patrimonio di due anni prima. Questo crea uno sfasamento temporale che amplifica l&#8217;effetto dell&#8217;inflazione.</p><p>Prendiamo una famiglia con un reddito di 8 mila euro nel 2021. Nel 2023, grazie ai rinnovi contrattuali, il reddito sale a 9.500 euro. Non &#232; che la famiglia sia diventata pi&#249; ricca: quei 1.500 euro in pi&#249; servono solo a comprare quello che prima comprava con 8 mila euro. Ma l&#8217;Assegno di inclusione, la misura contro la povert&#224; introdotta nel 2024, ha una soglia ISEE fissa di 9.360 euro. Quando nel 2025 questa famiglia presenta l&#8217;ISEE calcolato sui redditi del 2023, risulta sopra soglia di 140 euro e perde il beneficio. </p><p>Il fenomeno ha raggiunto il picco proprio nel 2025. Il forte adeguamento salariale del 2023, quando l&#8217;inflazione era all&#8217;8,1 per cento e molti contratti collettivi sono stati rinnovati con aumenti consistenti, ha prodotto un effetto ritardato sui benefici che dipendono dall&#8217;ISEE. Molte famiglie che nel 2023 avevano ottenuto aumenti per recuperare l&#8217;inflazione, nel 2025 hanno scoperto di non avere pi&#249; diritto a prestazioni che ricevevano prima.</p><p>Un&#8217;eccezione importante &#232; l&#8217;Assegno Unico Universale per i figli, introdotto nel 2022. Questa prestazione viene indicizzata all&#8217;inflazione dell&#8217;anno precedente. Nel 2023 l&#8217;indicizzazione &#232; stata dell&#8217;8,1 per cento, aumentando gli importi mensili da un minimo di 50 euro a un massimo di 199 euro per figlio a seconda dell&#8217;ISEE. Per le famiglie con figli questo ha pi&#249; che compensato le perdite su altre voci. Nel 2024 l&#8217;indicizzazione &#232; stata ancora alta, al 5,9 per cento. Ma nel 2025, quando l&#8217;inflazione si &#232; raffreddata, l&#8217;indicizzazione &#232; scesa mentre l&#8217;effetto ritardato sui redditi del 2023 ha fatto scattare le soglie ISEE.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qEEG!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe48f2a41-ce48-4982-87e0-fe76f28f4e17_1764x1332.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qEEG!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe48f2a41-ce48-4982-87e0-fe76f28f4e17_1764x1332.png 424w, 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data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e48f2a41-ce48-4982-87e0-fe76f28f4e17_1764x1332.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:1099,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:274243,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/186708487?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe48f2a41-ce48-4982-87e0-fe76f28f4e17_1764x1332.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h3>Occupazione e politiche fiscali</h3><p>Se il fiscal drag e l&#8217;erosione dei benefici hanno sottratto risorse, due altri fattori hanno pi&#249; che compensato. Il primo &#232; la crescita economica reale, che vale 41 miliardi di euro nel quadriennio. Questo numero deriva principalmente dall&#8217;espansione dell&#8217;occupazione: tra il 2021 e il 2024 il numero di occupati &#232; cresciuto di circa un milione di unit&#224;. Significa pi&#249; famiglie con due percettori di reddito invece di uno, pi&#249; giovani che trovano il primo lavoro, pi&#249; contratti part-time che diventano full-time. Su una famiglia media con due percettori questo si &#232; tradotto in circa 1.400 euro aggiuntivi all&#8217;anno.</p><p>Il secondo fattore sono le politiche fiscali, il cui valore &#232; stato di 31,3 miliardi nel periodo. Al netto di quanto il fiscal drag ha assorbito, le politiche hanno restituito alle famiglie 11,6 miliardi. Le misure pi&#249; rilevanti sono state strutturali, non i bonus temporanei di cui si &#232; parlato molto nel 2022.</p><p>L&#8217;Assegno Unico Universale, introdotto nel 2022, ha sostituito le vecchie detrazioni fiscali per figli a carico e gli assegni familiari. Gli importi vanno da 54 euro al mese per figlio per le famiglie con ISEE sopra 45 mila euro, fino a 199 euro al mese per figli sotto i tre anni nelle famiglie con ISEE sotto 17 mila euro. Per una famiglia con due figli e ISEE di 20 mila euro significa circa 3 mila euro l&#8217;anno. &#200; la singola misura pi&#249; costosa e pi&#249; rilevante del periodo.</p><p>La riforma dell&#8217;IRPEF ha attraversato due fasi. Nel 2022 gli scaglioni sono passati da cinque a quattro, con aliquote del 23 per cento fino a 15 mila euro, 25 per cento tra 15 mila e 28 mila, 35 per cento tra 28 mila e 50 mila, 43 per cento oltre. Nel 2024 si &#232; passati a tre scaglioni: 23 per cento fino a 28 mila euro, 35 per cento tra 28 mila e 50 mila, 43 per cento oltre. Questo ha ridotto le tasse per i redditi medi. Un dipendente con 30 mila euro ha risparmiato circa 260 euro l&#8217;anno nella configurazione finale. Non sono cifre enormi, ma su un reddito netto di circa 20 mila euro fanno la differenza.</p><p>Nel 2024 il Reddito di cittadinanza &#232; stato sostituito dall&#8217;Assegno di inclusione, molto pi&#249; restrittivo. Il Reddito di cittadinanza era accessibile a tutti i nuclei sotto determinate soglie di reddito e patrimonio. L&#8217;Assegno di inclusione esclude i nuclei con componenti in et&#224; lavorativa tra 18 e 59 anni, a meno che non ci siano minori, persone con pi&#249; di 60 anni o disabili. L&#8217;importo massimo &#232; 6 mila euro l&#8217;anno pi&#249; 3.360 di contributo affitto. Il Reddito di cittadinanza arrivava a cifre simili ma includeva molte pi&#249; persone.</p><p>Nel 2025 &#232; stato introdotto un nuovo bonus IRPEF strutturale per i dipendenti con reddito fino a 20 mila euro. L&#8217;aliquota del bonus &#232; del 7,1 per cento del reddito da lavoro dipendente fino a 8.500 euro, scende al 5,3 per cento tra 8.501 e 15 mila, e al 4,8 per cento tra 15.001 e 20 mila. Un dipendente con 15 mila euro di reddito riceve circa 725 euro l&#8217;anno di bonus. C&#8217;&#232; anche un credito d&#8217;imposta fisso di mille euro per chi guadagna tra 20 mila e 32 mila euro, che poi scala progressivamente fino a 40 mila. Queste misure hanno sostituito i tagli ai contributi sociali che erano stati introdotti temporaneamente negli anni precedenti.</p><h3>Chi ci ha guadagnato e chi ha perso</h3><p>I numeri aggregati nascondono differenze sostanziali. Se guardiamo alle famiglie per livello di reddito, quelle a reddito medio-basso, medio e medio-alto hanno visto una crescita superiore all&#8217;inflazione, in media del 19,7 per cento contro un&#8217;inflazione del 18,5 per cento. Per una famiglia con 28 mila euro di reddito disponibile nel 2022, questo significa un guadagno reale di qualche centinaio di euro l&#8217;anno.</p><p>Le famiglie a basso reddito hanno sostanzialmente tenuto il passo con l&#8217;inflazione: crescita del 18 per cento, quindi potere d&#8217;acquisto invariato. Le famiglie ad alto reddito sono rimaste indietro con una crescita del 16,9 per cento, perdendo circa mille euro l&#8217;anno di potere d&#8217;acquisto reale. </p><p>Ma la distinzione pi&#249; rilevante &#232; per fonte di reddito. I pensionati sono stati i pi&#249; penalizzati. Il loro reddito disponibile &#232; cresciuto solo del 14,3 per cento in quattro anni. Una famiglia di pensionati con 20 mila euro nel 2021 &#232; arrivata a 22.900 euro nel 2025, mentre per pareggiare l&#8217;inflazione servivano 23.700 euro. Il motivo &#232; che le pensioni vengono rivalutate ogni anno in base all&#8217;inflazione dell&#8217;anno precedente, ma non c&#8217;&#232; alcun meccanismo che permetta di beneficiare della crescita economica o dell&#8217;aumento dell&#8217;occupazione. Inoltre la rivalutazione &#232; piena solo per le pensioni pi&#249; basse.</p><p>I lavoratori dipendenti se la sono cavata decisamente meglio con una crescita del 21,4 per cento. Una famiglia con due dipendenti che guadagnava complessivamente 30 mila euro nel 2021 &#232; arrivata a 36.400 euro nel 2025, contro i 35.500 necessari per pareggiare l&#8217;inflazione. Questo perch&#233; hanno beneficiato maggiormente delle riforme fiscali, in particolare del bonus IRPEF per i redditi bassi e della riduzione degli scaglioni, e perch&#233; l&#8217;espansione dell&#8217;occupazione ha riguardato soprattutto il lavoro dipendente.</p><p>Gli autonomi stanno nel mezzo con una crescita del 17,4 per cento. Una famiglia di autonomi che guadagnava 35 mila euro nel 2021 &#232; arrivata a 41.100 nel 2025, contro i 41.500 necessari. Gli autonomi hanno beneficiato meno delle riforme fiscali, che si sono concentrate sui dipendenti, e hanno subito un fiscal drag significativo senza avere gli stessi meccanismi di recupero automatico attraverso i contratti collettivi.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;f8ce7144-0ed6-40f2-8d33-fb9530196c67&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;L&#8217;economia italiana non cresce da vent&#8217;anni e gli stipendi italiani sono pi&#249; bassi che in passato, un caso unico in Europa insieme alla Grecia. Uno dei principali motivi &#232; la produttivit&#224;. I dati Eurostat sulla produttivit&#224; reale per ora lavorata infatti mostrano che dal 2000 al 2024 in Italia &#232; cresciuta dello 0,3 per cento, mentre l&#8217;Unione Europea ha &#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Perch&#233; l'Italia &#232; rimasta ferma mentre l'Europa cresceva&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-01-21T09:01:37.568Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lOHp!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F182324c3-7b42-4368-8787-b3b13c337cf2_1220x912.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/produttivita-ferma-salari-bassi-un&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:184860583,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:31,&quot;comment_count&quot;:6,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h3>L&#8217;alternativa dell&#8217;indicizzazione automatica</h3><p>Gli autori dello studio propongono un esercizio controfattuale: cosa sarebbe successo se invece di tutte le misure discrezionali adottate tra il 2022 e il 2025, l&#8217;Italia avesse semplicemente indicizzato all&#8217;inflazione ogni anno tutti i parametri del sistema fiscale e dei trasferimenti del 2021? Scaglioni IRPEF, soglie di accesso ai benefici, importi delle prestazioni. Tutto aggiornato automaticamente in base all&#8217;indice dei prezzi al consumo.</p><p>Il risultato medio per l&#8217;intero paese sarebbe stato praticamente identico. La crescita del reddito disponibile avrebbe comunque eguagliato l&#8217;inflazione cumulata. Anche il costo per le casse pubbliche sarebbe stato simile: le politiche reali hanno restituito 11,6 miliardi al netto del fiscal drag, l&#8217;indicizzazione automatica avrebbe restituito 12,1 miliardi.</p><p>Ma la distribuzione tra le famiglie sarebbe cambiata. Le famiglie a basso reddito sarebbero arrivate a 14.500 euro invece di 14.200. Le famiglie ad alto reddito a 83.600 invece di 82.400. Le famiglie a reddito medio sarebbero state leggermente penalizzate: 32.400 euro invece di 33 mila, 600 euro in meno.</p><p>L&#8217;indicizzazione automatica ha un vantaggio importante in termini di prevedibilit&#224;. Le famiglie saprebbero ogni anno che scaglioni e benefici si adeguano automaticamente all&#8217;inflazione. Il contratto implicito sarebbe chiaro: l&#8217;inflazione non deve cambiare la distribuzione del carico fiscale e dei benefici. Ogni modifica a questa regola dovrebbe essere una scelta politica esplicita e trasparente, discussa e votata in Parlamento.</p><p>Le politiche discrezionali permettono maggiore flessibilit&#224; e possono essere mirate a specifiche categorie. Ma trasformano ogni manovra di bilancio in una battaglia distributiva opaca. Il fiscal drag diventa un&#8217;entrata nascosta per lo Stato, che pu&#242; poi decidere discrezionalmente se, quando e a chi restituirla. Le compensazioni per il fiscal drag vengono presentate come concessioni o regali, quando in realt&#224; dovrebbero essere semplice ripristino dello status quo. Questo alimenta l&#8217;idea che il sistema sia arbitrario e poco trasparente</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come l'Italia ogni anno perde migliaia di giovani]]></title><description><![CDATA[Decine di migliaia di persone ogni anno lasciano l'Italia attratti da migliori stipendi e condizioni pi&#249; favorevoli. La Germania &#232; la principale meta europea.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/come-litalia-ogni-anno-perde-migliaia</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/come-litalia-ogni-anno-perde-migliaia</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 28 Jan 2026 09:01:07 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!oZTP!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F0bafc5f5-ac45-492a-b160-5d98b8add888_1220x1322.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia ha <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,POP,1.0/POP_MIGRATIONS/DCIS_MIGRAZIONI/IT1,28_185_DF_DCIS_MIGRAZIONI_6,1.0">registrato</a> nel 2024 il numero pi&#249; alto di emigrati dall&#8217;inizio delle rilevazioni moderne: 189 mila persone hanno lasciato il Paese per trasferirsi all&#8217;estero, con un aumento del 19 per cento rispetto all&#8217;anno precedente. Il flusso migratorio &#232; pi&#249; che quadruplicato rispetto al 2002, quando le persone che hanno lasciato l&#8217;Italia per l&#8217;estero erano poco pi&#249; di 41 mila. Non si tratta di un&#8217;emergenza temporanea, ma di un fenomeno strutturale che si &#232; intensificato negli ultimi vent&#8217;anni.