Gli omicidi sono scesi dell'83 per cento dal 1991 e i delitti denunciati del 18 per cento dal picco del 2007. Ma sette italiani su dieci credono che la criminalità sia in aumento.
Eccellente! Lei dovrebbe poter presentare il suo rapporto nelle scuole ed in prime time, non avverrà. Ma sta a chi vuole bene al nostro paese farle da megafono.
E' evidente che, se la televisione ogni santo giorno diffonde l'elenco dei casi di cronaca nera, le persone crederanno di vivere in un Paese poco sicuro, e di conseguenza chiederanno allo Stato di provvedere. Da qui il moltiplicarsi dei reati , non nella realtà ma nel codice penale, assieme all'inasprimento delle pene da cui deriva l'affollamento delle carceri, che non si adeguano automaticamente all'aumento della popolazione carceraria. Inutile dire, poi, che rispondere alla domanda di più sicurezza con maggiori incriminazioni (pure queste naturalmente ampiamente diffuse) porta voti al governo.
L'inasprimento delle pene è la soluzione a tutto per la politica. Facile modo per convincere le persone che stai facendo qualcosa anche se non fai nulla.
Il problema della percezione della sicurezza è che è influenzata da molti elementi immateriali o difficilmente misurabili. Gli omicidi sono calati, ma come viene detto proprio nel testo gli omicidi mafiosi e quelli di matrice politica tenevano altissimo il dato: le persone nel 1990 non avevano paura a uscire di casa e finire vittima di Cosa Nostra a meno di situazioni davvero eccezionali. Nella statistica degli omicidi, va considerata anche la demografia: a livello assoluto la popolazione non è cambiata molto, ma è cambiata drasticamente la composizione. Oggi la percentuale di over 65 sulla popolazione è impennata e continua a crescere, e un 80enne ha ovviamente molte meno possibilità di un 40enne di compiere un omicidio. I quartieri-ghetto dove le persone hanno paura a transitare, non finiscono in nessuna statistica. I bivacchi che allontano le persone da luoghi di ogni tipo, non finiscono in nessuna statistica. Una ragazza che non vuole andare a prendere il treno da sola di sera non finisce in nessuna statistica, una molestia in metropolitana può benissimo non finire in nessuna statistica, ma non a caso le violenze sessuali sono aumentate molto negli ultimi 20 anni, fino al record storico. Moltissime aggressioni e situazioni di pericolo finiscono nelle statistiche di crimini "minori" o addirittura senza denuncia. ma la percezione di sicurezza cambia sensibilmente: le persone non avevano paura di essere uccise da Cosa Nostra nel 1991 (o nel 2007), le stesse persone oggi hanno paura a prendere un mezzo pubblico, o girare da sole di notte.
Volevo scrivere esattamente questo. Lungi da me soffiare sul fuoco, però l'argomento di essere un paese più sicuro perché calano gli omicidi è vero nel senso meccanico, però la percezione è altra cosa.
Detto questo è anche vero che la politica ci vince le elezioni con le strumentalizzazioni, quindi è anche importante far vedere che la situazione non è drammatica come raccontata.
Il (falso) tema della sicurezza è la grande arma di distrazione di massa che una classe politica cialtrona utilizza per nascondere la propria inettitudine.
Ho scritto un post simile (ma non così ben fatto e dettagliato) su X qualche giorno fa e sono stato assalito da centinaia di fascio-Vannacciani con commenti tipo "ma dove vivi??" , "ma non dire scemenze!" e sopratutto con l'affermazione "ci sono meno delitti ma li fanno quasi tutti gli immigrati!", argomentazione molto sciocca: ti dicono "ci sono meno delitti ma li compiono sopratutto gli immigrati, quindi non è vero che l'Italia è più sicura!" , gli fai notare la fallacia logica di tale affermazione e loro niente , vanno avanti imperterriti, magari riportandoti un episodio che è capitato a loro, come se la conoscenza episodica personale facesse statistica generale. Una fatica... Potrebbero arrivare anche qui. Nel caso sono già pronto. :)
Oltretutto l’aumento delle frodi telematiche non può essere addebitato e registrato come una questione di sicurezza interna al paese, considerando che i truffatori possono (e spesso lo sono) risiedere in qualsiasi altro paese del mondo, senza che gli organi di controllo nazionale possano più di tanto prevenire e/o contrastare il fenomeno.
