Quanto ci vuole per raggiungere un ospedale in Italia
Mappe e grafici sulla distanza dagli ospedali in Europa e Italia.
Per metà degli italiani raggiungere la struttura sanitaria più vicina richiede meno di 8,5 minuti di auto, un dato che potrebbe sembrare rassicurante ma che colloca l’Italia soltanto quattordicesima su trenta paesi europei, lontano dalla Svezia dove la metà della popolazione è a meno di 4,5 minuti e dalla Francia dove bastano 7,2. E soprattutto un dato che nasconde consistenti divari interni: per metà dei napoletani bastano meno di sei minuti, per metà dei residenti della provincia di Rieti ne servono più di ventitrè.
Questi numeri emergono dai dati Eurostat sull’accessibilità ai servizi sanitari, un dataset che misura per ogni punto del territorio europeo, a 100 metri di risoluzione e sulla base della rete stradale TomTom 2023, il tempo di guida necessario per raggiungere la struttura sanitaria più vicina. Per capire l’impatto sulla popolazione, ho incrociato i tempi di percorrenza con i dati sulla distribuzione degli abitanti del Global Human Settlement Layer1.
Nell’articolo ci concentriamo sulla mediana che a differenza della media non viene trascinata verso l’alto dai valori estremi e restituisce così un’immagine più fedele dell’esperienza tipica degli abitanti di un territorio. Lo scarto tra media e mediana è però a sua volta un indicatore interessante: più è ampio, più segnala che una minoranza significativa vive in condizioni di accessibilità molto peggiori della maggioranza.
Le differenze in Europa
La Svezia ha la mediana più bassa del continente con 4,5 minuti, un dato che sembra paradossale per il terzo paese più esteso d’Europa, ma che si spiega con il fatto che la quasi totalità della popolazione vive concentrata nelle aree urbane meridionali, da Stoccolma a Göteborg a Malmö, e la mediana cattura esattamente questa realtà. Malta arriva subito dopo con una mediana identica di 4,5 minuti, un risultato prevedibile per un territorio grande quanto un capoluogo di provincia italiano, mentre subito dopo si collocano l’Estonia con 6,8 minuti e la Svizzera, anch’essa a 6,8, favorita da un territorio compatto e da un sistema ospedaliero capillare.
Tra i grandi paesi, la Francia si distingue con una mediana di 7,2 minuti e il 99,4 per cento della popolazione entro mezz’ora dalla struttura più vicina, il risultato di una rete ospedaliera distribuita anche nelle aree rurali, mentre la Germania si attesta a 8,1 minuti con il 99,9 per cento entro la mezz’ora, la copertura più alta d’Europa. In un continente dove l’età mediana della popolazione ha superato i 44 anni e la quota di over 65 si avvicina al 22 per cento, la capillarità della rete ospedaliera è una questione che riguarda direttamente la capacità di rispondere a emergenze cardiache, ictus o fratture, condizioni per le quali ogni minuto di ritardo nell’intervento incide sugli esiti clinici.
All’estremo opposto si trovano i paesi dell’Europa sud-orientale, dove orografia complessa e maggiore dispersione della popolazione si combinano con reti ospedaliere meno fitte. La Slovenia ha una mediana di 16,6 minuti, la Romania di 16,4 e la Croazia di 14,3: in Romania quasi un quarto della popolazione, circa 4,5 milioni di persone, vive a più di mezz’ora dalla struttura più vicina.
Un caso che illustra bene la scelta della mediana come indicatore è quello della Grecia, che con 7,1 minuti risulta quinta in Europa perché la grande maggioranza della popolazione si concentra attorno ad Atene e Salonicco, ma la cui media schizza a 14,4 minuti trascinata dalle aree insulari e montane dove oltre l’11 per cento degli abitanti supera la mezz’ora dall’ospedale. Un divario simile caratterizza anche la Norvegia con una mediana di 7,8 ma una media di 13,4 minuti, dove i fiordi e la dispersione costiera allungano drasticamente i tempi per chi vive fuori dalle città principali.