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Oltre la met&#224; degli emigrati ha tra i 18 e i 39 anni e una quota crescente ha una laurea: se nel 2004 i laureati erano il 10 per cento del totale, nel 2024 questa percentuale &#232; salita al 30 per cento. Non emigrano solo ricercatori, ma anche tecnici, infermieri, ingegneri, operai qualificati. Le conseguenze economiche sono <a href="https://forbes.it/2024/10/23/fuga-cervelli-costata-italia-134-miliardi-13-anni">stimate</a> in oltre 134 miliardi di euro di capitale umano perso negli ultimi tredici anni. Ogni persona che emigra dopo un lungo percorso formativo rappresenta un investimento pubblico e familiare regalato al Paese di destinazione.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/SjHNe/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/05943a1f-3a12-498f-a76b-900c76ba8ab7_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2336f77f-bc69-46f2-b1c1-fca2e3bc0889_1220x862.png&quot;,&quot;height&quot;:423,&quot;title&quot;:&quot;Quante persone lasciano l'Italia&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Numero di emigrati verso l'estero, 2002-2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/SjHNe/1/" width="730" height="423" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>La fuga dall&#8217;Italia &#232; in crescita</h2><p>L&#8217;andamento dell&#8217;emigrazione italiana negli ultimi vent&#8217;anni mostra una crescita costante. Nel 2002 le persone andate alll&#8217;estero <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,POP,1.0/POP_MIGRATIONS/DCIS_MIGRAZIONI/IT1,28_185_DF_DCIS_MIGRAZIONI_6,1.0">erano</a> 42 mila, un numero stabile rispetto al passato. La prima impennata si registra tra il 2006 e il 2011, quando gli emigrati passano da 58 mila a 82 mila, periodo in cui l&#8217;economia italiana mostra i primi segnali di debolezza strutturale.</p><p>Nel 2016 per la prima volta gli emigrati superano le 150 mila unit&#224;, quasi il doppio rispetto a cinque anni prima. La crisi economica del 2008-2012 e la disoccupazione giovanile hanno avuto un importante ruolo. Durante la pandemia si osserva un rallentamento a 159 mila unit&#224;, ma appena le frontiere si riaprono l&#8217;emigrazione riparte: 150 mila nel 2022, 158 mila nel 2023, fino al record del 2024 con 189 emigrati.</p><p>L&#8217;andamento della fascia 18-39 anni &#232; ancora pi&#249; eloquente. Nel 2002 gli emigrati in questa fascia <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,POP,1.0/POP_MIGRATIONS/DCIS_MIGRAZIONI/IT1,28_185_DF_DCIS_MIGRAZIONI_6,1.0">erano</a> 22 mila, nel 2024 sono saliti a 103 mila, quasi cinque volte di pi&#249;. Ogni anno l&#8217;Italia perde oltre 100 mila giovani in et&#224; lavorativa, proprio mentre la denatalit&#224; riduce i nuovi ingressi nel mercato del lavoro.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;440c5c3d-2614-44f9-9ac2-1e99b7d49648&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Ieri Istat ha pubblicato i nuovi dati sulla demografia in Italia del 2024 che confermano la crisi demografica in corso ormai da anni e di cui avevamo gi&#224; parlato.&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Prosegue la crisi demografica italiana&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-04-01T08:00:00.000Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/768e4622-8793-4b9b-9237-cffc1597f698_1240x904.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/demografia-italia-2024&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:160277359,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:5,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>Va inoltre tenuto presente che questi numeri sono probabilmente sottostimati. I dati Istat si basano sulle variazioni anagrafiche, ma molti italiani che si trasferiscono all&#8217;estero non si iscrivono all&#8217;AIRE, l&#8217;Anagrafe degli Italiani Residenti all&#8217;Estero, soprattutto quando la partenza &#232; inizialmente percepita come temporanea. Secondo una stima dell&#8217;Istituto di ricerche Idos, nel 2017 gli emigrati effettivi sarebbero stati circa 290 mila, due volte e mezzo in pi&#249; rispetto ai 117 mila registrati ufficialmente. </p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/oZeM1/2/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/de2fe5ca-dd5e-4e22-94a7-99732bacebbe_1220x796.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ff62ca23-6a83-4a1f-951f-c1f2e4c8d373_1220x920.png&quot;,&quot;height&quot;:455,&quot;title&quot;:&quot;Il 70% di chi lascia l'Italia ha meno di 40 anni&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Numero di emigrati verso l'estero per fascia anagrafica, 2002-2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/oZeM1/2/" width="730" height="455" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Chi parte e dove va</h2><p>Il profilo dell&#8217;emigrato italiano &#232; <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,POP,1.0/POP_MIGRATIONS/DCIS_MIGRAZIONI/IT1,28_185_DF_DCIS_MIGRAZIONI_6,1.0">cambiato</a> rispetto al passato. Oggi il 55 per cento ha tra i 18 e i 39 anni, mentre il 25 per cento si colloca nella fascia 40-64 anni. Anche i minori rappresentano il 13 per cento, segno che partono intere famiglie. La componente dei laureati &#232; cresciuta dal 10 per cento degli anni Duemila al 30 per cento attuale, con punte pi&#249; alte nelle regioni del Nord. Molti si sono formati in universit&#224; pubbliche italiane e hanno partecipato a programmi Erasmus, spesso porta d&#8217;ingresso verso un&#8217;emigrazione definitiva.</p><p>Ma non emigrano solo laureati. <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/giovani-fuga-via-100mila-2022-23-ne-rientra-solo-terzo-AGgaGdpC">Secondo</a> la Fondazione Nord Est, il 30 per cento ha al massimo un diploma e un altro 30 per cento non ha completato le superiori. Tra questi ci sono operai specializzati, tecnici, artigiani che non trovano n&#233; occupazione stabile n&#233; retribuzione adeguata. Il dato &#232; paradossale se confrontato con le imprese italiane che sostengono di aver difficolt&#224; di reperimento per il 45 per cento delle assunzioni programmate.</p><p>Dal punto di vista della <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,POP,1.0/POP_MIGRATIONS/DCIS_MIGRAZIONI/IT1,28_185_DF_DCIS_MIGRAZIONI_6,1.0">cittadinanza</a>, il 75 per cento possiede passaporto italiano, mentre il restante 25 per cento &#232; costituito da stranieri residenti in Italia che si spostano in un altro Paese europeo. Ogni anno oltre 141 mila cittadini italiani lasciano il Paese.</p><p>La <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,POP,1.0/POP_MIGRATIONS/DCIS_MIGRAZIONI/IT1,28_185_DF_DCIS_MIGRAZIONI_6,1.0">destinazione</a> principale &#232; l&#8217;Europa con 146 mila emigrati nel 2024, pari al 77 per cento del totale. La Germania &#232; la destinazione principale con 23 mila arrivi, seguita da Regno Unito con 20 mila e Spagna con 18 mila. La Svizzera attrae 15 mila emigrati, soprattutto professionisti qualificati grazie a stipendi pi&#249; alti. Francia accoglie 13 mila persone, mentre la Romania ne riceve 13 mila (probabilmente in gran parte persone arrivate in passato in Italia e che ora tornano nel paese d&#8217;origine). Le Americhe rappresentano la seconda destinazione con 22 mila emigrati, pari al 12 per cento. L&#8217;Asia conta 12 mila partenze, con flussi crescenti verso Emirati Arabi, Singapore e Giappone.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/KIbGf/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b2a6371d-bf32-4d98-917c-6f71753bde05_1220x1226.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ff71a7e1-8456-46a5-8089-b5d8a4dc69f7_1220x1370.png&quot;,&quot;height&quot;:683,&quot;title&quot;:&quot;La Germania &#232; la principale destinazione europea&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Numero di emigrati in alcuni paesi europei, 2002-2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/KIbGf/1/" width="730" height="683" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Il divario economico con l&#8217;Europa</h2><p>Le motivazioni che spingono gli italiani a lasciare il Paese sono diverse. Solo il 10 per cento <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/giovani-fuga-via-100mila-2022-23-ne-rientra-solo-terzo-AGgaGdpC">dichiara</a> di partire per uno stipendio pi&#249; alto, mentre il 26 per cento cerca migliori opportunit&#224; di lavoro e il 23 per cento desidera una migliore qualit&#224; della vita. Tuttavia questi fattori sono strettamente legati alla dimensione retributiva: un lavoro migliore d&#224; maggiori prospettive, stabilit&#224; e possibilit&#224; di formare famiglia. </p><p>I dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/85fc7760-730e-4760-8c0e-b883cab002cf?lang=en&amp;createdAt=2026-01-25T11:01:58Z">Eurostat</a> sugli stipendi netti medi a parit&#224; di potere d&#8217;acquisto, cio&#232; corretti per il costo della vita, mostrano un divario considerevole (&#232; <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/demografia-italia-2024">fondamentale non fare semplici confronti senza tenere conto del diverso costo della vita</a>). Nel 2024 un lavoratore single senza figli guadagna in media 25 mila euro netti in Italia, contro i 36 mila della Germania, una differenza del 44 per cento. In Svizzera lo stesso profilo percepisce 48 mila euro, quasi il doppio. I Paesi Bassi offrono 41 mila euro, il 62 per cento in pi&#249;, mentre l&#8217;Austria si attesta a 37 mila euro, con un vantaggio del 47 per cento. Anche la Francia garantisce stipendi del 14 per cento superiori con 29 mila euro.</p><p>Il problema non riguarda solo gli stipendi, ma anche la stabilit&#224;. In Italia il 30 per cento dei contratti tra gli under 30 &#232; a <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,Z0500LAB,1.0/LAB_OFFER/LAB_OFF_EMPLOY/DCCV_OCCUPATIT1/IT1,150_938_DF_DCCV_OCCUPATIT1_6,1.0">tempo</a> determinato, con una precariet&#224; che complica la pianificazione del futuro. Chi lavora con contratto precario <a href="https://demografica.adnkronos.com/popolazione/disparita-salariali-italia-giovani-donne/">guadagna</a> il 25 per cento in meno rispetto ai contratti stabili. Anche la disoccupazione giovanile pesa sulla scelta di partire. In Italia il tasso tra i 15 e i 24 anni si <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,Z0500LAB,1.0/LAB_OFFER/LAB_OFF_UNEMPLOY/DCCV_TAXDISOCCU1/IT1,151_914_DF_DCCV_TAXDISOCCU1_5,1.0">attesta</a> al 19 per cento, sopra la media <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/une_rt_m__custom_19574887/bookmark/table?lang=en&amp;bookmarkId=914888a6-f65a-495e-a466-3c3af02a891f&amp;c=1767802608000">europea</a> del 15 per cento. Nel Mezzogiorno &#232; del 33 per cento e regioni come la Calabria che raggiungono il 42,6 per cento.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/iC6YA/2/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/0bafc5f5-ac45-492a-b160-5d98b8add888_1220x1322.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e7ab4fad-ad9c-42f8-b8dd-e7a58ae1b11f_1220x1534.png&quot;,&quot;height&quot;:768,&quot;title&quot;:&quot;Quanto si guadagna all'estero rispetto all'Italia&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Reddito medio per un single senza figli a parit&#224; di potere d'acquisto rispetto all'Italia, 2000-2024  Sopra 100, il reddito medio &#232; superiore all'Italia, sotto i 100 &#232; inferiore&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/iC6YA/2/" width="730" height="768" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Le conseguenze per l&#8217;Italia</h2><p>Le conseguenze dell&#8217;emigrazione vanno oltre i numeri e investono la struttura del Paese. La Fondazione Nord Est ha calcolato che tra il 2011 e il 2024 l&#8217;Italia ha perso 550 mila giovani tra i 18 e i 34 anni, per un valore di 134 miliardi di euro. Questa cifra rappresenta l&#8217;investimento in istruzione sostenuto dallo Stato e dalle famiglie, che ora produce ricchezza in altri Paesi. Il Mezzogiorno ha perso negli ultimi vent&#8217;anni oltre 2 milioni di under 35, con una <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/la-fuga-cervelli-sud-costa-oltre-4-miliardi-ogni-anno-fanno-valigie-134000-studenti-e-36000-laureati-AHOicagD">perdita annua</a> di circa 4 miliardi di euro.</p><p>Sul piano demografico, l&#8217;emigrazione complica una crisi gi&#224; grave. L&#8217;Italia ha raggiunto nel 2024 il tasso di fecondit&#224; pi&#249; <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/come-si-sta-spegnendo-demograficamente">basso</a> della storia con 1,18 figli per donna, e le nascite sono scese sotto le 370 mila. La popolazione scender&#224; da 59 milioni a 54,5 milioni entro il 2050. La popolazione in et&#224; lavorativa si contrarr&#224; di 5 milioni entro il 2040 e di 8 milioni entro il 2050.</p><p>Il sistema pensionistico, che gi&#224; <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/dal-debito-pensioni-ecco-l-impatto-migranti-sull-economia-italiana-AEeFmvID">assorbe</a> il 16 per cento del PIL contro il 10,6 della Germania, rappresenta un problema imminente, in particolar modo tenendo conto che il rapporto tra pensionati e lavoratori va verso l&#8217;uno a uno dopo il 2040. L&#8217;emigrazione sottrae proprio le persone che dovrebbero sostenere con i contributi le pensioni delle generazioni precedenti.</p><p>Sul mercato del lavoro, le imprese dichiarano di non trovare personale qualificato: nel 2023 sono rimaste scoperte 2,5 milioni di posizioni. Ogni anno per&#242; <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/giovani-fuga-via-100mila-2022-23-ne-rientra-solo-terzo-AGgaGdpC">emigrano</a> giovani con competenze proprio nei settori dove le aziende lamentano carenze. Si tratta di un <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/produttivita-ferma-salari-bassi-un">mismatch</a> tra domanda e offerta che dipende non dalla mancanza di competenze, ma dalle condizioni offerte.