In Italia l’estate 2026 (1 giugno-31 agosto) ha registrato una temperatura media di 24,4 gradi, il valore più alto mai registrato nella serie storica di Copernicus, il programma europeo di osservazione della Terra, che parte dal 1961. Dietro al 2026, al secondo posto c’è il 2003 con 23,7 gradi e al terzo il 2022 con 23,5 gradi, seguiti da 2024 e 2017. Tre delle cinque estati più calde sono quindi cadute negli ultimi cinque anni. L’anomalia di quest’estate è stata di +3,2 gradi rispetto al trentennio 1991-2020 e di +4,7 rispetto al 1961-1990. Le medie sono calcolate su una griglia di celle da 9 chilometri1. Le temperature massime stagionali sono state di 29,5 gradi (+3,5 sulla norma 1991-2020), mentre le minime di 19,0 gradi (+2,9). Il margine sul 2003 è di 0,9 gradi sulle minime e di 0,7 gradi sulle massime, quindi più ampio di notte. Il margine sul 2022 è di circa un grado sia sulle minime sia sulle massime. Nel 2003 il caldo era soprattutto pomeridiano e le notti erano relativamente più fresche, mentre nel 2026 il sollievo notturno non c’è stato.
Dal 1961 in poi la temperatura media in Italia è aumentata di 0,52 gradi ogni decennio, per un totale di circa 3,4 gradi in 65 anni. Dal 1991 in poi l’aumento è stato di 0,70 gradi a decennio. Nella serie completa, le temperature massime sono aumentate di 0,55 gradi a decennio e le minime di 0,47 (già emerso nell’analisi su giugno). Negli ultimi 35 anni le minime si sono ormai allineate alle massime, con lo stesso ritmo di aumento. A livello mensile, giugno è il mese che si sta scaldando più velocemente con un aumento di 0,56 gradi a decennio, mentre agosto e luglio sono intorno a +0,5 e maggio a +0,29. Il riscaldamento estivo pesa quindi in particolar modo sul primo mese della stagione calda.
A luglio 2026 la temperatura media è stata di 24,9 gradi, il valore più alto mai registrato dal 1961 in poi per ogni indicatore. È stato un mese con +1,4 gradi rispetto al 2003 e +0,2 rispetto al 2022. Ad agosto 2026 la temperatura media è stata di 25,7 gradi, il valore più alto di tutta la stagione e di tutta la serie storica. È stato un mese con +3,5 gradi sulla norma 1991-2020 e +5,1 sulla norma 1961-1990. È stato anche un mese con +1 grado rispetto al 2003 e +2,7 rispetto al 2022. A giugno 2026 la temperatura media è stata di 22,6 gradi, al quarto posto, 0,1 gradi sotto il 2003 (argomento già raccontato in questa newsletter a luglio).
In 91 giorni su 92 la temperatura media nazionale è stata superiore alla media dello stesso giorno tra il 1991 e il 2020, con un’anomalia media giornaliera di 3,2 gradi. L’unico giorno sotto la norma è stato il 24 luglio. Insieme agli ultimi giorni di maggio, si sono registrati 65 giorni consecutivi sopra la norma, dal 20 maggio al 23 luglio. In 30 giorni su 92 è stato poi registrato il record assoluto per quel giorno dell’anno. I record giornalieri sono arrivati a giugno (11, dal 19 al 30), a metà luglio, nel passaggio tra luglio e agosto, dal 6 al 12 agosto e negli ultimi 5 giorni di agosto. A fine stagione ci sono stati 5 record di fila. L’anomalia più alta è stata registrata il 28 agosto, con +5,8 gradi sulla norma del giorno, valore raggiunto anche il 28 giugno. Ci sono stati tre picchi di caldo: uno a fine giugno, uno a metà luglio e uno nella prima decade di agosto. In tutti e tre i casi la media nazionale è stata sopra i 26 gradi. Da giugno in poi non ci sono stati periodi di 10 giorni con un’anomalia inferiore a 1,9 gradi.
Nel 2022 c’era stato un calo del caldo ad agosto: gli ultimi 20 giorni di agosto 2022 sono stati più freschi del 2026 di 2,6-3,2 gradi. Nel 2026 il caldo è invece durato fino all’ultimo giorno. Confrontando i dati giorno per giorno, il 2026 è stato più caldo del 2003 in 63 giorni su 92 e più caldo del 2022 in 67 giorni. Negli ultimi 20 giorni il 2026 è stato anche uguale o superiore al 2003.
