Si torna a parlare di patrimonio, ma la letteratura economica indica una terza strada: spostare il prelievo dal lavoro verso le basi che non possono scappare
Le tasse sulle cose che non si possono muovere sarebbero giuste se le cose in questione non fossero state acquistate con denaro già precedentemente tassato. Che questo configuri un'inaccettabile ingiustizia non è recepito tra gli economisti ma è considerato un'ovvietà nel resto della popolazione. Una seconda considerazione è che tutte le tasse si potrebbero tranquillamente abolire perché la fiat money è già una realtà da decenni ma le consorterie che reggono il mondo non hanno alcun interesse a permettere agli stati di stampare moneta fiat che poi potrebbe essere erogata a tutta la popolazione. Si tratterebbe di costruire un'economia finalmente amica dei cittadini anziché quella sadica di adesso che crea volutamente scarsità, inflazione, povertà e sofferenza generalizzata in vastissimi strati di popolazione. Una terza osservazione riguarda i contributi INPS letali che vanno obbligatoriamente pagati nel nostro paese anche in assenza di reddito e che nel mio caso sono la ragione per cui io e mia moglie non abbiamo iniziato un'attività che come tutte le attività di noi piccoli va costruita gradualmente e non può permettersi di partire con una palla al piede di 6000 euro all'anno di contributi obbligatori. Trovo scandaloso il silenzio degli economisti su questo potentissimo freno inibitorio dell'attività imprenditoriale degli italiani. È un fatto talmente ingiusto che nessuno ha voglia di notarlo 🙂
Finché abbiamo 12 milioni che non lavorano (e non versano INPS o pagano IRPEF), di cui quasi 8 milioni di donne, di cui 3.6mln al sud.. avoglia a parlare di ridistribuire
Bell'articolo, e la parte sull'ACE è quella che trovo più sottovalutata, una misura tecnica, invisibile al grande pubblico, che però spostava davvero i comportamenti reali (cioè la leva finanziaria delle imprese), molto più di una patrimoniale che fa rumore ma raccoglie poco.
Non a caso è saltata per prima quando serviva cassa dato che nessuno era pronto a difenderla in un dibattito politico.
C'è un parallelo interessante con lo studio svizzero sui cantoni: un punto percentuale di differenza nell'aliquota patrimoniale fa emergere/sparire il 43% della ricchezza dichiarata in sei anni. Per chi guarda ai flussi di capitale, dice una cosa più generale, ovvero che sono le leve fiscali "silenziose" (residenza, trattamento debito vs equity) a muovere il capitale nel lungo periodo, non gli annunci ad effetto e le manovre politiche dibattute per mesi.
In un paese con questo debito, la domanda da porsi per chi investe è quali di queste leve verranno toccate per prime quando i conti pubblici avranno bisogno di ossigeno, perché sicuramente ne avranno.
Sul tema della tassazione dei redditi finanziari bisognerebbe però considerare che quei redditi, specie i dividendi, hanno giá subito una tassazione e a livello di Ires. Fino al 2004 lo si vedeva ancora meglio perchè la allora Irpeg sulla societá tornava al socio come credito di imposta. Poi siamo passati a un sistema di esenzione, per cui sulle partecipazioni qualificate (quelle sopra una certa soglia, diversa per quotate e non quotate) andava a tassazione progressiva una quota del reddito che nel tempo è cambiata in funzione dell'aliquota Ires. Nel sistema attuale, fatto 100 il reddito di una societá, tra Ires e Irpef cedolare lo stato si prende il 43% circa
Ottimo articolo. Leggendo di tassare le case che aumentano di valore, mi veniva in mente il caso opposto qui in Sicilia dove molti paesi si stanno spopolando e le case valgono niente. Qui in provincia di Agrigento si vendono anche a un euro per non pagare l’Imu si paga ovunque con l’aliquota massima
Articolo molto interessante come al solito. È veramente paradossale chea maggior parte dei gettiti fiscali arrivi dalla tassazione sulle attività più produttive
