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Il problema della liberalizzazione estrema, quantomeno in Italia, si è evidenziato a partire dalla legge 4/2013 che ha creato un binario parallelo per l’esercizio di professioni non organizzate in ordine e collegi.

Queste professioni, che dovrebbero essere iscritte all’elenco del ministero dello sviluppo economico attraverso le loro associazioni rappresentative (che possono essere più di una per ciascuna professione) hanno finito per moltiplicarsi fino a diventare migliaia e migliaia e migliaia, viene quindi meno uno dei criteri esplicitamente stabiliti dalla legge, quale base per la legge stessa: la trasparenza e l’informazione nei confronti dei fruitori dei servizi, che nel caso delle professioni con Ordine hanno un solo punto di riferimento di tipo pubblico (l’Ordine o il collegio) mentre nel caso di queste professioni, si devono muovere in una selva di decine e di associazioni, spesso ben poco trasparenti e informative.

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Assolutamente, procediamo.