In questo articolo si considera ondata di calore un periodo di almeno 3 giorni consecutivi in cui la massima media nazionale è stata superiore a 29,7 gradi, ossia il 90° percentile dei giorni estivi tra il 1991 e il 2020. Nel 2026 ci sono state 4 ondate di calore, per 46 giorni su 92, il massimo della serie. La prima è durata 12 giorni (19-30 giugno), la seconda 11 (11-21 luglio), la terza 19 (29 luglio-16 agosto) e la quarta 4 (27-30 agosto). Il 28 agosto è stato il giorno con la massima nazionale più alta di tutta l’estate, pari a 33,2 gradi. L’ondata di 19 giorni è la più lunga dal 1961 e supera i 17 giorni dell’agosto 2003, mentre l’ondata di giugno di 12 giorni è pari al record del 2022. In totale, due delle cinque ondate più lunghe della serie sono arrivate nella stessa estate.
I giorni di ondata di calore per l’estate sono passati in media da 1,1 tra il 1961 e il 1990 a 7,1 tra il 1991 e il 2020, fino ad arrivare a 20,2 tra il 2021 e il 2025. Nel 2003 si erano registrati 33 giorni in 6 ondate di calore, mentre nel 2022 23 giorni in 4 ondate. Nel 2026 si sono registrati 46 giorni, circa 6,5 volte la media tra il 1991 e il 2020 e 13 in più del 2003. In parole semplici, per l’italiano medio metà dell’estate è trascorsa in un’ondata di calore.
Tutte le 20 regioni hanno vissuto l’estate più calda della rispettiva serie storica, sia considerando la media pesata per superficie sia quella pesata per popolazione. A giugno questo fenomeno non era avvenuto in tutte le regioni. Come già a giugno, il Piemonte è di nuovo la regione con la maggiore anomalia, con +3,6 gradi sulla media 1991-2020, insieme a Toscana, Umbria e Sardegna. La Sicilia è a +2,7 gradi e come a giugno è la regione con la minore anomalia. Le prime 12 aree d’Italia per anomalia sono tutte in Piemonte (Torinese, Canavese e Vercellese) e arrivano a un massimo di +4,7 gradi. Il margine del 2026 sul 2003 varia da regione a regione, da 1,8 gradi in Basilicata a 0,1 in Veneto. Il Nord-Est è l’unica area dove il 2003 riesce a tenere il passo del 2026. Rispetto al 2022, ogni regione è sopra di almeno 0,1 gradi.
Le temperature medie più alte in assoluto sono state nel Tavoliere delle Puglie (29,6 gradi), nella piana di Catania e nella piana di Sibari (29,5 gradi) e nel Campidano (29,2 gradi). La regione più calda è stata la Puglia (27,4 gradi), seguita da Sardegna e Sicilia. Le zone più calde in assoluto sono diverse da quelle con la maggiore anomalia. I residenti nelle celle con dati validi sono 54 milioni e il 73 per cento (39 milioni) ha vissuto un’estate con temperature oltre 3 gradi superiori alla norma 1991-2020. Il 40 per cento (21,5 milioni) ha superato i 3,5 gradi e la mediana delle celle è a 3,2 gradi. L’anomalia più forte si è quindi concentrata nelle zone dove ci sono più abitanti.
L’estate dell’italiano medio è stata di 26,0 gradi, 1,5 in più della media per superficie. Per abitante, questa è un’anomalia di +3,3 sulla norma 1991-2020 e di +4,9 sulla norma 1961-1990. Tra le 7 e le 19 la temperatura media è stata di 28,6 gradi, mentre di notte di 23,4 gradi. Entrambi sono record della serie e sono oltre 3 gradi sopra la norma 1991-2020.
I giorni con temperatura massima sopra i 30 gradi per abitante sono stati 57,6 su 92, contro una norma di 23,9 per il periodo 1991-2020 e di 11,9 per il 1961-1990. Sono +5 rispetto al 2003 e +13 rispetto al 2022. I giorni sopra i 35 gradi per abitante sono stati 13,4, contro una norma di 2,1 per il 1991-2020 e di 0,6 per il 1961-1990. Nel 2003, il precedente record, erano stati 8,4. Si tratta di 6 volte la norma 1991-2020 e di più di 20 volte la norma 1961-1990, ossia le estati della generazione dei nonni. Il 76 per cento degli italiani ha avuto almeno un giorno sopra i 35 gradi, il 49 per cento almeno 10 (la norma 1991-2020 è del 5 per cento e nel 2003 era del 35 per cento), mentre 3 su 10 almeno 20. A livello di città, i giorni sopra i 35 gradi sono stati 41 a Cagliari (29 nel 2003), 30 a Bologna, 28 a Milano (norma 1991-2020: 1,4), 26 a Roma e Firenze (10 volte la norma di Roma e 16 volte quella di Firenze).