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;3af02868-f512-43aa-90f8-47384cbf38d6&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;L&#8217;economia italiana non cresce da vent&#8217;anni e gli stipendi italiani sono pi&#249; bassi che in passato, un caso unico in Europa insieme alla Grecia. Uno dei principali motivi &#232; la produttivit&#224;. I dati Eurostat sulla produttivit&#224; reale per ora lavorata infatti mostrano che dal 2000 al 2024 in Italia &#232; cresciuta dello 0,3 per cento, mentre l&#8217;Unione Europea ha &#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Perch&#233; l'Italia &#232; rimasta ferma mentre l'Europa cresceva&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-01-21T09:01:37.568Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lOHp!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F182324c3-7b42-4368-8787-b3b13c337cf2_1220x912.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/produttivita-ferma-salari-bassi-un&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:184860583,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:29,&quot;comment_count&quot;:6,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>A differenza di altri Paesi europei, l&#8217;Italia non attrae talenti compensativi. Per ogni giovane che arriva da un Paese avanzato, otto italiani emigrano. L&#8217;Italia <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/giovani-fuga-via-100mila-2022-23-ne-rientra-solo-terzo-AGgaGdpC">attrae</a> solo il 6 per cento dei giovani talenti europei, contro il 34 per cento della Svizzera e il 32 per cento della Spagna.</p><p>I tentativi di invertire la tendenza attraverso incentivi fiscali hanno <a href="https://lavoce.info/archives/108581/identikit-dei-cervelli-di-ritorno/">prodotto</a> risultati limitati. Il regime &#8220;rimpatriati&#8221; &#232; cresciuto da 1.700 beneficiari nel 2016 a 40 mila nel 2023, ma dopo la riforma del 2024 si &#232; registrato un crollo dei rientri. Solo il 30 per cento degli emigrati recenti dichiara di voler tornare. Chi &#232; all&#8217;estero ha uno stipendio mediamente 3-5 volte superiore alla media italiana, ha costruito una carriera e spesso ha formato una famiglia. L&#8217;87 per cento giudica positivamente la propria esperienza e cita come ostacoli al rientro la mancanza di opportunit&#224; lavorative simili e una qualit&#224; della vita percepita come inferiore.</p><p>La sfida per l&#8217;Italia &#232; duplice: fermare l&#8217;emorragia e diventare attrattiva. Due terzi degli emigrati sarebbero disposti a tornare se le condizioni migliorassero, ma questo richiede interventi strutturali. Servono salari competitivi, investimenti in ricerca e sviluppo, un sistema meritocratico. Senza queste riforme, l&#8217;Italia continuer&#224; a formare giovani che andranno a costruire il futuro di altri Paesi, perdendo la capacit&#224; di competere a livello europeo e globale. </p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;8bdbf38e-b416-4417-a4a0-7888c9b63d5d&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;L&#8217;Italia ha registrato nel 2024 il livello pi&#249; alto di immigrazione degli ultimi sedici anni. Sono arrivati nel paese 451 mila persone, il maggior numero dal picco di 527 mila del 2007. Il numero di immigrati &#232; in crescita da quattro anni e riflette una dinamica precisa: l&#8217;Italia sta puntando sull&#8217;immigrazione regolare per rispondere al calo demografico&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Come l'Italia ha scelto di puntare sull'immigrazione&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-01-07T09:02:27.763Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a3e4e09d-5a18-4c1d-8c7b-011517bb9e71_1240x1336.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/come-litalia-ha-scelto-di-puntare&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:183700162,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:43,&quot;comment_count&quot;:5,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Perché l'Italia è rimasta ferma mentre l'Europa cresceva]]></title><description><![CDATA[La produttivit&#224; in Italia ha smesso di crescere e questo porta a bassi salari. Ma anche i bassi salari portano la produttivit&#224; a non crescere.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/produttivita-ferma-salari-bassi-un</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/produttivita-ferma-salari-bassi-un</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 21 Jan 2026 09:01:37 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lOHp!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F182324c3-7b42-4368-8787-b3b13c337cf2_1220x912.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;economia italiana non cresce da vent&#8217;anni e gli stipendi italiani sono pi&#249; bassi che in passato, un caso unico in Europa insieme alla Grecia. Uno dei principali motivi &#232; la produttivit&#224;. I dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nama_10_lp_ulc__custom_19517914/default/table">Eurostat</a> sulla produttivit&#224; reale per ora lavorata infatti mostrano che dal 2000 al 2024 in Italia &#232; cresciuta dello 0,3 per cento, mentre l&#8217;Unione Europea ha registrato un incremento del 25 per cento. La produttivit&#224; in Germania &#232; salita del 22 per cento, in Spagna del 19 per cento, in Francia del 15 per cento.</p><p>La produttivit&#224; &#232; la capacit&#224; di un sistema economico di creare valore con le ore di lavoro disponibili e determina salari, benessere e competitivit&#224;. Quando un paese produce pi&#249; valore con lo stesso tempo lavorato, pu&#242; permettersi di pagare salari pi&#249; alti, quando invece la produttivit&#224; ristagna, i salari rimangono bassi. Se un&#8217;azienda produce poco valore per ogni ora lavorata, non ha margini per distribuire redditi pi&#249; elevati.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h2>Come la produttivit&#224; determina gli stipendi</h2><p>Per capire questa relazione possiamo fare un esempio concreto. Immaginiamo due panifici che producono entrambi mille pagnotte al giorno. Il primo utilizza un forno tradizionale e quattro dipendenti che lavorano otto ore ciascuno, per un totale di 32 ore di lavoro. Il secondo ha installato un forno pi&#249; efficiente e impiega tre dipendenti per le stesse otto ore, quindi 24 ore totali. Se vendono le pagnotte allo stesso prezzo, il secondo panificio crea pi&#249; valore per ogni ora lavorata: ha una produttivit&#224; superiore del 33 per cento. Questo significa che pu&#242; permettersi di pagare salari pi&#249; alti, perch&#233; ogni ora di lavoro genera pi&#249; ricavi.</p><p>La relazione tra produttivit&#224; e salari &#232; <a href="https://www.aei.org/wp-content/uploads/2019/02/The-Link-Between-Wages-and-Productivity-is-Strong.pdf?x29144">documentata</a> da decenni di ricerca economica. Uno studio di Stansbury e Summers ha esaminato i dati dal 1975 al 2015 negli Stati Uniti: per ogni punto percentuale di aumento della produttivit&#224;, la compensazione mediana dei lavoratori cresceva dello 0,73 per cento. Quando un&#8217;economia diventa pi&#249; produttiva, pu&#242; distribuire pi&#249; reddito senza generare inflazione.</p><p>Ma la relazione funziona anche al contrario. Una <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0264999323003838">ricerca</a> pubblicata nel 2024 dall&#8217;economista Claudia Fontanari ha studiato quattordici paesi europei dal 1995 al 2018 e ha identificato un meccanismo perverso: quando i salari ristagnano a lungo, anche la produttivit&#224; smette di crescere. Salari bassi riducono gli incentivi delle imprese a investire in tecnologia e innovazione, perch&#233; la manodopera a basso costo &#232; conveniente. Si crea cos&#236; un circolo vizioso: bassa produttivit&#224; genera salari bassi, che a loro volta scoraggiano gli investimenti necessari per aumentare la produttivit&#224;.</p><p>In un&#8217;economia moderna la produttivit&#224; dovrebbe aumentare nel tempo per almeno tre ragioni. La prima riguarda il progresso tecnologico in quanto ogni generazione sviluppa strumenti e metodi di lavoro pi&#249; efficienti (come l&#8217;utilizzo dei computer negli uffici o la robotizzazione delle fabbriche). La seconda &#232; l&#8217;accumulazione di conoscenza: i lavoratori acquisiscono esperienza, le imprese migliorano i processi, le universit&#224; formano giovani con competenze avanzate. La terza &#232; l&#8217;investimento in capitale, cio&#232; macchinari, infrastrutture e tecnologie che rendono il lavoro umano pi&#249; efficace.</p><p>L&#8217;economista Robert Solow ha <a href="https://www.jstor.org/stable/1926047">dimostrato</a> negli anni Cinquanta che la crescita economica di lungo periodo dipende quasi interamente dalla produttivit&#224;. Un paese pu&#242; aumentare temporaneamente il prodotto interno lordo facendo lavorare pi&#249; persone o pi&#249; ore, ma senza miglioramenti di produttivit&#224; non pu&#242; diventare pi&#249; ricco. Gli economisti misurano la produttivit&#224; in diversi modi, ma il pi&#249; importante &#232; la produttivit&#224; totale dei fattori, spesso abbreviata con la sigla TFP. Questa misura cattura tutto ci&#242; che non dipende dall&#8217;aumentare le ore lavorate o le macchine utilizzate: il progresso tecnologico, l&#8217;innovazione, l&#8217;efficienza organizzativa, il miglioramento delle competenze. In Italia la TFP &#232; cresciuta fortemente fino agli anni Settanta, si &#232; fermata negli anni Ottanta e dagli anni &#8216;90 &#232; ferma o in declino.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/p6e9J/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d0b1a65a-505d-484d-939d-1c840001a154_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f9312115-da77-446f-850c-f0b1765b23e3_1220x862.png&quot;,&quot;height&quot;:423,&quot;title&quot;:&quot;La produttivit&#224; italiana non cresce da 25 anni&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Crescita della produttivit&#224; reale per ora lavorata, base 100 nel 2000&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/p6e9J/1/" width="730" height="423" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Le microimprese e i settori a bassa produttivit&#224;</h2><p>Tra i motivi per cui la produttivit&#224; italiana non cresce &#232; che l&#8217;aumento del numero di lavoratori negli ultimi anni &#232; stato trainato soprattutto dai servizi a bassa produttivit&#224; come alloggio e ristorazione, sanit&#224; e servizi socio-assistenziali. Si tratta di settori che contribuiscono all&#8217;occupazione ma dove &#232; difficile aumentare la produttivit&#224; in assenza di innovazione. Un cameriere pu&#242; servire un numero limitato di tavoli indipendentemente dal suo impegno, un&#8217;infermiera pu&#242; assistere un certo numero di pazienti.</p><p>Secondo i dati <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/REPORT_PRODUTTIVITA_2024.pdf">Istat</a>, nel 2024 la produttivit&#224; del lavoro &#232; calata maggiormente proprio dove il lavoro &#232; aumentato di pi&#249;: nel commercio, nella logistica e nelle attivit&#224; ricettive la produttivit&#224; &#232; diminuita dello 0,8 per cento, nei servizi privati di istruzione, sanit&#224; e assistenza dello 0,6 per cento. Parallelamente &#232; cresciuto il lavoro intermittente del 6 per cento, quella forma contrattuale tipica del turismo e della ristorazione dove si lavora per periodi brevi e discontinui, e si sono diffuse le posizioni a bassa intensit&#224; lavorativa.</p><p>Il costo del lavoro &#232; cresciuto del 3,3 per cento su base annua, spinto dall&#8217;aumento dei contributi sociali e dai rinnovi contrattuali. In un contesto di produttivit&#224; stagnante, questa dinamica comprime i margini delle imprese e indebolisce gli incentivi a investire. Francesco Seghezzi, presidente di Adapt, <a href="https://www.ilfoglio.it/economia/2025/09/09/news/non-basta-un-aumento-dei-lavoratori-conta-la-produttivita--8072340/">spiega</a> che mancano contesti e infrastrutture che consentano ai lavoratori qualificati di trasformare le competenze in valore aggiunto. Negli ultimi anni molte imprese hanno scelto di investire pi&#249; sul lavoro che sul capitale: il lavoro costava relativamente meno a causa dell&#8217;inflazione, mentre gli investimenti in macchinari erano pi&#249; onerosi.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;b9f591e5-790e-4f28-9d60-06106b4bb25f&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Parlando all&#8217;assemblea di Federalberghi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato di aver &#8220;sempre considerato il turismo come uno dei motori trainanti dell&#8217;economia italiana&#8221;. &#200; una convinzione diffusa, che ciclicamente riemerge sotto forma di slogan: il turismo sarebbe il &#8220;petrolio&#8221; dell&#8217;Italia. Ma i dati economici raccontano una realt&#224;&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;No, il turismo non &#232; il petrolio italiano&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-05-20T08:01:30.723Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6afe94a2-ff3a-46d8-922d-ba4377dc302d_1280x826.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/no-il-turismo-non-e-il-petrolio-italiano&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:163948535,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:26,&quot;comment_count&quot;:3,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>La stagnazione della produttivit&#224; italiana ha per&#242; radici profonde. Il primo problema riguarda la dimensione media delle imprese. L&#8217;Italia &#232; un paese di microimprese: circa 7,5 milioni di persone lavorano in aziende con meno di dieci dipendenti. Queste realt&#224; utilizzano spesso tecniche produttive o di vendita che non sono cambiate da decenni.