Quanto conta Vannacci sui giornali italiani
Ho costruito un sistema che conta ogni giorno le citazioni dei leader sugli undici maggiori quotidiani italiani e ho ricostruito la serie fino a gennaio 2025.
A giugno il secondo politico più citato dai giornali italiani è stato Roberto Vannacci, che ha scavalcato i due vicepremier e i leader dell’opposizione dopo essere rimasto marginale per quasi tutto il 2025. Il dato viene da un sistema che ho costruito nelle ultime settimane e che si aggiorna ogni giorno con le edizioni nazionali degli undici quotidiani più diffusi. Con lo stesso metodo ho ricostruito la serie storica fino all’inizio del 2025.
Contare le citazioni sui giornali di carta può sembrare un esercizio d’altri tempi, visto che le copie vendute calano ogni anno. Ma la rassegna dei quotidiani resta un buon termometro dell’attenzione mediatica, perché i giornali dettano ancora l’agenda del dibattito. Li leggono gli altri giornalisti e i conduttori dei talk show, che da lì propagano la narrazione a un pubblico molto più largo di chi compra la copia.
Si potrebbe leggere questo conteggio come una classifica di popolarità. In realtà misura la presenza, cioè chi occupa la scena pubblica, in quali settimane e su quali testate. Letto così racconta insieme l’attenzione schiacciata sul capo del governo, un secondo livello che si muove e giornali che coprono la politica seguendo logiche proprie. La classifica generale è solo il punto di partenza.
Come nasce il conteggio
Gli undici quotidiani monitorati sono “Avvenire”, “Corriere della Sera”, “Il Fatto Quotidiano”, “Il Giornale”, “Il Messaggero”, “Il Resto del Carlino”, “Il Sole 24 Ore”, “La Repubblica”, “La Stampa”, “La Verità” e “Libero”, sempre nelle edizioni nazionali, senza le pagine locali e i supplementi. I nomi tracciati sono tredici, raccolti per area: il centrodestra di governo con Meloni, Salvini, Tajani e Vannacci, il campo largo di opposizione con Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli, l’area di centro con Calenda, Renzi, Marattin e Boldrin, più Sergio Mattarella per le istituzioni.
Un primo passaggio cerca nelle pagine le occorrenze dei cognomi con una serie di espressioni regolari, le regex, cioè le regole di ricerca testuale con cui un programma individua una parola dentro un documento. È un setaccio grezzo, che cattura ogni occorrenza dei cognomi, comprese quelle sbagliate. Un secondo passaggio, affidato a un modello di intelligenza artificiale (Claude Opus 4.8), controlla una a una le menzioni segnalate e tiene solo quelle che riguardano davvero il politico, scartando le omonimie grazie al contesto. Il caso più frequente è quello del cognome che coincide con una parola comune, perché “meloni” può essere il frutto e “conte” il titolo nobiliare prima ancora che il leader del Movimento 5 Stelle. Altre volte si tratta di una persona diversa con lo stesso cognome, come Piersanti Mattarella, il fratello del presidente della Repubblica ucciso dalla mafia nel 1980, o Arianna Meloni, la sorella della presidente del Consiglio.
Ogni giorno il sistema valida diverse centinaia di menzioni, tra le cinquecento e le novecento in quelli più densi, e ne elimina una parte come falsi riconoscimenti. La serie parte da gennaio 2025, si aggiorna ogni giorno con i quotidiani appena usciti ed è scaricabile in formato aperto. Va letta almeno su base settimanale, perché il dato del singolo giorno oscilla troppo.
Una scena schiacciata su Meloni
Giorgia Meloni raccoglie quasi 105 mila menzioni, oltre un terzo del totale e quasi il triplo del secondo nome in classifica, ed è la più citata in tutte e undici le testate e in tutti i diciotto mesi coperti finora. La presidente del Consiglio sta al centro di ogni provvedimento del governo e di ogni polemica dell’opposizione.
In una settimana media il nome più citato si prende il 37 per cento di tutto lo spazio e i primi tre insieme ne occupano il 64, quasi due terzi. La sola Meloni vale più dei tre nomi successivi messi insieme, cioè Salvini, Schlein e Tajani, e la sua quota mensile oscilla parecchio, dal 45 per cento sfiorato all’inizio del 2025, quando la scena era ancora meno affollata, al 31 di giugno 2026.
Mattarella raccoglie l’8 per cento delle citazioni, più di qualsiasi leader di centro o di sinistra tranne Schlein e Conte, con una presenza costante che si accende nei momenti istituzionali, come i messaggi di fine anno e le nomine. Matteo Salvini raccoglie quasi 36 mila menzioni, il 13 per cento del totale, e resta davanti ad Antonio Tajani in sedici mesi su diciotto, nonostante Tajani, da ministro degli Esteri, arrivi a quasi 25 mila citazioni, pari al 9 per cento. I due si contendono da mesi lo spazio subito sotto la presidente, senza mai avvicinarsi a lei.
A muovere davvero gli equilibri è Roberto Vannacci. Il generale, eletto al Parlamento Europeo nel 2024 nelle liste della Lega, resta attorno all’1 per cento delle citazioni per quasi tutto il 2025, un livello da comprimario. Poi la sua presenza sale a ondate, con un primo picco al 13 per cento a febbraio 2026, quando ha lanciato il suo partito Futuro Nazionale, e un massimo del 17 per cento a giugno. Nella settimana del 2 febbraio 2026 arriva a valere quasi un quarto di tutte le citazioni politiche.
A giugno 2026 Vannacci è il secondo politico più citato in assoluto, davanti a Salvini, Conte e Schlein, con più del triplo delle loro menzioni. Un europarlamentare senza incarichi di governo che scavalca i vicepremier e i capi dell’opposizione è il segnale di quanto lo spazio mediatico premi la capacità di alzare la voce.
