L'Italia spende per le pensioni un quarto della spesa pubblica, più di ogni altro paese europeo in rapporto al PIL, mentre a chi lavora oggi promette assegni più bassi e più tardi.
Buongiorno, mi complimento per il suo Substack, che leggo sempre con interesse.
Vorrei dare un piccolo contributo alla discussione da bar "io la pensione me la sono pagata" e fare qualche considerazione di tipo più generale.
Sono del 1961 e ho una storia contributiva che va dal 1979 al 2024, totalizzando circa 44 anni di contribuzione come riscatto anni di studio, dipendente o libero professionista. Per valutare quanto avessi "pagato" per la mia pensione, ho costruito un montante complessivo, capitalizzando tutti i contributi versati a partire dal 1979, considerando per ciascun anno sia un primo coefficiente di rivalutazione per l'inflazione che un secondo coefficiente di rivalutazione per tenere conto della crescita reale del PIL di lungo periodo, stimata all'1,2% annuo per il periodo 1979-2024. Ho poi ipotizzato che il montante così ottenuto a fine 2024 continui a rendere lo 0,50% reale per anno e intanto sia progressivamente utilizzato per il pagamento della pensione: il risultato è che il montante accumulato a fine 2024 copre 20 anni di pensione, incidentalmente pari alla speranza di vita per gli uomini di 65 anni. (quindi....nessun regalo)
Questo per dire che rispetto al caso limite citato nel post del soggetto andato in pensione nel 2011 in regime totalmente retributivo (oggi 75enne) anche un 65enne come il sottoscritto (in regime misto, contributivo dal 1995) può essere in una posizione già molto diversa. E questo sarà ancora maggiormente il caso per soggetti più giovani, con una quota in regime contributivo ancora più elevata.
Eppure tutti indistintamente, se titolari di trattamenti pensionistici sopra certe soglie, siamo soggetti alla medesima falcidia da mancata rivalutazione per l'inflazione. Casi diversi, trattamento identico, e questo con la benedizione della Corte Costituzionale, la cui sentenza 167/2025 a me è sembrata un autentico prodotto di ragion di stato e formalismo giuridico.
In assenza del consenso per una riforma organica (tipo contributivo per tutti, compreso il 75enne di cui sopra e chi scrive) intanto nella patria del diritto si colpisce alla cieca con i blocchi alle rivalutazioni (che - Consulta dixit - proprio no, non sono una forma di tassazione occulta....)
P.S.
1) Il grafico "L'aliquota dei dipendenti è più che raddoppiata" riportato nel post non trova riscontro nelle risultanze del mio estratto conto contributivo INPS, secondo il quale i contributi complessivamente versati ogni anno come dipendente sono sempre stati pari al 33% del reddito, a partire dal 1979
2) Dove è possibile ricavare una serie di lungo periodo di tassi di crescita del PIL monetario?
Grazie, molto interessante (e preoccupante). Discusse le tendenze e difficoltà per il sistema pubblico, sarebbe interessante sapere cosa invece è consigliabile per il singolo, che magari deve ancora lavorare vent'anni o più prima della pensione: previdenza complementare? E se sì, di che tipo? (Faccio questa domanda da assoluto ignorante in materia)
Personalmente io aderisco alla previdenza complementare (TFR + Contributo volontario + Contrivuto del datore di lavoro + Occasionali versamenti), si può iniziare dal fondo del Ccnl che hanno costi molto bassi. Ci sono varie risorse per avere almeno un'idea, tipo questo è una buona introduzione: https://www.youtube.com/watch?v=wE9_72brJWs
Ciao Lorenzo, complimenti per l'analisi, da quando ti ho scoperto ti leggo con piacere!
Non so se sia l'unico a pensarlo, ma troverei di grande valore ricevere un seguito a questa analisi, facendo un confronto con gli altri Paesi Europei.
Scrivi che "come quasi tutti quelli pubblici europei, funziona a ripartizione": troverei indicativo avere dei benchmark, capire se gli altri Stati hanno tematiche simili in tema di retributivo vs contributivo, oppure hanno altri metodi di calcolo o, ancora meglio, se hanno adottato modifiche strutturali da cui prendere esempio. In alternativa, comprendere quanto anche il loro sistema di welfare sia messo in discussione.
