Come funziona davvero la giustizia italiana
Cosa dicono i dati del Justice Scoreboard, di Eurostat e dell’Eurobarometro sul sistema giudiziario italiano nel confronto europeo
Domenica 22 e lunedì 23 marzo gli italiani voteranno sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con i sondaggi che danno un equilibrio quasi perfetto tra Sì e No. Ma al di là del quesito specifico, il voto cade in un momento in cui vale la pena chiedersi come funzioni davvero la giustizia italiana: quanto costa, quante persone ci lavorano, quanto è lenta e quanto è migliorata.
Un sistema che smaltisce più di quanto riceve
Il punto di partenza è capire quante cause entrano ogni anno nel sistema giudiziario italiano. Secondo i dati Eurostat del 2023, nei tribunali di primo grado italiani sono stati presentati circa 1,1 milioni di procedimenti penali, ai quali si aggiungono 3 milioni di cause non penali, che comprendono le vertenze civili e commerciali, oltre 1,27 milioni di quelle più strettamente litigiose in ambito civile-commerciale, e 50 mila cause amministrative. Rapportato alla popolazione, l’Italia registra circa 1.876 procedimenti penali per 100 mila abitanti, un valore nella media europea: per confronto, la Spagna arriva a 1.655, la Francia a 1.421, la Germania a 1.308.
Per le cause civili e commerciali litigiose, il dato italiano è di circa 2,15 per 100 abitanti, un livello comparabile a quello di Francia (2,14) e superiore a Germania (1,27), ma inferiore a Spagna (3,13) e Romania (7,85). Il sistema italiano, insomma, non è un outlier per quantità di cause in entrata: il numero di procedimenti riflette in parte le dimensioni del paese e in parte la cultura del contenzioso.
Il dato più interessante, però, riguarda la capacità del sistema di smaltire ciò che riceve. Il clearance rate è il rapporto tra le cause risolte e quelle nuove in entrata, quando supera 1, significa che il sistema risolve più cause di quante ne arrivino, riducendo così l’arretrato. Nel 2023 l’Italia ha registrato un tasso di 1,10 per le cause civili e commerciali litigiose: il valore più alto tra tutti i paesi dell’Unione con dati disponibili. Per le cause amministrative il tasso sale addirittura a 1,21, secondo solo alla Grecia tra i paesi con serie storiche complete. Questo significa che l’Italia sta attivamente erodendo il numero di cause pendenti accumulate nel corso degli anni precedenti.
I numeri sulle cause pendenti confermano questa tendenza. Le vertenze civili e commerciali ancora aperte a fine 2023 erano 3,3 ogni 100 abitanti, in calo rispetto alle 4,5 del 2014 e alle 3,6 del 2021. Anche le cause non penali complessive sono scese da 7,4 a 5,1 per 100 abitanti nello stesso arco temporale. Il problema dell’arretrato è reale e ancora molto consistente in termini assoluti, ma la direzione è quella giusta.
I tempi sono ancora lunghi, ma in miglioramento
La voce più critica del sistema giudiziario italiano rimane la durata dei processi. Il disposition time, ovvero il numero di giorni stimati per chiudere una causa in primo grado, è uno degli indicatori più utilizzati per confrontare i sistemi giudiziari europei: il Justice Scoreboard 2025, il rapporto annuale della Commissione Europea sulla qualità e l’efficienza dei sistemi giudiziari dei ventisette Stati membri, lo calcola per ogni paese e per ogni tipo di procedimento. Per le cause civili e commerciali litigiose, nel 2023 l’Italia registra un tempo medio di 511 giorni, mentre la media europea è di 292 giorni. Peggio dell’Italia tra i grandi paesi europei fa solo la Spagna, che raggiunge 444 giorni, mentre la Germania si ferma a 249, la Francia a 354 e la Danimarca a 265. I sistemi più veloci sono quelli dell’Europa centrale e baltica: la Lituania chiude le cause civili in 120 giorni, la Repubblica Ceca in 126, l’Austria in 141.
Il dato positivo è che l’Italia ha migliorato in modo continuativo nel tempo. Nel 2014 i tempi per le cause civili erano di 532 giorni, nel 2021 erano saliti a 560 per poi scendere progressivamente a 540 nel 2022 e a 511 nel 2023. La comparazione con il 2014 mostra una riduzione di circa 21 giorni in quasi dieci anni, mentre il picco post-pandemia è stato assorbito.
Ancora più significativo è il miglioramento nella giustizia amministrativa, che riguarda le controversie tra i cittadini e la pubblica amministrazione. Nel 2014 ci volevano in media 984 giorni per chiudere una causa amministrativa in primo grado: quasi tre anni. Nel 2021 questo valore era sceso a 756 giorni, nel 2022 a 574, e nel 2023 si è attestato a 595. Il miglioramento complessivo rispetto al 2014 è di quasi quattrocento giorni, un cambiamento strutturale notevole. La media europea per la giustizia amministrativa è di 382 giorni, quindi l’Italia rimane al di sopra, ma la distanza si è accorciata in modo rilevante.
Per dare un’idea della variabilità europea, basta guardare agli estremi. La Lituania risolve le cause amministrative in 64 giorni, la Svezia in 83, la Polonia in 130. All’altro capo della classifica troviamo la Slovacchia, con 1.040 giorni e Malta con 1.350. L’Italia, dunque, si colloca in una fascia intermedio-critica, ben lontana dai sistemi più efficienti ma anche distante dai casi più problematici.
