L'Italia è un paese sempre più sicuro
Gli omicidi sono scesi dell'83 per cento dal 1991 e i delitti denunciati del 18 per cento dal picco del 2007. Ma sette italiani su dieci credono che la criminalità sia in aumento.
L’Italia è uno dei paesi più sicuri d’Europa e lo è ogni anno di più: nel 2024 le forze di polizia hanno denunciato all’autorità giudiziaria 2,4 milioni di crimini, il 18 per cento in meno rispetto al massimo storico del 2007, e gli omicidi volontari sono stati 326, contro i 1.916 del 1991. Chi si informa sui giornali e nei telegiornali, però, difficilmente se ne accorge, perché la cronaca nera riempie aperture e prime pagine indipendentemente dall’andamento dei reati. Quando, nel 2010, l’Osservatorio europeo sulla sicurezza di Demos e Fondazione Unipolis contò le notizie di cronaca nera nei principali telegiornali, il Tg1 ne aveva trasmesse più di mille in tre settimane, più del triplo della BBC e diciassette volte la televisione pubblica tedesca.
L’effetto si vede nei sondaggi: il 72 per cento degli italiani è convinto che la criminalità nel paese sia in aumento rispetto a cinque anni prima, secondo quanto rilevato dallo stesso Osservatorio, ma solo il 36 per cento lo pensava della propria zona, quella conosciuta per esperienza diretta. La distanza tra le due risposte misura quanto la percezione del paese si formi sui media più che nella vita quotidiana.
Per questa analisi ho messo insieme i dati dell’Istat sui crimini denunciati dalle forze di polizia, che partono dal 2006, le serie storiche dello stesso istituto, che tornano indietro fino al 1880, i report sulla delittuosità del Ministero dell’Interno e i dati europei di Eurostat1. Questi numeri contano i reati denunciati: una parte di quelli commessi non arriva mai in una statistica e la propensione a denunciare cambia nel tempo, un punto su cui tornerò più avanti.
Il quadro che emerge è chiaro: l’Italia è un paese molto meno violento di trenta o quarant’anni fa, mentre i reati che crescono sono quasi tutti legati a internet.
Il calo dal picco del 2007
Nel 2007 le forze di polizia hanno denunciato all’autorità giudiziaria 2 milioni e 933 mila crimini, il numero più alto mai registrato. La discesa cominciata allora è durata tredici anni ed è arrivata fino a 1,9 milioni nel 2020, che però è l’anno dei lockdown e vale poco come punto di riferimento. Nel 2024 le denunce sono risalite a 2,4 milioni, il 4,2 per cento in più rispetto al 2019 ma ancora il 18 per cento in meno rispetto al picco. Il quadro cambia poco anche in rapporto agli abitanti, perché la popolazione di oggi è più o meno quella del 2007, dopo essere salita sopra i 60 milioni a metà anni Dieci: si è passati da quasi 5 mila a poco più di 4 mila crimini denunciati ogni 100 mila abitanti.
Il grosso del calo viene dai furti, scesi da 1 milione e 637 mila a 1 milione e 55 mila, cioè il 36 per cento in meno. Da soli hanno perso più di quanto abbia perso l’intero totale, perché nel frattempo altre voci sono cresciute. Le rapine si sono quasi dimezzate, da 51 mila a 29 mila, e certe forme stanno proprio sparendo: le rapine in banca erano state 3.050 nel 2007, più di otto al giorno, mentre nel 2024 sono state 63, poco più di una a settimana.
I furti di ciclomotori sono diminuiti dell’85 per cento e quelli di automobili del 40 per cento, da 173 mila a 104 mila, e qui la spiegazione è in gran parte tecnologica: da quando il blocco elettronico dell’accensione è di serie, rubare un’auto è diventato molto più complicato. Senza i reati digitali, poi, il calo complessivo sarebbe più ripido: togliendo le truffe e frodi informatiche e i crimini informatici si arriva al 26 per cento in meno dal 2007, contro il 18 del totale.
Un secolo fa, nel 1926, l’Italia aveva circa 40 milioni di abitanti e l’autorità giudiziaria avviò l’azione penale per 687 mila crimini, circa 1.700 ogni 100 mila abitanti: meno della metà del tasso attuale. Dentro quel numero però c’erano 1.620 omicidi consumati, quattro ogni 100 mila abitanti e oltre sette volte il livello di oggi, mentre i furti in rapporto alla popolazione erano meno di un terzo di quelli attuali e le ingiurie e diffamazioni denunciate, 72 mila, superavano di oltre il doppio le truffe, 32 mila. Il confronto vale come ordine di grandezza, perché quella serie conta i crimini arrivati in tribunale e la propensione a denunciare era molto più bassa, ma il paradosso resta istruttivo: l’Italia di un secolo fa registrava meno della metà dei reati di oggi ed era un paese assai più violento.