L’italiano medio ha vissuto 57,7 notti tropicali su 92, ossia con una temperatura minima sopra i 20 gradi. È oltre il doppio della norma 1991-2020 (24,6) e 4,5 volte la norma 1961-1990 (12,8). A giugno sono state 11,2, a luglio 21,8 e ad agosto 24,6, cioè quasi 25 notti su 31. Nell’intera estate, le notti tropicali sono state 49,5 nel 2003 e 46 nel 2022. Le notti sopra i 25 gradi sono state quasi zero tra il 1961 e il 1990, 0,4 per abitante tra il 1991 e il 2020 e 6,9 nel 2026. Due terzi di queste sono state ad agosto e nel totale del 2026 sono quasi 5 volte l’1,4 del 2003.
L’89 per cento della popolazione ha registrato almeno una notte tropicale, l’83 per cento almeno 30 e il 51 per cento almeno 60, cioè i due terzi delle notti della stagione. Nel passato solo il 2 per cento degli italiani tra il 1961 e il 1990 e il 7 per cento tra il 1991 e il 2020 raggiungevano le 60 notti, mentre nel 2003 fu il 39 per cento. Le notti sopra i 25 gradi non sono più un fenomeno limitato alle sole coste: il 62 per cento degli abitanti ne ha registrata almeno una e il 41 per cento almeno 5, contro una norma di 12 e 2 per cento tra il 1991 e il 2020. A livello di città Bari ha registrato 82 notti tropicali su 92, Palermo 81 e Napoli 79. Qui il 2026 non è molto diverso dal 2003 e dal 2022, quando si erano registrati valori simili.
Nel centro-nord si vede invece un forte distacco rispetto al passato. Roma ha registrato 76 notti, un record dal 1961, contro le 62 del 2003 e una norma di 32 tra il 1991 e il 2020. Firenze 60 (47 nel 2003, norma 14,6), Genova 51 (norma 8,3) e Torino 48 (norma 6,6). Tra il 1961 e il 1990 Torino registrava solo 1,2 notti tropicali a estate, Genova 1,9 e Milano 4,5. Nel 2026 Milano è arrivata a 58. Le notti sopra i 25 gradi sono state 31 a Palermo, 30 a Bari e 11 a Milano (nel 2003 non ce n’era stata nessuna).
In Europa, tra i 37 paesi analizzati, la Francia è il paese con la maggiore anomalia, con 4,1 gradi in più rispetto alla propria norma tra il 1991 e il 2020. È l’unico paese con un’anomalia superiore a 4 gradi su tutta la stagione ed è stata prima anche a giugno e luglio. A seguire ci sono Svizzera (+3,6) e Lussemburgo (+3,5). L’Italia è al quarto posto con +3,2, davanti al Liechtenstein (a giugno era settima). Giugno e luglio hanno avuto un’anomalia concentrata sulle Alpi occidentali, con la Francia al centro. Ad agosto l’anomalia si è invece spostata sui Balcani e sulla pianura ungherese: la Bosnia ha registrato +4,3 sulla norma del mese, la Croazia e l’Ungheria +4,1 e la Slovenia +3,9. Tutti questi paesi hanno superato Francia e Svizzera, entrambe a +3,6. Spagna e Portogallo, tra i più caldi a giugno, ad agosto sono scesi rispettivamente a +1,8 e +0,3. Nessuno dei 37 paesi analizzati è sotto la propria norma sull’estate.
Gli ultimi posti della classifica europea sono tutti nel nord-est: la Lituania ha registrato un aumento di 0,2 gradi e Lettonia ed Estonia di 0,3. I Paesi baltici e scandinavi hanno avuto un mese di giugno caldo (da +1,5 a +2,3 gradi), ma luglio e agosto sono stati nella norma o poco sotto. Tra i grandi Paesi, la Germania ha registrato un aumento di 2,4 e il Regno Unito di 2,1, mentre Polonia e Grecia di 1,0. Quella della Grecia è l’anomalia più bassa del Mediterraneo dopo Cipro.
