L'Italia ha il 24 per cento di studenti STEM contro il 27 per cento europeo, mentre guida la classifica europea per scienze sociali e umanistiche con il 31 per cento.
È sempre l'eredità di Croce e Gentile, fatta propria da tutti i colori politici: scienta e tecnologia non sono cultura. Basta vedere in TV quanti politici e VIP si vantano divertiti di non capir nulla di matematica.
Da ingegnere informatico di una certa età e technology enthusiast non posso che guardare a questi numeri (di cui avevo già una certa consapevolezza) con profonda amarezza. La verità è che siamo passati da un paese dove le tematiche STEM erano appannaggio solo di alcuni eletti e appassionati ad un paese dove le stesse tematiche vengono subite passivamente un po' da tutti. Penso soprattutto alle tecnologie legate ad Internet che oggi sono utilizzate da chiunque, compresi purtroppo i più piccini, senza la benchè minima consapevolezza di cosa, come, perchè. Fino a 20 anni fa le conoscenze compartimentate di ognuno erano la base per azioni concrete sia in termini lavorativi che di vita quotidiana. Oggi la disponibilità illimitata di conoscenza sembra invece averci reso tutti più ignoranti e incapaci. E in questo switch improvviso, per impreparazione ma anche con una certa dose di dolo, abbiamo perso l'occasione per lanciare le nuove generazioni all'inseguimento di un mondo che, pur apprezzando ancora la letteratura e le arti varie, non potrà esistere se non al ritmo scandito dai continui, sempre più ravvicinati avanzamenti tecnologici. Vedo le colpe nelle istituzioni, ovviamente e in primis, che avrebbero dovuto immediatamente investire nella scuola italiana dove oggi abbiamo connettività internet e lavagne elettroniche ma solo come vetrina di un modello che erà già vecchio quando la frequentavo io. Un altro pezzo di colpa va alle università che non permeano mai veramente il mondo del lavoro con l'innovazione di cui dovrebbero essere il fulcro e non una copia ridondante. E infine la colpa più grande è la nostra, dell'italianità, che permea ogni cosa. Quella stessa italianità che ha visto Olivetti spiegare agli americani cos'era un processore e che oggi mutila se stessa sui social lamentandosi di qualsiasi cosa senza mai e poi mai fare nulla. Come possiamo solo pensare che da questo panorama, ulteriormente azzoppato dalla denatalità, possa derivare un nuovo Rinascimento? Come recuperare il tempo perso e formare una generazione consapevole dello stato dell'arte del progresso e in grado di usarlo, farlo avanzare e non semplicemente subirlo? E quei pochi che hanno fatto tutto da soli? Beh, se li cercate li trovate all'estero a godersi il successo, quasi sicuramente in quei paesi dove STEM significa veramente qualcosa.
Molto interessante leggere questi dati e lo dice una che per motivi di lavoro ha fatto entrambi i percorsi. Lettere magistrale e farmacia. Paradossalmente per quanto amante della letteratura mi sono trovata molto molto meglio a studiare una facoltà scientifica per quanto più complessa. Credo ci sia una sorta di paura e disincentivo nei confronti delle facoltà tecnico scientifiche, soprattutto per noi donne e per chi proviene come la sottoscritta da un liceo classico.
Io ho fatto il liceo classico (classe '99) e mi sono iscritto a ingegneria con basi pressochè nulle di matematica e fisica rispetto ai prerequisiti. Eppure dopo lo sconcerto iniziale mi sono reso conto che il metodo era la chiave e non le conoscenze pregresse. E il liceo classico è la palestra migliore per ottenere un metodo universale di studio, comprensione e memoria. Da allora ho sempre sempre pensato che il greco antico abbia inconsapevolmente gettato in me le basi dei linguaggi di programmazione e delle formule matematiche perchè le sue complesse regole e declinazioni poco distano dalla struttura logico-sintattica in suddetti ambiti. E concordo con l'idea di una paura diffusa nell'approcciare certe facoltà a causa dell'eterno spauracchio della complessità. Se si decide di prendere la via più facile però poi non è consentito lamentarsi degli scarsi risultati in termini di occasioni lavorative e sviluppo professionale.