Omicidi ai minimi storici
Gli omicidi volontari sono la misura più affidabile della violenza di un paese, perché vengono denunciati quasi sempre e la definizione cambia poco tra epoche e confini. Nel 1991, l’apice della stagione mafiosa, in Italia ne furono commessi 1.916, circa uno ogni 30 mila abitanti; nel 2024 sono stati 326, uno ogni 180 mila, con un calo dell’83 per cento e un minimo assoluto di 289 toccato nel 2020.
La discesa viene da lontano e gli anni delle stragi ne facevano già parte. Dopo il massimo del 1991 si passò a 1.461 omicidi nel 1992 e a 1.065 nel 1993, fino ai 746 del 2000. Nella serie giudiziaria di fine Ottocento gli omicidi, tra tentati e consumati, sfioravano i 16 ogni 100 mila abitanti, oltre venti volte i livelli attuali, pur con definizioni non omogenee con quelle di oggi.
A sparire è stata soprattutto la violenza della criminalità organizzata. Gli omicidi di tipo mafioso, che ancora nel 2007 erano 119, nel 2024 sono stati 17. Il calo è stato invece molto più lento per gli omicidi maturati in famiglia, come ha documentato il sociologo Marzio Barbagli, e proprio per questo il loro peso sul totale continua a salire. Da circa vent’anni, inoltre, l’Italia ha un tasso di omicidi inferiore a quello di Francia e Regno Unito, due paesi che per secoli erano stati più sicuri del nostro.
Il confronto con il resto d’Europa
I confronti internazionali sulla criminalità vanno maneggiati con cura, perché ogni paese conta i reati con leggi e prassi di registrazione proprie; la stessa Eurostat raccomanda di concentrarsi sulle tendenze più che sui livelli. Fanno eccezione gli omicidi, dove la definizione è solida ovunque: nel 2024 l’Italia, con 0,57 casi ogni 100 mila abitanti secondo Eurostat, è stata il secondo paese più sicuro dell’Unione dietro il Lussemburgo; nel 2022 era stata il primo. La Francia viaggia su un tasso più che doppio del nostro (1,28), la Germania si colloca a 0,83 e la Spagna a 0,72, mentre la media dei paesi dell’Unione è intorno a 1.
Le tendenze confermano il quadro: tra il 2008 e il 2024 il tasso italiano di omicidi è sceso del 46 per cento, più della media europea, e le rapine si sono più che dimezzate. Fanno eccezione i furti in abitazione, un reato che pesa molto sul senso di sicurezza. In Italia sono rimasti sui livelli del 2008, mentre nella mediana dei paesi europei calavano del 42 per cento. Siamo con Romania e Francia uno dei tre paesi dell’Unione dove il tasso non è sceso. La serie nazionale è comunque meno piatta di quanto sembri, perché il picco è arrivato nel 2014, con 256 mila furti in casa denunciati, e da allora la discesa è stata del 39 per cento, fino a 156 mila.
Il calo italiano è parte di un fenomeno più ampio, quello che la letteratura chiama crime drop, il grande calo del crimine iniziato nei paesi occidentali negli anni Novanta: in gran parte d’Europa i reati registrati hanno toccato il picco tra la fine degli anni Ottanta e la metà dei Novanta, in Italia nel 1991 e in Germania nel 1993, e da allora scendono. Una rassegna del 2014 pubblicata su Crime and Justice ha messo alla prova 17 spiegazioni proposte, dalla demografia alla legalizzazione dell’aborto, e l’unica sopravvissuta ai test empirici è la più prosaica: la diffusione dei dispositivi di sicurezza, dal blocco elettronico delle auto alle porte blindate, ha tolto occasioni ai reati con cui spesso cominciano le carriere criminali, con effetti a cascata anche sulla violenza.
I reati che aumentano
Le truffe e le frodi informatiche sono passate da 109 mila denunce nel 2006 a 286 mila nel 2024, quasi 800 al giorno, e oggi valgono il 12 per cento di tutti i crimini, il triplo di vent’anni fa. I crimini informatici in senso stretto, come gli accessi abusivi ai sistemi, sono cresciuti da 2.394 a quasi 27 mila, undici volte tanto. La criminalità ha seguito il denaro, spostandosi dove ormai passano acquisti e risparmi, cioè online.