</p><p>Il problema non &#232; che le microimprese siano intrinsecamente inefficienti, ma che un sistema <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/le-tasse-in-italia-sono-davvero-alte">fiscale</a> e normativo le protegge dalla concorrenza rendendo sconveniente la crescita. Superare certe soglie dimensionali comporta in Italia salti burocratici, fiscali e normativi che scoraggiano l&#8217;espansione. Questo crea un incentivo a rimanere piccoli, anche quando la tecnologia moderna richiederebbe dimensioni maggiori per essere efficiente. Un evidente esempio di questo &#232; il regime forfettario che spinge i liberi professionisti a non superare la soglia degli 85 mila euro di fatturato perch&#233; l&#8217;entrata nel regime ordinario farebbe diminuire il reddito netto.</p><p>Come mostra la ricerca economica, il progresso tecnologico tende ad aumentare la dimensione minima efficiente dell&#8217;impresa attraverso meccanizzazione, standardizzazione e automazione. Una catena di supermercati, rispetto al singolo supermercato di quartiere, pu&#242; ottimizzare la gestione delle scorte, programmare le consegne, utilizzare frigoriferi di grandi dimensioni, negoziare prezzi migliori con i fornitori. Tutto questo aumenta la produttivit&#224;: si riesce a vendere gli stessi prodotti con minore sforzo e costo. Un negozio singolo non pu&#242; accedere a queste economie di scala.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;fcb93616-7250-4060-9fbc-1073c06f1ac9&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Trent&#8217;anni senza crescita. Questo &#232; ci&#242; che mostrano i dati dell&#8217;OCSE sui redditi da lavoro in Italia: dal 1991 al 2023, a parit&#224; di potere d&#8217;acquisto, sono scesi del 3,4 per cento. Un&#8217;anomalia nel panorama delle economie avanzate, dove nello stesso periodo i salari sono cresciuti in media del 30 per cento. Come &#232; potuto accadere? E soprattutto, perch&#233; &#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Perch&#233; gli stipendi in Italia sono bassi&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-12-11T09:01:14.333Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/654a4a5c-df70-4026-819f-5b3bba277524_931x535.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-gli-stipendi-in-italia-sono&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:181060821,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:27,&quot;comment_count&quot;:2,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>Uno <a href="https://cepr.org/voxeu/columns/productivity-employment-nexus-micro-macro-insights-13-countries">studio</a> pubblicato nel 2023 ha analizzato tredici paesi e ventidue settori per capire che cosa succede quando le imprese investono in tecnologia avanzata. Il risultato sfata un luogo comune: le aziende che innovano di pi&#249; non licenziano, ma assumono. Quando un&#8217;impresa adotta tecnologie migliori diventa pi&#249; efficiente e pu&#242; produrre di pi&#249;. Questo le permette di conquistare quote di mercato, di soddisfare pi&#249; clienti, di espandersi. La maggiore domanda richiede pi&#249; dipendenti, nonostante ogni singolo lavoratore sia diventato pi&#249; produttivo grazie alla tecnologia.</p><p>Bisogna comunque tenere presente che la produttivit&#224; dipende da fattori che il singolo lavoratore non controlla: la tecnologia disponibile, l&#8217;organizzazione aziendale, le infrastrutture, il contesto normativo. Una persona che lavora in un&#8217;azienda con attrezzature datate, senza sistemi informatici, con una gestione amministrativa cartacea avr&#224; una produttivit&#224; inevitabilmente inferiore rispetto a un collega che opera in una struttura moderna. La produttivit&#224; non misura quanto velocemente si lavora, ma il valore economico creato per ogni ora.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/carwD/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/182324c3-7b42-4368-8787-b3b13c337cf2_1220x912.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f37d44fe-8607-4c1b-880a-76764acfded0_1220x1086.png&quot;,&quot;height&quot;:542,&quot;title&quot;:&quot;Le aziende piccole sono a basso valore aggiunto e occupano molte persone&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Valore aggiunto per occupato e totale degli occupati impiegati per dimensione aziendale, 2023&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/carwD/1/" width="730" height="542" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Investimenti insufficienti e perdita di capitale umano</h2><p>Il secondo ostacolo &#232; la carenza di investimenti in capitale e innovazione. Per capitale si intende l&#8217;insieme di macchinari, impianti, edifici, software e tecnologie che le imprese utilizzano per produrre. I <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/REPORT_PRODUTTIVITA_2024.pdf#page=4">dati</a> Istat mostrano che nel 2024 questo stock di strumenti produttivi &#232; cresciuto appena dello 0,5 per cento, con una sostanziale stazionariet&#224; negli ultimi dieci anni. Anche quando cresce, si concentra su tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione e propriet&#224; intellettuale come ricerca e sviluppo, mentre il capitale materiale tradizionale - macchinari fisici, impianti, strutture - resta fermo. Molte imprese italiane operano con attrezzature obsolete.</p><p>Lo studio OCSE evidenzia che le imprese che riescono a procurarsi capitali di rischio e debito, pur essendo piccole o medie, ottengono risultati di crescita occupazionale in proporzione anche superiori alle grandi imprese. Serve per&#242; un sistema finanziario orientato a questo obiettivo: pi&#249; fondi comuni e veicoli finanziari per finanziare le piccole e medie imprese, che operino in una logica di filiera in modo che chi sta in testa diffonda la sua innovazione anche nella catena dei fornitori. L&#8217;Irlanda negli anni Ottanta aveva un reddito medio pari al sessanta per cento di quello italiano, oggi &#232; quasi al doppio. Non &#232; accaduto per caso ma attraverso trent&#8217;anni di politiche coerenti: semplificazione della burocrazia, apertura alle imprese straniere, investimenti nell&#8217;educazione.</p><p>Il terzo problema &#232; la perdita di capitale umano qualificato. L&#8217;Italia ha perso progressivamente dagli anni Ottanta la capacit&#224; di trattenere i lavoratori pi&#249; qualificati e le imprese pi&#249; innovative. Ogni anno migliaia di persone lasciano il paese per andare all&#8217;estero dove trovano ambienti pi&#249; favorevoli. Il danno non si limita alla persona che se ne va perch&#233; anche chi lavorava con lui potrebbe avere un calo di produttivit&#224; in quanto si trover&#224; a lavorare con colleghi meno qualificati.</p><p>C&#8217;&#232; poi il problema delle <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/laureati-pochi-italia-europa">competenze obsolete</a>. L&#8217;Italia ha una quota elevata con competenze tecnologiche datate e un sistema di formazione continua inadeguato. Quando le tecnologie cambiano rapidamente, un paese ha bisogno di aggiornare costantemente le competenze della forza lavoro. Senza un sistema efficace di formazione permanente, i lavoratori rimangono indietro indipendentemente dal loro impegno. Parallelamente, continua a esserci un mismatch tra domanda e offerta resta ampio: le aziende quando cercano personale lo trovano, ma chi cerca lavoro fatica. L&#8217;incontro avviene prevalentemente, come nota l&#8217;OCSE, nella parte bassa delle competenze, nei settori a basso valore aggiunto.</p><p>La teoria economica della crescita spiega che il progresso tecnologico non avviene per grandi salti rivoluzionari ma attraverso miglioramenti incrementali continui. &#200; l&#8217;accumulo di piccole innovazioni quotidiane che fa crescere la produttivit&#224;. Ma perch&#233; questo accada serve un ecosistema favorevole con imprenditori disposti a rischiare, lavoratori formati, capitali disponibili, burocrazia efficiente.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/yxDEu/3/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/6ccde04f-aa35-41b8-9831-7ee8e969b477_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2459b350-ae13-45f6-9a48-004105d349af_1220x862.png&quot;,&quot;height&quot;:423,&quot;title&quot;:&quot;Sempre pi&#249; italiani vanno all'estero&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Emigrati verso l'estero, 2002-2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/yxDEu/3/" width="730" height="423" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Un equilibrio stabile ma povero</h2><p>L&#8217;Italia rischia di rimanere intrappolata in quello che gli economisti <a href="https://www.jstor.org/stable/1811910">chiamano</a> un &#8220;equilibrio di basso livello&#8221;: un sistema stabile ma povero, dove produttivit&#224; bassa genera salari bassi che scoraggiano gli investimenti necessari per aumentare la produttivit&#224;. Uscirne richiederebbe cambiamenti simultanei su diversi fronti: politiche industriali che favoriscano la crescita dimensionale delle imprese, investimenti in formazione e ricerca, semplificazione burocratica, infrastrutture moderne, un sistema fiscale che premi l&#8217;innovazione.</p><p>Ma il mondo politico italiano preferisce continuare a celebrare il modello della piccola impresa artigianale, a proteggere settori a bassa produttivit&#224; e a vedere emigrare migliaia di persone ogni anno verso ambienti pi&#249; favorevoli. La produttivit&#224; italiana &#232; destinata a rimanere il principale freno alla crescita anche in presenza di buoni dati occupazionali. E in un contesto del genere i bassi salari trovano un terreno fertile in cui prosperare.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Un altro anno di suicidi nelle carceri italiane]]></title><description><![CDATA[Con ottanta suicidi nel 2025 e un tasso venti volte superiore alla popolazione generale, le carceri italiane affrontano un'emergenza strutturale tra sovraffollamento e carenza di personale]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/un-altro-anno-di-suicidi-nelle-carceri</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/un-altro-anno-di-suicidi-nelle-carceri</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 14 Jan 2026 09:01:46 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!hi3P!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc6a6e821-1439-49bf-b4c9-b16bec5bb463_1220x752.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ottanta persone si sono tolte la vita nelle carceri italiane nel corso del 2025. A mostrarlo sono i dati raccolti dal <a href="http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/">Centro Studi di Ristretti Orizzonti</a>, che monitora quotidianamente gli eventi critici negli istituti penitenziari italiani. Il 2024 aveva segnato il picco con novantuno suicidi, il numero pi&#249; alto mai registrato da quando esistono rilevazioni sistematiche sul fenomeno. Per capire la gravit&#224; della situazione basta guardare all&#8217;evoluzione degli ultimi anni: tra il 2013 e il 2017 i suicidi oscillavano tra i quaranta e i cinquanta casi annui, con un minimo di trentanove nel 2015. Dal 2018 la tendenza si &#232; invertita, con un&#8217;accelerazione netta a partire dal 2022, quando i casi sono saliti a ottantaquattro. L&#8217;anno successivo erano scesi a sessantotto, ma il biennio 2024-2025 ha prodotto una media di oltre ottantacinque suicidi all&#8217;anno.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Nella popolazione generale italiana il tasso di suicidi si attesta intorno a 0,6 o 0,7 casi ogni 10 mila abitanti, secondo i <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,Z0810HEA,1.0/HEA_DEATH/DCIS_SUICIDI/IT1,39_1005_DF_DCIS_SUICIDI_1,1.0">dati Istat</a>. Nelle carceri il tasso sale a 12-13 ogni 10 mila detenuti. Chi si trova recluso in un istituto penitenziario ha quindi una probabilit&#224; di togliersi la vita venti volte maggiore rispetto a chi vive fuori. Nel 2022, ultimo anno per cui sono disponibili confronti omogenei a livello continentale, il tasso italiano di suicidi in carcere era di quindici casi ogni 10 mila detenuti, pi&#249; del doppio della <a href="https://wp.unil.ch/space/files/2025/04/space_i_2023_report.pdf">media europea</a> che si fermava a 7,2.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/rwiOx/3/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c6a6e821-1439-49bf-b4c9-b16bec5bb463_1220x752.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c0166f12-8567-4218-bed6-1cd092b2bae3_1220x876.png&quot;,&quot;height&quot;:430,&quot;title&quot;:&quot;I suicidi nelle carceri sono cresciuti rispetto al passato&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Suicidi annuali in carcere, 1992-2025&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/rwiOx/3/" width="730" height="430" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Il picco di suicidi tra stranieri e persone in attesa di giudiuzio</h2><p>Il rapporto pubblicato dal <a href="https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/20250731_Report_decessi.pdf">Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libert&#224; personale</a>, che ha analizzato i dati dei primi sette mesi del 2025, evidenzia come alcune categorie di persone siano particolarmente vulnerabili. Tra i quarantasei suicidi avvenuti tra gennaio e luglio, quasi la met&#224; delle vittime erano persone straniere, che rappresentano il 48 per cento dei casi nonostante costituiscano solo il 32 per cento della popolazione detenuta. Per loro il tasso sale a 11,1 suicidi ogni 10 mila presenze, praticamente il doppio rispetto ai detenuti italiani che si fermano a 5,6 ogni 10 mila.</p><p>Le ragioni di questa maggiore vulnerabilit&#224; sono molteplici e si sovrappongono. L&#8217;isolamento linguistico e culturale rende pi&#249; difficile l&#8217;accesso ai servizi di supporto psicologico, mentre le preoccupazioni per le famiglie rimaste nei paesi d&#8217;origine si sommano alla mancanza di una rete di sostegno in Italia. Molti detenuti stranieri vivono inoltre in condizioni di marginalit&#224; sociale ancora pi&#249; accentuata: tra i quarantasei casi analizzati dal Garante, sedici persone erano senza fissa dimora, oltre un terzo del totale, una percentuale significativamente superiore a quella della popolazione generale.