Immagino sia un lavoro estremamente ampio, per cui non mi aspetterei un'analisi così profonda e dettagliata come per l'Italia; una visione generale sarebbe sufficiente.
Grazie del suggerimento. Sarebbe effettivamente interessante. Potrebbe essere la prima uscita post estate, perché sicuramente mi serve molto tempo per scriverlo, anche rimanendo sul generale.
Ciao Lorenzo, come ti hanno già scritto nei commenti il dato sulla previdenza complementare non mi sembra corretto. "Anche per questo la previdenza complementare italiana resta gracile, con appena il 13 per cento circa degli occupati iscritto a un fondo pensione." Mi riferisco a questa frase. Dato Covip a fine 2025: iscritti totali rispetto alle forze lavoro 39,9%, dipendenti rispetto agli occupati 40,7% mentre gli autonomi 23,4%. Considerando solo chi versa perdi ovunque circa 10 pp. Per il resto articolo molto interessante su un tema che ancora crea confusione.
In realtà è corretto perché viene da OCSE. Ma OCSE usa solo i fondi negoziali, mentre COVIP include anche i PIP che Ocse considera in quelli personali. Inoltre OCSE usa tutta la popolazione di lavoro, mentre Covip solo le forze lavoro. Ora modifico quel passaggio per chiarirlo, grazie.
Ah ok. Hai preso il dato dell'ultimo "Pensions at a Glance 2025" giusto? Si mi ricordavo ci fosse questa differenza metodologica. Chiaro, grazie della precisazione!
In realtà è un dato corretto che viene da OCSE. Ma OCSE usa solo i fondi negoziali, mentre COVIP include anche i PIP che Ocse considera in quelli personali. Inoltre OCSE usa tutta la popolazione di lavoro, mentre Covip solo le forze lavoro. Ora modifico quel passaggio per chiarirlo, grazie.
Buongiorno, mi complimento per il suo Substack, che leggo sempre con interesse.
Vorrei dare un piccolo contributo alla discussione da bar "io la pensione me la sono pagata" e fare qualche considerazione di tipo più generale.
Sono del 1961 e ho una storia contributiva che va dal 1979 al 2024, totalizzando circa 44 anni di contribuzione come riscatto anni di studio, dipendente o libero professionista. Per valutare quanto avessi "pagato" per la mia pensione, ho costruito un montante complessivo, capitalizzando tutti i contributi versati a partire dal 1979, considerando per ciascun anno sia un primo coefficiente di rivalutazione per l'inflazione che un secondo coefficiente di rivalutazione per tenere conto della crescita reale del PIL di lungo periodo, stimata all'1,2% annuo per il periodo 1979-2024. Ho poi ipotizzato che il montante così ottenuto a fine 2024 continui a rendere lo 0,50% reale per anno e intanto sia progressivamente utilizzato per il pagamento della pensione: il risultato è che il montante accumulato a fine 2024 copre 20 anni di pensione, incidentalmente pari alla speranza di vita per gli uomini di 65 anni. (quindi....nessun regalo)
Questo per dire che rispetto al caso limite citato nel post del soggetto andato in pensione nel 2011 in regime totalmente retributivo (oggi 75enne) anche un 65enne come il sottoscritto (in regime misto, contributivo dal 1995) può essere in una posizione già molto diversa. E questo sarà ancora maggiormente il caso per soggetti più giovani, con una quota in regime contributivo ancora più elevata.
Eppure tutti indistintamente, se titolari di trattamenti pensionistici sopra certe soglie, siamo soggetti alla medesima falcidia da mancata rivalutazione per l'inflazione. Casi diversi, trattamento identico, e questo con la benedizione della Corte Costituzionale, la cui sentenza 167/2025 a me è sembrata un autentico prodotto di ragion di stato e formalismo giuridico.
In assenza del consenso per una riforma organica (tipo contributivo per tutti, compreso il 75enne di cui sopra e chi scrive) intanto nella patria del diritto si colpisce alla cieca con i blocchi alle rivalutazioni (che - Consulta dixit - proprio no, non sono una forma di tassazione occulta....)