Comprendo la comparabilità dei dati a livello internazionale e attraverso il tempo. Ma è sufficiente misurare la salita o sulla discesa degli omicidi e delle rapine, per qualificare la sicurezza di un paese? Se, dati alla mano, una persona ha meno probabilità di venire uccisa ma ne ha di più di subire violenza sessuale, estorsioni o percosse, possiamo dire davvero che siamo "più al sicuro" di prima?
Le indagini ISTAT sono su campioni di persone: su questo si fa una proiezione statistica. Il risultato e la sua credibilità dipendono dalla dimensione e dalla qualità del campione utilizzato e, last but not list, dal fatto che vengano fornite risposte veritiere.
Sí, la misurazione delle mancate denunce, pur con la rilevazione ISTAT, resta largamente sommerso.
La prima, legata alla percezione della situazione, riguarda il fatto che c'é una comunicazione ansiogena delle notizie: se un determinato reato (ad esempio un efferato omicidio) persiste in modo martellante su quotidiani e televisioni per quindici giorni, di fatto si parla di un singolo evento, ma l'impatto psicologico é che che ci sia una infiorescenza di omicidi. Li ero occupato di ció anni fa ed é davvero interessante vedere lo stretto legame tra l'esigenza di "odience" in ambito giornalistico e l'impatto sulla percezione della sicurezza.
La seconda considerazione, invece, é che non c'é nessuno strumento per misurare le mancate denunce, in particolare quando neppure é stato richiesto l'intervento delle Forze dell'Ordine per constatare l'avvenuto crimine: la mancata denuncia é effettivamente un sommerso non quantificabile.
"La mancata denuncia é effettivamente un sommerso non quantificabile". Esistono le indagini Istat che chiedono a campioni di italiani se hanno subito crimini e anche lì c'è un calo.
Eccellente! Lei dovrebbe poter presentare il suo rapporto nelle scuole ed in prime time, non avverrà. Ma sta a chi vuole bene al nostro paese farle da megafono.
E' evidente che, se la televisione ogni santo giorno diffonde l'elenco dei casi di cronaca nera, le persone crederanno di vivere in un Paese poco sicuro, e di conseguenza chiederanno allo Stato di provvedere. Da qui il moltiplicarsi dei reati , non nella realtà ma nel codice penale, assieme all'inasprimento delle pene da cui deriva l'affollamento delle carceri, che non si adeguano automaticamente all'aumento della popolazione carceraria. Inutile dire, poi, che rispondere alla domanda di più sicurezza con maggiori incriminazioni (pure queste naturalmente ampiamente diffuse) porta voti al governo.
L'inasprimento delle pene è la soluzione a tutto per la politica. Facile modo per convincere le persone che stai facendo qualcosa anche se non fai nulla.
Il problema della percezione della sicurezza è che è influenzata da molti elementi immateriali o difficilmente misurabili. Gli omicidi sono calati, ma come viene detto proprio nel testo gli omicidi mafiosi e quelli di matrice politica tenevano altissimo il dato: le persone nel 1990 non avevano paura a uscire di casa e finire vittima di Cosa Nostra a meno di situazioni davvero eccezionali. Nella statistica degli omicidi, va considerata anche la demografia: a livello assoluto la popolazione non è cambiata molto, ma è cambiata drasticamente la composizione. Oggi la percentuale di over 65 sulla popolazione è impennata e continua a crescere, e un 80enne ha ovviamente molte meno possibilità di un 40enne di compiere un omicidio. I quartieri-ghetto dove le persone hanno paura a transitare, non finiscono in nessuna statistica. I bivacchi che allontano le persone da luoghi di ogni tipo, non finiscono in nessuna statistica. Una ragazza che non vuole andare a prendere il treno da sola di sera non finisce in nessuna statistica, una molestia in metropolitana può benissimo non finire in nessuna statistica, ma non a caso le violenze sessuali sono aumentate molto negli ultimi 20 anni, fino al record storico. Moltissime aggressioni e situazioni di pericolo finiscono nelle statistiche di crimini "minori" o addirittura senza denuncia. ma la percezione di sicurezza cambia sensibilmente: le persone non avevano paura di essere uccise da Cosa Nostra nel 1991 (o nel 2007), le stesse persone oggi hanno paura a prendere un mezzo pubblico, o girare da sole di notte.