</p><p>Un altro dato particolarmente preoccupante riguarda la posizione giuridica delle vittime. Diciassette persone, pari al 37 per cento del campione analizzato, erano in attesa di primo giudizio, quindi formalmente innocenti fino a sentenza definitiva. Per queste persone il primo impatto con la detenzione si somma all&#8217;incertezza sul proprio futuro e alla difficolt&#224; di elaborare una condizione che pu&#242; essere vissuta come ingiusta. Il Garante sottolinea come questo dato evidenzi la fragilit&#224; psicologica che pu&#242; accompagnare la prima esperienza detentiva, soprattutto per chi non ha ancora ricevuto una condanna. Il fenomeno &#232; comune a tutta Europa: uno <a href="https://civio.es/justicia/2022/05/17/europe-prisons-suicides/">studio</a> pubblicato nel 2022 su dati di venti paesi ha calcolato che il tasso di suicidi tra le persone in custodia cautelare &#232; di 17,5 casi ogni 10 mila, esattamente il doppio rispetto agli 8,54 ogni 10 mila registrati tra i condannati definitivi.</p><h2>I momenti pi&#249; critici: i primi giorni e la fine prigionia</h2><p>L&#8217;analisi temporale dei suicidi rivela due momenti particolarmente a rischio che sembrano apparentemente contraddittori. Il primo &#232; l&#8217;ingresso in carcere: quasi la met&#224; dei suicidi, il 46 per cento, avviene nei primi tre mesi di detenzione. Di questi, otto casi si sono verificati nel primo mese e cinque addirittura nella prima settimana. L&#8217;impatto iniziale con la privazione della libert&#224; rappresenta un trauma psicologico che molti non sono preparati ad affrontare, soprattutto quando mancano strutture di accoglienza adeguate e un supporto psicologico tempestivo.</p><p>Il secondo momento critico &#232; paradossalmente quello che dovrebbe essere pi&#249; carico di speranza: l&#8217;avvicinarsi della scarcerazione. Il 30 per cento delle persone che si sono tolte la vita avevano una fine pena prevista entro tre anni e di queste due sarebbero dovute uscire entro il 2025, quindi nel giro di pochi mesi dal gesto. Quattordici di loro avevano gi&#224; una sentenza definitiva. Il Garante ipotizza che in questa fase finale emergano con forza l&#8217;assenza di prospettive concrete per il reinserimento sociale, la mancanza di una rete di sostegno all&#8217;esterno e una sorta di crisi identitaria di fronte alla prospettiva di dover ricostruire una vita senza punti di riferimento familiari o lavorativi.</p><p>L&#8217;et&#224; media delle vittime &#232; di quarantadue anni. La fascia pi&#249; colpita &#232; quella tra i ventisei e i trentanove anni, che da sola raccoglie il 39 per cento dei casi. Seguono le persone tra i quaranta e i cinquantacinque anni con il 35 per cento. Ci sono anche quattro casi di giovani tra i diciotto e i venticinque anni, un&#8217;et&#224; in cui la capacit&#224; di elaborare eventi traumatici pu&#242; essere ancora in via di sviluppo.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;3ea484c2-09b0-45ab-8dfb-c7703dd72697&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Ogni giorno tevisioni e giornali parlano di casi di cronaca nera e la narrazione che ne emerge &#232; quella di un paese insicuro, attraversato da crimini e pericoli in aumento. Eppure i dati raccontano un&#8217;altra storia. L&#8217;Italia, secondo le rilevazioni di Eurostat, &#232; tra le nazioni pi&#249; sicure d&#8217;Europa: il numero di omicidi &#232; tra i pi&#249; bassi del continente.&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;L&#8217;Italia &#232; tra i paesi pi&#249; sicuri d&#8217;Europa&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-09-17T07:32:31.271Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2cc45b71-f6c4-4073-8523-a1b973270b04_1240x1240.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/sicurezza-omicidi-italia&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:173778441,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:8,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h2>Il peso del sovraffollamento e delle condizioni strutturali</h2><p>Stabilire un nesso tra le condizioni di detenzione e rischio suicidario non &#232; semplice, ma &#232; facile immaginare che ci sia. Secondo le elaborazioni del giornalista <a href="https://www.sovraffollamentocarcerario.it/">Marco Dalla Stella</a> sui dati del Ministero della Giustizia, le carceri italiane ospitavano oltre 63 mila detenuti a fronte di 46 mila posti effettivamente disponibili, per un tasso di affollamento reale del 138 per cento. Questo significa che in media ci sono quasi tre persone ogni due posti disponibili. La situazione &#232; ulteriormente peggiorata rispetto all&#8217;anno precedente, con un incremento costante che ha portato il tasso dal 132 per cento di inizio 2025 al 138 per cento di fine anno.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/t6tPI/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a9e7a0f8-07e3-41db-831d-29d0481d11fc_1220x768.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/519b044f-8948-480c-aff2-cede8561a67f_1220x892.png&quot;,&quot;height&quot;:452,&quot;title&quot;:&quot;Le carceri italiane sono sempre pi&#249; sovraffollate&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Tasso reale di sovraffollamento basato sui posti realmente disponibili negli istituti penitenziari.&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/t6tPI/1/" width="730" height="452" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Sessantanove istituti superano il 150 per cento di capienza, con punte che raggiungono livelli difficilmente immaginabili. Lucca detiene il primato negativo con il 258 per cento di affollamento, seguita da Vigevano con il 236 per cento e Milano San Vittore con il 234 per cento, dove pi&#249; di mille persone occupano 357 posti disponibili. Ma il sovraffollamento non &#232; pi&#249; un fenomeno limitato alle grandi carceri del nord: si &#232; progressivamente diffuso in tutto il paese, investendo case circondariali di ogni dimensione.</p><p>Il Garante ha calcolato che nei trentasette istituti dove si sono verificati suicidi tra gennaio e luglio 2025 il sovraffollamento medio era del 144 per cento, un valore superiore alla media nazionale. Otto di questi istituti superavano il 170 per cento di capienza, mentre sedici si collocavano tra il 130 e il 170 per cento. Tra i casi pi&#249; emblematici si trovano Foggia con il 217 per cento, Milano San Vittore con il 217 per cento, Brescia con il 199 per cento e Verona con il 189 per cento, tutti istituti che hanno registrato almeno un suicidio nel periodo considerato.</p><p>Il sovraffollamento non &#232; solo un numero astratto ma si traduce in condizioni di vita concrete che incidono profondamente sulla salute mentale. Le visite dell&#8217;Associazione <a href="https://www.rapportoantigone.it/ventunesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/">Antigone</a>, che da oltre quarant&#8217;anni si occupa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale e penitenziario, documentano situazioni terribili: in trenta istituti su novantacinque visitati nel 2024 le celle offrono meno di tre metri quadrati calpestabili per persona, uno spazio inferiore a quello di un bagno domestico. Quarantatr&#233; istituti non hanno acqua calda in cella, cinquantatr&#233; non hanno docce nelle celle e in dodici casi manca persino il riscaldamento. A Firenze Sollicciano, uno degli istituti con pi&#249; suicidi, le celle sono coperte di muffa nera, tanto che durante le ispezioni sono state descritte pi&#249; simili a grotte che a stanze. Queste condizioni materiali si sommano alla tensione generata dall&#8217;eccessivo numero di persone confinate negli stessi spazi, rendendo ogni momento della giornata potenzialmente conflittuale.</p><p>Oltre tre quarti dei suicidi, si verificano in sezioni a custodia chiusa, dove i detenuti hanno libert&#224; di movimento limitata e trascorrono la maggior parte della giornata rinchiusi in cella. Queste sezioni ospitano persone con profili di rischio elevato, ma anche detenuti comuni sottoposti a un regime di sorveglianza pi&#249; rigido che limita drasticamente le possibilit&#224; di socializzazione e accesso alle attivit&#224;. La circolare del Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria del luglio 2022 ha di fatto <a href="https://www.antigone.it/upload/Antigone_SenzaRespiro.pdf#page=200">abbandonato</a> il modello della sorveglianza dinamica introdotto dopo la sentenza Torreggiani della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, che prevedeva celle aperte durante il giorno. Oggi oltre il 60 per cento dei detenuti italiani vive in regime di custodia chiusa, una percentuale in costante aumento.</p><h2>I segnali ignorati</h2><p>Dall&#8217;analisi del Garante emerge poi la questione degli eventi critici precedenti ignorati. Il 60 per cento delle persone che si sono suicidate erano state coinvolte in altri episodi che avrebbero dovuto fungere da campanello d&#8217;allarme. Dieci avevano gi&#224; tentato il suicidio in precedenza, mentre cinque erano state sottoposte a regimi di sorveglianza speciale proprio per il rischio autolesivo. In alcuni casi la grande sorveglianza, come viene tecnicamente definita la procedura di monitoraggio intensivo, era stata persino intensificata a grandissima sorveglianza o sorveglianza a vista medico-custodiale.</p><p>Questo solleva dubbi sull&#8217;efficacia dei protocolli di prevenzione attualmente in uso. Il Garante evidenzia come le misure di sorveglianza, se mal gestite, possano trasformarsi da strumento di protezione a fattore di ulteriore isolamento. Quando la grande sorveglianza si riduce a un controllo visivo continuo senza un accompagnamento psicologico adeguato, il detenuto pu&#242; vivere questa condizione come una forma di isolamento punitivo che aggrava il disagio invece di alleviarlo. La chiave, sottolinea il rapporto, dovrebbe essere il dialogo e il coinvolgimento attivo della persona, non solo il controllo.</p><p>I numeri sui tentativi di suicidio e sugli atti di autolesionismo confermano quanto il problema sia diffuso e sottostimato. Nei primi sette mesi del 2025 sono stati registrati oltre 1.100 tentativi di suicidio, una media di cinque al giorno in tutta Italia. Gli atti di autolesionismo sono stati oltre 7 mila nello stesso periodo, circa trentacinque al giorno. Queste cifre, pur in lieve calo rispetto all&#8217;anno precedente, dimostrano come il suicidio consumato rappresenti solo la punta di un fenomeno molto pi&#249; esteso di sofferenza e disagio psichico. Gli istituti con pi&#249; tentativi sono spesso gli stessi che registrano il maggior numero di suicidi: Catanzaro con novantuno tentativi nel 2024, Milano San Vittore con settantasette, Napoli Secondigliano con settantuno e Firenze Sollicciano con sessantanove.</p><p>Un problema metodologico significativo riguarda la raccolta dei dati sulle motivazioni. In quasi otto casi su dieci, la motivazione risulta non rilevata. Questo significa che nella stragrande maggioranza dei casi non si conosce il perch&#233; del gesto, una lacuna che impedisce di fatto qualsiasi forma di prevenzione mirata. Il Garante sottolinea come questo dato evidenzi la necessit&#224; di rafforzare i sistemi di monitoraggio e soprattutto di garantire colloqui psicologici approfonditi fin dall&#8217;ingresso in istituto. Delle poche motivazioni registrate, sei sono state classificate come personali, tre come sconforto e solo una come gesto dimostrativo, ma l&#8217;assenza di informazioni nella maggior parte dei casi rende impossibile comprendere realmente le dinamiche che portano al suicidio.</p><p>Esiste inoltre una discrepanza significativa tra i diversi enti che raccolgono dati sui decessi in carcere. Il Centro Studi di Ristretti Orizzonti ha <a href="http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/">conteggiato</a> novantuno suicidi nel 2024, mentre il Garante Nazionale e il Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria si fermano a ottantatr&#233; casi. La differenza di otto eventi deriva da criteri di classificazione diversi: il Dipartimento tende a escludere dal conteggio i decessi avvenuti in ospedale dopo il gesto compiuto in carcere, cos&#236; come i casi di asfissia da gas o sciopero della fame in cui risulta difficile accertare l&#8217;intento suicidario. Questa differenza metodologica, pur comprensibile da un punto di vista tecnico, rischia di sottostimare un fenomeno gi&#224; grave e di ostacolare l&#8217;elaborazione di strategie di prevenzione efficaci.</p><h2>Un sistema sotto pressione</h2><p>Il fenomeno dei suicidi in carcere non pu&#242; essere compreso senza considerare il contesto pi&#249; ampio in cui si inserisce, in particolar modo lato personale e risorse economiche.</p><p>Il personale che lavora negli istituti penitenziari &#232; in sofferenza. Al 31 maggio 2025 mancavano decine di direttori o vicedirettori rispetto all&#8217;organico previsto, nonostante nel 2024 ne fossero entrati centosei. Questo significa che molti direttori sono obbligati a gestire contemporaneamente due o pi&#249; istituti, con evidenti ricadute sulla qualit&#224; del coordinamento e sulla capacit&#224; di intercettare situazioni di rischio.