In Italia, nonostante il caldo record, l’aumento della mortalità è stato piccolo. Il Sistema di sorveglianza del Ministero della Salute, che monitora la mortalità giornaliera in 54 città, confronta settimanalmente i decessi osservati con quelli attesi, calcolati sul decennio 2015-2024. Durante l’estate 2026 si sono registrati tre aumenti, in corrispondenza delle tre ondate di calore, ma tutti rientrano nella normale variabilità estiva della mortalità. Il primo aumento, a fine giugno, si è concentrato nelle città del Nord, mentre quelli di luglio e agosto si sono spostati nel Centro-Sud, in particolar modo tra gli over 85. Per questa fascia di età, nelle settimane di luglio si è registrato un aumento dell’8 per cento dei decessi. Tra i 65 e i 74 anni, invece, i decessi sono stati sotto l’atteso per tutta l’estate. Nell’ultima settimana di agosto la mortalità è tornata a essere nella norma in tutte le fasce di età.
Nel 2003 i morti in più per il caldo in Italia furono circa 20 mila, mentre nel 2022 si è attestata una stima di 18 mila, come scrivevo in un mio articolo un anno fa. Il 2026 è stato più caldo di entrambi, ma l’impatto è stato minore. Oggi, a parità di temperature, la mortalità è più bassa di vent’anni fa grazie alla prevenzione, alle allerte e alla sorveglianza introdotte proprio dopo il 2003 e alla maggiore diffusione dell’aria condizionata (l’Italia è uno dei Paesi con la diffusione maggiore). Va però considerato che la sorveglianza riguarda solo le città e gli anziani, mentre le stime nazionali, come quelle usate per il 2022, sono attese solo nei prossimi mesi.
In Francia l’agenzia Santé publique France ha registrato 7.300 morti in eccesso tra fine maggio e il 22 luglio. Di questi 5.764 sono avvenuti durante l’ondata tra il 17 giugno e il 2 luglio, un aumento del 36 per cento, più forte, secondo l’agenzia, di quello di agosto 2003. In Germania il Robert Koch Institut stima che i decessi legati al caldo siano stati 16.300 tra aprile e fine agosto. Nella sola settimana di fine giugno, quella dei 40 gradi, sono stati 9.600, un record che supera il precedente di 8.900 in un anno intero. In Spagna il sistema MoMo ha attribuito 5.232 morti alle temperature tra maggio e agosto, il dato più alto dal 2015, contro i 4.789 del 2022. A metà agosto l’agenzia France-Presse ha conteggiato 33 mila decessi in eccesso o attribuiti al caldo in otto paesi, tra cui non c’era l’Italia.
In breve: questa estate è stata diversa per l’Italia nel suo complesso, dal primo all’ultimo giorno. Il caldo è iniziato a fine maggio, è durato fino a fine agosto, ha avuto una breve pausa e poi è tornato a inizio settembre. Anche nelle città del Nord non c’è stato sollievo notturno. I 35 gradi, che un tempo erano un’eccezione, ora sono frequenti in metà del paese. Bisogna prendere atto di questo cambiamento climatico, considerare questa estate come un anticipo di quelle future e prepararsi.
Ho calcolato i dati usando ERA5-Land, una rianalisi del Copernicus Climate Change Service che fornisce la temperatura a 2 metri da terra, ogni ora, in celle di circa 9 chilometri di lato. Per ogni cella e per ogni giorno ho calcolato la media, la minima e la massima sul giorno solare italiano. Poi ho aggregato i dati sui 92 giorni che vanno dal 1 giugno al 31 agosto, considerando 66 estati, dal 1961 al 2026. Per la media nazionale ho pesato le celle per la superficie in Italia. Per la variante per abitante ho pesato le celle per i residenti del censimento 2021. Una notte tropicale è una notte con una minima di almeno 20 gradi, un giorno caldo è un giorno con una massima di almeno 30 gradi e un’ondata di calore è un periodo di almeno 3 giorni con una massima media nazionale superiore a 29,7 gradi, soglia superata nel 10 per cento dei giorni estivi tra il 1991 e il 2020. Per i riferimenti ho usato le medie trentennali 1961-1990 e 1991-2020 e per il confronto del 2003 e del 2022 ho usato gli stessi 92 giorni. Per i 37 paesi europei ho considerato come anomalia la media delle celle del paese. I dati giornalieri europei di agosto sono disponibili fino al 30, quindi ci possono essere alcune variazioni di qualche centesimo sui valori europei di agosto e dell’estate. I dati del 2026 sono la versione provvisoria di ERA5T; il consolidamento da parte del Copernicus avviene entro circa 3 mesi e gli scarti sono solitamente inferiori a 0,1 gradi.