In realtà gli studenti delle facoltà umanistiche in italia sono pochi, non capisco che senso ha mischiarli con quelli delle scienze sociali che sono l'ambito dove in effetti ci sono troppi iscritti
È sempre l'eredità di Croce e Gentile, fatta propria da tutti i colori politici: scienta e tecnologia non sono cultura. Basta vedere in TV quanti politici e VIP si vantano divertiti di non capir nulla di matematica.
Da ingegnere informatico di una certa età e technology enthusiast non posso che guardare a questi numeri (di cui avevo già una certa consapevolezza) con profonda amarezza. La verità è che siamo passati da un paese dove le tematiche STEM erano appannaggio solo di alcuni eletti e appassionati ad un paese dove le stesse tematiche vengono subite passivamente un po' da tutti. Penso soprattutto alle tecnologie legate ad Internet che oggi sono utilizzate da chiunque, compresi purtroppo i più piccini, senza la benchè minima consapevolezza di cosa, come, perchè. Fino a 20 anni fa le conoscenze compartimentate di ognuno erano la base per azioni concrete sia in termini lavorativi che di vita quotidiana. Oggi la disponibilità illimitata di conoscenza sembra invece averci reso tutti più ignoranti e incapaci. E in questo switch improvviso, per impreparazione ma anche con una certa dose di dolo, abbiamo perso l'occasione per lanciare le nuove generazioni all'inseguimento di un mondo che, pur apprezzando ancora la letteratura e le arti varie, non potrà esistere se non al ritmo scandito dai continui, sempre più ravvicinati avanzamenti tecnologici. Vedo le colpe nelle istituzioni, ovviamente e in primis, che avrebbero dovuto immediatamente investire nella scuola italiana dove oggi abbiamo connettività internet e lavagne elettroniche ma solo come vetrina di un modello che erà già vecchio quando la frequentavo io. Un altro pezzo di colpa va alle università che non permeano mai veramente il mondo del lavoro con l'innovazione di cui dovrebbero essere il fulcro e non una copia ridondante. E infine la colpa più grande è la nostra, dell'italianità, che permea ogni cosa. Quella stessa italianità che ha visto Olivetti spiegare agli americani cos'era un processore e che oggi mutila se stessa sui social lamentandosi di qualsiasi cosa senza mai e poi mai fare nulla. Come possiamo solo pensare che da questo panorama, ulteriormente azzoppato dalla denatalità, possa derivare un nuovo Rinascimento? Come recuperare il tempo perso e formare una generazione consapevole dello stato dell'arte del progresso e in grado di usarlo, farlo avanzare e non semplicemente subirlo? E quei pochi che hanno fatto tutto da soli? Beh, se li cercate li trovate all'estero a godersi il successo, quasi sicuramente in quei paesi dove STEM significa veramente qualcosa.
Molto interessante leggere questi dati e lo dice una che per motivi di lavoro ha fatto entrambi i percorsi. Lettere magistrale e farmacia. Paradossalmente per quanto amante della letteratura mi sono trovata molto molto meglio a studiare una facoltà scientifica per quanto più complessa. Credo ci sia una sorta di paura e disincentivo nei confronti delle facoltà tecnico scientifiche, soprattutto per noi donne e per chi proviene come la sottoscritta da un liceo classico.
Io ho fatto il liceo classico (classe '99) e mi sono iscritto a ingegneria con basi pressochè nulle di matematica e fisica rispetto ai prerequisiti. Eppure dopo lo sconcerto iniziale mi sono reso conto che il metodo era la chiave e non le conoscenze pregresse. E il liceo classico è la palestra migliore per ottenere un metodo universale di studio, comprensione e memoria. Da allora ho sempre sempre pensato che il greco antico abbia inconsapevolmente gettato in me le basi dei linguaggi di programmazione e delle formule matematiche perchè le sue complesse regole e declinazioni poco distano dalla struttura logico-sintattica in suddetti ambiti. E concordo con l'idea di una paura diffusa nell'approcciare certe facoltà a causa dell'eterno spauracchio della complessità. Se si decide di prendere la via più facile però poi non è consentito lamentarsi degli scarsi risultati in termini di occasioni lavorative e sviluppo professionale.
Perfettamente d'accordo
Scienze sociali cosa sarebbero?
In realtà gli studenti delle facoltà umanistiche in italia sono pochi, non capisco che senso ha mischiarli con quelli delle scienze sociali che sono l'ambito dove in effetti ci sono troppi iscritti