8 Commenti
Avatar di User
Avatar di Stefano

Argomento interessante, che mi tocca da vicino. Ovviamente il mancato aumento della produttività italiana (ma anche europeo, anche se in misura minore se paragonata a Cina e USA) ha diverse ragioni.

Innanzitutto la dimensione delle aziende: per crescere ed innovare servono dimensioni medio grandi, e in Italia il numero medio di dipendenti per aziende è di 4 persone, non a caso ci sono più aziende in Italia che nel resto d’Europa: una volta si diceva “piccolo e’ bello”, oggi non è più vero ammesso che lo sia mai stato. E questo in parte è dovuto al nostro spiccato individualismo, ogni titolare di impresa fatica anche solo a pensare di cedere parte del controllo dell’azienda per aggregarsi a dei colleghi. Poi servirebbe una svolta politica che premiasse seriamente le aggregazioni, tipo importanti sgravi fiscali.

E qui introduco la seconda ragione: se lo Stato non finanzia generosamente l’innovazione, difficilmente le aziende investiranno più di quanto ritengono necessario. La legge Transizione 4.0 di qualche anno fa andava nella giusta direzione, ma è stata una meteora. Per citare la solita Cina, se ora è così avanti in una serie di produzioni non è certo un caso: circa 10 anni fa si decise di investire massicciamente in quelle tecnologie, e lo Stato finanziò generosamente le aziende che se ne occupavano. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, ora Europa e Stati Uniti (soprattutto questi ultimi) cercano di recuperare in parte il divario, ma è una lotta impari visto il vantaggio cinese.

Infine ma non meno importante è il Sistema Paese, nonché la mentalità sottostante. Nell’articolo l’autore cita giustamente la distruzione creativa, unico sistema per un vero avanzamento tecnologico; purtroppo la mentalità italiana ed europea non è molto a favore di tale sviluppo, la prudenza prevale sul coraggio e il fallimento e’ visto in modo molto più negativo rispetto per esempio agli Stati Uniti (Trump, per dire, da imprenditore ha dichiarato fallimento più volte).

Ovviamente per dare concretezza a determinate questioni servirebbero, anche, finanziamenti su larga scala, nell’ordine a livello europeo di centinaia di miliardi. E per questo occorrerebbe fare debito comune, che avrebbe il massimo rating a livello mondiale; purtroppo l’Europa in questo è divisa, dove gli Stati che potrebbero trainare questi investimenti, Germania in testa, sono per adesso assolutamente determinati a non fare debito comune. E non perché i loro dirigenti politici non sappiano quanto sarebbe importante, semplicemente perché certe questioni a livello elettorale sono dei campi minati.

Avatar di Lorenzo Ruffino

Sono tutti temi (anche quello sulla mentalità) che abbiamo nella nostra lista di articoli e che copriremo nel corso dei prossimi mesi.

Avatar di Sara Disclafani

Grazie per il pezzo, l’ho trovato molto interessante. Condivido molto quanto scritto nel commento precedente da Stefano e sottolineerei il tema della formazione: nelle piccole imprese (mia personale esperienza) viene spesso trattata quasi come un vezzo, quando invece dovrebbe essere considerata un investimento. Sembra che tutti debbano imparare solo “facendo”, ma senza nuovi strumenti e nuove competenze si rischia di continuare a fare meglio ciò che già esiste, nel migliore dei casi, e a perdere del tempo nell'arrovellarsi per trovare una logica a processi che hanno già non solo una loro logica ma anche un "manuale d'istruzioni". Faccio un esempio scontato e concreto: un banale - e generalmente fondamentale - corso di Project Management base all'interno di un'azienda di consulenza per una new entry, richiesta troppo ambiziosa?

Avatar di Maurizio Casetta

Analisi spietata quanto necessaria. I dati storici di questo articolo confermano empiricamente una cruda realtà: legare il destino del proprio risparmio e della pianificazione familiare al solo perimetro domestico non è una scelta prudente, ma un rischio sistematico. Se il Paese vive in una stagnazione strutturale interrotta solo da rimbalzi tecnici, i capitali privati non possono rimanere prigionieri di questa "gabbia nazionalistica".

La soluzione per l'investitore consapevole non risiede nel rimandare il futuro sperando in una svolta macroeconomica interna che non arriva, ma nell'applicare il rigore della geografia economica al proprio patrimonio. È qui che nasce la necessità di muoversi verso un vero e proprio #EcosistemaFinanziario strutturalmente de-nazionalizzato.

Un'architettura che sposti il baricentro sui motori della crescita globale: un Core Globale per agganciare la ricchezza mondiale, un Cuore Tecnologico per possedere l'innovazione di frontiera e uno Scudo di Protezione decentralizzato e reale per rendersi immuni dal rischio sovrano. Se l'economia interna non cresce, il nostro capitale deve necessariamente parlare la lingua del mondo.

Grazie per questa bussola statistica, un ottimo punto di partenza per chi vuole smettere di subire la macroeconomia e iniziare a governarla.

Avatar di Osservatorio Finanziario

La "distruzione creatrice" di Schumpeter è bellissima in teoria. In pratica significa che qualcuno deve perdere il proprio vantaggio acquisito. E quel qualcuno in Italia ha sempre avuto abbastanza potere politico e lobbistico per evitarlo.

Perché trent'anni non sono un incidente. Trent'anni sono una scelta distribuita su migliaia di decisioni coerenti in una direzione. Le procedure fallimentari lente, i mercati poco concorrenziali, il capitale umano che formi e poi esporti all'estero (basta vedere i dati sulla fuga di cervelli) queste non sono inefficienze casuali.

Avatar di Luca Priami

Due domande da ignorante:

1- avere un avvitatore al posto di un cacciavite mi fa lavorare di più e con meno fatica, ma se al lavoratore bastasse fare meno fatica e lavorare lo stesso numero di pezzi a fine giornata? A me puoi anche dare una Ferrari, ma se voglio andare a 50kmh non puoi obbligarmi a fare 220.

2- le tante pmi a gestione familiare, soprattutto nel turismo, perché dovrebbero voler crescere? potrebbero benissimo accontentarsi di quello che fanno e di come lo fanno, senza volontà di voler scalare. e non ci sarebbe niente di sbagliato a riguardo, sono affari loro. nel turismo, poi, scalare è un problema: notti, pasti, posti letto, coperti, turni... non è possibile giocare con certi numeri. scali solo se hai la possibilità di avere un altro immobile e ampliare l'attività. ma si torna al punto di prima: ne vale la pena?

Avatar di Elia Bidut

Grazie Luca dei commenti! La prospettiva di analisi è sistemica, guardando all'insieme delle attività del Paese. Guardando al singolo, chiaramente ognuno avrà situazioni soggettive e particolari, per cui è perfettamente razionale e possibile fare le cose senza una ricerca della crescita.

Dal punto di vista del sistema paese, pensiamo che questa sia una logica che ci destina ad ampliare sempre più la distanza con le altre economie. Portare più persone a voler e poter essere impiegate in settori più produttivi è una delle priorità della politica, o almeno argomentiamo che lo dovrebbe essere.

Avatar di Luca Priami

Son d'accordo, devo giusto basare le mie "verità" sulla mia esperienza. Nato e cresciuto in una città altamente turistica sul mare, d'inverno è morta o quasi, è I gestori degli stabilimenti balneari l'unica cosa che fanno è alzare i prezzi per non rimetterci, senza apportare migliorie tramite investimenti o chissà cos'altro. E di realtà costiere così immagino c'è ne siano diverse in Italia, giusto per inquadrare una fetta di situazione.