11 Commenti
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Avatar di Paola

La teoria dell'evoluzione ci insegna che non esiste un istinto a perpetuare la specie - anche se in una specie altamente sociale come la nostra ci sono forti pressioni evolutive alla cooperazione di gruppi- ma semmai a trasmettere il proprio corredo genetico. Non siamo però, ormai mi pare largamente accreditato, macchinette al servizio dei nostri geni. I quali peraltro possono essere efficacemente trasmessi da un parente stretto. Se aiuto mia sorella o mio fratello a crescere i suoi pargoli, avrò fatto la gran parte del lavoro.

Questo per dire che la risposta non c'è ma un pezzo importante mi pare essere nell'impegno e nel costo esistenziale e materiale di avere figli, a molte latitudini se non a tutte -questo non spiega molte cose ma la risalita della fecondità tra persone ad alto reddito sì - e nel fatto che dobbiamo superare una concezione per cui il desiderio e la volontà di avere figli sono un imperativo assoluto per tutti (peraltro, visto che le sono le donne a partorire è naturale che ci si interroghi molto sui desideri, volontà, progetti, doveri delle donne e non sappiamo quasi niente di che cosa desidererebbero gli uomini, a parte i progetti un po' distopici di miliardari nevrotici o di forze politiche di estrema destra).Non dimentichiamo che per vincoli naturali e di risorse la popolazione delle varie famiglie umane fino ad homo sapiens è rimasta pressoché stabile per milioni di anni. Le nostre società sono un battito di ciglia nell'evoluzione umana, forse più una bizzarra eccezione che il destino manifesto della nostra specie.

Avatar di La Gazzetta Europea

L’aumento della condizione femminile e del suo prestigio distrugge il tasso di fertilità, in quanto le donne si sposano e fanno figli solo se il partner è socialmente ed economicamente superiore

All’aumentare del reddito femminile in comparazione a quello maschile, diminuiscono i tassi di fertilità

Questa condizione colpisce di più le fasce basse della popolazione, dove, per motivi di QI, la fascia maschile è particolamente disfunzionale

Avatar di Gianni Berardi

Anche se brutale è una spiegazione che ha i suoi pregi.

In una società libera e democratica sono le donne a decidere se fare figli, e questa spiegazione ci può stare anche se in parte.

Tante persone che conosco si sono sposate, con la controparte maschile che è abbondantemente all'altezza (professori universitari, medici ecc.), ma non hanno avuto figli.

Nelle comunità religiose (musulmani, ebrei ortodossi ecc.) comanda l'uomo riguardo la decisione su quanti figli avere.

Posso testimoniare di casi di donne musulmane che abitano in Italia e che chiedono ai medici di famiglia metodi per non rimanere incinta all'insaputa del marito, dopo aver già avuto 3 o 4 gravidanze.

Avatar di Catie

Non solo. Più aumenta la scolarizzazione femminile, meno figli nascono. Per questo noi donne possiamo avere il dito sul grilletto genetico, dovrebbero pensarci, ogni tanto, gli uomini, e sostenere l’eventuale desiderio di avere figli, invece di metterci i bastoni fra le ruote

Avatar di Gianni Berardi

Personalmente ritengo l'aver fatto figli l'unica cosa in grado di aver dato un senso reale alla mia esistenza.

L'ho maturato negli anni (ora ne ho 48) passando da molteplici vissuti in un quotidiano interrogarmi, cercando di farlo senza filtri; oltre il successo economico e l'approvazione degli altri quando rimani da solo con te stesso e sei biologicamente messo con le spalle al muro dalla necessità del senso di cui sopra, se non si ha la capacità di sublimare tale costrizione, dono concesso a pochi eletti e non per tutta la vita, allora il cerchio si stringe.

Chiaramente è il mio punto di vista figlio (appunto...) di circostanze e genetica.

Avatar di Catie

Io ne ho tre, e li amo più della mia vita, ma non sono loro ad aver dato senso alla mia esistenza. La mia esistenza ha avuto senso in una molteplicità di aspetti, lo studio che mi ha resa una persona pensante, un lavoro che ho amato e attraverso il quale ritengo di aver lasciato una piccolissima impronta nel cuore e nel benessere di altre persone (anche senza successo economico :), una relazione duratura, salda nonostante i suoi alti e bassi, l’amore di cui sono stata oggetto e soggetto. E anche i figli, che ho sempre desiderato. Ma appunto per questo la vita di una donna non può essere ridotta all’esperienza della maternità; io sono stata una madre migliore perché avevo e ho avuto tutte queste altre esperienze. Donne più istruite e consapevoli del proprio valore fanno figli più felici e saldi. E se sono un po’ di meno, pazienza

Avatar di Ranieri

Diversi anni fa, sociologhe bolognesi intervistarono un campione di donne benestanti, le meno fertili della loro città, senza figli il doppio della media. Emergeva chiaramente la scarsa attrazione per la vita familiare, alla quale si preferivano altri aspetti della vita. Tra le senza figli, diverse ammettevano di non amare i bambini, cosa che una generazione prima avrebbe provocato pubblica riprovazione

Avatar di Stefano Gotta

La denatalità è un falso problema.