P.S.
1) Il grafico "L'aliquota dei dipendenti è più che raddoppiata" riportato nel post non trova riscontro nelle risultanze del mio estratto conto contributivo INPS, secondo il quale i contributi complessivamente versati ogni anno come dipendente sono sempre stati pari al 33% del reddito, a partire dal 1979
2) Dove è possibile ricavare una serie di lungo periodo di tassi di crescita del PIL monetario?
Molto chiaro, grazie. Piccolo fuori tema, l’INPS qualcosina avrà pur messo a frutto, qualche rendita contribuirà a far fronte alle erogazioni. O no?
Grazie, molto interessante (e preoccupante). Discusse le tendenze e difficoltà per il sistema pubblico, sarebbe interessante sapere cosa invece è consigliabile per il singolo, che magari deve ancora lavorare vent'anni o più prima della pensione: previdenza complementare? E se sì, di che tipo? (Faccio questa domanda da assoluto ignorante in materia)
Personalmente io aderisco alla previdenza complementare (TFR + Contributo volontario + Contrivuto del datore di lavoro + Occasionali versamenti), si può iniziare dal fondo del Ccnl che hanno costi molto bassi. Ci sono varie risorse per avere almeno un'idea, tipo questo è una buona introduzione: https://www.youtube.com/watch?v=wE9_72brJWs
Grazie mille!
E per questo si può votare solo ORA! di Boldrin: l’unico che ha fatto una seria proposta a riguardo.
Ciao Lorenzo, complimenti per l'analisi, da quando ti ho scoperto ti leggo con piacere!
Non so se sia l'unico a pensarlo, ma troverei di grande valore ricevere un seguito a questa analisi, facendo un confronto con gli altri Paesi Europei.
Scrivi che "come quasi tutti quelli pubblici europei, funziona a ripartizione": troverei indicativo avere dei benchmark, capire se gli altri Stati hanno tematiche simili in tema di retributivo vs contributivo, oppure hanno altri metodi di calcolo o, ancora meglio, se hanno adottato modifiche strutturali da cui prendere esempio. In alternativa, comprendere quanto anche il loro sistema di welfare sia messo in discussione.
Immagino sia un lavoro estremamente ampio, per cui non mi aspetterei un'analisi così profonda e dettagliata come per l'Italia; una visione generale sarebbe sufficiente.
Grazie ancora per questa newsletter!!
Grazie del suggerimento. Sarebbe effettivamente interessante. Potrebbe essere la prima uscita post estate, perché sicuramente mi serve molto tempo per scriverlo, anche rimanendo sul generale.
Ciao Lorenzo, come ti hanno già scritto nei commenti il dato sulla previdenza complementare non mi sembra corretto. "Anche per questo la previdenza complementare italiana resta gracile, con appena il 13 per cento circa degli occupati iscritto a un fondo pensione." Mi riferisco a questa frase. Dato Covip a fine 2025: iscritti totali rispetto alle forze lavoro 39,9%, dipendenti rispetto agli occupati 40,7% mentre gli autonomi 23,4%. Considerando solo chi versa perdi ovunque circa 10 pp. Per il resto articolo molto interessante su un tema che ancora crea confusione.
In realtà è corretto perché viene da OCSE. Ma OCSE usa solo i fondi negoziali, mentre COVIP include anche i PIP che Ocse considera in quelli personali. Inoltre OCSE usa tutta la popolazione di lavoro, mentre Covip solo le forze lavoro. Ora modifico quel passaggio per chiarirlo, grazie.
Ah ok. Hai preso il dato dell'ultimo "Pensions at a Glance 2025" giusto? Si mi ricordavo ci fosse questa differenza metodologica. Chiaro, grazie della precisazione!
Sì, esatto. Per le implicazioni che ha sulle pensioni future, mi sembrava più interessante come dato.
Ottimo. Grazie.
In realtà è un dato corretto che viene da OCSE. Ma OCSE usa solo i fondi negoziali, mentre COVIP include anche i PIP che Ocse considera in quelli personali. Inoltre OCSE usa tutta la popolazione di lavoro, mentre Covip solo le forze lavoro. Ora modifico quel passaggio per chiarirlo, grazie.