Le tasse sulle cose che non si possono muovere sarebbero giuste se le cose in questione non fossero state acquistate con denaro già precedentemente tassato. Che questo configuri un'inaccettabile ingiustizia non è recepito tra gli economisti ma è considerato un'ovvietà nel resto della popolazione. Una seconda considerazione è che tutte le tasse si potrebbero tranquillamente abolire perché la fiat money è già una realtà da decenni ma le consorterie che reggono il mondo non hanno alcun interesse a permettere agli stati di stampare moneta fiat che poi potrebbe essere erogata a tutta la popolazione. Si tratterebbe di costruire un'economia finalmente amica dei cittadini anziché quella sadica di adesso che crea volutamente scarsità, inflazione, povertà e sofferenza generalizzata in vastissimi strati di popolazione. Una terza osservazione riguarda i contributi INPS letali che vanno obbligatoriamente pagati nel nostro paese anche in assenza di reddito e che nel mio caso sono la ragione per cui io e mia moglie non abbiamo iniziato un'attività che come tutte le attività di noi piccoli va costruita gradualmente e non può permettersi di partire con una palla al piede di 6000 euro all'anno di contributi obbligatori. Trovo scandaloso il silenzio degli economisti su questo potentissimo freno inibitorio dell'attività imprenditoriale degli italiani. È un fatto talmente ingiusto che nessuno ha voglia di notarlo 🙂
Finché abbiamo 12 milioni che non lavorano (e non versano INPS o pagano IRPEF), di cui quasi 8 milioni di donne, di cui 3.6mln al sud.. avoglia a parlare di ridistribuire
Non sarebbe più utile parlare di revisione della spesa piuttosto che di aumento delle tasse?
Bell'articolo, e la parte sull'ACE è quella che trovo più sottovalutata, una misura tecnica, invisibile al grande pubblico, che però spostava davvero i comportamenti reali (cioè la leva finanziaria delle imprese), molto più di una patrimoniale che fa rumore ma raccoglie poco.
Non a caso è saltata per prima quando serviva cassa dato che nessuno era pronto a difenderla in un dibattito politico.
C'è un parallelo interessante con lo studio svizzero sui cantoni: un punto percentuale di differenza nell'aliquota patrimoniale fa emergere/sparire il 43% della ricchezza dichiarata in sei anni. Per chi guarda ai flussi di capitale, dice una cosa più generale, ovvero che sono le leve fiscali "silenziose" (residenza, trattamento debito vs equity) a muovere il capitale nel lungo periodo, non gli annunci ad effetto e le manovre politiche dibattute per mesi.
In un paese con questo debito, la domanda da porsi per chi investe è quali di queste leve verranno toccate per prime quando i conti pubblici avranno bisogno di ossigeno, perché sicuramente ne avranno.
Sul tema della tassazione dei redditi finanziari bisognerebbe però considerare che quei redditi, specie i dividendi, hanno giá subito una tassazione e a livello di Ires. Fino al 2004 lo si vedeva ancora meglio perchè la allora Irpeg sulla societá tornava al socio come credito di imposta. Poi siamo passati a un sistema di esenzione, per cui sulle partecipazioni qualificate (quelle sopra una certa soglia, diversa per quotate e non quotate) andava a tassazione progressiva una quota del reddito che nel tempo è cambiata in funzione dell'aliquota Ires. Nel sistema attuale, fatto 100 il reddito di una societá, tra Ires e Irpef cedolare lo stato si prende il 43% circa
Veramente molto interessante, anche secondo me infatti il sistema fiscale italiano necessità di una profonda ristrutturazione.
Mi farebbe quindi molto piacere un suo parare sulla "riforma" che ipotizzo in questo articolo:
https://vogliamofuturo.substack.com/p/non-serve-una-patrimoniale-serve
Naturalmente se le va.
Ottimo articolo. Leggendo di tassare le case che aumentano di valore, mi veniva in mente il caso opposto qui in Sicilia dove molti paesi si stanno spopolando e le case valgono niente. Qui in provincia di Agrigento si vendono anche a un euro per non pagare l’Imu si paga ovunque con l’aliquota massima
Articolo molto interessante come al solito. È veramente paradossale chea maggior parte dei gettiti fiscali arrivi dalla tassazione sulle attività più produttive