Alla visibilità corrisponde una crescita reale nei consensi, con il partito fondato da Vannacci che in diversi sondaggi ha ormai superato la Lega ed è diventato il quinto del Paese, nonostante sia nato solo cinque mesi fa.
Dietro Meloni il centrodestra si muove
Matteo Salvini raccoglie quasi 36 mila menzioni, il 13 per cento del totale, e resta davanti ad Antonio Tajani in sedici mesi su diciotto, nonostante Tajani, da ministro degli Esteri, arrivi a quasi 25 mila citazioni, pari al 9 per cento. I due si contendono da mesi lo spazio subito sotto la presidente, senza mai avvicinarsi a lei.
A muovere davvero gli equilibri è Roberto Vannacci. Il generale, eletto al Parlamento Europeo nel 2024 nelle liste della Lega, resta attorno all’1 per cento delle citazioni per quasi tutto il 2025, un livello da comprimario. Poi la sua presenza sale a ondate, con un primo picco al 13 per cento a febbraio 2026, quando ha lanciato il suo partito, e un massimo del 17 per cento a giugno. Nella settimana del 2 febbraio 2026 arriva a valere quasi un quarto di tutte le citazioni politiche.
A giugno 2026 Vannacci è il secondo politico più citato in assoluto, davanti a Salvini, Conte e Schlein, con più del triplo delle loro menzioni. Un europarlamentare senza incarichi di governo che scavalca i vicepremier e i capi dell’opposizione è il segnale di quanto lo spazio mediatico premi la capacità di alzare la voce.
Alla visibilità corrisponde una crescita reale nei consensi, con il partito fondato da Vannacci che in diversi sondaggi ha ormai superato la Lega ed è diventato il quinto del Paese, nonostante sia nato solo cinque mesi fa.
Nel campo largo, Schlein e Conte
Nell’opposizione la gara è più equilibrata, con Elly Schlein e le sue 29 mila menzioni, il 10 per cento del totale, davanti alle 23 mila di Giuseppe Conte, poco più dell’8 per cento. La segretaria del Partito Democratico resta la più citata del campo largo in quindici mesi su diciotto, un vantaggio costruito soprattutto nella prima parte del periodo.
Negli ultimi mesi il leader del Movimento 5 Stelle sta però recuperando terreno, perché supera Schlein in tre mesi su diciotto e due di questi, aprile e giugno 2026, sono recentissimi. La leadership mediatica dell’opposizione torna così in discussione mentre si avvicinano la campagna elettorale e il confronto sulla composizione del campo largo.
Sotto i primi nomi lo spazio si assottiglia in fretta, con Matteo Renzi al 4,3 per cento, Calenda e Bonelli poco sopra il 2 e Fratoianni all’1,7. Due dei tredici nomi monitorati restano quasi invisibili, con Luigi Marattin del Partito liberaldemocratico fermo a poche centinaia di citazioni in un anno e mezzo e Michele Boldrin di ORA! sotto quota cento.
Quali giornali citano chi
Le testate che nominano più politici in assoluto sono “Corriere della Sera” e “La Stampa”, oltre 38 mila e 37 mila menzioni, mentre “Avvenire” e “Il Sole 24 Ore” sono le più sobrie, attorno alle 13 mila. La differenza dipende più dallo spazio che ogni giornale dedica alla cronaca politica pura, rispetto a economia ed esteri, che da una diversa generosità verso i leader.
Si potrebbe pensare che i giornali di destra citino soprattutto i politici di destra, ma i numeri dicono il contrario. I tre quotidiani schierati a destra, “Il Giornale”, “La Verità” e “Libero”, dedicano al centrodestra la quota più bassa di citazioni, il 59 per cento, e all’opposizione la più alta, il 28 per cento contro il 21 dei tre grandi generalisti. Conte da solo supera il 10 per cento delle citazioni sui giornali di destra e si ferma al 7,4 su “Repubblica”, “Stampa” e “Corriere”. La spiegazione è che la stampa schierata tratta gli avversari come un bersaglio e per colpirli li nomina di continuo.
I tre grandi generalisti, “La Repubblica”, “La Stampa” e “Corriere della Sera”, riservano alla maggioranza di governo una quota persino più alta, il 65 per cento, perché trattano chi governa come il luogo naturale della notizia. Salvini, per esempio, tocca la sua quota massima proprio su “Repubblica” e “La Stampa”, mentre Meloni pesa quasi uguale sui due fronti, il 36 per cento sui giornali di destra e il 38 sui generalisti, segno che il capo del governo è un passaggio obbligato per chiunque.
“Avvenire” è la testata più istituzionale, con Mattarella al 13 per cento delle sue citazioni contro una media dell’8. “Il Fatto Quotidiano” insegue Renzi, che vale il 7,3 per cento delle sue menzioni contro il 4,3 generale, il riflesso di un’ostilità di lunga data. “Libero” è la più concentrata sull’opposizione, con Schlein al 14 per cento e Conte oltre l’11. Sono differenze che raccontano l’identità di ciascun giornale meglio di qualsiasi editoriale.
In conclusione
L’attenzione dei giornali segue il potere istituzionale prima delle idee. Il capo del governo occupa da solo un terzo della scena, mentre il resto si divide uno spazio che si restringe, con un pugno di leader di partito che assorbe quasi tutte le citazioni e una lunga coda di nomi quasi assenti dalle pagine.
Essere citati non significa essere approvati, visto che buona parte della presenza dell’opposizione sui giornali nasce dalla copertura ostile della stampa schierata. Leggere il conteggio come una classifica di gradimento sarebbe un errore.