Le regioni italiane e il paradosso della densità
La regione con la migliore accessibilità in Italia è la Campania, con una mediana di 6,8 minuti e l’88 per cento della popolazione entro un quarto d’ora dalla struttura più vicina, un livello paragonabile a quello della Francia. L’area metropolitana di Napoli è tra le più densamente popolate d’Europa e la stragrande maggioranza dei campani vive a ridosso di strutture sanitarie. Dopo troviamo il Lazio con 7,5 minuti di mediana, trainato dal peso demografico di Roma, il Piemonte con 7,7, la Lombardia con 7,8 e la Sicilia con 8,1. Il risultato ci mostra come l’accessibilità fisica sia determinata dalla densità abitativa e dalla concentrazione urbana più che dalla ricchezza o dalla qualità del sistema sanitario.
All’estremo opposto, la Basilicata registra la mediana più alta d’Italia con 16,1 minuti, seguita dalla Valle d’Aosta con 15,8, che però ha la media più elevata in assoluto (19,3 minuti): lo scarto evidenzia come una parte significativa della popolazione valdostana, il 20 per cento vive a più di mezz’ora dall’ospedale, si trovi in condizioni di accessibilità molto peggiori di quanto la mediana suggerisca, a causa dei fondovalle isolati e dei passi alpini che separano gli insediamenti dalle strutture sanitarie. Anche Calabria (13,0 minuti di mediana), Molise (12,2) e Sardegna (11,9) presentano tempi elevati, mentre le province autonome di Bolzano (11,2) e Trento (12,1) si collocano nella parte bassa della classifica, penalizzate dalla morfologia alpina.
Le differenze tra le province
A livello provinciale le disuguaglianze si accentuano ulteriormente. La provincia con la mediana più bassa d’Italia è Trieste con 5,6 minuti, seguita da Napoli (6,0), Cagliari (6,0), Milano (6,3), Rimini (6,3) e Torino (6,3). Il caso di Cagliari è particolarmente significativo: la Sardegna nel suo complesso è tra le regioni con i tempi più alti, ma il capoluogo garantisce ai suoi abitanti un’accessibilità del tutto comparabile a quella delle aree metropolitane del Nord, cosa che evidenza come i dati regionali possano nascondere diversità al loro interno. Tra le province più popolose Roma si attesta a 6,6 minuti, Catania a 6,4, Palermo a 7,4 e Bologna a 7,5.
Le province più critiche sono Rieti con 23 minuti di mediana, il valore più alto d’Italia e un territorio dove il 30 per cento della popolazione supera la mezz’ora dall’ospedale, Nuoro con 21,5 minuti e un quarto degli abitanti nella stessa condizione, e Viterbo con 17,2. Per queste aree la distanza non è solo un disagio quotidiano ma un fattore che limita concretamente l’accesso alle cure: una rete più distribuita di strutture sanitarie consentirebbe non solo di accorciare i tempi di percorrenza, ma anche di alleggerire il carico sui pronto soccorso esistenti, che in assenza di alternative finiscono per servire bacini troppo ampi e soffrono di sovraffollamento cronico.
Il caso più eloquente resta quello di Foggia, la cui mediana di 6,6 minuti è tra le migliori d’Italia ma la cui media sale a 13,2, lo scarto più ampio fra tutte le province italiane. Il 61 per cento dei foggiani vive entro dieci minuti da una struttura sanitaria, ma l’11 per cento, oltre 60 mila persone, risiede a più di mezz’ora dall’ospedale. La mediana racconta la vita della maggioranza, lo scarto con la media rivela quanto sia diversa quella di chi resta ai margini.
In un paese che invecchia e dove chi abita nelle aree interne è mediamente più anziano di chi vive nelle città, queste sacche di inaccessibilità rischiano di tradursi in disuguaglianze sanitarie sempre più concrete, legate non alla qualità delle cure disponibili, ma alla semplice possibilità di raggiungerle in tempo utile.
Il codice dell’analisi è disponibile qui. È stato scritto con Claude Code e poi rivisto da me.


Sarebbe forse da ricalibrare lo studio in funzione della presenza di dipartimenti di emergenza in suddetti ospedali. Invece per una prospettiva più omnicompresiva legata all'accesso alle cure farne un secondo includendo anche i distretti sociosanitari lungo il territorio (magari concentrandosi su ambulatori di cardiologia, neurologia, nefrologia, pneumologia e gastroenterologia, il resto sarebbero competenze troppo specialistiche per giustificare la presenza capillare).