Tutta l'Europa ha meno potenza calcolo di frontiera di un singolo campus americano e chi produce i modelli raziona l'accesso. Le paure su acqua e suolo, misurate, valgono decimali di punto.
Un buon articolo ma i dati italiani andrebbero rivisto. I datacenter (sia quelli a GPU dedicati all'AI, sia quelli per telecomunicazioni, CPU e storage) attualmente attivi in Lombardia sono sottoutilizzati (liberi al 30%, anche se ammetto che si tratta di un altro tipo di hardware). Le richieste di allaccio ci sono, ma non sono proporzionali alla domanda reale: si tratta principalmente di aziende intermediarie che che tentano più progetti di quanto saranno davvero approvati per poi rivendere i progetti approvati agli hyperscaler, insomma si tratta di speculazione immobiliare. Per quanto riguarda gli aumenti del costo dell'energia legati alla maggiore domanda dovuta ai datacenter, e considerando che il mercato energetico italiano è completamente diverso da quello americano, questo pericolo è reale e già documentato in Europa (vedi Germania e Irlanda). I costi aggiuntivi di urbanizzazione in caso di di datacenter su suolo vergine / ex-agricolo, ancorché doppi, sono ridicoli rispetto al valore a cui oggi si può vendere un progetto approvato o un datacenter costruito, a comunque molto minori dei costi di bonifica di aree ex-industriali. Infatti la maggior parte delle richieste riguarda terreno vergine.
Il consumo d'acqua, è vero, è limitato per quanto riguarda l'Italia. Invece sono stati presentati progetti con generatori interni alimentari a diesel: leggi emissioni di gas serra e particolato.
Considerando la capacità della nostra rete energetica, nonché i costi della nostra energia, mi chiedo se aumentare i data center non genera il rischio di sovraccarico per una rete che sarà sempre più sotto pressione nei mesi estivi
La potenza la potremmo aumentare solo facendo ricorso all'utilizzo massiccio e bilanciato di rinnovabili (da subito) e di nucleare(lungo termine). Purtroppo entrambe le soluzioni, che ci darebbero maggior indipendenza energetica, sono bloccate dai veti incrociati della politica
Per coincidenza, ho risposto proprio ieri a un'altra persona che diceva sostanzialmente la stessa cosa ("we need AI data centers to SURVIVE") ma dal punto di vista americano, e per ragioni viste di rado. Gli ho risposto qui: https://mfioretti.substack.com/p/ai-data-centers-are-currently-our
Analisi molto utile, con dati che finalmente danno peso quantitativo a un dibattito spesso condotto per impressioni. Il quadro sulla scarsità infrastrutturale è convincente, e mette bene a fuoco quanto l'Italia sia indietro.
Aggiungo una prospettiva che mi pare complementare a questa. Risolto il problema della capacità disponibile, si comincia a intravedere un secondo ordine di limiti, questa volta interno al modo in cui l'AI è oggi progettata: ogni ulteriore salto di prestazioni richiede un incremento più che proporzionale di calcolo, energia e dati. È una traiettoria che si somma a quella infrastrutturale descritta qui, e che vale la pena tenere d'occhio parallelamente: la corsa ai data center risolve il collo di bottiglia di oggi, ma non dice ancora se il paradigma attuale possa sostenere lo stesso ritmo di miglioramento su questa base di costi crescenti, o se richiederà a sua volta un cambio di approccio.
Questo è vero, ma è anche vero che la difficile scalabilità potrebbe portare a delle ottimizzazioni sui modelli, come ha fatto ad esempio Deepseek (anche se anche lì la capacità è rapidamente finita).
Credo che, come avvenuto in passato, vi sarà una nuova generazione di AI, che ridurrà le esigenze di calcolo. Per ottenere gli stessi risultati saranno necessari meno parametri ed algoritmi matematici diversi. Ci vorranno ancora diversi anni, ma qualcuno sta già investigando in tal senso. Grazie per i bei articoli.
Interessante. Grazie
Grazie!