Pochi giudici, molti avvocati, spesa nella media
Uno degli argomenti più ricorrenti nel dibattito sulla giustizia italiana riguarda la carenza di personale. I dati del Justice Scoreboard confermano che l’Italia ha effettivamente pochi giudici in rapporto alla popolazione: nel 2023 si contavano 12,2 giudici ogni 100 mila abitanti, contro una media europea di 22,2. L’Italia si posiziona al settimo posto dal basso su ventisette paesi, subito sopra la Svezia (11,8), la Spagna (11,1), la Francia (11,1) e l’Irlanda (3,7, con un sistema giudiziario strutturalmente diverso). I paesi con più giudici pro capite sono la Croazia (42,3), la Slovenia (39,8), la Grecia (38,5) e il Lussemburgo (35,4).
Il contrasto con il numero di avvocati è considerevole. L’Italia ha 386 avvocati ogni 100 mila abitanti, il quarto valore più alto dell’intera Unione Europea dopo Lussemburgo, Cipro e Grecia, e quasi il doppio della media europea di 199. Questo squilibrio tra il numero di professionisti che portano cause in tribunale e il numero di giudici che devono definirle è uno dei fattori strutturali che contribuisce all’allungamento dei tempi. Ogni giudice italiano si trova a gestire un carico di lavoro proporzionalmente molto più elevato rispetto ai colleghi europei.
Sul fronte della spesa, l’Italia investe nella giustizia una quota di PIL in linea con la media europea. Nel 2023 la spesa pubblica per i tribunali si è attestata allo 0,33 per cento del PIL, contro una media UE dello 0,32 per cento: l’Italia si colloca quindi al decimo posto su ventisette paesi, praticamente nella media. In termini assoluti per abitante, la spesa è di 118 euro pro capite, analoga a quella della Francia (118 euro) e superiore a quella della Spagna (107 euro) ma inferiore a quella della Germania (183 euro) e del Lussemburgo (297 euro, che però è un caso atipico per struttura economica). Il problema non è quindi tanto quanto si spende, ma come vengono distribuite le risorse tra giudici, personale amministrativo, infrastrutture e tecnologia.
La fiducia dei cittadini cresce, ma è ancora fragile
La percezione che i cittadini hanno della propria giustizia è uno degli indicatori più politicamente rilevanti. L’Eurobarometro mostra che nel 2025, il 46 per cento degli italiani valuta il sistema giudiziario come “buono” in termini di indipendenza dei giudici (la somma di chi risponde “molto buono”, il 7 per cento, e “abbastanza buono”, il 39 per cento). Si tratta di un aumento considerevole rispetto al 25 per cento registrato nel 2016: in nove anni la quota di italiani con una valutazione positiva della giustizia è quasi raddoppiata, con una crescita di 21 punti percentuali. Per dare la misura di questo cambiamento, in Italia si tratta dell’aumento più netto tra i paesi del Mediterraneo.
Tuttavia, la media europea nel 2025 è del 54 per cento (13 per cento molto buono, 41 per cento abbastanza buono): l’Italia rimane quindi otto punti al di sotto. I paesi con le valutazioni più alte sono la Finlandia (89 per cento di giudizi positivi), l’Austria (87 per cento) e la Danimarca (81 per cento). All’opposto, la Polonia ha visto crollare la fiducia dei propri cittadini al 24 per cento, probabilmente come riflesso delle tensioni istituzionali degli ultimi anni, mentre Bulgaria (27 per cento) e Croazia (28 per cento) chiudono la classifica.
Tra gli italiani che giudicano il sistema giudiziario in modo negativo, i motivi principali riguardano due categorie distinte di pressioni esterne. Le interferenze o pressioni da parte di interessi economici o specifici sono citate come molto o abbastanza esplicative del proprio giudizio negativo dal 70 per cento degli intervistati italiani insoddisfatti, mentre le interferenze della politica e dei politici riguardano il 64 per cento. Il fatto che lo status dei giudici non garantisca sufficientemente la loro indipendenza è invece segnalato dal 60 per cento degli italiani con valutazione negativa.
Se si guarda all’intera popolazione italiana (non solo a chi ha risposto negativamente), il 30 per cento degli italiani ritiene che le interferenze della politica spieghino in tutto o in parte il proprio giudizio sulla giustizia, contro una media europea del 28 per cento. Le pressioni economiche sono percepite dal 33 per cento degli italiani, contro il 26 per cento della media UE.
In conclusione
Il quadro che emerge dall’analisi dei dati europei mostra un sistema giudiziario italiano che è oggettivamente in miglioramento su quasi tutti i fronti: i tempi si accorciano, il tasso di definizione è il migliore d’Europa, l’arretrato si riduce, la digitalizzazione avanza, la fiducia dei cittadini cresce. Allo stesso tempo, continuano a esserci grossi problemi strutturali: il numero di giudici per abitante è tra i più bassi d’Europa, i tempo di risoluzione dei processi civili sono ancora quasi il doppio della media europea e quasi la metà degli italiani continua a giudicare negativamente l’indipendenza del proprio sistema giudiziario.


