Ho apprezzato molto l'articolo, soprattutto perché riporta la crescita al centro del dibattito politico. Ho però l'impressione che ci sia una domanda successiva che meriterebbe di essere approfondita.
Se siamo d'accordo sul fatto che produttività, innovazione e capitale umano siano le leve della crescita, chi dovrebbe sostenere gli investimenti più rischiosi o quelli con tempi di ritorno molto lunghi? Perché il mercato, da solo, tende comprensibilmente a privilegiare ciò che offre rendimenti più rapidi.
È una riflessione che avevo sviluppato anche in Vogliamo Futuro: secondo me il punto non è scegliere tra Stato e mercato, ma capire come possano collaborare. Lo Stato dovrebbe affiancarsi all'iniziativa privata nelle fasi iniziali della ricerca e dello sviluppo, condividendo il rischio e accelerando l'innovazione. Solo dopo dovrebbe lasciare spazio alla concorrenza e al mercato. In questo modo non sostituisce l'impresa, ma ne aumenta la capacità di innovare e, di conseguenza, di far crescere l'intero Paese
interessante. Mi chiedo perchè poi nella pratica nessuno riesca a metterlo in atto. La teoria c'è, le informazioni le abbiamo per almeno provare a rimetterci in moto, ma sembra che non bastino
son d'accordo se per crescita si intende aumento di produttivita' distribuito tra tutti. altrimenti e' ' solo un aumento del divario tra ricchi e poveri.
Ho apprezzato molto l'articolo, soprattutto perché riporta la crescita al centro del dibattito politico. Ho però l'impressione che ci sia una domanda successiva che meriterebbe di essere approfondita.
Se siamo d'accordo sul fatto che produttività, innovazione e capitale umano siano le leve della crescita, chi dovrebbe sostenere gli investimenti più rischiosi o quelli con tempi di ritorno molto lunghi? Perché il mercato, da solo, tende comprensibilmente a privilegiare ciò che offre rendimenti più rapidi.
È una riflessione che avevo sviluppato anche in Vogliamo Futuro: secondo me il punto non è scegliere tra Stato e mercato, ma capire come possano collaborare. Lo Stato dovrebbe affiancarsi all'iniziativa privata nelle fasi iniziali della ricerca e dello sviluppo, condividendo il rischio e accelerando l'innovazione. Solo dopo dovrebbe lasciare spazio alla concorrenza e al mercato. In questo modo non sostituisce l'impresa, ma ne aumenta la capacità di innovare e, di conseguenza, di far crescere l'intero Paese
interessante. Mi chiedo perchè poi nella pratica nessuno riesca a metterlo in atto. La teoria c'è, le informazioni le abbiamo per almeno provare a rimetterci in moto, ma sembra che non bastino
son d'accordo se per crescita si intende aumento di produttivita' distribuito tra tutti. altrimenti e' ' solo un aumento del divario tra ricchi e poveri.
Molto interessante, ottima analisi.
Grazie!