Quanto è pericoloso il caldo estivo?
Il caldo rimane può essere pericoloso, ma negli ultimi anni ci stiamo adattando meglio
A inizio luglio molti media hanno riportato uno studio del Grantham Institute secondo cui, tra il 23 giugno e il 2 luglio, l’estremo caldo avrebbe provocato un forte aumento di morti in Europa e in Italia: a Milano, diceva lo studio, le vittime sarebbero state due volte e mezzo rispetto a quelle registrate negli stessi giorni degli anni passati, mentre a Roma una volta e mezza.
Eppure, per quanto riguarda l’Italia, lo studio è stato completamente smentito, anche se quasi nessuno ne ha dato notizia. Un’analisi condotta dai ricercatori del Ministero della Salute e dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio ha mostrato che nelle due città non c’è stato alcun eccesso di mortalità. "Le variazioni osservate non sono statisticamente significative e, sebbene i dati non siano ancora consolidati, l’impatto dell’ondata di calore appare contenuto", hanno scritto gli epidemiologi.
Quanto è pericoloso il caldo estivo?
Un punto di svolta fu l’estate del 2003, ricordata come una delle più drammatiche di sempre. Secondo le stime, nell’estate di quell'anno si registrarono oltre 70 mila decessi in eccesso in Europa, di cui circa 20 mila solo in Italia. Le analisi epidemiologiche condotte dall’Istituto Superiore di Sanità evidenziarono un aumento del 36 per cento dei decessi nelle principali città italiane durante il periodo più caldo di fine luglio-inizio agosto 2003, con punte di mortalità raddoppiata in città come Torino. A essere più colpiti furono gli anziani. Proprio questo portò nel 2004 all'attivazione del sistema di sorveglianza giornaliera della mortalità (SiSMG) per rilevare velocemente gli eccessi di decessi e nel 2005 il Ministero della Salute inaugurò il Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute.
Il 2022 è stato un altro anno torrido che ha avuto effetti mortali comparabili a quelli del 2003. Secondo uno studio epidemiologico pubblicato su Nature Medicine, tra il 30 maggio e il 4 settembre 2022 si sono verificate circa 62 mila morti attribuibili al caldo in Europa, di cui 18 mila in Italia. L’Italia è risultata il Paese europeo più colpito in termini assoluti di decessi legati alle ondate di calore, ma anche in termini relativi alla popolazione: si stimano 295 morti da caldo per milione di abitanti in Italia, un tasso oltre due volte e mezzo la media europea (114 per milione). Anche Istat ha confermato questi dati stimando che nel luglio del 2022 ci fu il 20 per cento di decessi in più in Italia.
Allo stesso tempo, un'analisi pubblicata l'anno scorso ha mostrato che a parità di temperature estreme oggi si registrano meno decessi rispetto al passato. Questo suggerisce che le strategie di prevenzione e adattamento messe in campo negli ultimi vent’anni, dalle allerte meteo alla sorveglianza sanitaria, fino alla maggiore attenzione da parte delle persone, stanno funzionando e salvando vite.

È anche per questo che lo studio del Grantham Institute si è rivelato fuorviante. I ricercatori non hanno utilizzato dati reali di mortalità, ma hanno cercato di predire i decessi basandosi su modelli storici che collegano caldo e mortalità. Tuttavia, questa relazione si sta modificando: la stessa temperatura che vent’anni fa avrebbe provocato centinaia di decessi oggi ha un impatto meno drastico.
Perché sta accadendo questo cambiamento? Non c’è una risposta univoca. Probabilmente giocano un ruolo diversi fattori: comportamenti più prudenti, maggiore assistenza agli anziani e alle persone fragili e diffusione dell’aria condizionata, che in Europa resta meno comune che negli Stati Uniti ma sta aumentando. Ci sono studi che mostrano come, proprio per la scarsa diffusione dell’aria condizionata, in Europa si muoia di più d’estate rispetto agli Stati Uniti in condizioni simili di temperatura.
Il freddo è peggio del caldo
C’è poi un aspetto spesso trascurato: il freddo, complessivamente, provoca molti più decessi del caldo. Uno studio internazionale pubblicato su Lancet e condotto in 13 Paesi (tra cui l’Italia) ha stimato che circa il 7,7 per cento dei decessi totali sia legato a temperature non ottimali. Ma la stragrande maggioranza, il 7,23 per cento, è dovuta al freddo, mentre solo lo 0,4 per cento è attribuibile al caldo. In altre parole, nel periodo 1985-2012 il freddo ha causato 17 volte più morti del caldo.
Questo succede perché non solo il gelo estremo è pericoloso, ma anche il freddo moderato e prolungato durante l’inverno, che aggrava malattie cardiovascolari, respiratorie e infettive, aumentando i rischi di infarto, ictus, polmonite e influenza. Per questo in Italia – come in molti Paesi a clima temperato – la mortalità invernale è tradizionalmente più alta di quella estiva.
Tuttavia, caldo e freddo colpiscono in modi diversi. Il caldo incide di più su alcune patologie, come malattie neurologiche, disturbi mentali, patologie respiratorie ed endocrine, mentre il freddo è soprattutto letale per problemi cardiovascolari. Il caldo provoca picchi di decessi concentrati in pochi giorni, mentre il freddo esercita una pressione costante e diffusa per settimane o mesi. Con il riscaldamento globale, il bilancio tra questi due fattori sta lentamente cambiando.
In conclusione
La vicenda dello studio del Grantham Institute è un buon promemoria: non bisogna prendere per vere le prime stime che circolano, soprattutto se non sono state sottoposte a revisione scientifica.
Il caldo estivo può ancora essere molto pericoloso, come dimostrano le estati del 2003 e del 2022, ma ci sono segnali che la società si stia adattando: le misure di prevenzione, la maggiore attenzione e i cambiamenti nei comportamenti stanno riducendo i rischi. Non significa abbassare la guardia, ma sapere che, almeno su questo fronte, possiamo imparare a convivere con temperature sempre più estreme.
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