Un buon articolo ma i dati italiani andrebbero rivisto. I datacenter (sia quelli a GPU dedicati all'AI, sia quelli per telecomunicazioni, CPU e storage) attualmente attivi in Lombardia sono sottoutilizzati (liberi al 30%, anche se ammetto che si tratta di un altro tipo di hardware). Le richieste di allaccio ci sono, ma non sono proporzionali alla domanda reale: si tratta principalmente di aziende intermediarie che che tentano più progetti di quanto saranno davvero approvati per poi rivendere i progetti approvati agli hyperscaler, insomma si tratta di speculazione immobiliare. Per quanto riguarda gli aumenti del costo dell'energia legati alla maggiore domanda dovuta ai datacenter, e considerando che il mercato energetico italiano è completamente diverso da quello americano, questo pericolo è reale e già documentato in Europa (vedi Germania e Irlanda). I costi aggiuntivi di urbanizzazione in caso di di datacenter su suolo vergine / ex-agricolo, ancorché doppi, sono ridicoli rispetto al valore a cui oggi si può vendere un progetto approvato o un datacenter costruito, a comunque molto minori dei costi di bonifica di aree ex-industriali. Infatti la maggior parte delle richieste riguarda terreno vergine.
Il consumo d'acqua, è vero, è limitato per quanto riguarda l'Italia. Invece sono stati presentati progetti con generatori interni alimentari a diesel: leggi emissioni di gas serra e particolato.
Da considerare ancora: creazione di nuove isole di calore (+2 gradi in media attorno ai datacenter).
Interessante articolo. Bravo.
Considerando la capacità della nostra rete energetica, nonché i costi della nostra energia, mi chiedo se aumentare i data center non genera il rischio di sovraccarico per una rete che sarà sempre più sotto pressione nei mesi estivi
Questa è una cosa da considerare. Ma l'aumento della potenza della rete dovrebbe essere una priorità in ogni caso.
La potenza la potremmo aumentare solo facendo ricorso all'utilizzo massiccio e bilanciato di rinnovabili (da subito) e di nucleare(lungo termine). Purtroppo entrambe le soluzioni, che ci darebbero maggior indipendenza energetica, sono bloccate dai veti incrociati della politica
Per coincidenza, ho risposto proprio ieri a un'altra persona che diceva sostanzialmente la stessa cosa ("we need AI data centers to SURVIVE") ma dal punto di vista americano, e per ragioni viste di rado. Gli ho risposto qui: https://mfioretti.substack.com/p/ai-data-centers-are-currently-our
Analisi molto utile, con dati che finalmente danno peso quantitativo a un dibattito spesso condotto per impressioni. Il quadro sulla scarsità infrastrutturale è convincente, e mette bene a fuoco quanto l'Italia sia indietro.
Aggiungo una prospettiva che mi pare complementare a questa. Risolto il problema della capacità disponibile, si comincia a intravedere un secondo ordine di limiti, questa volta interno al modo in cui l'AI è oggi progettata: ogni ulteriore salto di prestazioni richiede un incremento più che proporzionale di calcolo, energia e dati. È una traiettoria che si somma a quella infrastrutturale descritta qui, e che vale la pena tenere d'occhio parallelamente: la corsa ai data center risolve il collo di bottiglia di oggi, ma non dice ancora se il paradigma attuale possa sostenere lo stesso ritmo di miglioramento su questa base di costi crescenti, o se richiederà a sua volta un cambio di approccio.
Ne ho parlato in questo articolo.
https://gianniscaramucci.substack.com/p/intelligenza-artificiale-i-vincoli
Questo è vero, ma è anche vero che la difficile scalabilità potrebbe portare a delle ottimizzazioni sui modelli, come ha fatto ad esempio Deepseek (anche se anche lì la capacità è rapidamente finita).
Credo che, come avvenuto in passato, vi sarà una nuova generazione di AI, che ridurrà le esigenze di calcolo. Per ottenere gli stessi risultati saranno necessari meno parametri ed algoritmi matematici diversi. Ci vorranno ancora diversi anni, ma qualcuno sta già investigando in tal senso. Grazie per i bei articoli.