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Articolo molto interessante, soprattutto per il dato controintuitivo dove esperienza e sicurezza non migliorano davvero la capacità di prevedere cosa persuaderà gli elettori.

Certo, sarebbe stato utile approfondire il dato anche sul lungo periodo, quindi non solo lo spostamento "immediato" di opinione, ma la capacità di produrre effetti cumulativi nel tempo: ricordiamoci che vi è sempre una maggior resistenza nel cambiare idea, rispetto a quella di farsene una da zero.

L'utilizzo di mezzi, analisi e dati più tecnici certo può aiutare, ma qui si apre anche una questione etico-politica: si promuove un’idea o ciò che statisticamente massimizza le probabilità di vittoria? Quanto questi dati riescono davvero a evitare distorsioni legate a contesti contingenti e background culturali specifici?

Peccato che non ci siano studi simili applicati al contesto italiano, dove la comunicazione è meno strutturata ma più simbolica ma non sarei molto sicura che possano dare risultati analoghi nel nostro paese, proprio in virtù di quei "cluster" che rendono i nostri elettori diversi da quelli americani (US) e da quelli britannici.

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