</p><p>Gli educatori, che si occupano del trattamento e il reinserimento dei detenuti, <a href="https://www.antigone.it/upload/Antigone_SenzaRespiro.pdf#page=38">sono</a> appena 963 a fronte dei 1.040 previsti, con una media nazionale di quasi sessantacinque detenuti per educatore. Le ore di presenza settimanale degli psicologi negli istituti si <a href="https://www.antigone.it/upload/Antigone_SenzaRespiro.pdf#page=56">traducono</a> in circa dieci minuti a settimana per ogni detenuto, secondo i calcoli basati sui dati di Antigone. &#200; evidente che in queste condizioni diventa impossibile costruire quei percorsi individualizzati che dovrebbero costituire il cuore della funzione rieducativa della pena. Gli agenti di Polizia Penitenziaria <a href="https://www.antigone.it/upload/Antigone_SenzaRespiro.pdf#page=40">sono</a> oltre 3 mila in meno rispetto all&#8217;organico previsto, con un deficit del 16 per cento. Questa carenza si traduce in turni estenuanti che spesso superano le dodici ore consecutive, doppi turni frequenti e una minore capacit&#224; di garantire quella sorveglianza attenta che potrebbe intercettare i segnali di disagio. Le stesse guardie penitenziarie lavorano in condizioni psicologicamente logoranti, dovendo gestire situazioni di crisi continue con mezzi limitati.</p><p>Le risorse economiche dedicate al sistema penitenziario, pur in lieve aumento, non sono orientate a risolvere i problemi strutturali. Il budget 2025 dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria &#232; di circa 3,4 miliardi di euro, ma la voce edilizia carceraria &#232; stata tagliata del 24 per cento rispetto all&#8217;anno precedente. La costruzione di nuovi padiglioni prefabbricati, affidata a un commissario straordinario con un budget di 250 milioni, prevede moduli che nascono gi&#224; sovraffollati: quattro detenuti in trenta metri quadrati totali, con uno spazio abitabile netto di poco pi&#249; di cinque metri quadrati a testa, inferiore agli standard che teoricamente dovrebbero garantire la capienza regolamentare.</p><p>Il confronto europeo <a href="https://civio.es/justicia/2022/05/17/europe-prisons-suicides/">mostra</a> che i tassi di suicidio in carcere sono ovunque significativamente pi&#249; alti rispetto alla popolazione generale. Anche nei paesi scandinavi, che hanno investito decenni in sistemi di welfare e protocolli di prevenzione avanzati, i dati confermano il problema: in Danimarca il tasso tra i detenuti condannati raggiungeva 4,4 suicidi ogni 10 mila nel 2021, in Svezia e Finlandia i dati mostrano valori prossimi allo zero ma con numeri assoluti molto contenuti che rendono difficile una comparazione robusta. La Francia registrava nello stesso anno un tasso di 21,9 casi ogni 10 mila tra i condannati definitivi, nonostante protocolli sofisticati che gli esperti hanno comunque giudicato insufficienti. Altri paesi europei presentano tassi pi&#249; contenuti: Lettonia con 8,9 ogni 10 mila, Repubblica Ceca con 4,0 e Austria con 1,5, ma in tutti i casi i valori restano nettamente superiori a quelli della popolazione generale.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/aQRcQ/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/5b10a5b7-9dfc-4ec3-9b59-1b57fe1ba65a_1220x1020.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/de9afd43-e82c-49ac-903d-edfcc984e272_1220x1144.png&quot;,&quot;height&quot;:567,&quot;title&quot;:&quot;I suicidi nelle carceri europee&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Tassi di suicidio ogni 10.000 persone nella popolazione generale e in carcere&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/aQRcQ/1/" width="730" height="567" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Questi dati suggeriscono che il fenomeno dei suicidi in carcere ha radici profonde che vanno oltre la semplice questione delle risorse materiali o del sovraffollamento, per quanto questi fattori siano indubbiamente rilevanti. La privazione della libert&#224; rappresenta di per s&#233; un trauma psicologico significativo, che si amplifica quando si sommano l&#8217;incertezza sul futuro, la lontananza dagli affetti, la perdita di controllo sulla propria vita e l&#8217;esperienza dell&#8217;isolamento. Per alcune persone, specialmente quelle gi&#224; fragili per condizioni di marginalit&#224; sociale, dipendenze o patologie psichiatriche preesistenti, questo insieme di fattori pu&#242; diventare insopportabile.</p><p>La strada verso una soluzione non &#232; semplice n&#233; immediata. Il Garante Nazionale ha avanzato una serie di raccomandazioni che vanno dal monitoraggio intensificato negli istituti pi&#249; critici al potenziamento dei servizi di supporto psicologico, dall&#8217;attenzione particolare ai primi giorni di detenzione alla preparazione del reinserimento per chi si avvicina alla fine pena. Ma accanto a questi interventi tecnici, serve probabilmente un ripensamento pi&#249; profondo del ruolo che la detenzione deve svolgere in una societ&#224; democratica. Le esperienze europee dimostrano che investimenti significativi in welfare carcerario possono mitigare il problema ma non eliminarlo, e che forse occorre interrogarsi sull&#8217;uso stesso del carcere come risposta prevalente ai reati, soprattutto per chi ha gi&#224; accesso a misure alternative ma non riesce a ottenerle per carenza di risorse o per barriere burocratiche.</p><p>L&#8217;attuale stato delle prigioni italiane mostra anche il fallimento di un sistema che non riesce a gestire la propria funzione. Le persone vengono condannate alla privazione della libert&#224;, non a vivere ammassate in celle sovraffollate e fatiscenti che le spingono verso gesti estremi. Mentre nel dibattito pubblico e nelle scelte di governo prevale l&#8217;idea che il carcere sia la risposta principale ai problemi di sicurezza, con una crescente richiesta di inasprimento delle pene e di maggiore ricorso alla detenzione, i dati mostrano un sistema al collasso che non riesce nemmeno a garantire condizioni di vita basilari. Il carcere, cos&#236; come &#232; oggi, non solo non rieduca ma pu&#242; distruggere le persone che vi sono dentro, infliggendo una punizione che va ben oltre la condanna stabilita.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come l'Italia ha scelto di puntare sull'immigrazione]]></title><description><![CDATA[Negli ultimi tre anni sono arrivate dall'estero oltre 400 mila persone all'anno, il maggior numero da 16 anni.]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/come-litalia-ha-scelto-di-puntare</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/come-litalia-ha-scelto-di-puntare</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 07 Jan 2026 09:02:27 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a3e4e09d-5a18-4c1d-8c7b-011517bb9e71_1240x1336.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia ha <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,POP,1.0/POP_MIGRATIONS/DCIS_MIGRAZIONI/IT1,28_185_DF_DCIS_MIGRAZIONI_3,1.0">registrato</a> nel 2024 il livello pi&#249; alto di immigrazione degli ultimi sedici anni. Sono arrivati nel paese 451 mila persone, il maggior numero dal picco di 527 mila del 2007. Il numero di immigrati &#232; in crescita da quattro anni e riflette una dinamica precisa: l&#8217;Italia sta puntando sull&#8217;immigrazione regolare per rispondere al calo demografico e alla carenza di manodopera.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p>Il governo ha <a href="https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio-news/id/4462/Flussi-2026-2028-pubblicato-il-decreto-da-500-mila-ingressi">autorizzato</a> per il triennio 2026-2028 l&#8217;ingresso di 500 mila lavoratori stranieri attraverso i decreti flussi, la cifra pi&#249; alta di sempre. Fino al 2020, questi decreti <a href="https://www1.prefettura.it/FILES/AllegatiPag/1215/Decreto_flussi.pdf">autorizzavano</a> ogni anno tra le 13 mila e le 30 mila unit&#224;. I dati sull&#8217;immigrazione del 2025 non sono ancora disponibili, ma nei primi nove mesi sono arrivate dall&#8217;estero 322 mila persone, un dato in linea con lo stesso periodo del 2024 quando furono 334 mila.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/VOAgp/3/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ef1dc602-5e19-40b2-8d30-f961ae4763b0_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/85b66d4f-7ed8-4807-b2ba-b5828e0b49d6_1220x862.png&quot;,&quot;height&quot;:423,&quot;title&quot;:&quot;L'Italia accoglie sempre pi&#249; immigrati&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Immigrati in Italia e emigrati verso l'estero, 2002-2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/VOAgp/3/" width="730" height="423" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Come sta cambiando l&#8217;immigrazione</h2><p>I dati <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,POP,1.0/POP_MIGRATIONS/DCIS_MIGRAZIONI/IT1,28_185_DF_DCIS_MIGRAZIONI_3,1.0">Istat</a> mostrano delle 451 mila persone arrivate nel 2024 dall&#8217;estero, 115 mila provenivano dall&#8217;Africa, 100 mila dall&#8217;Asia, 84 mila dalle Americhe e 149 mila dall&#8217;Europa. Quest&#8217;ultimo dato &#232; significativo: nel 2007 l&#8217;Europa rappresentava il 76 per cento degli immigrati in Italia, oggi quella quota &#232; scesa al 33 per cento. Il boom di quell&#8217;anno era stato trainato dall&#8217;ingresso della Romania nell&#8217;Unione Europea. Oggi la geografia dell&#8217;immigrazione &#232; cambiata. L&#8217;Africa &#232; passata da 36 mila arrivi nel 2002 a 115 mila nel 2024, l&#8217;Asia da 35 mila a 100 mila, le Americhe da 30 mila a 84 mila.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/zR045/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/31e6a46a-cf63-480d-8c99-c7b1c14596ab_1220x814.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/494d1338-2f1f-4811-a4f2-9c75ee09ac1b_1220x938.png&quot;,&quot;height&quot;:464,&quot;title&quot;:&quot;L'immigrazione in Italia &#232; sempre meno europea&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Immigrati per continente di arrivo, 2002-2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/zR045/1/" width="730" height="464" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><p>Anche l&#8217;<a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,POP,1.0/POP_MIGRATIONS/DCIS_MIGRAZIONI/IT1,28_185_DF_DCIS_MIGRAZIONI_6,1.0">emigrazione</a> dall&#8217;Italia ha raggiunto livelli record. Nel 2024 hanno lasciato il paese 188 mila persone, il numero pi&#249; alto dal 2002. Si tratta in gran parte di italiani che cercano opportunit&#224; migliori all&#8217;estero. Il saldo migratorio netto &#232; stato comunque positivo per 262 mila unit&#224;, un contributo rilevante per un paese che ha registrato 370 mila nascite contro oltre 600 mila decessi.</p><p>Fino al 2014 gli arrivi erano sostanzialmente equilibrati tra uomini e donne, con una leggera prevalenza femminile legata ai ricongiungimenti familiari e al lavoro di cura. Nel 2024 sono arrivati 260 mila uomini contro 191 mila donne. Questo squilibrio riflette la crescente domanda di manodopera maschile in settori come agricoltura, edilizia e logistica. La fascia d&#8217;et&#224; dominante &#232; quella tra i 18 e i 39 anni, che ha rappresentato 248 mila arrivi, pi&#249; della met&#224; del totale.</p><p>Nel biennio 2023-2024 i gruppi nazionali pi&#249; numerosi sono stati ucraini, albanesi, bangladesi, marocchini, rumeni, egiziani, pachistani, argentini e tunisini. Il 54 per cento degli arrivi programmati per il 2026-2028 sar&#224; costituito da lavoratori stagionali in agricoltura e turismo, il resto da lavoratori non stagionali, con una quota crescente riservata all&#8217;assistenza familiare e socio-sanitaria.</p><p>La distribuzione territoriale riflette le opportunit&#224; economiche. Il Nord-Ovest accoglie il 29 per cento degli arrivi, il Nord-Est il 24 per cento, il Centro il 20 per cento, il Mezzogiorno il 25 per cento. La Lombardia da sola assorbe un quinto dei nuovi arrivi. Negli ultimi anni il Mezzogiorno sta attirando una quota crescente di immigrati, in particolare per il lavoro agricolo stagionale in province come Ragusa, Foggia e Caserta.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/NyrLO/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/da61e7ad-3e44-4095-8860-281e921ae9b4_1220x738.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f11fc295-b4b7-4bc8-bed2-7f504a77f06a_1220x862.png&quot;,&quot;height&quot;:423,&quot;title&quot;:&quot;L'immigrazione in Italia sta diventando pi&#249; maschile&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Immigrati per genere, 2002-2024&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/NyrLO/1/" width="730" height="423" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Cosa succede nel resto d&#8217;Europa</h2><p>L&#8217;Italia si inserisce in un panorama continentale dove l&#8217;immigrazione &#232; diventata strutturale per diverse economie. Con un tasso netto di migrazione di 4,1 per mille abitanti nel 2023, secondo <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/18dde6a6-6673-46a6-9056-75e53cac48dd?lang=en&amp;createdAt=2026-01-01T18:03:29Z">Eurostat</a>, si colloca al di sotto di Portogallo (13,4), Spagna (11,8) e Germania (5,4), ma sopra la Francia (2,2). In termini assoluti, la Germania ha rilasciato 12,3 milioni di permessi di soggiorno a stranieri, la Spagna 6,1 milioni, Francia e Italia entrambe circa 5,2 milioni.</p><p>La Spagna <a href="https://apnews.com/article/spain-europe-immigration-pedro-sanchez-611e0367613784ec133b9377fd24a4a2">rappresenta</a> il caso pi&#249; esplicito di scelta pro-immigrazione tra i grandi paesi europei. Il governo di Pedro S&#225;nchez ha fatto dell&#8217;apertura ai flussi migratori un pilastro dichiarato della propria strategia economica, presentandola pubblicamente come risposta al calo demografico e alla carenza di manodopera. Nel 2024 ha rilasciato oltre 326 mila primi permessi di soggiorno e tra il 2021 e il 2024 ha regolarizzato circa 700 mila persone gi&#224; presenti sul territorio. Una nuova legge, approvata nel maggio 2025, prevede di dare status legale a ulteriori 900 mila migranti nei prossimi tre anni.