Le violenze sessuali denunciate sono al massimo storico: 6.831 nel 2024, il 51 per cento in più rispetto al 2006. La lettura però è delicata, perché le denunce crescono anche quando cresce il coraggio di denunciare, come mostrano le indagini sulle vittime di cui parlerò tra poco. Il confronto europeo qui inganna in direzione opposta: l’Italia risulta tra i paesi con meno violenze sessuali registrate ogni 100 mila abitanti, un dato che misura soprattutto quanto il fenomeno resta sommerso e che sarebbe un errore leggere come un primato di sicurezza.
Sono più che raddoppiate anche le estorsioni, da 5.400 a 12 mila casi l’anno. Nel complesso, quindi, la fisionomia dell’insicurezza è cambiata più della sua quantità, con meno reati di strada e più reati a distanza.
La controprova delle vittime
Si potrebbe pensare che a calare siano solo le denunce, perché gli italiani si sarebbero rassegnati a tenersi i torti subiti. Ma per rispondere esiste uno strumento costruito apposta: l’indagine sulla sicurezza dei cittadini, con cui l’Istat intervista a distanza di alcuni anni decine di migliaia di persone chiedendo quali reati abbiano subito, denunciati o no. L’ultima edizione, condotta nel 2022-2023 su circa 29 mila persone e pubblicata a giugno 2025, conferma la discesa raccontata dalle statistiche di polizia.
Tra il 2015-2016 e il 2022-2023 la quota di persone vittime di reati predatori come borseggi e rapine è scesa dal 3,7 al 2,3 per cento, mentre le famiglie che hanno subito un furto nell’abitazione principale sono passate dall’1,8 allo 0,6 per cento, un terzo di prima. La propensione a denunciare, semmai, è aumentata: le aggressioni arrivate alle forze dell’ordine sono passate dal 20 al 41 per cento dei casi, il doppio, e le statistiche ufficiali quindi sottostimano il calo reale anziché esagerarlo.
Il punto cieco resta il digitale: secondo la stessa indagine viene denunciato solo un quarto circa delle truffe informatiche. La crescita di questi reati nelle statistiche di polizia è quindi, con ogni probabilità, una sottostima del fenomeno reale.
La paura va per conto suo
Anche la percezione, sul lungo periodo, è migliorata: nel 2022-2023 il 76 per cento degli italiani dichiarava di sentirsi sicuro camminando da solo al buio nella propria zona, contro il 61 per cento del 2015-2016. La quota di chi ritiene di vivere in una zona a rischio di criminalità è scesa dal 34 al 20 per cento e la fiducia nella capacità delle forze dell’ordine di controllare il territorio è raddoppiata in quindici anni, dal 38 al 77 per cento.
Nel 2023 una ricerca di Eurispes con la Direzione centrale della Polizia criminale ha trovato di nuovo lo stesso scarto visto in apertura: solo il 21 per cento degli italiani giudicava poco sicura la propria città, in netto calo dal 33 per cento del 2019, ma uno su quattro diceva che negli ultimi tre anni la sua paura di subire reati era comunque aumentata. Anche qui le persone si sentono sicure dove vivono e insicure rispetto a un pericolo generale che sembra stare sempre da qualche altra parte.
C’è però un segnale recente che va nella direzione opposta. Nell’indagine annuale che alimenta il rapporto Bes dell’Istat, le famiglie che percepiscono un rischio di criminalità nella zona in cui vivono sono tornate a crescere, di oltre tre punti percentuali tra il 2023 e il 2024, fino a poco più di una su quattro. È un’indagine diversa da quella sulla sicurezza dei cittadini e i livelli non si possono confrontare, però il movimento sembra vero, anche perché arriva insieme alla risalita delle denunce dopo la pandemia e al ritorno del tema sicurezza nel dibattito politico.
In conclusione
L’Italia sta diventando un paese effettivamente più sicuro e tutti i dati lo indicano. Sugli omicidi, che sono l’indicatore più facile da confrontare, siamo il secondo paese più sicuro in assoluto dopo il Lussemburgo, segno di una società sempre meno violenta.
Nonostante l’aumento della sicurezza, abbiamo una percezione completamente sbagliata, dovuta a media che preferiscono l’allarmismo e parlare costantemente di qualsiasi omicidio avvenga in Italia, piuttosto che dirci cosa sta succedendo davvero, e a una politica che sfrutta questo per prendere voti. La politica, in particolare quella italiana che vive di elezione in elezione e di referendum in referendum, che punta al breve periodo e mai al lungo, usa questa strada perché è più semplice giocare sulla paura irrazionale delle persone che affrontare i problemi che affliggono il paese. Alimentare la paura e poi offrirsi come gli unici che possono risolverla è molto più facile che fare quello che servirebbe per garantire un aumento del benessere.
Il risultato è che l’Italia va meglio, ma siamo convinti di essere in preda alla criminalità. La politica e il sistema mediatico ne sono i principali responsabili.