Volevo scrivere esattamente questo. Lungi da me soffiare sul fuoco, però l'argomento di essere un paese più sicuro perché calano gli omicidi è vero nel senso meccanico, però la percezione è altra cosa.
Detto questo è anche vero che la politica ci vince le elezioni con le strumentalizzazioni, quindi è anche importante far vedere che la situazione non è drammatica come raccontata.
Il (falso) tema della sicurezza è la grande arma di distrazione di massa che una classe politica cialtrona utilizza per nascondere la propria inettitudine.
Evidente!
Ho scritto un post simile (ma non così ben fatto e dettagliato) su X qualche giorno fa e sono stato assalito da centinaia di fascio-Vannacciani con commenti tipo "ma dove vivi??" , "ma non dire scemenze!" e sopratutto con l'affermazione "ci sono meno delitti ma li fanno quasi tutti gli immigrati!", argomentazione molto sciocca: ti dicono "ci sono meno delitti ma li compiono sopratutto gli immigrati, quindi non è vero che l'Italia è più sicura!" , gli fai notare la fallacia logica di tale affermazione e loro niente , vanno avanti imperterriti, magari riportandoti un episodio che è capitato a loro, come se la conoscenza episodica personale facesse statistica generale. Una fatica... Potrebbero arrivare anche qui. Nel caso sono già pronto. :)
Oltretutto l’aumento delle frodi telematiche non può essere addebitato e registrato come una questione di sicurezza interna al paese, considerando che i truffatori possono (e spesso lo sono) risiedere in qualsiasi altro paese del mondo, senza che gli organi di controllo nazionale possano più di tanto prevenire e/o contrastare il fenomeno.
Comprendo la comparabilità dei dati a livello internazionale e attraverso il tempo. Ma è sufficiente misurare la salita o sulla discesa degli omicidi e delle rapine, per qualificare la sicurezza di un paese? Se, dati alla mano, una persona ha meno probabilità di venire uccisa ma ne ha di più di subire violenza sessuale, estorsioni o percosse, possiamo dire davvero che siamo "più al sicuro" di prima?
Le indagini ISTAT sono su campioni di persone: su questo si fa una proiezione statistica. Il risultato e la sua credibilità dipendono dalla dimensione e dalla qualità del campione utilizzato e, last but not list, dal fatto che vengano fornite risposte veritiere.
Sí, la misurazione delle mancate denunce, pur con la rilevazione ISTAT, resta largamente sommerso.
Ci sono due considerazioni da fare.
La prima, legata alla percezione della situazione, riguarda il fatto che c'é una comunicazione ansiogena delle notizie: se un determinato reato (ad esempio un efferato omicidio) persiste in modo martellante su quotidiani e televisioni per quindici giorni, di fatto si parla di un singolo evento, ma l'impatto psicologico é che che ci sia una infiorescenza di omicidi. Li ero occupato di ció anni fa ed é davvero interessante vedere lo stretto legame tra l'esigenza di "odience" in ambito giornalistico e l'impatto sulla percezione della sicurezza.
La seconda considerazione, invece, é che non c'é nessuno strumento per misurare le mancate denunce, in particolare quando neppure é stato richiesto l'intervento delle Forze dell'Ordine per constatare l'avvenuto crimine: la mancata denuncia é effettivamente un sommerso non quantificabile.
"La mancata denuncia é effettivamente un sommerso non quantificabile". Esistono le indagini Istat che chiedono a campioni di italiani se hanno subito crimini e anche lì c'è un calo.