</p><p>I <a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2025/feb/19/spain-economy-booming-migration-gdp-growth?">risultati</a> economici sono stati significativi. L&#8217;economia spagnola &#232; <a href="https://www.eldiario.es/economia/espana-crecio-cinco-veces-eurozona-2024_1_12007247.html">cresciuta</a> del 3,2 per cento nel 2024, il tasso pi&#249; alto tra le grandi economie europee. Secondo la Banca di Spagna, fino al 25 per cento di questa crescita &#232; attribuibile all&#8217;arrivo di lavoratori stranieri. Quasi il 90 per cento dei nuovi posti di lavoro sono stati occupati da stranieri o persone con doppia cittadinanza, mentre la disoccupazione &#232; scesa ai minimi dal 2007.</p><p>Anche Madrid, per&#242;, mantiene un approccio duale simile a quello italiano: mentre facilita gli ingressi regolari e le regolarizzazioni, <a href="https://www.washingtonpost.com/world/2025/06/20/spain-immigrants-economy-progressive-policies/">collabora</a> con Marocco e Mauritania per ridurre gli arrivi irregolari via mare. Gli sbarchi alle Canarie sono calati del 60 per cento nel 2024 grazie ai controlli rafforzati. La pressione sull&#8217;edilizia residenziale &#232; aumentata, con prezzi in crescita nelle grandi citt&#224;, generando tensioni locali. La differenza principale con l&#8217;Italia sta nella comunicazione pubblica: mentre S&#225;nchez presenta apertamente l&#8217;immigrazione come fattore di crescita economica, in Italia il dibattito pubblico rimane pi&#249; cauto nonostante i numeri crescenti dei decreti flussi.</p><p>La Germania ha registrato nel 2024 un saldo netto di 430 mila unit&#224;, con 1,69 milioni di arrivi e 1,26 milioni di partenze. Oggi una persona su quattro in Germania ha origini straniere, quasi 16 milioni su 84 milioni di abitanti. Secondo la Banca Centrale Europea, senza immigrazione l&#8217;economia tedesca sarebbe stata in recessione prolungata negli ultimi cinque anni.</p><div id="datawrapper-iframe" class="datawrapper-wrap outer" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://datawrapper.dwcdn.net/bIizZ/1/&quot;,&quot;thumbnail_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2c3cabbf-4292-4c96-b5f2-11df816c7c86_1220x1316.png&quot;,&quot;thumbnail_url_full&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/70b0c259-c667-424b-ac63-41604cb0efde_1220x1440.png&quot;,&quot;height&quot;:712,&quot;title&quot;:&quot;Dove c'&#232; pi&#249; immigrazione&quot;,&quot;description&quot;:&quot;Tasso netto di immigrazione per mille rispetto alla popolazione, 2023&quot;}" data-component-name="DatawrapperToDOM"><iframe id="iframe-datawrapper" class="datawrapper-iframe" src="https://datawrapper.dwcdn.net/bIizZ/1/" width="730" height="712" frameborder="0" scrolling="no"></iframe><script type="text/javascript">!function(){"use strict";window.addEventListener("message",(function(e){if(void 0!==e.data["datawrapper-height"]){var t=document.querySelectorAll("iframe");for(var a in e.data["datawrapper-height"])for(var r=0;r<t.length;r++){if(t[r].contentWindow===e.source)t[r].style.height=e.data["datawrapper-height"][a]+"px"}}}))}();</script></div><h2>Perch&#233; c&#8217;&#232; sempre pi&#249; immigrazione</h2><p>L&#8217;aumento dei decreti flussi risponde a due necessit&#224;. La prima &#232; la carenza di manodopera. Secondo le previsioni di <a href="https://excelsior.unioncamere.net/sites/default/files/pubblicazioni/2024/report_previsivo_2024-28_agg.pdf">Unioncamere-Excelsior</a>, tra il 2024 e il 2028 serviranno 3,8 milioni di nuovi lavoratori, di cui l&#8217;80 per cento solo per sostituire chi andr&#224; in pensione. Di questi, 640 mila dovranno essere stranieri per coprire posizioni in agricoltura, edilizia, logistica e assistenza agli anziani.</p><p>La seconda ragione &#232; demografica. L&#8217;Italia ha registrato nel 2024 un tasso di fecondit&#224; di 1,18 figli per donna, il minimo storico. Le proiezioni dell&#8217;Istat stimano che senza immigrazione la popolazione scenderebbe sotto i 50 milioni nel 2050 e sotto i 30 milioni nel 2100. Uno studio dell&#8217;<a href="https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-di-quanti-migranti-ha-bisogno-l-italia">Universit&#224; Cattolica</a> ha calcolato che per mantenere costante il rapporto tra popolazione attiva e popolazione totale, salvaguardando la sostenibilit&#224; del welfare, servirebbero 490 mila immigrati all&#8217;anno entro il 2035, poi 620 mila entro il 2050.</p><p>L&#8217;integrazione nel mercato del lavoro <a href="https://lavoce.info/archives/109209/il-contributo-alleconomia-di-unimmigrazione-in-cambiamento/">presenta</a> per&#242; dei significativi problemi. Gli stranieri occupati sono 2,5 milioni, il 10,5 per cento del totale, ma la distribuzione per qualifica &#232; fortemente sbilanciata. Mentre il 39 per cento degli italiani svolge professioni qualificate o tecniche, solo il 9 per cento degli stranieri riesce ad accedere a questi livelli. Il 31 per cento lavora come operaio o artigiano e il 29 per cento in professioni non qualificate. Su cento addetti a professioni poco qualificate, trenta sono stranieri, mentre nelle professioni pi&#249; qualificate la presenza scende a meno di tre su cento.</p><p>Secondo la <a href="https://lavoce.info/archives/109209/il-contributo-alleconomia-di-unimmigrazione-in-cambiamento/">Fondazione Leone Moressa</a>, gli stranieri producono 177 miliardi di euro di valore aggiunto, il 9 per cento del totale, ma versano appena il 2,3 per cento dell&#8217;Irpef totale per via dei redditi contenuti. Sul fronte della spesa pubblica, gli stranieri incidono per il 3,5 per cento: pesano sull&#8217;istruzione (11 per cento) e su alcune voci di welfare (17 per cento per famiglia e figli), ma pochissimo su sanit&#224; (5 per cento) e pensioni (meno dell&#8217;1 per cento), data la giovane et&#224; media. Il saldo tra entrate e uscite per lo Stato &#232; positivo per 1,2 miliardi.</p><p>Il 30 per cento delle famiglie straniere <a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2025/02/18/immigrazione-demografia-italia-dati-rapporto-ismu">vive</a> in povert&#224; assoluta, il 35 per cento in povert&#224; relativa. Tra i giovani stranieri, il 29 per cento &#232; Neet, contro il 18 per cento degli italiani. A scuola, pi&#249; di uno studente straniero su quattro &#232; in ritardo rispetto al percorso regolare. Questi dati evidenziano come il potenziale contributivo dell&#8217;immigrazione resti parzialmente inespresso. Una maggiore valorizzazione delle competenze, attraverso investimenti in formazione e riqualificazione, potrebbe generare benefici per il Pil, i consumi e le entrate fiscali.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;e40d8f4c-c39b-4f93-afda-288d64fe6439&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Negli ultimi anni molti studi hanno provato a spiegare il successo dei populisti. Protesta contro le &#233;lite, paura della globalizzazione, crisi economiche, sfiducia nelle istituzioni. Ma come abbiamo visto qualche settimana fa, un nuovo studio aveva proposto una chiave diversa: i partiti di estrema destra prosperano perch&#233; colmano un vuoto di rappresenta&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Quando l&#8217;immigrazione sposta voti: cos&#236; cresce (o cala) l&#8217;estrema destra&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-10-02T08:02:35.984Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/66d57dc4-729a-4537-824c-548cb6cb4c89_1536x1024.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/quando-limmigrazione-sposta-voti&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:175037507,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:6,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h2>I limiti del sistema attuale</h2><p>Il meccanismo dei decreti flussi, introdotto nel 1998 e consolidato nel 2002 con la legge Bossi-Fini, prevede che il datore di lavoro richieda il nulla osta per un lavoratore che si trova all&#8217;estero. Sulla carta garantisce ingressi regolari e controllati, ma nella pratica presenta inefficienze. Nel 2024, secondo la campagna Ero Straniero, solo il 7,8 per cento delle quote autorizzate si &#232; trasformato in permessi di soggiorno e impieghi stabili, in calo rispetto al 13 per cento del 2023.</p><p>Il principale problema &#232; il click day: le domande vengono accettate in ordine cronologico, senza valutazione di merito. Questo ha generato una serie criticit&#224; e sospetti di irregolarit&#224;. Il governo ha annunciato l&#8217;intenzione di ridimensionare gradualmente questo meccanismo, sperimentando progetti di formazione nei paesi d&#8217;origine, ma per ora si tratta di iniziative limitate.</p><p>C&#8217;&#232; poi la questione delle competenze. L&#8217;Italia ha storicamente attratto manodopera poco qualificata, ma nei prossimi anni mancheranno anche professioni specializzate e tecniche. Quasi il 40 per cento del fabbisogno previsto sar&#224; costituito da queste figure. Strumenti come la <a href="https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca-news/Dettaglio-news/id/1978/Cose-e-come-si-richiede-la-carta-blue-Ue">Blue Card</a> europea esistono ma sono sottoutilizzati, mentre il paese continua a perdere giovani qualificati.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;7135677d-d14a-4248-b108-04383a83bdc1&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;L&#8217;Italia si trova in una profonda crisi demografica destinata ad avere effetti su tutti gli aspetti, dalla crescita economica alla sostenibilit&#224; del sistema pensionistico passando per le scuole. I dati recentemente pubblicati da Eurostat sul tasso di fecondit&#224; a livello regionale confermano che il nostro paese presenta alcuni dei valori pi&#249; critici dell&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Come si sta spegnendo demograficamente l'Italia&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-12-04T09:01:51.564Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/dec3cf34-49e7-4bf4-8645-8e12c688e160_1280x1382.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/come-si-sta-spegnendo-demograficamente&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:180483756,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:17,&quot;comment_count&quot;:2,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h2>Cosa succeder&#224; in futuro</h2><p>Con 451 mila arrivi nel 2024 e gli oltre trecentomila dei primi mesi del 2025, l&#8217;immigrazione &#232; diventata una componente strutturale della societ&#224; italiana. I residenti stranieri hanno superato i 5,3 milioni, il 9 per cento della popolazione. Se si aggiungono i naturalizzati, si arriva a quasi 6,7 milioni, l&#8217;11 per cento.</p><p>Alcuni <a href="https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-di-quanti-migranti-ha-bisogno-l-italia">studi</a> stimano che entro il 2050 la popolazione immigrata potrebbe rappresentare tra il 25 e il 35 per cento del totale, a seconda degli scenari demografici. Senza flussi migratori significativi, l&#8217;alternativa sarebbe un declino della popolazione attiva con conseguenze su produzione, consumi e gettito fiscale. L&#8217;altra opzione sarebbe investire massicciamente in produttivit&#224; e automazione come sta provando a fare la Cina, ma questo richiederebbe risorse e capacit&#224; di innovazione che al momento sono molto limitate.</p><p>La gestione attuale si basa su un doppio binario: contenimento degli arrivi irregolari attraverso accordi con paesi di origine e transito e ampliamento dei canali di ingresso regolare. L&#8217;Italia, anche se silenzionsamente, ha infatti scelto di puntare sull&#8217;immigrazione. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'Italia è un paradiso fiscale per l'eredità]]></title><description><![CDATA[Aliquote al 4%, franchigie da un milione ed esenzioni senza limiti: perch&#233; la stragrande maggioranza delle eredit&#224; non paga tasse]]></description><link>https://www.lorenzoruffino.it/p/litalia-e-un-paradiso-fiscale-per</link><guid isPermaLink="false">https://www.lorenzoruffino.it/p/litalia-e-un-paradiso-fiscale-per</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Ruffino]]></dc:creator><pubDate>Wed, 17 Dec 2025 09:01:05 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0jd6!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd239bbb3-32c0-48f8-b1bb-103795641caf_1200x728.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>In Italia paghiamo molte tasse sul lavoro. Un dipendente pu&#242; <a href="https://www.lorenzoruffino.it/p/stipendi-europei-italia-bassi?utm_source=publication-search">vedersi</a> trattenuto fino al 40-50 per cento tra imposte e contributi. Ma quando si tratta di trasferire ricchezza tra generazioni, il fisco italiano diventa improvvisamente generoso. I dati del <a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2021/05/inheritance-taxation-in-oecd-countries_2d33ceae/e2879a7d-en.pdf">rapporto </a><em><a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2021/05/inheritance-taxation-in-oecd-countries_2d33ceae/e2879a7d-en.pdf">OCSE</a> Inheritance Taxation in OECD Countries</em> mostrano che l&#8217;imposta di successione italiana &#232; tra le pi&#249; leggere d&#8217;Europa: aliquote bassissime, soglie di esenzione altissime e molti beni completamente esenti.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://www.lorenzoruffino.it/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><h3>Aliquote e franchigie: quanto costa davvero ereditare in Italia</h3><p>Quando qualcuno muore e lascia un patrimonio, in Italia gli eredi pagano un&#8217;imposta di successione con aliquota del 4 per cento se a ereditare sono coniuge o figli. L&#8217;aliquota sale al 6 per cento per fratelli e sorelle, e all&#8217;8 per cento per altri parenti o estranei. Sono percentuali fisse, che non cambiano qualunque sia il valore dell&#8217;eredit&#224;.