Lavoravo come biochimico in un settore, il biotech, che ha visto un aumento di produttivita’ enorme negli ultimi 40 anni. Io facevo in un’ora quello che un mio equivalente di 30 anni da faceva in una settimana. Pero’ fatico a comprare una appartamento costruito negli anni 60, che a quei temoi era alla portata di una famiglia working class monoreddito. Dovrei poter fare la vita da nababbo lavorando 2 ore al giorno, se il problema degli stipendi fosse la produttivita del lavoro. La verita’ e’ che la ricchezza e’ conxentrata nelle mani di pochi, che usano ogni scappatoia possibile per evadere e evitare ogni forma di redistribuzione. O le cose cambiano con le buone, o le teste rotoleranno stile 1789
Il titolo dell'articolo è fuorviante, e non ha la precisione del resto dell'articolo. Quello che i dati mostrano è che non sarebbe la soluzione PER TUTTI, ma "solo" per quelli sfruttati a tempo pieno. E visto che si tratta di un numero limitato di persone, la misura non avrebbe costi eccessivi e nemmeno ricadute occupazionali.
Ma se smettessimo di applicare soluzioni "che non siano per tutti", dovremmo pure smettere di curare i malati di qualunque patologia. Le soluzioni che risolvono un problema risolvono un problema, anche se non tutti hanno quel problema, non è corretto dire che "non lo risolvono".
(in generale poi riallacciandosi alla serie di articoli sulla produttività, l'Italia investe poco in innovazione perché molte aziende preferiscono investire su sfruttamento, lavoro nero e bassissimi salari: se puoi pagare pochissimo la gente, eventuali aumenti di produttività tramite innovazione o investimenti rendono meno del semplicemente prendere altri lavoratori sottopagati...)
Dal punto di vista strettamente economico, il suo spunto è corretto ed estremamente interessante. Ma è dal punto di vista legale che trova giustificazione il salario minimo, perché ci sono (o sono stati creati ad Hoc da multinazionali arrivate in Italia) settori in cui non trova applicazione alcun contratto collettivo nazionale e quindi ci sono migliaia di lavoratori che non hanno un cosiddetto “minimo sindacale”, venendo esposti a stipendi indegni.
Noi di Italia in Movimento auspichiamo che il salario minimo smetta di essere terreno di scontro fra destra e sinistra e invece si decida collettivamente di mettere mano a questo vuoto normativo.
Questo è il livello di informazione di cui abbiamo bisogno per alimentare i dibattiti. Interessantissima serie di articoli, grazie Lorenzo.
Grazie!
Lavoravo come biochimico in un settore, il biotech, che ha visto un aumento di produttivita’ enorme negli ultimi 40 anni. Io facevo in un’ora quello che un mio equivalente di 30 anni da faceva in una settimana. Pero’ fatico a comprare una appartamento costruito negli anni 60, che a quei temoi era alla portata di una famiglia working class monoreddito. Dovrei poter fare la vita da nababbo lavorando 2 ore al giorno, se il problema degli stipendi fosse la produttivita del lavoro. La verita’ e’ che la ricchezza e’ conxentrata nelle mani di pochi, che usano ogni scappatoia possibile per evadere e evitare ogni forma di redistribuzione. O le cose cambiano con le buone, o le teste rotoleranno stile 1789
Il titolo dell'articolo è fuorviante, e non ha la precisione del resto dell'articolo. Quello che i dati mostrano è che non sarebbe la soluzione PER TUTTI, ma "solo" per quelli sfruttati a tempo pieno. E visto che si tratta di un numero limitato di persone, la misura non avrebbe costi eccessivi e nemmeno ricadute occupazionali.
Ma se smettessimo di applicare soluzioni "che non siano per tutti", dovremmo pure smettere di curare i malati di qualunque patologia. Le soluzioni che risolvono un problema risolvono un problema, anche se non tutti hanno quel problema, non è corretto dire che "non lo risolvono".
(in generale poi riallacciandosi alla serie di articoli sulla produttività, l'Italia investe poco in innovazione perché molte aziende preferiscono investire su sfruttamento, lavoro nero e bassissimi salari: se puoi pagare pochissimo la gente, eventuali aumenti di produttività tramite innovazione o investimenti rendono meno del semplicemente prendere altri lavoratori sottopagati...)
Dal punto di vista strettamente economico, il suo spunto è corretto ed estremamente interessante. Ma è dal punto di vista legale che trova giustificazione il salario minimo, perché ci sono (o sono stati creati ad Hoc da multinazionali arrivate in Italia) settori in cui non trova applicazione alcun contratto collettivo nazionale e quindi ci sono migliaia di lavoratori che non hanno un cosiddetto “minimo sindacale”, venendo esposti a stipendi indegni.
Noi di Italia in Movimento auspichiamo che il salario minimo smetta di essere terreno di scontro fra destra e sinistra e invece si decida collettivamente di mettere mano a questo vuoto normativo.