9 Commenti
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Avatar di Stefano

La fine del petrolio, la fine del lavoro, la fine della storia, perfino la fine del mondo... ogni epoca e ogni situazione genera i cantori della sua fine, sempre prodighi di argomenti a sostegno delle loro tesi. E alcune cose finiscono davvero, come le macchine da scrivere e gli spazzacamini, ma il petrolio non finirà (semplicemente verrà superato) e tantomeno il lavoro, che al limite si trasformerà.

Avatar di Vincenzo S Tresoldi

Grande disamina Lorenzo, finalmente una visione completa, seria e senza hype. Da fare leggere a tutti quei miei clienti convinti che la AI sia magia e gli farà risparmiare tanto soldini grazie a meno dipendenti da pagare. Nessuno nega l'utilità di questi strumenti, ma affiancandoli agli esperti e anche come velocizzatori di crescita del personale junior. Grazie dell'articolo

Avatar di Lorenzo Ruffino

Ma io sono d'accordo, in particolar modo sulla generalizzazione. Anche perché uso Claude Code quotidianamente. Il punto sulle allucinazioni secondo me è che non puoi fidarti completamente per lasciarlo fare in autonomia senza supervisione. Almeno per ora.

Avatar di Andrea

Il punto non è che l’AI sia fallibile, produca contenuti mediocri o non sempre di alta qualità. Il punto è che moltissimo lavoro umano è già così: fallibile, mediocre, ripetitivo, prevedibile.

Parlo dalla mia esperienza, consapevole di essere forse un caso un po’ “avanguardia AI”. Parte del mio lavoro era gestire un team di content farm: persone in vari paesi, spesso pagate a cottimo, che trasformavano contenuti Creative Commons in testi adatti alla vocalizzazione. Un lavoro meccanico, multilingua, fatto spesso in modo discontinuo, anche comprensibilmente.

Dall’inizio del 2023 quel lavoro è stato progressivamente sostituito dagli LLM. Costavano molto meno a contenuto, producevano molto di più e, nel giro di pochi mesi, hanno generato il triplo dei contenuti che quel team aveva prodotto in tre anni. Con una qualità più alta, e in costante miglioramento.

Questo non cancella le preoccupazioni vere: l’impatto sull’istruzione, la sparizione dei ruoli junior, il problema di come si formeranno i senior di domani. Ma il dibattito spesso parte da un equivoco: sopravvaluta l’essere umano medio, la qualità media del lavoro cognitivo, la sua presunta irriducibilità.

Prima sono stati automatizzati i lavori delle braccia: agricoltura, industria, logistica. Ora tocca a una parte enorme dei lavori della mente: scrivere, tradurre, riassumere, adattare, cercare, classificare, produrre contenuto. Non tutto il lavoro intellettuale, certo. Ma moltissimo lavoro intellettuale standardizzato sì.

Avatar di Andrea

Continuare nel 2026 a ridurre l’AI a “allucinazioni” e “pappagallo statistico” è un po’ come descrivere Internet dicendo che “in fondo sono pacchetti TCP/IP”. Tecnicamente vero, cognitivamente inutile.

Il punto non è più come genera testo. Il punto è cosa permette di fare a persone che prima non avevano accesso operativo a certe competenze. Io non ho una formazione da informatico, eppure oggi automatizzo workflow con Python, costruisco pipeline, genero contenuti complessi, coordino traduzioni, audio, grafica. Non perché l’AI “fa tutto da sola”, ma perché amplifica capacità trasversali: gusto, intuito, cultura, capacità di collegare ambiti diversi.

La vera frattura storica forse è questa: stiamo passando da un mondo dominato dall’iperspecializzazione tecnica a uno in cui diventano centrali le persone con visione ampia, reference culturali, spirito analitico e curiosità intellettuale. Chi sa fare solo una cosa rischia di essere più fragile di chi sa orientarsi tra molte cose e usare l’AI come leva cognitiva.

E infatti il dibattito sulle “allucinazioni” spesso tradisce soprattutto una cosa: che molti commentatori l’AI la osservano ancora da fuori, invece di usarla davvero.

Avatar di Andrea

Detto questo, nel complesso non smonto la lucida analisi e verdetto sul breve medio periodo: ci sono molte cose vere e sono consapevole di far parte di una nicchia molto risicata.

Avatar di Stefano Montani

Gli uomini hanno sempre bisogno di delirare la loro onnipotenza, perché sono tutt'altro che tali. Per questo non sono capaci di immaginare la fine. Ma la fine è scritta nelle cose. Prima o poi arriverà. Le strutture di potere si corrodono per secoli, poi crollano in poco tempo. È accaduto e accadrà ancora. Sta già accadendo. In origine l'uomo era al centro del creato. Nel giro di pochi millenni ha sviluppato la coscienza di non essere nulla nell'immensità dell'esistente. Ma, per quanto piccolo sia, non è ancora arrivato a vedersi tutto quanto intero. La IA è un nuovo passo in questa direzione. La IA, che è appena apparsa nelle nostre vite, e che nella coscienza comune (nella mia) fino a qualche anno fa non esisteva se non come vaga e fallibile promessa, ci ha messo di colpo in mano uno strumento per esplorare il semanticamente possibile e uno specchio. Nello specchio stiamo disperatamente cercando di non guardarci dentro. Ci potremmo vedere molte cose su di noi e sul mondo che come specie ci siamo costruiti. Quello che mi interessa di più al momento è che ci mostra la falsità del dispositivo economico e della sua rappresentazione nel mondo capitalizzato. In questo mondo all'aumentare della produttività aumenta anche il rischio dell'immiserimento collettivo. Perché che cosa dovrebbe fare la produzione se non produrre il necessario per vivere? E se la produttività cresce esponenzialmente non dovremmo diventare tutti esponenzialmente più ricchi, o meno impegnati a lavorare e più al godimento di noi stessi e del nostro tempo, alla coltivazione di noi stessi e alla cura di chi ne ha bisogno? E tutta quella vasta parte dell'umanità che sopravvive orribilmente in condizioni da lager non potrebbe allora essere salvata? Invece pare che la minaccia di questa grande possibilità sia di non avere più di che vivere o, nel migliore dei casi, quella di trovare altro da fare per poter continuare in ogni caso a lavorare nel vecchio senso. Al limite scavando buche e poi riempiendole. L'importante è che non si intacchino le strutture dell'esistente. Invece di redistribuire equamente le nuove ricchezze si vuole continuare a concentrarle ingiustamente in poche mani per assecondare una stupida e inumana sete di potere, che immiserisce le nostre vite e moltiplica i conflitti.

Avatar di Luciano Ballerano

Lorenzo, ti seguo da tempo e ti stimo tantissimo, ma qui sei entrato nel mio dominio di competenza, e mi sono sentito in dovere di mettere qualche "puntino sulle i" del tuo articolo peraltro molto interessante.

Insomma, qualcosa da ridire l'ho trovata, ecco :)

Trovi tutto qui: https://lucianoballerano.substack.com/p/perche-lia-non-ci-sostituira-e-cosa