</p><p>Il confronto con gli altri paesi europei mostra quanto questa tassazione sia leggera. Il Belgio pu&#242; arrivare fino all&#8217;80 per cento, la Francia al 60 per cento, il Regno Unito applica il 40 per cento e la Germania pu&#242; raggiungere il 50 per cento. Ma soprattutto, in Italia le aliquote sono fisse: che si erediti un milione o dieci milioni, si paga sempre il 4 per cento sulla parte eccedente la franchigia. Altri paesi con aliquote fisse applicano percentuali molto pi&#249; alte: Regno Unito e Stati Uniti il 40 per cento, Irlanda il 33 per cento. L&#8217;Italia, con il suo 4-8 per cento, ha le aliquote fisse pi&#249; basse tra tutti i paesi OCSE.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0jd6!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd239bbb3-32c0-48f8-b1bb-103795641caf_1200x728.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0jd6!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd239bbb3-32c0-48f8-b1bb-103795641caf_1200x728.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0jd6!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd239bbb3-32c0-48f8-b1bb-103795641caf_1200x728.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0jd6!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd239bbb3-32c0-48f8-b1bb-103795641caf_1200x728.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0jd6!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd239bbb3-32c0-48f8-b1bb-103795641caf_1200x728.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0jd6!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd239bbb3-32c0-48f8-b1bb-103795641caf_1200x728.png" width="1200" height="728" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d239bbb3-32c0-48f8-b1bb-103795641caf_1200x728.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:728,&quot;width&quot;:1200,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:118228,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/181804408?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd239bbb3-32c0-48f8-b1bb-103795641caf_1200x728.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0jd6!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd239bbb3-32c0-48f8-b1bb-103795641caf_1200x728.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0jd6!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd239bbb3-32c0-48f8-b1bb-103795641caf_1200x728.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0jd6!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd239bbb3-32c0-48f8-b1bb-103795641caf_1200x728.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!0jd6!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd239bbb3-32c0-48f8-b1bb-103795641caf_1200x728.png 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p></p><p>Ma l&#8217;aliquota &#232; solo una parte del quadro. Ancora pi&#249; importante &#232; la &#8220;franchigia&#8221;, la soglia sotto la quale non si paga nulla. In Italia &#232; di un milione di euro per coniuge e figli. Il primo milione &#232; completamente esente, il 4 per cento si applica solo sulla parte eccedente.</p><p>Facciamo un calcolo concreto. Un padre lascia alla figlia 1,5 milioni di euro. Il primo milione &#232; esente. Sui restanti 500.000 euro si applica il 4 per cento, quindi 20.000 euro di tasse. L&#8217;aliquota effettiva su tutto il patrimonio &#232; solo l&#8217;1,3 per cento. Se lo stesso patrimonio fosse ereditato in Francia, dove la franchigia &#232; di 100.000 euro e le aliquote sono progressive fino al 60 per cento, le tasse supererebbero i 400.000 euro.</p><p>Questa franchigia di un milione &#232; tra le pi&#249; alte d&#8217;Europa. Francia: 100.000 euro. Germania: 400.000 euro. Belgio, Paesi Bassi, Finlandia e Spagna: sotto i 25.000 euro. Solo gli Stati Uniti hanno una soglia pi&#249; alta dell&#8217;Italia.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zdrd!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F970538a3-c0d5-411d-8ed5-cc06bae70bd2_1260x794.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zdrd!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F970538a3-c0d5-411d-8ed5-cc06bae70bd2_1260x794.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zdrd!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F970538a3-c0d5-411d-8ed5-cc06bae70bd2_1260x794.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zdrd!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F970538a3-c0d5-411d-8ed5-cc06bae70bd2_1260x794.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zdrd!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F970538a3-c0d5-411d-8ed5-cc06bae70bd2_1260x794.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zdrd!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F970538a3-c0d5-411d-8ed5-cc06bae70bd2_1260x794.png" width="1260" height="794" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/970538a3-c0d5-411d-8ed5-cc06bae70bd2_1260x794.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:794,&quot;width&quot;:1260,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:106773,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/181804408?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F970538a3-c0d5-411d-8ed5-cc06bae70bd2_1260x794.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zdrd!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F970538a3-c0d5-411d-8ed5-cc06bae70bd2_1260x794.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zdrd!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F970538a3-c0d5-411d-8ed5-cc06bae70bd2_1260x794.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zdrd!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F970538a3-c0d5-411d-8ed5-cc06bae70bd2_1260x794.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!zdrd!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F970538a3-c0d5-411d-8ed5-cc06bae70bd2_1260x794.png 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p></p><p>Il risultato &#232; che la stragrande maggioranza delle eredit&#224; non genera gettito. L&#8217;Italia raccoglie dalle tasse sull&#8217;eredit&#224; lo 0,1 per cento del totale delle entrate fiscali, tra i valori pi&#249; bassi d&#8217;Europa. Belgio e Francia superano l&#8217;1 per cento, la Germania lo 0,7 per cento. La percentuale di successioni effettivamente tassate racconta la stessa storia: in Belgio quasi met&#224; delle eredit&#224; genera imposte, in Germania e Svizzera il 10-20 per cento. Negli Stati Uniti, dove la franchigia &#232; ancora pi&#249; alta, solo lo 0,2 per cento delle successioni paga tasse</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dmNZ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F65cabc93-f146-43e7-8ebd-c2451770a2e6_1520x752.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dmNZ!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F65cabc93-f146-43e7-8ebd-c2451770a2e6_1520x752.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dmNZ!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F65cabc93-f146-43e7-8ebd-c2451770a2e6_1520x752.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dmNZ!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F65cabc93-f146-43e7-8ebd-c2451770a2e6_1520x752.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dmNZ!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F65cabc93-f146-43e7-8ebd-c2451770a2e6_1520x752.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dmNZ!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F65cabc93-f146-43e7-8ebd-c2451770a2e6_1520x752.png" width="1456" height="720" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/65cabc93-f146-43e7-8ebd-c2451770a2e6_1520x752.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:720,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:127102,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/i/181804408?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F65cabc93-f146-43e7-8ebd-c2451770a2e6_1520x752.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dmNZ!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F65cabc93-f146-43e7-8ebd-c2451770a2e6_1520x752.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dmNZ!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F65cabc93-f146-43e7-8ebd-c2451770a2e6_1520x752.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dmNZ!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F65cabc93-f146-43e7-8ebd-c2451770a2e6_1520x752.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dmNZ!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F65cabc93-f146-43e7-8ebd-c2451770a2e6_1520x752.png 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg role="img" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><title></title><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><h3>Un lungo elenco di esenzioni che riduce ulteriormente il prelievo</h3><p>Le esenzioni pi&#249; significative riguardano intere categorie di beni. Sono completamente esenti: titoli di stato, polizze vita, pensioni private, veicoli registrati. Le aziende familiari godono di esenzione totale se gli eredi mantengono propriet&#224; e attivit&#224; per almeno 5 anni. I terreni agricoli e le foreste sono completamente esenti per giovani agricoltori sotto i 40 anni che siano parenti del defunto.</p><p>Questa molteplicit&#224; di esenzioni permette alle famiglie benestanti di strutturare il patrimonio in modo vantaggioso. Possono investire in titoli di stato, polizze vita, societ&#224; di famiglia, terreni agricoli. Gran parte del patrimonio diventa esente. Le famiglie meno abbienti, con la casa e qualche risparmio in banca, non possono fare altrettanto.</p><p>Il rapporto OCSE evidenzia che per l&#8217;Italia &#8220;non sono disponibili stime del gettito perduto per importanti esenzioni&#8221;. Lo Stato non calcola quanto costano queste agevolazioni. Il confronto europeo &#232; netto: Francia, Germania e Regno Unito hanno esenzioni limitate, condizionate e con tetti massimi. In Italia si esentano intere categorie senza limiti.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;5af332e8-f940-48b0-8b04-8791c68da641&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Trent&#8217;anni senza crescita. Questo &#232; ci&#242; che mostrano i dati dell&#8217;OCSE sui redditi da lavoro in Italia: dal 1991 al 2023, a parit&#224; di potere d&#8217;acquisto, sono scesi del 3,4 per cento. Un&#8217;anomalia nel panorama delle economie avanzate, dove nello stesso periodo i salari sono cresciuti in media del 30 per cento. Come &#232; potuto accadere? E soprattutto, perch&#233; &#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Perch&#233; gli stipendi in Italia sono bassi&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:239558331,&quot;name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;bio&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/e39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-12-11T09:01:14.333Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/654a4a5c-df70-4026-819f-5b3bba277524_931x535.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://www.lorenzoruffino.it/p/perche-gli-stipendi-in-italia-sono&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:181060821,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:15,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:3042042,&quot;publication_name&quot;:&quot;Lorenzo Ruffino&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!d80e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fe39f2ad9-7ad2-441a-ad7e-8fc5f4174335_2048x2048.jpeg&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h3>Quali sono le conseguenze</h3><p>La tassazione leggera sull&#8217;eredit&#224; non &#232; neutrale: ha conseguenze economiche e sociali. Il rapporto OCSE sottolinea che &#8220;le eredit&#224; sono destinate a crescere in valore se continueranno i trend dei prezzi degli asset, e in numero con l&#8217;invecchiamento della generazione del baby boom&#8221;. In un paese come l&#8217;Italia, dove questo processo si combina con salari stagnanti e scarsa mobilit&#224; sociale, il rischio &#232; la cristallizzazione delle disuguaglianze.</p><p>La ricerca economica internazionale documenta effetti distorsivi. Chi sa di poter contare su un&#8217;eredita sostanziosa pu&#242; permettersi di assumere meno rischi lavorativi, ritardare l&#8217;ingresso nel mercato del lavoro o scegliere carriere meno remunerative. Studi su diversi paesi mostrano che le aspettative di eredit&#224; riducono l&#8217;offerta di lavoro e modificano le scelte matrimoniali, con l&#8217;eredit&#224; che diventa un fattore sempre pi&#249; rilevante nella formazione delle coppie.</p><p>Le distorsioni riguardano anche gli investimenti. Famiglie con patrimoni immobiliari significativi hanno incentivi a opporsi alla costruzione di nuove abitazioni per proteggere il valore delle propriet&#224; esistenti. Il capitale si concentra in asset che godono di trattamento fiscale favorevole - titoli di stato, polizze vita, immobili - piuttosto che in investimenti produttivi. Le risorse vengono dedicate alla pianificazione fiscale e alla strutturazione patrimoniale invece che all&#8217;impresa e all&#8217;innovazione.</p><p>Per chi non eredita, il divario si amplia. Quando l&#8217;accesso alla casa dipende dall&#8217;eredit&#224; pi&#249; che dal reddito da lavoro, e quando il sistema fiscale tassa pesantemente gli stipendi ma quasi per nulla i patrimoni ereditati, la percezione di iniquit&#224; cresce. L&#8217;<a href="https://www.economist.com/leaders/2025/02/27/inheriting-is-becoming-nearly-as-important-as-working">Economist</a> ha coniato il termine &#8220;inheritocracy&#8221; per descrivere societ&#224; dove il patrimonio ereditato conta pi&#249; del merito e del lavoro. L&#8217;Italia, con la sua combinazione unica di tassazione pesantissima sul lavoro e leggerissima sull&#8217;eredit&#224;, rischia di diventare un caso da manuale.</p><p>Altri paesi europei hanno fatto scelte diverse, mantenendo aliquote significative sull&#8217;eredit&#224;. L&#8217;Italia ha scelto la via opposta: franchigie altissime, aliquote minime, esenzioni generose. Una scelta che favorisce chi ha gi&#224; patrimoni e rende pi&#249; difficile per chi parte da zero costruire la propria ricchezza.</p>]]></content:encoded></item></channel></rss>