Si ebbe una situazione analoga durante la rivoluzione industriale.

Le donne ebbero accesso al mondo del lavoro, quindi si sposavano più tardi, avevano maggiore autonomia economica e si potevano permettere di scegliere mariti migliori, con cui pianificare meglio le loro famiglie.

Il tasso di fertilità delle donne inglesi si dimezzò.

Forse che il PIL inglese diminuì perché c’era meno forza lavoro? Al contrario! Cresceva più in ogni altra nazione.

L’innovazione tecnologica fece scomparire i lavori più squalificanti sostituiti da molte nuove professioni legate alle novità tecnologiche.

Forza lavoro scarseggiante, insieme al potenziamento del sistema educativo portarono allo stesso tempo ai salari più alti e alla produttività più alta di quel tempo. La competitività aumentò nonostante i salari fossero alcune volte più alti delle altre grandi nazioni europee.

Quindi non è necessario sostenere che siccome la popolazione non cresce, la forza lavoro non cresce e quindi il PIL ristagna.

È una posizione ideologica che ci vuol convincere subdolamente che se non importiamo immigrati con donne a tasso di fertilità 4 non riusciremo a pagare le pensioni delle generazioni future.

La popolazione diminuirà a causa della denatalità? Dovremmo farcene una ragione e pensare come la premier giapponese che ha detto recentemente “la denatalità va affrontata con politiche interne, non con l’immigrazione massiccia” avendo come obiettivo la conservazione dell’“identità nazionale e coesione sociale.”

In fondo all’inizio della Repubblica i nostri padri erano “solo” 45 milioni eppure hanno ricostruito l’Italia e l’hanno industrializzata.

Il PIL ristagna? Non è colpa della denatalità ma di uno stato dirigista e vorace che sottrae risorse alle imprese con una iper tassazione che alimenta una spesa pubblica fuori controllo e che limita la libertà di intraprendenza con una burocratizzazione autoreferenziale.

Avatar di Andrea Mascara

Perchè si deve accettare l'idea che se decidi di avere figli, devi necessariamente metterci una bella dose di fatica e pazienza, ora nessuno ha più voglia di fare fatica, molto meglio prendere un cane..poi tra qualche anno, saranno i cani a pagarci le pensioni

Avatar di Ecologia della conoscenza

Articolo molto bello e ricco di informazioni su un tema di cui discutono tutti senza approfondirlo scientificamente.

Le varie strategie estemporanee di soluzione, proposte a destra e a manca, non hanno riscontro o lo hanno con incertezza, su tempi e investimenti enormi.

Quindi forse è il caso di accettare il calo demografico e trovare dei modi per gestire anche scenari peggiori di quelli attuali e le loro conseguenze.

La produttività ad esempio non può aumentare se la popolazione invecchia, nonostante la necessità contraria. I ricercatori più efficaci (ed efficienti visti gli scarsi stipendi) sono quelli più giovani.

Gli investimenti più redditizi sono anche quelli più rischiosi e meno tradizionali ed è quindi inevitabile che le persone più anziane, con un orizzonte temporale più ridotto, investano più in case e titoli di stato che in azioni.

Pagare le pensioni in un sistema ridistributivo come il nostro sarà molto difficile con il calo contemporaneo di tre fattori: demografico, produttività e redditività dei capitali.

Purtroppo ai governi rimarranno poche leve, non potendo toccare quella pensionistica, e cioè ridurre i servizi come la sanità e l'assistenza domiciliare.

Con ciò, cinicamente, è inevitabile che cali l'età media e il carico pensionistico.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere.

Le spese per istruzione calano naturalmente, ma anche quelle in sicurezza che sono ovviamente proporzionali al numero di persone giovani.

Con meno giovani vi saranno minori possibilità di avere soldati e alla fine le spese di difesa aumenteranno solo in tecnologie per le guerre a distanza.

I consumi interni diminuiranno e saranno limitati ai giovani ad alto reddito e con patrimoni lasciati dai nonni.

A tutto il resto penseranno gli immigrati, i social e le intelligenze artificiali.

Ma forse va bene così, l'alternativa da cui partiamo era che ai nonni dovevano pensare i figli, per mancanza di assistenza e pensioni. E per gli anziani la sanità era molto peggiore, le guerre che portavano via i figli erano più frequenti, il lavoro in fabbrica o nei campi massacrante.

A chi dice "si stava meglio quando si stava peggio", specialmente se anziano, gli infilo il bastone nei raggi delle ruote della carrozzina.